DESIDERI DEVIATI
di Autori Vari
(a cura di Elio "Digio" Di Giovanni)
Mirko Terragallo era arrivato in anticipo; il colpo di mano organizzato
da Andromaca era riuscito benissimo. Dopo Sanremo erano tutti tornati alle
loro case, fingendo di non sapere dove si fosse rifugiata la Dark Lady;
poi, sistematicamente, si erano contattati solo fra quelli che sentivano
di potersi fidare davvero l'uno dell'altro.... Andrea De La Vega, IdoLo,
Piergiorgio, Iacopo, Biagio, Andromaca e Mirko....
Mirko aveva raggiunto l'Alta Valle Argentina nel pomeriggio del 9;
era una splendida giornata, un temporale aveva rinfrescato l'aria, l'erba
era bagnata e il silenzio era quasi irreale.
Era arrivato prima perché aveva voglia di restare un po' con
se stesso: "Sarò puntuale all'appuntamento con gli altri. Una passeggiata
di qualche chilometro nell'alta valle è quello che ci vuole per
sciogliere la tensione degli ultimi giorni e, in considerazione di quello
che ci aspetta, poter contare su nervi saldi e mente lucida può
far la differenza fra la vita e la morte!"
Ripensò a tutto quello che aveva saputo su Triora. Le parole
di Andromaca ancora gli risuonavano nella mente. Riaprì il foglio
dove aveva stampato la sua ultima mail:
"Cari amici, non so se tutti siete a conoscenza del fatto che in uno
dei miei passati vagabondaggi sono stata a Triora. Quindi vi invio una
mia descrizione del paese. Si trova in provincia di Imperia, non molto
distante dal confine francese e deve la sua fama al peggior processo di
streghe italiano avvenuto durante l’Inquisizione. Le Streghe, dette in
questa zona ‘bazure’, dal dialetto bagiùe, sono una parte fondamentale
del retaggio storico e culturale del paese, tanto che è conosciuto
come il Paese delle Streghe. Subito prima di Triora c’è Molini di
Triora, paese in stile di questa Alta Valle Argentina, luogo dove consiglierei
alle nostre amate Note di fermarsi in un primo tempo.
Un sentiero tra campi e boschi, che evita la strada asfaltata, permette
di spostarsi da una frazione all’altra in pochi minuti; ovviamente il suo
nome è Sentiero delle Streghe. Data la conformazione della zona,
il paese si inerpica sulla parete di un monte; l’ingresso principale si
raggiunge dopo aver aggirato due lati del paese e la prima costruzione
sulla destra è oggi il Museo Etnografico e delle streghe. I suoi
sotterranei, infatti, erano stati usati per rinchiudere e torturare le
disgraziate accusate o sospettate di commercio col Diavolo. Poco più
avanti c’è la piazza con la statua di una strega con tanto di scopa
di saggina; questa è una delle arterie principali e si chiama Via
Roma; percorrendola, si raggiunge una scaletta che dà accesso alla
piazza principale pavimentata con un bel mosaico rotondo in sassolini che
raffigura Cerbero rampante. Certo che per il paese avere come simbolo il
cane infernale non fa che aumentarne la fama sinistra....
Nella piazza si affaccia l’edificio che nel passato ospitava la Podesteria
e dalle cui finestre si era lanciata, uccidendosi per sfuggire la tortura,
una delle streghe sospettate. Sul lato a fronte si vede La Collegiata,
chiesa costruita su un antico fanum pagano. Continuando a percorrere il
paese si nota che le case sono quasi tutte in ardesia e stretti carugi,
pavimentati in ardesia o in mattoni ma anche in semplice terra battuta,
lo percorrono in ogni senso intersecandosi di continuo fra loro grazie
anche a scalette più o meno ripide. La maggior parte dei carugi
passano sotto le case che si richiudono nascondendo il cielo; piccole piazzette
o semplici slarghi si aprono in mezzo alle case strettamente addossate
le une alle altre. Sono molti i vicoli chiusi e anche le buie rientranze
che portano a ex-stalle o cantine. La luce non è mai molta, anche
se di notte la maggior parte dei carugi è illuminata dai lampioni.
Percorrendo le strette viuzze, le scalette e gli slarghi ci si rende subito
conto che il paese somiglia più a un labirinto di quanto mi farebbe
piacere in questa occasione; la parte inferiore dell’abitato, essendo più
antica, è la più angusta e tortuosa. Si chiama Sambughéa,
perché nel XVI secolo, quando colpì la peste, gli appestati
furono rinchiusi vivi in queste abitazioni, e lasciati lì a morire.
Dieci anni dopo il posto era stato invaso da arbusti di sambuco, e solo
dopo altri venti venne ripopolato.
Triora possiede anche un castello, ormai ridotto a pochi muri in rovina,
che si trova in alto perpendicolarmente all’entrata del paese; passandovi
davanti e continuando lungo una strada sterrata e abbastanza ripida con
diverse curve si raggiunge il cimitero ricavato dal vecchio Fortino, infatti
è in posizione dominante rispetto al paese e la sua facciata mostra
ancora la sua passata funzione. Questa fascia è la più alta
del paese e la stradina sterrata che la percorre lungo l’esterno delle
case è detta Via Dietro la Colla. All’altra estremità del
paese, e di Via Dietro la Colla, abbarbicate sul ciglio di un ripido bosco
che non si fatica a definire dirupo, vi sono alcune costruzioni in cattivo
stato e spesso in rovina che costituiscono la Cabotina; la tradizione vuole
che sia questo il luogo, assieme alla fonte di Campomavue, in cui le streghe
effettuavano le loro riunioni notturne. Esistono non edificanti leggende
su questi 'sabba' fra cui il fatto che le bazure vi giocassero a palla
con i bimbi in fasce rapiti dalle culle, si accoppiassero con Satana e
altre simpatiche amenità.....
Lungo la diagonale immaginaria che corre tra la Collegiata e la Cabotina
sorge, dentro il paese, S. Dalmazzo, chiesa costruita sul luogo in cui
un tempo c’era l’omonima fortezza, sede dell’Inquisizione durante il processo.
Oggigiorno ‘l’industria’ turistica di Triora si fonda proprio sul ricordo
del processo alle streghe che è ampiamente e storicamente documentato.
Souvenir tipici sono le piccole scope di saggina anche se non mancano filtri,
erbe magiche e statuette di streghe e folletti. C'è un negozio a
Molini, tenuto da una donna che sembra proprio una Strega, che sfrutta
abilmente a fini commerciali questo business... Le streghe di Triora però
non sono assimilate alle vecchie megere di molte tradizioni, o almeno non
lo furono fino ai tempi del processo, che esacerbò gli animi e invelenì
l'immaginazione fervida del popolino; esse erano più vicine alle
fate essendo guaritrici, levatrici ed erboriste. Qui, in queste valli strette
e povere, non facilmente raggiungibili, erano rimaste più a lungo
radicate le conoscenze dell’antica cultura druidica, e proprio le donne
le avevano tramandate di madre in figlia in nipote. Inoltre, forse per
caso, alcune delle famiglie più antiche e potenti avevano a capo,
per motivi ereditari, delle donne che alleandosi tra loro e formando una
confraternita avevano in mano il potere politico ed economico della zona.
Il fatto non piacque a molti, per cui furono proprio gli uomini a capo
della fazione politica rivale a chiedere l’intervento dell’Inquisizione.
Circa ottanta vecchie, donne, ragazze e bambine - alcune di appena 11 anni
- patirono le torture e molto spesso morirono durante gli anni di terrore
instaurato dal processo nella seconda metà del ‘500. Le testimonianze
dei tormenti, accuratamente registrate dai funzionari della Repubblica
di Genova, fanno ancora oggi raggelare il sangue. Queste donne patirono
davvero l'Inferno sulla terra..... ma nulla vieta di pensare che qualcuna
sia sfuggita e che alcune conoscenze siano state salvate permettendo così
la rinascita della Confraternita delle Donne (a me ricorda tanto il Circolo
delle Dame). Aggiungo la piantina del paese. A presto. Andromaca".
Mirko richiuse il foglietto e se lo rimise in tasca. Camminò
respirando a pieni polmoni l'aria frizzante e vagando con lo sguardo intorno,
fra boschetti e siepi, sassi e fugaci apparizioni: una donnola, un fagiano,
un riccio... Improvvisamente gli sembrò di essere nel posto sbagliato.
Da terra, paurosamente inclinato, quasi prostrato da innumerevoli anni
di solitudine, un mostruoso dito di pietra indicava il cielo.
Lo riconobbe da una foto vista tempo prima: era il Menhir della Mezzaluna.
Probabilmente, un tempo, segnava il confine di un luogo speciale. "Chissà
che non sia lo stesso ancora oggi...! Mi vengono i brividi".
La tentazione di dare un’occhiata intorno era forte, ma non gli andava
di fare imprudenze; scoprire qualcosa e non poter riferire era decisamente
peggio che non scoprire nulla! Scattò una dozzina di foto con la
'usa e getta' acquistata poco prima: il menhir da un paio di angolazioni
e una panoramica della zona intorno.
"Sarà solo autosuggestione, ma non mi sento per niente tranquillo!"
Allungò il passo e si diresse senza altri indugi verso l'auto a
noleggio che aveva lasciato posteggiata in un piccolo slargo della strada,
a un paio di chilometri da dove si trovava.
Tornato ad Arma di Taggia, dove il Rio Argentina sfociava nel mare
a un paio di chilometri da Sanremo, fece sviluppare le foto e, nell'attesa,
andò all'ufficio della Proloco a cercare qualche curiosità
su Triora. Scoprì che era una zona molto ricca di grotte; una in
particolare colpì la sua attenzione e lesse sottovoce le informazioni:
"Il corso del Rio Argentina a monte di Molini di Triora, caratterizzato
dalle imponenti falesie scavate dall'acqua durante gli ultimi 40 milioni
di anni, è l’area della valle maggiormente frequentata durante la
Preistoria. Molte grotte, ripari e cavità testimoniano la presenza
dell'uomo, soprattutto durante il III millennio a.C., legata al passaggio
verso i pascoli alti. Sotto un riparo di roccia nella cava sulla falesia
presso la chiesetta di Loreto sono state rinvenute tracce di un insediamento
preistorico con un vaso di tipica forma “a campana”, prodotto esclusivo
di una popolazione che si diffuse in Europa dalla fine del III millennio
a.C. Si trattava probabilmente di un popolo o di gruppi di persone appartenenti
ad una società guerriera che si dedicava alla ricerca e allo sfruttamento
dei primi metalli. Il rinvenimento nella frazione di Loreto di uno di questi
rari "bicchieri campaniformi" dimostra, se non l'arrivo di uno di questi
gruppi e quindi I'eventuale sfruttamento di zone metallifere, almeno l'esistenza
di attivi contatti fra la valle ed il mondo esterno. Le tre grotte di Creppo
si aprono alla base di un'imponente falesia; Resti di ceramiche grossolane,
probabilmente risalenti all’Età dei metalli, assieme ad ossa di
ovini spezzate intenzionalmente, fanno ipotizzare che la grotta sia stata
utilizzata come riparo dai pastori e dalle greggi anche in età preistorica,
come accade per altre cavità della valle e delle vicine Valle Nervia
e Tanarello".
Mirko fece una pausa. "Guarda, guarda... grotte!" gli venne da pensare:
"Perché no? In paese potrebbero avere dei problemi: turisti, il
sindaco, il parroco, il farmacista, qualche centinaio di abitanti che noterebbero
subito degli intrusi... perfino i carabinieri! Invece, più discretamente,
nelle grotte vicine... chissà! Devo parlarne con gli altri!"
Si precipitò a prendere le foto e le guardò con soddisfazione:
le inquadrature erano ottime. Poi spalancò gli occhi dallo stupore.
In molte delle foto appariva, sempre seminascosta fra i cespugli e le piante,
una bambina di sei-sette anni dai lunghi capelli castani pieni di foglie
secche. Sorrideva, nascondendosi il visino con il suo vestitino bianco,
incurante degli sterpi sotto i piedini nudi.
"Non c'era....." si ripetè Mirko disorientato. "Diamine! Questa
bambina non c'era!"
Al ristorante "la Lumaca" di Molini di Triora, la sera di sabato 10
luglio, gli Empathici cenavano appartati; le due Note, Biagio Biagini e
Iacopo Bartolini Salimbeni avevano preso alloggio in paese, mentre le sei
Alterazioni, (vi si era aggiunta anche Palmira de Piris, del Movimento
di Enigma) avevano già prenotato le stanze nell'albergo "La Colomba
d'Oro" ai margini dell'abitato di Triora.
"Bisognerebbe sapere" disse Andrea "se queste Streghe sono in grado
di riconoscere le Note come ha fatto il Custode del Tempio a Nizza. Se
così non fosse, lasciare le Note qui e inoltrarci da soli in paese
potrebbe essere un grave errore...."
"D'altra parte" disse Andromaca "il giro che noi cinque – Palmyra non
era ancora arrivata - abbiamo fatto in paese, non ci ha portato a nulla.
Il paese sembra tranquillo".
"E anche l'albergo è molto confortevole" disse Andrea. "Sapete?
Ha ambienti enormi e la cosa mi aveva incuriosito. Poi ho scoperto che
altro non è che l'ex-monastero Agostiniano e poi Francescano della
valle. Ai tempi doveva essere una vera fortezza. ha ancora la torre campanaria
intatta. Dalla mia finestra poi, si vede tutta la vallata, metà
del paese e persino una bellissima chiesetta dall'aspetto incantevole che
si intravede isolata fra i campi...."
Andromaca era alquanto contrariata perché la giornata non aveva
portato quasi a nulla: "Io ho intenzione di girare un po' per il paese
questa notte; fra tre giorni è luna nuova ... chissà che
non stiano preparando qualcosa ... finché è abbastanza chiaro
girerò per i vicoli ma poi farò una passeggiata sui tetti
ad ascoltare le voci dai camini e dalle finestre ... magari il colpo di
fortuna di una conversazione riservata ... inutile dire che o vado da sola
oppure al massimo con una sola persona: ma, in tal caso, dev'essere in
grado di seguirmi per muri e tetti ... " Guardò i suoi compagni
con un'aria quasi di scusa "Continuo a credere che se non troviamo qualche
indizio non sia il caso di irrompere a caso in qualche edificio, ora che
anche voi avete visto il paese"
La discussione proseguì con diversi 'ma' e 'se', dopodiché
ognuno ritornò al proprio albergo, più indeciso di prima
sulla strategia da adottare. Iacopo e Biagio a Molini, torcendosi le mani
perché rimanevano fuori dall'azione, mentre le sei Alterazioni salirono
in macchina e raggiunsero la "Colomba d'Oro". Superarono l'enorme portone
stile liberty, preso, come aveva detto loro il gentile proprietario, dalle
rovine di un vecchio albergo di Bordighera, e salirono all'ultimo piano,
attraversando le volte di ardesia del vecchio monastero.
Entrarono nelle loro confortevoli stanze e si prepararono per la notte.
Il campanile della Collegiata batté dodici rintocchi e Andromaca
era in piedi, con la sua tuta nera e gli attrezzi, pronta a fare il suo
giretto sui tetti. Non molto lontano, Andrea De La Vega, preso da un improvviso
stimolo, uscì dalla sua stanza, una delle poche senza il bagno in
camera, e si recò nel bagno del piano. Si calò i calzoncini
e si accoccolò sulla turca, quando una voce femminile, ovattata,
lo riprese.
"Sssshhh. Non fare rumore. voglio aiutarti".
Andrea sobbalzò, si rizzò in piedi di scatto e cominciò
a guardarsi attorno per capire da dove provenisse la voce, invano. Forse
dalla finestrella che dava all'esterno, troppo alta anche solo per arrivarci.
"Chi diavolo sei? Non si può neanche più cagare in pace in
questo cazzo di paese?"
"Il mio nome non ha significato, ma sono la custode di una persona
molto importante per te. Il suo nome è Leonardo, ma io preferisco
chiamarlo il Dio Cervo, perché è in quelle sembianze che
mi apparve per la prima volta...."
"Gilg.....!" esclamò Andrea, poi si bloccò e chiese:
"Come sta?"
"Male, molto male...." disse la voce. "L'unica maniera per tenerlo
sotto controllo è non allontanarlo per troppo tempo dall'Anello,
e tenere questo in perenne attività. Ma la vicinanza all'oggetto
che è la negazione della sua stessa essenza gli sta logorando l’anima
ed il corpo. Non lo riconosceresti. È smunto, emaciato, gli occhi
infossati, lo sguardo spento, la volontà sempre più assente.
Sono io con le mie pozioni a tenerlo in vita, altrimenti si sarebbe già
da tempo lasciato morire ed Alasia lo avrebbe intrappolato in un nuovo
corpo come ha fatto con gli altri due, e come farà con il Demone
catturato a Sanremo, probabilmente tra due notti".
"Ma, come sarebbe?" chiese Andrea "Tu ne sei la custode? Allora perché
non lo liberi?"
"Non puoi capire.... riti e legami antichi mi legano alla Confraternita,
e non posso tradirla. Mi distruggerebbe. Posso rivelare i miei segreti
solo ad un'altra Sorella...." Qui la voce della giovane divenne acuta e
piena di fretta disperata. "Ma fra voi c'è una che posso chiamare
Sorella. Ella è da noi chiamata il Sesto Demone, e da voi Morgana.
Ci fu un tempo antichissimo in cui si incarnò in una di noi, e il
suo nome a quel tempo era Matteuccia. Fatemi parlare con lei. Domani notte,
da sola, alla Fontana del Noce della Rocca di Andagna, perché è
bene che lei non si avvicini troppo a questo borgo....."
"Ma io non so neanche dove sia!" obiettò Andrea con una punta
di disperazione. "Aspetta, dimmi chi sei...."
"Il tempo delle conversazioni è finito, ma attento; cinque di
noi sono in grado di distinguere i Demoni e tenerli a bada. Qui, nel nostro
territorio, saranno spacciati se verranno individuati. Ma il peggio è
che Alasia e Ghisonda conoscono alcuni di voi. Fummo noi tre a sorvegliare
il Primo Demone prima di traviarne la mente, e ti vedemmo in sua compagnia.
Oggi ti ho notato in paese, ed ora eccomi qui; inoltre Baldassarre ci fornì
una foto di tutti coloro che riuscì a vedere a Panarea. Povero Baldassarre,
lo avete ucciso.... eppure era veramente un innocente. È stata Alasia
a costringere il Dio Cervo ad alterarne i Desideri pervertendolo alla causa,
ma mi è stato detto che ha trovato sulla strada il Settimo Demone,
il Demone Assassino....."
"Puttana.... è lei?" imprecò Andrea "È lei la
cosiddetta Dark Lady? Quella che ha infinocchiato la chiesa del Terzo Termine
della Trinità facendo credere di essere la reincarnazione della
Naglowska?"
"Vedo che sai molte cose.... Ci accorgemmo presto che le nostre forze,
da sole, non avrebbero portato a nulla. la TTT aveva denaro, organizzazione
globale, mezzi mistici, seguaci fanatici, e.... l'Anello. Lo custodiva
da decenni, da quando cioè la Naglowska morì consumata da
esso; Alasia riuscì a manipolarli con eccezionale maestria, ed ora
alcuni di loro proteggono assieme a noi questo borgo. Non tentate attacchi
frontali. Vi sono mille nascondigli a Triora...... Ora addio... devo andare....
Non è forse la mezzanotte?" disse la voce facendosi ironica "Non
è forse l'ora delle Streghe?"
"Aspetta, aspetta....." disse Andrea rinfilandosi le braghe. Non ci
fu risposta.
Uscì di corsa dal bagno e aprì la finestra del corridoio.
In corrispondenza della minuscola finestrina del bagno, all'esterno, non
c'erano appigli di nessun genere. Se la sua misteriosa visitatrice aveva
parlato da lì, di certo sapeva volare. "Magari era a cavalcioni
di una scopa...." pensò con un'ironia amara. "Non c'è tempo
da perdere. Devo avvertire gli altri!"
Andrea corse per gli angusti corridoi della "Colomba d'Oro" e riuscì
a fermare Andromaca proprio mentre stava per uscire dalla finestra. Riunì
a raccolta tutti e rivelò loro l'accaduto.
"Questo cambia tutto; chissà chi altri ci ha riconosciuti!”
disse Andromaca “Dunque ... io, te, Mirko e Palmyra d'ora in poi nessuno
di noi dovrà andare in giro senza essersi adeguatamente camuffato
... in effetti potremmo anche essere in pericolo qui in albergo, forse
non dovremmo dormire nelle nostre camere ... ma a questo pensiamo dopo
... io intanto chiamerò Morgana; speriamo ce la faccia ad arrivare
per domani notte ... e sempre che non sia un tranello per catturarla..."
Si precipitò al telefono e chiese la linea esterna; tentò
ripetutamente al cellulare di Laura Faerie, invano. Andromaca cominciava
ad essere veramente preoccupata: Morgana non rispondeva nonostante il cellulare
continuasse a squillare.
Ad un certo punto fu quello di Andromaca che squillò: "Si? "
il suo viso si distese visibilmente. Morgana era ad una festa e non aveva
sentito la suoneria, ma il numero rimasto per la chiamata non risposta
aveva fatto il resto ...
Andromaca le riferì quanto accaduto dopo la partenza da Sanremo,
spiegandole che la riservatezza si era resa necessaria per proteggere le
rimanenti Note di Desiderio; ora però c'era chi avrebbe parlato
solo con lei ... Morgana non nascose la sua preoccupazione: solo poco tempo
fa non si sarebbe fatta scrupolo a recarsi sola ad un appuntamento ma ora
... le immagini dei suoi Fratelli strappati dai propri corpi la induceva
alla massima prudenza...
Si accordarono dopo un fitto scambio di frasi e restarono d'accordo
per l'indomani notte ...
Andromaca fece il numero del cellulare di Iacopo e gli chiese di trovarsi
con Biagio sulla strada asfaltata che congiungeva i due paesi appena fuori
Molini. Quindi raccolse tutti coloro che si trovavano all'albergo e insieme
a loro si diresse all'appuntamento.
Non appena furono tutti riuniti Andromaca chiese ad Andrea di raccontare
nuovamente quanto accadutogli. Dopodiché spiegò il piano
preparato con Morgana: "Si è dichiarata d'accordo a recarsi all'appuntamento
purché vengano prese alcune precauzioni: Misha verrà con
lei e si apposterà, con un fucile di precisione agli infrarossi,
nelle vicinanze del luogo dell'appuntamento, su un albero o un tetto o
qualsiasi altra cosa disponibile, pronto ad intervenire al minimo segno
di attacco fisico o magico ai suoi danni. A te, Biagio, chiede se è
possibile preparare sul luogo dell'appuntamento lo stesso genere di protezione
usata per Faust a Sanremo, poiché né io né lei ci
ricordavamo quale fosse il numero delle Alterazioni necessario per attivarlo.
Verrà anche Laura Lari, sperando di essere in numero sufficiente.
Lei avrebbe intenzione di aspettare stando già dentro il pentacolo,
se dovesse uscirne volontariamente farà prima il gesto di tirarsi
indietro i capelli, attorcigliandoli con entrambe le mani contemporaneamente.
Se il rituale non potesse essere attivato per qualsiasi motivo chiede che
le altre Alterazioni dotate di buona mira siano appostate nelle vicinanze
dell'appuntamento, e questo credo riguarderebbe quanto meno Mirko e Andrea.
Iacopo non guardarmi così: è stata lei a chiedermi espressamente
di tenere il più lontano possibile le altre Note".
Andromaca guardò tutti i suoi compagni, poi, il suo sguardo
si fermò sul Biagio come ad invitarlo a parlare ...
Laura Faerie si abbandonò ad un sonno inquieto; la telefonata
di Andromaca l'aveva molto turbata. L'indomani sarebbe dovuta partire per
Triora e la prospettiva non l'entusiasmava affatto.
Altrove, anche Annibale e Faust abbandonavano le loro membra al sonno.
Erano nei loro letti... pensando a cosa fare, come ritrovare gli altri,
quando qualcosa li trasportò fuori dal loro involucro mortale. No,
non era una cosa terribile come era successa ad Odysseus, sentirono un
tocco familiare e si lasciarono trasportare senza paura. Sì, anche
Annibale, che pure in un primo momento era saltato su cercando in tutti
i modi di opporsi... poi la riconobbe, era lei, chi altri...
Morgana si lasciò andare liberamente senza timore, sapeva che
niente le poteva accadere lei non lo avrebbe permesso, non in quel luogo.
Faust per un attimo temette il peggio, pensò che questa volta
c'erano riusciti e non c'era scampo per lui, ma si rese conto che era troppo
dolce il trasporto, troppo delicato e non traumatico e anche lui la riconobbe....
Quel luogo non lo avevano mai visto, non li aveva mai portati lì,
non aveva mai usato questo sistema....cosa stava succedendo....? La videro
seduta con un gatto nero in braccio, lo stava accarezzando in maniera ritmata
sembrava che non li avesse visti... sembrava lì.... ma... come si
avvicinarono notarono in questo strano nulla... dove si trovavano tantissimi
occhi di gatti che li scrutavano.... non riuscirono a capire quanti ce
ne potessero essere anche perché come si muovevano tutto intorno
cambiava, mutava... come era possibile, se c'era solo il nulla, che cambiasse...
Quando Annibale si avvicinò di più e Faust cercò
di parlare, sentirono una voce, ma non veniva dalla figura che ben conoscevano,
ma dal gatto nero...
"Lei non è qui, sono stato io a chiamarvi...non chiedetemi chi
sono, sarebbe tempo perso rispondervi e non abbiamo tanto tempo. Ascoltatemi,
Lei sta cercando con tutte le forze di richiamare Gilgamesh e Horus, prima
che si perdano per sempre, come Odysseus. Tutti voi ovviamente siete ancora
in pericolo, ma molto tempo fa vi abbiamo dato una cosa che adesso potrà
servirvi. Noi non possiamo intervenire personalmente a causa del potere
del Sigillo, ma i Suoi Doni hanno degli effetti particolari e il Sacchetto
di Gilgamesh può rompere la morsa che tiene la sua mente in catene
per il tempo necessario perché possiate portarlo via di lì,
per il resto lascerete fare ai vostri Figli che correranno meno pericoli.
Triora... Si, è un paese in Liguria dove i vostri Figli si sono
diretti, andate là e state attenti a non perdervi anche voi. Gilgamesh
tiene ancora con sé il suo Dono, in realtà è quello
che non lo ha ancora fatto perdere del tutto, anche se pensano che sia
solo per i loro stupidi giochini da streghe... sono poco più che
dilettanti, ormai hanno perso quasi del tutto l'antica sapienza. Purtroppo
però possono ancora essere pericolose. Quindi non avvicinatevi più
di tanto, né per più tempo del necessario. Soprattutto tu,
Morgana, che potresti sentire il richiamo di coloro che una volta sono
state tue Sorelle. Il paese sorge su una collina separata dalle altre da
gole ripide e profonde. Ce n'è una che è attraversata da
un altissimo ponte; se Leonardo lo attraverserà, sarà fuori
dal controllo delle bazure. Come vi ho detto, il Dono che lui porta potrà
salvarlo; riunitevi, e consumate una delle preziose gemme contenute nei
vostri sacchetti... esse brilleranno come luci intense, risplendendo dei
colori che le caratterizzano, visibili solo a chi è toccato dal
nostro Dono.
Quando Gilgamesh vedrà i loro raggi, niente potrebbe fermarlo
dal raggiungervi, o almeno così dovrebbe essere, se non fosse per
il potere dell'Anello... Da tempo sto aspettando che la morsa della Strega
si allenti su di lui, perché altrimenti la sua stessa essenza immortale
potrebbe venirne lacerata, tirata in questo modo tra due fronti. Adesso
però non possiamo aspettare oltre, e forse il momento è'
giunto... il seme di nostra Sorella Discordia si è già insinuato
tra le bazure, e in parte hanno assaggiato gli effetti di nostro Fratello
Distruzione. Presto le arti di Enigma proteggeranno le serpi che morderanno
a fondo il loro cuore e il Desiderio sarà infine libero di rifiorire...."
Le tre Note non sentivano più il gatto parlare, guardarono di
nuovo verso la loro Signora ma era cambiato di nuovo tutto: il gatto era
lì che li guardava ma Lei non c'era più... e adesso i gatti
erano due acciambellati così da formare un "tao", uno bianco ed
uno nero....
Si sentirono riportare nei loro corpi, guardarono l'orologio e non
era passato neanche un minuto....
In fondo alla propria coscienza Morgana ripensava al fatto che non
le aveva detto come attivare le pietre… in realtà si rese conto
di ricordarselo perfettamente...
La mente analitica di Faust si interrogò a lungo se il Gatto
che aveva parlato loro era quel Volto di Desiderio Virile da tempo sopito,
poi la sua mente rimase nel dubbio degli Enigmi e nella speranza.
Annibale si vestì rapidamente e corse giù per le scale,
sul suo viso una gioia indicibile. Desiderio non era inattivo, ma combatteva
al loro fianco...
"Se anche quella ragazza non è immune ai nostri poteri" disse
Piergiorgio "io potrei nascondermi alla sua vista e arrivarle alle spalle
in modo da bloccarle la fuga, in caso qualcosa vada storto. Propongo comunque
di fare un sopralluogo sul posto per accertarci che non ci sia niente di
strano e per decidere quali siano i posti migliori per far appostare Misha
e gli altri tiratori. Di questo potrebbero occuparsene Mirko e Andrea"
"Non c'è problema....." disse Andrea "ma vi chiedo di essere
prudenti; sembrava una che sapesse il fatto suo, e ho il timore che se
ci vede e ci sgama, Morgana o non Morgana se ne ritornerà dove è
venuta e noi resteremo con le pive nel sacco, senza alcuna informazione".
"Intanto devo dire che il Rituale è perfettamente attuabile,
ma le cinque Alterazioni devono rimanere ai vertici del Pentacolo" li smontò
Biagio. "Ma se non mi sbaglio lei ha detto che deve rimanere sola. Li vedrebbe
subito".
"E allora non c'è neanche da parlarne," troncò Andrea.
"Niente rituale, useremo solo protezioni d'arma da fuoco. Ci apposteremo.
Chi di noi è armato?" Mirko e Piergiorgio alzarono la mano. "Beh,
un po' pochini, ma se ci sarà Misha con un fucile di precisione,
ritengo che la Strega dovrà davvero cercare di non fare passi falsi...."
"Credo che un sopralluogo sia una buona idea" disse Andromaca "ma come
abbiamo saputo sia io che Mirko, Andrea e Palmyra possiamo essere riconosciuti.
Sperando che finora non sia avvenuto e che l'unica ad averci visti sia
stata quella che ci ha contattati, prima di uscire dobbiamo travestirci,
necessitano le arti del nostro Loki. Per quanto mi riguarda il mio anonimato
mi permette di farlo facilmente ..."
"La trasformazione e diventare quello in cui mi trasformo mi riesce
bene...." affermò Iacopo. "E di certo un aiuto agli altri lo posso
dare, poi posso anche camuffare la mia aura da Nota di Enigma... se poi
mi aiutate viene meglio! E non è una illusione! È una trasformazione
Reale... ed essendo realmente un 'Demone' non dovrebbero notare la differenza.
Che ne pensi, nel caso non troviamo Morgana?"
"Il problema non si pone" tagliò corto Andrea. "Morgana è
già stata contattata, ha accettato il rischio, come fece Faust a
Sanremo, per cui non abbiamo bisogno di un rimpiazzo".
La discussione proseguì per un'altra ora finché decisero
di prendere le auto per la Rocca di Andagna. Iacopo li pregò di
andare avanti perché aveva ancora degli affari da sbrigare via computer.
Appena rientrato nel suo albergo di Molini di Triora, Iacopo si avviò
verso la sua stanza, quando una persona attirò la sua attenzione:
al bar dell'albergo, coi tavolini al sole, un uomo sembrava immerso nella
lettura di una guida turistica della zona, in inglese. Era un turista irlandese
di mezza età, incarnato pallido e lentigginoso, capelli rossi nel
caos più' totale, occhi azzurri slavati e una vistosa pancia da
bevitore di birra. Aveva una borsa da telecamera ed era vestito da escursione,
con tanto di alpenstock da passeggio. "Perbacco,” pensò Iacopo,
“meno male che mi aveva telefonato per avvertirmi".
Si avvicinò verso il misterioso individuo e gli disse: "Ho già
avvertito gli altri che tarderò un poco alla Rocca di Andagna, abbiamo
un po' di tempo per parlare".
"Bene" disse l'altro con la voce profonda di Fabio Woland di Enigma
"Non c'è molto da dire. Mi acquatterò nei pressi della Rocca
di Andagna, pronto ad intervenire; per ora è meglio che nessuno
sappia della mia presenza...."
Alcune ore dopo, il gruppo studiò attentamente il posto. Quasi
in vetta ad una montagna c'era un vecchio castello in rovina, di cui rimaneva
in piedi solo una malconcia torre cilindrica; a poche decine di metri,
verso valle, un grande noce faceva ombra ad una fonte dalle acque cristalline
che rovesciava il suo contenuto in un piccolo stagno. Andrea e Mirko si
posizionarono a distanza di tiro, fra gli arbusti della montagna. Piergiorgio
si accucciò contro il poggio, non distante dal noce, mentre lasciarono
per Misha la posizione privilegiata di cecchino, dalla cima della Torre.
IdoLo, Andromaca, Palmyra e Biagio rimasero in macchina, qualche chilometro
a valle, pronti a salire al primo cenno di pericolo, mentre di Iacopo ancora
non c'era traccia, ma ciò non escludeva che fosse già nei
dintorni. Dopo un tempo che parve lunghissimo, verso le 18.30 la macchina
di Laura Faerie iniziò ad inerpicarsi su per la rotabile, incrociò
l’auto di Andromaca, Laura Lari scese e si unì a loro mentre Morgana
e Misha proseguirono verso la Rocca. Arrivati sul posto, Morgana si sedette,
in posizione di attesa, accanto alla fonte, appoggiando la schiena al tronco
del vecchio noce e godendo della magnifica frescura del luogo, insolita
nel mese di luglio.
Inspirò a fondo. La forza della Terra era potente qui. Forse
non era un caso che fosse stato scelto proprio questo luogo. Misha salì
sulla Torre, si mise in posizione e attese. Il suo sguardo era più
duro e glaciale del solito. La vita di Morgana poteva essere nelle sue
mani.....
Le ore passarono, finché il lontano campanile della frazione
di Andagna batté i rintocchi delle nove. Morgana si guardò
intorno ma non vide arrivare nessuno, finché lunghi cerchi d'acqua
fecero la loro comparsa nello stagno.
Morgana osservò la scena con stupore, quando una testa uscì
dall'acqua e prese aria freneticamente. Morgana sobbalzò all'indietro.
La donna uscì lentamente dall'acqua: era una ragazza molto giovane
e bella, forse sui vent'anni, completamente nuda. Avanzò con le
mani alzate in un universale gesto di pace, e i suoi lunghi capelli color
di miele stillavano limo e acqua. Si inginocchiò dinanzi alla Nota
e cantò:
"Il cuore lieto fai volare lontano
oltre le valli, i monti e le colline
ed oltre tutto quello ch'è profano
finché del mondo tu sarai al confine
ed oltre la materia densa e oscura
vedrai un color di zaffiro lucente
e se continuerà quest'avventura
apparirà un biancore risplendente
che è la luce di Armonia sovrana.
Ed in tal sito è posto un loco ameno
ov'è locato il Regno di Morgana.
In tal contrada v'è sempre il sereno
e non esiste l'odio e la tristezza
ma solamente danza, giochi e canti
di Amor cortese e sublime ebbrezza,
di gioia eterna e d'altri mille incanti.
E qui risiedon dame, Ninfe e Fate
che veglian l'Armonia della Natura
e che per sempre all'Armonia abbracciate
vivon felici in tal contrada pura...."
Morgana ascoltò la voce della fanciulla che le stava recando
omaggio: era pura come poche.
"Qual è il tuo nome?" le chiese sussurrando.
"Franchetta è il mio nome, Sorella e Signora, vengo per implorare
aiuto per il mio Signore, il Dio Cervo, tuo Fratello, che languisce in
attesa della morte definitiva o dell'annullamento della volontà,
ma non ho molto tempo. Se la mia assenza viene notata troppo dal suo fianco,
Alasia mi scoprirà e sarebbe meglio per me non essere mai nata...."
"Dimmi come posso aiutarlo." disse Morgana.
"Ahimè, se lo sapessi! Egli è nella Cavea, il più
segreto dei nostri penetrali sotterranei, che abbiamo usato nei bui secoli
dell'Inquisizione per sfuggire al nostro Fato più tremendo. Grandi
poteri proteggono quel luogo e di certo tu, in quanto Demone, non potrai
neanche riuscire ad avvicinarti ad esso. Quanto ai vostri Cultisti, ci
sono i fanatici del tempio di Nizza a proteggere la Cavea da essi. Già
molto hanno rischiato, ma io ero sempre attenta affinché chi avrebbe
potuto vederli guardasse in un'altra direzione. Inoltre se Alasia ha al
dito l'Anello è in grado di estinguere la tua essenza e quella dei
tuoi Fratelli, con un solo atto di volontà. Ma lo userà come
ultima risorsa, poiché vi vuole tutti sotto il suo comando.
Gilgamesh, il Dio Cervo, è debole e sdraiato fra le pelli nel
mio antro. Nelle sue condizioni non è una minaccia per nessuno,
ma i miei filtri sono ancora in grado di tenerlo in piedi e dargli un po'
di energia, ne tengo uno pronto che lo squasserà come un fuoco,
consumando anche la sua carne se sarà necessario per farlo fuggire.....
Edipo, il Quinto Demone, è tenuto drogato nella stanza di Giano,
la Cappella, ove è custodito l'Anello. Giano è il nome del
giovane a cui Alasia infila l'Anello quando non lo usa; ha trovato la maniera
di scaricare su di lui tutti i tremendi effetti collaterali del suo uso,
e quel povero giovane vegeta ormai da mesi.... Ma il pericolo più
grande per te siamo noi. Siamo circa una trentina di bagìue, ma
solo cinque di noi, il Circolo delle Dame, conoscono le Arti Antiche e
sanno combattervi con efficacia, le altre sanno fare solo cose di poco
conto... Alasia è la più potente di noi, la riconosci perché
è bellissima, con i capelli neri e ricci e le unghie laccate. È
stata ferita da uno dei vostri Cultisti a Sanremo, ma si è già
ripresa, grazie agli Spiriti che camminano al suo fianco. Potente quanto
Alasia c'è solo la vecchia Isotta, ma ormai è senile e la
sua mente è andata via col vento. Sua allieva è la piccola
Battistina, che essa ha generato con un Demonio quando aveva già
superato i settant’anni. A otto anni è già una potente bazura,
e conosce tutti gli incantesimi necessari per essere una vera Strega. Ghisonda
è il braccio destro di Alasia, ha una cinquantina d'anni, è
brutta e sporca e il suo animo è cattivo e nero come quello di certe
nostre antenate che divoravano arrostiti i poppanti in fasce rapiti dalle
culle e vi giocavano a palla nelle serate senza luna sotto la Cabotina.
Poi ci sono io, l'allieva prediletta di Alasia, e forse, il suo più
grande rimpianto....."
"Perché Desideri così tanto la salvezza del Dio Cervo?"
chiese Morgana.
Gli occhi di Franchetta scintillarono. "Ricordo ancora quando avanzò
verso di me, fra i prati e i boschi di Verdeggia, il cuore palpitante della
caccia, ricordo la gioia e il piacere, ricordo come è stato diverso
unirmi a un Demone col cuore dolce di un uomo...." Il suo volto si indurì.
"Il Dio Cervo è nato per essere libero, non per essere costretto
al volere di una donna..." disse con un moto spontaneo di disprezzo.
"Che la Grande Madre ti benedica, figlia mia", disse Morgana con una
punta di commozione. "Ascolta: a mezzanotte io chiamerò mio Fratello
Gilgamesh ed egli avrà la forza di recarsi nel luogo dove lo chiamerò.
Se riuscirà ad arrivarci sarà libero come il Dio Cervo che
hai sognato, ma tu devi aiutarlo ad arrivarci".
"Posso provarci, ma c'è qualcuno che sospetta di me, e non mi
toglie gli occhi da dosso. Il mio cuore trema al pensiero di ciò
che potrebbe farmi".
"Chi è costui?" chiese Morgana contrariata.
"Egli è Horus, il Terzo Demone. Mentre il Secondo Demone segue
Alasia come un’ombra, obbedendo a tutti i suoi ordini, Egli mi interroga
spesso. Mi dice che il mio Destino non è come quello delle mie Sorelle,
mi dice cose terribili, mi parla delle sue visioni del nostro futuro che
è acqua limpida ai suoi occhi, delle mie Sorelle uccise dai tuoi,
del sangue delle Dame sparso sull'acciottolato di Triora, come fu quattrocento
anni fa..... "
Franchetta soffocò un singhiozzo: "Egli mi terrorizza. Dimmi
che non è così, Sorella, dimmi che lo impedirai, dimmi che
non lascerai che l'errore di una porti alla rovina noi tutte".
"Farò il possibile perché nessuno ci rimetta la vita"
assicurò Morgana. "Ma tu mi devi dire dove si trova la vostra Sede,
dov’è l'Anello..." ripeté con convinzione.
"Ci sono molte entrate, e non tutte sono così celebri e così
nascoste come quella della Cabotina ovviamente, che del resto è
la più sorvegliata...." si interruppe. La Strega sussultò,
si guardò attorno come un animale in gabbia e poi si rivolse a Morgana,
la voce carica di rancore. "Non sei venuta sola. Mi hai mentito".
"No, aspetta, ora sono convinta della tua sincerità, ma prima
dovevo sapere, poteva essere una trappola!" spiegò l'Incantatrice.
Franchetta rimase pensierosa per un istante, poi iniziò a fare
dei passi indietro nell'acqua. "Mi fiderò di te se veramente mi
aiuterai a liberare il Dio Cervo. Se questa notte vedrà la sua libertà,
io ti porterò ovunque vorrai".
Morgana annuì e Franchetta si inoltrò nello stagno, scomparendo
fra i cerchi d'acqua.
Gli Empathici erano ancora nei pressi della Rocca di Andagna, quando
una scassatissima Fiat 126 si inerpicò per la carrozzabile. Misha
prese mano al fucile ma Morgana lo fermò con un gesto. "Lascia stare.
È la macchina di Faust".
L’automobile si fermò davanti al gruppo e ne uscirono Massimo
Ranaldo e Yuri Krondatiuk.
Andromaca li guardò scendere dall'auto, salutò Yuri e
subito si rivolse a Massimo: "Ho paura sapendoti qui .. il rischio che
corri ... ma se non c'è altro mezzo, ti prego comunque di aver cura
di te".
"Mi hai protetto anche troppo...." le disse Massimo, mettendole la
mano sulla spalla, con un gesto colmo di riconoscenza. "Usando le armi
che ti ho insegnato, gli Enigmi e i Silenzi. ma ora è il momento
che ognuno di noi accetti i suoi rischi....."
Yuri, scendendo dalla macchina si guardava attorno e, con aria abbastanza
alterata, proruppe: "C'è forse un festino??? Meno male che nessuno
sapeva come rintracciarli!" Chiuse gli occhi, compiendo un notevole sforzo
per placare la propria ira. Respirò pesantemente tre volte, poi
aprì gli occhi. Il suo sguardo era fermo, deciso, determinato come
non mai. Si diresse verso Morgana e Faust, non curandosi degli altri. "Forza,
abbiamo un compito da portare a termine. Prendiamo ciò che dobbiamo
e muoviamoci".
"Io l'ho sempre con me" affermò Morgana.
"Anche io" lo assicurò Faust.
Annibale annuì, tornò alla macchina, prese la carta della
zona e guardò la strada per il ponte. "Immagino sia questo: il ponte
di Loreto. Pare che scavalchi una gola rocciosa di quasi 200 metri di strapiombo;
ne avevo già sentito parlare. È famoso fra coloro che praticano
il salto con l'elastico".
A poca distanza, Andromaca pareva intenta a riordinare le idee. "Accidenti,
e dove cavolo è la Cavea?" Sembrava davvero contrariata. Cominciò
a passeggiare nervosamente sul posto. "Se quello che vogliono fare funziona
e Gilgamesh se ne esce da lì succederà un macello... Se solo
avesse detto dov'é ... ma purtroppo ha percepito la nostra presenza
intorno", mentre parlava, un'idea iniziò a formarlesi nella mente:
appostarsi sul punto più alto dentro il paese, il campanile della
Collegiata sarebbe andato bene, e appena Gilgamesh fosse fuggito, certo
la Dark Lady e con lei il Sigillo si sarebbero rivelati, e forse in questo
modo anche la Cavea... Non disse nulla agli altri e fece del suo meglio
per non far affiorare la speranza sul suo viso; troppe persone in giro
per il paese avrebbero peggiorato le cose... che tutti facessero ciò
che credevano meglio... ci sarebbe stato il tempo per condividere le informazioni
e preparare un piano ...dopo, se avesse avuto fortuna ..." Mi sembra che
non ci resti molto da fare se non aspettare... scusatemi la tensione...
mi sento poco bene... devo tornare in albergo... poi mi direte..." Andromaca
simulò l'avvicinarsi di uno dei suoi soliti 'malesseri'.
"Ti porto io, mia cara... ti accompagnerò in auto all’albergo
e poi tornerò indietro." disse Iacopo con una strana espressione
sul viso.
"Potresti avere bisogno d'aiuto. Verrò anch'io con te" disse
Palmyra. I tre salirono in auto e si avviarono alla volta di Triora.
Yuri lanciò un'occhiata prima in direzione di Andromaca che
si allontanava e poi in quella di Faust. "Spero che tu ce l'abbia sotto
controllo" gli disse.
"Per nulla..." affermò Massimo Ranaldo. "Ammetto che i suoi
metodi possano apparire sconcertanti, ma di solito sa quello che fa...."
"Non ora. tutto a suo tempo" lo bloccò Annibale. Si rivolse
poi a Morgana: "Ora spiegaci di preciso cosa dovremo fare su quel ponte..."
"Un attimo, un attimo" interloquì Biagio. "Io sarò con
Morgana, ammantato dai poteri che Enigma mi ha donato. Non credo di poter
superare le loro protezioni e comunque ci vorrebbe troppo per annullarle,
ma non mi tirerò indietro se ci sarà da combattere, ci conosciamo
da troppo tempo" disse rivolto a Morgana, "non ho intenzione di perderti.
È probabile che alcune delle Bazure, se non la Dark Lady in persona
possano uscire alla ricerca di Gilgamesh e fuori dal loro nascondiglio
saranno più facili da sconfiggere, vi assicuro che non aspetto altro
che lo scontro con loro..." Gli occhi di Biagio brillavano e vi si intuiva
lo sguardo fiero e antico di Merlino. "Un bel duello di magia, erano secoli
che non me ne capitavano... Un'ultima cosa, il Sigillo di Desiderio non
ha alcun effetto su me e su Loki, vediamo di approfittarne. La Dark Lady
potrebbe perdere dei secondi preziosi cercando di usarlo contro di noi.
Dimenticavo... il rituale che abbiamo usato a Sanremo può essere
utilizzato anche qui, per proteggere le Note che sfuggiranno al potere
del Sigillo. Ho quindi bisogno dell'aiuto di cinque Alterazioni, che staranno
con me e Morgana. Quando arriveranno le Note richiamate dal potere di Desiderio
(o al limite solo Leonardo) li trascineremo nel cerchio, al sicuro..."
"Io di certo sarò lì, vicino a Morgana" assicurò
Misha.
"Non vedo chi mi potrebbe staccare da te, Laura." disse Laura Lari.
"Se Gilgamesh andrà al ponte, io sarò con voi" affermò
Andrea. Anche Mirko annuì.
IdoLo era come rapito dai suoi pensieri, ricordava ancora l'esperienza
precedente a Sanremo. Era stato spossante, per qualche tempo aveva continuato
ad avere mal di testa. Repentinamente prese la sua decisione. "Che diavolo!”
esclamò “Se la mia presenza al rituale può spostare anche
di una sciocchezza a nostro favore la situazione, potete contare sulla
mia partecipazione; dopo tutto, se ci sono riuscito prima perché
non dovrei farcela questa volta". Si unì quindi agli altri in attesa
di istruzioni. Ormai era anche lui in ballo.
"Anch'io vado con le Note di Desiderio pronto a fare qualcosa di utile
nel caso la Dark Lady appaia." affermò Piergiorgio. "Misha, sono
contento che tu venga con noi. Le altre alterazioni cosa fanno? vengono
al luogo del rituale?"
"Beh, mi pare ci siamo pronunciati tutti" disse Laura Lari. “Andremo
in sei al ponte, mentre Andromaca e Palmyra sono tornate a Triora. Eravamo
in tutto otto Alterazioni, per cui i conti tornano, mi pare.....”
"Una sequenza da reportage naturalistico, niente da dire!" aveva commentato
Fabio Woland.
Nascosto come solo gli Enigmatici sanno fare tra i ruderi del castello,
Fabio aveva ripreso tutta la sequenza. Dopo aver osservato con calma la
ritirata degli altri, compose il numero del cellulare di Loki: "Mi pare
che queste Streghe abbiano un rapporto particolare con l'acqua. Prima stavo
dando un'occhiata agli appunti che ho preso di quello che mi diceva Andromaca
e direi di passare le ultime ore di luce dando un'occhiata più attenta
al corso del rio Argentina. Ti va di fare due passi in incognito, coprendo
le spalle ad un turista irlandese appassionato di natura?"
"Beh, io dovrei essere dietro ad Andromaca... e tra i miei poteri ancora
l'ubiquità non c'è... per ora..." rispose Iacopo. " La sto
aspettando nascosto qui vicino all’Albergo. Fai pure il tuo giretto, ma
poi potrei avere bisogno di te quassù verso la mezzanotte. Se non
sono rincoglionito tutto d'un botto, questa pazza ha intenzione di vedere
da dove esce Gilgamesh al momento del richiamo. Con me c'è Palmyra.
Potremmo aver bisogno di rinforzi. Seguiremo Andromaca senza che se ne
accorga".
"Affare fatto" disse Fabio.
Spense il cellulare e si incamminò di buon passo verso la regione
delle grotte, apparentemente perso nello spettacolo della natura, in realtà
scrutando all'intorno per una traccia qualunque di accessi secondari al
sistema sotterraneo. Di certo la notte non l'aiutava, e quando il buio
si addensò, tornò sulla carrozzabile e si avviò verso
Triora. "Beh, poco male" si disse "Avrò tempo domani". Rientrò
a sera a Molini di Triora e telefonò ad Andromaca per sentire le
novità. Al cellulare non rispose nessuno. "Penso che sia il momento
di fare un salto a Triora...." pensò.
"Non mi frega. Nessuno può ingannare il Signore degli Inganni.
Il suo malore era simulato". disse Loki.
"Cosa facciamo, allora? Io ho intenzione di non perderla di vista"
replicò Palmyra. "E, che diamine! A costo di seguirla come un'ombra".
"Loki ha voglia di combattere..." affermò Iacopo con uno strano
sorriso. "Sono a Triora e nessun fulmine finora mi ha incenerito, alla
faccia di chi diceva che i 'Demoni' non potevano entrare. E questa volta
niente mi terrà fuori! A costo di sputtanare anche l'ultima riserva
di Energia, o di lasciarci le penne, tirerò Gilgamesh fuori da quella
tomba! E gli altri fratelli di Desiderio!! Abbiamo un immenso vantaggio,
non dimentichiamolo, loro sono convinti che TUTTE le Note siano suscettibili
all'anello di Desiderio e che siamo bene o male tutti Demoni di Desiderio!
Qui ci sono Destino e La Nota Pura di Enigma. Leonardo mi ha aiutato in
una cosa importantissima! E io non sarò da meno! Mi dispiace per
Andromaca, ma questa volta non mi terrà fuori! Anche se capisco
la sua pena!" Prese un grosso respiro. "Osserveremo attentamente quello
che fa e poi la seguiremo.... Non ci fermeranno".
Mancava una buona mezz'ora a mezzanotte, quando Andromaca uscì
silenziosamente dalla finestra sul cornicione. Si calò giù
con il suo cavo e si avviò in direzione del centro del paese. camminò
all'ombra delle case e si infilò per i vicoli della Sambughea. Si
accorse presto di essere seguita. Si voltò e vide Palmyra che camminava
nell'ombra con una notevole abilità.
"Non per niente anche lei è una figlia di Enigma. ma di certo
non mi potrà seguire sui tetti". pensò.
Si arrampicò agilmente e sorrise a se stessa. Le case basse
con i muri irregolari di ardesia erano una sciocchezza per le sue abilità.
Si trovò ad ansimare un po' quando arrivò in cima e tirò
fuori mezzo palmo di lingua per riprendere fiato. "Buon Dio, stai invecchiando,
Andromaca." si disse "E probabilmente hai messo su qualche chilo da quando
facevi queste cose.....".
Guardò in basso e vide Palmyra che si guardava intorno, senza
capire dove fosse finita. Sorrise a se stessa e proseguì sui tetti,
alla volta del Campanile della Collegiata. Loki, avvolto nelle ombre che
sapeva tessersi attorno, la seguì agilmente.
Palmyra si aspettava questo risvolto degli eventi, ma non era una stupida.
Se lei avesse voluto tenere d'occhio tutto il paese, sarebbe andata sul
campanile della Collegiata, e senza dubbio quello era l'obiettivo di Andromaca,
ma purtroppo lei era un'archeologa e non una ladra. Doveva proseguire a
piedi e raggiungere un punto sufficientemente alto. Tirò fuori la
mappa del paese: si trovava nell'intrico di vicoli denominato Sambughea.
Se l'avesse attraversato completamente fino al vecchio casolare della Cabotina,
avrebbe potuto risalire per una scala che l'avrebbe portata alla vecchia
fortezza di San Dalmazzo, luogo di prigionia delle bazure durante l'Inquisizione.
Era il punto più alto del paese, campanile escluso, e di certo da
là avrebbe potuto avere un'ottima visuale. Si congratulò
con se stessa e si tuffò fra gli oscuri vicoli del paese.
Attraversò decine di vicoli coperti e bui anfratti, incrociati
da scalette vertiginose, poi un rumore improvviso, come di barattoli rotti
la fece sobbalzare. "Chi è?" disse con il cuore in gola.
Un gatto nero balzò sopra un muretto e le soffiò contro.
Più o meno nello stesso momento, una specie di lampo bianco, una
figura pallida, attraversò un vicolo alla sua sinistra.
Palmyra deglutì. I vicoli della Sambughea avevano un aspetto
sinistro e terrificante e le ombre parvero addensarsi e muoversi di vita
propria attorno a lei. Si voltò di scatto e corse su per la scalinata.
Quando si fermò, con il cuore che le scoppiava, si rese conto che
era uscita dai carugi ed aveva raggiunto la sommità del paese. Da
un sentiero, alla sua sinistra, che dava sulla stretta valle del torrente
Capriolo, si intravedevano i ruderi del casolare noto con il sinistro nome
di 'Cabotina'.
"Che sciocca sono stata" si disse, facendosi coraggio. "Mi sono lasciata
spaventare da un gatto"
S'incamminò con circospezione verso la Cabotina e raggiunse
i vecchi ruderi.
Quando girò dietro al poggio, si trovò faccia a faccia
con un'apparizione infernale: una lercia vecchia vestita di stracci le
appiccicò il volto al suo e le rise sguaiatamente in faccia, alitandole
contro un pestilenziale fetore di denti guasti. Palmyra lanciò un
urlo e cadde riversa a terra dallo spavento mentre la vecchia rideva e
pareva le scoppiasse il petto tanto che rideva. Dietro di lei due galline
parevano osservare la scena con una grottesca aria di malevolenza.
"Addio, mr. LLewellyn, stasera mi serve qualcosa di più agile!"
Fabio Woland, vestito di una tuta nera aderente alla Diabolik, scarpe leggere
da misto e roccia, si calò nella notte dalla finestra alla locanda
di Molini. Aveva uno zaino con dentro una fune da 9,5, qualche moschettone,
un’imbracatura e un martello da picchetti che poteva sempre tornare utile.
In un quarto d'ora percorse il sentiero che univa la frazione a Triora
e poi, sgusciando nelle ombre, con tutte le sue abilità all’erta,
negoziò il dedalo della Sambughea. Si accingeva a fare un po' di
sport per guadagnare una visuale migliore, quando sentì un urlo.
"Già?" si disse, ammirato. In pochi momenti, guidato da un senso
dell'orientamento non comune, raggiunse i piedi della scalinata della Cabotina
quando un certo ‘feeling’ lo avvisò della vicinanza del Fratello
Loki. Un rapido movimento che altri non avrebbero scorto gli rivelò
l'accorrere di Andromaca. L’avrebbe riconosciuta tra ombre ben più
nere, ormai. Rimase acquattato ad attendere gli sviluppi, carico come una
batteria e quando i due Empathici gli corsero davanti, senza notarlo, li
seguì in silenzio.
Il ponte di Loreto era un'ardita struttura che attraversava una gola
angusta e terrificante, percorsa da un fischiante vento di tramontana,
proveniente direttamente dal cuore delle Alpi Marittime. Nel rado boschetto
al lato della strada, le cinque Alterazioni completavano il loro rituale,
sotto gli occhi vigili di Merlino, mentre Annibale, Morgana e Faust erano
in piedi, all'estremità del ponte, osservandolo per tutta la lunghezza.
Ciascuno tirò fuori un sacchettino di pelle, e su ognuno di essi
scintillava una runa d'argento. Piergiorgio, leggermente discosto, osservava
la scena.
Misha si allontanò verso l'auto: aprì il bagagliaio,
si spogliò, rivestendosi con la mimetica e pensando "Se qualcuno
mi guarda vede un bello spettacolo...." Si dipinse con i colori mimetici
faccia, collo e mani. Tirò fuori il cinturone e vi inserì
la pistola ed il pugnale, fissò al gibernaggio i caricatori di riserva
e le bombe anti-sommossa, estrasse la mitraglietta, avvitò il silenziatore,
inserì il caricatore, si mise gli occhiali… tutto molto lentamente.
Si voltò verso Morgana e fece scattare l'otturatore: "Distruzione
è pronta per fare la sua parte, ora tocca a voi Desianti". Si mise
gli occhiali infrarossi e si pose al suo posto al rituale ma in maniera
da prendere d'infilata con il fucile il ponte e l'altra sua estremità.
I suoi quattro compagni di rituale lo guardarono attoniti. Facendo
bene attenzione a non essere sentito da Misha, Andrea sussurrò all'orecchio
di IdoLo: "Ma questo è scappato da un manicomio o ha visto troppe
volte i film di Stallone?" Poi guardò la sua pistola automatica
e sentì, nonostante le sue parole, un amaro senso d'inadeguatezza.
Annibale, Faust e Morgana avevano iniziato ad accennare una lenta danza,
col sacchettino di pelle in mano. Poi ognuno aveva infilato le dita nel
proprio sacchetto, estraendo un granello; ogni granello aveva un colore
diverso ed assomigliava a una limpida goccia colorata, il cui colore si
faceva sempre più intenso. La goccia di Morgana era viola e profumava
come i fiori di primavera, quella di Annibale era rossa come il fuoco ed
emanava un calore intenso, quella di Faust era verde come le foglie delle
foreste più fitte, ed emetteva un lieve suono cristallino, come
se vibrasse.....
Le Note lanciarono nell'aria le tre gocce che iniziarono a rincorrersi
al ritmo della loro danza. Ognuno di loro sussurrò una frase, una
frase diversa, come rivolta a se stesso, poi le tre Note si fermarono,
puntarono il dito contro le tre gocce, che esplosero con piccoli lampi
colorati e urlarono in coro: "Questa volta devi obbedire! Gilgamesh! Questa
volta devi obbedire!" E la loro voce non era più loro. Era possente,
ultraterrena, immensa, senza limiti.... era la voce dell'Eterno Desiderio.
Gilgamesh si alzò nel buio della sua prigione, e udì il
rimbombo di una voce che non sentiva da millenni: "Questa volta devi obbedire!
Gilgamesh! Questa volta devi obbedire!".
La Nota fece una smorfia di dolore mentre si alzava da letto e si frugò
nelle tasche. Estrasse il suo piccolo sacchetto di pelle portafortuna.
La runa ricamata in argento sembrò brillare davanti ai suoi occhi.
Vi infilò le dita, guardandosi attorno come se stesse compiendo
chissà quale atto proibito, ne tirò fuori una goccia azzurra
e splendente che lo inondò della sua luce. "Fratelli miei, Mia Signora.
Che gioia risentirvi!" singhiozzò fra le lacrime. "Obbedirò.
Io obbedirò..." promise.
La goccia esplose in un lampo di luce davanti ai suoi occhi e Leonardo
Di Giovanni la osservò estasiato. Barcollò fino alla porta
e osservò il passaggio. Era sgombro.
"Mio Signore" disse una voce dietro di lui. Leonardo si voltò
e davanti a lui c'era Franchetta, la bellissima, dolce Franchetta. "Va'
e non ti fermare, ti ho nutrito col mio filtro che ti darà energia,
ma non durerà a lungo." disse la Strega fra le lacrime. "Hai poco
tempo, la strada è libera, li ho mandati alla Cabotina. Ora, corri
e non fermarti mai, e tornerai ad essere il Dio Cervo che ho conosciuto.
Va' e non tornare più".
"Addio, Dama delle Fonti" disse Leonardo, e raccogliendo le sue forze
si lanciò correndo lungo il corridoio.
Palmyra era piuttosto scossa, un po' lo spavento in sé e un po'
comunque la suggestione che permeava quel luogo. Riuscì a malapena
ad articolare qualche parola.
"....Chi sei.... cosa vuoi da me....." e cercò di rialzarsi
nella speranza di potersela dare a gambe quanto prima.
Le due galline, come ad un ordine, le si lanciarono contro e presero
a beccarla furiosamente mentre la vecchia continuava a ridere senza sosta.
"Maledette, maledette!" urlò Palmyra, tentando di afferrare
per il collo la gallina più vicina al suo viso. Rotolò sul
terreno, continuando a urlare, finché la terra mancò sotto
il suo corpo. Con un ultimo urlo, cadde nel vuoto e atterrò dolorosamente
su un mucchio di pietre. Il dolore lancinante alla schiena le bloccò
il respiro in gola e sentì un umore viscoso colarle giù per
la fronte. Si toccò il capo con un gesto istintivo e ritrasse la
mano coperta di sangue. Tentò di alzarsi ma il dolore alla schiena
era troppo forte. "Mio Dio. Mio Dio. Fa’ che la mia schiena stia bene...."
disse. Ma poi una mano muscolosa le si piazzò sulla bocca e una
voce crudele l'apostrofò: "Guarda, guarda..... Palmyra De Piris,
una delle Empathiche di Panarea. Odysseus è lieto di conoscerti,
puttanella!" Palmyra tentò di contorcersi e di colpire il suo avversario
fra le gambe, ma questi era molto più forte di lei. Il pugno le
arrivò violento, nello stomaco, le mozzò il respiro e la
fece sprofondare nel buio.
L'urlo echeggiò nella notte e Andromaca si irrigidì ...
"La voce è decisamente femminile ... non può certo essere
Iacopo... " pensò, poi, sussurrando appena iniziava a esporre i
suoi pensieri. "Anche se scommetto che se lei ha capito anche lui non sarà
lontano..." Si guardò intorno un po' curiosa "Beh, poco male se
c'è riuscito senza problemi ... Quindi è Palmyra ... Viene
dalle parti della Cabotina..." I pensieri si succedevano veloci nella mente,
poi la decisione, ancora in un sussurro: "Verso S. Dalmazzo, presto, e
poi gli ultimi tetti prima della Cabotina... ". Andromaca si mosse con
estrema circospezione, ma non poteva correre. I tetti erano di tegole,
ma appoggiate su viscide lastre d'ardesia e sarebbe bastato un passo falso
per precipitare. Attenta ad ogni rumore che provenisse dai vicoli circostanti,
voleva trovare Palmyra e sapeva bene che se aveva urlato così non
era certo per divertimento... Non sapeva bene cosa avrebbe potuto fare
se anche l'avesse trovata: non era certo una guerriera, ma se l'avevano
catturata forse avrebbero portato anche lei alla Cavea... e allora... Accidenti!
La lista dei prigionieri si allungava sempre di più; troppi Fratelli
nelle loro mani che dovevano essere salvati ad ogni costo...
Loki segui Andromaca in silenzio... teso ed attento, e preoccupatissimo
per Palmyra... "Se le succede qualcosa chi lo sente Tiresia" pensava...
Andromaca scese dall'ultimo tetto e percorse rapidamente la scala che
scendeva alla Cabotina. Si guardò intorno e non c'era assolutamente
nulla.
Nessuna traccia di Palmyra. Poi vide due galline che razzolavano all'imboccatura
del Sentiero delle Streghe. "Che cavolo ci fanno due galline qui?" si chiese.
"Ehehehehehh...." le rispose una risata sinistra. Una vecchia vestita
di stracci, curva e sdentata, che dimostrava almeno ottant'anni, uscì
dal casolare in rovina più vicino. "Chi tei? Coste ve' da l'Isotta,
c'a l'è vecia e gh'a voja de durmìe...?" la interpellò
avanzando verso di lei.
Gilgamesh correva su per il campo, quando avvertì il volo del
gufo sopra di sé.
"Divino Desiderio, aiutami ad arrivare da Te" pregò mentalmente
senza smettere di correre "Mi sta raggiungendo!".
L'urlo acuto di un barbagianni gli rispose da dietro. Davanti a sé,
oltre il prato della Mauta, vide in lontananza il suo obiettivo, la gola
di Loreto.
"Il ponte. Sono là. Mi aspettano. Lo so....."
"Sì. Ti aspettano." rispose una voce gelida nella sua mente.
"Ma non ci arriverai. E tu sai che il Destino non mi ha mai ingannato".
Leonardo rabbrividì e strinse i denti. Horus era sulle sue tracce.
Uno stridio di uccelli da preda notturni raggiunse il Ponte di Loreto.
Laura Lari rabbrividì. "Ma cosa diavolo sta succedendo?" si chiese.
Biagio guardò affascinato l'incantesimo di Desiderio, le gocce
di luce, il magico richiamo. Nei suoi occhi una nota di invidia. Si allontanò
in direzione del ponte. "Nessuno abbandoni il luogo del rituale", disse
alle Alterazioni, "Non abbiamo altro modo di difenderci dal Sigillo".
"Spero di poter proteggere Gilgamesh, sicuramente c'è qualcuno
che lo insegue" disse, mentre iniziava ad attraversare il ponte.
Misha puntò il suo fucile nell'ombra oltre il ponte e fu il
primo, grazie ai suoi occhiali agli infrarossi, a vedere la Nota Pura di
Desiderio che avanzava arrancando per il sentiero.
"Eccolo, finalmente è arrivato" pensò Biagio, Leonardo
era in vista, pochi passi lo dividevano dal ponte.
Non era solo, poteva percepire chiaramente la presenza dell'inseguitore,
un torrente di Pathos, un'altra delle Note ribelli.
Leonardo entrò sul ponte, correndo a perdifiato. Una figura
emaciata, ombra del possente guerriero, dell'amico Leonardo.
Poi, inavvertitamente, il suo movimento si gelò a mezz'aria
e iniziò ad andare a ritroso, come se qualcuno stesse riavvolgendo
la pellicola di un vecchio film. Impotente, Gilgamesh ripetè all’indietro
le sue azioni e iniziò ad allontanarsi dal ponte. Biagio sentì
il turbamento nel tessuto del Tempo e capì che la Nota loro nemica
poteva essere soltanto Horus.
Biagio alzò le braccia al cielo, attorno a lui come un tornado
vorticava il potere del Pathos. Non fu l'occultista a parlare ma Merlino,
lo Stregone.
"Horus, fratello in Destino, sono qui per fermarti! Perché hai
tradito? Cosa ti spinge ad attaccarci?"
Dal suo nascondiglio Horus vide lo Stregone sul ponte, sorrise pensando
che tra breve anche lui sarebbe stato un servo di Alasia. Merlino parlò
e la sua voce era forte come il tuono e la tempesta.
Horus vacillò e tutto attorno a lui sembrò perdere consistenza.
Una vaga nebbia ammantava ora il ponte, non vedeva più Leonardo.
"Perché sto facendo questo?" si chiese, "perché correre...
perché?".
E il mondo si infranse davanti ai suoi occhi ed esplose in mille frammenti
di specchio, in ognuno la sua immagine che ripeteva una domanda, una domanda
a cui doveva rispondere. Una di quelle voci, lo sapeva, stava sussurrando
la risposta, ma quale ? Horus si fermò, alzandosi in piedi fuori
dal suo riparo, lo sguardo fisso nel vuoto. Misha lo vide e sorrise con
fredda determinazione.
"Eccolo!" pensò "Si tiene fuori tiro dalle pistole ma non sa
che ho questo fucile..." Prese la mira e tirò il grilletto, mentre
la voce di Morgana urlava: "Noooooo!"
Il colpo di fucile raggiunse Horus nel mezzo della fronte, con una
precisione micidiale. La Nota si accasciò al suolo senza un gemito.
La sua testa un vulcano di sangue e di umori.
La corsa del fuggiasco proseguì barcollando sul ponte. Biagio
e Leonardo si incontrarono sul ponte, il Mago cinse le spalle dell'amico.
"Vieni con me, ora sei al sicuro" disse e iniziò a trascinare la
Nota all'altra estremità del ponte. "Attento..." ansimò Leonardo.
"Ghisonda... dietro di me...." poi la stremata Nota gli crollò fra
le braccia.
Uno stormo di gufi e civette si lanciò violentemente sul ponte,
ma con grande sorpresa di Merlino, lo superarono, ignorarono le tre Note
di Desiderio e si lanciarono sulle cinque Alterazioni che formavano il
pentacolo.
Laura e IdoLo, disarmati, si coprirono il volto con le mani e continuarono
a salmodiare, mentre Misha, Andrea e Mirko svuotarono i loro caricatori
abbattendo diversi rapaci. Anche Piergiorgio sparò per difendere
il pentacolo.
Biagio raggiunse il luogo del Controrituale appena in tempo, mentre
ai suoi occhi abituati a vedere oltre il reale appariva evidente che l'anima
di Gilgamesh, la figura di un bronzeo Guerriero inerte, si sollevava lentamente
dal suo corpo. Spossato nella mente e nel corpo, Merlino si lanciò
nel pentacolo assieme al suo ingombrante fardello.
IdoLo osservava la scena. Stranamente la sensazione di disagio che
lo pervadeva era svanita sempre più. Sentiva che oramai la vittoria
era vicina.
La sua concentrazione saliva, sentiva come se la sua energia interiore
potesse fluire verso gli altri, ad accrescere la loro. Misha, Mirko e Andrea
sembravano troppo impegnati a sparare e Laura a difendersi.
IdoLo si era eretto in tutta la sua altezza; pronunciò da solo
l'acuta invocazione che avrebbe portato al culmine del rituale. Come a
Sanremo, ci fu un urlo di rabbia che proveniva dal nulla, e poi il silenzio.
Sull'altro lato del ponte una donna di mezz'età vestita in maniera
comune da contadina si affannava a urlare frasi in dialetto. Misha prese
ancora una volta la mira, sparò e anche lei si accasciò con
un ultimo urlo. I rapaci si dileguarono nel vento....
Lontano, in un ospedale romano, il giovane Luca De Dioresi, in coma
da un mese, si rizzò di scatto sul suo letto, Sul suo volto scorrevano
lacrime felici....
"Sono tornato a te, mia Signora...." disse Horus fra i singhiozzi.
Alasia urlò e la Cavea rimbombò della sua rabbia. "Ancora
quei Maghi! Ci hanno fermato ancora!" Si alzò in piedi in preda
alla furia. Le Sorelle attorno a lei la guardarono attonite. "Presto! Dite
ai Nizzardi di sorvegliare tutti gli ingressi. Voi rimanete qui". Il suo
viso si aprì in un sorriso pieno di ferocia. "Lanceremo il Rito
di Protezione. Triora diverrà un inferno, per questi Demoni, se
solo si avvicineranno...."
Poi si spostò verso l'altare, dove il corpo esanime di Franchetta
era stato legato a testa in giù, penzolando da una corda. Gocciolava
sangue sul corpo privo di sensi di Edipo, adagiato su una lastra di ardesia.
"Di solito ci vorrebbe il sangue di una vergine....." sibilò la
Strega "Ma ci accontenteremo di quello di una traditrice...."
Si allontanò con un ghigno sinistro sulle labbra. Dietro l'altare
fece capolino la piccola figura di Battistina. Guardò la Sorella
torturata e mormorò: "L'Inquisizione sarà pure stata terribile,
non lo nego. Ma cosa c'è di più terribile che ammazzarci
fra di noi?"
Dopo un momento di assoluta immobilità IdoLo si riprese, come
scosso dall'irreale silenzio, e si avvicinò al corpo esanime di
Gilgamesh e cercando lo sguardo dei suoi compagni chiese: "E gli altri
dove saranno finiti? Dove è il mio signore Loki? Non vorrei che
..." Le parole gli morirono in gola e cominciò a muovere qualche
passo esitante verso il ponte.
Mentre le tre Note di Desiderio si sdraiavano spossate accanto al corpo
esanime della loro Nota Pura, Merlino si voltò verso Misha, con
gli occhi in fiamme.
"MISHA!!!, PAZZO, COSA HAI FATTO!!!” L'urlo di Biagio aveva la forza
della tempesta mentre il Mago si avvicinava a Misha. Le mani chiuse a pugno,
il volto rosso dall'ira. L'Alterazione guardò negli occhi la Nota,
occhi diventati improvvisamente azzurri come il cielo, pieni di rabbia
ed odio. La prima reazione del cecchino fu quella di puntare il fucile
contro l'assalitore.
"Abbassa quell'arma o questi saranno i tuoi ultimi mesi di vita; poiché
quando tornerò non mi vedrai arrivare, non riconoscerai il mio nuovo
volto e la tua sarà una lunga agonia, mortale." disse il Mago con
disprezzo.
Biagio scagliò a terra il fucile e si avvicinò ancora.
"I doni di Distruzione non sono adatti agli stolti. Hai abusato di ciò
che ti é stato dato." Misha lo guardò, un'aria fra l'indifferente
e il sorpreso. "Hai ucciso una NOTA, hai ucciso uno di coloro che ti hanno
mostrato la Verità del Pathos, e per questo io ti maledico. Ti maledico
nel nome dei Tre Volti a cui hai strappato un Figlio. Possa Fortuna considerarti
per sempre un nemico da perseguitare. Sia l'ira funesta del Fato un perenne
supplizio. Chiamo Morte come giudice e boia, al volto Nero la sentenza.
La tua vita altro non sarà che l'attesa della tua fine. Il Volto
di Colei che Aspetta ti perseguiterà in sogno e veglia e per te
non ci sarà né rifugio né salvezza. Io ti chiamo Nemico
ed Assassino".
L'aria era immobile, non un alito di vento, non un suono. Gli occhi
di Misha puntati verso il cielo oltre le spalle di Biagio. Verso nuvole
scure e dalla forma strana. Per un attimo, prima che il vento le disperdesse
sembrarono tre figure incappucciate, ma forse erano solo nubi.
Misha guardò la Nota con aria indifferente come se vedesse cose
lontane, all'improvviso i suoi occhi tornarono quelli di un predatore.
"Mi auguri ciò che mi è stata compagna ed amante per tutta
la vita, non ho bisogno che essa mi perseguiti, come sempre l'andrò
ad amare da solo". Ciò detto si diresse verso il ponte.
"Placa la tua ira, Merlino!" ansimò Morgana cercando di parlare
con fatica. "Non senti? Non c'è stata alcuna lacerazione del tessuto
del Pathos. Nessuna Nota si è estinta, e questo può significare
solo una cosa: mio fratello Horus non è morto, ma è morto
solo il suo involucro innaturale.... Sono certa che l'anima di Horus sia
tornata nel corpo di Luca De Dioresi....."
IdoLo intanto si era incamminato sul ponte, seguito da Piergiorgio.
Prima di allontanarsi completamente si rivolse agli altri: "Io e Piergiorgio
ci avviamo a dare man forte a Loki, Andromaca e Palmyra. Forse qualcuno
di voi dovrebbe venire con noi mentre qualcuno dovrebbe pensare a mettere
in salvo Gilgamesh!"
"Siamo deboli è vero" affermò Yuri, "ma ce la caveremo
da soli".
"Del resto" aggiunse Faust "è bene che non ci avviciniamo al
Sigillo in queste condizioni...."
Contento che i rapaci si fossero allontanati, con uno sguardo di semi-gratitudine
verso Misha, Piergiorgio disse: "Spero tu abbia avuto il silenziatore".
Poi rivolto verso gli altri:"Forza, andiamocene di qui. Se è come
in Svizzera la polizia non tarderà ad arrivare e non abbiamo il
tempo per spiegare l'accaduto". Detto questo cominciò a muoversi
verso la macchina. "Misha visto che sei così esperto, occulta i
cadaveri".
Poi rivolto a IdoLo:" Andiamo da Loki. Forse anche il Signore degli
Inganni ha bisogno di un piccolo aiuto ogni tanto...... E poi c’è
Misha; non possiamo mandarlo a morire così, da solo. Fino ad adesso
ci è stato utile, anche se comprendo benissimo la rabbia di Biagio
per suo Fratello, ma forse così lo ha liberato dalle mani di Alasia”.
“Lo scopo del rituale era proprio quello di liberare le Note che vi
fossero state fatte entrare. Horus era inerme. Quella morte non era necessaria.”
ribattè Biagio. “E comunque mi sono stancato di tutto questo. Siete
stati risvegliati e dimenticate le leggi del Pathos. Non ci è permesso
attaccare un nostro Fratello, e soprattutto a voi, che per Nostra volontà
siete a conoscenza di cose da sempre nascoste agli uomini. Esistono dei
duelli rituali tra le Note e la posta non è quasi mai la morte,
ricordatevelo una buona volta. Non ho più intenzione di ripetermi.
E ricordate anche che lo spirito di una Nota è immortale ma NON
IL CORPO CHE LO OSPITA e quindi uccidendo Horus avete ucciso un uomo. Una
persona con dei sogni e delle speranze, con emozioni che nutrono il Pathos
di cui fate parte. Un uomo che era parte stessa della Nota, di cui condivideva
l'anima e i ricordi. Ricordatevelo. Per il resto, andate pure. Credo che
noi Note non possiamo più fare altro. Resterò qui”.
Andrea, Mirko e Laura annuirono, e si unirono a Misha, Piergiorgio
e IdoLo; poi le sei Alterazioni varcarono il ponte in direzione di Triora.
Andromaca sfoderò uno dei suoi migliori e più innocenti
sorrisi e poi si lanciò nell'inizio di una spaventosa filippica:
"Buonasera Signora, mi dispiace di averla disturbata ma sono felice di
conoscerla e anche di sapere che lei riesce a dormire ... io invece purtroppo
soffro spesso di insonnia, sa, le preoccupazioni del lavoro riescono a
seguirmi anche quando sono in ferie e prima delle tre-quattro di notte
non riesco proprio a chiudere...."
La vecchia Isotta parve non accorgersi neanche che Andromaca stava
parlando. Agitò la mano verso di lei, ridacchiando, e Andromaca
inciampò sui propri piedi, con uno strillo acuto. Le due galline
si avventarono subito contro di lei, mentre la vecchia sghignazzante si
faceva sempre più vicina, brandendo un bastone nodoso.
Ma dietro di lei sembrò materializzarsi una figura minacciosa:
Fabio Woland! "Volevi dormire? E allora dormi!" esclamò tra sé
Fabio calandole il mazzuolo da scalata sulla testa. Ma qualcosa non andò
per il verso giusto, o questa vecchia era decisamente troppo fortunata,
perché il fatto potesse essere casuale. Il colpo, calato con estrema
violenza sul suo cranio, le colpì di striscio la spalla, ottenendo
solo l'effetto di cavarle di bocca tutta una serie di improperi intraducibili.
Isotta si voltò verso il nuovo venuto, e l'occhio sinistro sembrò
quasi uscirle fuori dall'orbita. Era diventato violaceo e pareva pulsare.
Ma Fabio era più veloce e il suo intervento aveva in qualche
maniera disorientato la vecchia. Corse avanti, tirando calci alle galline
indemoniate, afferrò per un braccio Andromaca e si slanciò
verso il Sentiero delle Streghe. "Corri, dolce signora! Tutto sta accadendo
e non possiamo sbagliare!" urlò ad Andromaca, il cui viso era una
maschera di sangue colato dalle ferite provocatele dai becchi.
Isotta alzò la sottana di stracci e corse berciando nella loro
direzione, finché un'improvvisa apparizione le si parò davanti.
Un'oscura figura correva verso di lei. Per un attimo l'oscurità
sembrò avvolgerla... Il Signore degli Inganni era al fianco dei
compagni... con lo sguardo pieno di collera!
Isotta non sembrò scomporsi. Le sue dita si intrecciarono in
un gesto strano, simile a uno scongiuro. Loki sentì un dolore lancinante
attanagliargli il petto. Cadde a terra e si rialzò a tentoni, cercando
di capire cosa fosse successo, e vide la vecchia venirgli addosso urlando,
brandendo il bastone con due mani.
Ancora una volta Loki chiamò il potere del Pathos, e al posto
della figura prostrata a terra apparve una pantera nera, pronta a scattare
contro l'assalitrice. Isotta esitò un istante, sul suo volto un
dubbio improvviso. In quel momento, dal casolare all'inizio del Sentiero
che Fabio ed Andromaca stavano per raggiungere, partì una freccia.
Volò precisa, scagliata con forza straordinaria e si conficcò
con violenza nel petto della pantera, che si accasciò con un guaito.
Dietro al muro del casolare, Palmyra si riprese con un gemito, abbandonata
sul mucchio di pietre su cui era stata gettata. Alzò lo sguardo
e vide il suo catturatore che puntava l'arco verso qualcuno che lei non
poteva vedere, oltre il margine del muro.
La figura muscolosa del cacciatore era infatti saltata sul muro del
casolare, armata di un arco, puntando la freccia verso Andromaca che non
era ancora in grado di vedere nulla a causa del sangue che le si coagulava
sugli occhi. "Odysseus ti saluta, Compagna di Movimento. Ti saluta per
sempre...." disse, prendendo la mira.
Una furia fredda avvampò nel petto di Fabio. Aveva visto suo
Fratello cadere, vedeva la donna che amava sotto la minaccia della stessa
arma e le emozioni umane fecero da esca al fuoco del Pathos che scorreva
in lui. Una luce azzurra emanò dal centro del suo essere, mentre
chiamava a raccolta i poteri che gli venivano da Enigma e da Destino.
Levò le braccia e le invisibili trame del possibile ribollirono
nell'aria, come un temporale. Si sentì un crepitio di fulmini, mentre
la storia prendeva un altro corso. Ma Odysseus spalancò gli occhi,
radunò la sua forza e scagliò un micidiale contrattacco di
potere. Il tempo e le azioni presenti e passate parvero accavallarsi. La
freccia di Odysseus che doveva uccidere Andromaca cadde dall'arco, mentre
quella precedente che avrebbe colpito la pantera sibilò inutile
a fianco di Loki. Sembrò di sentire uno strappo immane nella stoffa
del reale, e l'azione si ripeté ancora una volta. La freccia colpì
con minore accuratezza. Gorghi d'aria gelida soffiarono all'improvviso
e le fronde degli alberi stormivano, scosse dalla furia delle forze primigenie.
Odysseus sarebbe rimasto insensibile all'improvviso manifestarsi dell'ira
del Destino o il suo precario equilibrio lo avrebbe abbandonato?
"Sei una Nota!" sibilò Odysseus rivolto a Fabio. "Riconosco
questo potere! Tu sei Amleto! Enigma di Destino!"
Gli occhi di Amleto si posarono sul muro su cui si ergeva ed Enigma
suggerì un percorso tortuoso alla vendetta. Di nuovo Amleto modellò
il possibile ed il vecchio materiale cedette sotto il peso del Cacciatore,
si sgretolò e lo trascinò con sé in una caduta rovinosa,
proprio su un sasso più grande degli altri...
Le vertebre si spezzarono con uno schiocco secco, come un tuono. Poi
tutto fu nuovamente calma. La tempesta del possibile era cessata. Non era
successo nulla. Il possibile era tornato al reale.
Odysseus, barcollante ma vittorioso, osservò con tono di sfida
il suo avversario: "Hai perso, Amleto. L'energia che ho chiamato a difendermi
è stata maggiore della tua....." Poi lanciò un urlo di dolore.
Palmyra aveva afferrato un sasso e glielo aveva scagliato violentemente
contro la nuca.
Odysseus perse l'equilibrio e crollò giù dal muro, atterrando
sulla gamba sinistra. Si udì un rumore sinistro di ossa spezzate
e il suo ginocchio si piegò con un'angolatura innaturale.
La vecchia sembrò dimenticarsi per un attimo della pantera agonizzante
davanti a sé. Abbassò il bastone e si lanciò in un
altro violento accesso di risa.
Una bambina di otto anni, vestita con un grembiulino bianco apparve
dietro di lei, sorridendo.
Come pervasa dall'ira e da una nuova energia, Palmyra trovò
la forza di alzarsi e si lanciò verso Odysseus con una pietra in
mano. "Aiutami, Andromaca, dobbiamo renderlo inoffensivo". Il primo colpo
raggiunse Odysseus in piena faccia, trasformandola in una maschera di sangue.
Stordita, la Nota parve non trovare l'energia di reagire, mentre anche
Andromaca raccoglieva una pietra e accorreva ad aiutare la Sorella. Mentre
Fabio tentava di riprendersi dal contraccolpo metafisico seguito dal duello
con Odysseus, le due donne si scagliarono come Furie sulla Nota inerme.
Dopo pochi istanti, sia Fabio che l'agonizzante Loki avvertirono quel lacerante
strappo nel Pathos che indicava la morte di una Nota.
"Ferme, ferme..... è morto!" disse Amleto.
Le due donne gettarono le pietre. Erano ricoperte di sangue, con i
vestiti mezzi strappati e la terra che si mischiava al sangue raggrumato
sulle loro mani. Alzandosi dal cadavere, parevano esse stesse due Arpie,
uscite da una scena da incubo di un film splatter. "Morto? Come sarebbe
morto?" chiese Palmyra, guardando incredula il suo assalitore.
"Fabio ha ragione... " disse Andromaca. "Guarda qua. Il colpo che gli
hai dato sulla tempia, gli ha sfondato il cranio...."
La risata isterica di Isotta sottolineò macabramente la diagnosi
di Andromaca.
I tre Empathici si voltarono. La pantera si muoveva ormai molto lentamente
in una pozza di sangue scarlatto; la sua mente, in punto di morte, ormai
era rivolta solo al pensiero della sua amata, Alchera.
Isotta rideva sguaiatamente, mentre la piccola Battistina rimaneva
in silenzio accanto alla madre.
Amleto in un attimo decise: levò le mani in un gesto di pace,
pur restando vigile, e senza degnare la vecchia di uno sguardo, si rivolse
alla bambina: "Siete anche voi emozione, come noi. Non ti sembra assurdo
tutto questo?"
La bimba rimase in silenzio mentre la vecchia alzava le mani verso
Fabio, nell’identico gesto di scongiuro che prima aveva fermato Iacopo.
Ma Battistina fermò le mani della madre e la vecchia la guardò
interrogativamente: "C'ha te pigia, fantela?" chiese con voce gracchiante
"A l'é un demoniu, a te' vistu!"
"'A vita l'è men ciaa de canto paia....." commentò la
bambina, poi si rivolse verso gli Empathici. "Sì, mi sembra assurdo.
Demoni che uccidono Demoni e Bagìue che uccidono Bagìue.
Ma non tradirò le mie Sorelle. Né lo farà mia madre.
Né tantomeno ho intenzione di seguire Alasia sul sentiero dell'autodistruzione."
La bambina fece un gesto strano davanti alla pantera, e lentamente essa
riprese le fattezze di Iacopo. La freccia di Odysseus gli spuntava dal
centro del petto e la Nota era priva di sensi. "È ancora vivo ma
sta morendo. Io posso salvarlo....." si avvicinò e trasse dal vestitino
un sacchetto di pelle. Afferrò con entrambe le manine la freccia
e con una forza inaspettata la strappò dal petto del ferito, poi
immerse una mano nel sacchetto e ne estrasse una pasta maleodorante che
sparse sulla ferita, tamponandola. Si rialzò e li guardò
fissi negli occhi. "Guarirà prima di quanto crediate, ma deve stare
immobile fino all'alba." tornò poi verso sua madre e aggiunse. "Non
combatterò contro di voi, né contro Alasia. Non voglio saperne
più nulla. La mia parte e quella di mia madre finisce qui". E detto
questo le due donne se ne andarono, incamminandosi per il Sentiero delle
Streghe.
"Non possiamo certo lasciare Iacopo qui in mezzo, in queste condizioni
e in compagnia di un cadavere!" fece notare Palmyra. "Cosa facciamo?"
In quell'istante Fabio si accasciò, trafitto da un dolore terribile,
come se qualcuno gli infilasse degli spilli acuminati in ogni parte del
corpo. "Un dolore... tremendo...." urlò "Cosa diavolo succede?"
Andromaca si avvicinò all'imboccatura del sentiero: "Isotta!
Battistina! Aspettate!" Non ebbe alcuna risposta.
"Dannazione, siamo al punto di partenza! Dov'è l'entrata? Spostiamo
i nostri compagni in un punto nascosto e riparato, purtroppo non saprei
che altro fare per loro, ora".
Le donne spostarono le due Note e il cadavere dentro i ruderi della
Cabotina, poi si diedero a ispezionare le vicinanze: "DEVO trovare l'entrata,
una ladra professionista che si rispetti non può non trovare un'entrata
sotterranea che sa di sicuro essere nelle vicinanze! Cavolo, se passano
da qui qualche segno deve esserci!" disse Andromaca sull'orlo di una crisi
isterica. Frugò dappertutto, poi crollò a fianco dell'amica,
sconfitta.
"Non perdete tempo" le ammonì Amleto tra una smorfia di dolore
e l'altra. "Piergiorgio e IdoLo dovrebbero essere nei pressi. Unitevi e
andate a romperle le corna. Che gli Eterni vi accompagnino!"
"Va bene, ma non si può restare qui così. Andrò
in albergo per trovare una cassetta del pronto soccorso o qualcosa del
genere, per curare meglio Iacopo. Tu Palmyra, aspettami qui". disse Andromaca.
"Loro sono qui nascosti e di certo se qualcuno li attaccasse non saprei
da che parte cominciare a difenderli. Tanto vale che venga con te" aggiunse
Palmyra "Forse IdoLo e Piergiorgio ci stanno cercando là".
Le due auto con sopra le sei Alterazioni provenienti da Loreto si fermarono
davanti all'Albergo 'La Colomba d'Oro' .
Piergiorgio scese di macchina con le orecchie tese per percepire il
minimo rumore. "Credo che la cosa migliore da fare sia riunirci agli altri.
Forse sono ancora in albergo, ma se hanno improvvisato qualcosa.... non
voglio pensare al fatto che si possano essere trovate davanti una Nota
di Desiderio. Anche se forte, Loki non ce la può fare contro Streghe
e Note assieme. Propongo di fare un giro per Triora cercandoli. Non dovrebbe
essere troppo difficile visto che non è gigantesco. Misha, ti rimane
qualche arma per fornirle a tutti? IdoLo e Laura ne sono sprovviste e in
questa notte credo che tutti ne avranno bisogno. Muoviamoci. Misha fai
strada noi ti seguiremo ma ricorda: prima chiedi POI SPARA, non il contrario".
"E se si fossero rifugiati in albergo?" disse Andrea. "In fondo Andromaca
stava male, mi pare. Io direi che prima potremmo fare un salto in camera
visto che siamo qui...."
"Ok, visto che siamo qui..." acconsentì Piergiorgio. "Facciamo
così: IdoLo, Mirko e Andrea faranno un rapido giro dell'albergo,
non credo sia difficile. Basta vedere se le chiavi della camera di Andromaca
e Palmyra sono al loro posto, oppure basta chiedere all'albergatore. Noi
tre vi aspetteremo qui fuori. Non è il caso di dividerci. Se trovate
qualcosa di strano, IdoLo, dammi uno squillo sul cellulare e vi raggiungiamo
subito".
Mentre i tre Empathici entravano nell'albergo, Piergiorgio occhieggiò
Misha; era di nuovo vestito in maniera normale, ma non aveva dubbi che
il suo equipaggiamento fosse a portata di mano. Piergiorgio prese Laura
da parte e le disse: "Teniamo d'occhio Misha. Da quanto ho capito di lui
non è molto normale.... Se capisci cosa intendo".
"Capisco benissimo" commentò Laura. "Ma ti assicuro che se farà
il cattivo, non credo che me la sentirò di andare là a sculacciarlo,
per beccarmi una bomba sulla zucca....."
Misha sembrò capire che parlavano di lui. "Per rispondere alla
domanda di prima" disse a Piergiorgio" non ho altre armi. Se succederà
qualcosa io resto in fondo al gruppo a guardarvi le spalle".
Le due donne corsero per le viuzze di Triora con il cuore in gola e
la paura di incontrare altri nemici. Poi raggiunsero l'albergo; fuori da
esso c'erano Misha, Laura Lari e Piergiorgio.
Quando i tre Empathici videro arrivare le loro compagne, ferite e coperte
di sangue e di terra da capo a piedi, sbarrarono gli occhi dalla sorpresa:
"Andromaca, Palmyra!" disse Laura "Cosa diavolo vi è successo?"
IdoLo entrò nell'albergo, seguito da Mirko e Andrea. Si avvicinò
al banco della reception e gettò un occhio alla rastrelliera delle
chiavi; non c'era alcun portiere. "Strano che senza portiere sia tutto
aperto a quest'ora di notte" commentò Andrea.
IdoLo intanto si accorse che la chiave della stanza di Andromaca mancava.
I tre Empathici salirono al piano; arrivati davanti alla camera, IdoLo
posò l'orecchio sulla porta.
"C'è un gran silenzio" disse, e fece il numero di cellulare
di Piergiorgio: "Ciao Piergiorgio, Andromaca credo che sia in stanza" disse.
"Ma cosa dici?" rispose Piergiorgio "è qui fuori, davanti a
me!"
"Fermi e alzate le mani", intimò una voce maschile. Tre cameriere,
la cuoca e un giovane erano usciti dal bagno del corridoio.
"Posate le armi e non fate scherzi" minacciò la cuoca dell'albergo
puntando una pistola nella loro direzione. “Posate le vostre armi e non
vi sarà fatto niente”.
IdoLo si girò lentamente, ostentando sicurezza ed estrema calma
(come uno che ha realmente tutti i diritti di essere li) e con tono affabile
disse: "Buona sera, scusate il disturbo, siamo alloggiati qui, nella stanza
29. La nostra amica, che ha preso questa stanza non si è sentita
bene ieri sera e siamo preoccupati per lei. Soffro di insonnia e passeggiavo
per il corridoio; mi è parso di sentire uno strano rumore provenire
dalla sua camera, ma adesso regna uno strano silenzio. Potete darci una
mano?"
Mirko si morse la lingua per non imprecare e si spostò in modo
da essere coperto almeno in parte da IdoLo che si era messo a parlare.
Non sentiva nemmeno quello che diceva... ma sentiva benissimo il calcio
della pistola sotto la giacca.
"Non fate storie" disse l'uomo del gruppo: "Sappiamo bene chi siete.
Avete assaltato il nostro Tempio di Nizza e avete ucciso i miei compagni
a Sanremo, e pure Dama Ghisonda! In alto le mani, servi del Demonio! Che
lo Spirito Santo possa rendere sterili i vostri lombi!" L'uomo sembrava
fuori di sé. Sembrava quasi più spaventato dall'arma che
teneva in mano che dai suoi avversari.
Andrea e Mirko se ne accorsero. Guardarono il ragazzo: era molto giovane,
gracile, poteva essere uno studente. Anche le tre donne non parevano particolarmente
a loro agio con le pistole in mano, ma le puntavano in maniera anche più
risoluta di lui.
Si sentì correre su per le scale. I primi a sbucare furono Laura
e Piergiorgio che si immobilizzarono alla vista della scena. Dietro di
loro facevano capolino Misha e Palmyra. Andromaca, che li stava seguendo,
era scivolata nelle Ombre, come Faust le aveva insegnato.
"Che sta succedendo qui? E cosa fate tutti davanti alla camera di Andromaca?"
disse Palmyra, seminascosta dietro Piergiorgio. Le due cameriere la guardarono
piene di spavento. Palmyra era coperta di sangue coagulato dalla testa
ai piedi; nella penombra del corridoio pareva una figura uscita da un incubo.
Una di loro lanciò un urlo, l'altra le puntò la pistola contro;
persino il giovane e la cuoca si distrassero.
Tutto accadde in un attimo. IdoLo tirò un calcio alla cuoca,
facendole cadere l'arma, mentre Mirko estrasse la pistola col silenziatore
e sparò ad un ginocchio del giovane. Questi lanciò un urlo
acuto e la pistola gli cadde a terra, mentre si stringeva la gamba con
tutte e due le mani singhiozzando.
Andrea intanto si gettava su una delle due cameriere, buttandola a
terra e Misha spinse Laura da parte puntando la mitragliatrice contro l'ultima
cameriera.
"O posi quell'arma o sei morta. Scegli." disse con tono lapidario.
La ragazza non se lo fece ripetere due volte. Buttò la pistola
a terra. Immediatamente IdoLo, Palmyra e Laura si appropriarono delle pistole.
Mirko tramortì il giovane che urlava e le Alterazioni trascinarono
i loro prigionieri nelle camere, mentre Andrea rimase sulla soglia a vedere
se arrivava qualcuno.
Misha puntò la canna della mitragliatrice contro la cameriera
che si era dimostrata più impressionabile. "Dov'è Alasia?"
chiese.
"Nella... nella Cavea...." balbettò l'altra.
"E dov'è questa Cavea?" incalzò Piergiorgio.
"Qui. Nei sotterranei dell'albergo, fino alla chiesa di San Bernardino...."
confessò la giovane, singhiozzando.
"Chi siete voi? Siete bazure?" chiese Laura Lari.
"Solo loro" disse la giovane indicando la cuoca e l'altra cameriera,
"Noi siamo del Tempio di Nizza!"
"Ma non siamo ancora bazure!" urlò disperata l'altra cameriera.
"Sappiamo solo usare le erbe!" piagnucolò.
"Va bene, imbavagliatele e chiudetele nel bagno assieme a quell'altro"
disse Misha. "Tu ci farai strada." disse alla cameriera che aveva interrogato.
Pochi minuti dopo, le sei Alterazioni irruppero nella cucina dell'albergo,
stordirono il vecchio proprietario e, per mezzo di una porticina entrarono
nel vecchio campanile del monastero, trasformato in dispensa. Scesero nella
cantina e, guidati dalla giovane, scoprirono una porta celata in una botte.
"Quanti sono là dentro?" chiese Misha
"Una dozzina" disse la giovane. "Più cinque miei compagni del
Tempio che sorvegliano l'uscita di San Bernardino. Ma sette delle bazure
non possono staccarsi da questo rituale che scaccia i Demoni da Triora.
Alasia ha detto che deve durare almeno tre ore perché perduri fino
alla luna nuova".
"Ci dev’essere un prigioniero da qualche parte" le disse Andrea, "ci
si può arrivare evitando le Bazure?"
"Volete dire il Quinto Demone?" chiese la cameriera. "Si, è
nella cappella".
"Portaci lì" ordinò Misha.
Le sei Alterazioni entrarono in un cunicolo buio, scavato nella pietra
ardesia, stretto in maniera tale da far passare solo una persona alla volta
e rischiarato di quando in quando da una lampada ad olio posata in una
nicchia.
Passarono un incrocio. Sulla sinistra si udiva un lontano canto di
voci femminili, mentre la cameriera indicò tremando la svolta a
destra: "Circa venti metri da qui... c'è quello che cercate" disse
tremando. Misha la passò a Laura Lari che la tenne a bada puntandole
la pistola nella schiena e le sei Alterazioni avanzarono in silenzio fino
alla luce che si vedeva in fondo al cunicolo. Poi, da dietro l'angolo che
nascondeva loro la fine della galleria, una voce femminile con un lieve
accento francese disse: "....Ascoltami dunque, Edipo, Demone della Grande
Madre. Destati dal tuo sonno e colpisci a morte i miei nemici!"
Un coro di voci maschili le rispose salmodiando.
"Ragazzi, qui bisogna fermare prima questo Rituale e poi pensare a
quello che blocca le nostre Note" disse Palmyra. "Direi che se facciamo
irruzione a pistole spianate e colpiamo qualcuno dei partecipanti, e fermiamo
il rituale, poi possiamo fare i conti con Alasia (otto Alterazioni contro
quella "Cosa"..... mi vengono i brividi). E chissà che Edipo non
sia in grado di aiutarci".
"Ahi! Qui ci sono rogne!" si lamentò Mirko "Che si fa? Si entra
e si spara all'impazzata? Non la vedo bene: finora ha funzionato egregiamente,
ma non è detto che non ci sia una sorpresina finale... Proporrei
che ci si spremesse tutti un po' le meningi: vediamo se esiste un'alternativa..."
"Allora, mi ricordo che Misha diceva di avere delle bombe anti-sommossa,
o sbaglio?" chiese Palmyra "Perché, se è così, se
ne potrebbero buttare una o due dentro prima di entrare a pistole spianate!!"
" Io suggerirei di tirare un paio di flashbang in mezzo ai celebranti”
aggiunse IdoLo “mentre noi serriamo gli occhi e ci tappiamo le orecchie;
in questo modo il loro rito dovrebbe interrompersi, nel casino generale
che seguirà le esplosioni i più 'vispi' di noi potranno attaccare
quei bastardi! Idee su come sopraffarli?"
"Entriamo in questo ordine ma alla svelta" commentò Piergiorgio
“perché non abbiamo tempo da perdere in discussioni. Il primo è
Misha e dopo viene Mirko; sparate a due dei salmodianti SENZA UCCIDERLI
chiaro?" guardò tutti negli occhi come per vedere se avevano capito.
"Poi entriamo io e Andrea." Poi, rivolto alla cameriera: "Dov'è
Alasia e dov'è il Sigillo? Sono in questa stanza?"
Ma prima ancora che la cameriera potesse rispondere, Misha disarmò
la prima bomba e la lanciò dietro l'angolo. Si udì un botto
tremendo, un lampo, e una serie di urla. Misha balzò avanti nel
cerchio della porta e disarmò la seconda bomba, imbracciando il
fucile. Non fece a tempo a vedere cosa stava succedendo perché fu
investito da una nuvola di polvere e di calcinacci.
La stanza della cappella doveva essere in muratura e il soffitto aveva
ceduto. Urla di agonia e di dolore provennero dalla nube di polvere; ma
Misha, che aveva ormai armato la seconda bomba, fu costretto a liberarsene
e a lanciarla all'interno. Si udì un secondo fragoroso botto e un
altro lampo accecante. Poi le Alterazioni sentirono un rumore sinistro
sopra di loro e osservarono terrorizzati il soffitto di ardesia che si
sfaldava e crollava sopra le loro teste. Qualcuno urlò e si coprì
con le braccia, poi tutto venne sommerso da una nuvola di polvere.....
Misha si rialzò dolorante. Una pietra lo aveva colpito a una
spalla, ma l'altro braccio era ancora sano. Purtroppo il fucile gli era
caduto quando lo aveva alzato per ripararsi e giaceva ora sotto un lastrone
di ardesia. Si guardò attorno, estraendo la pistola. IdoLo si stava
rialzando e pareva indenne, a parte alcune abrasioni; sembrava solo zoppicare
leggermente.
Sotto un identico lastrone c'erano Laura Lari e la cameriera. Erano
state decisamente le più sfortunate: il lastrone era loro piombato
direttamente sulla testa quasi seppellendole. Anche Andrea giaceva, apparentemente
morto, semisommerso da calcinacci.
Non molto lontano, Piergiorgio si lamentava tenendosi la gamba. Il
bianco della tibia fratturata usciva dai pantaloni. Mirko, appiattito contro
la parete, tirò un sospiro di sollievo e mormorò un grazie
al suo Eterno Fortuna, dal momento che era totalmente indenne. Palmyra
pareva avere un nuovo taglio sulla fronte, sanguinava, ma si era già
rimessa in piedi. Di Andromaca non c'era traccia.
Misha pensò che era tardi per recriminare e la stanza era ancora
sicuramente piena di nemici.
Si inoltrò, pestando i calcinacci. Al centro dell’ambiente c'era
un altare su cui era stato adagiato un uomo; il corpo di una donna nuda
e sanguinante era caduto sopra di esso, come se fosse stata appesa al soffitto,
riparandolo in qualche maniera dalla caduta di parte della volta. La donna
ovviamente era morta, con la colonna vertebrale spezzata. Con orrore Misha
riconobbe il giovane volto di Franchetta.
Sotto una parte del soffitto crollato si intravedevano altri corpi;
difficilmente qualcuno si era salvato. Un giovane dai capelli biondi sembrava
guardarlo con gli occhi azzurri assenti, pareva ancora vivo ma non chiedeva
aiuto. Guardandosi attorno, non pareva esserci altro che gente sepolta
dalle macerie. Tutti morti.
Alasia balzò improvvisamente da dietro l'altare. Il suo volto
era una maschera di sangue e di rabbia; Misha puntò contro di lei
e sparò. Il colpo la raggiunse alla spalla, ma la Strega rimase
in piedi, puntando il dito contro il soffitto sopra a Misha. Un pezzo cadde
su di lui, franandogli addosso.
Mirko, e Palmyra raggiunsero la soglia, con l'arma in mano. IdoLo arrancava
dietro di loro.
"Dio e Satana vi maledicano entrambi!" urlava la Dark Lady, come se
stesse sputando veleno. Al suo dito, un Anello di metallo bianco con un
ovale di madreperla.
Palmyra, senza molte esitazioni, entrò nella stanza gridando
a quelli che si erano salvati "Copritemi!!!!" e si tuffò al riparo
di un cumulo di macerie. Tutto questo mentre IdoLo portatosi un fazzoletto
al naso per non respirare polvere, cercava anche lui di proteggersi il
più possibile dietro le macerie.
"Ohmmmerda!" imprecò Mirko, e in quel momento vide l'Anello.
Vide Palmyra che faceva l'eroina e IdoLo che faceva il cowboy. Prese bene
la mira e diede retta a un’idea bizzarra: forse non era facile uccidere
la Dark Lady, ma siccome sanguinava, si poteva ferire... Aveva 14 colpi
nel caricatore e come unico bersaglio il dito con l'Anello. L'idea, confusa
nella polvere del crollo e nello shock dell'ecatombe, era quasi puerile:
"Io le faccio saltare il dito con tutto l'Anello! Ho avuto Fortuna finora...
ci sarà pure un motivo!"
Mentre Mirko prendeva la mira, Alasia spinse da parte il cadavere di
Franchetta e liberò freneticamente Edipo dai calcinacci. IdoLo e
Palmyra furono i primi a sparare, ma dopo i primi colpi si fermarono. L'intenzione
di Alasia era evidente: stava alzando il corpo della Nota per farsene uno
scudo.
Mirko, però, aveva preso bene la mira: vide il bianco e affusolato
dito della Dark Lady che stringeva un braccio di Edipo. Vide l'Anello che
scintillava alla luce dell'ultima lampada ad olio rimasta accesa, e tirò
il grilletto.
Il proiettile colpì con precisione la mano di Alasia all'attaccatura
del dito, trapassò la mano e si conficcò nel braccio dell'esanime
Marco Anastasi. Questa volta Alasia urlò di dolore, il suo dito
pendeva in maniera innaturale, inondandole la mano di sangue. Dimentica
della situazione, si guardò la mano con un moto di orrore.
Da dietro l'altare si lanciò un'ombra comparsa dal nulla. Andromaca
afferrò saldamente il dito e tirò con tutta la sua forza.
Il dito si staccò. L'Anello vi rimase infilato.
Alasia urlò ancora, Edipo le cadde dalle mani e la donna si
lanciò a mani nude contro l'Alterazione, emettendo un ringhio che
non aveva più nulla di umano, ma Mirko, Palmyra e IdoLo non rimasero
a guardare. Investirono Alasia di una gragnuola di colpi, finché
la Bazura non si accasciò a terra in un lago di sangue.
Andromaca non si giovò molto della loro mira: un proiettile
la raggiunse al fianco. Urlò e si tamponò la ferita con la
mano sinistra. Con la destra continuava a tenere il dito, alzandolo in
aria quasi come un segno di vittoria…. il Sigillo di Desiderio.
Battistina osservava l'alba dai sinistri ruderi della Cabotina. Sotto
di lei, Isotta stuzzicava con un bastone il cadavere di Odysseus e sghignazzava.
Salita sul mucchio di sassi su cui era stata gettata Palmyra, Battistina
vide con gli occhi della mente, sotto il cumulo di sassi, il cofano di
basalto nero che la Storia aveva chiamato Ili-Amranni, e decise in quell'istante
che lo avrebbe fatto distruggere a martellate, e i frammenti sparsi per
il letto del rio Argentina. "Nessuno dovrà più leggere il
suo messaggio e ripetere gli errori di Alasia" pensò la Bazura.
Guardò la madre con affetto. Che ironia. Lei, la bambina, era
la mente adulta, mentre la vecchia era la bambina. Ma erano vive. Ancora
una volta il Cerchio delle Dame era sopravvissuto..... Aveva attraversato
un altra prova, come la Peste, i Processi, la Guerra..... ed era sopravvissuto.
"Le Bazure sono vive....." pensò Battistina. I Demoni e i loro
servi avevano abbandonato il paese....
Lei stessa aveva osservato il Demone ferito e il Demone che aveva duellato
con Odysseus, stringersi nel dolore del rito, nascosti fra i ruderi della
Cabotina. Ma i loro Cultisti erano entrati nella Cavea e avevano ucciso
Alasia e Giano, recuperando l'Anello. Poi erano tornati a prendere i Demoni
e in tutta fretta avevano abbandonato Triora.
"Il paese è di nuovo libero." mormorò Battistina sorridendo.
Il sole spuntò oltre la montagna. "La notte è finita e per
noi nasce il nuovo giorno.... E non ci faremo più minacciare dai
nostri Desideri Deviati....."
Si ringraziano Teo, Luca e Fabrizio per il brainstorming che ha dato origine a questa storia. Si ringrazia anche Laura come arbitro, Digio come narratore principale, Palmira per l’editing del testo e tutti i giocatori che sono troppi per nominarli tutti. Un grazie anche al personale dell’Albergo “La Colomba d’oro” di Triora, presso il quale il gruppo andato per esaminare il paese prima della parte finale della quest, ha trovato un’ospitalità eccezionale e una cucina superlativa…..