Cuore di Donna, Cuore di Figlia…

di
Carlo Fedele e Laura Chiavini


Sono qui, seduto stancamente sul mio antico trono.

Da qui ho giudicato per millenni il Destino delle anime degli uomini.
Questa era la Sacra Corte, luogo di Luce e Giustizia.
Io ero il suo Signore, Sommo Giudice del Destino delle anime.
Il mio potere è stato secondo solo alla mia solitudine.
Ora mi guardo intorno e vedo solo polvere e ragnatele.
Questo è solo lo spettro della Gloria di un tempo.
Aspetto da molto ma non ho alcun dubbio.
A breve la Luce dei miei occhi verrà a trovarmi.
E insieme saremo nuovamente una famiglia.
Ricorderemo di quando un Dio donò Emozioni ad una Donna-Bambina.
E questa regalò Speranza e Amore al Dio.
Ricorderemo tempi in cui la gloria di questo luogo era già passata.
Ma che per noi ebbero un valore ben superiore.
Ricorderemo l’ultimo volo del Falco Solare in un'anima umana.
E di come lì abbia posto il suo nido.
Ricorderemo il risveglio di un cuore di Figlia.
E il suo divenire cuore di Donna.
Ricorderemo tutto questo transfughi dal tempo e dallo spazio.
Perché non saremo Signore e Campione.
Non saremo Nota e Alterazione.
Non saremo Dio e uomo.
Ma semplicemente Padre e Figlia.

Ecco è arrivata, le mie guardie la stanno salutando come merita la Figlia del Sole.

Ecco i corni di Tebe la Possente risuonano in onore della Gemma di Eliopoli.
Ecco sento i suoi leggiadri passi risuonare lungo i corridoi di alabastro.
Ecco è arrivata davanti alla porta che dà su questa sala.
Ecco sta per entrare.
E la rivedo entrare proprio come quella volta.
Quando io illuminai il suo cuore e lei riscaldò il mio…

La porta si apre e Rae entra nella stanza, inizialmente si copre gli occhi come se la luce fosse così forte da accecarla, poi lentamente anche se a fatica riesce ad adattarsi alla luminosità accecante.
Vede una grossa bilancia in un angolo e davanti a lei un trono, lì siede una figura quasi insignificante rispetto alla grandezza e maestosità dello scranno, vede Carlo con le mani premute sul viso, e nota che la luce proviene da lui.
Poi nota due sagome alle sue spalle e non può non riconoscerle, alla destra di Carlo un guerriero che riluce di una luminosità calda e accogliente con occhi gentili e azzurri come il cielo, dall'altra un feroce combattente dagli occhi rossi come pozze di fuoco che brucia di un fuoco terribile e mortale.
Ognuno dei due la osserva con uno sguardo diverso, dolce e amorevole il primo, offeso e astioso il secondo.
Poi la voce di Carlo tuona per tutta la stanza: - Benvenuta figlia mia, scusami se ti ho convocato qui, ma noi dobbiamo parlare, è un DESIDERIO a cui non posso sottrarmi...-
- Non mi sottrarrò nemmeno io...- risponde Rae, sempre più perplessa e confusa aggiungendo: - Dimmi che posso fare per te?...-
Carlo la guarda e con uno stanco sorriso le indica la sala e una grande bilancia d'oro addossata ad una parte con svariati scranni.
- Vedi figlia mia, questa è la Sacra Corte, qui un tempo giudicavo i defunti, lì alla bilancia stava il Divino Toth, tu forse lo ricorderai meglio come il Mostro, lui pesava le anime, dove ora sei tu, attendeva il Terribile Anubi, in attesa di prendere con se le anime da me giudicate, per l'ultimo viaggio, qui veniva deciso il Destino eterno degli uomini, qui da sempre esiste solo verità, nessuno può mentire qui, neanche il tuo Inafferrabile Padre, infatti se ne è sempre tenuto alla larga...- sorride un attimo con dolcezza, poi riprende, - sto per legare indissolubilmente il mio Destino al tuo, la mia Essenza immortale alla tua vita mortale, se le Streghe riusciranno, saremo legati in eterno, ho bisogno di leggere il tuo cuore, affinché la mia scelta sia incontestabile, e perché temo che tu abbia bisogno di qualcosa, temo che tu abbia bisogno di un ultimo dono, mia figlia adorata, sei disposta ad affrontare lo sguardo rivelatore del Falco Solare?- conclude stancamente.
Un cenno affermativo del capo.
- Io non ho nulla da nasconderti, Horus. Ma mi chiedo per cosa devo essere giudicata. Quale reato ho commesso, cosa vuoi sapere da me, che già il tuo cuore non conosca?-
- Reato? Nessun reato, figlia adorata, devi perdonare le mie parole, dettate da tempi passati, tempi in cui quest'aula era il centro della realtà, ho detto giudicare, ma non nel senso in cui lo hai compreso tu.

Non pensare che io tema il tuo ruolo, io e il tuo Signore siamo come il Giorno e la Notte, sei l'Araldo di Loki ed è massimamente giusto che tu obbedisca ai suoi Desideri, ma io ti ho voluto qui perché vorrei farti un ultimo dono, qualcosa che purtroppo non possiedi in grande quantità, ma che il tuo cuore, che come tu dici conosco molto bene, agogna...

Ma per farlo dovrò entrarvi, in un ultimo viaggio, l'ultimo viaggio che il Falco Solare farà nell'animo di un uomo, un viaggio che sarà l'ultimo dono per la mia bambina adorata...- risponde il Dio.
Poi si alza lentamente dal suo scranno e appena ciò succede le due figure divine alle sue spalle si fanno da parte con rispettoso silenzio.
Sia il Celeste Signore dei Celi sia l'Uccisore di Seth attendono consapevoli di ciò che accadrà.
Carlo arriva davanti a Rae e con lentezza alza la sua mano all'altezza del suo petto, poi con un sorriso confortante dice: - Non ti preoccupare, mia dolce figlia, mai ti farò del male, mai ti farò soffrire...-
Nei suoi occhi tristi dalle iridi innaturalmente rosse la ragazza vede la paura, la paura di trovare qualcosa di temuto, vede la speranza, la speranza di trovare qualcosa di Desiderato, ma soprattutto vede un infinito amore, un amore che
la conforta e la sconvolge, perché troppo forte, perché mai nessuno la ha amata così tanto.
Improvvisamente la sua mano le sprofonda nel petto, mentre una calda ma delicata stretta sembra chiudersi sul suo cuore.
Per un attimo trema ad una sensazione così innaturale, la paura la attanaglia.
La sua vita e la sua stessa anima sono strette in mani altrui.
Si accorge che la stretta sul suo cuore però è dolce e confortante, delicata e amorevole, e si abbandona con fiducia in mani familiari e amate.

Buio assoluto.
Poi un frullare d’ali.
E vento.
Che sferza contro le appendici piumate sostenendole a mezz'aria, permettendogli di volare, consentendogli leggiadre acrobazie.
Intravede delle luci in lontananza.
Tremolanti e confuse da una sottile nebbia che le nasconde, le protegge, le deforma.
Ora c'è una direzione da seguire in quel vuoto desolato.
La velocità aumenta e quella piccola isola luminosa si avvicina sempre più. Ora gli sembra quasi di essere sopra una torta di compleanno, la nebbia assomiglia a fumo che sale da poche candeline che insistono a voler bruciare caparbiamente nonostante lo stoppino sia un po' umido.
Non vede bene cosa c'è sotto di lui e ciò lo stupisce, lui che può vedere anche oltre il velo del tempo, così plana velocemente verso il suolo.
Prima in larghe spirali, ondeggiando nelle calde correnti ascensionali, poi in giri sempre più serrati, fino a chiudersi in una bellissima vite su se stesso.
Penetra in quel guscio di luce a velocità folle e solo un attimo prima di impattare con il terreno spalanca le ali, opponendosi alla rotazione con le piume timoniere.
I suoi piedi toccano il suolo dolcemente, sente distintamente il rumore del mare in tempesta a poca distanza da lui, l'odore delle alghe ed il tintinnio delle reti lasciate ad asciugare agli elementi, si guarda intorno e si accorge che i bagliori che intravedeva dall'alto non sono altro che le lampade che illuminano il lungomare.
Ora non ha più né ali, né artigli, ed sono una comoda cerata e dei caldi stivali imbottiti che lo proteggono dall'umidità, mentre pantaloni di velluto nero a coste, guanti di lana e un caldo maglione intrecciato l'aiutano a schermarsi dal freddo bacio del vento.
Si guarda stupito, un abbigliamento assai strano per lui, eppure così confortevole e caldo, scelto per lui con amore infinito. Sorride e si guarda in giro.
Piccole case si affacciano su quel selciato, e dagli scuri ben chiusi intravede lame di luce proiettarsi nella sua direzione.
Intuisce vita e calore dietro di esse, in aperta contraddizione con l'ambiente esterno.
Ma c'è un edificio che, più di altri, attira la sua attenzione, sa che li c'è ciò che sta cercando.
È staccato da tutti gli altri, distante, sopraelevato. Si direbbe che è nella punta più estrema del porticciolo.
Si avvia in quella direzione stringendosi la cerata sul collo per evitare che lo sbuffare delle onde lo inzuppi fino all'osso.

È un faro a giudicare dal potente fascio di luce che emette.
Massiccio ed imponente, che con la sua silente staticità si oppone al furioso infrangersi delle onde.
Ma si accorge subito di non averne visti altri simili a questo, nessun altro nella sua infinita memoria aveva due lampade ad animarlo.
Entrambe potenti, entrambe orientate su due piani differenti.
Una pulsa con un ritmo costante, una splendida e calda luce azzurra, l'altra pare non seguire alcuno schema prestabilito e cambia continuamente di colore ed intensità luminosa.
Si ferma ad osservare il faro per un attimo infinito, le due luci, così belle, così diverse, così complementari...
Guarda la luce azzurra e sorride nonostante il vento e la pioggia, poi osserva quella mutevole e con una mano le fa un cenno di saluto, il minimo dovuto ad un vecchio amico...
Riprende ad avanzare, poi si volta ancora un attimo verso la luce discontinua bofonchiando: - ah vecchio briccone, sempre a me i lavori più difficili, ma hai ragione anche tu, a ognuno i suoi compiti, tu hai già fatto la tua parte...-
Strizza l'occhio nella stessa direzione, come a ricordare un vecchio scherzo con un vecchio compagno di birichinate, poi riprende a camminare curvo contro il vento.
All'improvviso una voce gli parla. È Rae, bambina eppure già donna.
Un verbo senza età, la voce del suo cuore.
Poi una piccola manina si aggrappa alla sua e due occhioni verdi lo scrutano da sotto in su.
Lui abbassa lo sguardo con un sorriso caldo e dolce, come può esserlo il sorgere del Sole dopo una notte di fredda tormenta.
- Volevi vedere ciò che sento, ed è tutto questo ciò che posso e so mostrarti.
Questo è il punto più profondo della mia anima. La mia roccaforte, la mia casa.
Lì, al porto, ci sono tutti i miei affetti, ed è da loro che traggo tutta la mia forza.
Questo invece è quello che mi indica la strada per ritrovarli, il mio Faro.
È qui che abitate tu e Loki, ed è qui che io riscopro chi sono...- conclude la bambina.
Lui la ascolta con attenzione e poi con un sorriso confortante e serio aggiunge: - Bambina mia, addirittura un faro, ma io e Loki non valiamo poi tanto, forse ci stimi troppo, noi non siamo luci da seguire, noi abbiamo infiniti difetti e infinite debolezze, noi siamo Notte e Giorno, accomunati solo da due cose, da una strana, vecchia amicizia, e da te, la nostra dolce bambina, che merita tutto il nostro amore, e anche qualcosa di più...-
La bambina appoggia il capo contro la cerata del Dio, in un completo e fiducioso abbandono.
Carlo la guarda con aria tra lo stupito ed il compiaciuto e subito l'avvolge in un caldo e confortante abbraccio attraverso il quale tenta di trasmetterle tutto il calore possibile.
Un calore ed un affetto da troppo tempo conservati in un luogo segreto ed irraggiungibile, adesso liberi di riversarsi impetuosi ma delicati su quella bambina che ha vinto le tenebre del cuore di un Dio Triste e per troppo tempo solo...
- Prima qui, c'era solo il mare e la nebbia che saliva a banchi, poi una notte, all'improvviso, si è accesa Casa.
Siete arrivati portandomi la luce del vostro amore, ed io, sono rinata.
Mi sono ricordata che una volta, tanto tempo fa, questo posto era ridente e prospero, pieno di gente e di risate.-
Dice indicando la costa dietro di loro. - E che una mattina mio padre uscì in barca assieme ai pescatori, non
facendo più ritorno. Mia madre rimase a lungo a piangere sul bagnasciuga, finché, stanca di aspettarlo, decise di andare alla sua ricerca.-
La voce di Rae bambina ripercorre come quel ricordo con voce inespressiva, come se fosse un disco rotto dai profondi solchi di un continuo suonare, ed il cuore di Carlo inizia a tremare per lei.
- Il mare si prese anche lei...-
Le sue piccole mani tormentano nervosamente il bordo del maglione di Horus.
Carlo la guarda con la morte nel cuore, per un istante scene terribili del suo passato invadono la sua mente, scene che l'uomo non ha vissuto, ma che il Dio, gli ha rivelato come ultima somma punizione per la sua sconfitta.
Una donna giovane e bella con una bambina fra le braccia, piccola e indifesa, come un bocciolo di rosa appena sbocciato, pronto ad affrontare una vita densa di promesse e sogni splendenti...
Subito dopo la tenebra, l'insulsa violenza, la Morte, l'impotenza, la disperazione, la solitudine...
Sangue e orrore dovunque, l'empio sacrificio di un gruppo di folli ad un maligno incubo, il dolore di un marito, la disperazione di un padre, l'ira di un uomo, la magra vendetta di un Dio...
- Bambina mia, a volte il Destino sa essere terribile e spietato, Dei, uomini, non fa differenza, eppure non dubito che tuo padre ti abbia amato fino all'ultimo istante, anche se non era qui per mostrartelo, non dubito, che tu sia stato il pensiero al centro del cuore di tua madre fino alla fine, nonostante il suo Desiderio l'abbia portata lontano per lei e
per te, e benché io sia una ben magra consolazione, sappi che sono qui per portarti quell'amore che mai loro ti hanno negato, che mai ho negato alla mia famiglia, che mai, che uomini e Dei si ribellino, negherò a te figlia mia, è qualcosa che il Destino ti deve, è qualcosa che il Destino mi deve, è qualcosa che io pretendo, è qualcosa che voglio e posso darti... -
La piccola Rae gli sorride con profonda gratitudine e poi continua: - La luce se ne è andata, piano, piano, mentre io rimanevo immobile a fissare il mare tramutarsi in un nero magma ribollente.
Li chiamavo a gran voce, li imploravo di tornare da me, promettevo che sarei stata brava, che non avrei mai più fatto i capricci ma le ore volavano trasformandosi in giorni, e poi in mesi.
Infine in anni di assoluto nero silenzio.
Nessuno più veniva ad illuminare le mie giornate, non sapevo più da che parte dovevo andare.
Ogni tanto muovevo qualche passo, ma mi ritrovavo sempre troppo vicino alla riva, e le onde mi si infrangevano addosso ricordandomi il loro potere mortifero, poi, quelle luci...-
Indica alzando gli occhi verso la cima del Faro: - Loro, voi, mi avete donato la forza ed il coraggio necessari per tornare a camminare con le mie gambe, ho iniziato fare giri sempre più ampi, dapprima mi muovevo con l'incedere
traballante di chi ha gli arti inferiori semi atrofizzati, poi sempre più salda e sicura, ho esplorato il promontorio... mi sono spinta fino al porticciolo e ho riscoperto le casette.

Sai, papà? Molte sono tornate ad essere abitate! - conclude felice.
Sopraffatto dalle emozioni, Carlo stringe forte la bambina, sollevandola all'altezza del viso, sorridendole con commozione, trasmettendole quell'affetto, quell'amore, che il Destino gli aveva impedito di donare ad altri: - sai Laura...- dice rendendosi conto per la prima volta di chiamarla col suo vero nome, - sei stata veramente brava, noi abbiamo solo mostrato la strada, tu l'hai percorsa, tutto ciò che hai trovato, lo hai guadagnato, sono veramente orgoglioso di te, bambina mia, ti assicuro che tuo padre e tua madre sono contenti di te, tanto tempo fa, sono saliti in cielo, e nessuno amava la propria bambina come loro, puoi credermi, io lo so, io sono il Dio della Giustizia, io li ho ammessi nei felici Campi Elisi, da lì loro si sono continuati ad interessare a te...-
Un sorriso titubante e un lieve tremito della piccola mano.

- Vuoi entrare? Il fuoco scoppietta sul camino e ho preparato una tazza di vin brulè per ristorarci dal freddo che fa qui fuori...-
Horus si guarda intorno, osservando l'oscurità della solitudine, percependo il freddo della violenza, e aspirando il gusto amaro della disperazione.
Per un istante la sua mano stretta in quella della piccola Rae trema, mentre il suo cuore si contorce nella sofferenza per lo sconforto che vede essere da sempre parte pressante della vita della sua adorata bambina, vorrebbe illuminare questo piccolo mondo, questo piccolo amato cuore, come da sempre ha fatto col mondo esterno, però sa che sarebbe molto più facile spegnere il Sole stesso che trasmettere un solo raggio di luce qui, perché l'animo umano è ormai un regno libero dalla sua invadenza e da quella di qualunque altro suo Fratello...
- Non importa...- pensa guardando la piccola.
- Sono qui per svegliare un raggio di luce, un raggio di Emozioni, anche uno solo, riscalderebbe un po' di più questo dolce triste cuore troppo ferito, e sarebbe un successo senza eguali per me...- concludono i suo più profondi pensieri.
Con un sorriso confortante prende in braccio la bambina delicatamente e le sussurra: - Sarei felicissimo di entrare, bambina mia, solo per rimanere un po' in tua compagnia, così per stare insieme, per stare un po' in famiglia., lontani da tutto e tutti, a scaldarmi al tuo fuoco, che è la mia vita, e a raccontarci storie, finché la tempesta non si placherà, ma sei sicura di volermi in un luogo così intimo e sacro? -
Nella notte senza stelle, solo il tonfo sordo della massiccia porta riesce a sovrastare, per un attimo, l'ululato del mare.
Carlo si guarda intorno tenendo ancora in braccio la piccola Rae, poi la poggia a terra delicatamente dicendo: - sei tu la padrona di casa, perdona i miei modi, ma sai dopo tanto tempo, bé si dopo tanto tempo mi sento a casa, ed è una sensazione così dolce e confortante...-
Accetta una tazza di vino caldo dalle manine di Rae sedendosi vicino al caminetto dove un grosso ciocco sta bruciando scoppiettando allegramente e spargendo una dolce fragranza di pino per tutto l'ambiente, stretto ma
confortevole, un odore che si mischia al profumo speziato e pungente dei fiori di garofano ormai disciolti nella bevanda fumante.
Poi sul pavimento adocchia un lupacchiotto di peluche, irsuto e nero, e sorridendo alla piccola dice: - bello il tuo cucciolo, sembra Tarrant, mi sembra un po' solo però, che dici lo facciamo correre un po'? - uno sguardo e il pupazzo si anima andando subito a scodinzolare fra i piedi di Rae, che presa alla sprovvista sorride a Carlo divertita osservandolo anche un po' dubbiosa.
- Qualche piccolo potere lo ho anche qui sai, grazie a te, il tuo cuore mi ha accolto nel faro, e da lì un po' di me permea anche qui...- risponde sorseggiando il vino ancora fumante allo sguardo della bambina.
Poi dopo qualche minuto in cui lascia la piccola a giocare col suo nuovo vecchio amico, mentre si perde nella dolcezza di una felice normalità che sa di poter solo immaginare, una normalità fatta di un caminetto scoppiettante,
una dolce figlia da amare, di una tazza di vino caldo in una notte buia e burrascosa, tutti Desideri negati sia al Dio che all'uomo, inizia a parlare distrattamente: - scusa se te lo chiedo, piccola mia, a proposito ti dà fastidio se ti chiamo così? Potrei capire se ti scocciasse.

Stavo dicendo, ma qui c'è sempre sto tempaccio, un raggio di Sole mai, e al porto chi ci vive, stai qui sempre tutta
sola, e io e Loki, serviamo veramente a migliorare il paesaggio?-
Rae è allegra e felice mentre scuote il capo in un sincero diniego.
Il cucciolo di Lupo che si agita fra le sue braccia sembra farsi di attimo in attimo sempre più piccolo, ma non è lui a cambiare, sono le dita e le braccia di Rae che stanno mutando, crescendo.
Sul suo corpo si stanno aggiungendo anni su anni ad ogni battito delle lunghe ciglia.
Ora seduta accanto ad Horus c'è Rae adolescente. Il corpo appena ingentilito dalle prime acerbe rotondità tipicamente femminili, un piccolo guizzante elfo dagli occhi verdi che lo rassicura sfoggiando il suo miglior
sorriso.
Carlo la guarda sorridendo, con quel caldo sorriso di un padre orgoglioso - Ho perso tutto questo...- pensa per un attimo rassegnato,- quale impagabile prezzo mi hai chiesto per il mio superbo potere, Sovrano, quale sacrificio hai Desiderato da me mia splendente Regina, mi avete chiesto un prezzo altissimo e non mi avete dato neanche la possibilità di scegliere, ma adesso, tutto ciò è mio, e non me lo strapperete, anche se fosse una decisione di tutti voi sette, Horus combatterebbe come ha fatto contro il Signore degli Eserciti, Carlo combatterebbe, per difendere la nostra famiglia, per difendere la nostra bambina...-
- Non mi dà fastidio se mi chiami piccola, perché lo sono davvero, e sotto molti punti di vista, giù al porto ci sono Giorgio, Marco, tutti insomma, sono venuti a farmi compagnia...- dice iniziando a saltellare attorno a lui ebbra di gioia, mentre il piccolo Tarrant le mordicchia le orecchie in segno di protesta.
- Qui piove per intere settimane, poi si alza la nebbia, che ammanta tutte le cose e le rende irreali e confuse.
Il mare grida pretendendo che io paghi per essermi opposta al suo richiamo e schiuma e ribolle furente.
A volte, invece, il suo moto burrascoso si tramuta in un dondolio ipnotico e suggestivo, foriero di pace, serenità, oblio. Le onde emettono brontolii sordi e seducenti e mi esortano ad arrendermi, mentre la nebbia sale lenta dal porto: "Lasciati andare,- mi dice, - è solo questione di tempo, inghiottirò anche te, proprio come feci con tua madre, io sono il tuo destino, la tua nemesi, sono il nemico che non riuscirai mai a sconfiggere, sono colui che ti inghiottirà, perché mi resisti, non vedi quanto stai soffrendo?
Io sono te, io sono la tua fine… Che senso ha continuare vivere se tutto ciò che tocchi con il tuo cuore si secca, appassisce e muore? Non riconosci in te il cancro che maledice chi ti circonda?

Tu sei un terreno sterile e riarso, abbandonati a me..."-
Il suo volto è ora lo specchio di tutto il dolore evocato dai ricordi, gli occhi si strizzano con disperazione come se chiudendo fuori da se quella verità riuscisse lei stessa ad illudersi di poterla ancora combattere.
Ma il contraccolpo che ne riceve è, come sempre, forte ed improvviso, le mani si aggrappano al lupacchiotto e lo portano al seno, cercando conforto ed amore, negando disperatamente la verità, illudendosi che la magia di un
piccolo anellino invisibile torni a compiere il suo piccolo miracolo.
Invano.
Riconosce la voce del mare, sa che ogni cosa che le dice è vera, inizia a sprofondare.
Le guance tornano paffute e fanciullesche mentre le spalle si rimpiccioliscono ancora una volta e la bimba che è in lei torna a riaffacciarsi.
- Carlo, ti prego, allontanati da me... - lo implora fra le lacrime. - Io sono maledetta, io non...-
Singhiozzando abbraccia il cucciolo di pezza, che sembra aver placato il suo moto incessante ed ora la scruta con i piccoli bottoni di vetro azzurro che ha al posto degli occhi come se riuscissero davvero a capirla, ma allo stesso tempo, non riuscissero ad esprimerle tutto il loro affetto e solidarietà.
Carlo si guarda intorno carico di preoccupazione e frustrazione, lui è ormai un Dio, non è abituato ad essere sconfitto, non è abituato a vedere insoddisfatti i suoi Desideri, non è disposto a rinunciare ad i suoi Sogni, non è disposto a vedere ancora una volta soffrire chi ama, non ora, non quando anche il tempo deve piegarsi al suo volere...
Raccoglie con aria protettiva la bambina tra le braccia, stringendola a sé con tutto l'amore che il suo cuore triste ha conservato in questi anni di solitudine e sconforto.
La sua aurea si infiamma, non è disposto a perdere ancora una volta, non questa volta, troppo c'è in gioco, c'è in gioco la sua bambina.
Luce e calore iniziano ad irradiarsi da lui, mentre il suo corpo inizia a risplendere come un piccolo sole e gli strali di luce perforano e allontanano la fredda tenebra.
- Laura, io non me ne andrò, non ti lascerò sola, tu sei tutta la mia vita, sei la mia famiglia, la mia bambina, il mio mondo, tu sei per me il Sole e la Luna, la tua sofferenza è il mio Fiele, la tua felicità, la mia Ambrosia…

Maledetta tu?

No, bambina adorata, tu sei la mia benedizione, sei la luce che guida Horus, sei la luce che guida il Sole, non c'è tempesta che ci possa oscurare, non c'è mare burrascoso che ci possa minacciare, sappi che anche se la più nera tenebra venisse per te, non sarai sola, io sarò con te, venissero anche gli Eterni stessi, tutti e sette, compresi mia Madre e mio Padre, io non ti abbandonerò, darò la mia vita, la mia essenza immortale per te, cosa pensi possa fare questo patetico mare burrascoso contro il sommo sacrificio di un Dio?

No bambina mia, è tempo di sconfiggere questo nemico, non più paura, bisogno o freddo dovere dovranno segnare il tuo Destino, ma solo e semplicemente i Desideri dettati dalle tue Giuste Emozioni, amore, affetto, disprezzo e odio,
tutto ciò dovrà guidarti, bilanciato da una Giusta razionalità, Giusta in quanto disposta ad inchinarsi alle tue Emozioni più importanti, e se questo dovesse costare una vita, bene pagheremo con la vita di Horus, la vita di un Dio, vedremo cosa questo patetico mare di solitudine potrà chiedere di più...- conclude stringendo ancora più forte a sé la bambina.
Il mare ulula il suo trionfo e si protende verso il faro impattandovi con umidi vigorosi abbracci.
Il vento si alza in risposta al suo richiamo rinforzando l'attacco, entrambi protesi ad abbattere l'ultimo bastione che
rimane alla piccola naufraga. La sua casa, il suo faro, la sua anima.
Ma le luci splendenti che vi brillano in cima, ancora splendono luminose e rischiarano la notte con il loro prepotente flusso. Fra i biondi riccioli di Rae una mano si posa lieve e delicata.
Poi due labbra premute con forza ed amore dove prima un pollice accarezzava una tempia pulsante.
- Horus? Perché non te ne sei andato come tutti gli altri?- chiede sollevando il capo a guardarlo, ancora troppo confusa e stupita per accorgersi che il mare, la fuori, si è improvvisamente calmato.
Dopo innumerevoli anni di bufere e tormente.
Dopo anni di odio e rancore verso sé stessa, un attimo di silente e dolcissima quiete.
Carlo la guarda con espressione commossa e dolcissima, dopo un tempo per un uomo infinito, per una volta almeno, si è risentito il Padre che avrebbe potuto essere, che avrebbe dovuto essere, che avrebbe voluto essere.
Scosta con delicatezza le labbra dalla tempia di Rae, accarezzandole con delicatezza i riccioli mentre si sofferma ad osservarla per un attimo carico di commozione e amore.
- Andarmene?- le chiede con dolcezza, - bambina mia, perché dovrei lasciarti sola?

Tu che scaldi il mio cuore come il Sole scalda il mondo, tu che sei così colma di amore da non accorgertene, tu che hai illuminato il freddo e solitario cuore del Dio del Sole, e il triste animo di chi aveva rinunciato ad amare, che mare e cielo ululino fino a morirne, cosa mi importa, cosa ci importa?

Noi siamo a casa, e per noi ogni volta che apriremo gli scuri, ci saranno solo Sole e sereno...-
E detto questo Carlo apre una finestra mostrando alla piccola Rae ancora rannicchiata fra le sue braccia, un caldo e splendente Sole che fa capolino fra i residui delle nere nubi, resistenti ma sconfitte, illuminando sia il faro che il porticciolo di una calda luce di speranza ed amore, mentre il mare adesso azzurrissimo risacca placido come il ritmico battito di un piccolo cuore finalmente sereno...
Rae fissa estasiata i piccoli raggi di sole che spuntano all'orizzonte.
La sua pelle torna ad assaporare il dimenticato calore di quel Disco di Fuoco, troppo a lungo rimasto nascosto dalle tenebre. Lo vede rosseggiare carico ed innalzarsi sul pelo dell'acqua per andare a disegnare la sua parabola di gioia nel cielo.
Il cuore lo accoglie accendendo una furiosa sequenza di battiti e Rae ne rimane sopraffatta.
Un'esplosione di felicità, così intensa da risultare quasi dolorosa, così magnifica da non sembrarle neanche vera.
Il suo corpo di bimba fiorisce sotto il caldo sguardo del sole.
Si allunga, dapprima è ossuto ed androgino, poi curve e morbidi declivi colmano gli spigoli ingentilendone la figura.
Il suo viso invece si asciuga, perdendo le rotondità tipiche dell'infanzia, e si fa via, via più magro e felino.
Carlo la osserva con infinita dolcezza e amore mentre osserva questo inesorabile e giusto cambiamento.
In lui si sommano l'orgoglio di un Padre che vede la sua bambina sbocciare come un magnifico giglio al mondo e la preoccupazione di chi vorrebbe tenere questo prezioso fiore lontano dalle asprezze della vita ma sa di non poterlo
fare.
Osserva i suoi piccoli boccoli diventare lunghi capelli leggermente mossi, i suoi teneri occhioni, trasformarsi in splendidi occhi da donna e le sorride commosso, non riuscendo a nascondere una punta di tristezza in quello sguardo, una punta di rammarico per aver perso tutto ciò già una volta e averlo dovuto vivere così accelerato questa.
Scuote il capo leggermente sussurrando quasi a se stesso: - non importa, va bene così, va bene lo stesso, sono venuto così lontano per portare un dono, ma il vero dono l'ho avuto io, la mia bambina me lo ha fatto, regalandomi un Sogno d'Amore per me morto in una notte di fine Inverno ma, in fondo, non è pur vero che il dono sta in chi accetta e non in chi dà?-
Come il Sole si affranca dai flutti, così anche le ultime tracce di bimba svaniscono dal corpo e dallo sguardo di Rae.
La nuova donna sorride a suo padre ed appoggia con fiducia il capo sulla sua spalla.
Lui le carezza il viso con delicatezza, tentando di trasmetterle tutto quell'amore che lei ha sempre Desiderato avere, e che lui ha sempre Sognato dare.
- Oggi ho finalmente capito cosa significa vivere, cosa significa amare, cosa significa voler proteggere i propri cari.
Grazie padre per aver riportato il Sole in queste lande desolate.
Grazie per avermi fatto capire che non posso seppellire il mio cuore assieme a coloro che mi hanno lasciato, perché muoversi nel mondo senza lasciare aperta la porta del cuore, non è vivere, è una semplice e sterile attesa della propria fine.- dice a Carlo guardandolo col viso ancora appoggiato sulla sua spalla.
- Bè, bambina mia, anzi no, scusa, ora non va più bene, ormai sei cresciuta, diciamo figlia mia...- e sorride fra il serio e lo scherzoso, - adesso, non ho più niente da insegnarti, adesso non hai più bisogno di me, adesso sei grande, e la strada della vita è aperta davanti a te con tutte le sue magnifiche ed immense diramazioni, scegli bene, che le tue scelte siano sempre guidate dal cuore, e mai avrai a pentirtene, te lo posso giurare, mia dolce Laura, ora sono più tranquillo, ora so che comunque vada, ti ho lasciato qualcosa di veramente importante, cosa potrebbe chiedere di più, un Dio stanco, un uomo rassegnato, se non l'amore di sua figlia?-
Poi la stringe forte a sé, come se fosse ancora una bambina bisognosa d'affetto, come a voler fissare questa splendida sensazione nei recessi più profondi del suo triste e solitario animo.

Un refolo di vento caldo e torrido scompiglia i capelli di Rae.
Odore penetrante di sabbia ed oli profumati, muschio e mirra mescolati all'acre fumo nero che sale da torce di resina.
Così la Sacra Corte torna ad invadere la coscienza di Rae.
Gli occhi ancora velati da quel profondo tuffo negli abissi dell'anima e nelle gambe l'incerto equilibrio di chi si è appena svegliato a nuova vita.
La mano di Horus è ancora sprofondata nel suo petto e gli occhi di Rae scendono a fissare con intensità quel punto di contatto.
Un sorriso si allarga sul suo volto.
Nella calda stretta con cui il Falco Solare le sta cingendo il cuore non c'è più la volontà di scavare, ma solo quella di sostenere e confortare.
- Ti voglio bene...- mormora piano verso di lui.
Lui sorride dolcemente, e con infinita delicatezza trae la mano dal petto del suo bene più prezioso.
Sebbene però non vi sia più la sua stretta a racchiudere il suo cuore, Rae sente ancora un confortante calore protettivo che lo circonda dolcemente.
Ora nella sala sono soli, improvvisamente la ragazza si accorge che sia Desiderio di Morte sia Desiderio di Fortuna sono spariti dalle spalle del trono da dove li stavano osservando con attenzione poco prima.
Come se anche quei due superbi Dei avessero voluto rispettare l'intimità di sentimenti tanto forti e profondi esistenti fra un Padre ed una Figlia.
Carlo crolla su un ginocchio per lo sforzo sostenuto, mentre il suo viso sorridente è imperlato di gocce di sudore, la osserva con un misto di amore e vergogna dicendo: - scusami bambina mia, mai ti avrei voluto sottoporre ad una tale prova, ma era necessario, mai avrei voluto violare i recessi più intimi della tua anima, ma volevo che tu potessi nuovamente essere libera di provare Emozioni, e questo era l'unico modo che conoscevo, ma un cuore così splendente, non necessita della mia povera luce...-
Riprende un attimo fiato e aggiunge: - Sai? Adesso so perché sono così legato a te, tu non sei solo la Figlia del Sole, sei anche e soprattutto mia Figlia, e io ti amo come mai ho potuto amare qualcuno, perché sei parte di me...-


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