IL CAMPIONE DI HORUS di Carlo Fedele e Laura Chiavini
Si ringraziano per la partecipazione, Rae e Horus.
Da piccola sognavo spesso eroi e demoni, dei e campioni in un caleidoscopio di fantasie che erano il mio unico giocattolo. Poi incontrai mio padre e i suoi fratelli, conobbi i loro figli e purtroppo
anche i loro nemici. E i sogni della mia fanciullezza tornarono a vivere, ora però nella mia realtà.
Ma ancora mi sentivo spesso esterna a tutto ciò. Come quelle comparse che, nei miei sogni da bambina sola e triste, apparivano fugacemente solo come cornice dei protagonisti.
Poi un giorno tutto cambiò e improvvisamente divenni l'eroe di uno di quei lontani e dimenticati sogni.
Divenni il Campione di un dio.
Ma più importante ancora, il Campione di un amico.Dopo essermi rinfrescata un po’ scendo nella hall dell'albergo verso le 18.30 e mi avvio verso l'uscita per fare due passi. I larghi tacchi degli stivali neri scandiscono il ritmo di quella pigra
camminata.
Un vento denso di salsedine gioca accarezzando e scompigliando i miei capelli.
Non porto armi con me, quasi volessi riassaporare il gusto della normalità.
Una passeggiata in completa solitudine e nulla nell' abbigliamento tradisce quest'intenzione. Jeans, magliettina nera con Pikaciù che lancia saette attorno a sé. Uguale a mille altre persone, assolutamente comune.
Anonima.
Ho voglia di pensare un po’ da sola sia agli sviluppi del rapporto con Misha, sia alla morte di mio padre, sia alle strane parole, sia allo strano comportamento di Carlo, anzi no di Horus, mi correggo mentalmente, che mi ha reso inquieta tanto quanto mi ha fatto piacere.
Senza nessuna meta particolare mi incammino su un lungo viale che costeggia il mare, godendomi il sole che lentamente sta calando tingendo tutto di un inquietante rosso cupo.
Non so quanto ho camminato lungo il bel viale percorso da numerosi turisti venuti a godersi le ferie in quella che per molti è la Sodoma d'Europa. Persa fra i miei pensieri non ci ho badato, improvvisamente però mi fermo, mentre il mio istinto predatorio prende il sopravvento, qualcuno o qualcosa mi sta osservando.
Con tutti i muscoli tesi mi guardo in giro per individuare la presenza che il mio sesto senso ha individuato prima degli altri cinque. Sono sicura che nessuno mi abbia seguito, sono troppo allenata perché possa succedere, senza che me ne accorga. Ma allora se nessuno mi ha seguita, mi domando, come poteva sapere dove stavo andando, se neanche io lo sapevo ?Mentre faccio queste considerazioni, non trovando niente di particolare inizio a rilassarmi, mentre mi convinco che in realtà è stato tutto uno scherzo, giocato dal mio sistema nervoso messo a dura prova dagli ultimi eventi.
Quasi per caso noto un piccolo chiosco ancora aperto proprio al confine tra la strada e una piccola spiaggetta, e accorgendomi di un'improvvisa sete che mi ha inaridito la gola decido di prendere qualcosa da bere.
Mi avvio tranquilla verso il chioschetto di colore azzurro con larghe tende parasole colorate a riparare i clienti dalla calura del giorno ormai al termine.
Noto che al momento c'è un solo cliente seduto ad un tavolinetto di spalle, coperto parzialmente alla vista da una delle tende colorate. Appena mi accosto al bancone per chiedere una bibita una voce profonda che ha qualcosa di conosciuto mi blocca : - Salve principessa..., che strano..., incontrarti proprio qui..., nessuno ci viene mai dopo le 18.00..., perché non mi onori un po’ della tua splendida compagnia ?..-
Mi giro verso destra per capire solo che la voce proviene dalla figura che avevo intravisto prima e che è ancora seduta di spalle e parzialmente coperta alla vista.
Uno strano formicolio percorre la mia pelle. Scatenato dallo sconosciuto, forse.
E' qualcosa di animale che nasce dal profondo del mio essere.
Sensazione troppo recente per essere esplorata.
Troppo potente per essere dominata.
Affiora a suo piacere, e mi invade.
Porto il bicchiere alle labbra e dico con voce profonda : - A cosa vogliamo brindare ?-
Lo vedo alzarsi lentamente e girarsi verso di me, vestito tutto in bianco con un paio di occhiali scuri dal taglio avveniristico, mi si fa incontro con un sorriso che mi ricorda un altro posto, un altro tempo quando un tipo buffo vestito in bianco giocava con me in un divertente scherzo continuo.
Per un attimo mi perdo in quei rilassanti ricordi che mi riportano a tempi più spensierati e felici, poi però mi costringo a tornare alla realtà.
Carlo mi prende delicatamente per mano invitandomi al suo tavolino, mi sposta una sedia per farmi sedere, poi appena mi sono accomodata si fa portare dal titolare del chioschetto una bottiglia di vino secco e ghiacciato con due calici.
Noto immediatamente come il titolare porta subito una bottiglia di vino italiano Ferrari senza chiedere niente e dicendo : - Ecco a lei signor Giudice..., è appena arrivata la cassa dall'Italia..., se mi faceva sapere del suo arrivo..., ne avrei avuto anche ieri...-
Carlo sorride ringraziandolo e presa la bottiglia riempie i calici porgendomene uno.
Per un attimo osserva distrattamente il contenuto perlato del suo piegandolo leggermente, così che alcune gocce di spumante iniziano a colare lentamente sulla cristallina parete del bicchiere.Poi alza il calice e dice : - Al Signore dei Lupi..., un vecchio amico...-
Con un sorriso terribilmente triste inizia a parlare più a se stesso che ad altri : - Sembrano proprio lacrime..., le lacrime di Horus..., lacrime piante per i crimini dei suoi più stretti fratelli..., lacrime piante per un amico tradito...-
Poi come a riaversi mi guarda come se fossi apparsa in questo momento e dice: - Sai cara..., sapevo già ieri che ci saremmo incontrati qui..., era molto più facile quando ero solo Carlo..., il Destino mi perseguita..., mi ha reso tanto potente quanto solo..., ma forse questi sono i miei ultimi giorni di solitudine..., finalmente riposerò...-
Il suo sguardo rassegnato mi spaventa e mi commuove, sembra un bambino impaurito che già conosce il suo triste Destino.
Mi sorride in maniera affettuosa e aggiunge :- Scusami..., ti sto annoiando..., in realtà il Destino non mi vuole qui per fare chiacchiere noiose..., ci ha voluto qui per aggiungere un nuovo tassello alla grande Storia..., in un modo o nell'altro...-
Per un attimo mi sembra di intravedere a queste ultime parole una fugace espressione di paura sul volto del mio vecchio amico, e ciò mi stupisce, mai avrei pensato di vedere il volto di un bambino spaventato su quel viso sempre sorridente e a volte incredibilmente solenne.
Lui intanto continua :- Che strano due mesi fa ho richiamato dalla morte mio fratello Tiresia sfidando le ire del Destino che mi ha promesso la sua punizione, e meno di cinque giorni fa ho accompagnato il mio vecchio amico Loki nel suo ultimo viaggio, a breve anche io farò il lungo viaggio, chi sa chi giudicherà me, che da sempre giudico sulle vite dei morti ?..-
Infine mi guarda dritta negli occhi e dice :- Un tempo eravamo amici mia dolce Rae, io sono stato un buon amico di tuo padre e sono qui perché penso di avere alcune cose per te, ma soprattutto perché so che tu hai delle domande per me, e dopo quelle domande ti offrirò qualcosa che nessun mortale ha mai avuto dalla notte dei tempi...-
Rimane silenzioso a guardarmi.
Lo osservo per un lungo istante, sembra quasi che si aspetti qualcosa da me, qualcosa di ben preciso che solo lui conosce, ma lui era un dio un tempo, cosa può aspettarsi da me ?..
Ma è anche un amico, e almeno la sincerità gliela devo, così inizio soppesando ogni parola :- Io non
so rispondere alle tue domande, Horus..., e neppure alle tue, Carlo. So di essere un semplice uomo che si dibatte in una rete più grande di lui. Cosi' grande da non lasciargli intravederne i confini, così impalpabile da renderla sfuggente e misteriosa. Hai detto che avevo delle domande, ed in effetti ne ho tante. Ma non voglio chiederti cosa è successo ad Uruk, non fermerò la mia mente su quegli attimi che hanno deciso la morte di Iacopo e la dipartita di Loki.-
Una piccola pausa ed i miei occhi corrono a fissare il cielo, dove nella crescente oscurità iniziano ad accendersi le stelle.
- La mia voce trema in risposta ad un grande dolore. Il mio cuore sanguina per loro. Ma so che Loki non è stato tradito. Egli ha scelto di morire.
E so che Iacopo era con lui. Non vittima sull' altare, ma suo pari e parte integrante della decisione.
Ed il mio amore per lui, loro, non fa che aumentare.
Ma non accetto che si faccia scempio di lui.
Non perdono lo sciacallo che ride e denigra.
Sputa veleno proprio ora che egli non può rispondere. –
La mano che stringe il calice accentua la sua presa come se sotto di lei non ci fosse un bicchiere ma il collo di qualcuno.
Poi faccio un lungo sospiro.
- Ma questa e' un' altra storia, Carlo..., non è ora il momento e non siamo noi a dovervi porre rimedio.-
La voce e' di nuovo serena:- Fin dal mio primo ricordo, nel più profondo del mio essere c’è sempre stata una domanda a perseguitarmi.
Varie volte ho tentato di cancellarla, visto che non riuscivo a darvi risposta. Ma poi ho capito. –
Una risata sommessa.
- Proprio mio Padre mi ha aperto gli occhi. E' a lui e al suo Sacrificio che devo la Conoscenza.
La domanda è questa; un "Perché?" continuo, assordante, martellante.
Capire, scoprire, intravedere i vari piani della realtà. Penetrare dentro la vita stessa in cerca di un disegno superiore. La meta ?.., semplicemente questa, arrivare all’architettura dell’universo.
Arrivare a me. Perché
Perché sono un Uomo?
E questa domanda ci ha reso nei millenni ciò che ora siamo?..
Perché ho bisogno di raggiungere soffrendo ciò che ho di fronte agli occhi?
Perché io amo, perché non mi accontento, perché io sono?
Non risponderai..., lo so, e te ne sono grata.- Dico infine prendendogli la mano.
- Il percorso della nostra specie non è ultimato. Ci sono ancora storie che devono essere vissute, prima che il Destino scriva la parola " FINE".-
Horus mi guarda con un sorriso triste. Come se ascoltasse qualcosa già sentito. Una domanda ripetuta mille e mille volte dalla notte dei tempi.
Carlo mi guarda sorridendo e risponde :- Ed infatti non risponderò alla tua domanda..., neanche Horus potrebbe risponderti..., o forse neanche lui vorrebbe risponderti...-
Guarda il sole ormai completamente tramontato e continua :" Comunque ho lo stesso alcune cose per te..., non so se ti piaceranno..., ma sei grande abbastanza per poterle sopportare..., c'è poi una cosa in particolare che devi fare..., è Destino..., e ne io ne tu possiamo sottrarci al volere del Sovrano..., in fondo non è riuscito neanche allo sfuggente Loki..., e lui era una vecchia volpe..."
Detto questo con un sorriso si alza lentamente e mi prende per mano, guidandomi verso un'Alfaromeo nera parcheggiata poco distante.
Nel silenzio torniamo verso l'albergo.Saliamo in camera, lì Carlo prende uno zainetto che sembra totalmente inadatto alla figura del giudice Fidel, lo apre e ne tira fuori un panno arrotolato e un sacchettino di cuoio.
Si gira verso di me e porgendomi il sacchettino lo apre versandomene il contenuto in mano e dicendo :- Ecco questo è un ricordo di tuo padre..., io ho dato lettura del suo testamento..., io per sua volontà ho provveduto al rito di commiato..., lontano in terre di sogno...-
Una piccola treccina di un nero corvino mi sta in mano, i capelli che la formano sembrano quasi vivi, mentre li tengo sul palmo, sembrano contorcersi di quella strana energia mutevole e ingannatrice che emanava da mio padre.
Poi mentre sono distratta ad osservare la treccina, Carlo srotola il panno arrotolato rivelando un antica daga di bronzo e oro splendidamente istoriata con simboli solari ed il pomo a forma di testa di falco. Nonostante sembri molto antica noto subito con occhio esperto di come la lama sia incredibilmente affilata, mentre il piatto sembra stranamente macchiato.
Me la porge delicatamente tenendola per la lama e mentre fa questo dice, adesso con la profonda ed inconfondibile voce di Horus :- Ecco figlia di Loki, questa è la lama usata per il rito funebre di tuo padre..., con questa gli ho strappato il cuore per riconsegnarlo ad Enigma come dalle sue volontà..., sebbene sia stato ucciso da Gilgamesh a tradimento..., sappi che la colpa è anche mia..., io benché ingannato dai miei stessi fratelli, ho portato il mio amico a loro..., io che da sempre sono il Sommo Signore della Giustizia..., mi sono fatto ingannare come uno stupido..., la mia stoltezza è costata la vita al mio amico..., ma Horus non sfugge alle sue responsabilità come altri vigliacchi..., e adesso voglio che sia tu a giudicare il mio imperdonabile comportamento..., ti offro la possibilità di vendicarti..., contro la mia scempiaggine e contro Desiderio tutto..., nessun Limite devi temere..., nessuno oserà chiederti risposte se affonderai questa lama nel petto del Falco Solare..., i miei ordini sono chiari..., adesso pensa bene hai Desideri del tuo cuore e fai quello che pensi giusto..., io serberò sempre e comunque rispetto e amicizia per te..., è la richiesta di uno dei tuoi Signori..., e la preghiera di un vecchio amico...-
Detto questo restiamo lì in silenzio uno di fronte all'altro con la daga che Horus tiene con la punta sul proprio petto e che io stringo fra le mani.
Lo guardo e vedo il suo volto stranamente tranquillo come se ora stesse guardando altrove tempi e luoghi diversi e lontani in compagnia di vecchi amici.
Lascio la presa sull'elsa e la spada cade a terra con un tonfo sordo.
- Horus, non posso, non voglio, non Desidero colpirti. Leggo un grande dolore nel tuo cuore, sincero e martellante. Mi offri la tua vita..., ma è un regalo troppo prezioso per essere gettato al vento.
Io rappresento mio padre da quando egli è morto, sono la sua voce. Non mentivo quando ti dicevo che ti ero grata per le cure che gli hai dimostrato.
E neppure quando ti ho detto che sarei stata con te in questa missione.
Sapevo quello che dicevo quando ho affermato che Il Sacrificio e' stato abbracciato con egual ardore sia da Iacopo che da Loki.
Io non ti porto rancore, Horus –
Raccolgo la spada e gliela porgo.
Riprendi ciò che è tuo..., ti prego...-
Carlo sorride tristemente, prende la spada per la lama con la mano sinistra e con aria seria mi dice :
- Tienila stretta allora..., mia cara Rae..., hai fatto una scelta coraggiosa..., ora ne dovrai subire le conseguenze...-
Improvvisamente da uno strattone con la mano che stringe la lama ed una lunga scia di sangue ne tinge il taglio.
Invece di lasciare l'arma però continua a stringerla mentre la sua calda linfa vitale inizia a strabordare dal piatto della lama gocciolando a terra.Improvvisamente lo vedo circondato da un aurea di luce azzurra e sento l'arma riscaldarsi lentamente.
Il sangue che cola dalla mano di Carlo inizia a bollire sulla lama evaporando però solo in parte.
Poi l'aurea di Horus avvolge anche l'arma e lentamente anche me.
Sento una strana sensazione di cedimento, tento di resistere mentre mi sembra di perdermi, mi guardo in giro e vedo gli occhi rossi roventi di Carlo che appaiono come l'unico scoglio di realtà nel mondo ormai vago che sembra girarmi intorno.
Sento una voce, quella di Carlo, confortante, quella di Horus, solenne :
- Non ti preoccupare figlia di un amico..., non permetterò che ti succeda niente..., adesso stai varcando la soglia del tempo e dello spazio insieme ad Horus..., guarda il futuro e ricorda...-
Improvvisamente vedo una foresta verdissima e afosa, è notte e mi sembra di essere sola, vedo gli altri nascosti nel fogliame che osservano, seguo i loro sguardi e vedo una serie di costruzioni vicine circondate da un alto reticolato, poi improvvisamente sono all'interno, vedo Jacopo al suolo che
rantola in un mare di sangue, uomini armati che corrono in giro, sento le grida di Misha che chiama qualcuno a raccolta, poi vedo Carlo sfinito e ferito che guarda con odio un uomo, lo guardo anche io, ma vedo l'orrore, ricurva ed ingobbita con piedi e mani artigliate ed un volto animalesco contorto in un ghigno oscenamente maligno, mi fissa ma stranamente non sembra vedermi, in mano sento uno strano calore, e mi accorgo di stringere la daga di Horus, improvvisamente la mostruosa figura si scaglia su Carlo, ma adesso anche lui è diverso, più alto, più possente, un antico guerriero con schinieri e bracciali d'oro, un lungo mantello bianco su una spalla, un corto gonnellino laminato, una semplice coroncina sulla fronte con un diadema con la testa del falco ed un gigantesco arco istoriato dietro la schiena, resto lì immobile, paralizzata e affascinata da quello scontro, so di osservare lo scontro fatale in cui, il Destino dell'umanità sarà deciso dai due Campioni apparentemente indistruttibili dell'uomo mortale e del Signore delle Mosche, ad una velocità disumana i due si scontrano lasciando solo devastazione e macchie del proprio sangue, poi improvvisamente Horus sembra avere il sopravvento, ma in quel momento la creatura ghigna maligna, e la sorte cambia, qualcosa succede, non capisco cosa, per un istante il guerriero sembra inciampare, solo un istante, ma comunque troppo lungo, un artiglio della creatura gli affonda nel fianco passandolo da parte a parte, poi la belva lo solleva in alto fissandolo con i suoi maligni occhi gialli e sibila :- Stupido vecchio Horus..., lo sapevi che qui ti aspettava la morte..., te lo avevo detto più volte..., perché non mi hai ascoltato..., per i tuoi amici mortali ?.., be’ adesso puoi morire con loro...-, in questo istante sembra che Horus mi guardi, e con un sorriso trionfante risponde :- amici mortali ?.., si demone..., non sono io il Campione che devi temere..., ma un amico penserà a te...- poi è il buio e mi ritrovo nella stanza.
L'aurea azzurra è ormai spenta, Carlo con la mano sanguinante si toglie una catenina con uno strano ciondolo a forma di occhio con un rubino rosso al posto della pupilla e me la mette al collo, poi mi consegna la daga dicendo:- bene dolce Rae..., questa ora è tua..., usala bene un giorno ti salverà
la vita..., in lei c'è ora il Desiderio di Ingannare il Destino..., e io la regalo a te...-
La guardo e noto che ora la lama è cambiata, sembra quasi che il sangue di Loki e quello di Horus si siano fusi col metallo dandogli nuova consistenza e la lama ora appare ancora più affilata e brillante di un inquietante colore blu notte.
Poi lentamente Carlo si avvicina e mi bacia la fronte e di nuovo sento quello strano calore che avevo sentito prima.
Lui mi guarda divertito e aggiunge :- Ora sei il Campione di Horus..., difensore della giustizia..., chi avrebbe mai pensato che avrei dato questo titolo alla figlia del vecchio Loki ?.., questa volta lo scherzetto gliel'ho fatto io..., non ti preoccupare non mi devi nessuna fedeltà..., né nessun rispetto..., questo non interferirà nel tuo ruolo di Araldo di mio fratello..., ma comunque è un peso che metto sulle tue spalle..., una altra nuova strada da conoscere con molte risposte e molte altre domande...-
Si guarda la mano con il grosso squarcio sanguinante e stringendo adesso i denti per il dolore scuote la testa dicendo :- Dovrò trovare qualcuno che ci faccia qualcosa...-
Il momento e' solenne, la strada e' intrapresa.
- Ne saprò fare un ottimo uso, Horus, ma questo credo che tu già lo sappia.
Ho visto ciò che accadrà, e farò di tutto per cambiarlo.-
Una strana luce mi accende lo sguardo, forse l'ultimo bagliore regalatomi dal suo potere.
Mentre Horus si accorge che altre trame si sono aggiunte al Destino.
Il suo lavoro, sembra pensare, è servito a donarci nuove possibilità.
- Il Guardiano non mi sopravviverà, Horus..., metterò nel piatto della bilancia il mio cuore di uomo, e lo userò senza riserve, lo renderò pesante con tutto l' amore, l' onore e la violenza che possiedo.-
Un profondo respiro :- Io, Rae figlia ed Araldo di Loki, tuo Campione, annienterò il Demone. Lo Giuro su ciò che ho di più sacro.-
Lui mi guarda per un attimo con quegli strani occhi rossi :- E questo è più di quanto mi dovessi, mio Campione..., mai scelta è stata più giusta..., però attenta, la tua vita è ora ancora più importante..., quando si sarà compiuto il mio Destino solo tu resterai...- mi dice con un sorriso triste.
Io a mia volta sorrido e prendendogli la mano ferita inizio a medicarla con cura.
PATHOS © 2000
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