BEOGRAD: PROVE TECNICHE DI INFILATRAZIONE

di Alex Gloom e Marco Oreste Mario Migliorini


9 Luglio 1999,  venerdì

Finalmente Farkas ha individuato Vesna. Vesna Brcec, docente di psicologia al Vrije Universiteit di Sarajevo. Bella donna, amica di Louis Noghera.
Non sapeva che Noghera è scomparso.
Non lo ha più sentito da novembre, ma, di questi tempi, la gente si perde facilmente di vista.
Noghera l'ha aiutata a mettere in salvo in occidente un ragazzino bosniaco. Vesna ha lavorato per un po' su un tema difficilissimo e pericoloso.
Da marzo, pero', ha dovuto lasciar perdere tutto...
"...con l'inizio della guerra in Jugoslavia ho troncato tutti i rapporti e ora sono stanca, non ne posso più."
Traduce Kresimir, il mafioso croato.
"Mi sembra di lottare contro un nemico che ha risorse infinite e, soprattutto, è in grado di agire al meglio nei momenti peggiori. Quando un normale essere umano ha perso ogni speranza, il nemico invece trae da questa disperazione la forza per affermare ancora di più il suo potere. Quale nemico? ... è questa la domanda che vuoi farmi?"
La mente di Farkas cerca disperatamente di cambiare marcia nel suo cervello e seguire il senso delle parole della professoressa.
"Non lo so nemmeno io. Eppure un nemico deve esserci se ci troviamo in questa situazione. Non ti pare? La gente ti sorride... Porta i bambini nel parco. Si mette in fila ordinatamente per comprare le sigarette. Noi ci siamo passati, lo sappiamo come funziona. E tu dici: perché non potrebbe finire tutto da un momento all'altro?! No, invece non finisce. Si stampano le cartoline con il bombardamento di Sarajevo. Hai visto? Anche a Belgrado è così. Sembra che qui la gente sia disposta a sopportare tutto. Eppure c'è un nemico. C'è qualcuno che da tutto questo ci guadagna. Ci deve essere. Se tutti gli altri perdono qualcosa: la vita, gli affetti, la libertà, i soldi in banca, lo stipendio, la casa, la dignità... ci sarà pure qualcuno che ci guadagna!? Ecco, io cercavo un nemico da combattere che non fosse il mio vicino di casa. Ora pero' non so nemmeno io se questo nemico me lo sono inventato, o ce lo siamo inventati, perché non ero da sola a fare questo."
Dopo aver provato ad accelerare l'ungherese tenta scalando ai livelli più bassi del pensiero: tuffarsi sotto la base del ragionamento, pensare non da maschio ma da uomo, non da uomo ma da persona, non da persona, ma da anima. - come aveva detto MOMM.
Ma di che diavolo parla?
"Che facevo? Cercavo di sottrarre gli orfani ai ladri di bambini. I genitori morivano e dei bambini si perdeva ogni traccia."
Bambini? Un campanello suona nella spelacchiata testa magiara.
"Tu non puoi immaginare quanti bambini sono stati divorati da questi dieci anni di mattatoio che è stato il nostro paese. Sì, io lo chiamo ancora così, il nostro paese. Quello che ho incominciato ad amare quando sono andata a scuola. Quello di cui mi parlava mio padre. Quello che io vedevo sulle cartine geografiche esposte sulle pareti. Erano solo dei pezzi di carta colorata. Sto divagando. Cercavo degli orfani da piazzare all'estero. In modo che un giorno potessero ricordarsi del loro paese e magari potessero aiutarlo a rialzare la testa. Perché qui non c'è nulla da fare. Il nemico (continuo a chiamarlo così) riusciva a portarmeli via sotto gli occhi. Dove li portavano? Ho fatto delle indagini e ho rischiato la vita per questo. Era verso novembre, e Noghera mi ha aiutata. In cambio, stavo per passargli l'indirizzo di una clinica di Novi Beograd."
Novi Beograd.
"Poi è sparito e io ho perso il contatto, sia con lui, sia con la persona che a Novi Beograd mi avrebbe dato delle informazioni. Sono convinta che mi avrebbero uccisa, se non fosse intervenuta la guerra che, evidentemente, ha spezzato il legame tra di me e i mei persecutori. Forse chi mi cercava è stato mandato altrove, in Kosovo...",
Kosovo.
"... per esempio, e ha dovuto lasciar perdere. Forse è morto. Io però sono convinta che a Novi Beograd ci sia ancora qualcosa. Qualche traccia di quello che hanno fatto e che forse stanno ancora facendo altrove. So a cosa stai pensando. È quello che ho sempre sospettato anch'io. Commercio di organi per i trapianti. In tutta Europa. Gente che può pagare bene. Gente ricca, disposta ad accettare l'idea che ci sia un "serbatoio", un paese i cui poter agire indisturbati. Il nemico. Forse c'è anche qualcosa d'altro. Non lo so. La clinica si chiama ALIVE, è una clinica di chirurgia generale e di odontoiatria. Noghera diceva che aveva trovato una traccia in una clinica di Caracas. Io stavo per dargli questo indirizzo, ma lui è sparito. Nessuno mi è venuto a cercare in questi mesi. La persona che a Belgrado mi aveva dato questa informazione si chiama Saete Hasan, è un'infermiera. Non so se è ancora lì. Ho il suo numero di telefono ma non mi ha più risposto dalla fine di dicembre. Io sono stanca. Non ho altro da dirti."
Farkas non è certo uno che si commuove facilmente, anzi è uno che sullo stomaco a tre metri di pelo. Però questa donna sconfitta, che ha deciso di voltare le spalle a tutto ciò in cui credeva semplicemente perché è un essere umano e a un essere puoi chiedere di essere un eroe per un giorno ma non per dieci anni, questa donna non la dimenticherà di certo.
Traffico.
Organi.
ALIVE.
Kreso ha finito di tradurre, si guarda intorno - afferra la sua pepsi per calmarsi. Guarda Farkas con gli occhi pieni di "in che cazzo mi stai coinvolgendo". Farkas sta scrivendo, termina di scrivere alcuni bigliettini. Alza gli occhi - si ricorda di altri lunghi discorsi di MOMM:
"Non voglio altro. Mi hai detto che tu e Noghera almeno un bambino lo avete salvato; è la prova che il nemico può perdere. Ha perso una battaglia e perderà la guerra. Non sei sola - ora ci pensiamo noi. Non devi più combattere - ecco dei numeri di telefono in Italia e in Ungheria, se col tempo il nemico dovesse tornare a cercarti - chiama. Ti cercheremo ancora.
Isten veled, Dio sia con te."
Pagano e riportano Vesna a casa, senza una parola. Ripartono immediatamente dopo aver telefonato a MOMM.
Sulla strada per Zagabria Kreso chiede: "E adesso?"
"Adesso si va a Szeged. Adesso sono cazzi, amico."

12 luglio 1999, lunedì

A Budapest Alex Gloom si accorge di essere seguito. È tra la folla, non si preoccupa e tira dritto. Il tipo è uno spilungone con la barba. I capelli lunghi, vestito malissimo, scarpe da basket sfondate: il classico ventenne magiaro - ma è evidente che sta appresso ad Alex. Dopo un po' si avvicina.
"Sei Alex, veeero? CCiao, sono Attilla, mi manda MOMM." Parla un italiano mediocre, inframmezzato di tedesco e inglese.
"Ecco, prendi, prego. Devi sbrigare alla... alla... Bahn... Bahn... stazzione Keleti. Joo utat, viaggio buono. Bye." GIi allunga una busta, si rincalca lo zainetto sulla spalla e sparisce nella folla con tre passi.
Nella busta ci sono: un biglietto di treno (Intercity del pomeriggio, prima classe, non fumatori) fino alla città di Szeged; i biglietti della metro e una mappa di Budapest dov'è tracciato il percorso da fare in metro; 3000 fiorini (c'è attaccato un post-it: "per le piccole spese, se non hai ancora cambiato" - la calligrafia è pessima).
Manca un'ora alla partenza del treno.
Gloom ci sale pensando:
"Bello".
Aria condizionata, poltrone belle larghe.
Dopo la partenza il sedile accanto al suo viene occupato da un signore in maglietta a calzoncini, capelli cortissimi, un po' sovrappeso, occhiali, un po' di nei, età e nazionalità indefinibili. Ha un grosso zaino e il telefonino. Qualcosa di familiare. Gli parla:
"Tutto bene il viaggio? Sapevo l'orario d'arrivo dai miei canali. Andiamo a fumare sul predellino - è più tranquillo.."
"Non fumo ma non mi dà fastidio", nota Alex.
"Devi fumare, ogni tanto. Impara a farlo con naturalezza. I serbi sono forti fumatori e non dobbiamo dare nell'occhio. Se non fumi fai come me, improvvisi". Un po' saccente, questo MOMM.
Alex si accorge di guardarlo un po' in tralice si toglie gli occhiali scuri e riprende "Ok allora si fuma... 100000 di agopuntura buttate nel cesso e perché me lo dice uno che appena conosco!"
"Mettiamo le carte in tavola. Sei il primo che mi conosce fuori della mia Armonia. Non so nulla di te - so che mi sei simpatico e che mi serve un fratello per questa indagine. Io sono MOMM, sono Alterazione di Fenice. Fenice si è perso e io e i miei fratelli sgambettiamo allo stato brado.
Fenice si è perso in qualche METASOGNO ma io non mi sto occupando delle ricerche. Mi ha insegnato a tirare dritto sulla via del Pathos - Distruzione di Distruzione - e credo che si incazzerebbe se sapesse che ho mollato Rustavic e compagni per fare due chiacchiere con un centauro viola ermafrodito nel METASOGNO. Ci pensano i miei fratelli.
Vivo qui, faccio l'insegnante - per la polizia. Per gli altri... lo immagini. Chi dice che sono un'assassino, un trafficante, rozzo, scorretto, ladro, insomma vedi tu.
"Se sei un'insegnante bene..se sei anche il resto anche meglio. Non mi formalizzo mai, se c'è qualche cosa da fare la faccio punto e basta, non ho bisogno di scuse idealistiche."
"Parlo ungherese, inglese, spagnolo, rumeno, un po' di russo e di slovacco. Ho un sacco d'amici."
"Io no, tutto tranne l'inglese intendo"
Questo è il movimento. Andiamo a Szeged, piazziamo una base di supporto e entriamo in Serbia. Ho già provveduto per il passaggio di frontiera, stasera ti metti sotto a imparare un po' di serbo..."
"Imparare il serbo in pochi giorni è possibile?"
"Devi solo imparare un po' di frasi tipo Buongiorno Buonasera per i passaggi di frontiera ed eventuali incontri indesiderati. Si va a Belgrado a cercare una donna. I satanisti hanno in corso un'operazione ad ampio respiro nei Balcani meridionali. Donazione d'organi coatta o riti sacrificali. Col tempo cercherò di raccontarti tutto ma il quadro è molto frammentario. C'entrano quel bastardo di Rustavic e forse la MMG. Io mi limito a questo. Andiamo e cerchiamo di trovare la donna. Chi si mette in mezzo gli rompiamo il culo. Ti racconto un po' di dettagli a tavola. Mangiamo qualcosa nel vagone ristorante."

Gli agenti del Pathos continuano a parlare davanti ai wurstel della MAV, le ferrovie ungheresi. "Hai fatto bene a mangiare anche a Budapest. Faremo scorta anche a Szeged - una volta in Yugo lo sa D-Istruzione cosa mangeremo.
Dicevamo dei passaggi di frontiera: avrai documenti falsi. Al momento farai finta di sonnecchiare o di essere alticcio e la sfanghiamo. Abbiamo un interprete per il resto. Bevi? quanto reggi? ti dico subito che ti devi abituare alle grappe locali. Anzi facciamoci subito una palinka: di prugna o di pera? A me di prugna. E ci metto sopra una birra Borsodi, ha un retrogusto metallico ma mme piace. "
"Per l'alcool non ci sono problemi, anche per me alla prugna. Parlami della donna: come è coinvolta?
"La donna è un'Ignara, credo. Lei e altri poveri cristi si sono messi in mezzo ai magheggi dei satanisti. Hanno visto troppo ma ci hanno provato.
Gruppi di irregolari serbi - guidati da un russo, su cui sto indagando - rastrellavano giovani croati e bosniaci durante la guerra in Bosnia, e poi giovani albanesi in Kossovo in questi ultimi mesi. Cosa ci facciano di preciso non è dato sapere. Ma certo non li acchiappano per dargli i bacetti. Ti dicevo  che fanno sparire anche i piccoli orfani di guerra da Sarayevo. Questo ha destato la reazione degli Ignari, ma non sono riusciti a salvare i bimbi.
Non so come la pensi tu, ma io sono qui per la mia idea del Pathos. Un'insegnante bosniaca, un'infermiera serba e un giornalista venezuelano rompipalle si sono messi contro i satanisti. Il giornalista è scomparso e gli altri sono stati sconfitti: avevano come arma solo la loro umanità. Noi abbiamo dietro il Pathos e se serve io sparo, rubo e stupro. Loro hanno avuto più coraggio di me e per rispetto mi metto in lizza per dare un taglio - in tutti i sensi - ai traffici di Rustavic e compagni. Avrai letto dell'affare Grottarossa: Rustavic.
I morti buttati nel Tevere: Rustavic.
Anche gli scafisti sgominati da Braveheart in Svizzera dovrebbero essere pedine di Rustavic; quel successo ha evitato a Braveheart che gli ammazzassi la nonna per le sue puttanate - per adesso".
Alex Gloom sorride a occhi socchiusi buttando giù le ultime gocce di liquore.
MOMM non smette di parlare, le parole escono dalla sua bocca come reggimenti da una caserma. Alex non si fa problemi sta zitto e ascolta, tanto più che la cosa inizia a interessarlo.
"Domani restiamo a Szeged e facciamo la spesa. C'è un buon INTERNET POINT nella piazzetta davanti al rettorato. Potrai mandare messaggi e farti una navigata - guardati ALIVE. Dopodomani noi entriamo in Serbia. Io, te e un amico mio che ci fa da interprete. Ci accompagnano degli ungheresi con passaporto serbo della Vojvodina fino a BG. A Belgrado tu vai all'indirizzo di Saete."

13 luglio 1999, martedì

A Szeged vengono presentati ad Alex un tizio altissimo coi capelli lunghi e un altro.
"Si chiama Kresimir, è croato, parla nove lingue - l'italiano è la peggio. Si saprà fingere serbo e verrà con noi come autista e interprete. Quello secco con la barbetta è Farkas, è ungherese. Parla italiano così male perché gliel'ho insegnato io. È il mio braccio sinistro. Resterà qui in appoggio."
Cena con zuppa di pesce di Szeged, le specialità locale.
"Si cambia programma, abituati che capita spesso, dopo le tre parole di serbo t'impari un po' di ungherese."
"Che culo!!" sogghigna Alex.
"Domani ti becchi un passaporto ungherese contraffatto - lavoretto su materiale già approntato, dentro ci trovi le foto che mi hai portato dall'Italia. Adesso magna k'èbbono".
"Si effettivamente non è male, ma non voglio sapere che cos'è."
"E che dev'esse? Pesce gatto e carpa! Si fa un brodo con le teste e le interiora, si cucina a parte la polpa, pomodoro, paprika, peperone, si fa restringere poi si riaggiunge il brodo. Insaporisci co sto' peperoncino piccante ch'è la morte sua..."

14 luglio 1999,  mercoledì

La mattina del 14 Luglio: spesa.  Scatolette, carta igienica, accendini, Una cassa di birra e una d'acqua. Tre stecche Malboro e tre bottiglie di palinka di Kecskemet: Regali per i poliziotti serbi. 8 pacchetti di Malboro light per Alex, 2 di Munkas per MOMM, una cassa di Borsodi e Szatmari palinka per MOMM. Due taniche di benzina, casse di frutta, verdura, radio,vestiti, un VCR portatile, delle sedie di plastica da giardino.
"Ehi! Ma tutta questa roba è necessaria?" esclama Alex additando il pulmino ormai stracolmo.
"Conto di farci un po' di soldi, dovremo pure finanziarci. Dovremmo aver preso tutto. Sali."
Durante il viaggio Alex intermezza continuamente imprecazioni a mezze frasi in serbo che MOMM tenta di insegnargli.
Quando arriviamo in vista della frontiera Alex riesce a biascicare quattro frasi di uso comune senza mordersi la lingua. Sembra soddisfatto di se e ha quasi un'aria ebete: colpa di tutto quello che MOMM ha insistito che si bevesse.
Poco prima del confine incontriamo un uomo che MOMM "Uno degli Szabo" si limita a dire come se spiegasse tutto e lo fa salire. Deve essere un suo contatto.

Di pulmini ce n'è una ventina, auto stracariche che entrano. Un mucchione di roba sequestrata e buttata da parte. una fila lunghissima di bottiglie di plastica piene di benzina. Il carico degli uomini del Pathos contiene solo roba 'che può passare', a parte la benzina - ma non cercare di contrabbandare la benza è più sospetto di presentarsi con delle magliette con scritto: "Mi manda Solana - Slobo al gabbio". Le guardie ungheresi non fanno problemi - alcune sono conoscenti - l'accademia è a Gyula.
MOMM ci fa due chiacchiere. Ci fanno scaricare tutto. Alex fuma mentre aspetta. È irrimediabilmente storta; colpa sua che le tiene nella tasca posteriore dei pantaloni.
Per lui tutto il controllo è una voce che fa:
"Aladar", si affaccia facendo un segno, si vede che ha bevuto. Il tutto risulta convincente. Si Ricaricano tutto. Tranne la Szatmari palinka molto apprezzata degli határorök - le guardie di frontiera magiare coi baffoni.

Lato serbo. Ariscarichiamo tutto, per fortuna è roba maneggiabile - cinque minuti.
"Tutto questo lavorare mi ha messo appetito: mi mangio un'arancia" fa Gloom. Lo chiamano in quel momento:
"Aladar".
Si affaccia con il frutto in bocca e si becca uno sguardo carico di "Vaffanculo".
"E io che per l'occasione mi sono persino tolto gli occhiali da sole".
Si passa a ovest del Tibisco. All'inizio il panorama è collinare poi ridiventa pianurona. Tra ponti saltati e strade sfasciate si fanno un po' di giri viziosi. Inoltre a tutte le stazioni di rifornimento i Szabo si fermano cercando carburante. Ci sono dei bambini che girano intorno ai pulmini. Gli allunghiamo delle caramelle e le banane. Per lo più ce ne stiamo tranquilli tranquilli nel pulmino a schiattare di caldo tra un temporale e l'altro.
Alla prima sosta si svuota la vescica stracolma. E Alex dà un colpetto al whiskey che tiene addosso nel tascapane del gilè.

Si arriva a Novi Sad in serata. La situazione in città è tesa ma i Szabo abitano in periferia.
MOMM sghignazza mentre si lavano con la pompa nel giardino:
"Ti vorresti buttare a riposare, eh? MANCO PER IDEA! Ti insegno ad usare la radio - MOMM ha fatto il soldato nelle trasmissioni - 6^/90 - e ho il pallino della tecnologia. La radio mi serve per le emergenze, una volta al giorno Farkas trasmette un rapporto essenziale sui messaggi importanti apparsi in lista e le novità. Da domani possiamo mandare dei messaggi molto brevi. "

Trattiamo con i Szabo per un pulmino pieno di cianfrusaglie per andare a Belgrado, lo porta uno dei figli - Gabor. I Szabo hanno la radio portatile HF che gli avevo chiesto. Il costo dell'affitto è il VCR portatile, tu noti che c'è una ditata sulla scatola. Chi l'ha maneggiata ha lasciato un'impronta, è sangue rappreso.
"Annamobbene!!" prorompe Alex
MOMM dice:
"Ti dico di non farci caso, come i Szabo - quando si pialla si fanno i trucioli."
"E tu sei un buon falegname?" chiede Alex non aspettandosi risposta.

Si cena coi padroni di casa. Hanno un sacco di roba fresca, verdure a strafottere, uova freschissime, carne. Ma manca il burro, il caffè ci viene dato in quantità omeopatica.
"Domattina ci si allunga a Belgrado. Questa è la mappa della città. Studia. Alex, appena arrivati avrai una macchina e te ne vai dall'infermiera con Kreso, guida lui che conosce la città."
Quattro ore di sonno!

15 luglio 1999 - giovedì

Il mattino seguente, o meglio la notte tarda, si parte alla volta di Belgrado. Guida Kreso che instancabilmente importuna Alex che cerca di dormire al fine di imparare un po' l'italiano. Le uniche risposte che riceve tutt'altro che lusinghiere gli arrivano in ungherese. Dopo un po' Alex rinuncia al sonno e si dedica alla bottiglia di whiskey.
Dopo mezz'ora siamo al fiume, al traghetto c'è una certa fila. Un po' aspettiamo, un po' passiamo avanti (Gabor si fa strada a forza di bottiglie di coca e scatole di zucchero a cubetti).Troviamo anche della benza, Gabor la scambia con un sacco di zucchero e le
arance inoltre aggira furbescamente un posto di blocco della MiliciJa. Si pranza a panini, Alex si lamenta fa un po' lo schizzinoso ma mangia tutto.

Arriviamo a Novi Beograd nel primo pomeriggio.
Passiamo accanto al Palazzo del Congresso dei Paesi Non Allineati, la città ti colpisce per il gusto urbanistico. Poteva essere una città occidentale, senza dieci anni di dittatura e nazionalismo.
Gabor ci lascia vicino al Most Gazela. Passiamo il fiume noi tre. Abbiamo culo. Si arriva proprio sotto Senjak, la collina delle ambasciate e delle case dei VIP. Dopo una breve scarpinata con i borsoni arriviamo alla ulica General Cernjaj. MOMM entra. Gli altri aspettano fuori, fumando una sigaretta vicino ad una Zastava.
Torna dopo un po'. Lancia delle chiavi a Kresimir - sono quelle della macchina.
"Avevo già degli accordi:
Io so io, graziaDDio.
Io ho da fare. Certi incontri. Andate subito dalla tipa, ecco l'indirizzo. Ho già provato a chiamare, ma non risponde nessuno."
MOMM passa ad Alex  una cartelletta:
Ci sono dei ritagli di giornale buttati di qua e di là: sono gli articoli su una famosa giornalista della BBC uccisa a Londra in un attentato prima di Pasqua: Jane Stafford.
Delitto misterioso allora e oggi. Le ha sparato un tizio mentre usciva dagli studi televisivi dopo la  trasmissione. Era la popolare conduttrice di una trasmissione tipo: "Chi l'ha visto?".

Alex e Kreso salgono in macchina e raggiungono l'abitazione dell'infermiera.
Nello stabile, al piano terra ci sono dei profughi serbi che sono fuggiti a suo tempo dalla Croazia. L'appartamento dell'infermiera è vuoto e totalmente a soqquadro. Inutile dire che è anche stato razziato dai famelici vicini. Mentre Alex se ne sta andando (inutili i tentativi di avere delle info dai vicini, anche con l'aiuto di Kreso) nota che uno degli anziani, un tipo sui settanta, un po' malandato e sicuramente alcolizzato, ha sul bavero un badge elettorale con la scritta "Chavez presidiente, de Venezuela, para el Venezuela!"

"Bingo", commenta Alex, "Il Venezuela"

Gloom chiede a Kresimir di assecondarlo. L'uomo mette il vecchio da parte.
Alex sfodera un potente sorriso:
"Ehi hombre! Non tener mieto! nos otros sem acqui para incontrar la muchacha... Saete. Non compriendi? Abla espanol? Italiano?"

Poi rivolgendosi a Kreso: Par favor... traduci (detto in un italiano stentato con forte accento spagnolo).

"Dovevamo incontrare la ragazza. Immagino lei la conoscesse. Può riferirmi le circostanze della sua sparizione? Capisco che è una domanda inopportuna. Lei ha paura e pensa alla sua pelle. Potremmo pagarle il suo disturbo, naturalmente e magari il suo silenzio."

Alex mette la mano al portafoglio. Lo estrae e scarta la moneta locale per andare a pescare una banconota da 50 dollari. Durante l'operazione gli fa passare rapidamente sotto il naso il biglietto da visita del "Il Porcao" un ristorante messicano che si trova a Milano dove Alex vive.

"Ecco credo che questi possano essere suoi" E gli porge la banconota.

Il vecchio lo guarda sospettoso. Alex Fa per prendere altri soldi. Il vecchio sorride e fa per rientrare in casa. Si ferma sull'uscio:
"Non sembri sudamericano straniero sei troppo pallido. Sei un poliziotto?"

Sempre con l'ausilio di Kreso:
"No non tema, io con la polizia non ho nulla da spartire"

"Sei Americano? Gli americani hanno ucciso mio nipote"

"Sì, sono americano ma non quel genere di americano. Sono italo-americano vengo dal Venezuela"

Il vecchio storce il naso e allunga la mano verso i soldi: " Questi me li merito, per mio nipote. Voglio vedere i tuoi documenti"

Kreso si innervosisce, Alex fa per calmarlo. "D'accordo, ecco".

"Qui c'è scritto che sei ungherese"

"Lo so, ma non è vero!" in italiano.

"Tu non sei né Americano né Ungherese chi ti manda?"

"Amici, amici della signorina Saete. Amici sudamericani"

"Mi hai mentito finora: perché dovrei crederti proprio ora?"

"Perché non ne arriveranno altri e lei lo sa, nulla è più come prima in questo paese. Ora ci si fa strada solo con la forza e io non l'ho usata. Verranno a cercare quello che ha e non le daranno dollari per averlo"

"Sono stanco di parlare con voi e poi non voglio che mi vedano parlare con voi ecco prendete: dovevo custodirla per voi. Datela a chi di dovere; io il mio compito l'ho svolto e non voglio più saperne nulla. Saete era gentile si occupava di me ogni tanto, ecco tutto."

"È stata Saete a darmi quel badge, e mi ha detto di portarlo sempre e che, prima o poi sarebbe venuto qualcuno, che vedendo quel badge mi avrebbe chiesto se aveva qualcosa per lui e io sì che ho qualcosa, qualcosa che mi ha dato Saete, una chiave."

Una chiave di uno schedario.

"La ringrazio, è stato gentile" (questo lo dico direttamente in serbo)

In quel momento si sentono dei passi sulle scale.

"Andatevene, non vi conosco"

Il vecchio gli sbatte la porta in faccia.

I due salgono rapidamente di un piano senza far rumore aspettando fino a che si sente una porta aprirsi e poi richiudersi con un rumore secco poi scendono in strada e tornano tranquillamente alla macchina.

16 luglio 1999, venerdì

Venerdì pomeriggio, una caffetteria qualunque, Alex corregge al uischi la sbobba caffè e sbadigliando racconta:
"La ricognizione di stamattina ha dato qualche frutto.
ALIVE è una clinica piuttosto esclusiva, famosa principalmente per il suo pronto soccorso, servizio di radiologia e per lo staff medico proveniente da Università russe e americane. Il modo migliore per poter agire è tramite un ricovero ospedaliero. La strada che conduce alla ALIVE si inerpica sulla collina ma è abbastanza agevole. Al di fuori della clinica è presente un vasto parcheggio nel quale sono stazionate anche le ambulanze: principalmente da Skoda Station Wagon, colori della clinica sono il nero e il rosso. Durante le ore diurne il traffico sulla strada di accesso alla clinica è piuttosto scarso. Difficilmente un cittadino serbo medio può permettersi di pagare la retta ospedaliera. Alla reception (più simile a quella di un banca) c'è un chiaro cartello che recita: "IL PAGAMENTO VA EFFETTUATO IN MARCHI TEDESCHI O IN DOLLARI AMERICANI". Più in basso un altro cartello sembra far pubblicità alla PLATINUM CARD una specie di carta di credito ospedaliera, valida un'anno che dà diritto a sconti e a un paio di CHECK-UP : il costo della carta è di 1200 marchi in servizi medici prepagati
Il mio consiglio è stipuliamo la PLATINUM CARD, MOMM si fa ricoverare per il CHECK-UP, io e Kreso con la scusa di andarlo a trovare diamo un'occhiata in giro."

MOMM passa il week-end ad ingozzarsi di schifezze e verdura non lavata accompagnandoli con l'acqua del luogo. Effetto: Lunedì ricovero per intossicazione alimentare alla ALIVE. Si spaccia per un uomo d'affari ungherese.

Il ricovero di MOMM risulta prezioso. La clinica è disposta su quattro piani: Il primo dedicato alla reception e al pronto soccorso, il secondo e terzo degenza maschile e femminile, il quarto alla camera operatoria e a quant'altro serva allo staff medico per effettuare analisi (laboratori et c.). Nei sotterranei è situata la radiologia, il bar e alcuni ambulatori dove si svolgono le analisi. La clinica è dotata di un'unica sala operatoria e chi deve essere operato viene ricoverato al quarto piano. L'ascensore che conduce lì è azionato tramite una chiave in possesso dei medici e del capo infermiere. Cosa si trovi al quarto non lo si può sapere per certo e non è possibile saperlo da altri pazienti ricoverati: la anestesie vengono effettuate prima di essere condotti al quarto piano. I pazienti vengono storditi a furia di attenzioni, il personale medico è sovrabbondante e le infermiere sono tutte giovani, piuttosto carine e disponibili. La clinica è a conduzione famigliare, il marito è un uomo sui cinquant'anni ed è cardiologo mentre la moglie è ginecologa, hanno due figli il primo pediatra e la seconda impegnata probabilmente nell'amministrazione entrambi sui 30 anni probabilmente gemelli. La clinica è a ridosso di un pendio il che facilita il salire sul tetto. Durante la sua permanenza MOMM ha modo di forzare una finestra al primo piano e occulta su richiesta di Alex dei sonniferi che le infermiere gli volevano propinare per farlo star buono.

Intanto che MOMM è ricoverato Alex si dà da fare con le indagini e a preparare una qualche diavoleria in laboratorio (si è fatto portare da Kreso più di trenta termometri, tintura di iodio e altri ammennicoli). Dopo un paio di giorni i risultati sono che:

"Il proprietario della clinica è ammanicato con la classe politica dominante sarà ben difficile metterlo a tacere ma questo non vuol dire che un giorno ALIVEBOSS non incontrerà l'ancelo ggiustizziere co' a'spada de foco..."  esclama MOMM venuto a conoscenza degli ultimi particolari.

Altro personaggio che sembra addentro in questa storia fino al collo è il capo infermiere. Dopo qualche giorno di sorveglianza Alex riesce a mettere insieme le seguenti informazioni:
Si chiama Ib (o qualcosa del genere) e parla bene il tedesco; abita in quartiere degradato di Belgrado, con moglie e due figli. La moglie è una donnettina  che lavora in casa come baby-sitter. Il marito la deve picchiare spesso, per come gira conciata (tutto normale sin qui); passa il tempo in bettola a bere e a giocare a carte, ha un allevamento di cani e organizza incontri giocandosi un sacco di soldi, attività costante è la cura dei suoi cani che tiene in un cascinale diroccato poco fuori da Belgrado. Ha una Saab con interni in pelle (e già questo non quadra), l'amante sui 25 anni -  che veste in modo curato e ricercato, non mostra segni di violenza alcuna e anzi sembra avere un certo ascendente sul nostro amico. Lei passa il suo tempo tappata in casa ricevendo uomini a intervalli regolari: insomma il nostro Ib ha trovato che far l'infermiere è un gran bel mestiere. Aggiungiamoci che i turni all'ospedale sono molto lunghi e spesso si protraggono fino nel cuore della notte e malgrado i pesanti turni in ospedale il nostro amico non è stanco. Non è mai stato visto consumare un pasto o passare ore a casa a dormire. Ib non dorme - punto.

Una volta che MOMM è stato dimesso dall'ospedale i membri del Pathos decidono di prepararsi ad entrare in azione ma è assolutamente necessario per loro effettuare una ricognizione al quarto piano della clinica per determinarne i sistemi di allarme. Come entrare?

"Tu procurami un gatto morto e io penso al resto" fa Alex con l'aria di chi sa il fatto suo.

MOMM si procura il gatto, un grosso soriano grigio. "Per evitarti operazioni da macellaio sul tetto dell'ALIVE ti consiglio di lasciarlo due giorni senza cibo (così evacua e non ti caga in mano da morto), poi lo chiudiamo in una scatola di quelle per i crauti da 20 chili - stagna. Dopo due ore il gatto è morto soffocato - lo ficchi in un sacchetto e vai. Se hai fretta te lo strangolo io".

"I gatti non li posso soffrire (tranne che ben cucinati), ci sono allergico accoppalo come vuoi. Lo vado a depositare stanotte" Detto fatto:
Alex getta delle coperte pesanti sul tetto della clinica in modo da attutire il rumore del suo atterraggio, e poi spicca il balzo, alla cintura il sacco con dentro il gatto.
Pare che ci siano varie uscite per l'impianto di raffreddamento, a rigor di logica il gatto viene gettato in quella da cui esce l'aria più calda;  mandando a puttane l'impianto proprio del quarto piano.

Alex fa telefonare a Kreso per avvertire del cambio di numero del servizio riparazione la mattina del giorno dopo. Intanto Alex e MOMM si preparano a mollare il rifugio in cui vivono, una volta che hanno il numero di telefono se qualcosa va storto possono risalire all'indirizzo.

7 agosto 1999, sabato

Vengono chiamati Sabato 7, pare che un odore nauseabondo si sia sparso per la clinica, l'impianto è azionato da un timer e se ne sono accorti troppo tardi. Contrattano sul prezzo dell'uscita (tanto per rendere credibile la cosa) e fissano l'intervento le 14.00 intimando di spegnere il condizionamento e di preparare le piantine dell'impianto per quando arriva il tecnico.

MOMM per sicurezza mette fuori uso il telefono della vera società di manutenzione tempestandolo di telefonate, grazie a qualche amico in città.

Alex si presenta puntuale affermando di essere in prova, che prima lavorava in Ungheria e di mettere qualche buona parola per lui, lo fanno scortare da una guardia che lo conduce al quarto piano e che ha il compito di tenerlo d'occhio.
Viene condotto prima nella centrale termica che si trova nel sotterraneo e, dopo alcune inutili prove che servono solo a rincarare la puzza di gatto morto, finalmente esprime un parere tecnico:

- Ci deve essere un'ostruzione a livello del quarto piano, dovrei entrare con una sonda direttamente da lì.

Scoppia il putiferio, scende il direttore:

-Non se ne parla: le camere operatorie devono essere mantenute asettiche! Non vi si può accedere.

- Gatto morto... ufficio d'igiene... chiusura momentanea... (poche parole imparate ad arte)

- Naturalmente, prego si accomodi, Nicholas la accompagnerà!

Risolti i problemi di questo tipo Alex viene condotto in ascensore fino al quarto piano con Nicholas (la guardia, al seguito). Tenta di chiedere due giorni per effettuare il lavoro ma non se ne parla, minacciano di chiamare un'altra azienda senza pagare l'uscita, più che serbi sembrano ebrei tanto sono tirchi.
Il quarto piano è costituito da un corto corridoio sul quale si apre l'ascensore. Per terra moquette ignifuga color grigio topo; due porte a spinta a destra gli uffici amministrativi e a sinistra le sale operatorie.
Le sale si rivelano due: mattonelle verde acqua intonse e, almeno nella seconda una gran quantità di macchinario, perfino un bisturi laser. Di certo non ci fanno solo appendiciti. Sullo stesso piano la cella mortuaria in cui non vengo fatto entrare: ha un impianto di refrigerazione indipendente.

Alex fa un rapido giro negli uffici amministrativi e finalmente vede lo schedario in questione: lo schedario è situato nell'ufficio della figlia del direttore.

BZZ..BZZ

Porco Diavolo!! hanno un sistema di sorveglianza a circuito chiuso, probabilmente collegato al generatore autonomo che gestisce le camere operatorie.
Gloom viene condotto fino ad un piccolo ufficio in fondo ad un corridoio, di fianco all'ufficio di ALIVEBOSS. Il gatto è finito lì pare. La guardia gli è addosso e Alex ha bisogno di scoprire dove è situata la postazione di sorveglianza e il generatore.
Dopo due ore di inutile affacendamento, tentando di conversare (cosa impossibile visto che non comprende una parola) con la guardia che nel frattempo ha chiuso la porta e si è messa a sedere, il finto tecnico chiede se può andare a procurarsi una tazza di caffè.
La guardia gli nega anche questo conforto, Alex gli dice che è esausto e che deve andare al bagno.  Pare che anche Nicholas ne abbia le palle piene e acconsente lo porta al piano terra e gli lascia quindici minuti di libertà, Alex per ringraziarlo gli offre il caffè e ci svuota dentro i sonniferi presi da MOMM.

Mezzora dopo, di nuovo nello squallido ufficio la guardia dorme. Alex toglie il gatto morto dopo qualche contorsione (le grate di aerazione sono strette). Esce dall'ufficio e chiede del disinfettante, lava il condotto. Gli resta un po' di tempo ma non può gironzolare più di tanto riesce a dare appena un'occhiata in giro e a forzare la finestra dell'ufficio in cui si trova in modo che si apra dall'esterno, dà sul lato posteriore della clinica. I dati che gli interessano li ricava dalla piantina dell'impianto che gli hanno fornito.
Sveglia la guardia che è ancora  rimbambita, fa qualche prova dell'impianto e se  la tela.
Prima di uscire viene accuratamente perquisito.

Gli uomini del Pathos potrebbero agire se non ci fosse anche Ib in giro....

Ma MOMM risolve il problema. Come racconterà più avanti:

"Mi feci prestare da Leopoldo sua figlio Costantino. Non fu difficile convincerlo - a suo tempo avrà il suo tornaconto e il bambino mi serviva per una cosa semplice  e sicura.

Lo affidai ("è un favore ad un amico che lavora") alla moglie di Ib, Magdalena, che fa "Àbebisittere", quando Ib era di turno e per l'occasione la conobbi e la sedussi.
Una donnetta vessata, che sgobba per la casa e prende cinghiate dal marito stronzo che ha l'amante e i soldi. Una personalità frustrata in tutti i sensi!
Le chiesi un caffè la prima volta, feci il simpatico.
Le portai dei cioccolatini la seconda, feci il simpatico.
La terza notai delicatamente che prendeva le botte, pianse, feci il simpatico.
La invitai fuori nel pomeriggio - (molla i figli ad una vicina dicendo che devi andare dal medico) - in un motel verso l'aeroporto simpaticamente me la feci.
Da quel momento fu lei stessa ad aiutarmi ad evitare di trovarmi davanti a Ib. Di mio facevo tutto per non farmi notare dagli abitanti del quartiere. In capo a pochi incontri, oltre a farla sentire trattata e curata, provocai il suo odio contro il marito. Certo fu difficile trovarlo - visto che ne ha terrore - ma in fondo alla sua anima ci doveva essere e anche se  in serbo con accento rumeno riuscii ad attizzarlo. Dopo una settimana Discordia scorreva nel suo cuore e anche io le interessavo meno dell'idea di farla pagare a Ib.
L'idea era semplice. Made in MOMM:
"Tuo marito ti tratta come una pezza, ti preferisce quella puttanella, ma ancora di più adora la sua Saab. Domani compro una bottiglia di cognac e dagliela dicendo che è un pensierino per lui da parte della sua soggetta mogliettina."
Niente di più piacevole dei regali di chi ci teme, penserà Ib, e se la scolerà ignaro del sonnifero che contiene.
"Quando dormirà - dorme, dorme, stai sicura, Magdy - mi fai segno dalla finestra salgo prendo le chiavi,  e te le riporto dopo mezz'ora."
In una ferramenta di un albanese mi faccio copia delle chiavi anche se è sera. Torno sul posto e riconsegno le chiavi a Magdalena.
"Il giorno dopo la sua auto sparirà - ho amici in città che sapranno rivenderla in Bulgaria - e ti darò i soldi che ne ricaviamo. Ci permetteranno di passare meglio i nostri pomeriggi a spese di quel gran cornuto."
Nella mente di Magdalena sesso vendetta e avidità mettono su un sit-in di sostegno.

Leopoldo ci procura le chiavi di una casa a Senjak di un diplomatico in vacanza. Stupenda. Il guaio è che non dobbiamo toccare nulla. Nè nulla spostare. Dormiamo in sacchi a pelo in salone, ma il posto è super sicuro e c'è la televisione col satellite. Abbiamo più libertà nella zona interrata, hobby e garage. Dove c'è anche il biliardo: sai giocare a biliardo, Alex?
"Sì, carambola, pool cosa preferisci?" chiede Alex aprendosi una birra.

Il giorno dopo il piano di MOMM va a compimento. L'unico problema tecnico che sorge è che se era stupita Magdalena di vedere il marito addormentato ancora di più lo è Ib al risveglio. E purtroppo non essendo stupido e avendo somministrato sonniferi centinaia di volte capisce l'inghippo e al risveglio getta la moglie dalla finestra. I vicini evitano di notare il corpo per un paio di giorni. Il giovedì MOMM consegna ad Alex una copia delle chiavi dell'ascensore.

"Il giorno dell'azione terremo occupato Ib rubandogli la macchinona.
Per quel che riguarda la sorveglianza privata, la clinica è dotata di ben cinque guardie armate private. Le abbianmo contate dalla finestra mentre si davano il cambio. Due sono permanentemente stazionate all'ingresso mentre pare che un'altra sia posta a guardia del quarto piano probabilmente a causa della cassaforte.
Entrare al quarto piano non è troppo difficile abbiamo forzato qualche finestra uscire è un'altra cosa.- Non è sicuro il posto sia vuoto anzi la probabilità che vi siano guardie armate a protezione della cassaforte posta sullo stesso piano è molto alta ed è impossibile scoprire quale sia la  ronda."
"Sono io che rischio il culo." Afferma sconsolato Alex
"Se le cose stanno così lo rischi di brutto" rincara MOMM
"Tu sai come infondere sicurezza alle persone." Con un sorriso autoironico, "Beh, visto che lo devo fare agiamo nella notte di domenica"
"Audace ci piace!" prorompe MOMM riempiendo Alex di pacche sulla schiena e facendolo quasi strozzare con la birra.
"Però bisogna gabbare le guardie nella sala controllo. Forse stanno a chiacchierare in quella della cassaforte. Meglio perché difficilmente la lasceranno e solo uno alla volta. Due restano con la cassaforte uno dei quali avrà sempre l'occhietto sul monitor. Sono tre. Grossi. Con le pistole. Loro non discuteno: spareno! Il famoso culo rotto a cui accennavi prima. Il tuo."
"Vedrai Gloom fa rima con Doom" dice Alex lasciando la frase in sospeso.

15 agosto 1999, domenica

Alex entra dalla finestra scassinata, l'ufficio è buio, i corridoi invece sono illuminati; si sentono lontane, chiuse dietro una porta, le voci delle guardie. Si dirige in sala operatoria (quella bella) sicuro che li le guardie non possono pattugliare più di tanto perchè l'ambiente deve rimanere sterile. Approfittando di una forbice chirurgica per spelare i cavi, manda in corto circuito il bisturi elettrico il differenziale salta e tutto il piano diventa buio. (Gloom). Le telecamere si spengono tutte con un bel fischio, le guardie devono venire a controllare. Poverine sono due: che fare? una va, una resta. In sala operatoria esserci etere Ya... quando guardia entrare con torcia elettrica Alex anestetizzare e lui svenire. Gloom spostare lui da porta e aprire tutte le bombole dell'ossigeno. Sulla soglia  applicare fulminato di mercurio (ecco a cosa servivano i termometri). Poi si dirige al buio verso lo schedario chiudendosi la porta.
In santa pace accende una videocamera digitale e riprende l'intero contenuto dello schedario alla luce di una torcetta portatile che tiene in bocca. La guardia nella sala della cassaforte ha due possibilità: prova a chiamare aiuto, ma purtroppo per lui MOMM ha scelto lo spazio antistante all'ospedale per organizzare l'onomastico di Viktor come Alex gli ha chiesto:

"Io e qualche scagnozzo mezzo-albanese dedito alla causa antiSmerdjakov andiamo sulla collina di ALIVE, davanti alla clinica - da cui si gode uno splendido panorama, armati di champagne russo, cooooooorrrrriiiiiiiiiaaaaaaaannnnddddddddoooooollllllllliiiiii, stella filante, belle gnocche, e fuochi d'artificio."

All'ora X parte la cagnara e le guardie si affacciano per vedere questa banda di scalmanati che urla "Auguri Viktor!" Canta balla e spara fuochi d'artificio (in una città appena bombardata non di gran gusto, ma se sapessero il resto...) In capo a due minuti i portieri li cacciano minacciando di chiamare la pula (questo è un ospedale, ci sono persone malate e IMPORTANTI, bla bla) Il compleanno del povero Viktor si trasforma allora in una riunione di dimostranti ubriachi contro lo strapotere del regime a causa di un misterioso sobillatore rumeno. Unica soluzione per la povera guardia ora è aspettare o andare di persona. Decide di andare a vedere in fondo lui è armato ed è ben addestrato, apre la porta vede qualcuno appostato nell'ombra, punta la pistola, intima l'alt senza nessuna risposta se non quella di un flebile fischio, avanza lentamente, sente come di camminare sullo zucchero ma è tardi... KABOOM!!! (che fà rima con Doom e Gloom).
Il fulminato esplode a contatto circa con la potenza di una decina di raudi, L'ossigeno ha saturato la stanza priva di finestre e fà un poco più di rumore. Nel caos generale Alex lascia un bel biglietto: una rivendicazione dell'U.C.K (Union of Chemist Killers di cui è fondatore e unico membro) e si dispiace un po' perché sicuramente lo fraintenderanno e se ne va giù con l'ascensore (grazie alle chiavi di MOMM) fino al terzo piano e da qui fuori scendendo per le scale indossando il suo bel camicie bianco e confondendosi con i medici in fuga. "Rumoroso, ma efficace; e poi ogni tanto un poco di Distruzione non guasta."
Incontratosi con MOMM duplicano la cassetta, Alex se ne torna a casa in Italia come se niente fosse approfittando del passaggio di uno scafista e MOMM rimane a Belgrado per tentare di porre fine al traffico di organi di cui oramai sono tristemente famosi gli orchestratori e le vittime.
 


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