CON L'ANIMA NEL BECCO di Maya
Come un animale, schiacciata in un angolo, con le spalle al muro, vengo spinta al macello.
Che libertà ha un animale condotto al macello?
E’ l’unica soluzione.
Il bicchiere in cui bevo, l’amaro calice, scagliato contro il muro, ma il rumore del vetro infranto non mi soddisfa.
Guardo i cocci sul pavimento e mi ritrovo a pensare alle cose infrante.
Calpesto volutamente i denti aguzzi e piango di rabbia.
Dovrò pregare? Sputare sul mio orgoglio e supplicare i miei nemici?
Questo mi rimane, questo devo fare.
Ma non voglio. Non voglio!
Striscio in bagno per togliere i vetri dalle ferite, mi impediscono di camminare e io devo essere condotta, non voglio essere trascinata.
Il dolore mi ottunde, non mi fa pensare, lo cerco e lo ottengo.
Nuovamente in piedi pianifico maniacalmente tutte le azioni che mi porteranno alla soluzione.
Ma non voglio! Non è la mia soluzione.
Fredda, sii fredda, non piangere.
Il male ai piedi dà un senso alle mie lacrime, ma anche questo non è vero.
Mi faccio del male e mi inganno, ferisco me stessa come vorrei punire chi ha causato tutto questo.“Oh, tu uomo! Questa mia testa taglia in pezzi,
tagliala in pezzi e portala a loro.
Tramutala in cibo per loro.
Oh, tu uomo! Questo mio corpo taglia in pezzi,
Taglialo in pezzi e portalo a loro.
Tramutalo in cibo per loro.”Scuoto la testa come a farne uscire le voci, ricordi sfuggiti all’inconscio ferito o creazioni di una mente già malata?
Devo, anche per questo.
.....
Ho parlato con mia madre, non ha capito, non capisce mai quello che faccio, ma sa che torno sempre, pensa che anche questa volta sarà così, non capisce.
Merlino mi vede appena esce dal portone della scuola, mi corre incontro accaldato ed eccitato.
Scendo goffamente sulle ginocchia e abbraccio mio figlio, a lungo.
Abbracciando lui abbraccio anche l’altro mio figlio, Tommaso, neo nato in questo mondo, ancora più indifeso del figlio del mio corpo mortale.
Tommaso allontanato, ripudiato perché venga, almeno lui, protetto dai miei fratelli, che almeno lui possa avere scelta, che almeno lui possa avere una via d’uscita.“Come madre tu ci allatti,
sotto il tuo petto siamo i tuoi figli,
nei tuoi abbracci siamo la tua eredità,
legati a te da fili di seta”Continuo a farmi male, allontano Merlino e poi allontano anche me stessa.
....
Ho contattato Andromaca, amica e sorella in Discordia, ora si fa chiamare Sammuramat, Desiderio di Concordia.
Ho ricordato che mi aveva detto di appartenere alla Melodia detta Programma 2000, la Melodia che grazie al tradimento di Deifobe ora possiede la Lancia.
Abbiamo appuntamento ad Orte, mi porterà alla sede di Programma 2000 per permettermi di vedere la Lancia, Qualcuno ha interceduto per me.
Ci incontriamo e salgo sulla sua macchina, sembra essere sola e mi benda. “Per non rivelare la posizione della sede di Programma 2000” mi dice.“Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
...
i’ vengo per menarvi all’altra riva...”Durante il viaggio le do da custodire l'anello con cui sono legata al padre di Merlino, non voglio che cada in altre mani. In questo ho fiducia in lei, lo custodirà e lo ridarà a chi potrà reclamarlo.
Il viaggio è lungo e la mia mente vaga, Andromaca non parla.“Condotto in direzione della notte,
l’uccello notturno che porta l’anima al confine.
Mantengo l’anima nel becco,
e attraverserò l’apertura della notte,
al ritorno richiuderò le porte dietro di me,
che nulla del passato esca.”Arriviamo infine, il clangore di metallo dei cancelli evoca le mascelle d’acciaio di programma 2000, il posto puzza di ferro e sale, sulla mia lingua sapore di sangue.
“Per me si va nella città dolente,
per me si va nell’etterno dolore...”Iniziamo a girare il labirinto che conduce alla tana della Lancia, Andromaca mi guida e impedisce che io cada, cammino come su lame, in questo ho fiducia in lei.
“Servo, tu che guidi la testa del cavallo,
sei qui giunto tranquillamente?”Mi conduce in mille giravolte, torniamo indietro, cambiamo direzione, sempre docile la seguo, infine arriviamo alla sala dove la Lancia aspetta.
Entriamo insieme, io e Andromaca che mi guida.
Chi è nella sala vede giungere Sammuramat e me, larva di Nota.
Li sento e so come loro mi vedono, bianca, totalmente slavata di tutti i miei colori, solo i capelli sono rimasti ostinatamente neri, costretti in una lunga treccia di luna nuova.
I capelli e i vestiti come un nero sudario, sono a lutto, ma per chi, non è dato sapere.
Profonde occhiaie testimoniano la mia veglia, la mia lotta col sonno e col sogno.
La bocca tirata e le labbra grigie, sulle mani serrate l'intrico azzurro
delle vene traccia strade che si potevano prendere e che non sono state prese.“Voi tutti guardate la corda,
voi tutti guardate la corda che ha qui condotto il puledro”Sammuramat saluta cordialmente Gilgamesh e Spock. lì presenti, i mastini della Lancia.
“Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
le bocche aperse e mostrocci le zanne;”Non riesco a ridere di Cerbero mutilato di una delle sue tre bocche, , il nome di Gilgamesh mi fa l’effetto di una scudisciata, recalcitro come l’animale che sono.
“Voglio tornare indietro da qui,
mi duole la vertebra della schiena,
e mi fanno male le costole,
ho le ossa slogate,
il mio occhio è stanco.
Non avessi io visto questa terra!
Non avessi percorso questo cammino!
Voglio tornare indietro di qui,
voglio tornare a casa!”Poi Andromaca si rivolge nuovamente a me: "Puoi togliere la benda se vuoi."
Rispondo piano, la voce è un soffio difficile a sentirsi, ma le parole escono da sole dalla bocca e non faccio nulla per fermarle.
"E vedere Gilgamesh, vigliacco con i deboli? No, preferisco vedere la Lancia, solo quella voglio".
Andromaca cerca di calmarmi a parole, suadente, come se parlasse con un cucciolo.
"Sorella ... Tranquilla ci sono io con te ... Desiderio in persona ha chiesto che tu veda la Lancia ... Il suo primo Figlio non andrà contro il suo volere ... Tranquilla"
Il nome di Desiderio mi tranquillizza, è vero, non andrà contro sua Madre.
"Le mie preghiere agli Eterni sono state accolte, Desiderio, dolce Signora, Discordia, tenera Madre, ora saprò, ora saprò...
Ora il mio cuore avrà riposo, finalmente"
"Non chiedere a Gilgamesh di uscire ... Non lo farà ...E Spock lo stesso...
Hanno preso il posto di Deifobe quando ... Bè... Loro due hanno preso il suo posto e guardano la Lancia a vista ...."
Sammuramat non capisce, anche lei come mia madre non riesce a capire, è ironico.
"Non voglio che lui non mi veda, io non voglio vederlo...
La rabbia tornerebbe, la furia! E non potrei tenerla a freno, non..."
Le mie dita le artigliano il braccio, le nocche sono bianche per la pressione, le unghie entrano nella sua carne come un becco di metallo.
"Tanto non ti mollo Maya ... Artiglia quanto ti pare ... Gilghy ... Vieni dietro a noi ...
Che non ti veda, tu però potrai seguirci da vicino e continuare ad assolvere il compito che ti sei assunto ..."
Non seguo il suo confidenziale parlare con il primo figlio di Desiderio, solo la Lancia è nei miei pensieri. Ormai devo sapere.
"La Lancia, dove è la Lancia."
La mia voce è un pigolare, non so nemmeno se mi abbiano sentito, tolgo la benda che fino ad ora mi ha impedito la vista.
Andromaca permette che la tolga ma non mi lascia il braccio.
Finalmente la vedo, è su un ripiano davanti a me.
In giro riconosco le cose di Penelope e il vederle e ricordarla è un pugno nello stomaco.
"Ancora la sua presenza sulla Lancia, ancora che mi perseguita...."
Questo pensiero non mi evita di continuare ad agire. Tento di avvicinarmi lentamente all’oggetto e dico a colei che mi conduce::
"Voglio controllare la sua protezione, non temere non succederà niente alla Lancia."
Questo è certo, alla Lancia non succederà niente, alla Lancia...
Sammuramat non si fida, in questo lei non si fida di me.
"Maya ... Non ti mollo te l'ho detto ... Rispondo con la mia vita di ogni tua azione qui dentro ... Se vuoi avvicinarti lo farai con me attaccata a te ...
Garantisco per la tua vita a te e a Discordia, garantisco per la Lancia ai programmisti ..."
Mi trattiene, se non la convinco non potrò fare quello che non voglio.
"Non temere, non temere, nostra Signora sa cosa devo fare, la Lancia non corre pericoli"
La mia voce è concitata, i miei gesti sono tesi, non riesco a mascherare l’emozione.
"Fammi avvicinare, la mia parola non ti basta?
Devo vederla bene, devo controllare l'incantesimo di protezione.
Se non ti fidi vieni, avvicinati con me se vuoi."
"Io mi fido di te e soprattutto di Discordia ... Ma io garantisco per loro (e fa cenno ai programmisti e alle telecamere) insieme a te Maya, tieni conto che il rituale non mi riconosce più ... Insieme vive fuori di qui ..Insieme morte qui dentro ... Sappilo e comportati di conseguenza sorella.... "
Vive, morte, queste parole non hanno senso alle mie orecchie, assolutamente nessun senso ormai.
Mento e non sono più capace, ironico anche questo, la cosa sta scivolando in commedia, se sapessi, se potessi...
"Ho ancora l'approvazione delle sorelle per toccarla, ma non importa, voglio...
Non ti preoccupare, lasciami avvicinare, lasciami avvicinare ancora un poco."
Mi umilio, sapevo che avrei dovuto farlo, ma ho un groppo alla gola e il cuore chiuso da un nodo.
Tiro per avvicinarmi, lentamente per non allarmare nessuno, questo atteggiamento domo non è mio, non sono già più io, le voci nella testa si creano e risalgono dal fondo dell’anima continuamente.“Non fronda verde, ma di color fosco;
non rami schietti, ma nodosi e n’volti;
non pomiv’eran, ma stecchi con tòsco.”"Voglio solo avvicinarmi..."
"Non hai il permesso sai benissimo che Demetra l'ha tolto e così le altre...
Non cercare di rimbambirmi a chiacchiere Maya...Ci conosciamo da troppo tempo sorella....
Te l'ho detto non ti lascio... Non sono intenzionata a lasciarmi staccare, sia chiaro se tu tocchi la Lancia io sarò attaccata a te ..."
Non è vero, non mi riconosco più, non ti riconosco più, sorella.
"Ma non voglio fare del male a te, sorella né a chicchessia, voglio solo capire, capire per avere pace. Sono troppo lontana, non sento niente così lontana, devo avvicinarmi"
E’ vero, per quello che devo fare sono troppo lontana e lei mi è troppo vicina.
E la tiro con forza, come il bue tira l’aratro, sempre lentamente, sempre per non allarmare i cani della Lancia.
"Non potrò capire il motivo, non potrò tornare...Devo avvicinarmi. Lei mi aspetta!"
Continuiamo io a tirare lei a trattenere , siamo in stallo.
"Bene, sei qui per quello se non erro, Discordia ha chiesto che avessi
questa opportunità ... Ce l'hai ... Ma io sono al tuo fianco ... Anche questo ho promesso... E io mantengo le promesse o non prometto affatto ...Avvicinati sorella quanto vuoi ...
Ma non toccarla perché io non ti mollo"
Non è vero, non è vero! Ma la guardo con i miei occhi più tristi, cerco di convincerla, devo avvicinarmi!
"Temi ancora che voglia sottrarre la lancia?"
Mi guarda a sua volta e mi vedo come lei mi vede, il volto pallido con occhiaie come lividi.
"Dove potrei andare" e mi giro a guardare gli altri due, i miei occhi mesti anche per loro, come un cane bastonato, ma non mento in questo caso, mi fa male implorarli, ma lo sapevo che avrei dovuto farlo, lo faccio.
"Cosa potrei fare? Con il mio stupido potere, con le forze assenti, cosa volete che faccia?"
La tensione mi gioca un brutto tiro e l’emozione mi piega le gambe
Andromaca mi sostiene. Traggo vantaggio dalla mia debolezza e mi poggio pesantemente a lei, come se fossi veramente del tutto priva di forze.
Allungo la mano, forse ce la faccio. E nella speranza inizio a divincolarmi.
"Voglio sentire il campo, è importante. E' per questo che sono qui, è per questo che ho il permesso degli Eterni.
Lasciami! Discordia ti ha detto di proteggermi dai programmisti, fallo! E guardami le spalle che i miei nemici più pericolosi sono lì, non davanti a me."
Ma non si fida, maledizione, non si fida!“Stai vigile alla porta.
Impugna la spada di rame.
Se giunge il maligno allontanalo.
Fai che la schiera dei miei nemici
muoia belando come pecore.”"Maya non sappiamo ancora perché la Lancia ha ucciso Penelope ... Non ti voglio sulla coscienza ... Non toccarla .... "
Anche se fisicamente siamo in stallo la mia debolezza in questo momento è la mia forza, ha pena del mio aspetto, crede veramente al mio sfinimento.
Non si fida ma immagina quello che posso aver passato, ma non può capire veramente...
Una piccola esitazione! Finalmente!
Approfitto del suo unico momento di debolezza e con tutto quello che mi rimane delle forze, con tutta la volontà, con tutta la rabbia di dover fare quello che non voglio la strattono violentemente. Cade, finalmente, come al rallentatore, gli altri sono troppo lontani per fermarmi.
Sono vicina alla Lancia.
"Lancia, quanti dolori hai inflitto, quanti..."
I tre soldati si materializzano, l’incantesimo si è attivato, ma è stato lui o la Lancia a uccidere Deifobe?
“E’ tempo, finalmente...”
Rido e piango, voglio e non voglio, è la fine, ma è anche l’inizio.
Dei tre soldati il primo inizia a muoversi...
“No! Fermatela” Sammuramat da terra dove è caduta mi raggiunge e riesce a bloccarmi la gamba, non sono stata abbastanza veloce, cado prima di poter toccare la Lancia.
Sono a terra, ormai bloccata , mi rivolgo all’unica, alla sola che può ascoltarmi.
"Nooooo. Madre, non e' giusto, aiutami!!"
Tre lampi di luce...
Non sento più il dolore, lentamente perdo il contatto con la razionalità e mi spengo in Okeanos. Ma ancora non so...“La falce di luna ha colpito
con possenti artigli di rame
con freddo becco di ghiaccio.
Al di sopra della bianca nube
nel grembo dell’etere azzurro
salgo con l’anima nel becco.”
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