Le colpe dei padri ricadano sui figli

di Flavia Fiocco


Un sottile filo di fumo azzurro danzava nell’aria sollevandosi dal corpo carbonizzato, un odore oleoso di carne bruciata si spandeva nello spiazzo davanti al piccolo tempio.
Come si era potuti arrivare a questo? Perché si era dovuti arrivare a quel guscio incenerito sul terreno, senza vita, senza emozioni?
Di nuovo e ancora una volta il figlio ribelle era stato riportato a casa.
Echidna, sorella di Armonia, aveva avuto il compito di attirarlo davanti al piccolo tempio della Concordia.
“Certo, fratello maggiore, una cosa seria... Sì, legata al Sigillo di nostra Signora... No, non posso parlarne al telefono è materia troppo importante, è un messaggio diretto quello che devo darti, un messaggio di Discordia in persona. No, non so perché non te ne abbia parlato lei stessa...Al Tempio della Concordia, certo. Non temere”.
Ero presente alla telefonata e quel “non temere” me lo ricordo ancora.
L’idea di portarlo davanti al tempio di Concordia era stato uno scherzo a cui anche io avevo partecipato leggera, incosciente di quello che stavamo progettando veramente.
Il caldo era opprimente quel luglio, lacrime di sudore colavano dalla tempia di Fenice seduto su una colonna caduta.
Certo a lui non doveva piacere la cosa, anche a me e a sua sorella Echidna non piaceva, Es aveva commesso errori per una visione sbagliata, un sogno distorto, ma seguiva ordini non detti, impliciti nella sua natura.
Io mi rinfrescavo con un ghiacciolo al limone, lo stecco di liquirizia mi si era sciolto in mano e stavo pulendomi su un capitello che affiorava dal terreno.
Echidna si gingillava con un nuovo giochino elettronico, certo Pokèmon, da madre di mostri ne era attratta irresistibilmente.
SFinaqlmente arrivò es, scendeva per il sentiero con giacca e cravatta, sempre così perfetto, inattaccabile, stranamente tranquillo non sospettava di niente, lui di solito così diffidente.
Da dietro i cespugli dove eravamo nascosti lo abbiamo visto avvicinarsi ad Echidna, salutarla e prendere da lei la Coca-Cola che gli offriva, ultimo pasto del condannato.
Lui beveva  e lei parlava,  Fenice fremeva ed io tessevo il mio velo. Un sudario di Illusione ed Enigma, lentamente tessevo, la trama della realtà distorta e occultata, colorata dall’inganno fragile ma indistruttibile.
Improvvisamente bbe come un moto, si era reso conto di quello che stava succedendo, forse anche troppo ma non tentò nessuna reazione.
Aveva capito cosa lo aspettava, gli si leggeva negli occhi e lo accettò, lo accettò come non mi sarei mai aspettata.
Lo ammetto, avevo dell’acredine per Es, nemico del Circolo del Cucito, cacciatore di Alchera, Discordia scatenata in seno al pathos, ma la sua accettazione supina della volontà degli Eterni mi stupì, mi meravigliò, mi fece piacere, lo rivalutai e lo accettai di nuovo nella cerchia della mia famiglia.
Calai dolcemente il Velo di Maya, con tenerezza lo accecai e gli addormentai gli altri sensi perché non soffrisse inutilmente la sua parte umana.
Lui volse il suo sguardo su di noi e aspettò.
L’ala incandescente di Fenice si allungò su di lui e lo purificò della sua doppia natura e così esegì la volontà degli Eterni, la volontà dei nostri Padri e Madri, dei Princìpi cui noi non potevamo negare nulla, nemmeno la morte di un fratello.
Della sua enorme volontà rimase solo quel corpo nero e irrigidito per terra.
Sgomenta lasciavo che l’odore acre mi disgustasse le narici e la vista di quel corpo nero mi annebbiasse gli occhi con lacrime da attribuire al fumo doloroso.
Ci allontanammo separatamente dal luogo della Concordia, ognuno di nuovo per la sua strada, non ci salutammo nemmeno e per parecchio non avemmo più contatti tra noi, che nulla ci ricordasse di nuovo quel giorno, di nuovo quello sguardo.
 

SVELATO IL MISTERO DELL'UOMO CARBONIZZATO

Finalmente e' stata svelata l'identità dell'uomo completamente carbonizzato      rinvenuto da un custode nell'area archeologica dei Fori Romani.
La notizia e' trapelata solo oggi, data l'estrema riservatezza con cui la polizia ha trattato il caso. Il cadavere era stato rinvenuto il 27 luglio tra i ruderi del "Tempio della Concordia", accanto all'Arco di Settimio Severo. Dalle indagini emerge chiaramente che il delitto dovrebbe essere avvenuto qualche giorno prima. Tuttavia, secondo indiscrezioni, non sono emerse testimonianze in proposito. Il terreno e i marmi, in vicinanza del corpo, non presentano segni di incendio, quanto piuttosto di combustione a temperatura elevata. I vigili del fuoco non sono riusciti a dare una spiegazione esauriente del fenomeno.
La vittima e' un agente dell'Interpol, il Dott. Giuliano La Spada, uno psichiatra con incarichi speciali. Il prof. Romolo Baracchini, noto esperto di antichità romane, ha fatto notare agli inquirenti una curiosa coincidenza; l'area detta del "Tempio della Concordia" confinava anticamente con l'area detta "di  Vulcano". Infatti e' con questo nome che viene citata da Tito Livio in riferimento a un prodigioso fenomeno  che sarebbe avvenuto nella zona:

 "IN AREA VOLCANI ET CONCORDIAE SANGUINEM PLUVIT"
(Tito Livio, 40-12-2).

Giorgio Pulitzer
Pathos News - Dai Fatti alle Parole
Il tempio della Concordia.


PATHOS © 2000
Associazione di Letteratura Interattiva