CADUTA E RINASCITA
di Andrea Nicosia
Una piccola introduzione
Questo racconto non c'entra nulla con Pathos, è stato scritto molto
tempo fa, per altre ragioni e con altre ispirazioni.
Lo trovate qui perché Pathos ha alcuni elementi di somiglianza con
alcuni aspetti del racconto.
Buona lettura.
Rapito da vorticosi pensieri
Vedo la vita scivolare nell'ombra.
Domande senza risposta turbano i miei giorni
Ed io sono il mistero più grande.
Ed i giorni volano via,
Come cavalli selvaggi corrono via.
Ed io non posso spiegare le mie ali per inseguirli
Poiché le ho perse in un tempo remoto.
Dentro di me il demone urla,
Incatenato nell'ombra da catene che lui stesso ha forgiato,
Intrappolato ad un passo dalla luce.
Non osa guardarsi allo specchio
Perché vede l'immagine del suo persecutore.
CADUTA 1
Guardo il sole sorgere dietro la basilica e di nuovo assaporo i ricordi
ritrovati. I dubbi sono spariti con le tenebre ed ora sono certo che le
immagini che ho visto stanotte non erano un sogno, ma memorie di ciò
che ero, accompagnate dalla consapevolezza di ciò che sono ora.
Chiudo gli occhi e sento. Sento la brezza che mi accarezza il viso e fa
scendere brividi piacevoli lungo la schiena. Sento il calore del sole farsi
sempre più forte sulla mia pelle. Sento due rondini che si chiamano
e si inseguono nell'aria rosa dell'alba. Riapro gli occhi e le vedo, volano
alte, sembrano zigzagare tra i raggi di sole che perforano le nubi. Sento
le lacrime rigarmi il viso.
Ricordo.
Ricordo quando anche io avevo le ali.
Ricordo quando ero un angelo.
Eoni fa.
Ero uno degli araldi di Dio, volavo in un universo ancora giovane ed ero
i Suoi occhi, le Sue orecchie, la Sua voce, la Sua mano.
Ero libero.
Vivevo nella luce.
Poi...
Ricordo il dubbio che si insinuava, le parole dette a bassa voce e le occhiate
complici, sperando che Lui non se ne accorgesse, ricordo i primi incontri
segreti, le discussioni, le idee di tradimento e vera libertà.
E ricordo il discorso di Satana.
Era il più bello, il più potente e nella luce della Sala
Maggiore sembrava un vero Dio. Le sue parole erano un fiume travolgente
di verità, libertà, luce. Non era possibile non lasciarsi
convincere.
Io ero accanto a lui, il suo braccio destro. Quel discorso lo avevamo preparato
insieme.
Così decidemmo di ribellarci a Dio.
Per milioni di anni infuriò la guerra. Non c'era momento in cui
le nostre spade fiammeggianti non si incrociassero. Il giorno era oscurato
dal fumo e dalla cenere, la notte era illuminata dalle fiamme e dai fulmini.
Poi scoprii l'inganno.
Satana aveva mascherato i suoi disegni di potenza e dominio con le mie
parole di libertà ed uguaglianza.
Fu uno dei giorni peggiori della mia vita.
Io ed altri lasciammo le schiere dei ribelli, ma non potevamo, non volevamo
tornare ad essere servi di Dio. Avevamo assaggiato la libertà, non
potevamo più rinunciarvi. Ed a parte questo il nostro ed il Suo
orgoglio ce lo impedivano.
Iniziammo a combattere Satana, ma dovevamo difenderci anche dagli angeli.
Alla fine vinse Dio.
La sua vendetta fu tremenda.
Precipitò i ribelli di Satana nelle viscere della Terra e li mutò
in maniera orribile. Divennero diavoli.
Secondo me a noi andò peggio.
Dio ci privò dei nostri poteri, delle nostre ali e della memoria.
Ci disperse sulla Terra, nel tempo e nello spazio, incatenati nelle tenebre,
bramosi della luce, intrappolati tra Inferno e Paradiso. E con una maledizione.
La solitudine. Non ci sono concessi l'amore e l'amicizia degli uomini.
Per quanto ci sforziamo, per quanto ci possiamo avvicinare, alla fine siamo
sempre soli. Se questo è tremendo normalmente, figuratevi per noi,
dotati di una sensibilità molto maggiore di quella degli uomini,
vagamente consci del fatto che sia una condanna, ma senza averne mai la
certezza, perché privati del passato.
Ricordo che scrissi, tempo fa alla nascita di un amore, un poesia:
Scendete nelle strade voi che vi amate
Ballate nelle piazze.
Ho bisogno di vedervi,
Come il prigioniero nella torre
Guarda gli uccelli volare.
E per ogni vostro bacio verserò due lacrime
Una di dolore per ciò che mi manca
Una di gioia per ciò che avete.
Due lacrime per l'amore.
E tu, tu che hai la chiave della torre,
Vieni.
Liberami.
Amami.
E sarai libera anche tu.
Voleremo insieme
Sopra la nebbia
Oltre le nubi
Verso le stelle.
Danzeremo su una luna d'argento
Danzeremo sulle rovine della torre
Danzeremo sorretti dal vento.
Era il 19 ottobre. L'otto gennaio aggiunsi una strofa:
La fredda pietra sottrae calore al mio corpo.
Una farfalla muore fiammeggiando nella luce della mia candela.
Attraverso una feritoia vedo le nubi coprire le stelle.
La porta é ancora sprangata.
Gli uccelli sono volati lontano,
E tu con loro.
Tipico di me.
Non sono un angelo, ma neanche un diavolo. Prima di condannarci Dio ci
chiamò demoni.
Sopra di me altri uccelli salutano l'alba, il loro cinguettio è
soffocato dal rumore delle auto. Anche la città saluta il sole.
Questa notte ho recuperato la memoria, so chi sono, cosa ho fatto.
Cosa devo fare?
Ci sono ancora delle zone d'ombra. Quando ero un angelo potevo vedere il
tempo nella sua interezza, quello che gli uomini chiamano passato, presente
e futuro erano contemporaneamente sotto i miei occhi.
C'é qualcosa... un evento di fondamentale importanza che sta per
accadere, ma io non lo ricordo.
Stringo le palpebre e fisso il sole. Il mondo è pieno di previsioni
e profezie, basta distinguere quelle valide dalle fasulle ed interpretarle
e saprò cosa deve accadere.
Ma prima devo trovare gli altri demoni che si sono incarnati in questo
tempo.
Insieme abbiamo combattuto contro Dio e contro Satana. Insieme combatteremo
ancora, i nostri ideali sono immortali.
Tento un'ultima volta di muovere muscoli della schiena che non ho più.
Mi volto e mi incammino verso casa. Mi accompagna un brutto presentimento.
L'ultimo mi aveva annunciato la fine di un amore, questo mi fa quasi più
paura.
CADUTA 2
Sfreccio attraverso le nubi che dividono il Regno dal mondo degli uomini.
Per un attimo il sole indora le mie ali e mi immagino come una freccia
di luce che attraversa lo spazio. Sotto di me, una ferita nel bianco-oro
della Città, c'è il nero cratere che una volta era la Sala
Maggiore, lasciato lì dal Signore come monito per chi gli si volesse
ribellare nuovamente.
La Sala Maggiore, il luogo in cui ebbe inizio la rivolta di Satana ed in
cui si svolse la battaglia che ne sancì la fine. Poco distante c'è
la collina su cui il braccio destro di Satana affrontò ed uccise
Daniele, il campione del Signore.
Che giorno incredibile fu quello: il più nobile e valente degli
arcangeli sconfitto da un semplice angelo.
Non tanto semplice in verità se dopo essere stato consigliere di
Satana lo ha abbandonato una volta scoperto l'inganno e con pochi seguaci
è riuscito a tenere testa a lui e a noi.
Forse il Signore temeva che potesse divenire un nuovo Satana e cercasse
anche lui di detronizzarlo, per questo avrà deciso di condannare
lui ed i suoi a vivere come demoni tra gli umani.
Un brivido mi corre lungo la schiena, una condanna veramente terribile
la solitudine, considerato anche il fatto che se non fosse stato per il
loro aiuto le forze di Satana alla fine ci avrebbero sopraffatto. Comunque
non sta ad un angelo valutare il disegno divino.
Passo troppo tempo con gli umani appena trapassati, sto venendo influenzato
dalla loro maniera di percepire gli eventi come passati, presenti e futuri.
Dal momento della vittoria non è passato neppure un attimo: qui
il tempo non esiste.
Mentre plano verso il Palazzo non posso fare a meno di chiedermi come finirà
questa volta, le linee temporali sono troppo confuse per poter vedere l'evento
chiaramente.
L'unica certezza é che difendere la pace e l'armonia degli umani
sarà il nostro scopo.
CADUTA 3
Il sentiero è stretto e scivoloso ed a strapiombo su uno dei
Pozzi, ma io scendo velocemente aiutandomi con gli artigli delle mani e
dei piedi.
Trasformando i nostri corpi pensava di punirci, invece ci ha dato grandi
vantaggi.
La mia forma oscura ed imponente si riflette per un istante negli occhi
di un dannato incatenato.
Contrae la faccia in una smorfia e si prepara per il dolore, ma oggi non
sono venuto per lui.
Raggiungo la Voragine, è già piena e lui ha appena iniziato
a parlare.
E' come la prima volta, le sue parole ci inebriano, la sua voce ci droga.
Le fiamme lo ammantano con un alone di potenza e le sue ali ci circondano
nell'abbraccio del padrone.
Mentre parla non usa le esche che aveva usato l'altra volta per irretire
quanti più angeli poteva, noi siamo i suoi fedeli, i suoi adoratori,
con noi parla chiaro. Parla di potere, parla di dominio, parla di conoscenza,
parla di nuove anime con cui banchettare.
Parla di vendetta.
Lui è Satana e condurrà noi diavoli alla vittoria.
RINASCITA
La terra si aprì e da essa si riversarono fuori come una nera
marea i diavoli. Gli artigli e le zanne splendevano e chiedevano sangue
e vendetta.
Il cielo si squarciò e da esso calarono come una meteora infuocata
gli angeli. Le spade e le ali fiammeggianti promettevano giustizia e punizione.
Dalle ombre scivolarono fuori i demoni, l'inganno ancora bruciava nei loro
petti, ma anche la punizione sofferta chiedeva un riscatto.
Si voltarono verso il loro condottiero. Disse una sola parola: "Diavoli"
e la battaglia incominciò.
Durò tre giorni e due notti e fu combattuta su tutta la Terra.
Alcuni uomini avevano letto le profezie e fecero quanto vi era prescritto,
salvandosi. Gli altri morirono.
Poi la battaglia finì.
Sulle rovine della casa di un amore perduto vi sono un diavolo agonizzante,
un angelo ed un demone. Il demone guarda il paesaggio un tempo familiare
ora completamente devastato. I palazzi non ci sono più, le villette
sono un cumulo di macerie. Il prato incolto ora è un cratere fluorescente
e del campetto da calcio rimangono quattro tizzoni in ricordo delle porte.
Tutto è distrutto. Su tutta la Terra.
Parla il diavolo: “Abbiamo cercato la vendetta ed il potere con ogni mezzo,
subdolo o scoperto, che siamo riusciti ad architettare. Forse oggi abbiamo
fallito, o forse abbiamo portato a termine l'inganno più perfetto."
Parla l'angelo: “E' stata una lotta terribile che ha portato lutti e distruzione,
ma infine per gli eletti che sono sopravvissuti si prospetta una vita di
pace ed armonia nella luce del Signore."
Lacrime scendono sul viso del demone, si mischiano al sangue delle ferite
e cadono a terra. Qui c'era la sua camera, doveva essere qui quando è
crollato tutto. L'ho avvertita, ma non potevo dirle tutta la verità,
non mi avrebbe creduto, almeno credo. La mia indecisione mi causa sempre
dolore.
Parla il demone: “Ma non vedete cosa abbiamo fatto? Che devastazione abbiamo
portato? Abbiamo combattuto nel nome di grandi ideali dimenticando i piccoli
uomini. Cosa sono pace, vendetta, libertà, potere, verità,
armonia, uguaglianza, se non vuote parole senza gli uomini che le rendono
vive? Per perseguire i nostri egoistici progetti per il genere umano abbiamo
schiacciato gli uomini, abbiamo dimenticato di dover servire ogni singolo
essere vivente, non imponendogli i nostri sogni, ma aiutandolo a realizzare
i propri.
Dovevamo confortarli nel dolore e abbiamo distrutto le loro vite.
Dovevamo condividere le loro gioie e li abbiamo annientati con la nostra
vittoria..."
Non riesce a proseguire, si accascia a terra singhiozzando sommessamente.
Parla di nuovo il diavolo: “Siamo sconfitti." dice, poi muore.
Poi parla Dio.
Ma noi non sappiamo cosa disse perché il demone, che mi ha raccontato
questa storia, non lo ascoltò.
Le parole di Dio erano per gli uomini e per gli angeli, non lo riguardavano.
E comunque non lo interessavano.
Si allontanò trascinandosi dietro la sua spada fiammeggiante. Una
spada fiammeggiante, l'arma di un angelo.
Per un momento fu tentato di lasciarla lì, una specie di lapide,
ma, si disse, poteva ancora essere utile.
Si diresse verso un cumulo di macerie, dove si stavano riunendo altri demoni.
Provò a raddrizzare le spalle. Non ci riuscì, ed in realtà
non si sforzò neppure più di tanto.
Dio finì di parlare e l'angelo si voltò. Il demone era appoggiato
a quello che rimaneva di un muro. Si stava bendando le ferite. “E allora?”,
gli sentì dire rivolto ad altri demoni, “Cosa sono quelle facce?
Pensate che il pianeta si ricostruisca da solo? Abbiamo del lavoro da fare,
muovetevi.”
L'angelo sorrise e pensò che non era proprio compito suo valutare
il disegno divino.
Spiegò le ali, si librò nell'aria e raggiunse gli altri angeli.
La luce del sole indorò le loro ali, una scia di frecce luminose
salutò il nuovo giorno.
FINE
Questo racconto è dedicato ad alcune persone, per alcuni motivi.
E' dedicato ad un amore perduto, perché mi ha dato molte cose, anche
l'ispirazione per questo racconto.
E' dedicato a Calliope - Musa della poesia epica, che è viva e reale
e continuerà ad essere viva e reale, come le sue sorelle, finché
qualcuno avrà qualcosa da dire - lei sa perché.
Ed infine è dedicato a me e a quelli come me, a noi che ci guardiamo
intorno e non riusciamo a trovare un posto. O una ragione.
E' dedicato a me e a quelli come me perché ce lo meritiamo.
© 1993-1998 Andrea Nicosia