DESIDERI DEVIATI

di Autori Vari
(a cura di Elio "Digio" Di Giovanni)




 
SINGOLARE FURTO DI ANTICHITÀ A LIPARI

La notte fra Venerdì e Sabato Santo, ignoti ladri d'antichità si sono introdotti nella Fortezza di Lipari (Messina) dove era in corso la Mostra della collezione privata di antichità "Martha Bayley"
da poco donata al Comune eoliano.
L'effrazione è stata incruenta, il guardiano è stato stordito per mezzo dell'assunzione di qualche droga, solo pochi oggetti di scarso valore venale sono stati rubati, il che lascia perplessi gli inquirenti. I ladri non hanno infatti rubato i gioielli in oro e pietre dure di epoca egiziana, pezzo forte della mostra, ma si sono limitati a rubare alcune epigrafi di età romana e greca, oltre ad un’urna cineraria proveniente dal Medio Oriente.
La dottoressa Maria Colajanni, curatrice della mostra ha dichiarato che in tutto sono stati rubati sette reperti e si è messa a disposizione delle indagini. Nessun commento per ora da Martha Bayley, l'eccentrica miliardaria americana autrice della donazione al Comune.

Giorgio Pulitzer
Pathos News - Dai Fatti alle Parole


LIPARI
Isole Eolie, Sicilia
6-10 Aprile 1999

 
Mirko Terragallo aveva esaminato a lungo gli avvenimenti del furto di Lipari. I giornali della sua città non avevano dato molto risalto al fatto; in effetti non aggiungevano nulla alle notizie del Pulitzer. Anche alcune ricerche su Internet non avevano dato risultati. La mostra non aveva un sito Web e l'Ente per il Turismo Eoliano non segnalava nulla di rilevante. Su alcune testate siciliane trovò qualche notizia in più: le antichità in esposizione appartenevano ad una collezione privata, in possesso della miliardaria americana Martha Bayley, che da qualche tempo si era stabilita in una villa a Panarea, non lontano da Lipari. A gennaio aveva fatto la clamorosa donazione al Comune di Lipari purché il materiale venisse esposto nel corso di una mostra alla Cittadella. La giovane archeologa Maria Colajanni di Lipari aveva curato la parte tecnica della mostra. Non c'era alcuna traccia sui giornali riguardo a cosa fosse scritto sulle sei epigrafi, mentre l'urna cineraria veniva descritta come "un contenitore di uso rituale del II millennio a.C. di basalto nero, con iscrizioni in caratteri cuneiformi sul fondo".
“Basta!” pensò ad un certo punto “devo andare a controllare di persona”. Fece sbrigativamente le valigie - il minimo indispensabile (oltre alla Beretta cal.9 che ormai era sua fedele compagna) - e partì per Lipari nella tarda mattinata di martedì, dopo aver fatto le sue ricerche in biblioteca e su Internet. Era bassa stagione, per cui non ebbe difficoltà a prenotare il biglietto del traghetto per l’isola: si precipitò a Napoli con l'Eurocity e si imbarcò sul traghetto che partiva alle 22,45. Sul battello, per nulla affollato, si guardò attorno per vedere se c’erano facce di altri Empathici. Nessuna. Si sarebbe detto che era stato il solo ad interessarsi di quella pista. Dormì su di un sedile a prua e la mattina si svegliò con un gran mal di schiena; affacciandosi al finestrino, osservò lo spettacolare lancio di lapilli dello Stromboli sulla Sciarra del Fuoco. Sorrise. Era giunto alle Isole Eolie. Altre due ore e la nave lo sbarcò al porticciolo di Lipari. Guardando a sinistra, alta, sopra il paese, vide la Cittadella, teatro del furto. Trovò una stanza in una pensione dal prezzo accettabile e poi s’inerpicò per le stradine che portavano alla Cittadella. Giunto in cima ebbe l'amara sorpresa di trovare la mostra chiusa e con ancora i sigilli sul portone.
Mirko decise che era presto per un'azione di forza; dal momento che aveva letto che la dottoressa Maria Colajanni abitava a Lipari decise di farle visita. Cercò sull'elenco del telefono ma c’erano decine di famiglie Colajanni e nessuna Maria. Chiese allora ad un giornalaio se sapeva dove abitasse la Colajanni, quella della mostra. Lui sorrise e gli disse che "Mariona" Colajanni abitava in una casa nella piazza dello scalo vecchio. Mirko si recò lì verso mezzogiorno e bussò al portone. Sentì un gran trambusto e gli aprì un uomo gioviale in canottiera e ciabatte.
"Si? …. Chi è?" gli chiese interrogativamente.
Mirko rifletté rapidamente ma non gli venne nessuna scusa: "Ehm.... cerco Maria. Io....." balbettò.
L’uomo si illuminò in volto "Ah, l’amico di Maria! Venga, venga che stiamo per andare a tavola! Abbiamo uno scodellone di penne con le melanzane" poi rivolto verso l'interno "Anna! C'è l’amico di Maria, aggiungi un posto!" In breve il visitatore venne tirato dentro, messo a tavola assieme a due marmocchi che lo guardavano con poca benevolenza e ai genitori di Maria, che lo trattavano come uno di casa.
La situazione divenne realmente imbarazzante quando Mirko si rese conto che Maria non era in casa ma tornava nel primo pomeriggio, e la mamma di Maria lo apostrofò con un: "Non vedevo l'ora di conoscerti, Paolo. Maria mi ha parlato tanto di te e della tua parlata continentale..... Allora a che punto è questa tesi? Non l'avete ancora finita?"
Mirko posò lentamente la forchetta con cui stava infilzando le melanzane e pensò rapidamente a cosa rispondere......

Jacopo Davanzati rilesse le informazioni che il tenente Alessandro Pelter gli aveva procurato: “Il furto è avvenuto in maniera semplice: al custode notturno, che dormiva nella casa attigua, è stata fatta una iniezione con una dose massiccia di anestetico; i ladri sono penetrati nell'appartamento mentre dormiva, dalla finestra aperta del bagno. A questo proposito il custode ricorda che qualche ora prima aveva fatto entrare nella sua abitazione una splendida signora dall'accento straniero che diceva di aver bisogno della toilette. Dopo aver drogato il custode i ladri si sono impadroniti delle chiavi e del codice che disattivava l'allarme. Sono stati asportati 7 reperti: 4 cocci greci provenienti da Atene con inciso il nome di un cittadino da ostracizzare (la pratica dell’ostracismo era in vigore nelle città greche democratiche), due epigrafi latine che menzionano una l'inizio del consolato di Cicerone, e l’altra l'apertura di una strada romana tra Tindari e Piazza Armerina, un'urna di basalto nero, delle dimensioni di un bauletto, con iscrizioni in caratteri cuneiformi all'interno. La dott.ssa Colajanni, curatrice della mostra, afferma di ignorare il significato di questa iscrizione. Nessun indizio, ma si tratta indubbiamente opera di professionisti. Dal momento che sia i cocci che le epigrafi sono pezzi decisamente dozzinali, gli inquirenti suppongono che il vero scopo dei ladri fosse l'urna nera. Si sta indagando nel campo dei collezionisti di antichità”.
Jacopo era sorpreso, si era recato prima alla Biblioteca Nazionale di Firenze e poi alla biblioteca del Museo Archeologico e si era messo a scartabellare tra i documenti per trovare qualche notizia dell’urna, e, poiché aveva la descrizione, aveva chiesto anche ad un addetto della biblioteca del Museo se poteva dargli una mano per risalire a tutto ciò che poteva essere collegato all’urna; si fece aiutare anche da Palmyra, che se ne intendeva di archeologia.
Era molto strano. DA NESSUNA PARTE aveva trovato riferimenti a questo oggetto. La cosa gli “puzzava” decisamente.

“...Rispondere...rispondere...” pensava febbrilmente Mirko.
"Paolo! Ma certo! Ora è tutto chiaro... e vi devo delle scuse, sebbene per questa stupenda pasta alle melanzane sarei disposto ad essere chiunque!" Gli altri rimasero a bocca aperta. "Non sono Paolo, né lo conosco, a dire il vero, ma conosco, in un certo senso, la dott.ssa Colajanni, per motivi professionali, e lei appunto sto cercando con estrema urgenza... tanto da dimenticare le buone maniere. Sono mortificato... mi rendo conto che voi aspettavate tutt'altra persona..."
"È successo qualcosa di grave...?" La madre parve improvvisamente molto preoccupata.
"No...spero di no, almeno! È per via del furto di qualche giorno fa, non dovrebbero esserci particolari complicazioni, ma per me è di estrema importanza sapere alcune cose..." Mirko credeva di poter intavolare una più o meno cordiale conversazione con i suoi ospiti, una volta chiarito l'equivoco e, spazzolando il piatto di pasta, chiese: “Si è visto qualcuno sull'isola, nei giorni precedenti il furto, che, a ripensarci, aveva qualcosa di losco?”
"Boh" rispose papà Colajanni "Non mi pare proprio".
“Si è fatta qualche chiacchiera a proposito del furto?”
"Roba di paese, ma nulla di utile."
“Certo che darsi tanta pena per rubare ‘quattro cianfrusaglie’... eh?”
"Davvero, ha proprio ragione!"
“La ricetta della pasta con le melanzane, signora mia, a qualunque costo la devo avere; troppo buona!”
"Ma certo, le pare!"
Mentre erano ormai al dolce innaffiato da una splendida Malvasia, entrò una giovane donna decisamente sovrappeso, sui 25 anni, e assai poco attraente. "Ciao Maria" la salutò papà Colajanni, "questo signore gentile è venuto a fare domande sul furto."
L'espressione di Maria si fece glaciale. Dopo che sua madre le ebbe raccontato dell'equivoco avvenuto, arrossì e poi chiese all’improvvisato ospite di poter parlare con lui in privato. Si spostarono in un salottino appartato, dove la donna lo aggredì verbalmente: "Insomma, chi è lei e cosa vuole? A nome di chi fa tutte queste domande e perché dovrei darle delle risposte? Ho detto tutto quello che so agli inquirenti". sbottò prima che Mirko potesse aprire bocca.
"Ha assolutamente ragione: il mio comportamento è inqualificabile! Presentarmi senza preavviso, importunare la sua famiglia e lei, dottoressa, senza che vi sia una sola ragione apparente..."
"Tanto per cominciare non sono ancora dottoressa, è una stupidaggine scritta dai giornali e poi...." La donna esitò un attimo e Mirko ne approfittò, come aveva visto fare un sacco di volte a Colombo, in TV. Testa leggermente piegata, occhietto indagatore ma discreto, massima accondiscendenza e tutto il tatto e la pazienza di cui era capace.
“Ma, mi creda: se mi sono spinto tanto oltre nell'abusare della sua pazienza è perché non mi è possibile fare diversamente”
“Non credo di essere interessata alle sue storie!"
"Naturalmente, naturalmente... ma lei è la mia unica possibilità: sono un investigatore privato e sono sulle tracce di un pericoloso individuo che, secondo le mie informazioni, è in qualche modo in relazione col furto, o per meglio dire, con gli oggetti rubati. Devo sapere di quali oggetti si tratta, devo capire qual è la relazione e devo fare in fretta: temo che la vita della mia cliente sia in pericolo".
"Che c'entra la sua cliente con questo ladro?"
"Mi perdoni: meno sa e meno rischia anche lei. Mi creda, è una cosa terribilmente seria!"
"La polizia non..."
"No, la polizia non può intervenire, almeno finché non riesco a mettere insieme le prove che mi servono, e forse lei può essere determinante. Suvvia, che oggetti hanno rubato? Che caratteristiche hanno? Ha una loro foto o qualcosa che mi possa aiutare a comprendere? Sia gentile: mi aiuti!"
“Sguardo languido, verso la fine, e soave sorriso sulle labbra; niente di compromettente o volgare, ma assolutamente 'rapito' dalla limpida profondità degli occhi della donna... riuscirò a fare breccia nella sua granitica ostilità?” pensò Mirko.
La Colajanni lo guardò con aria ostile: "Io non so chi lei sia, ma se crede di farmi paura sbaglia di grosso. Lei mi parla di fantomatiche clienti, ma di certo non è la sig.na Bayley, che certo me lo avrebbe detto, d'altra parte non è neanche della polizia, altrimenti mi avrebbe fatto vedere le sue credenziali. Per cui lei è un impostore, forse un complice dei ladri, e se non vuole che la denunci esca subito da casa mia. Non le darò le mie foto neanche se mi prega in aramaico!"
Lo spinse vigorosamente fuori dalla stanza, chiamando il padre per farsi aiutare. In men che non si dica, nonostante le sue reiterate proteste, Mirko venne sbattuto fuori della casa......

Jacopo Davanzati aveva tentato di prenotare un volo aereo. Purtroppo a Lipari non c'era alcun aeroporto. Volò a Catania, si spostò poi col treno fino a Milazzo indi col traghetto fino a Lipari. Vi arrivò nel tardo pomeriggio di mercoledì 7 aprile. Ovviamente cercò una sistemazione alberghiera per poi recarsi alla Cittadella, dove si era svolta la mostra, ma era chiusa, con i sigilli della polizia. Li stava osservando attentamente, quando una voce lo fece sobbalzare.
"Lei chi è? Cosa sta guardando?" Si voltò e vide un uomo sulla cinquantina, grassoccio e dall'aria poco pericolosa, ma con addosso una divisa da custode con sopra lo stemma del Comune di Lipari. "La Cittadella è chiusa, non lo sa?"

Mirko Terragallo, dopo gli ultimi risvolti negativi della sua indagine, decise di recarsi alla Cittadella per fare qualche domanda ai custodi e dare un'occhiata in giro: "Chissà che non mi venga in mente qualche buona idea! O che non trovi qualcosa d’interessante, più tardi, in paese... dovrò pur cenare questa sera!"
Mentre saliva la scalinata che portava al portone della Cittadella, notò una scenetta che si stava svolgendo proprio in cima alla rampa. Un uomo con la divisa da custode stava apostrofando nientemeno che Jacopo Davanzati, colui che a Lucca si era presentato come Nota di Enigma, facendo il Discorso sulla Rivelazione per la propria Armonia.
Osservò attentamente la scena.
"La Cittadella è chiusa, non lo sa?" stava dicendo il custode.
Jacopo rispose affettando un discreto italiano, magari a volte un po' stentato, con il classico accento yankee: "Mi dispiace non sapevo, ero curious, sono qui per turis... ehm… turisto? No, sorry, turismio. In New Orleans abbiamo letto di Miss Bayley e volevo vedere. Ho saputo di ladri vero?" Gli tese la mano "Mi chiamo Jacopo, sir, piacere. Scusi non volevo dare fastidio"
"Ah, beh, nessun problema. Sa, da quando mi hanno stordito e drogato per entrare nel Museo, mi sembra di vedere ladri dappertutto, mi scusi" disse il custode con aria più comprensiva.
Mirko decise che era il momento di intervenire; si fece avanti e "Mi scusi” disse “per caso ho sentito che lei è stato drogato! Ma è inaudito! Pensi che ho fatto tanta strada per vedere questa mostra!" Jacopo si voltò, sorpreso. Riconobbe immediatamente un Fratello del Pathos, nonché membro del Movimento di Destino. I due si scambiarono un silenzioso segno d'intesa.
"Beh, mi dispiace" disse il sessantenne custode, incrociando le mani sulla sua quieta pancetta da uomo tranquillo di paese "temo che abbia fatto tanta strada per niente, perché proprio non si può entrare."
"Ah, ehm...." proseguì Jacopo "ma come ladri entrare lì. This is a REAL fortress...."
"Beh, io dormivo qui, nella mia camera e non ho sentito niente. I medici dicono che mi hanno fatto la puntura col sonnifero. I ladri mi sono entrati in casa mentre dormivo, dalla finestra aperta del bagno. Io ero sicuro di averla chiusa, ma deve averla lasciata aperta una splendida signora dall'accento straniero che qualche ora prima mi aveva chiesto di usare il bagno. Comunque, insomma, mi hanno preso le chiavi ed il codice che disattivava l'allarme dal portafogli. Che roba!"
"No problem. Please, mi dica com’è successo; magari che ne dice di accompagnarmi in un buon locale dove parlare più tranquillamente, maybe bevendo qualcosa della sua isola?" disse Jacopo
"Eh, beh, sa.... vorrei proprio ma sono in servizio. Non posso abbandonare casa, sa... ma venite dentro, vi offro un bicchierino di Malvasia di Lipari...." disse il custode strizzando l'occhio. Mentre entravano nell’abitazione, Jacopo si rivolse al ‘misterioso’ turista.
"Anche lei qui per scavi e turismio? Io vengo dagli States, il mio nome è Jacopo, sir", e gli tese la mano. "Venga anche lei, forse tra un po' ci raggiungerà una mia amica" (Fece un cenno a Mirko, strizzando l'occhio in segno d'intesa).
"Si, anch'io per turismo..... ma tornando a quella signora che le ha chiesto del bagno" insistette Mirko restituendo l'occhiata a Jacopo e rivolgendosi al custode. "Donne! Mai che ci si possa fidare! E dica, pensa che sarà possibile visitare la mostra nei prossimi giorni? Il paese è incantevole e varrebbe certamente la pena fermarsi un poco... certo, a condizione di trovare un letto... lei conosce un albergo dove affittare una stanza in questi giorni?"
"C’è l'imbarazzo della scelta, sono tutti liberi. Per quanto riguarda la mostra, beh, domani pomeriggio viene qui da Panarea Miss Bayley, la padrona dei reperti, per vedere cos’è successo. In quella occasione spezzeremo i sigilli; se ci sarete cercherò di farvi entrare, dopotutto, capisco che avete fatto molta strada per venire qui....."
Jacopo e Mirko si congratularono l'un l'altro con lo sguardo. Ce l'avevano fatta. Salutarono il custode e gli diedero appuntamento alle 14.00 del giorno dopo. Poi ognuno di loro tornò alla propria abitazione e fissarono un posto dove vedersi la mattina dopo così da unire le informazioni in loro possesso.
Il giorno successivo Mirko e Jacopo si erano appena incontrati davanti a un bar vicino alla Cittadella, quando il telefonino di Jacopo squillò. Jacopo rispose ed annuì, poi rivolto a Mirko gli disse: "L'amica di cui ti parlavo è arrivata. Si chiama Palmyra ed è una Sorella archeologa. Pare che sia accompagnata da Andromaca Gualtieri, un'altra Sorella. Ci aspettano in un bar del porticciolo."
"Andiamo allora", commentò Mirko.
Palmyra De Piris scese dal traghetto alle 10.30 del mattino. Era una calda giornata primaverile, un po' ventosa, e respirò a pieni polmoni quell'aria di mare che da sempre faceva da sfondo alla sua vita di esperta in archeologia subacquea. Guardandosi attorno, vide che il porticciolo non mostrava segni della frenetica attività che caratterizzava i mesi estivi o i ponti primaverili. Alta, sulla sinistra, la rupe dove sorgeva la Cittadella, luogo dove si era svolta la Mostra Bayley. Trascinandosi dietro la sua valigia con carrello, Palmyra si recò alla pensione di Rosa, dove aveva alloggiato durante i suoi precedenti soggiorni nelle Eolie. Rosa, un simpatico donnone dai modi di fare molto coloriti, l’accolse con entusiasmo e le diede la camera migliore, con vista sulla piazza della calata.
Palmyra si rinfrescò con una doccia salutare e poi decise di fare un giro in paese per controllare se qualcosa era cambiato, prima dell'appuntamento con Jacopo.
La prima cosa che le venne in mente fu di gustarsi una bella granita al caffè, la magnifica specialità liparese.... Entrò nel bar più vicino e rimase sorpresa nel vedere, seduta ad un tavolo, una Sorella del Pathos, da lei conosciuta a Lucca: Andromaca Gualtieri.
Era una donna minuta, assai poco appariscente, dai lunghi capelli neri e lo sguardo tendeva a passare sopra di lei senza notarla. Andromaca alzò lo sguardo e la riconobbe; la salutò con un sorriso e le fece segno di avvicinarsi al suo tavolo.
"Ciao Palmyra" esordì "immagino che tu sia qui per la Mostra, come me. Io sono appena arrivata. Che ne diresti di unire le nostre forze? Vedi... io ho una mezza idea di sapere cosa stiamo cercando e qual è l'importanza dell'oggetto che dobbiamo recuperare. Se decidi di unirti a me, metteremo in comune tutto ciò che sappiamo....". Lo sguardo di Andromaca era stanco, sfiduciato, diverso da quello entusiasta che aveva a Lucca, come se qualche recente avvenimento l'avesse duramente segnata. Sembrava come.... invecchiata.
"Ciao... tu sei Andromaca, vero? Si, mi ricordo di te. Non mi aspettavo proprio di trovarti qui, anche tu... forse è un segno. Ma, scusa, ti è successo qualcosa? Mi ricordo una persona più viva, più allegra... non vorrei sembrarti invadente, ma posso aiutarti? Sai, tra Sorelle..." Palmyra si sedette al tavolo di Andromaca e ordinò una granita.
"Il Tradimento mi angoscia e ultimamente esso serpeggia spesso, anche fra amici...." affermò Andromaca con una smorfia amara "torno dalla Ricerca del Sigillo di Enigma, tradita da coloro che lo cercavano insieme a me per ridarlo ai membri di Enigma. Le Alterazioni di Distruzione presenti hanno preso il Sigillo per la loro Armonia. Tempi duri per il Pathos...."
Andromaca scrutò poi Palmyra nel fondo degli occhi: "Ma tu sei da poco una Sorella, e sei più pura degli altri. Promettilo. Sul tuo Eterno. Nessun tradimento. Nessuna verità nascosta. Se lo farai, io farò altrettanto".
"Va bene, lo prometto...." disse Palmyra. “Anzi, sappi che non sono sola qui, e che possiamo unire le forze anche con un mio compagno di Movimento, Jacopo Davanzati; ho il suo numero di telefonino e posso chiamarlo per fissare un appuntamento fra mezz'ora".
"Bene" disse Andromaca assumendo un atteggiamento più rilassato "conosco Tiresia e mi fido di lui...." Palmyra telefonò a Davanzati e gli diede il nome del bar. Poi, dopo aver respirato a fondo disse: "Dovremmo fare un salto al Museo Archeologico per cercare il Direttore, che ho conosciuto in passato quando l’ho aiutato ad allestire una Sezione del Museo con i materiali provenienti dai relitti che ho scavato in questi fondali. Però il Direttore è solo un'amministratore. Il vero esperto di archeologia è una laureanda che fa da conservatrice del Museo e della Mostra; si chiama Maria Colajanni e conosco anche il suo indirizzo qui a Lipari. Ma dimmi, mi è per caso sfuggito qualcosa sull'importanza del furto?"
"Non proprio.... Ciò che cerchiamo è l'urna, non c'è dubbio. Una telefonata a un mio amico che ha contatti in polizia mi ha assicurato che quelle epigrafi latine sono di scarsa importanza; quanto poi ai cocci greci si tratta solo di ostraka, dei cocci usati per esiliare qualcuno. Nulla di importante, insomma.... opera di depistaggio; a mio parere il nostro obiettivo dev’essere l'Urna, quella proveniente dal Medio Oriente".

Penelope Antisi, alias Deifobe di Discordia, alzò la cornetta e compose il numero di Maria Colajanni. Forse lei poteva darle informazioni su quella notizia così originale. “Pronto?” rispose una voce femminile.
"Salve! Probabilmente sarà la centesima telefonata che riceverà, ma ho pensato di provare comunque, altrimenti chi lo sente il mio capo? Sta lì tutto il giorno a non far niente poi si sveglia sempre all'ultimo momento strepitando in giro che vuole l'articolo su questo, l'articolo su quello… Io non sono nemmeno tanto appassionata di archeologia, figuriamoci poi se riesco ad interessarmi di reperti egizi, però sono stati rubati e quindi la cosa si fa eccitante. Ah... non mi sono presentata? Sto parlando con la dott.ssa Colajanni, vero? No, perché se ho sbagliato ho fatto davvero una pessima figura!!! ehehehe....". Penelope continuò su questa linea per un bel po’ imbastendo scuse impressionanti, ma quando le domande iniziarono a vertere sui reperti, su quello che significavano, sulla miliardaria Martha Bayley e così via, la reazione fu decisamente raggelante.
"Beh, e lei chi è? Come? Una giornalista? Ah, ho capito. È amica di quel pazzo che ha infinocchiato i miei genitori, vero? Beh, sappia che non so un accidente e di certo se lo sapessi l'avrei detto alla polizia e non a voi!"
Tu....tu.... tu..... (Rumore del telefono attaccato in faccia).
“Mmmmm….” pensò Penelope riattaccando, “In fondo una gita al mare non dovrebbe essere male…..”

Andromaca e Palmyra erano ancora sedute al tavolino quando Jacopo Davanzati e Mirko Terragallo le raggiunsero; i quattro si salutarono e si sedettero attorno al tavolo.
Dopo le formalità di rito, Mirko informò gli altri di essersi recato dalla Colajanni ma di non essere riuscito a farle scucire alcuna informazione. Mirko e Jacopo affermarono comunque che nel pomeriggio, alle 14, il custode gli avrebbe fatto visitare la mostra, perché Miss Bayley sarebbe venuta da Panarea per un sopralluogo, e perciò i sigilli sarebbero stati momentaneamente rimossi.
Andromaca tirò un sospirone e informò essere a sua conoscenza che proprio un cofano di basalto nero, secondo i ricordi arcani di Horus, Nota di Desiderio, era stato il contenitore del Sigillo di Desiderio ai tempi dei Sumeri e che le sue tracce erano state perse già nell'antichità. "È possibile che si tratti dello stesso oggetto, che era detto Ili-Amranni, ma è anche possibile che non c'entri nulla...." aggiunse Andromaca con una smorfia. “Se permettete proverò io a far scucire la bocca alla Colajanni; forse fra donne..... Ma oggi sono molto stanca e ho bisogno di dormire. Domattina andrò dalla nostra curatrice del museo....."
"Io ho alcune conoscenze qui" disse Palmyra "prima dell'appuntamento con il guardiano vorrei fare un salto al porto. Mi è venuta l'idea che i ladri possano non aver utilizzato il traghetto convenzionale per tornare in Sicilia; lì spero di trovare qualcuno dei marinai che mi hanno fatto da barca appoggio durante le mie immersioni. Partirò da lì".
"Quando andremo alla mostra, visto che è americana come lei" suggerì Mirko "potrebbe occuparsi lei, sig. Davanzati, di fare qualche cortese domanda alla Bayley?”
"Farò il possibile" disse Jacopo.
Gli Empathici misero poi insieme le informazioni in loro possesso e concordarono sul fatto che era necessario conoscere l'esatta natura dei sette oggetti. "Potrebbe essere davvero l'Ili-Amranni......" commentò pensierosa Andromaca.
"È come se mi sfuggisse qualcosa... Ah, certo!" disse Mirko "probabilmente i ladri si sono fermati a dormire almeno una notte: bisognerebbe fare un controllo e, se hanno preso una stanza, non dovrebbe essere difficile scoprirlo, visto che è bassa stagione e ci sono pochi turisti. Abbiamo qualche ora prima dell’appuntamento con il custode; che ne direste di dividerci e fare questa piccola ricerca?"
I quattro Empathici furono d'accordo. Mentre Mirko, Andromaca e Jacopo si davano da fare in questo senso, Palmyra si recò al porto dove trovò senza difficoltà un suo amico barcaiolo.
"Ehi, Salvo, quanto tempo è passato, vero? Ti ricordi quelle belle giornate passate alla Secca di Capistello? Belle cose abbiamo tirato su, no? ....... Senti un po', ti risulta che qualcuno dei tuoi amici affitti una barca per tornare all'Isola senza aspettare il traghetto? Sai potrebbe servirmi un passaggio d'urgenza..."
"Certo", rispose Salvo, "lo faccio anch'io. Molti turisti me lo chiedono".
"E c'è qualche bella donna straniera che te lo ha chiesto recentemente?" chiese Palmyra, ammiccando.
"Ehm, si, ma purtroppo era in compagnia di due tizi dall'aria dottorale. Lei era bellissima, tutta vestita di nero, di una bellezza mozzafiato.... pensa te, hanno voluto partire in mezzo alla notte di Venerdì Santo...."

Alle 14 Palmyra raggiunse la Cittadella dove trovò Jacopo e Mirko. Andromaca, stanca morta per il ritorno lampo dalla Turchia, era nella pensione a riposare. Il portone della Cittadella stava per essere aperto dal custode in compagnia di una filiforme ed allampanata ragazza di vent'anni vestita con un completo YSL, di un agente di polizia e di un compunto burocrate.
Gli Empathici si fecero avanti tossicchiando.
La donna, che intuirono essere Martha Bayley, li squadrò sospettosamente.
"Ehm, sono turisti" spiegò innocentemente il custode "sono venuti da così lontano per vedere la mostra che non me la sono sentita di dirgli di no....".
"Lei non aveva l'autorizzazione....." iniziò il burocrate rivolto al custode… "Oh, stop talking!" tagliò corto Martha mescolando parole inglesi e italiane, "il danno has happened prima. It's late." Poi, rivolta ai tre, "please, entrate, responsabilities are mine....".
Entrarono negli spazi della mostra. L'occhio esperto di Palmyra comprese subito che si trattava di materiale di scarso interesse: anfore greche, qualche tavoletta in terracotta e urne etrusche. C'era poi una collezione di gioielli egiziani provenienti dalla Valle delle Regine, di notevole pregio.
Rimanevano vuoti gli spazi dove era esposto il materiale rubato.
"I don't understand...." commentò pensierosa Martha "the thieves rubato baule, ma lasciato oro......"
Jacopo iniziò a questo punto a parlare fittamente con la Bayley, che sembrava stupita di sentire parlare così fluentemente nella sua lingua. Gli altri non afferrarono nulla di quello che i due si dicevano, però questi dopo pochi minuti iniziarono a tubare come piccioncini, e quindi si resero conto che Jacopo doveva avere fatto alla donna qualche commento estremamente galante. Dopo poco tornò raggiante dai suoi compagni affermando di essersi procurato un invito per quattro persone alla festa che la Bayley avrebbe dato nella sua villa di Panarea l’indomani sera (ore 21.00, abito da sera obbligatorio).

Dopo una notte ristoratrice si ritrovarono in un bar di Lipari.
"Adesso la cosa importante" disse Jacopo "è procurarci degli abiti da sera come si deve. Se qualcuno di voi ha problemi economici io posso anticipare" fece una pausa significativa. “Ripeto, anticipare…..! Bisognerebbe scoprire dove hanno attraccato i tre (la bella ed i due "dottori") e se fosse possibile capire dove sono andati. Palmyra mi pare abbia già fatto qualcosa; Mirko, tu hai possibilità di scoprire se i tre hanno pernottato qui per qualche giorno? In fondo non possono essere passati inosservati, oltretutto dovrebbero essere stranieri, magari svizzeri...... Andromaca è k.o., fissiamo alle 19 in albergo se vi va bene”.
“Non sono k.o., un po’ ho dormito, ma credo che dormirò ancora anche oggi” intervenne Andromaca.

A Lipari si trovavano negozi di tutti i generi, comprese le boutiques. Jacopo girovagò un po’ di qua e di là cercando nel frattempo di capire se era seguito; ogni tanto si allontanava un po' dalla calca o girava bruscamente dietro qualche angolo, ma sembrava essere solo.
Andromaca si fece stirare in lavanderia il suo abito migliore fra quelli che aveva in valigia e cercò di reperire le informazioni chieste da Jacopo. Nulla di interessante.
Mirko trovò un negozietto con prezzi ragionevoli ed acquistò un abito elegante senza troppe pretese. Prima di andare via, per scrupolo, fece una passeggiata intorno alla Cittadella: bighellonando, respirando aria buona, guardandosi intorno, osservando la natura, e, grazie al sole ancora alto, provò ad osservare la strada, la vegetazione e tutti i particolari intorno. Non fu un brutto lavoro: c'era pace, tranquillità... pareva di essere lontanissimi dai disastri del mondo. "Serendipità... chissà che troverò... se andrò di qua... o di là..." canticchiò e intanto lasciava correre i pensieri e gli occhi su ogni cosa, senza risultati.
Palmyra approfittò dell’amicizia con salvo per farsi portare in Sicilia; a Milazzo si comprò un bell’abito lungo.

Era la sera del 10 aprile. Dal porticciolo di Lipari stava per partire il traghetto per Panarea. Francesco De Principe era già sulla nave; era arrivato a Lipari nel primo pomeriggio, attirato dalla notizia del curioso furto di antichità. Le sue ricerche di Maria Colajanni, a cui intendeva fare delle domande, tuttavia, erano risultate negative. La donna non era a Lipari ma si trovava a Panarea, dove la sera si sarebbe svolta la festa di Martha Bayley. Il dott. De Principe si era allora ricordato di un suo ricco paziente che abitava a Lipari, e si era affrettato a chiedergli in "prestito" il suo invito. Ora, con un sobrio abito elegante, era pronto per la festa.
Due persone che salivano sul traghetto attirarono l'attenzione di De Principe: quelli li aveva visti a Lucca, ed erano membri del Pathos. La ragazza era di certo Penelope Antisi, una Nota di Discordia. Quanto all'altro, sapeva che era un Fratello, ma il nome gli sfuggiva.
"Beh, visto che siamo in ballo...." pensò e si diresse verso i due Empathici.
"Che combinazione!" disse loro sbucando dal passaggio di babordo "Anche voi a Lipari per turismo?"
Penelope e il suo compagno sobbalzarono lievemente e riconobbero nel nuovo venuto un Fratello del Pathos.
"Ehm... veramente noi andiamo alla festa di una miliardaria americana......" spiegò Penelope.
"Ma va'?" sorrise il De Principe "Quando si dice il caso. Sto andando anch'io a quella festa!"

All'ora ed al luogo prestabilito, davanti al traghetto per Panarea, Jacopo Davanzati si presentò con camicia bianca, giacca aperta grigio antracite di un taglio piuttosto casual, pantaloni dello stesso colore, niente cravatta e scarpe di cuoio marroni. I capelli erano volutamente un po' mossi (un po' dandy ... la divisa era lasciata un po' libera sul lato). In mano aveva una rosa bianca. Appena vide gli altri: "Banale, lo so, ragazzi. A me questi ricevimenti non piacciono eccessivamente e se sono costretto a parteciparvi... beh, non mi piace essere "serioso", mummificato dentro un vestito ed impomatato come una lumaca! Il vestito va bene, ma ogni tanto un piccolo tocco d'originalità non guasta, no?"
Andromaca Gualtieri indossava un abito lungo in raso nero, aveva un trucco molto discreto e i capelli raccolti. Due piccoli orecchini completavano il suo look che, nel complesso, sembrava studiato apposta per non farsi notare.
Mirko Terragallo indossava un comodo blazer damascato blu notte, con bordini di raso blu elettrico e cuciture oro... "Temo che nemmeno Little Tony, ai suoi tempi, avrebbe osato tanto" commentò divertito, "Ma l'ospite è americana, vero? Allora dovrebbe apprezzare... L'alternativa, con quello che avevo in tasca, era un frack lasciato in pegno da un pianista squattrinato dodici anni fa... l'ho provato: sembravo Ollio! Comunque, è sempre meglio del completo sgualcito bianco-sporco alla Fitzcarraldo, che indossavo stamattina, anche se a me pareva più romantico e intonato all'ambiente. Quindici chili di meno e sarei un perfetto 007... solo un po' più basso..."
Poco prima della partenza del traghetto, Palmyra raggiunse trafelata i suoi amici con un abito di seta blu notte cangiante; l'abito era attillato fino alla vita da dove partiva in pieghe molto morbide fino ai piedi, calzati con scarpe dal tacco piuttosto alto. Era chiuso sul davanti fino al collo, segnato da un colletto molto basso, le spalle erano scoperte... e dietro la schiena era completamente nuda fino in basso (piuttosto in basso). Sulle spalle portava uno scialle di pizzo antico prestatole dalla padrona della pensione in cui alloggiava. I capelli erano raccolti in una sorta di crocchia con ciocche che le scendevano ai lati del viso.
"Eccomi ragazzi, scusate il ritardo, il tragitto dalla Sicilia ha preso più tempo del previsto, ma ne è valsa la pena, non vi pare?..." E con uno sguardo malizioso si unì alla compagnia.
I quattro Empathici salirono sul traghetto privato che la Bayley aveva noleggiato per l'occasione, si incamminarono sul ponte principale, e rimasero a bocca aperta quando videro altri tre Empathici, stupiti come loro dell’incontro......
Uno di essi aveva un abito di stile un po' retró ma molto elegante: completo doppiopetto lungo, panciotto e foulard al collo, un cappotto nero piuttosto pesante con il bavero alzato per ripararsi dal vento. A contrastare completamente, dalla tasca del cappotto spuntavano i fili delle cuffie che teneva intorno al collo; aveva con sé una borsa nera morbida che sembrava piuttosto pesante, pareva una custodia per un computer portatile. Qualcuno riconobbe in lui Stefano Lanticina.
Penelope Antisi era la seconda; portava un abito nero di Armani, semplice ma molto elegante, con un sobrio decolleté e un giro di perle al collo, un’immagine di classe d’altri tempi.
Il terzo era il dottor Francesco De Principe, vestito con una tradizionale giacca e cravatta. Fu proprio quest'ultimo a riprendersi per primo dalla sorpresa.
"Anche voi qui per la festa della Bayley, suppongo....."

Il traghetto prese il largo alla volta di Panarea....

Continua...
... a Panarea


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