Il cuore della Tenebra

di Alessandro Yoshi Polliotti

con la gentile partecipazione di Monica Calicchia e Nella Picco

Personaggi:
Darknight - Alessandro Yoshi Polliotti
Monica Rewinsky - Monica Calicchia
Demetra - Nella Picco


Darknight era in attesa, aveva mandato un messaggero a Demetra, aspettava la risposta da un momento all'altro, all'improvviso il rumore di uno strappo gli tormentò i timpani. Sentì il suo corpo e la sua essenza vitale stirarsi, tendersi allo spasimo e lacerarsi penetrando fra le maglie del tessuto della realtà. Per lungo istante non riuscì a pensare ad altro, la sua ultima domanda fu: "Sarà il momento?"

Si trovò in un antro buio. Un forte odore di decomposizione saliva da uno strato morbido e cedevole che sentiva sotto i piedi. Muschio probabilmente. Non aveva il solito profumo di sottobosco ma un lezzo sgradevole di piante morte.

Evitò di muoversi. Prima di essere trasportato aveva pensato a come comportarsi una volta arrivato a destinazione. La sua conclusione era di non fare nulla che non gli fosse espressamente richiesto e, se possibile, di non pensare o di farlo il meno possibile. Se Demetra avesse tentato di leggergli nella mente non avrebbe dovuto trovare niente che potesse infastidirla.

Buio tutto intorno, Darknight non era certo nuovo al buio e non si sentiva particolarmente a disagio tuttavia non formulò neppure questo pensiero, sforzandosi di mantenere la concentrazione su quanto lo circondava e basta.

Si rese conto di non essere solo. Percepiva altre presenze intorno a sé. Assenza di rumori. Solo le stelle intessute nelle sue vesti tagliavano l'oscurità.

Si sentiva osservato, soppesato, squadrato, analizzato.

Udì delle voci femminili che colmavano il silenzio che lo avvolgeva. Ridacchiavano. Una delle tre voci era gracchiante, di vecchia; una soave di donna ed una squillante di ragazza. Le tre voci si fusero in una risata. Molto probabilmente ridevano di lui.

Sembrava che le voci venissero dall'alto ma era troppo buio per poter distinguere qualsiasi cosa, persino Darknight che era abituato all'oscurità era come un cieco in una stanza nera in una notte buia.

V: "Chiedigli perché è qui". Disse la voce di vecchia.

R: "Non c'è bisogno che TU me lo dica, stavo giusto per chiederlo io". Replicò stizzita la ragazza.

D: "Avanti chiediglielo, allora". Intervenne la voce di donna.

R: "Sapevamo che sarebbe venuto. La signora ce lo aveva detto".

D: "E sapevamo che non poteva tardare. È un mortale".

V: "Già... E dice che ci conosce. E che non ha paura di noi".

D: "Toh, un mortale che non ha paura di morire".

Una triplice risata di scherno risuonò nel buio.

R, D, V: "Ci conosce, ci conosce. E non ha paura di noi". Le tre voci ora urlavano all'unisono, vicino, troppo vicino a Darknight per i suoi gusti.

R: "Aspetta. che vuoi fare?"

V: "Voglio vederlo da vicino. Voglio sentire la sua paura. Voglio gustare la sua vita: non sono mai stata brava ad incominciare le cose ma quando si tratta di finirle, è tutt'altra cosa".

Darknight sentì una lama di forbice che gli accarezzava la gola. Fredda e tagliente, sentì scorrere le prime gocce di sangue tiepido giù per il collo.

Sapeva che sarebbe stato inutile muoversi o agitarsi. Intorno a sé sentiva solo dei veli impregnati di odore di morte. Non poteva sfuggire, non nella loro stessa dimora.

Ricacciò indietro tutte le frasi sprezzanti che gli venivano in mente: non era quello il momento di morire, aveva qualcosa di importante da fare.

Il dolore incominciava a diventare intenso: la lama penetrava sempre più a fondo, accarezzando la pelle come la mano di un'amante crudele. Darknight tuttavia era avvezzo al dolore e lo sopportò senza dare segni di sofferenza, nel frattempo le risate diventavano via via più forti mentre il taglio si allargava.

In un fragore di catene che scorrono una parte della parete si aprì e, nella debole luminosità azzurra che emanò dall'apertura, Darknight vide una imponente figura nera velata.

"Ferme, graziose Signore, lasciate a me la sua vita. Dopotutto l'ho invitato io e non è bene accogliere così gli ospiti".

Le parole pronunciate dalla figura velata ebbero il potere di allontanare da Darknight le tre presenze. Le sentì librarsi verso l'alto e percepì le ultime parole della vecchia "Tanto, prima o poi…". Un canto stridulo di cui comprese solo alcune parole echeggiò nella sala:

"Una danza,

una danza vogliamo danzare,

un canto di orrore vogliamo cantare;

canto che dissenna,

canto che travolge e sconvolge la mente;

inno delle Erinni che la mente incatena:

inno senza lira che brucia e prosciuga i mortali".

Darknight completamente concentrato su quella che credeva Demetra, ignorò del tutto quell'odiosa litania. Si inchinò nel modo che pensava fosse appropriato. La figura velata avanzò lentamente verso di lui.

"Ed allora sei tu che hai urgenza di parlare con me? Sei tu che hai chiesto udienza, vero? In pieno inverno. Devi essere folle. Ma per l'affetto che porto a mia figlia per ora ti lascio la vita per quel che vale. Seguimi".

* * *

Nella penombra Darknight entrò in un largo corridoio col soffitto a volta: le pareti laterali erano lisce. In basso, quasi ad indicare la via, due alte strisce di materiale fosforescente illuminavano il cammino quel tanto che bastava per potersi guardare intorno. Al di sopra di esse le pareti erano coperte da pannelli istoriati in cui vide trascritta la storia di Demetra, raffigurata ora come una donna vestita di porpora coi lunghi capelli biondi che dona la vita ed ora come una vecchia dai capelli grigi e dalle vesti nere e stracciate che punisce in modo terribile chi le ha fatto torto.

Di tanto in tanto, sul soffitto si aprivano dei camini di aerazione da cui entrava aria fresca.

Dopo qualche decina di metri, il corridoio si aprì su una vasta stanza rettangolare. Allineati lungo le pareti, diverse decine di scranni di legno intagliato.

Proprio di fronte a Darknight, sul lato lungo del rettangolo, ad una decina di metri, un grande portale di legno chiaro spalancato gli permetteva di vedere nella stanza successiva, illuminata dalla luce danzante di alcune torce.

La stanza era ovale, al centro un bacile di rame in cui troneggiava lo scheletro di una pianta. Sui rami secchi un unico grosso frutto: una melagrana da cui occhieggiavano alcuni grani che brillavano come rubini. Si ricordò di averne sentito parlare.

Dietro il bacile una pedana ed un grande seggio dallo schienale ornato di gemme. Tutto intorno alle pareti vide molte persone di cui non riuscì a distinguere il sesso, con ampi mantelli scuri e veli neri sul volto.

Demetra si sedette sullo scranno ed immediatamente accanto a lei si materializzarono due figure, anch'esse velate di nero: una a destra ed una a sinistra.

Una, quella di destra, gli sembrò familiare, forse per il modo di muoversi ma non avrebbe saputo dire se si trattasse semplicemente di un'impressione e comunque la situazione non era adatta per fare domande.

Quella di sinistra avanzò verso di lui e gli porse una coppa piena di liquido verde, iridescente e profumato di menta e lo invitò con un cenno a bere poi indietreggiò e si rimise al suo posto. Tutti tacquero in attesa.

"Si tratta forse del sacro Kykeion? Volete mettermi alla prova? Se questa è la vostra volontà allora berrò". disse subito prima di vuotare la coppa in un sol fiato. La bevanda scivolò, fresca, nella gola, la sentì distintamente arrivare fino allo stomaco lasciandogli una strana sensazione.

"Bene: sei qui. Avanti, parla. Non ho molto tempo da perdere. Prega che le tue richieste siano importanti abbastanza da ripagarmi per avermi distolta dalla celebrazione dei riti d'inverno".

Il collo di Darknight era ancora tagliato e continuava a sanguinare, il colletto della camicia era ormai bagnato, infradiciato e flaccido ma lui non sembrò darci peso e rivolse la sua supplica a Demetra.

"Sono certo che lo siano perché si tratta di ragioni di cuore e voi siete indubbiamente in grado di capirle meglio di chiunque altro". Un brivido, un suo sopracciglio tremò per un attimo. Immediatamente riprese il controllo.

"Non molto tempo fa ho conosciuto Monica, vostra figlia. Lei ha accettato di farmi visita nel mio dominio dove ha imparato, ricambiata, ad amarmi. Ci siamo lasciati con una promessa di matrimonio e da allora ho fatto in modo che ogni cosa fosse perfetta in vista di un giorno così importante".

"Il mio lavoro è ultimato da qualche tempo ma da altrettanto non riesco più a parlare con Monica. Non risponde ai miei appelli nonostante ripetuti tentativi. È per questo che ho chiesto udienza, perché voi di certo potrete, se vi piacerà, portarle un mio messaggio. Che tutto è pronto: l'altare, i doni, ogni cosa".

* * *

Riuscì a malapena a finire questo breve discorso perché improvvisamente i suoi pensieri e le sue sensazioni si fecero confuse: gli sembrava che tutto ciò che aveva intorno fosse di colori più vividi, contrastanti, ma il tempo scorreva molto più lentamente. I pensieri gli si accavallavano nella testa tanto velocemente che non riusciva a focalizzarli.

Si rese conto che il Kykeion stava facendo il suo effetto. Le persone che lo circondavano gli parevano smisurate, sproporzionate. I veli neri sembravano prendere vita autonoma e muoversi verso il suo viso come serpi maligne. Assomigliava molto ad un incubo ed egli lottò per mantenere la consapevolezza di ciò che gli accadeva intorno.

Qualcuno stava parlando: gli sembrò una voce vagamente familiare ma era tanto lontana... E poi delle risate, vicine, ridevano di lui probabilmente. "Che ridano".

Darknight sbatté gli occhi e poi li aprì al massimo, fu un gesto istintivo, sapeva bene che non sarebbe servito, un breve sospiro gli sfuggì dalle labbra, sentiva che il suo fiato era gelido.

Le sue gambe sembravano fiocchi di cotone, aveva la sensazione di essere trasportato verso un angolo buio della stanza ma non riuscì a capire chi o cosa lo stesse facendo mentre galleggiava nell'aria: sentì una parete di roccia fredda contro la sua schiena e rabbrividì per un attimo. Esageratamente, si disse. Bracciali di metallo furono chiusi intorno ai suoi polsi che vennero tirati verso l'alto ed immobilizzati.

Era visibilmente confuso e disse: "Chizra?" No, non poteva essere, lo capì nel momento in cui ebbe finito di pronunciare quel nome.

Davanti ai suoi occhi ora aveva il volto di Demetra, che si era tolta il velo che le copriva il viso: nelle sue percezioni distorte, esagerate, gli apparve come il volto di una vecchia, i capelli neri striati di lunghe ciocche bianche, gli occhi bistrati e duri. Rideva. Non aveva nulla della donna bionda e sensuale che qualcuno, forse, gli aveva descritto.

Parlava. Le sue parole gli arrivarono come una eco attraverso un muro d'acqua: metalliche, strane, fredde.

"Eccolo qui, il giovane cavaliere, che ha osato entrare nel nostro dominio in pieno inverno. Audace, incosciente o solo presuntuoso? Che ne devo fare di lui, figlie mie? Lo lascerò qui, incatenato fino a primavera? Sarà il nostro gioco durante questi lunghi giorni di buio? Forse lui non lo sapeva, peccato, ma nessun estraneo esce indenne dal dominio di Demetra in inverno".

"Sapevo a cosa sarei potuto andare incontro… non mi pento di averlo fatto, per me è importante che il messaggio venga trasmesso. Il dono! L'avevo con me! Lo scrigno, l'abito... mi è caduto!"

Monica che fino ad allora era rimasta nascosta aveva preso lo scrigno e lo aprì lentamente. Quasi tremando prese tra le mani l'abito. La sua stoffa era morbidissima, i bagliori lanciati dalle pietre erano meravigliosi. Era un abito nuziale tessuto con una tecnica sconosciuta. Ornato di diamanti in tutte le sfumature dall'azzurro al bianco. Infiniti veli bianchi così leggeri e impalpabili da riuscire quasi a fluttuare nell'aria componevano lo strascico. Era stato realizzato su misura per lei.

Monica socchiuse gli occhi e strinse tra le mani l'abito poi lo avvicinò al volto. Per un momento si assentò col pensiero... "Sarei bellissima con quest'abito, dunque è così che lui mi immagina".

Si avvicinò a Darknight, per lui soltanto un'altra figura ancora velata, non riusciva neppure a vederla in realtà, poteva solo sentirne la presenza. Quando parlò il suo tono fu quasi di supplica. Darknight non riusciva a identificare la sua voce pur rendendosi conto di conoscerla.

"Ecco madre cara, permettetemi di asciugare il sangue che cola lentamente sulle sue spalle. Permettetemi di curare la sua ferita".

Darknight boccheggiò: "Chi prende le mie difese?"

"No, aspetta: questo è il ricordo che lui porterà sempre su se stesso: questa cicatrice forse gli ricorderà che deve essere più cauto, che non tutto è permesso. Che tutto per noi è rischio e mistero e che la sua vita è un regalo che ora io gli faccio, ma avrà con me un debito. Ed ora, figlia, parlami di lui".

"Vedete madre cara, nel suo mondo sono stata rapita dalla sua bellezza e dalla sua dolcezza. Stava scorrendo attorno a me un grave momento di debolezza. Una debolezza interiore che pian piano arrivò a toccare il mio corpo. Fu allora che mi concessi questo viaggio nel mondo di Lord Darknight. Ero molto confusa, i suoi vini molto profumati e le sue carezze così calde. Anche con tutte le forze non avrei potuto resistergli. Confesso che per alcuni istanti il pensiero di restare con lui per l'eternità mi attrasse molto ma la parte più nascosta di me, la mia natura ribelle, prese il sopravvento. Restare lì seppur così attratta da lui non mi avrebbe più permesso altre carezze, altri viaggi. Mi sentii improvvisamente prigioniera di un sogno e desiderai con tutte le forze di uscirne. In verità lui mi lasciò andare strappandomi la promessa di un ritorno alle sue carezze. Io accettai, volevo fuggire. Tornata al mio mondo, pur ricordando i piaceri provati con lui, decisi di restare in silenzio".

La voce di Darknight era quasi un bisbiglio:

"Sei tu? È questa la verità? Dunque è per questo che non mi rispondevi più. Io mi sono illuso".

Gli occhi si bagnarono ed iniziò a piangere lacrime di sangue.

Monica rispose con voce tremante:

"Non posso, non posso legarmi a nessun uomo dolce amico, se tu potessi capire ciò che provo in questo momento".

Si avvicinò piano a Darknight e gli accarezzò il volto lentamente. Aveva un foulard bianco e argento di seta finemente ricamato legato al collo, lo sciolse, lo portò nelle mani si avvicinò al suo viso e asciugò tutte le sue lacrime.

"Sapete madre, ora che è qui davanti ai miei occhi mi tornano in mente le sue carezze, i suoi baci, le sue gentilezze".

"Che bisogno hai di sposarlo? Tu sei MIA figlia, puoi essere libera, non hai bisogno di legarti ad un solo uomo. Ma ora lui è qui e in tuo potere, se lo vuoi. Incatenato, debole e docile come sanno esserlo solo gli uomini. Tieni, te lo regalo. Lui può rimanere qui una notte ed un giorno ed ancora una notte. Al sorgere della seconda alba tu dovrai decidere che cosa vuoi farne: potrà andarsene libero, se vuoi, oppure rimanere qui incatenato, dopotutto sembra un uomo gradevole. Chissà, potrebbe piacere anche a noi un giorno giocare con lui".

"Non chiederò più la mano di Monica, non sentirete parlare di me per molto tempo".

Non si capiva perché lo stesse dicendo, per paura, per rassegnazione o per qualche altro motivo però smise di tentare di reggersi in piedi e si abbandonò, tenuto in piedi solo dalle catene.

"Dark. Non riesco a parlare". un grande senso di sofferenza traspariva dagli occhi di Monica mentre continuava ad asciugare il volto dell'uomo legato. Lo guardò con dolcezza e continuò ad accarezzarlo come per placare le sue parole

e la sua collera.

Ormai Darknight non reagiva più, sembrava che avesse perso conoscenza ma gli occhi erano spalancati. L'effetto della droga ormai aveva raggiunto l'apice e non riusciva più a ragionare per nulla. I suoi sensi erano acuiti e ottusi allo stesso tempo, ogni cosa era distorta.

Di tanto in tanto un'altra goccia di sangue gli rigava il volto, si era calmato ma forse era solo inebetito dalla dose massiccia.

Con un gesto Demetra toccò i lembi della ferita che aveva sul collo che smise di sanguinare e si richiuse lasciando una vistosa cicatrice rosso cupo che gli attraversava la gola.

"Il suo volto, così ben disegnato. Questa cicatrice lo rende quasi più bello. Per quanto dura sia stata la vostra mano madre, avete dato un tocco di classe che vi ha sempre contraddistinta. Guardatelo. Non trovate che con questo segno sul collo la figura del suo volto sia ancora più attraente?"

Le mani di Monica si posarono tra i capelli di Darknight, li accarezzarono. Poi sulla cicatrice.

"Posso restere sola con lui??? Madre??? Non chiedetemi di condividere questa notte con tutte voi, questa è la mia notte. Domani se vorrete e se lui vorrà… Prego madre cara, ha già pagato abbastanza per il suo gesto d'amore. Non sono forse io la pazza??? La follia, si lei ha invaso la mia anima. Guardate quest'uomo, guardate il suo corpo, i suoi occhi, i suoi capelli. È uno degli uomini più belli e più vigorosi che abbia mai conosciuto. Dotato di una gentilezza e dolcezza rare. Lui che mi offre la sua vita, il suo dominio, che mi vuole come sua regina: Ah Ah AH AH. E allora madre e sorelle care, non sono forse io la pazza???? Posso rinunciare a tutto questo. Non posso legare la mia vita ad un solo uomo ma lui questo non può capirlo, no… non può. Lasciate che sia lui a scegliere, ve ne prego Madre. Questa notte io mi occuperò di lui e domani se vorrà lo lascerete andare. Forse non lo rivedrò più e questo già sarà una punizione per me".

Si voltò su se stessa, restando in silenzio. Nessuno poteva sapere quali fossero i suoi pensieri più profondi.

Dark aggiunse, forse parlando a se stesso: "C'è sempre un prezzo per i propri errori. Sempre. E io intendo pagare fino in fondo".

Monica si voltò verso di lui e lo stringe a sé. "Non posso sposarti ma se lo vorrai questa notte resteremo insieme".

"Dimmi si perchè se dirai no lo farò lo stesso. Sei legato no??? Quindi o accondiscendi oppure resti legato e…".

Darknight aprì la bocca come per rispondere ma nonostante i suoi sforzi gli uscirono solo versi inarticolati, non è possibile dire quali fossero le sue intenzioni ma abbandonò la testa, che aveva caparbiamente tenuto alta fino ad allora, come per annuire.

Il portale di legno chiaro si chiuse dietro le spalle di Demetra.

Monica si avvicinò alla figura legata: Dark aveva reclinato il capo in avanti, come in un ultimo gesto di disperata ed assoluta rassegnazione. Le sembrò svenuto o perso nei meandri delle sue immagini mentali.

"Eccoci, siamo rimasti soli Dark. Certo, la situazione è molto diversa dall'ultima volta che siamo rimasti così. Perchè sei venuto a cercarmi qui, perché??? Questa follia del matrimonio. Sei pazzo! Non pensavo fossi così audace. Sfidare Demetra, mia madre, è stata una pura follia".

Si avvicinò di più a Dark, lo accarezzò in volto. Lui era ancora intontito.

"Dark capisco solo ora quanto mi desideri e forse quanto mi ami. Io non so, sono confusa. Mi sembra quasi di accorgermi di te per la prima volta. Sposarmi??? No, non è reale, non voglio. Ecco, aspetterò che tu riprenda conoscenza, anche così approfitterei dell'occasione ma forse non sarebbe la stessa cosa. Appena l'effetto del Kykeion sarà passato in cambio del gesto assurdo che hai compiuto per me, ti farò trascorrere una notte di assoluto piacere. Qui. Insieme. Ma resterai legato. Sono certa che ti piacerà. Sarò tua completamente anche se sarà solo per questa notte. Domani chiederò a mia madre di lasciarti andare, poi non ci vedremo più".

"So che non comprenderai né le mie parole né i miei gesti, ma ora non mi importa. Ora sei qui. Posso fare tutto ciò che voglio e la cosa mi piace da morire. Te lo avevo detto che potevo essere molto diversa da ciò che pensavi. Forse domani ti amerò di più. Chi può dirlo".

Monica incominciò a slacciare la camicia dell'uomo e ad accarezzarlo lentamente. Con infinita pazienza le sue dita ne toccarono la pelle che si increspava appena quando veniva sfiorata come se un brivido sotterraneo la percorresse. La bevanda che Demetra aveva offerto al cavaliere moltiplicava le sue sensazioni allo spasimo. Non erano due le mani che sfioravano il suo petto ma cento, mille ed ognuna portava con sé una nuova sensazione di piacere.

Epilogo

Quasi l'alba. I due amanti non si erano accorti del passare del tempo. Darknight con i polsi ancora incatenati e stirati verso l'alto e Monica seduta ai suoi piedi.

Fu lui a rompere il silenzio.

"Voglio essere sempre come tu mi desideri. Temo però di non esserne all'altezza… a quanto pare".

"No, ora lo sei" Monica sorrise "E in passato lo sei stato, quando imparerai a conoscermi capirai… forse".

"Dici che potrò conoscerti meglio? Voglio sapere tutto di te e realizzare i tuoi sogni. Si, i tuoi sogni".

"Tutti i miei sogni sono andati perduti. Non ho voglia di parlarne ancora. Si sono dissolti piano piano… Tutto muta, le cose mutano… che mutino allora".

"Non dirlo, se non hai sogni allora li costruirò io per te, prenderò la materia di cui sono fatti e la plasmerò con le mie mani e il mio amore".

Monica sembrò svenire piano piano. Il suo sguardo si era irrigidito. Darknight la guardava implorante, non potendo fare altro.

"Monica, voglio solo la tua felicità. Il resto può andare in rovina. Mi farei fare a pezzi per te".

"Si, devi essere davvero pazzo".

Darknight avrebbe voluto accarezzarle i capelli, cosi' legato potè solo baciarli.

"Sono così soffici".

Monica chiuse gli occhi. Per un'istante, fu pervasa da una grande pace.

"Monica, con te tutto ha un altro significato. Tutto va a posto. Tutto è dimenticato"

"Non so cosa sarà domani. Ora sto bene ma non chiedermi nulla per il domani".

"Possiamo rimanere qui finchè vuoi. Il resto può aspettare".

"Qui? Così? Con te legato? Be' in effetti non sarebbe una cattiva idea, potrei divertirmi parecchio. Non dire scemenze per piacere!" Sorridendo lo strinse forte un'ultima volta.

"Senza fretta Monica. Io sono molto paziente. Molto".

Darknight scosse le catene pur sapendo che non si sarebbero spezzate, avrebbe voluto abbracciare Monica ma non ci riuscì.

* * *

Di lì a poco il portale si aprì, entrarono Demetra e le figure velate. La donna lanciò uno sguardo malizioso all'uomo legato, ai segni rossi di unghie che portava sul petto e poi fissò i suoi occhi in quelli di Monica:

"Il tempo è finito. Che ne vuoi fare di lui ora? Decidi tu, la sua sorte è nelle tue mani..".

Vedendo sua madre Monica si scosse e le tornò la paura: quell'uomo le piaceva ma l'avrebbe voluta per sé. Avrebbe finito per essere come gli altri e l'avrebbe soffocata. Un altro sogno spezzato.

Si alzò e raccolse rapidamente i propri abiti, nervosamente camminò verso Demetra e disse semplicemente:

"Lasciatelo andare via Madre cara. Lasciate che torni nelle sue terre, ora".

Si voltò ancora a guardarlo, i loro occhi si incontrano un'ultima volta. Darknight lo sapeva: lei non voleva legarsi e non sarebbe più stata con lui. La notte d'amore appena trascorsa assunse il sapore dell'addio.
 
 


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