DIALOGO A TRE

di Diana di Giovanni

Protagoniste in ordine di apparizione:
Andromaca, Medea e Aracne


Una piccola stanza, un salottino in penombra, rischiarato dalla calda luce di un caminetto acceso dove scoppietta allegra la fiamma.
Due donne gustano il tè.
Una dolce, composta, quasi dimessa, i lunghi capelli neri ordinatamente lisciati dietro le spalle, la voce dolce e profonda ...
L'altra dall'aspetto terribile, scheletrica, le braccia lunghissime dalle unghie ad artiglio e i capelli che si agitano come serpi all'intorno frustando l'aria, la voce gracchiante, un sussurro blasfemo che fa accapponare la pelle ...

Stanno chiacchierando tra loro, anche se la seconda sembra spesso sgridare l'altra ... Ma con uno strano affetto ... Quasi a volerla proteggere ...

All'improvviso una terza figura appare ... Un'altra donna, i capelli lunghissimi raccolti in una complicata acconciatura intrecciata ad un cerchietto d'oro bianco, gli occhi viola, veste un pèplo e giocherella con un fuso che tiene tra le dita ...

Entra, senza darsi peso di rivolgersi alle due, attraversa la stanza e si dirige sicura al camino, aggiunge un ciocco di legna e attizza il fuoco, poi si accomoda al tavolo e si versa una tazza di tè ... Come fosse a casa propria ...

Me: E ora questa chi diavolo sarebbe??
An: Boh ... Ma sembrerebbe molto decisa a restare ... Un po' com'eri tu quando sei arrivata ... Chiediamole chi è ...
Ar: Come chi sono? Non lo sapete voi due?
 Io sono Aracne, Desiderio di Discordia.
An: Buongiorno a te ... Ma posso sapere perché sei venuta qui?
Me: A guastare le uova nel paniere cara ... Lo ha appena detto, no??
Ar: Medea, perché non vedi di essere più cortese?
La nostra comune Signora ha deciso che io dovessi tornare ... E chi più adatto di questo corpo del quale voi dividete l'anima vivendo perennemente in Discordia?
An: NO! Non puoi farmi anche questo! Non puoi voler dire davvero ciò che hai detto ... Ti prego dimmi che ho compreso male il senso delle tue parole ...
Me: E piantala frignona ... Sempre la solita, discutiamone invece. Non vedo proprio perché però dovresti restare qui ... Mi sembra che stiamo già abbastanza "strette" ...
Ar: È troppo tardi per discuterne Medea, tu e Andromaca non potete fare altro che accettare: io qui sono e qui resto, è deciso!
Me: Senti bella! Venire qui a fare la furba non ti conviene proprio ... Conosco bene come la tua precedente incarnazione si è liberata di te ... Non pensare che non ne abbiamo il coraggio, non ci metto molto io sai??
An: Che dici Medea? Non vorrai dire ... Questo è un incubo ... Lo so, solo un incubo ...
Ar: Calmati Andromaca, per favore ... Questo non è un incubo e farai bene ad abituarti all'idea ...

La donna, parlando, si sporge ad accarezzare con dolcezza il viso di Andromaca, lo sguardo dei suoi occhi incredibilmente profondi acquieta presto la poveretta che ricomincia a sorseggiare il suo tè ...

Ar: Quanto a te Medea non vedo proprio che avresti da guadagnarci mettendo in atto una simile minaccia ...
Me: Ah! Non lo sai vero? Per quel che importa a me ... Se sei così tarda da non capire fatti tuoi. Basta che ti sia chiaro che sono decisissima a riguardo! Non permetterò certo all'ultima arrivata qui di dettare legge in quella che è la mia casa! Ricordatelo Aracne! Ricordatelo bene!

Le due donne si fronteggiano sotto gli occhi spaventati di Andromaca che le guarda in silenzio ... Allibita ...

Nessuna delle due sembra disposta a cedere, i toni si fanno più aspri ... Aracne non comprende ... Perché è così difficile spezzare e controllare questa creatura già divisa? Riportare la Concordia in questo animo torturato? La perplessità evidentemente affiora al suo sguardo poiché ...

Me: Non sei più così sicura eh mia cara? Sei sorpresa vero? Ma proprio nell'essere divise sta la nostra forza ... Ciò che funziona a conquistare lei non funziona con me ... E viceversa, bella! Capisco però che non possiamo buttarti fuori se non uccidendo noi stesse ... Ti propongo un patto ma bada ... non è contrattabile ...

Le due la guardano entrambe con sospetto ... Non è certo da lei proporre un patto ...

Me: Ascoltate bene: finora io e Andromaca abbiamo avuto i nostri scontri ... E non credere Aracne che sia stata sempre io ad uscirne vincitrice ... Sembra così sottomessa ma la sua forza è grande ... Pari alla mia almeno ... Ora che siamo tre, le decisioni le prenderemo insieme ... VOTANDO ... Non potrà esserci parità ... Se entrambe voterete contro di me ... D'accordo mi adatterò alla vostra decisione ma voi dovrete accettare la stessa eventualità ... Altrimenti ... So  io che fare! Non mi preoccupo per te Andromaca cara, so che rispetterai il patto ma tu Aracne? Lo accetti?

L'ultima arrivata si concentra sulla tazza che tiene fra le mani, in silenzio, le nocche diventano bianche dalla tensione.

Guarda Andromaca ... Troppo fragile per usare la forza ... Troppo dura per usare la dolcezza ... Rivolge una veloce occhiata a Medea che la fissa dall'altra parte del tavolo con occhi spiritati.

Sarà davvero capace di portare a termine la sua minaccia? ... Sì, è pazza abbastanza ... Non di nuovo, non così, non ora ... Desiderio ha bisogno di avere la sua Figlia pronta all'azione, non posso tornare ad attendere in Okeanos ... Eppure gli ordini che riceverò dovranno essere eseguiti ... Come fare? ...

Chiude gli occhi innalzando una preghiera muta ... Mia Signora, Desiderio, Madre mia ... Aiutami a trovare il modo, aiutami a portare a termine ciò che mi hai affidato ...

Riapre gli occhi, posa la tazza con delicatezza sulla tovaglietta ricamata ... Un gran bel lavoro però ... Non può fare a meno di ammirarlo ... E forse è proprio questo a farle prendere una decisione ... Il suo sguardo si addolcisce, i lineamenti si rilassano, sorride ...

Desiderio di Concordia è rinata e parla nuovamente per la prima volta dopo anni ...

Ar: In fondo se dobbiamo vivere insieme ... Un accordo è necessario ... Va bene Medea, accetto il patto che mi offri e se la nostra Signora avrà da lamentarsi del nostro operato ... Accetteremo insieme condanna e punizione ...


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