CRONACA DI UN RITORNO

di Diana Di Giovanni e Fabio D'Andrea


Bagdad, locale clandestino, appena sventato il tentato rapimento dell'unico contatto trovato per la missione, mentre tutti si allontanano, Woland trattiene Aracne e le chiede con un accenno di sorriso sulle labbra se ha voglia di fargli compagnia fino alla sera. Ci sono parecchie cose di cui discorrere...

Appena rimasti soli, Aracne viene subito al punto:
"Felice di rincontrarti fratello. Anche se forse avrei preferito che la mia situazione fosse differente ... Posso chiederti quanto tieni a questa mortale? Abbastanza da pensare di possedere la chiave per raggiungerla? Io non riesco a comunicare con lei ... è una presenza silenziosa che si aggira in questa mente ... persino Medea è perplessa e preoccupata dal suo atteggiamento ... Il mio risveglio per lei è stato traumatico, vero, ma abbiamo raggiunto un accordo tra noi, dopo che hanno minacciato di suicidarsi, solo che ora non accetta più di parlare né con Medea, né con me, si è totalmente rinchiusa, asserragliata e nulla la raggiunge ... Speravo che vedendoti si facesse almeno più attenta, ma non è così ..."

Aracne ha parlato con la voce di Andromaca, ma senza dubbio non ci sono in lei tracce della donna che Fabio ha conosciuto, ha davvero l'impressione di parlare solo con la sua antica sorella che sembra davvero intristita dalla situazione che si è creata.

"Io credo di essere forse - e bada bene, dico forse! - l'unica persona al mondo capace di raggiungere Andromaca, dovunque abbia deciso di ritirarsi... Soffro a vedervi così. Immagino bene che esperienza stiate vivendo, anche se devo riconoscere che Destino mi è stato clemente e non ho sofferto, né soffro di questa nuova condizione. Sembra che Woland ed Eraclito si conoscessero da sempre, tanto che a volte - spesso, ad essere sincero - non c'è uno o l'altro, ma uno solo, umano e potente.
Certo, a volte non è così, ma non credo capiti solo alle Note e non credo sia dovuto a questo magnifico trauma..."

Tace per un po', mentre camminano discosti per le vie di Bagdad. Poi: "Vuoi raccontarmi qualcosa di più, sorella? Ogni traccia può servire a ricucire lo strappo..."

"Raccontarti di più?? Non saprei da dove cominciare ... forse dall'inizio ... se hai la pazienza di ascoltare ... "

Continuando a parlare Aracne rievoca quanto accaduto a Livorno: il rapimento del figlio della sua precedente incarnazione; Mauro, il padre, che lo aveva ritrovato solo per giacere sulla spiaggia di Rosignano ucciso dagli zingari; il proprio Desiderio di proteggere quel bimbo, così forte da permetterle di lasciare Okeanos mentre la voce della propria Signora la richiamava alla coscienza, facendola incarnare in quella donna, ammantata di potere empathico, che stava cercando di portarlo in salvo; il terrore che le lesse negli occhi mentre la guardava avvicinarsi e comprendeva inorridita cosa stesse per accadere; la punizione immediatamente inflitta ai colpevoli.
Woland intuisce dalle parole della sorella quale ennesimo trauma abbia subito Andromaca.

Viene l'ora di riunirsi agli altri, sono in missione e, per quanto gravi siano i loro problemi, prima devono occuparsi del demone.

Il pomeriggio trascorso insieme ha un po' allentato la tensione tra loro, ma non è stato granché più utile. E' come se i due dovessero imparare di nuovo a conoscersi, situazione piuttosto strana, invero, ma Fabio se l'aspettava... Alle volte è piuttosto fatalista!

Gli avvenimenti dei giorni seguenti sono stati caotici, tesi e nervosi. Non c'è stato tempo, né modo di riprendere discorsi che stavano molto a cuore ad entrambi, per molte ragioni. Poi la partecipazione insieme all'azione del Kampo ha ristabilito un cameratismo che era naturale dopo l'Irlanda, ma che Aracne non aveva mai sperimentato... Nel frattempo niente Andromaca, però, ed i timori di Aracne sembrano sempre più fondati!

All'indomani ci si dovrebbe recare alla grotta dell'Artiglio, ma l'umore di Woland non è dei migliori. E' stata un'esperienza lunga e faticosa: a Tunisi se l'è dovuta sbrigare praticamente da solo ed ora sente di potersene legittimamente lavare le mani. Che combatta chi deve, per lui la storia è chiusa!

E' nella sua stanza al QG, quando lo raggiunge Aracne.

"Allora, Fabio, dobbiamo prepararci..."

"Per cosa, dolce signora?" Non sorride.

"La grotta, no?"

"Stai scherzando, spero? Ho detto e ripetuto che non ho nessuna intenzione di venire fin lì..."

"Ascolta, so per certo che senza il nostro apporto il rituale fallirà!"

"Non vedo in cosa possiamo collaborare. E' una faccenda da alterazioni e da distruttori, per come la vedo io, ed è anche tempo che se ne occupi qualcun altro! Nessuno mi ringrazierà per quello che ho fatto finora e fare il salvatore di tutto il Pathos comincia a scocciarmi! Dammi retta, è un trucco per sfruttare le nostre scarse energie rimaste. E poi può essere molto pericoloso e tu mi stai molto più a cuore di quanto immagini..." La fissa negli occhi, nella speranza di scorgere un lampo di lei, la sua donna che non vede da mesi, ormai. Nulla. Giaietto nero e la volontà di ferro di Aracne.

Lei sporge il mento in avanti - riesce a essere terribilmente testarda quando vuole, proprio come Andromaca! "Abbiamo fatto tanto e vorresti mandare tutto in aria per orgoglio! Dovresti vergognarti, Eraclito, non possiamo pensare a noi, certe volte!"

"Perché ti arroghi la capacità di scorgere le vie della Sorte, Aracne? Io 'sento' che non ho ruolo in questa partita: non sono mai stato un protagonista e mi hanno già costretto ad esserlo più di quanto possa sopportare.. Impara a cedere anche tu, ogni tanto. Renderebbe tutto più facile..."

Aracne scuote la testa con vigore, i capelli danzano. Poi sorride: "Non voglio forzarti, né credo potrei. Non ti sarò meno amica se non vieni, ma io DEVO andare. Spero potrai capire."

Un momento di silenzio. Lei intravede sul volto di Fabio, e non capita spesso, il viso della Nota: gli occhi antichi, il loro magnetismo e la saggezza di millenni di riflessione e familiarità con i sentieri dell'Enigma e del Destino. A differenza di lei, però, lui è anche umano, contemporaneamente umano, e sul deserto della coscienza immortale brilla la luce dell'amore e del desiderio umani. Lo sente e lo capisce, nonostante sia per lei quasi incommensurabile. Capisce quanto gli costino le parole che sussurra alla fine.

"Se è così, non mi resta che seguirti, dolce signora. Non ho intenzione di fare i conti con un'eternità di rimpianto..."

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La notte, rimasta sola, Aracne continua a pensare alle sue parole ... com'era strano, diverso da come lo ricordava, la sua espressione, il tono della voce, la luce negli occhi: così tanto può cambiare una Nota se perfettamente amalgamata allo spirito umano?

Ricorda Francesca, quante tensioni, troppe! Forse nel passato c'era stata un'uguale fusione anche per lei? Chissà, la memoria è così frammentaria, sa solo che non vuole si ripeta quel che è accaduto l'ultima volta che si è incarnata.
Ritorna con la mente all'ultima volta che ha camminato su questa Terra...
Quella volta il suo nome era Francesca, Francesca Antinori, e viveva vicino Pisa, a S. Rossore. Non era stato facile il rapporto tra loro, soprattutto dopo che lei si innamorò di un compagno d'università, lo sposò ed ebbe un figlio.
Pensando a quei giorni ancora non comprende: sente nuovamente con la stessa chiarezza il disgusto che attraversava ogni cellula del corpo in cui vivevano entrambe, i tremiti di rabbia e paura ogni volta che  si soffermava con lei a guardare e vegliare il bimbo, come se non capisse che non avrebbe mai potuto fargli del male perché era anche suo, lo aveva sempre sentito anche proprio, sin dal primo istante.
Una Nota ha dei doveri e anche quella volta ci fu una missione: affrontarono Serpente, Francesca non resse a quell'ultimo trauma, il distacco tra loro si fece davvero incolmabile...
Non sopportava più l'idea di averla con sé e cercò l'unico modo che le restava per liberarsene.
Avrebbe forse potuto impedirglielo ma era così grande quel Desiderio che assistette in silenzio ai preparativi: accudì Riccardo, preparò un bagno caldo e poi... il suo sangue macchiò l'acqua separandole per sempre.
Quindi la lunga attesa, prima del ritorno in una nuova incarnazione, in una donna che già apparteneva a Desiderio. Sembrava tutto così semplice questa volta.
Solo più tardi si rese conto che quella mente era già disturbata e che il proprio risveglio aveva provocato  la separazione definitiva delle due personalità che la componevano e che, peggio ancora, nessuna delle due l'accettava, anzi, la parte più folle minacciava di ripetere il gesto di Francesca pur d'essere libera dal volere della Nota.
Solo porte chiuse o rabbia selvaggia ogni volta che prova ad avvicinarle.
Tornare nuovamente in Okeanos... NO!
Nonostante non le sia ancora riuscito di gestire alcuna relazione con loro, non sarà così questa volta, non lo permetterà!

Eraclito ha detto che parteciperà, anche se a malincuore, alla spedizione solo perché ama questa donna e vuole restarle vicino per proteggerla, anche se Andromaca e Medea sono cambiate e non sono più due diversi aspetti della stessa persona ma due identità autonome e neppure loro sanno più quale delle due sia dominante.
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Non è sicura del senso di quanto ha sentito: in lui vivono Enigma e Destino e l'amore quindi non appartiene alla sua natura ma, come dice lui, se la parte mortale fosse perfettamente amalgamata a quella immortale, forse gli sarebbe davvero possibile provare tale sentimento.

Nel giardino che ama, Aracne passeggia a piedi scalzi sull'erba, pensierosa, una dolce brezza le scompiglia i capelli, mentre farfalle e api si posano sui mille e mille fiori che profumano l'aria...
Quello sguardo, quell'emozione le si sono impressi a fuoco.
Ripensa alle parole di Eraclito di continuo: forse riuscire a fondersi con loro sarebbe l'unico modo per evitare che le sue due compagne mettano, prima o poi, fine alla loro vita.
Segue i sentieri del Desiderio, istintivamente, cercando la sensazione della Concordia che ha sentito tra la Nota e l'Uomo in colui che è suo Fratello, assapora la fragranza dell'Amore che sente legarli, fondendoli in un unico essere.
Cerca in sé un'esperienza simile, la memoria di qualcosa vissuto con la stessa intensità che ha percepito in lui.

......................

Medea percorre il sentiero sassoso e spoglio che si inerpica sulla scogliera. Sotto, le onde si infrangono rabbiose contro l'ostacolo che ne blocca l'impeto.
Il suo sguardo è duro. Le unghie artigliano con rabbia ogni cosa arrivi loro a tiro. Ancora non accetta Aracne e Andromaca le manca. Non lo avrebbe mai creduto, eppure il saperla così vicina e ugualmente lontana, rinchiusa in sé stessa e nella sua stanza, aumenta la sua rabbia contro la Nota.

Le imposte sono chiuse, la poca luce che filtra dall'esterno viene velata dalle tende, la stanza è quasi al buio, una figura è seduta e fissa il muro spoglio davanti a sé...
Quanto vuoto dentro oggi, quanto rimpianto nei ricordi!
L'immagine di lui torna spontanea alla mente, ripensa alla gioia che nasceva nei suoi occhi al solo vederla, il calore che sapeva trasmetterle, potersi trovare ora, ancora, fra le sue braccia.
Improvviso un brivido di disgusto, di ribrezzo, la scuote.
La mente si ritira dalla memoria più vicina, più vivida... Livorno, la spiaggia velata dalle ombre della sera, la tensione dell'azione, la corsa, ammantata dal potere di Enigma, per salvare il bimbo di Francesca dal rituale degli zingari e poi quell'ombra enorme, oscura e maligna, Aracne, nel suo vero aspetto, che le piomba rabbiosa contro, attaccandola, il dolore del morso e poi... Come in un incubo, sentire il potere della Nota che pretende il controllo del suo corpo  nonostante cerchi di resisterle con ogni forza disponibile, soccombere a quella rabbia terribile che la spazza via da sé stessa come poi fa con gli zingari, come semplici, inutili, insignificanti fuscelli... Solo sete di vendetta e morte, morte e distruzione...
No, non può sopportare, accettare l'orribile cosa che l'ha invasa, neanche lui potrebbe farlo.
Non vuole leggere il rifiuto nei suoi occhi...
Non permetterà di nuovo che lei prenda il controllo, anche se il suo potere è così grande... Basta chiuderla fuori.
Non darle modo di arrivare al nocciolo della propria essenza...
L'unico Desiderio ora è restare sola, lontana da tutti ma soprattutto da lui...
La sofferenza sarebbe mille volte più grande nel vedere attraverso lui ciò che non è più possibile.

..........................

Le jeep sono cariche, è arrivato il momento, il gruppo parte, il viaggio alla grotta è lungo e richiede tempo.
Mentre gli altri discutono piani e fanno supposizioni su quanto li aspetta, Woland la osserva spesso, forse solo nella speranza di scorgere un segno di Andromaca, forse preoccupato del silenzio in cui anche sua sorella si è rintanata.

Per Aracne, completamente concentrata in sé stessa, è tutto tempo utile per pensare, per cercare di ricordare...

I ricordi... Sono solo immagini sfilacciate di infinite vite passate che si sovrappongono, si mischiano, mentre lentamente si riaffacciano alla memoria, poi una diventa più nitida e si fa prepotentemente strada.
 

Una donna si prende cura di suo figlio mentre un'ancella le pettina i lunghi capelli, è un lavoro lungo su quella chioma, solo metà è stretta in piccole treccine.
Trambusto, passi veloci, un uomo entra affannato, porta notizie: il Re è morto sotto le mura di Babilonia!

La donna stringe al seno il bimbo, ora non ha più padre, ora è solo un ostacolo verso il trono e il potere, come può proteggerlo? Babilonia, che hai fatto a mio figlio?
Non è donna da poco, qualcosa in lei la rende più forte, più decisa, scaccia i timori e agisce.
Un gesto imperioso, la voce che impartisce ordini con una sicurezza che disarma chi non si aspettava una simile reazione.

Carri e cavalli, polvere e sole, uomini, armi, sudore, sangue, grida e silenzio...

La battaglia scorre sotto gli occhi della donna che ora comanda le truppe e schiaccia la rivolta.
Solo allora il ritorno a casa, stringere ancora il proprio figlio, baciarlo.
Ora ha dimostrato di avere il diritto di custodire il trono per lui.
Ora l'ancella può anche finire di pettinarle i capelli in femminili treccine.


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Medea, pur se perplessa, ha assaporato la battaglia, ha gioito del sangue e del dolore, ha accompagnato la donna provando le sue stesse emozioni, vivendo ogni momento con lei. Una domanda resta però nella sua mente: cos'era? Un sogno? Una visione?
Aveva quasi il sapore di un ricordo lontano.
Mentre cerca di capire, ricorda le sensazioni provate e le rivive, ancora e ancora...

Nella stanza immersa nel buio, lacrime amare scendono da occhi che guardano ancora l'immagine di un bimbo, del proprio figlio. Andromaca  sente ancora la sensazione di quel piccolo corpo stretto a sé
Questa gioia le è stata negata tanto tempo fa, da dove viene ora questa sensazione così viva?

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Sono arrivati da un po', nella gola sassosa persa nel deserto iracheno. C'è una brutta aria, di trappola. Eraclito si guarda attorno con occhi sempre più antichi, spinge la sua consapevolezza ad esplorare i dintorni. Certo, è un luogo di potere, Durlindana è lì che brilla, intatta dai secoli, la spada di Rolando in un'altra Roncisvalle, ma è più di tutto un luogo di pericolo e lei non è ancora pronta...

Dei!!! Vorrebbe non essere così umano, a volte. Remoto, ecco l'aggettivo, ecco come dovrebbe essere. L'aveva capito sin dall'alba dei tempi, quando era ancora solo un filosofo abbagliato dal mistero del mondo, dai labirinti del pensiero. E invece eccolo, duemila e rotti anni dopo, a preoccuparsi di una donna, smarrita in un labirinto ancora peggiore.

Non vuole perderla senza almeno averla ritrovata! Ci sono tante cose ancora da fare, tante strade...

Mentre è così assorto, la vede avvicinarsi alla spada, affascinata, dimentica. In pochi battiti di cuore le è accanto, proprio mentre cerca di superare la protezione per entrare nella grotta, dove solo gli Eterni sanno cosa li aspetta. Cerca di trattenerla, ma le cose accadono, spesso, troppo veloci: qualcuno rimuove l'ostacolo, la barriera scompare e si trovano in una spelonca, soffocati da un senso di potere nefasto e schiacciante. Poi urla, l'improvvisa percezione di Qualcuno vicino, TROPPO vicino. E il rituale, i feriti, gli errori, gli Uomini in Nero...

Poi è finita. Finalmente. E sono entrambi vivi. Gli altri stanno sgombrando, già persi in altre storie, ma lei è ancora lì e lui ha in petto una furia fredda, che chiede di essere liberata. Eraclito le si avvicina, appena fuori dalla grotta, le prende un braccio e sibila:

"Sarai soddisfatta, suppongo?"

Il sorriso che le era affiorato sulle labbra al contatto le si gela sul volto: "Che vuoi dire?"

"Hai rischiato di morire, per una questione dove non c'era posto per te, e perché? Per la tua maledetta testardaggine, per il tuo orgoglio di Nota immortale. Non hai pensato neanche un attimo a Andromaca, smarrita nel suo incubo in te, non hai pensato a quello che significa... per me!"

La sfuriata si spegne nel suo farsi e le ultime parole sono solo un sussurro, mormorato ad occhi bassi, come se Eraclito si fosse reso conto ad un tratto dell'assurdità delle sue pretese.

Quando torna a guardarla, gli occhi sono di nuovo remoti. Forse una scintilla brilla ancora, nel nero, remota anch'essa: "Scusa sorella, non so cos'ho..."

Lo guarda, lo ascolta ma non risponde, non capisce dove sia il problema, ma anche lui sembra così confuso e poi la sua mente sta seguendo altre cose.
Il viaggio di ritorno è nuovo tempo per ricordare.

Aracne sente in qualche modo di non essere più la sola a seguire il corso dei propri ricordi: sono entrambe con lei, non sa ancora se sia un bene o un male, però non vuole perdere quel filo che ha ritrovato nel passato...
 

Uomini, uomini, testardi, arroganti, ignoranti!
Quanta fatica creare Concordia, sommare due popoli in uno.
Gestire un impero, un governo forte non di crudeltà e paura ma di unitarietà di scopi.


Antichi giardini pensili si sovrappongono alle aiuole cariche di fiori che le dita sfiorano oggi...
Solo sprazzi di memoria... Ma si sommano lentamente uno all'altro...
L'immagine torna completa.
 

Altre conquiste, fortezze, battaglie.
Strade in mezzo al nulla, scavate su monti selvaggi dove neanche le fiere si spingono, carri e ancora carri che le percorrono, fiumi deviati per rendere fertili le pianure e poi il mare... Così lontano dalla mia casa, sono stata la prima della mia gente a vederlo, e ne ho raggiunti quattro, per te, figlio mio!
La natura mi ha voluta donna, eppure ho retto questo impero con valore, ho insegnato al nostro popolo ad apprezzare la bellezza, la conoscenza, la libertà e, nonostante tutto questo, ho trovato il tempo per i miei piaceri...


...................................

Medea segue il fiume di immagini, sensazioni, emozioni che sembrano aver invaso ogni cosa intorno, inizia a sospettare quale ne sia la fonte ma, nonostante tutto, non può impedirsi di provare rispetto e ammirazione per quella donna che ha visto trovare la forza e la determinazione per modellare il mondo con i suoi Desideri.

Le lacrime sono asciutte ora, troppi pensieri si accavallano e si intrecciano tra loro fornendo un quadro diverso in cui guardare.
Quanta forza d'animo o era altro?
Quanto Amore per un figlio, per un popolo, per una terra.
Ah, essere come lei, allora si che potrebbe tornare ad essere tutto possibile, anche... guardarlo ancora negli occhi, senza provare alcuna vergogna!
Da dove può provenire questo fiume impetuoso, questa ricchezza di passione che riaccende i Desideri?
Chi può essere? Chi è quella donna che non si è arresa di fronte a nulla?
Il pensiero sceglie e imbocca un sentiero appena accennato.

..................................

Io ho ricordato chi sono.

E quindi è stato un bene.


Nel giardino, seduta sul bordo d'ardesia di una fontana, una figura femminile avvolta in un péplo si alza, sapendo di aver capito finalmente il proprio fratello.
Io sono colei che tesse i Desideri per dare forma alle storie.

Io ho ricordato il mio passato.

E loro erano con me.


Medea alza gli occhi fissando l'orizzonte, la sua mente attirata da un richiamo che sente allo stesso tempo vicino e lontano...
I greci raccontarono che i colli del mio regno erano formati dai corpi dei miei amanti divorati nella passione.

Io ho ricordato il mio nome.

E ora possiamo essere una.


Nella stanza la luce del sole penetra dalle persiane aperte, Andromaca non è sicura di quanto è accaduto, eppure la speranza brilla di nuovo rischiarando il suo cuore...
Io, per essere madre, sono stata Signora d'Assiria e di Babilonia, due popoli fusi in uno da Concordia.

Io sono Aracne
Io sono Medea
Io sono Andromaca

Noi siamo... io sono...


.................................

Improvvisamente si riscuote, si volta intorno e cerca Fabio che, di fianco a lei, la sta osservando pensieroso, gli si fa più vicina guardandolo negli occhi e mentre lui, nei suoi, ritrova finalmente la donna che ha seguito e cercato in tutti questi giorni, lei gli dice sorridendo:

IO SONO SAMMURAMAT
Desiderio di Concordia


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