LA CADUTA DEL SOLE Primo Narratore: Simone Biagini
Narratori-giocatori: Giorgio Fischetti, Federico Valeri, Tommaso Ginanneschi, Andrea Rapetti, Alessandro Ticozzi
PROLOGO
Il forte di Belvedere domina Firenze dall'alto di una delle colline che circondano la città.
La vista che si gode da lassù è quasi inebriante e l'antica fortezza oramai adibita a sede di rare mostre aveva un che di inquietante persa nell'ombra della notte.
L'ampio cancello d'ingresso era aperto e davanti a me potevo vedere solo le tenebre. Mi avviai all’interno.
Il portone principale del forte era spalancato: "decisamente strano" pensai prima di addentrarmi in una scalinata coperta. Nel buio più totale il luogo era estremamente strano, quasi romantico. Decisi di scendere dentro ciò che restava del castello attraversando ampie zone pianeggianti che allora non sapevo essere dei prati.
"Ben arrivato, ora seguimi in silenzio" disse una figura, uscita dal nulla, mentre si avviava lungo una delle scale che penetrano nel castello. La seguii senza fiatare.Entrammo in uno spiazzo occupato da un piccolo fuoco, al centro di un cerchio tracciato con il gesso sul pavimento. Attorno ad esso delle figure inginocchiate, non li avevo mai visti ma sicuramente anche loro erano dei novizi come me invitati a dimostrare la loro fede negli Eterni entrando nel Regno del Divenire; questo almeno ciò che Merlino ci aveva detto.
"Che strano, un tizio mi si presenta come Merlino ed io ci credo. Devo proprio essere impazzito." pensai.
Il mio accompagnatore, illuminato dalla luce del fuoco, si rivelò essere un giovane sui venticinque anni, vestito completamente di nero.
Di lui ricordo solo che aveva un'aria strana e i suoi occhi erano di un azzurro estremamente brillante, quasi innaturale. "Siediti all'interno del cerchio e guarda nelle fiamme"
Riuscii a gettare solo una fugace occhiata ai volti dei miei compagni, guardavano il fuoco come in trance e sembravano non aver notato il mio arrivo. Mi inginocchiai.
Osservai le fiamme e velocemente tutto ciò che mi circondava iniziò a perdere importanza mentre il giovane pronunciava una sorta di bassa cantilena, camminando in cerchio attorno a noi. Cullato da quella voce ed affascinato dallo splendore delle fiamme ebbi per un attimo la sensazione di vedere una luce azzurrognola al centro del fuoco seguita da una improvvisa quanto accecante esplosione di luce.Tutto attorno a me diventò freddo, il vento sembrava gridare, come impazzito, costringendomi ad avvolgermi nelle vesti mentre i miei piedi avanzavano faticosamente tra la sabbia.
"Sabbia, vento ? Ma cosa sta accadendo ?" mi chiesi aprendo gli occhi.
Stavo camminando su una distesa sabbiosa, risalendo quella che sembrava essere una duna.
Oltre a me c'erano altri uomini, soldati evidentemente; i loro abiti come quelli che avevo visto sui libri sugli antichi egizi, anche se non potevo esserne sicuro dato che era notte e stavamo marciando sotto un cielo tanto stellato da sembrare irreale.
Tra loro ne spiccava uno per la prestanza fisica e gli abiti ricercati, sembrava guidare la piccola compagnia appoggiandosi ogni tanto ad una lancia dalla punta decorata.
Ricordo la sorpresa nel vedere quell'arma, per poi rendermi conto di avere una corta spada appesa al fodero della cintura. Che strano, stupirmi per un'arma e non per l'essermi ritrovato improvvisamente in pieno deserto, vestito come un soldato egizio ed in marcia verso una destinazione che non conoscevo.
Anche gli altri sembravano spaesati mentre si guardavano attorno come se si fossero appena svegliati da un lungo sonno. La loro carnagione era bianca, come la mia, mentre quella della nostra guida era leggermente olivastra. Capii subito che erano gli altri novizi che avevano risposto all'appello dello stregone.
CAPITOLO 1 : L’esercito degli Dei
La nostra guida camminava con passo spedito e noi eravamo troppo stupiti dagli eventi per fare altro oltre a seguirlo.
Dietro di me, in lontananza, vedevo le luci di una città e un edificio splendente, forse un tempio, illuminato a giorno da moltissimi fuochi. Più vicino alcuni cavalli da cui, probabilmente, eravamo smontati per salire sulla duna. Arrivati sulla sommità la nostra guida sussurrò "a terra" acquattandosi tra la sabbia.
Seguii il suo esempio e subito guardai preoccupato il deserto che si stendeva al di là della montagna di sabbia: un esercito sterminato, a piedi o su cavalli e carri. Non avevo idea di quante persone potessero essere, tutte armate con lance, spade o archi, stavano marciando verso la città che avevo visto all'orizzonte.
"Aten sia ringraziato, li abbiamo trovati, dobbiamo avvertire il farao..." disse la guida mentre le parole gli morivano in gola. Uno dei cavalieri, in testa alla colonna, venne illuminato dalla luce di una torcia. Alto più di due metri, muscoloso e dalla pelle bronzea, con il volto di un falco dalle piume splendenti.
"Gli Dei camminano con loro !" disse spaventato e a voce forse troppo alta.
L'uomo-falco guardò nella nostra direzione puntandoci contro una mano. L’esercito si mosse veloce, le frecce furono incoccate e gli archi tirati.
"Correte ai cavalli, dobbiamo avvertire il faraone" gridò la guida prima di lanciarsi verso le cavalcature mentre nel cielo sibilavano le frecce lanciate contro di noi.Corremmo veloci verso i cavalli, chi direttamente, chi cercando prima riparo dalle frecce. Nessuno venne colpito anche se fummo costretti più volte a rotolare nella sabbia pur di evitare una saetta mortale.
I cavalli si muovevano nervosi, scartando di lato o muovendo con fare minaccioso la testa , come se non riconoscessero i propri cavalieri; bastò un po’ di decisone per montare in sella e partire al galoppo.
In breve tempo la formazione iniziale diventò un gruppo scomposto di individui che cercavano di salvarsi. Sentii più volte il capitano gridare tentando di riportarci ad una parvenza di ordine ma i nostri cavalli, sfiorati dalle frecce nemiche, non sembravano volerlo ascoltare. Un grido improvviso e la nostra guida cadde al suolo con una freccia nella schiena. Cercammo di scansarlo ma non sarei in grado di dire se, nel polverone alzatosi, qualcuno di noi lo abbia calpestato con la propria cavalcatura.
Nel frattempo altre frecce caddero su di noi, ferendo di striscio i cavalli e colpendone uno ad una zampa.
Cavallo e cavaliere rotolarono al suolo: qualcuno, non ricordo chi, girò il cavallo e tornò indietro, pochi istanti di pura adrenalina e terrore e i due, sulla stessa cavalcatura, ci raggiunsero.
Poco dopo le frecce smisero di cadere dal cielo, spronammo i cavalli, cercando di farli correre il più velocemente possibile.
La cavalcata sembrava interminabile, non ero certo abituato a cose del genere, ed in breve tempo avevo muscoli ed ossa doloranti."Avete la stessa sensazione che ho io?”, dissi per spezzare il silenzio irreale del deserto, “Questa storia puzza di fregatura."
Fermai il cavallo guardandomi alle spalle, dietro di me solo la notte. "Riposiamo un po’ e cerchiamo di capire cosa ci facciamo qui. Se mi ricordo bene, il mio nome è Federico Galimberti, sono un insegnante di storia del pensiero scientifico e credo che le mie cognizioni in materia risultino, almeno al momento, alquanto inutili"“Io prima ero, cioè sono, un giornalista di Padova, di nome Giorgio e ora…", disse uno dei miei compagni guardandosi le vesti "...ora sono un guerriero egiziano; qualcuno mi spieghi che diavolo sta succedendo, l'ultima cosa che ricordo è un'esplosione di luce e poi il deserto. Vi rendete conto che hanno cercato di ucciderci ?”
Mi guardava spaventato, come se si aspettasse da me un aiuto, un qualcosa a cui aggrapparsi. Piuttosto alto e giovane, forse attorno ai ventitré anni. Occhi scuri, che risaltavano sulla pelle resa marmorea dalla polvere e dalla sabbia. Sorrisi, osservando il leggero pizzo che cercava di nascondere le labbra tremanti.
Un giovane, schivo e timoroso, se ne stava da parte. Avrà avuto al massimo ventitre anni, poco più basso della media con capelli castani e penetranti occhi vedri. Si chiamava Tommaso, come avrei saputo in seguito.
"La mia opinione è che gli Eterni hanno a cuore altri piani dimensionali a parte quello in cui vivono i terrestri.” gli dissi a con poca convinzione “Salvare gli abitanti della città, a rigore di logica, è il motivo per cui ci troviamo su questo mondo. Probabilmente il faraone ne sa più di noi."
Li guardai uno ad uno, nessuno di loro credeva in questa spiegazione e probabilmente non la credevo plausibile nemmeno io; come idea era comunque meglio di niente. Diedi un colpo con il piede al cavallo e quello partì subito al galoppo; gli altri mi seguirono.
CAPITOLO 2 : La città sacra
Arrivammo alla città poco dopo l'alba, madidi di sudore e infreddoliti a causa del gelo della notte nel deserto. Megalitici obelischi e stupende statue ci accolsero in un luogo che mai, nemmeno nei sogni, avremmo immaginato. Edifici maestosi che sembravano non essere stati sfiorati dal tempo, facevano da cornice a piazze gremite di sacerdoti e guerrieri. Due guardie armate ci bloccarono all'ingresso della città. Ricordo che prima di crollare a terra esausto, feci in tempo a sentire qualcuno di noi avvertirli del pericolo incombente.
Mi risvegliai con la testa dolorante, disteso su un pagliericcio addossato alla parete di una grossa stanza. Sentii delle voci attorno a me e per qualche secondo restai ad ascoltarle, cercando di capire se stessi ancora sognando.I miei compagni parlavano tra loro, commentando la situazione. Capii di essere in una sorta di camerata e che altre persone stavano riposando vicino a noi ma nessuno di loro sembrava essere un bianco, probabilmente erano nativi del luogo.
Passai più volte dal sonno alla veglia, mi sentivo febbricitante e non ebbi la forza di parlare con gli altri. Le loro voci e i commenti giungevano alle mie orecchie come in un sogno.
Parlavano tra loro, commentando i discorsi che avevano sentito in città.
Eravamo nella città del sole Akhet-Aten, l'Orizzonte di Aten, città sacra al disco solare, ultimo baluardo del potere del supremo sacerdote di Aten, il Figlio del Sole.
Le notizie riportate avevano provocato un vero e proprio maremoto di voci, ipotesi e idee tra i soldati.
“Gli alti ufficiali dell'esercito sono in perenne riunione nel tentativo di preparare una tattica efficace contro il nemico anche se quasi tutti i soldati temono l'ira degli Antichi Dei.” Disse qualcuno.
“L'intera città è fortificata e brulicante di vita, soldati corrono da una parte all'altra, mentre scribi e sacerdoti si affannano per nascondere e mettere al sicuro papiri e oggetti di culto. Non capisco perché ci troviamo qui.” Continuò qualcun altro.
Era chiaro che la battaglia era persa in partenza e il malcontento serpeggiava tra le truppe.
Le porte della città erano state chiuse subito dopo il nostro arrivo, sarebbe stato difficile scappare se le cose si fossero messe al peggio. Avrei voluto sentire da loro almeno una buona notizia o magari svegliarmi da quell’incubo ma non accadde nulla.
Aprii gli occhi."Secondo voi come facciamo a capire gente che parla egiziano antico?” disse un giovane giocando distrattamente con i capelli di un bel biondo cenere. “E perché nessuno ci nota? Potrebbe essere tutta una grande illusione! E non ditemi che non è possibile, perché l'alternativa è quella che abbiamo viaggiato nel tempo." I suoi occhi grigio verde sembravano tranquilli mentre parlava, quasi sereni nonostante le sue parole concitate.
Ci misi un po’ per ricordare il suo nome: Andrea Calabrese e se non sbagliavo era un chimico.“Dobbiamo andarcene, ragazzi.” Continuò ”E’ ora di fare un fugone ma 'sto posto sembra Alcatraz. Che ne dite di cercare di sapere dov’è il palazzo del faraone e cercare un passaggio segreto ? Ce ne sono sempre, per fuggire in caso di estrema necessità e, cazzo se è estrema!” disse passando la mano dai capelli al pizzo, giocherellando sempre più nervosamente con le dita.
"Forse ho capito” dissi, “Gli antichi Dei sono incazzati con i sacerdoti di Aten perché li hanno abbandonati per un nuovo culto, magari a favore dei sette Eterni, forse dietro a tutto questo c'è Merlino. Questo potrebbe essere il motivo della nostra presenza qui."
“Missioni, Merlino, ma vi rendete conto di quello che sta accadendo ?” disse Alex ad alta voce. “Io sono Alex Arconti, un medico, non un soldato egizio. Parliamo di missioni e divinità ed Eterni. Ma vi rendete conto che siamo bianchi, io ho anche un po’ di sangue giapponese nelle vene e questi non ci dicono nulla ? Per loro è tutto normale. E questi vestiti ? E la lingua che parliamo ? Li vedete quei geroglifici sull’obelisco ? C’è scritto : Aten il misericordioso, colui che apre la porta del cielo ed illumina… e tante altre stronzate.”
“Io non ho mai saputo leggere i geroglifici, come è possibile? Fino a ieri per me non erano altro che falchi, occhi, soli e lineette ondulate ! E voi mi venite a parlare di missioni ?”“E di che cosa ci dovremmo stupire, a questo punto!” gli risposi “Comunque, se non sono sorpresi dalla nostra pelle, la motivazione più razionale è che siano abituati a vedere individui della nostra genia. Non siamo i primi bianchi ad aver combattuto con loro. Questo confermerebbe la mia tesi. Altri membri del Pathos sono stati qui prima di noi.
L’unica cosa da fare è fare qualche altra domanda in giro.”Non avessi mai detto quelle parole. Quando chiesi quale fosse la colpa dei sacerdoti di Aten e perché si fossero inimicati gli Antichi Dei, i soldati mi risero in faccia mandandomi, a volte poco cortesemente, a quel paese.
Non vi furono comunque risposte a quella che probabilmente sembrava una domanda stupida.
Chiedendo poi se avevano visto ultimamente altre persone come noi ricevemmo occhiate stupite o preoccupate. Per tutti eravamo soldati egizi, dalla pelle olivastra, che parlavano in egiziano.
In seguito notammo che nella zona ovest della città, quella che dava direttamente sul deserto, le case erano basse e poco controllate.
“Con un po' di fortuna, dovrebbe essere possibile saltare da un tetto sulle mura e poi a terra, usando qualcosa per attutire la caduta.” Fece notare Alex. “Ora però cerchiamo di parlare con il faraone”.
Scoprimmo che la cosa era incredibilmente difficile. Il faraone era venerato come una divinità e parlargli era praticamente impossibile. “Forse parlare con i sacerdoti sarebbe più semplice” azzardò Andrea.Il tempio di Aten era maestoso ed incredibile illuminato dalla luce del sole. L'architettura del luogo ci lasciò allibiti dato che l'edificio non aveva tetto ed era delimitato da colonne. Il Disco Solare toccava perennemente il supremo tempio di Aten con i suoi caritatevoli raggi. Anche le stanze interne non avevano soffitto ma solo alti muri e, probabilmente, stanze sotterranee dove venivano custoditi i segreti dei sacerdoti.
Un giovane sacerdote ci accolse. Totalmente calvo se non per alcuni capelli neri riuniti in una coda, occhi scuri e vagamente inquietanti infossati in un volto magro e dai lineamenti estremamente marcati.
Parlammo con lui della notte appena trascorsa chiedendo se il potere di Aten sarebbe stato sufficiente per proteggere la città dall'armata. Gli erano giunte notizie degli “antichi dei” che avevamo visto e ci chiese di descriverli. Dopo aver ascoltato le nostre parole, sbiancò visibilmente e rimase alcuni minuti in silenzio.
“Vi sarà assegnata una stanza nel tempio” disse. “Aspettatemi li”“Sono questi ?” chiese una figura pallida e magra, lenta nei movimenti e appesantita dalle vesti sacerdotali.
“Si, o supremo” rispose il sacerdote.
Il nuovo arrivato era evidentemente una persona importante, ascoltò attentamente ogni nostra parola, fissando prima l'uno poi l'altro con occhi scuri ed indagatori. "E' necessario che il Figlio Prediletto ascolti la loro storia, conduceteli nelle stanze dell’Altissimo tra tre ore." disse con la voce di chi non ammette repliche. Velocemente come era arrivato se ne andò e noi restammo soli ad osservare l'orizzonte, chiedendoci se la nuvola di sabbia in avvicinamento, l'armata degli Antichi Dei, sarebbe arrivata prima di tre ore.
CAPITOLO 3 : Il potere di Aten
Il tempo passava veloce mentre cercavamo notizie utili nelle iscrizioni e negli inni scritti ovunque sulle mura del tempio.
Scoprimmo che il dio non era mai raffigurato come antropomorfo ma come il Disco Solare, circondato da raggi di luce terminanti in piccole mani che sorreggevano simboli di vita o di potere, a volte un bastone, a volte una lancia o ancora una croce ansata. Non c’erano tracce dei normali "cattivi" della religione egizia, né di tutti i particolari mitologici ad essi legati.
Il culto di Aten era il culto del Sole, puro e semplice.
I dipinti murali raffiguravano spesso il faraone e la sua famiglia illuminati dalla luce di Aten.
Il faraone era una figura strana, con il cranio troppo allungato e le membra magre. La regina era invece di una bellezza incredibile, o almeno questa è l'impressione che se ne ricavava. I figli sedevano giocando vicino ai genitori, godendo della Luce del loro Dio.
Alex decise di appostarsi sulle mura, forse solo per fare qualcosa o per organizzare la fuga. Andrea tentò invece, senza successo, di inseguire il Gran Sacerdote.
Non sapevo cosa fare nel frattempo, pensai di chiedere al sacerdote che avevamo incontrato di osservare i sacri libri per riceverne ispirazione e forza nella lotta che ci saremmo trovati ad affrontare. Come avevo sperato il sacerdote non credeva che un povero soldato fosse in grado di leggere e mi diede il permesso di osservare quelli che per me sarebbero dovuti essere dei semplici disegni. Riuscii così a scoprire i nomi del faraone e della sua sposa : Akhen-Aten e Nefertiti.Fu presto evidente che in poco tempo l'esercito nemico sarebbe arrivato alle porte della città.
Non fu difficile farci assegnare a postazioni lungo le mura occidentali ed attendere l'attacco, se non per combattere, per salvare la vita.Ricordo come fosse ora quello che accadde in seguito:
Gli occhi di ogni soldato sono posati sull'orizzonte, già si distinguono in lontananza i cavalli e i carri da guerra. I soldati sulle mura, noi compresi, ricevono degli archi e un lungo pugnale, mentre sacerdoti intonacati alzano le mani al cielo, cantando inni di lode, chiamando su di noi la benedizione del Sole.
Tutto si svolge in una calma innaturale, calde lacrime solcano i volti di alcuni soldati, le loro mani tremano reggendo le lance.
Il nemico sta arrivando, una marea impazzita di morte e distruzione.Improvvisamente l'esercito nemico si ferma e due cavalieri si dirigono, da soli, verso le mura.
Nessuno fa niente per fermarli e in breve tempo arrivano davanti all'ingresso nord della città."Faraone, il tuo regno è giunto al termine" grida uno dei due. Un giovane dalla pelle scura e dai lunghi capelli neri, legge da un papiro che tiene con forza tra le mani.
L’altro si guarda attorno preoccupato, sa bene che in qualunque momento potrebbero essere trafitti dalle nostre frecce."Hai bestemmiato il nome dei veri Dei chiamandoli Falsi e Deboli.
Hai attentato all'Egitto tutto, cercando di distruggerne il legame, con la linfa che lega il mondo superiore a quello inferiore.""Ogni tuo atto è stata ignominia..." dette queste parole il messaggero tace, osservando impietrito il faraone affacciatosi al balcone del suo palazzo.
E' una figura di indiscutibile potenza, magro e in qualche modo che non riesco a definire, deforme. Indossa i segni del potere e sembra sfolgorare di luce, inondato dalla potenza di Aten. Nella mano destra regge una lancia e nella sinistra uno scettro.
Sacerdoti e soldati si gettano a terra, inchinandosi davanti al Figlio del Sole.
Attimi che sembrano secoli passano mentre Akhen-Aten osserva il suo popolo e il messaggero che, a voce leggermente più bassa di prima, continua a leggere
"Ogni tuo atto è stat...""So benissimo cosa ho fatto e non renderò conto a nessuno del mio operato." dice con voce potente il sovrano. "Non mi interessano i giri di parole, parla chiaramente, quale messaggio devi riferirmi ?"
"Al tramonto attaccheremo la città. Ogni palazzo ed ogni tempio sarà raso al suolo, ogni uomo ucciso o fatto prigioniero. Non ci sarà tregua, fino a che la città non sarà caduta. Arrenditi e i tuoi seguaci saranno risparmiati."
Un'ombra pesante sembra stendersi sul volto del faraone, gli occhi si chiudono mentre le labbra si muovono leggere.
"La vita in cambio del Nulla ? La libertà in cambio dell'ignoranza ?.
Torna dai tuoi superiori portando la risposta di Aten il Meraviglioso. Osserva la sua gloria." dice alzando al cielo lancia e scettro.Il giovane grida portando le mani agli occhi. Si dibatte ed impreca mentre fili di fumo passano tra le sue dita ed il volto sembra ardere come fuoco. Le sue grida scuotono le fondamenta stesse della terra mentre cade al suolo con le mani sugli occhi urlando e maledicendo.
Poi, il silenzio."Questa è la mia risposta, tornate dai vostri padroni e riferite le mie condizioni: tornate a Tebe e riconoscete il Dio Unico come ispiratore di ogni vostro pensiero, solo allora io tornerò e l'Egitto conoscerà il nuovo splendore."
Tutto questo ricordo come fosse ora e a volte, nel buio della notte, credo di sentire le urla di quel disgraziato.
L'altro messaggero raccolse il compagno, caricandolo sul cavallo, e galoppò verso l'esercito nemico.
Quando i nostri occhi si posarono nuovamente sul faraone, questi era rientrato nelle sue stanze, non avevamo dubbi su quale sarebbe stata la risposta del nemico: Guerra.
Fu Andrea a parlare per tutti. “Che io sappia solo gli empathici sono in grado di usare poteri magici, ne deduco che, se qui le cose funzionano come nel duemila, il faraone non è un ignaro. Non so se ai tempi di Nefertiti esistesse già la setta ‘Pathos’, ma se esistesse, lui ne farebbe parte.”
“Ragazzi, mi sa che è uno scontro tra Eterni o comunque tra note... e noi ci siamo in mezzo”"Non capisco perché gli Eterni ci abbiano portati fin qui.” Gli rispose Giorgio. “Dobbiamo veramente proteggere un uomo che predica l'esistenza di un solo Dio? Dobbiamo forse schierarci contro ciò che, finalmente, ho compreso essere la verità?
Io credo che il vero scopo di tutto questo sia farci capire in cosa stanno sbagliando queste persone e a cosa può portare continuare sulla strada che, parlo per me, ho percorso fino a poco tempo fa.”
“Io ho ancora dei dubbi, questo è ovvio se no non sarei qui con voi, per questo non vedo l'ora di incontrare questa persona che si fa chiamare l'Eletto e che crede in un unico Dio."“Forse ho un’idea” disse Tommaso. “Potrebbe essere una follia, ma se il Faraone traesse il suo potere da quegli artefatti, magari sottratti indebitamente, e noi fossimo qui per recuperarli? Potremmo agire indisturbati dall'interno, se ci muoviamo cautamente.”
“Se ho ben capito questa è la storia.” Continuai io. “L'eletto riceve in dono da qualcuno lo scettro e la lancia che gli attribuiscono i poteri di una vera e propria divinità. Il potere di dare fuoco a qualcuno, forse anche quello di fermare lo scorrere del tempo. Forse solo io l’ho notato ma non vedete come sembra ‘nuova’ questa città ? sembra costruita da poco, forse qualche decennio.”
“Un uomo così diventa il Dio Vivente. Si sente così forte da poter rinunciare agli antichi dei. Dà vita ad una nuova religione monoteistica volta a suggellare il suo potere, l'antico culto è ignoranza. I grandi antichi, offesi, gli dichiarano guerra. Il sole, è il simbolo del suo nuovo potere, o meglio il disco solare. Un Ufo? Quella testa così innaturale mi ricorda come mi immaginavo i marziani da bambino. Questa è una possibilità. ““Non credo”, rispose Tommaso. “Se il faraone fosse un uomo che come noi ha viaggiato nel tempo e nello spazio per incarnarsi in questa era, come sovrano?”
“Magari un nemico del Pathos che, impossessatosi di questi artefatti, ha dato vita ad un nuovo culto incentrato sul suo straordinario potere? Forse gli Dei Antichi non sono così malvagi come ci sono sembrati all'inizio e Merlino ci ha incarnato in questi semplici soldati per permetterci di entrare nella città senza problemi. Forse il nostro compito è quello di ridare alla storia il suo corso normale, eliminando il faraone o portandolo via con noi ed evitando una immane carneficina. Non è compito della nostra setta combattere l'assolutismo dei valori, il monoteismo, il dualismo bene-male per ritornare al panteismo ed al politeismo del Pathos? Comunque l'unico modo per saperlo è interrogare il faraone."Non avevamo tempo da perdere, questo era chiaro.
Lasciammo le nostre postazioni, precipitandoci verso il palazzo. Già l'esercito si stava muovendo per accerchiare la città. Il sole era ormai vicino all’orizzonte e, con il tramonto, sarebbe arrivata la battaglia.
Al palazzo dicemmo di essere stati convocati dal gran sacerdote, in fondo era vero e, fortunatamente, ci fecero passare.
Erano tutti impegnati a preparare i fuochi per la notte ed ad approntare le ultime difese, non fecero caso a noi, credendo probabilmente che ci fosse stato affidato un qualche compito.
Arrivammo davanti all'ala del palazzo dove si trovava la sala del trono.
Ricordo stupende sculture e bellissimi dipinti murali. Avrei voluto avere un po’ più di tempo per guardarli meglio ma il tempo era una delle cose che non avevamo.
Non c’erano guardie davanti alla porta, solo due bracieri ardevano illuminando il luogo di luce danzante. Ci guardammo attorno incerti sul da farsi. Troppo tardi notammo un liquido rosso scuro filtrare da sotto le massicce porte, sangue.Mentre spingevamo con tutte le nostre forze per aprire il portone voce dietro di noi gridò : "Allarmi ! Guardie accorrete !".
Il gran sacerdote ci correva incontro, allarmato probabilmente dall'assenza di guardie.
Superammo la porta e i corpi delle guardie, riverse a terra con la gola squarciata. Fortunatamente non fu difficile trovare la stanza del faraone. Il portone gigantesco sul fondo del corridoio non poteva che essere l’accesso alla residenza di un dio in terra.
Davanti alla soglia altri due cadaveri riversi al suolo, questi avevano avuto il tempo di difendersi ma il risultato era stato lo stesso.
Dietro di noi la voce del sacerdote e i passi affrettati delle guardie.
"Prendeteli, vogliono uccidere il faraone !"“Maiale bastardo.” pensai prima di entrare.
CAPITOLO 4 : sangue innocente
Il faraone sedeva sul suo trono, piegato di lato, appoggiato alla lancia che aveva in mano poco prima. Lo scettro era a terra, vicino al cadavere del probabile assalitore.
Stava tamponando, con la mano destra, una ferita al fianco sinistro da cui sembrava aver perso molto sangue. La testa reclinata all'indietro, gli occhi chiusi, le labbra si muovevano lentamente come se stesse recitando una preghiera.Bastò una rapida occhiata per capire che da quella stanza non vi era uscita se non il balcone dal quale il sovrano aveva parlato pochi minuti prima o quello che con tutta probabilità era l’ingresso alle sue stanze
Il primo pensiero di Giorgio fu quello di osservare il cadavere: era una giovane donna, un pugnale insanguinato stretto nella mano destra. "E' umana" disse quasi con sollievo prima di rivolgere l'attenzione verso il faraone che, indebolito, era riuscito solo ad alzare lo sguardo su di lui.
"Ragazzi ora non possiamo fare altro che farci valere" disse Alex sfoderando il pugnale prima di lanciarsi verso il sacerdote che si stava avvicinando.
Tentai di bloccare il portone ma Alex era troppo veloce e lo superò con facilità. "A questo punto non ha più senso chiudere" pensi voltandomi verso il trono. All'improvviso il mio sguardo cadde sullo scettro e ,quasi frastornato dalla velocità degli eventi, mi avvicinai al trono per raccogliere il simbolo del potere.
Andrea cercò di arrivare al seggio per bloccare il faraone e prenderlo in ostaggio ma Giorgio lo precedette arrivando davanti al trono, la mano stretta attorno alla lancia.
Per un attimo i suoi occhi e quelli del faraone, azzurri e lievemente brillanti, si incontrarono.
Con uno sforzo il faraone si alzò in piedi, tenendo la mano sinistra stretta sulla lancia. Pronunciò una parola immediatamente seguita da un'esplosione di luce e calore.
Per un istante non vidi più nulla. Sentii Giorgio gridare per poi vederlo cadere all'indietro, la mano destra quasi carbonizzata e ridotta ad un moncherino fumante.Alex era intanto alle prese con il sacerdote che certo non si aspettava un attacco diretto. Cercò di avventarsi su di lui, per bloccarlo, ma l'egiziano schivò agilmente il colpo, per poi gettarsi a sua volta contro l'aggressore, estraendo dalla tunica un pugnale.
Forse un lungo allenamento o solo la fortuna permisero ad Alex di schivare e parare i colpi che implacabili si susseguivano. La situazione era di stallo: Alex era indubbiamente più forte del sacerdote ma l'abilità di quest'ultimo compensava l'energia del novizio.
Improvvisamente sentì il grido di dolore di Giorgio, un attimo di distrazione che si rivelò quasi fatale. Per puro miracolo riuscì a evitare un micidiale affondo per poi balzare all'indietro, costretto ad arretrare fino alla porta della stanza.
Le guardie erano ormai a pochi passi di distanza.
Riuscii a raccogliere lo scettro e, senza pensare, lo puntai contro il faraone nell’assurda speranza che accadesse qualcosa. "Fermi tutti o lo uccido." Avrei voluto gridare ma la voce mi morì in gola alla vista dell’amico riverso sul pavimento.
Andrea, intanto, si era spostato al lato del faraone, pronto a bloccarlo se si fosse reso necessario.
Probabilmente il dolore era troppo forte da sopportare; Giorgio svenne. L'ultima cosa che vide furono gli occhi del faraone. Un sussurro uscì improvviso dalle sue labbra : "Non è possibile, tu sei..." poi, l'oblio.Tommaso ed Andrea chiusero il portone subito dopo che Alex aveva varcato la soglia. Le porte sbatterono dietro di lui mentre le guardie si buttano contro di esse cercando di abbatterle.
Akhen-Aten era in piedi, davanti a me.
Per un istante mi sentii perdere in quegli occhi azzurri e brillanti; in essi vidi il cielo in tempesta, il sole ed il deserto, il mare e la furia degli elementi. Luci ed ombre di epoche remote, quando la terra era giovane e gli dei erano tutt'uno con la trama delle cose. La consapevolezza mi attraversò il corpo come una lama nell'istante in cui compresi che mi trovavo davanti a qualcuno che aveva visto l'inizio di ogni cosa e probabilmente era destinato a vederne la fine.
Tutto questo durò un attimo, avrei voluto parlare con voce imperiosa ma riuscii a pronunciare solo parole che mi sembravano vuote e prive di significato.
"Lo sai chi siamo, emissari degli eterni, non vogliamo la tua morte, questo scettro è tuo di diritto! Ci manda Merlino. Salva te, salva la tua città, il tuo popolo, tua moglie e i tuoi figli. Rinuncia al tuo tragico sogno!"
Il faraone sorrise mentre continuava a tenere gli occhi fissi su di me, la punta della lancia sembrava riflettere una luce inesistente mentre ne stringeva con forza l'asta.
"Puoi ucciderci, è vero”, continuai, “ma dopo di noi verrà l'armata degli antichi e non saranno magnanimi, non ti perdoneranno. Siamo qui per darti un'opportunità, l'ultima, la tua ostinazione ti porterà inesorabilmente alla sconfitta. E’ già successo, accadrà di nuovo! Non lo capisci? Non hai pietà per la vita di Nefertiti? E' questo che vuoi? La distruzione di tutto ciò per cui hai lottato? E' questa quella che tu chiami conoscenza?""Nefertiti, è lei che vi manda ?" chiese stupito il faraone mentre i colpi dati alla porta chiusa si facevano sempre più forti. "Siete dei folli se sperate di fermarmi, Destino mi ha rivelato ciò che sarà. Il nostro impero è destinato a cadere sotto il giogo degli uomini dalla pelle chiara.
Non conosco il Merlino di cui parlate, è forse uno dei nuovi idoli che adorate ?
Pazzi. Non capite che mille dei non possono che dividere le genti in piccole fazioni perennemente in lotta tra loro? Solo un dio unico ci darà la forze di riunire sotto un solo vessillo le armate d'Egitto per proteggere il sapere che da secoli tramandiamo."
La voce del faraone era carica di potenza, non potemmo fare a meno di ascoltare ogni parola, soppesarla, comprenderla, come se da ogni sillaba dipendessero le sorti del mondo. Ci rendemmo conto di trovarci davanti ad un essere di sconfinata potenza e tremammo al solo pensiero dei poteri che avrebbe potuto avere a sua disposizione.
Con passi lenti e misurati, incurante della ferita al fianco, si avvicinò a me, mi prese lo scettro dalle mani senza che potessi reagire per poi voltarsi verso gli altri.
Ricominciò a parlare e noi attendevamo le sue parole come un balsamo, come se avessimo saputo che esse avrebbero portato tutte le risposte che avevamo da sempre bramato.
Troppo tardi capimmo ciò che stava accadendo veramente.
Per seguirne le parole avevamo abbandonato ogni altra cosa, dandogli il tempo di allontanarsi da noi quanto bastava per difendersi da un eventuale attacco e soprattutto avevamo smesso di bloccare il portone.
L'errore si rivelò in tutta la sua grandezza quando le porte si aprirono scaraventando Tommaso ed Andrea a terra, lasciando entrare le guardie e il sacerdote.
"Catturateli" ordinò il faraone e in pochi secondi venimmo immobilizzati e disarmati.
Cadde poi in ginocchio, come svuotato di ogni energia, la lancia e lo scettro rimbalzano al suolo, il volto si contorse in una smorfia di dolore mentre il sangue che gli sgorgava ancora dal fianco arrossava il pavimento.
"Presto, vai a chiamare un guaritore" disse il sacerdote ad una delle guardie tentando di tamponare la ferita di Akhen-Aten."Dunque tu conosci Destino, e come lui anche gli altri Eterni", la voce di Andrea riecheggiò improvvisa nella stanza mentre guardava con aria di sfida il faraone. "Sappi che veniamo a nome loro e siamo il tuo ultimo baluardo di salvezza. Come puoi proclamarti dio unico se conosci gli Eterni, se il tuo potere deriva da loro?"
"Come osi parlare uomo ? In te non brilla che una flebile storia, non hai idea di cosa è Pathos." Gli rispose il faraone.
"Lasci che me ne occupi io" intervenne il sacerdote alzandosi ed avvicinandosi ad Andrea.
"Sei un folle, stai parlando con un Dio in terra, ricordatelo. Il tuo sangue scorrerà per lavare la tua bestemmia e il corpo smembrato perché di te non resti che il ricordo."
"Osi forse innalzarti al di sopra degli Eterni?", continuò sprezzante il novizio. "Allora sappi che un unico dio non può racchiudere in se la pluralità umana, sette Eterni stessi non bastano... chi sei tu?"
"Io sono Akhen-Aten, signore della Necessità e guardiano dell'Enigma." disse il faraone alzandosi in piedi e aiutandosi con la lancia "Mi sono stancato di questo gioco".
"Io incarno il volere..." continuò Andrea ma la lancia del faraone, scagliata con forza prodigiosa, trovò il suo bersaglio nel cuore del giovane che, incredulo, spalancò gli occhi mentre fitte di dolore si aprivano con violenza la strada per tutto il suo corpo, la bocca si riempì di sangue ed ogni respiro sembrava essere diventato un tormento senza fine.Sente il cuore battere gli ultimi colpi, sempre più lenti, "come un orologio rotto" pensa Andrea, quasi divertito, mentre le palpebre si chiudono per l'ultima volta e il mondo si fa sempre più lontano...
Come un pesante sudario il silenzio calò sulla stanza, un gesto del faraone e le guardie ci scortarono all'esterno mentre il sacerdote aiutava il suo dio a sedersi sul trono, in attesa del guaritore. Nulla più ci interessava, le forze sembrarono abbandonarci mentre guardavamo Andrea, riverso in un lago di sangue.
Venimmo scortati attraverso i corridoi del palazzo verso le prigioni. Rabbia, stupore e smarrimento, si alternavano in un fiume di emozioni che mi attraversavano il cuore. "Abbiamo fallito", disse Tommaso, "qualunque fosse il nostro compito, abbiamo fallito."
CAPITOLO 5 : Fuga dalla città del sole
I passi risuonavano pesanti lungo i corridoi mentre ogni speranza ci abbandonava, il silenzio era reso ancor più pesante dal disprezzo delle guardie e dalla certezza che non saremmo sopravvissuti all'attacco se non come schiavi.
Improvvisamente dall'esterno arrivò il suono della battaglia, grida di dolore lacerarono l'aria mentre nugoli di frecce saettarono in cielo coprendo la luna. L'attacco era iniziato.
Senza nemmeno pensare Alex si liberò dalla presa della guardia, colpendolo con un pugno in pieno volto, il dolore alla mano mitigato dal rumore secco della mascella che si rompe.
Tommaso approfittò della sorpresa per tirare una testata alla guardia che lo stava reggendo. Cercò di sfoderare l'arma ma venne raggiunta da una gomitata in pieno petto che la fece cadere a terra. La mano del novizio si chiuse sull'elsa del pugnale che la guardia portava al fianco.
Anche noi tentammo di liberarci. Le guardie ci scagliarono a terra prima di arretrare e sfoderare le armi.
"Traditori" ringhiò uno, sputando al suolo prima di gettarsi su di noi.Il combattimento fu frenetico. Una guardia stramazzò a terra dopo essere stata colpita alla tempia da Alex che non si fece pregare per prenderne l'arma e gettarsi sulle altre. Giorgio ed io ci trovammo a fronteggiare a mani nude due guardie armate. I nostri movimenti erano troppo lenti, i muscoli non abituati al combattimento. Giorgio riuscì a schivare un attacco buttandosi di lato ma la lama del suo avversario trovò il bersaglio nel fianco del novizio.
Io riuscii solo a vedere arrivare la spada dell’assalitore, troppo lento per fare qualunque cosa. Fortunatamente Alex mi venne in aiuto tentando di colpire alle spalle la guardia che fu costretta a schivare e cambiare bersaglio.
Scartai di lato, ringraziando la sorte, cercando di allontanarmi dal combattimento conscio del fatto che avrei comunque avuto la peggio.
Vidi Tommaso muovere veloce la lama ed una linea rossa aprirsi sulla gola della guardia. Il sangue si mescolò all'aria nell'ultimo gorgoglio del soldato mentre portava le mani alla ferita, come se potesse fermare il sangue che ormai sgorgava copioso. Cadde riverso a terra, gemendo, non potendo far altro che osservare per pochi lunghissimi istanti il duello in corso. Il suo assassino, intanto, aveva affondato la lunga lama nella schiena di un'altra guardia proprio prima che questa colpisse alla gola Giorgio.
Alex stava fronteggiando l'ultimo avversario che, terrorizzato, lasciò cadere l'arma ed implorò pietà.
"Dov'è Nefertiti ?" chiese Tommaso mentre il compagno teneva la lama premuta contro la gola del soldato. "Rispondi ed avrai salva la vita."
"La regina è a Tebe" rispose l'armigero. "Non ha voluto seguire il nostro sovrano."
"Da questo non sapremo altro" intervenne Tommaso dandogli un colpo dietro la nuca con l'elsa del pugnale.
"Andiamocene di qui, non abbiamo altro da fare; Giorgio, sei in grado di camminare ?"
"Sto bene" rispose lui guardandosi la ferita "ma appena torniamo a casa, se torneremo, sarà bene che mi faccia vedere da un medico.""Tommaso, non pensare che abbiamo fallito", disse Alex "forse la nostra missione era solo vedere quanto l'arroganza di un solo uomo, che crede di avere il potere di tutti gli Eterni dalla sua parte, possa essere tale da far radere al suolo un'intera città"
"No !, abbiamo fallito. Siamo stati degli stupidi." risposi " Non ricordate quello che ha detto il faraone? Io sono Akhen-Aten, signore della Necessità e guardiano dell'Enigma. Lui è Destino di Enigma, Merlino, è lui che ci ha inviato nel passato e noi non lo abbiamo capito !"
Lo sguardo smarrito e il silenzio dei compagni confermò la mia idea.
"Che stupidi a non pensarci prima, tutto sembrava dirci questo... si, Tommaso, abbiamo fallito... ma non è detta l'ultima parola!"Occorse solo un attimo per decidere cosa fare, fummo tutti d'accordo, era giunto il momento di scappare. Presi sotto braccio Giorgio e, insieme agli altri, uscimmo dal palazzo del faraone.
Il caos di una battaglia è indescrivibile, gli odori del sangue, del sudore e del fuoco si mescolano in un tanfo nauseabondo mentre l'adrenalina sale alle stelle e non importa chi hai davanti, la morte ti è compagna e danza con te, seguendo il ritmo del tuo cuore impazzito. Vedemmo giovani e veterani combattere fianco a fianco sotto una pioggia di frecce infuocate mentre Alex e Tommaso scavavano, a colpi di spada, una via di fuga per tutti noi. Più di una volta persi gli altri di vista ed, oltre alla ferocia della battaglia, conobbi l'angoscia ed il terrore di perdere qualcuno che, forse per uno scherzo del destino, mi era diventato caro.
Alex osservava con lo sguardo vuoto il campo di battaglia, mentre correva nei corridoi del palazzo, chissà per quale motivo, si era immaginato l'arrivo in città di guerrieri dalla testa di falco, maestri nell'arte della guerra, dai corpi possenti e quasi mostruosamente terrificanti. Davanti a lui c'erano invece uomini che combattevano contro altri uomini; non vi era traccia degli dei o della potenza del faraone. In quella notte di sangue conobbe la guerra e mai più l'avrebbe dimenticata, come tutti noi del resto.
Il fumo era così intenso da rendere quasi impossibile respirare, la gente correva in tutte le direzioni urlando.
Non vi erano più mariti e fratelli a difenderli e le donne e i bambini scappavano da rifugi ormai inutili per essere calpestati dalla folla o afferrati da mani nodose e trascinati in antri scuri per trovare la morte dove un tempo avevano giocato o riposato.Akhet-Aten, la città sacra, era caduta.
Facendoci largo tra la gente, riuscimmo ad arrivare al punto da cui era stata progettata la fuga. Usando un telo, forse di una tenda o di un mantello, ci calammo dalle mura. La caduta fu attutita dalla sabbia. Iniziammo a correre, lasciando dietro di noi la città in fiamme, senza voltarci, senza pensare all'amico che giaceva riverso nella stanza del trono.
Corremmo fino a che le poche forze rimanenti ci permisero di reggerci in piedi poi, sfiniti, si accorgemmo di aver commesso un gravissimo errore, eravamo in pieno deserto senza acqua per poterci dissetare, né un posto dove andare.
Il ruggito del fuoco ci fece voltare all’unisono. Le fiamme salivano fino al cielo, brillando come un faro nella notte, una luce tanto forte da essere insopportabile.Abbassammo lo sguardo consegnandoci all'oblio.
EPILOGO
Andrea fu il primo a svegliarsi sotto un cielo stellato, attorno a lui gli altri dormivano ancora davanti a ciò che restava del fuoco in cui tutto era cominciato. Si appoggiò stancamente ad un muro lasciandosi cullare dal vento fresco della notte fiorentina. Era vivo, era stato tutto un sogno.
Forse avrebbe dovuto cercare Merlino ma in qualche modo sapeva che la nota se ne era già andata.
Chiuse gli occhi e aspettò il risveglio degli altri, chiedendosi se avrebbe mai trovato il coraggio di domandare loro cosa fosse successo dopo la sua morte.
PATHOS © 2000
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