DIO TRA GLI UOMINI
di Stefano Zanero
Cammino tra la folla di piazza Duomo a mezzogiorno. Nel sole accecante, l'ombra della mia anima sembra essere tangibile, e mi meraviglio che nessuno intorno a me la veda.
Esco dai portici e infilo gli occhiali da sole. Per non farmi ferire gli occhi dalla luce, o forse, chissà, perché essi non rivelino nulla di me agli astanti. Come se guardandoli potessero vedere ciò che questi occhi hanno visto, cose che un uomo non dovrebbe vedere.
Del resto io non sono un uomo.
Pensa che bello mettersi ad urlarlo qui, in mezzo alla piazza, ed essere preso per uno dei tanti vagabondi mezzi matti che si trovano in giro per la città. Pensa che bello se fossi davvero matto ! 49 pazzi che contemporaneamente condividono la stessa follia ! Sarebbe un bello scherzo, davvero.
Però temo di non essere pazzo.
Altrimenti perché quell'uomo vestito di nero mi starebbe seguendo
?
E mi segue da ore, qualunque cosa io faccia.
D'altronde sono venuto qui apposta per seminarlo no ? Per mischiarmi
nella folla. Avanti.
E mi infilo nell'orda di persone che arrancano dentro e fuori dalla Rinascente. A passo svelto prendo una scala mobile, poi un'altra, un mezzo giro sul pianerottolo, un'altra scala, altro mezzo giro, poi scendo. E incrocio lui che sale.
Lo guardo sorridendo, mentre la sua espressione compunta per un attimo lascia trasparire uno scatto di rabbia. Voglio proprio vederlo a girarsi e a correre VERSO IL BASSO su una scala mobile che sale piena di persone. Voglio vederlo SALTARE da una scala all'altra. Voglio vederlo, per una volta, essere FUORI POSTO, invece che sempre così maledettamente ben mischiato alla folla.
Non lo fa. Arriva in cima e svolta.
Ce n'è un altro. Merda. Non l'avevo visto. E' all'ingresso principale.
Giro su me stesso, ed esco di fretta dall'ingresso laterale. Ma ormai
ho perso il vantaggio che avevo guadagnato.
E corro a perdifiato nelle vie sporche di Milano, senza nemmeno preoccuparmi di sapere se mi inseguono o no. Corro perché mi va di correre in questa folla che cammina. Corro anche se so che loro sono più rapidi di me, e mi cattureranno se vogliono.
Ma perché non vogliono ? Perché si limitano a seguirmi, perdio ?
E corro, in mezzo alla gente che mi guarda storto. Correre mi rende
una mosca bianca, una persona che stona nella processione di gente impegnata
negli acquisti del fine settimana.
E in fin dei conti è una sensazione normale quella di stonare,
nell'armonia perversa di questo mondo. Una sensazione che mi insegue fin
dal risveglio. Siamo molto ottimisti a chiamare LORO stonati. Dipende probabilmente
dai punti di vista.
Ancora sono dietro. E via che si ricomincia. Dentro il Virgin.
Certo che anche essendo immortali queste botte di aria condizionata
sarebbe meglio evitarle.
E d'improvviso mi assale l'immagine di un uomo in nero che starnutisce
a ripetizione. Non so perché ma mi sembra così ridicola che
scoppio a ridere.
Un po' di persone mi guardano allibite. Ma che, non si può nemmeno ridere in questo cavolo di mondo ? Tossicchio per spegnere la risata, e rosso per l'imbarazzo inizio a frugare distrattamente nei CD. Esattamente come fa chiunque altro. Ci sono altri 8 ragazzi come me che frugano nei CD come me nello stesso momento in cui lo faccio io. E allora perché mi sento RICONOSCIBILE e DIVERSO ? Sarà un senso di superiorità, come dice Luca ? E loro sono dietro, che muovono i cd sullo scaffale e osservano ME. Adesso so come si sente un CD sugli scaffali. Oppure una cavia da laboratorio.
Possibile che nessuno oltre a me li veda ? Vestiti di nero, con i loro occhiali da sole maledetti. Possibile che LORO siano a posto in questa realtà e noi no ? Possibile che le menti di coloro che mi stanno attorno accettino la presenza di questi controllori e non la mia ?
Beh, se è così gli uomini possono andarsene al diavolo. Via, via: a me Okeanos, e andiamocene di corsa. Esco. Loro sono dietro di me. Ancora ? Che palle. Giù in metrò, esibisco rapidamente l'abbonamento e corro verso la banchina. Ce ne fosse uno in attesa...
Maledizione, anche l'ATM congiura contro di me, il prossimo treno è
tra 2 minuti.
Mi siedo sulla panchina a prendere fiato. A fianco a me un vecchietto
un po' matto sta sacramentando in francese. Vabbe'. Ed io, che ho visto
un demone in una cascina, e una donna tracciare segni cabalistici in una
piazza modenese, oso dire che il matto è lui ? Ci vuole una bella
faccia tosta, mi pare.
I due MIB si piazzano a pochi metri di distanza. A questo punto stare qui è perfettamente inutile. Via che si riparte, altra scala ed esco di nuovo in piazza del Duomo. Di nuovo a nuotare tra la folla che pare andare in ogni momento nella direzione opposta alla mia.
Una massa compatta di persone che si muove tutta nello stesso senso. L'altro. Ha davvero una possibilità di successo la nostra lotta ?
Continuo a farmi strada tra la folla. Qua e là colgo qualcosa, non con lo sguardo che mi mostra la realtà percepibile, ma con quello che mi mostra la realtà del Pathos. E la proiezione nel metasogno di questo posto è sconsolante. Rari, brevi singulti di emozione brillano su un piatto grigiore di rassegnata e cieca obbedienza ad una Realtà imposta fin dalla nascita.
E quei pochi che potrebbero immaginare che la realtà è
altrove ed altroquando, dove sono ?
Eccolo lì, un giovane adolescente che verrà convinto
dai genitori ad abbandonare i suoi sogni per un posto da geometra.
Eccolo là, un aspirante musicista con il suo violino. Quanto
tempo ci vorrà prima che ti convincano che è necessario che
tu ti trovi un lavoro "utile" ?
Eccone un altro: un clochard che mi guarda con interesse e sospetto.
E che vede i miei inseguitori in nero. Chi mai ti darà retta, vecchio
matto buono a niente, che non riesci neanche ad avere una casa, una famiglia,
una macchina da lucidare ?
Che strano, neanche uno di questi tizi dall'aria importante e con la
valigetta è di un benché minimo interesse per me. Queste
persone sono la forza degli Inquisitori. Sono talmente attaccati a questa
realtà che la difenderebbero con le unghie e con i denti. Che strano,
nessuna di queste donne che osservano un atelier di moda e che chiacchiera
delle profezie di Nostradamus ha la benché minima percezione della
infinita potenza della data che si avvicina. E se provassimo a offrire
ai loro figli il Pathos, dovremmo farlo di nascosto da loro, o ci accuserebbero
di plagio, devianza mentale, o chissà che altro.
Ogni tanto, in questa melassa di menti ottenebrate dalle Cose Importanti,
colgo un barlume di Intelligenza, un soffio di Sogno, un briciolo di Desiderio.
Vedo aprirsi di fronte ad alcuni di loro un Destino più grande,
in cui essi sono gli Artefici del mondo. In cui la realtà si piega
al loro volere.
E non posso dir loro nulla. E quello spiraglio si chiude. E ogni spiraglio
che si chiude è un uomo perso per il Pathos. Gli inquisitori mi
seguono per questo, non per altro. Ogni persona che contatterò la
condannerò a una fuga perenne, come la mia, e quindi confidano sul
fatto che la mia coscienza mi impedirà di metterli in pericolo e
per esserne certi dimorano sulle mie spalle, mi tolgono il respiro, mi
costringono a misurare le parole, i contatti, i gesti con cui mi rivolgo
agli altri.
E lo sconforto mi prende mentre sono costretto a correre, e di nuovo a fuggire, e a nascondermi. E i vicoli diventano di nuovo la mia salvezza, mentre dietro di me sento i passi degli inquisitori che accelerano.
Vicolo cieco. Fine della corsa. I due inquisitori sono di fronte a me.
Vie di uscita non ce ne sono. Ma d'altronde non vogliono farmi del male.
Vogliono solo tenermi SOTTO CONTROLLO.
Esattamente come tengono sotto controllo tutta questa realtà.
Buffo, no ?
Se mi lasciassi controllare...
se mi lasciassi cullare dall'oblio...
sarei di nuovo come loro...
sarei di nuovo uomo tra gli uomini...
Non sarebbe bello ?
E penso a tutti coloro che sono morti per il Pathos. Sarebbero vivi.
E penso a Lorenzo. Lo incontrerei alla prossima ModCon, e potremmo
giocare a Tokyo.
E penso a Flavio. Potremmo girare per Milano senza che lui continui
a guardarsi attorno nel suo assurdo istinto di proteggermi.
E penso a Luca... e penso soprattutto a Luca.
Tornerei indietro ?
Se mi offrissero di nuovo quel pacchetto lo respingerei al mittente
?
Ne sarei in grado ? Potrei annientare il mio sapere, e tornare ad essere
ciò che disprezzo sopra ogni cosa, ossia una persona che Ignora
?
Basterebbe poco. Una mossa avventata. La morte. L'oblio.
Loro due sono qui per questo in fondo.
No.
"No !" urlo, mentre i due uomini nerovestiti mettono mano alle armi.
E la realtà si piega perché questa è la sua natura.
La realtà è liquida intorno a noi, essa è plasmata
dalle nostre aspettative, essa è il tessuto dei nostri sentimenti.
E io, che sono un risvegliato, sono uno dei tessitori dell'arazzo ! IO
sono l'origine della realtà che mi circonda: è questo il
segreto di Pathos, questo il Risveglio, questo il Fuoco che Prometeo donò
senza successo all'uomo.
Io decido.
Ciò che esiste esiste per ME.
E quelle pistole se vi piace potete infilarvele dove più vi
aggrada. Voi avete in mano un'arma, ma io vedo i fili che costituiscono
l'arazzo della realtà. La lotta è comunque impari.
E non ci credono i due uomini in nero quando improvvisamente si ritrovano
con le spalle al muro, mentre IO sono all'imboccatura del vicolo. Con in
mano le loro armi.
E restano lì, sbalorditi, mentre il metallo delle loro pistole
cola tra le mie dita come se fosse mercurio, e gocciolando sull'asfalto
riassume l'aspetto di una piccola lastra di acciaio dalle forme irregolari.
Mi fissano, e sono sicuro che potrei vedere costernazione in quei loro
occhi, se non avessero gli occhiali da sole a fare da schermo.
"Riferite tranquillamente a chiunque vi abbia detto di pedinarmi che ho deciso di smettere di scappare. Mi può trovare quando più gli aggrada e dove più gli aggrada. Se ne ha il coraggio, ovviamente."
E mi volto, con noncuranza. Infilo di nuovo gli occhiali da sole. E cammino, tranquillo, in mezzo alla folla che ora si divide per lasciarmi passare. Anzi, no, non si divide. Ora accetta semplicemente la mia presenza. Ne faccio parte, perché il creatore è parte di ciò che crea. Dio tra gli uomini, uomo tra gli uomini, mi sento perfettamente a mio agio in questo mondo che fino a mezz'ora fa mi era estraneo e contrario. E in questo momento mi sento libero. Ed onnipotente.
Non perché io possa fare TUTTO, sia chiaro. Perché posso fare ciò che VOGLIO. Cioè posso mostrare a questa gente la via verso un nuovo futuro. Un futuro in cui l'ombra che sento scompaia. Un futuro in cui gli spiriti eletti che mi circondano diventino la massa.
Non sarà un paradiso, forse, ma il paradiso cos'è ? Stasi. Dolce permanenza nell'Essere assoluto. Bello oltre ogni dire, e per questo inadatto a me. "Better to reign in hell than serve in heaven", diceva il campione dell'Assenza, ma in realtà questa è una visione distorta. Il punto è che l'uomo non è nato per il Paradiso (o per l'Inferno). Egli è nato per essere libero nel mondo. Un mondo che si flette sotto il suo volere. Per essere un CREATORE. E per fare questo non deve "uccidere Dio". No. Semplicemente deve imparare ad ESSERLO.
Questa è la nostra ultima missione.
Un altro istante, un ultimo soffio di vita nel vento, e poi questo
mondo sarà libero.
E noi da esso.