CAPODANNO
DI FINE MILLENNIO
di Stefano Zanero
"E' difficile vivere da adulti"
Capitano Morgan Bateson in "Salto nel Tempo"
Lo sapevo che non dovevo aspettare fino all'ultimo prima di decidere dove trascorrere questo capodanno. Invece come sempre sono finito in una festa che non mi appartiene, di persone che mi hanno invitato solo perchè gli spiaceva lasciarmi a casa da solo.
Ci fossi rimasto !
Di fronte a me una serie di piatti allegramente decorati contenenti tutte le leccornie che mi piacciono di più. Mi stanno facendo davvero onore, stasera, e io non riesco a ricambiare. Oh, certo, sto distribuendo sorrisi a destra e a manca, ho fatto almeno otto volte i complimenti alla cuoca, ma non riesco a sentirmi parte della festa. Silenziosamente, mangio e ascolto.
Ascolto il discorso di capodanno del Presidente della Repubblica. Mi era sempre piaciuto, non so perchè. Quest'anno mi importa poco.
Ascolto i discorsi che mi circondano. Bilanci dell'anno vecchio, pensieri per l'anno nuovo.
Bilanci dell'anno vecchio ? Mi vengono in mente gli inizi: il codice cimabue, i brainstorming con Ellekappa e La Spada, Caron Dimonio, la telefonata di Lorenzo tutto esaltato perchè la soluzione era giusta. Era tanto giusta da meritarmi un proiettile ? Ma anche quel ricordo è sbiadito ormai.
E poi i fatti di Lucca. Morti, demoni... avevo riso dietro a Lorenzo, troppa fantasia.
E subito dopo la metamorfosi di Giuliano, da amico a incognita. E tutti noi, tutti coloro che eravamo coinvolti nel pathos, abbiamo perso pezzi della nostra vita, pezzi di noi stessi. Siamo cresciuti, stiamo scoprendo chi siamo. O forse stiamo diventando qualcos'altro.
Poi la scomparsa di Angelo, la mia stessa vita messa in pericolo per la seconda volta, infine la morte di Giuliano. Poi i fatti di Modena, le vite di Stefano, Marzia e Flavio messe a rischio per causa mia e della mia cecità. Questo è un gioco molto pericoloso, e me ne sono reso conto.
Ma in fondo, ciò che non ci uccide ci rende più forti, no ?
Pensieri per l'anno nuovo ? Non oso.
Prendo un sorso dell'aperitivo che ho in mano (Bellini - ovviamente lo hanno scelto pensando a me che gradisco poco l'alcool) e sgranocchio un'oliva mentre osservo silenziosamente il ciocco di legno che brucia nel camino. Chissà perchè, mi pare un'analogia eccellente della vita dell'uomo. Brucia il legno, si sprigiona luce e calore, ma ciò che resta alla fine è solo cenere.
Che pensiero stupido, per uno che crede alla metemsomatosi. Per uno che crede che il fuoco si trasferisca di legno in legno, di secolo in secolo, e che la cenere non sia importante.
Da quando credo alla metemsomatosi ? Ci penso bene, faccio due conti. Da meno di un anno, no ? 15 mesi fa ero un ignaro, non vedevo oltre al velo di maia posto davanti ai miei occhi. Poi ho visto. Ho visto cose che forse non avrei voluto vedere. Ce ne sono voluti di eventi prima che accettassi l'inaccettabile. Vivere da bambini e non da adulti è molto... rassicurante. Chi ha visto oltre il velo di Maia è un adulto nella storia. E' uno di coloro che hanno la responsabilita' di narrarla. Di tesserla.
Essere adulti e' difficile, ma puo' offrire enormi gratificazioni. Che pensiero scemo per un ragazzo, davvero. Com'è difficile essere adulti quando si avrebbe il diritto di non esserlo. Oh, beh. Un prezzo lo si deve sempre pagare, no ?
Prendo un altro sorso di aperitivo e mi viene in mente una scena di pochi giorni prima. Una mangiata (e annessa bevuta) con gli amici. Bere fino a ubriacarsi non mi è mai piaciuto, e tantomeno mi piace ora. Non è solo che non mi piace bere, è l'odio viscerale verso qualsiasi stato in cui la mia mente e i miei sensi vengono in qualche modo obnubilati. Ogni minuto in cui non si vede, sente, pensa qualcosa di nuovo è un minuto perso nella nostra già limitata scorta. Sono davvero stupito dalla monotonia di questo rituale. E c'è gente che lo compie con sacra dedizione tutti i sabati sera. Bah. Fatto sta che ho evitato accuratamente ogni proposta di passare il capodanno in una festa la cui probabile conclusione fosse l'obnubilazione di massa. E puntualmente sono rimasto solo. Beh, o quasi.
La pantagruelica mangiata che mi circonda non mi è di conforto, nè di distrazione. Ho fatto del mio meglio per farmi ignorare, e non ci ho messo molto a riuscirci. Assaporare gli stuzzichini che mi circondano è sempre stata una delle grandi gioie delle feste per me. Adesso non mi dicono più molto. Certo, sono deliziose queste tartine col caviale. Oh, ed è eccezionale quella bruschetta con otto chili d'aglio per millimetro quadro. Ma per riuscire a godermeli dovrei tornare quello di un anno fa. E non è possibile.
Non che io sia cambiato molto, sia chiaro. Ma il tempo fluisce in una sola direzione (come la ricorrenza che sto celebrando mi ricorda). Ed io con lui. Panta Rei.
Wow, si avvicina la mezzanotte. La televisione balza da una piazza all'altra, cercando di catturare quello che le sfugge, e cioè l'essenza dell'evento, che è il sentimento della gente. Ma d'altronde i giornalisti sono ignari (beh, a parte uno), e non è incomprensibile che si facciano testimoni del Velo e costringano tutti noi ad essere spettatori del Nulla.
Anzi, è necessario. Ma è così triste. Residuati di celebrazioni pagane, con tanto di rogo dell'anno vecchio, passano a schermo, commentati con insipienza insigne dai ben poco effervescenti conduttori televisivi. Mi chiedo se non sia un piccolo miracolo che in questo secolo il Pathos non si sia assopito completamente. E mi rendo conto che non ci sarà un'altra occasione.
Me ne rendo conto mentre guardo una folla di persone che ascolta estasiata un cantautore rauco, e ride sguaiatamente alle battute pietose di un comico troppo pagato. Tristezza di un millennio che muore. Sì, sì, meglio soli che in queste desolanti piazze.
Speriamo che questo genere di cose non gli sopravviva.
Alè, champagne, per brindare a un anno nuovo. Il PENULTIMO (non l'ultimo, CASPITA) del millennio. Buon 1999 a tutti. E dopo il brindisi d'ordinanza, mi sposto di fronte alle finestre. Sotto di me, a distesa d'occhio, si vedono le cittadine della zona illuminate da fontane di fuochi artificiali. Un gruppetto di ragazzi li lancia anche da sotto la mia finestra.
Socchiudo gli occhi e inspiro, mentre dei ricordi mi assalgono. Ricordi miei ? Non so. Di certo io non ho mai visto la Ville Lumiere e gli Champs Elysees in festa, quindi se me li ricordo qualcosina che non va c'è. La mano mi trema e poso il bicchiere su un tavolino, poi mi costringo a uscire fuori. Sento qualcuno che mi dice di coprirmi, ma è proprio il freddo della notte che mi serve, per fare da contraltare al fuoco che ho dentro. Mentre ovviamente dietro di me la gente cerca il caldo del camino per contrastare il ghiaccio che ha nel cuore. Omeotermia, no ?
Mi appoggio e guardo la notte illuminata. Sento il parlottare concitato dei ragazzi che lanciano i botti giù in strada. Un barlume di spontaneità in un capodanno di plastica.
Suona un cellulare. Il mio. Qualcuno si è ricordato che ci sono, e mi fa gli auguri. Grazie. Poi bippano i messaggi. Per la prima volta stanotte il mio cuore si rasserena. Qualcosa di buono c'è in questa notte. Ma dura poco, perchè la rete cellulare va in crisi, sovraccarica di auguri. Molti banali, alcuni sinceri e sentiti. Che rischiarano l'anima. Stringo il cellulare ammutolito dalla tecnologia barbina della rete radiomobile italiana. Anche questo mi togliete ?
La una e qualcosa. Saluto e me ne vado, mentre qualcuno mi dice che sto comportandomi un po' da maleducato. Chi se ne frega ? Nessuno mi rimpiangerà qua dentro. Nè io rimpiangerò nulla. Non rimpiango la mia scelta di non buttarmi in queste feste insulse. C'è una guerra da combattere, e volete che mi stordisca di champagne per celebrare il passaggio del tempo, che gioca contro di noi ?
Esco nella notte e rivolgo un cenno ai ragazzi che sparano i botti. Un sorriso. Un augurio. Mi guardano come se fossi un alieno. E forse lo sono ?
Camminare da soli nella prima notte dell'anno è una novità per me. La solitudine è un piacere, un po' come lo è un dolore molto intenso. Non è di mio gusto, ma non ho voglia di tuffarmi altrove. Entro in macchina e guido. Verso dove non lo so, ma sono da solo in macchina. E ti viene voglia di correre, di lanciarsi a folle velocità sulla strada deserta. A fari spenti nella notte. Sembra di correre verso il nuovo millennio, sembra di potersi rinnovare, di lasciare indietro tutto ciò che non piace di se. Dovrai correre per raggiungermi, Stefano-1998.
Stringere il volante con le mani sudate nella notte di capodanno è una sensazione strana. Le lacrime ti rigano il volto mentre pensi che sei da solo, e vorresti avere una persona accanto a cui augurare buon anno. Augurarselo da soli è davvero avvilente.
Con la macchina mi fermo nel parcheggio di un locale. Non so dove sono, ma so che qui non ci sarà nessuno che conosco. Entro e mi mischio nella folla, a chi vuoi che importi chi sono e dove sono. In mezzo a questo oceano di Pathos sono l'unico a non provare nulla. Strano, le emozioni sono vita, mi è stato insegnato. Come posso non essere felice di esservi immerso ?
Mi guardo intorno e i divertimenti non mi strappano nemmeno un sorriso. Chi era che mi aveva detto che sembro più vecchio ? Ah, sì, Matteo. In effetti questa notte mi sento vecchio, mi sento millenario. Mi sento un'osservatore distaccato degli eventi, mi sento arbitro della lotta.
Mi sento una merda.
Esco, prima che qualcuno veda le lacrime che mi rigano il viso. Ma chi voglio prendere in giro ? Storia del mondo ? Ma se non riesco nemmeno a organizzare il mio cenone di capodanno ?
Da quando sono invecchiato così ? Chi ha mai detto che il prezzo per la conoscenza è la felicità ? Beh, se qualcuno lo ha detto, può allegramente andare a cavalcare un palo per quanto mi riguarda. Che cazzo, ho 19 anni, non 19 secoli come qualcuno dei pazzi che ho d'intorno ultimamente.
E d'improvviso decido che la mia algida indifferenza, la maschera che ho indossato per proteggermi, e per proteggere quelli attorno a me, il mio modo di interpretare me stesso nella nuova narrazione che ho visto, può andarsene al diavolo. Almeno per questa notte. O forse per sempre. Sono di nuovo in macchina, e guido come un dannato. Ma stavolta ho una meta.
So dove sono andati. Adesso devo solo raggiungerli.
"Ciao Ste ! Buon anno !" Ciao, buon anno anche a te. "Credevamo che non arrivassi più !" A dire il vero anch'io non lo credevo. "Dove cazzo sei stato, vecchio porco !" Uno, vecchio lo dici a tua sorella; due, ero con lei fino a cinque minuti fa.
Una risata. Non suona vacua, come quelle della televisione, suona sincera. E' accompagnata da un volto amico, da una stretta di mano, da un palmo-a-palmo con lo schiocco.
L'emozione è la sofferenza della rinascita ? Beh, è una sofferenza ben migliore della più piacevole delle solitudini.
Oh, toh, una bottiglia di Stolichnaja. Versa, versa ! Buon anno ! E fanculo a Pat...
L'illuminazione è un tracciante che squarcia le tenebre del mio animo. E' fuoco che brucia piacevolmente dentro di me. L'illuminazione che mi coglie mentre inghiotto la vodka, e che spinge qualcuno a sogghignare pensando che la mia espressione stordita sia causata dal liquore, è esplosiva.
Attorno a me, tutto attorno a me, sento emozione. Questo, non altro, è Pathos. E a furia di ricercarlo rischiavo di perderlo. Rischiavo di perderMI.
Mi guardo attorno. Amici. Rischiavo di perderVI.
Addento una onnipresente bruschetta. Assolutamente incomparabile a quella di prima. Quella era condita con degli eccellenti ingredienti, questa è scadente ma insaporita dall'amicizia e dal pomodoro che mi sto allegramente sbrodolando addosso. Non c'è paragone, direi !
Salto in piedi: "A VOI, RAGAZZI ! ALLA GENERAZIONE DEL PROSSIMO MILLENNIO !" urlo, agitando la bottiglia di vodka. "PROSIT !" mi risponde un urlo.
La battaglia del Graal può attendere. Ma del resto, era Baphomet a dirlo... il Graal può essere molto più vicino di quanto pensiamo.
PATHOS ©
1999
Associazione di Letteratura Interattiva