IL CERCHIO SI CHIUDE

di  Leonardo Di Giovanni


PREMESSA
Gli avvenimenti narrati in questo racconto
sono solo ed esclusivamente visti
attraverso gli occhi dell’Io narrante.
Ovvero i fatti avvenuti nell’r.3,
raccontati da qualcun altro
potrebbero avere sostanziali differenze.
E’ in effetti una versione di un evento accaduto molti secoli fa,
ai tempi della caduta di Atlantide, il cui ricordo è nebuloso e frammentario


Pierluigi Orbu giaceva sul suo letto d'ospedale in attesa della morte.

Il suo corpo era devastato dalla malattia, la sua anima dalla sofferenza; la macchina che inviava ossigeno alla maschera del respiratore emanava un ronzio continuo e dei suoni intervallati simili a schiocchi sinistri che accompagnavano le sue ultime, tristi ore di vita.

Nessuno era venuto a trovarlo.

Non i suoi amanti, non i suoi ammiratori. La malattia aveva spaventato tutti.

Sindrome da immunodeficienza acquisita.

Pierluigi aveva spesso pensato a chi fosse stato, fra i molti suoi amanti, colui che gli aveva trasmesso il morbo, condannandolo alla morte, ma la sua rabbia verso chi lo aveva ucciso era svanita di fronte al pensiero agghiacciante che anche lui sicuramente era stato veicolo di morte per decine di altre persone.

Era stato una persona di successo.

Il suo nome d'arte, Ice Baby DJ, era noto in tutte le discoteche più trend d'Europa. Dalla Costa Azzurra alla Romagna, dalla Versilia all'Egeo, dalle Baleari alla Costa Smeralda, il suo nome era stato la garanzia del successo di una serata. Difficilmente un deejay poteva raggiungere il grado di popolarità che Ice Baby aveva conquistato faticosamente, mettendo a frutto i suoi Desideri e gustandone a fondo il succo, i piaceri, i languori di una vita passata fra le alcove e le piste da ballo, le feste e le droghe, il sesso e il lusso.

Ma tutto questo era finito e nessuna morte poteva essere più orrenda di quella di Pierluigi Orbu che, dopo il paradiso, aveva contemplato con impotente terrore il suo decadimento fisico e il suo progressivo spingersi verso la Fine di tutto.

Ma nel quotidiano avanzare del processo di disfacimento del suo corpo, una speranza folle gli si era affacciata alla mente. Ed era quella speranza assurda che ancora lo faceva aggrappare con tenacia ai brandelli di una vita spenta.

Nel corso della sua turbolenta esistenza, aveva incontrato un uomo.

Più di un uomo.

Si chiamava Leonardo ma il nome nascondeva un retaggio antico e possente, l'incarnazione di uno Spirito Guerriero, figlio del Desiderio Primordiale, che aveva attraversato, Immortale, i millenni, trasmigrando la sua anima di corpo in corpo.

Nella breve relazione che aveva avuto con lui, Pierluigi si era avvicinato al mistero insondabile di una guerra antica quanto il tempo, arcana e feroce, e il terrore di essa gli fece rifiutare il dono di conoscenza e potere che l'Immortale gli offriva, in cambio della sua entrata, come ultimo di una schiera di millenari soldati, nel conflitto che opponeva forze oscure e incomprensibili.

A Lui aveva inviato il suo ultimo appello.

Lui aveva invocato sul letto di morte e ora, dopo aver atteso nella disperazione la

Sua venuta, Egli stava giungendo.

Quando entrò dalla porta, la Sua presenza sembrò illuminare la squallida stanza asettica che era il suo sepolcro e il moribondo chiamò a sé tutte le sue energie, per combattere la battaglia che poteva salvare la sua vita.

I suoi sensi appannati non riuscirono a cogliere le splendide fattezze dell'Immortale, ma il ricordo lo aiutava, rammentava il volto che aveva tante volte accarezzato, le labbra mille volte baciate, il fragrante profumo della sua pelle, l'eleganza del suo incedere, la forza inebriante del suo sguardo.

"Ciao Ice." Disse l'Immortale, avanzando verso di lui.

Pierluigi fece un debole gesto d'impazienza, indicando la maschera del respiratore.

Leonardo si sedette a fianco a lui e gli cercò la mano con la sinistra, mentre con la destra rimuoveva la maschera dal suo volto avvizzito.

Il moribondo deglutì e tossì leggermente, avvertì il tepore della Sua mano e sentì la Sua energia che fluiva in lui.

"…Ciao…. Leonardo…." Ansimò "Grazie…. Di essere qui."

Stettero silenziosi per qualche minuto, guardandosi negli occhi, mentre il silenzio parlava per loro, rievocando brani di vita passata insieme, rinsaldando il legame mai spezzato fra due creature così diverse e così simili, ma divise irrimediabilmente da un Destino che non ammetteva eccezioni.

Eppure proprio contro quel Destino Pierluigi voleva innalzare il suo urlo di ribellione e cercava in Leonardo la mano che lo avrebbe guidato oltre la soglia di quel sacrilegio.

"….Leonardo….ho poco tempo…. Io…… vorrei….."

"Lo so." Sorrise mestamente l'Immortale "Vedo il tuo Desiderio e lo comprendo." E dinanzi ai suoi occhi antichi e sempre giovani, sfilò il ricordo di centinaia di esseri umani che gli avevano rivolto la stessa richiesta, espresso lo stesso, impossibile Desiderio.

"Puoi…aiutarmi?" chiese flebilmente Pierluigi.

"Forse sì." Mormorò l'Immortale, chiudendo gli occhi per un attimo "E forse no. Dipende da te."

"Cosa….cosa vuoi che faccia?" chiese ancora il moribondo.

"Che tu ascolti la tua ultima lezione, prima di incamminarti verso la salvezza o verso la Morte." rispose Leonardo.

"Ascolterò." Promise Pierluigi.

L'Immortale strinse con dolcezza la sua mano e chinò il viso sul suo "Quando eri mio" sussurrò "dopo pochi giorni rifiutasti di seguirmi dopo che ti avevo aperto le vie per i segreti più grandi dell'Universo. Come è costume fra i miei, avrei dovuto spegnere quel barlume di conoscenza che ti avevo dato, e con esso, la tua vita. Ma non lo feci, rischiando per te l'ira dei miei pari. Fu così che mi rivolsi a mio Fratello Horus i cui occhi di falco penetrano fra i segreti del Destino e gli chiesi se la mia scelta avrebbe portato disgrazia.

Mio Fratello mi guardò con gli occhi malinconici di chi sa troppo e poco può rivelare e mi disse che Destino avrebbe atteso.

Ora so che lo sguardo di Horus aveva varcato i confini del lecito, e oltre ogni comprensione, da quel passato, è qui che ci sta guardando…."

Pierluigi trattenne il respiro. Non aveva più bisogno di quella maschera. Non era più l'ossigeno, ma le parole dell'Immortale, che lo tenevano in vita.

"Ascolterò." Ripetè, come se con quella parola ringraziasse il suo Signore di avergli già una volta donato la vita, e gli richiedesse un'altra volta lo stesso dono.

"Ti racconterò una storia, amico mio…. Una storia che ti aiuterà a capire e mentre la racconterò il tuo Desiderio di ascoltare ti terrà in vita, impedendoti di scivolare dove Morte ti attende…."

Non ti so dire quando con precisione, né esattamente il dove, sorgeva un tempo lontanissimo Atlantide la Splendente, la Città Perfetta.

Era stata edificata su una grande isola nel cuore dell'Oceano ed era l'immagine stessa dell'Armonia e della Meraviglia.

Retta da mio Fratello il Legislatore, essa conosceva lo splendore della migliore delle società possibili, in cui Ragione e Desiderio erano in ugual misura bilanciati dal sapiente governo del Legislatore, aiutato in ciò da un cospicuo gruppo di nostri Fratelli.

Fu questo un periodo d'oro, favorito dalla distante benevolenza dei sette Eterni.

Queste supreme potenze del cosmo, di cui tutti i quarantanove Immortali sono figli, avevano infatti ordinato ai loro sette Primogeniti, i più nobili e vicini all'Eternità fra gli Immortali, di aiutare il Legislatore nel suo progetto di realizzazione dell'Utopia, pur rimanendo nell'ombra di un'azione discreta e il meno possibile invadente, in maniera da non influenzare con i propri puri e impetuosi impulsi, così vicini alla Primordialità, il delicato equilibrio del nuovo miracolo.

Fu così che i sette Primogeniti misero da parte la loro totalizzante diversità e si unirono assieme, formando il Mistico Cerchio delle Note Pure, fondato su un giuramento solenne. In principio favorirono l'ascesa della Città del Legislatore, poi, compiuta l'opera, ognuno seguì la sua strada e la propria natura, promettendo di tornare qualora la Città fosse stata in pericolo.

Secoli di pura Luce passarono sotto il Sole e illuminarono l'Opera Suprema del Legislatore, dove mortali e Immortali gioivano della reciproca vicinanza e traevano beneficio ognuno dalle diversità dell'altro, e sempre più Immortali, come falene verso la luce, vi giunsero, dando il loro apporto al progresso e alla bellezza di Atlantide.

Fra questi c'era Chimera, lo Stregone.

Era costui uno dei più brillanti fra gli Spiriti Immortali, figlio del Sogno e della Psiche, portò in Atlantide i suoi discepoli prediletti, i Tecnomaghi, e si dedicò al Sogno di dare all'uomo tutti i benefici che la sua scienza poteva offrirgli, in una cieca visione di radiosa e oscura libertà di scelta che, seppur all'inizio sembrò al Legislatore un valido e prezioso contributo, non tardò in poche generazioni ad attecchire pericolosamente nella mente degli uomini.

Aumentando a dismisura sapienza e potere, l'uomo concepì il Sogno di raggiungere gli Immortali, uguagliandoli e forse superandoli in maestà e potenza.

Questo Sogno Chimera lo carpì e lo fece proprio, e perseguì la sua realizzazione con caparbia efficienza. Ben sapendo che pochi fra i suoi Fratelli lo avrebbero seguito, iniziò a studiare in segreto un progetto ambizioso e folle, frutto di una generosità distorta e perversa, e di una superbia senza pari.

Alla fine concluse che per competere con gli Dei, l'uomo abbisognava dell'Immortalità e iniziò ad adoperasi per trovare una maniera per concedergliela.

Tutta la sapienza di Chimera, volta a sovvertire le leggi Naturali, aveva molti avversari in Atlantide. Fra loro i principali erano tre miei Fratelli, la Sacerdotessa, lo Scienziato e l'Assassino, la prima adepta di quella magia naturale che Chimera violentava in nome dei Sogni degli uomini, il secondo che predicava una scienza come scoperta della realtá non finalizzata allo sfruttamento, in aperta ma ancora amichevole contraddizione con la Tecnomagia praticata da Chimera e dai suoi discepoli, il terzo che vedeva in lui una minaccia occulta da Distruggere, presagendo un disastro.

Così Chimera proseguì nel segreto finché i suoi sforzi vennero a frutto e concepì la realizzazione di una grande macchina che avrebbe avvolto col suo potere l'intero pianeta, dando l'Immortalità a tutti gli Uomini.

Felice del suo successo, mentre già dall'altra parte del mondo, nella terra chiamata Mu, aveva già finito di costruire una delle due smisurate Torri che ai due angoli opposti del globo erano le basi dell'energia della macchina, si recò dai suoi Fratelli ed espose loro il Progetto.

Alcuni si opposero. Altri si dissero entusiasti: ferveva il dibattito, fin quando il Legislatore prese la parola, e accettò la proposta di Chimera.

Fu l'inizio della fine. Presi da due opposte e inconciliabili posizioni, fra il Bene dell'Uomo e il Bene della Natura, gli Immortali iniziarono a formare due opposti schieramenti e a manipolare le forze sotto la loro influenza per prevalere sull'altro e imporre con la forza il proprio punto di vista.

Lo stesso Chimera parlò nelle piazze e diede pubblico annuncio del suo più ambizioso progetto: sconfiggere la morte rendendo gli uomini pari agli Dei.

Sebbene ancora nessuno aveva osato portare il conflitto direttamente in Atlantide, l'ostilità fra gli Immortali ebbe sfogo e frutto in battaglie e guerre su tutto il mondo, fino a che si avvicinò il momento in cui, guidata da un gruppo di Immortali ribelli, Mu si ribellò e dichiarò che avrebbe attaccato e annientato Atlantide per carpire agli Atlantidei il segreto della nascente Immortalità .degli uomini. E la guerra iniziò e fu terribile, perché i doni della Tecnomagia che Chimera aveva concesso agli uomini furono usati in guise tremende e Distruttrici e l'ordinato mondo di allora scivolò nel caos.

Dal canto suo Chimera capì che doveva affrettare il suo progetto prima che la guerra lo raggiungesse. Riunì i suoi discepoli e li spronò a terminare la costruzione della Macchina urlando: "Presto! Raggiungiamo il Cielo! Sconfiggeremo la Natura ostile, sconfiggeremo il nostro Destino e la Morte! Anche la guerra sarà sconfitta! Presto, arrampichiamoci fino al Cielo!".

Fu in quel momento di crisi terribile che Prometeo visse il suo dilemma.

Era costui uno dei Primogeniti, Puro figlio della Psiche, e come tale per sempre condannato ad un eterno dualismo di Ragione e di Follia.

Unico fra i suoi Mistici Fratelli a dimorare stabilmente in Atlantide, vide il disastro incombere e non seppe risolversi a decidere da quale parte intervenire né se fosse necessario farlo. Decise infine che il Mistico Cerchio doveva essere riunito perché affrontasse la crisi incombente.

Prometeo chiamò a raccolta i Primogeniti ed essi accorsero al suo richiamo. Giunse il Serpente, figlio di Discordia, giunse la Fanciulla dei Sogni, giunse il Signore degli Inganni, la Fenice ardente e le Voci della Sorte e per ultimo giunse anche il Desiante, la Forza del Desiderio.

Da tempo il Desiante non viveva più fra gli uomini. Spinto dalla sua natura così ardente e selvaggia, il suo Spirito si era disperso fra i grandi animali delle Terre Occidentali, dove godeva dei loro puri e spontanei Desideri.

Quando la voce di Prometeo lo raggiunse, il Desiante risvegliò la sua coscienza, abbandonò la bestialità che aveva abbracciato e si rivestì dei panni dell'Uomo, attraversò gli Oceani e giunse infine alla riunione dei suoi Fratelli. Riunione che vide i Sette concordare che l'origine del disastro era Chimera e che quindi Chimera andava fermato.

Ma la forza di Chimera era aumentata nei secoli, potenziata dalla scienza e dal numero ormai sterminato dei suoi seguaci. La sua ombra si proiettava su tutta Atlantide, oscurando anche la luminosa autorità del Legislatore. Persino per uno dei Primogeniti sarebbe stato follia attaccarlo e sperare di vincere.

Fu così che essi decisero di approntare il loro potere più grande, l'Investitura del Mistico Campione. Ognuna delle Note Pure infatti rinnovava il proprio Giuramento con le altre tramite un Tedoforo, un seguace Mortale che partecipava in qualche maniera del suo potere.

In casi estremi uno dei Sette Tedofori poteva essere investito del potere di tutti e Sette per mezzo di un rituale, e attraverso di loro delle caratteristiche di Sette diversi Eterni, acquistando tutte le caratteristiche mistiche dei Primogeniti, e la loro potenza riunite in un'unica creatura.

Questo potentissimo essere umano, che pure manteneva libero arbitrio, diventava depositario di un potere immenso ma effimero, che lo avrebbe consumato in poche ore, ma sufficienti per fermare Chimera.
Ma il Desiante, dopo un primo titubante sì all'azione del Cerchio, decise di approfondire il caso del progetto d'Immortalità. Così chiese ed ottenne da
Chimera di poter visitare i suoi laboratori e visionare il suo progetto.
 

Non è importante cosa fece Chimera per conquistare il Desiante al suo
progetto, o se l'influsso del Desiderio stesso fosse in quel momento
determinante... comunque il Desiante fu Contagiato dal Sogno di Chimera.

Pierluigi Orbu ascoltò le parole dell'Immortale, ormai incatenato alla drammaticità del racconto. Davanti a lui c'era un essere dal passato misterioso e infinito e lui sentiva la presunzione della richiesta che gli aveva fatto.

Eppure voleva vivere, voleva sopravvivere, e immaginò l'eroismo di quell'Immortale di tanti anni prima, Chimera, pronto a rischiare l'ira dei Fratelli per il bene dell'Uomo.

Poi, per un attimo, Pierluigi si chiese dove si fosse schierato Leonardo durante quella lotta così remota. Ma il dubbio rimase per poco tempo.

Leonardo sedeva in silenzio, e una lacrima gli scorreva giù per il viso.

E Pierluigi capì.

Davanti a lui c'era il Desiante, il Figlio Primogenito del Desiderio, una forza ancora più antica di quanto Pierluigi avesse sospettato.

"….Cosa facesti dunque…" chiese " e come ti convinse Chimera?"

Leonardo alzò gli occhi e sorrise. Bene, la mente di Pierluigi non era devastata dalla malattia, ma solo il suo corpo lo era. Avrebbe capito.

Leonardo sospirò e ricominciò il suo racconto.

Chimera era stato lieto di accogliermi e mi aveva fatto vedere i letti dove centinaia di persone, sofferenti da tempo, attendevano, in gara contro il tempo. Il prototipo della macchina non era in grado di accontentare molti uomini, e i nuovi immortali avevano bisogno di un periodo di osservazione medica, perché la loro nuova natura si stabilizzasse senza danni, per cui una folla macilenta e straziata si assiepava al di fuori della Aule del Tecnomago. E io pensai a quanti Desideri spenti, quante vite sprecate, tutti quelli che sarebbero morti.

Ognuno di loro aveva il tuo sguardo. Quello stesso sguardo che tu ora mi rivolgi implorante. Tutti, ed erano centinaia, e fuori ce ne erano a migliaia, a milioni……

E durante l'attacco del Mistico Campione tutto quello che avevo visto sarebbe stato annientato, tutte quelle povere anime sofferenti, e tutti coloro che lavoravano con Chimera realizzando il più grande sogno dell'Uomo sarebbero morti. Un Dio che rinuncia all'esclusività della propria prerogativa di Immortale per tentare di donarla a tutti gli Uomini!

Tornai nei miei quartieri, con i Desideri in subbuglio, e la lealtà divisa
fra il mio Desiderio e i doveri verso il Cerchio. Quando infine un messo del
Cerchio mi chiamò per il Rito mi ci recai ancora in lotta con me stesso.

Fuori dalla porta mi attendeva Anya l'ancella, una giovane bellissima, di soli sedici anni, dai Desideri puri ed incorrotti di una bambina e dai grandi occhi adoranti e luminosi…. la mia innocente Tedofora.

"Andiamo, mio Signore?" mi disse, e il suo tono era quello di chi non sa e non capisce. Nessuno di noi aveva informato i nostri Tedofori del Destino che avrebbe atteso uno di loro nel Rito investito dalla forza Mistica del Cerchio.

"Sì andiamo." Dissi bruscamente, e lei mi seguì, reggendo la torcia, per gli oscuri corridoi di Prometeo, dalle mille e mille svolte, che riflettevano i mille e mille tortuosi cunicoli della sua Psiche…..

"Non dovete essere preoccupato che sbaglierò il Rito, mio Signore" disse Anya con quelle parole che ancora sono stampate nella mia mente dopo millenni "Svolgerò bene il compito che mi avete dato. Sarete orgoglioso di me."

Sarete orgoglioso di me, aveva detto. Ma io non ero orgoglioso di noi. Mi apparve improvvisa l'immagine di quello che eravamo, forze oscure e insensibili, che giocavano con la vita di esseri mortali e insignificanti per i nostri intrighi e i nostri scopi, sacrificando le nostre pedine senza rimorsi, e interi eserciti di guerrieri in una guerra senza speranza e senza futuro, che non avrebbe avuto né vinti né vincitori.

Quando entrai nella stanza del Rito, illuminata dalla luce delle Torce tenute alte dagli altri sei Tedofori, vidi i miei Fratelli Primogeniti e mi sembrarono ragni immensi, assorti nel tessere le loro tele di potere, perseguendo gli scopi di orribili ragni ancora più grossi e orrendi, usando e divorando quanti osassero trovarsi sulla loro strada, uomini, nazioni, mondi interi.

Le vittime sacrificali erano tutti fiori della migliore gioventù Atlantidea, e uno di loro sarebbe stato l'ignaro agnello che poi avremmo ingannato, portandolo ad eseguire i nostri ordini senza rivelargli il suo fato, per paura che il suo libero Arbitrio usasse i nostri poteri per scopi deviati.

Fu Fenice ad indicarmi, con un gesto impaziente, di affrettarmi a prendere posto e io mi mossi automaticamente come riscontro della sua sollecitazione, inerte.

Stetti in piedi dietro uno dei vertici della stella a sette punte tracciata sul terreno, mentre Anya si inginocchiava sul vertice stesso. Alla mia destra c'era il Serpente che mi osservava con uno strano sorriso, alla mia sinistra c'era la figura impassibile della prima Figlia di Destino, divisa in una triplice incarnazione, unita in un unico essere. Le tre donne che erano la Primogenita di Destino erano immobili come statue.

Mi voltai a guardare gli altri. Non era possibile capire l'umore del Signore degli Inganni, primogenito dell'Eterno Enigma, perché il suo capo era coperto e il suo volto in ombra, mentre di certo Alchera, la Fanciulla dei Sogni, quel fragile corpo che nascondeva così tremendi poteri pareva molto turbata.

Il Rito iniziò senza quasi che me ne accorgessi. Erano i tedofori a dover celebrare il Rito. Noi eravamo lì solo in qualità di fonti di potere.

E di orrore.

I Tedofori cantavano la loro nenia fatale e io sentii che la mia essenza rispondeva al canto tendendosi nello spasmo del potere. Parte dell'Eterno mia madre fluì in me, al richiamo del Rito e mi gonfiò di potenza, che iniziò a vorticare nel mio corpo.

Così sapevo stava accadendo anche ai miei Fratelli, e quella sensazione di immenso potere era inebriante e meravigliosa come il più grande dei piaceri.

Ma in quell'istante mi parve orribile e la mia anima si ribellò al languore del corpo.
Ebbi la visione terribile del laboratorio devastato di Chimera, del suo corpo senza vita, delle sue torri crollate e di milioni di persone che avrebbero potuto avere l'immortalità e che invece sarebbero diventate decrepite prima di morire.....

Poi l'energia mi abbandonò e fluì fra i Tedofori, mischiandosi a quella dei miei Fratelli. Dove si sarebbe addensata, quello sarebbe stato il Mistico Campione.

Attesi col cuore in gola poi il vortice iniziò ad addensarsi sopra il capo di Anya.

Il Mistico Campione alzò le braccia come per abbracciare una persona amata e la forza degli Eterni scese su di lei gradualmente.

Il suo viso era l'estasi suprema e la felicità e l'orgoglio di essere stata scelta. Era stata una scelta perfetta. Anya avrebbe obbedito a qualsiasi ordine, l'esecutore perfetto, l'agnello perfetto. Tutto troppo perfetto…..

Cominciai a sentire il mio potere che mi abbandonava, incatenandosi a quello degli altri. Ora Anya diventava l'essere più potente dell'Universo e anche Chimera sarebbe perito di fronte alla sua Fede….

E la vita e l'innocenza della piccola Anya si sarebbero spente, macchiate da un crimine atroce.

Il Mistico Campione, trasfigurato dall'Estasi, si voltò verso di me e disse: "Per te, Mio Signore…."

L'urlo si liberò dal fondo della mia anima come il più selvaggio dei miei Desideri.

Si innalzò potente e violento come la furia di una tempesta, come la rabbia di chi crede nella libertà e nell'onore.

Richiamai il potere a me. Non sarei stato complice del massacro di innocenti. Non avrei spento i Desideri dell'uomo.

Strappai furiosamente il mio potere dal corpo di Anya che dovette avvertire la perdita come un dolore acutissimo e terribile. Lanciò un urlo straziante e cadde a terra bocconi, contorcendosi orribilmente.

Il dolore mi avvolse. Che stava succedendo? Mai un dolore così tremendo mi aveva raggiunto in millenni. Vidi i miei Fratelli agonizzare e urlare e Anya gridò una seconda volta, ancora più lancinante della prima.

E capii. Tutto era stato troppo facile, nulla era stato casuale.

Un secondo Primogenito aveva spezzato il Cerchio, e non avrebbe potuto farlo, né avrei potuto farlo io da solo.

Ero stato usato.

I sei Tedofori esplosero letteralmente. I loro crani si spalancarono verso l'alto eruttando sangue e umori, mentre Anya continuava ad urlare e prendeva fuoco.

Tentai di rialzarmi per correre in suo aiuto, ma il corpo non rispondeva ai miei comandi, né tantomeno il mio Spirito, e non potei fare altro che vedere il suo corpo consumarsi e i suoi occhi colmi di orrore voltarsi a cercarmi nell'agonia.

In quell'ultimo istante, fra le lacrime, vidi il suo sguardo puntarsi su di me, sconvolto e morente, quel viso che ribolliva di Distruzione. Disfacendosi sotto i miei occhi. E anche nel momento della morte liberatoria, vidi che non smetteva di chiedere il perché, e quel perché era per lei un tormento più grande della morte del corpo.

Poi fu tutto finito. Sconvolti ci guardammo l'un l'altro. Eravamo sanguinanti e feriti, ogni potere ancora risucchiato via dai nostri corpi mortali, qualcuno dei quali non avrebbe resistito a quella prova senza aiuti esterni.

Ma nessuno sapeva dove ci trovavamo, i Rifugi di Prometeo erano sigillati, i tortuosi cunicoli una barriera insormontabile… e i Tedofori erano morti nel più straziante dei modi.

Il silenzio regnava sovrano interrotto solo dai folli singhiozzi di Prometeo, raggomitolato in posizione fetale nella stessa posizione che aveva occupato durante il rituale.

Nonostante ciò Fenice trovò la forza di raggiungermi e di agguantarmi per il collo.

"Maledetto pazzo!" Mi sibilò in faccia "Che cosa hai fatto?"

"Il Sogno di Chimera è in lui!" declamò furiosa Alchera. "Ci ha traditi tutti!"

"Ci hai ingannati, Fratello," sussurrò il Signore degli Inganni "In un altro momento ti avrei fatto i complimenti, ma devo dire che il momento è stato scelto decisamente male….."

Serpente tentò inutilmente di rialzarsi. "Guardate Fratelli! Guardate come ci ha ridotto! Nessuna morte sarà mai troppo terribile per Desiderio di Desiderio!"

Mi liberai a fatica dalla stretta di Fenice e rotolai qualche metro lontano. Ansimando li guardai tutti.

Chi. Chi era stato?

Fenice, stimolato dalla possibile Distruzione globale che sarebbe avvenuta in caso di fallimento del Cerchio, o Serpente, che vedeva con gioia l'arrivo della Discordia totale. Perché non Alchera, per difendere il Sogno del Mostro, o Prometeo, dilaniato fra Follia e Ragione, o addirittura il Primo di Enigma così ingannevole, dai molti oscuri scopi, o Le Moire, per difendere un'ineluttabile Necessità: la fine di Atlantide.....

Guardai le tre Donne e loro ricambiarono fermamente lo sguardo.
"Eppure non hai evitato il Destino, né il loro né il tuo." disse la Primogenita di Destino con la Voce di Necessità.

"Il nostro fallimento causerà l'intervento dei figli di Psiche, guidati dallo Scienziato. Useranno la scienza di Chimera e la useranno contro di lui, e per sopprimerlo, sacrificheranno l'intera civiltà. Questo è il prezzo della tua azione." Declamò la Voce di Morte.

"Fino all'ultimo dei tuoi giorni ricorderò la tua colpa." Mi maledì la Voce di Sorte.

E così rimanemmo, fermi in attesa che la Catastrofe si abbattesse su di noi, travolgendo nella furia degli elementi l'intero continente, e quando il mio spirito, in un giorno lontano, tornò a vagare nell'Oceano cercò invano i resti della Città perfetta, che è sparita sotto le acque per sempre, come proprio di tutti i Sogni impossibili e di tutti i Desideri smodati.

Ma ancora oggi il viso di Anya a volte torna a chiedermi il perché, e da allora ho mortificato i miei impulsi, ho messo i Desideri al vaglio dell'intelligenza, per sfruttarne la forza e l'impeto senza lasciarsene sopraffare….

Leonardo terminò il racconto e guardò l'amico morente.

Sotto quello sguardo intenso, Pierluigi si sentì avvampare. "Dunque" disse " Nonostante tutti i tuoi sforzi…. Il Sogno di Chimera è morto con lui, e tutte quelle persone sono morte invano…."

"Sì, eppure Chimera era cieco e pazzo e la pazzia non lo salvò dalla rovina." Ripeté l'Immortale.

"Perché dici questo?" chiese con amarezza Pierluigi Orbu "Non capisco…. Tu non eri d'accordo con lui? Non hai detto tu stesso che vuoi aiutarmi a raggiungere il mio Sogno?"

Leonardo fece una smorfia di rammarico. "I cosiddetti immortali di Chimera non morivano, ma i loro corpi imputridivano e marcivano, come cadaveri ambulanti."

"Ma…. Allora…." Esclamò Pierluigi.

"Sì, lasciarlo fare sarebbe stato dare immortalità ad anime condannate in Eterno a vivere in un corpo disfatto e caduco, fino ad arrivare a una follia interminabile…."

"Perché mi hai raccontato questo?" chiese infine il moribondo.

"Per darti la scelta che mi hai chiesto. Anche Chimera, come me, è tornato dall'oblio e non ha dimenticato il suo Sogno. Molti stanno combattendo contro di lui anche mentre parliamo, ma se vuoi, per te, ignorerò il conflitto ed esaudirò il tuo Desiderio. Ti porterò da Chimera e implorerò in ginocchio il suo aiuto, mettendomi al suo fianco, se non per aiutarlo, almeno per impedire la sua sconfitta; in cambio lui mi darà ciò che chiedi. Il tuo corpo resterà come è ora… e tu vivrai per tutta l'eternità."

Pierluigi rabbrividì. "Non giocare con me, Leonardo. Tu mi proponi non la vita eterna, ma la morte senza fine. Essere intrappolati in un corpo disfatto per secoli non era proprio quello che intendevo." Alzò la testa. L'energia che Leonardo gli dava creava l'illusione di una sanità alla quale persino le sue membra si stavano abituando. "Tu mi hai detto che potevi aiutarmi e sai bene cosa voglio. Non sei forse tu stesso dentro ai miei più intimi Desideri?"

Sollevò la mano e strinse le dita a pugno. "Io voglio la carne e il sangue, lo stordimento e l'eccitazione, voglio i brividi delle carezze e l'estasi del ritmo. Voglio la tiepida sensazione di pace che si prova esplodendo in una donna, voglio l'intimo e furioso accoppiamento con un uomo, voglio vedere le stelle e la luna brillare nel cielo di quella notte che è il mio mondo e sentire il vento d'estate sulla mia pelle sudata, mentre corro su una spiaggia bianchissima e solitaria. Voglio la potenza dei sensi e il dolore di svegliarsi ogni giorno, ma sapendo che presto tornerà la notte. Questo voglio. Questo imploro. E se l'unico mezzo di fuga è quello che prospetti, ebbene, non lo voglio più il tuo orrore."

Detto questo, Pierluigi crollò esausto all'indietro sul cuscino, respirando pesantemente.

Leonardo gli teneva ancora affettuosamente la mano.

"Non si può vincere il Destino." Disse l'Immortale scandendo le parole come una condanna "Lascia che te lo dica chi con esso ha avuto lunghi ed estenuanti conflitti." Fece una pausa, come se attendesse che il respiro del moribondo tornasse regolare.

"Ma anche il Desiderio non può essere sconfitto, perché sempre risorge e per uno che ne cade mille e mille risorgono a continuare la lotta."

Leonardo aggrottò la fronte e avvicinò il suo viso a quello esangue di Pierluigi, fissandolo intensamente negli occhi, quasi toccando le labbra con le labbra mentre parlava.

"C'è un'altra via. Se la tua morte in questo mondo è inevitabile, ci sono altri luoghi e altri mezzi per sopravvivere."

Pierluigi sentì il cuore che sobbalzava e ascoltò attentamente il Figlio di Desiderio.

"Abbandona questo corpo a cui ti aggrappi come fosse tutto te stesso. Se la Morte ti attende, liberati dai vincoli e corri ad abbracciarla. Anche essa potrà esserti amica se la rispetti e le chiedi perdono. E se Lei ti ascolterà, ti manderà in un mondo nuovo. C'è infatti nell'anima di ogni Immortale un intero universo da esplorare, con abitanti, vita e varietà incredibili.

Anche io ho un tale Dominio, espressione dei Desideri del mio spirito, e spesso, quando vago per le sue vie, vedo, seppur raramente, cose e persone che non sono mie proprie, ma che hanno consistenza e vita propria, e anima che ricorda una vita in altri luoghi.

Sono essi i Migrati, coloro che hanno trovato la via ma che mai potranno tornare indietro. Nessuno sa se sono le loro anime o le immagini di esse a sopravvivere nei Domini, ma di certo so che hanno autocoscienza e libero arbitrio.." Leonardo abbassò la voce in un sussurro, come se comunicasse all'amico morente il più grande dei suoi segreti.

"Non ho mai varcato fino in fondo la soglia che stai per oltrepassare, ma so che là troverai Destino, uno dei sette Eterni. Lì affronterai la prima prova, e gli chiederai di tornare a Desiderio. Sii rispettoso e forte e se infine a Desiderio giungerai, ossequiente chiedi che ti sia permesso di scendere in me. Non sarà semplice, ma sei stato un seguace del Guerriero Desiante, e ora è giunto il momento di combattere in nome dei tuoi Desideri.."

Pierluigi guardò il suo Signore. Il suo sguardo ardeva e il suo sorriso era luminoso e invitante, come la promessa del Desiderio.

"Sono pronto." Disse Pierluigi.

E quel sorriso si chinò sulle sue labbra e vi si posò, in un lungo, ultimo bacio.

Il corpo del moribondo si inarcò con un sussulto, come se la vita fosse risucchiata via da quel bacio, e resistette, ancorato a un naturale istinto di sopravvivenza.

Ma l'anima se ne andava serena, e quando le loro labbra si separarono, l'espressione del suo viso era sorridente e inerte.

La Morte lo aveva raggiunto e iniziava per Pierluigi Orbu l'ultima grande avventura.
 


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