CAMBIAMENTI di Silvia Brunati
con la partecipazione di Loki
Buio, luce, successioni d’immagini e di parole. Una donna, il volto coperto da un velo sottile. Ba-stoncini lanciati in aria e guardati ricadere sulla dura roccia. Chi li aveva gettati? Mani bianche che si muo-vevano in modo strano, quasi come una danza, sui bastoncini.
-Posso esserle d’aiuto?
Si girò di scatto sobbalzando per lo spavento.
-Ha bisogno di qualcosa?- Ripeté l’uomo guardandola preoccupato.
-No… No, grazie.- Si rimise in cammino mentre l’espressione smarrita veniva sostituita da una rabbiosa, immagini si sovrapponevano ad immagini come se qualcuno stesse cercando di imprimere una realtà sopra l’altra.
-Basta! Smettila!- Pensò e attorno a lei il mondo tornò normale. Raggiunse il pesante portone di legno ed entrò. La penombra dell’ingresso portò anche un po’ di fresco, sollevata si diresse, con più calma, verso la reception.
-Stanza 107 per favore.
Non appena aprì la porta della sua stanza restò a bocca aperta. Qualcuno le aveva mandato dei fio-ri. No, meglio essere precisi, qualcuno le aveva riempito la stanza di fiori… Mosse lentamente qualche pas-so nella stanza, chi sapeva che lei era li? Chi? Eppure era stata prudente, non aveva detto a nessuno che sarebbe partita. Nel mazzo più grande spuntava un biglietto. Lo prese con mani tremanti e lo aprì.“Il tempo insegna ad accettare i cambiamenti,
Ed i nuovi amici
.
Benvenuta e bentornata.
L.”
-L?! Chi cavolo era L?!
-Andiamo madonna, almeno un sorriso…
-Non mi sembra questa l’occasione per scambiare convenevoli
-Non vi sembra? Siamo a Venezia, è carnevale, i festeggiamenti sono appena cominciati, è il momento per ballare, giocare, danzare ed amare…
-Smettila per favore! Dobbiamo parlare di cose serie.
-Serie? Detesto essere serio in questo periodo!
-Mi spiace darti questa delusione, ma ci sono cose più importanti…
-Ma che mano delicata che avete, mia signora… Ed il modo in cui l’agitate minacciosa verso di me, indica un carattere focoso e carico di passione…
-Ti ho già chiesto di smetterla, non lo ripeterò una seconda volta.
-Brrrr… Che paura… E che farai se non la smetto? Correrai da mamma Discordia?
-Per favore…
-Il guaio di voi politicanti, è che non sapete divertirvi, l’ho ripetuto anche l’altro giorno al tuo caro fratellino…. Su su, non fare quell’aria afflitta. Ognuno ha i fratelli che si merita…”
-Non stavo sospirando per quello! Mi chiedo perché abbiamo accettato quest’alleanza! E’ impossibile lavora-re con voi!
-Ma come! Proprio tu ti lamenti?! Sei quella più legata a noi e dichiari di non capirci? Andiamo…
-No, chiariamo il concetto, io non capisco te, non i tuoi fratelli. Vado d’accordissimo con la mia gemella.
-E allora dov’è il problema?
-Il problema è che dovremmo parlare del modo di introdurci alla festa del Conte di Valvassoir!
-Tutto qui? Devi solo procurarti il costume, mia signora, gli inviti li abbiamo già.
-Come… Perché non lo hai detto subito?
-E perdermi lo spettacolo di vedere Deifobe arrossire di rabbia?Il sole faceva risplendere il biancore del marmo delle statue che ornavano piazza della Signoria. Si fermò ad osservare la copia del Davide di Michelangelo studiandone il volto, la perfezione della muscolatu-ra, la calma e la fierezza dello sguardo. Poi, con calma, si avviò verso gli Uffizi, ma si bloccò alla vista della coda che si snodava fin quasi all’Arno. Certo che aveva scelto proprio un bel periodo per venire a Firenze… Si diresse rassegnata verso i tavolini del bar che dava proprio sulla piazza. Le avevano detto che faceva un’ottima cioccolata, ma non le sembrava il caso di provarla con quel caldo. Chiese, perciò, un tè freddo e attese.
In effetti lei non stava aspettando proprio nessuno, ma aveva la sensazione che chi le aveva man-dato quei fiori, si sarebbe fatto vivo prima o poi ed era curiosa di scoprire chi fosse. Del resto Lei, la Voce nella sua testa, doveva pur avuto un motivo per farla andare fino a Firenze. E se aveva sbagliato ad inter-pretare il responso?! Scacciò subito quel terribile pensiero, non poteva essersi sbagliata. Era l’indovinello più chiaro che Lei le avesse sottoposto da quando aveva deciso di sceglierla come casa e non aveva altre soluzioni che quella. Sorseggiò con decisione il tè e sfogliò distrattamente la guida. Sarebbe andata al duo-mo, forse lì c’era meno coda.
Evidentemente, quel giorno, la fortuna aveva girato lo sguardo da un’altra parte. Santa Maria del Fiore era chiusa per una qualche cerimonia e turisti dall’aria smarrita sbirciavano dalle porte a vetri cercan-do di vedere qualcosa di quanto accadeva all’interno. Sospirando si girò verso il Battistero e si fermò vicino ad un gruppo a studiare le decorazioni della porta del Paradiso.
-Salve, sorellina…
-Lo dovevo immaginare che c’eri tu dietro questa storia!
-Le tue accuse mi feriscono. Ti posso assicurare che non c’entro per nulla…
-Bugiardo…
-Andiamo, come puoi anche solo pensare una cosa del genere! Siamo stati alleati per tanti anni… E’ stata tutta opera del barone Castoldi, da quando gli hai negato le tue grazie non vede altro che la vendetta. Avre-sti potuto essere un po’ più compiacente…
-Il barone non avrebbe mai fatto nulla, se qualcuno non lo avesse incoraggiato.
-I tuoi sospetti mi offendono, davvero. Ed io che ero venuto per offrirti il mio aiuto!
-Non ho bisogno di nulla da te. I miei fratelli…
-Vuoi che ti faccia l’elenco di dove si trovano in questo momento? Non arriveranno mai in tempo… Io sono la tua sola speranza.
-No.
-Andiamo, è così difficile dire: sono contenta che tu sia venuto a salvarmi, Loki, non avrei mai saputo cosa fare senza di te…
-Ho detto di no.
-Ma quanto sei ostinata! Non dubito che saprai resistere alle torture, ma non vedo perché tu detta sottoporti a simili sofferenze, quando hai me…
-Hai già avuto la mia risposta. Non cambierò idea.
-Peccato. Davvero, mi dispiace veramente. Sono venuto qui, pronto a perdonare il tuo tradimento a Vene-zia, disposto a cancellare il passato, e tutto quello che ricevo in cambio è ingratitudine.
-Eri tu quello che stava per tradire, io ti ho solo preceduto di poco.
-Certo che hai una fervida immaginazione, devo ammetterlo. Suvvia, non vedi quanto sia inutile e sciocca questa discussione? Stanno allestendo un bel focherello per te là fuori. Io voglio aiutarti, Deifobe, sono ve-nuto apposta, rischiando di essere scoperto ed accusato a mia volta di stregoneria, per tirarti fuori da questo pasticcio, sono assolutamente in buona fede, questa volta, te lo posso giurare se vuoi.
-Non so che farmene dei tuoi giuramenti, non voglio avere debiti con te.
-Sono la tua unica possibilità di salvezza e tu la stai gettando via per una stupida ostinazione. Davvero pensi che io sia così meschino da pretendere qualcosa in cambio per il mio aiuto?… Ok, ok d’accordo, è naturale che ti chiederò qualcosa, prima o poi, ma davvero pensi che valga la pena far morire questo corpo mortale per non avere debiti con me? Non eri tu quella che sosteneva che le persone di cui occupiamo… Scusa, con le quali dividiamo il corpo sono importanti? E vuoi andare contro quanto credi, per me? Non so se sen-tirmi onorato o offeso… Ci penserò su mentre assisterò alla tua morte. Cosa? Ho sentito un aspetta? No? Peccato… Davvero peccato.
-Loki…
-Si?
-Fammi uscire da qui.
-Sono venuto a reclamare un vecchio debito.
Il tono di voce era tranquillo, quasi canzonatorio, ma la innervosì lo stesso. Si girò verso il nuovo ar-rivato con diffidenza.
-Certo che non è difficile trovarti Deifobe, non sei molto originale nella scelta delle incarnazioni. Si somiglia-no tutte.-
-E’ inutile che si rivolga a Lei,- ribatté in tono acido, -non le risponderà.-
Lui sorrise.
-Vieni con me.- La prese per un braccio guidandola verso la chiesa. -Non hai ancora visto il nostro stupendo duomo, vero? Permettimi di farti da guida.-
-Veramente è chiuso.
La risata la sorprese e, nello stesso tempo, la fece sentire stupida. Passarono accanto al campanile di Giotto e si diressero verso la facciata laterale della chiesa dove si trovavano alcuni uomini in divisa.
-Prima lezione, mai sottovalutare un membro del Pathos.- Le sussurrò all’orecchio prima di salutare in modo cordiale il gruppetto. Bastarono pochi scambi di parole ed erano dentro.
Se Santa Maria del Fiore sembrava imponente dall’esterno, l’interno faceva sentire piccoli piccoli, soprattutto quando era vuoto. L’uomo le sorrise di nuovo notando il suo stupore e quello sguardo, le fece capire tutto di un tratto di non essere poi solo una povera pazza che sentiva delle voci nella testa, ce n’erano altri come lei. I suoi occhi, e adesso che si era tolto gli occhiali da sole era più facile notarlo, non a-vevano un’aria tanto rassicurante. Si scostò con un brivido. Improvvisamente si sentiva a disagio.
-Ha parlato di un debito, quale?- Chiese tanto per dire qualcosa.
-E’ una vecchia storia…- Rispose lui stringendo le spalle. -Vieni.
La guidò verso un lato della chiesa, chiuso da un cancello di legno. Con indifferenza l’aprì e si dires-se verso la navata centrale, di fronte alla porta principale chiusa. Lei rimase per qualche secondo incerta se seguirlo, poi si decise. L’uomo si era fermato al centro di uno strano disegno formato dal marmo del pavi-mento della chiesa, sembrava un labirinto ed al centro aveva la scritta O.P.A.
-Sei sopra uno dei simboli dell’eterna lotta fra il Pathos e la Presenza…- Le disse mettendole un braccio sul-le spalle. Presenza? La sua mente partì freneticamente alla ricerca dei ricordi di quanto aveva letto dalla posta della donna che l’aveva preceduta. -Qui, siamo esattamente all’opposto del centro del potere della Presenza, rappresentato dall’altare. Noi siamo l’altro, il nemico.
-Satana?
Rise di nuovo, piano.
-No. Quelli sono gli altri nostri avversari.
-Andiamo.- Aggiunse dopo qualche secondo. Questa volta si diresse verso la cripta, chiusa da una catena. L’aprì e le fece cenno di scendere. Ma non si preoccupava di nulla?
-Se, come dici tu, la Presenza è il nostro nemico, perché siamo qui? Non è una sua base questa?
-In parte in parte…
La scala, non troppo lunga, conduceva ad un locale abbastanza grande. La parte sinistra era stata adibita alla vendita di souvenir e cartoline, nella parte destra, e fu quella a toglierle il fiato, c’erano resti ro-mani coperti con lastre di vetro ed illuminati ad arte. Che posto era? Un’antica chiesa? Perché si sentiva come se avesse dovuto conoscerlo? Si girò verso l’uomo che si limitò a farle cenno di proseguire. Seguendo il percorso arrivarono ad un punto in cui si trovava un mosaico. Al centro di questo c’era un pavone rovinato dal tempo, di cui si distinguevano ancora però la forma ed il colore.
-E con questo, io, Loki, ti riporto ufficialmente il benvenuto ad Enigma, sorella. In tutti questi anni d’amicizia, non avrei mai detto che saresti passata dalla nostra parte.
-Deifobe teneva un diario, non mi sembra che la vostra fosse proprio amicizia.
Strinse le spalle.
-Una serena rivalità ricca di momenti divertenti e non…
-Ha cercato di ucciderla più di una volta …
-E’ mai morta per mano mia? No. E poi Deifobe non ha mai avuto nulla da ridire. E’ il prezzo che si paga quando si hanno ruoli come i nostri. E poi anche lei non è stata di certo da meno…
-Ha cercato di ucciderla?
-No, però ha minacciato di farlo un paio di volte e altre mi ha teso tranelli che, anche se non mi hanno ucci-so, hanno di certo rovinato i miei piani…
-Non mi sembrano basi convincenti per un’amicizia, queste.
-Non credere, non credere signora… E poi, insomma! Perché continui a darmi del lei! Siamo fratelli, appar-teniamo alla stessa Armonia ora! Smettila con tutte queste formalità…
Lei sorrise divertita
-Semmai sei fratello di Deifobe, non mio…
Lo sguardo di Loki si fece serissimo.
-Chi entra nel Pathos non può uscirne tanto facilmente, sorella. Per quanto tu possa protestare la tua estra-neità, ormai sei parte di noi e non ti lasceremo andare via…
-Come… Come mai è avvenuto lo scambio fra Deifobe e Maya?- La risposta della Prima Nota di Enigma l’aveva sconvolta. E l’ineluttabilità della nuova situazione, le pesava ora addosso come un macigno.
-Vieni, usciamo, c’è un’altra cosa che devo farti vedere…
Accolse con sollievo la proposta e lo seguì all’aperto. Si diressero verso il dietro della chiesa e si fermarono davanti al Museo dell’Opera del Duomo.
-Aspetta qui.
Loki entrò salutando allegramente il personale del museo e dopo qualche secondo, le fece cenno di seguirlo all’interno.
-Questo è un trucchetto che mi piacerebbe imparare… - Mormorò lei seguendolo su per le scale fino ad una sala dove Loki si fermò di fronte ad una statua di donna e la guardò sorridendo.
-Deifobe, ti presento te stessa
Un senso acuto di famigliarità la colpì. C’era qualcosa di simile fra lo sguardo della statua e quello della donna velata che viveva nella sua mente.
-Io…
-Maya e Deifobe erano sorelle. Le motivazioni che hanno portato al loro scontro sono complicate e non ba-sterebbe il tempo a nostra disposizione per spiegartele. Dovrai capirlo da sola, temo. Solo Deifobe può dirti le sue ragioni e solo parlando con colei che era Maya, potrai capire le sue. Per quanto riguarda lo scam-bio… Tutto quello che posso dirti io è che la morte di Penelope, colei che ospitava prima Deifobe, è stata così improvvisa e tragica, che Maya non ha sopportato la cosa e ha provato a fare la stessa cosa. Il suo ten-tativo colpì sia Discordia che Enigma e, ai funerali di Penelope, nell’Antro della Sibilla a Napoli, essi si mani-festarono fra volute di fumo e tutti vedemmo le essenze di Maya e Deifobe fondersi in una sola e tornare a dividersi, sempre uguali eppure diverse. Credo sia stato quello in momento in cui, è avvenuto lo scambio. In tutta la mia lunga vita non avevo mai assistito a nulla del genere, te lo posso assicurare.
Lei lo guardò con attenzione, poi decise che era sincero. Sospirò.
-Dal momento che le cose stanno in questo modo, accetterò il tuo benvenuto, Loki e le tue scuse.
-Scuse? Per cosa?
-Per aver cercato di approfittare del fatto che non essendo propriamente Deifobe, non sapessi che quell’antico debito era già stato ampiamente ripagato.
Loki rimase per qualche secondo in silenzio. Poi scoppiò in una lunga risata.
-Sono certo che la vita sarà meno noiosa, ora che fai parte di Enigma, sorellina. Andiamo a festeggiare.FINE
PATHOS © 2000
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