AUREA ALCHIMIAdi Autori Vari
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Questo racconto è la naturale risultante della quest della Pietra.
Si ringraziano Leonardo "Digio" Di Giovanni quale Arbitro e Primo Narratore, Mauro Teragnoli e Laura Bucciolini come supervisori e co-master, il dott. Massimo Chiari come consulente scientifico, Diana Di Giovanni e Michela Iorio per l’editing del testo, Fabrizio Ermini e. Luca C. Giuliano per i preziosi suggerimenti.
Un sentito grazie a tutti i bravissimi giocatori:
(in ordine di apparizione col nome R.3)
Andrea Gnesi, Alex Gloom, Vincenzo Alessandro Strada, Luca Vezzolaii, Sergio Envìr, Palmyra De Pyris, IdoLo Pagano, Michaela Pellegrini, Andromaca Gualtieri, Flavia Pandora____________________________________________________________________________________________
MISTERIOSA SCOMPARSA DEL PROFESSOR STEINKHULE
Sconcerto nel mondo della scienza.
Il Professor Karl Heinz Steinkhule è stato rapito dalla sua residenza di campagna nei pressi di Paderborn, Westfalia. La scomparsa pare risalga a domenica scorsa.
Il professore, ordinario di Chimica Inorganica all'Università di Heidelberg, la più antica della Germania, era da poco tornato dalla messa nel Dom di Paderborn, quando, a detta dei vicini, un'automobile nera di grossa cilindrata si fermava accanto a lui obbligandolo a salire.
Si ignorano i motivi del rapimento. Il professor Steinkhule era di certo benestante, ma non abbastanza da giustificare un rapimento. L'unica parente in vita, la figlia Marianne, che abita a Dusseldorf, non è certo in grado di pagare riscatti appetibili. Scartata l'ipotesi dell'estorsione si indaga sulle scoperte scientifiche di Steinkhule, che in fondo è uno dei chimici più autorevoli della comunità scientifica internazionale.
Qualcuno suppone che possa in qualche maniera essere coinvolta anche qualche setta esoterica tedesca, visto l'interesse che Steinkhule, a detta di amici e colleghi, aveva recentemente sviluppato circa l'impatto che sulla storia
tedesca avrebbero avuto queste misteriose congreghe.
Giorgio Pulitzer
Pathos News - Dai fatti alle parole
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PADERBORN
Westfalia, 2-4 Luglio 2000
Andrea Gnesi, alias Edipo, Destino di Desiderio era appena arrivato all'aeroporto di Paderborn. Prese un taxi e si fece portare all'albergo che aveva prenotato via Internet. Dopo un sonno ristoratore, la mattina successiva, di buon ora, si svegliò, si dedicò a una robusta colazione e chiamò un taxi, comunicandogli l'indirizzo di Hilga Bottcherhof,
l'ottuagenaria testimone del rapimento Steinkhule.
Andrea rimase sorpreso di quanta fosse la distanza che separava la città di Paderborn dalla casa di Frau Bottcherhof. Il taxi si inerpicò per colline intensamente coltivate e una campagna verdissima, ubertosa e solare.
Splendide ville bianche dai tetti aguzzi davano l'impressione di un paesaggio da fiaba. A poca distanza, l'inizio di una foresta di conifere, da cui proveniva un ricco odore di resina e sottobosco.
La casa di Hilga doveva avere visto tempi migliori. A prima vista era simile alle altre villette ma i campi attorno erano incolti e la casa mostrava i segni di un'incuria decennale.
Quando Andrea scese dal taxi e s'incamminò per il malmesso vialetto che menava alla porta d'ingresso, un cane di piccola taglia, di razza indefinibile, gli corse incontro abbaiando e ringhiando, fermandosi a due metri da lui.
- Buono, stai buono...- iniziò Andrea con disappunto, quando una gracchiante voce dette alcuni ordini secchi e il cane ritornò verso la casa.
La donna che doveva avere dato quegli incomprensibili ordini in tedesco (forse pronunciati in qualche forma dialettale) stava ritta davanti alla soglia. Doveva essere stata una donna molto alta. I lunghi capelli bianchi erano raccolti sulla testa con delle mollette. Nonostante il caldo, la donna portava una lunga gonna beige e un golfino di lana bianca. Sembrava stringere le palpebre come per mettere a fuoco il visitatore, mentre con la mano si frugava in tasca ed estraeva un paio di occhiali di fattura antiquata, inforcandoli sopra al naso.
- Was willst du, mein jung herr?- chiese con tono cortese.
Andrea Gnesi aggrottò la fronte. Il tedesco della donna non era dei migliori. Se inoltre il suo scopo principale era chiedere alla donna se aveva visto il numero di targa dell'auto, il tentativo sarebbe stato di sicuro fallimentare, dati gli evidenti problemi di vista della donna.
Il colloquio che la Nota riuscì a stabilire fu faticoso e inconcludente.
Stremato dopo appena un'ora di tentativi, Andrea Gnesi abbandonò la casa e ritornò a Paderborn.
- Dannazione! Il tempo stringe e non credo di potermi trattenere qui più a lungo...- pensò.
Poi gli venne un idea. Collegò il computer e iniziò a scrivere una breve mail:
- Salve Iunio, volevo chiederti un favore. Mi ero incuriosito sul rapimento accaduto in Germania pochi giorni fa. Purtroppo un urgente impegno richiede la mia attenzione. Hai voglia di vedere se dietro a quell'avvenimento c'è qualcosa che ci può interessare? Appena (e se) possibile ti raggiungo.
Tienimi informato.PPS ti allego ciò che ho trovato io (poco)...-
Alex Gloom si trovava all'esterno della villetta degli Steinkhule, nei pressi di Paderborn. Attorno a lui la ricca campagna di questo idilliaco angolo di Westfalia.
Era una villa bianca dal tetto aguzzo e i caratteristici infissi in legno.
Alex pensò fra sé: - Niente male, l'ho sempre detto che mi devo dare alla ricerca anch'io. Tanto vale cominciare da subito, sono qui per ricercare il professore o almeno quanto ne resta.-
Avanzò lungo il vialetto con passo sicuro: Marianne Steinkhule lo aspettava.
La telefonata che gli aveva fatto dall'Italia, subito prima della partenza per Bonn l'aveva sicuramente ben disposta nei suoi confronti ed Alex intendeva largamente approfittarne. L'avrebbe fatto anche senza la voce di Nimrod, Discordia di Desiderio che gli urlava nelle orecchie, approfittare delle situazioni era sempre stato il suo punto di forza. Diciamo che essere ospite di una Nota con manie di grandezza aveva solo accentuato quel lato del suo carattere.
Da quello che aveva appreso, Marianne Steinkhule era una donna di 42 anni, nubile e viveva a Dusseldorf, impiegata come segretaria d'azienda. Al momento, in occasione delle indagini, si era concessa un mese di aspettativa
e si era trasferita nella casa avita, a Paderborn, la stessa casa alla quale ora Alex stava per bussare.
La Nota sorrise e si ripassò mentalmente la sua versione: le aveva detto di essere un collega del padre (l'aveva conosciuto ad un congresso sul Samario...), che lavorava in Italia e che aveva appreso la notizia dai giornali. Lo scopo ufficiale della visita era solo andarla a trovare per portargli un po' di conforto.
- Quello che è capitato a lui potrebbe essere capitato a me.- aveva aggiunto con fare consolatorio - Bisogna aiutarsi nell'ambiente. Magari potrei darle una mano a scoprire cosa volevano da lui. Queste cose minano la calma nella quale ogni ricercatore dovrebbe svolgere il suo lavoro, non è tollerabile.
Mi aspetti: dovrò svolgere comunque un viaggio di lavoro da quelle parti e una piccola deviazione è il minimo che posso fare per un amico. Se comunque ci dovessero essere qualsiasi sviluppo o problema non esisti a contattarmi, le lascio il mio numero di cellulare.-
Alex suonò il campanello. Dopo pochi secondi la porta si aprì e una giunonica donna di mezza età, alta, dai corti capelli biondi e uno sguardo triste nei limpidi occhi chiari, lo salutò in un perfetto tedesco: - Il Signor Gloom, suppongo...-
- In persona. Ho fatto più presto che ho potuto, il destino di vostro padre mi sta particolarmente a cuore. Il pensiero poi di voi, sola, in una villa così grande, non ha che accelerato la mia venuta.- Le rispose nello stesso idioma.
- Prego, entri, stavo facendo una tazza di tè e mi farebbe piacere se mi tenesse compagnia.-
- Volentieri, grazie.- Alex entrò.
La casa era pulita e ordinata, in stile rustico, ma con qua e là alcune teche con libri dall'aspetto antico. Alex diede loro un'occhiata apparentemente distratta. Erano alcune delle prime opere di stampa di alcuni poemi epici germanici: l'Edda, i Nibelunghi e alcuni testi minori.
- Tutto sembra meticolosamente disposto.- Pensò fra sé e sé l'italiano - La mentalità tipica di un ricercatore. Eppure non è qui che svolgeva la parte intuitiva delle sue ricerche. In quello serve estro e questo non è l'ambiente adatto, piuttosto lo deve essere il caos di un laboratorio o la tranquillità di uno studio... chiederò.-
L'essere cresciuto con la madre che, psicologa, spesso riceveva i pazienti a casa, lo aveva abituato, per gioco, a valutare molto attentamente le persone e i luoghi che visitava. Inoltre, ancora più in profondità dentro di sé, si annidava un detective dei tempi antichi, una parte di lui (quella immortale) che tornava con la memoria ai tempi in cui guidava, severo e inflessibile, il Santo tribunale dell'Inquisizione. Lui era stato non un magister ma il Magister, il più famoso, Torquemada Inquisitore generale di Spagna sotto Isabella di Castiglia.
Mentre si sedeva e sorseggiava il suo tè, Marianne iniziò ad osservarlo con aria critica.
Difficile dire qualcosa di quell'uomo enigmatico. Una cosa però l'aveva colpita, l'abitudine di lui di guardarla sempre come se non ci fosse, come se vedesse qualcos'altro oltre. Uno sguardo ben freddo il suo, eppure il sorriso era caldo, affabile, veniva voglia di parlare, di confidarsi...
Non che l'aspetto fosse dei più rassicuranti, vestito com'era completamente di nero malgrado la calura estiva.
Sembrava uscito da qualche poliziesco americano; il tipico aspetto da agente FBI se non fosse stato per la cravatta di Mickey Mouse che lo umanizzava parecchio (quasi fino a coprirlo di ridicolo). Strano anche il volersi tenere l'impermeabile sempre a portata di mano come se contenesse una pistola... che pensieri ridicoli.
- Bene, Signor Gloom e ora, da che parte possiamo cominciare e in che maniera lei può aiutarmi a rivedere mio padre?-
Alex posò lentamente la sua tazza di tè. - Beh il mio scopo principale è portarle un po' di conforto ma, confesso che anche il provare a rintracciare suo padre è uno dei traguardi che mi sono preposto. Conto sull'affinità tra me e lui per scoprire cosa potesse avere di così importante un chimico di fama internazionale da essere rapito. Mi aiuterebbe poter visitare lo studio del professore e magari avere accesso ai suoi appunti e dati. Presumo che per lavorare sfruttasse i laboratori dell'università e che siano già stati accuratamente rovistati dalla polizia. Lei però magari sa se il professore teneva un diario o su cosa stava lavorando. Di solito io tengo un archivio piuttosto aggiornato sul mio computer, lui potrebbe aver fatto lo stesso. Potrebbe mostrarmelo? Se riusciamo a comprendere di cosa si stava occupando possiamo risalire anche a chi lo voleva rapire. Mi spiace dirlo ma temo anche per la sua sicurezza. Forse le sarebbe d'aiuto se le restassi accanto, la villa mi sembra parecchio grande, potrebbe affittarmi una stanza.-
Marianne lo osservò sorridendo: - Non perde tempo lei, ma mi sono sempre piaciute le persone che vanno subito al nocciolo della questione. Tuttavia la metto subito in guardia, qualunque informazione io le darò sarà sua a una sola condizione: che lei mi porti con sé nella sua ricerca. Niente ma, per favore.- lo bloccò subito la donna.
- Nessun, ma, stia tranquilla. Beh posso ritenermi d'accordo in fondo per lei il posto più sicuro è accanto a me. Certo correrà alcuni rischi ma se per caso dovessi sparire io probabilmente ne correrebbe comunque di peggiori, inutile rimandare gli appuntamenti con il Destino non trova? Visto che abbiamo un accordo parziale detterò io l'ultima condizione: basta con tutto questo dare del lei. Mi risulta difficile fidarmi di chi non mi chiama per nome. D'ora in avanti io per lei sarò solo Alex e, se qualcuno dovesse fare domande sono un cugino proveniente dall'Inghilterra. Meglio mettere a tacere i pettegolezzi.-
- Certo Alex, ma vorrei mettere subito una cosa in chiaro: sono figlia di uno scienziato e un'ottima segretaria commerciale, per cui significa che in due direzioni si è evoluta la mia educazione: come analizzare gli eventi e come usarli per piantarlo nel culo al mio prossimo. E francamente, Signor Gloom, anzi, Alex, per quanto io provi per te una strana, immediata simpatia, non lascerò che me lo pianti nel culo. Credi che non si veda la bava che ti scorre agli angoli della bocca quando nomini di sfuggita le scoperte di mio padre?- Gli occhi di Marianne brillavano, puntati come lance ardenti negli occhi della Nota. Questa donna aveva una personalità sorprendentemente forte.
Gloom accennò un sorriso aprì le mani in segno di sconfitta e mimando quanto più possibile un'aria sconsolata replicò: - Touchè, con lei non posso fingere il ruolo del paladino accorso per salvarla eh? Beh parlarsi chiaro è un pregio. A me interessa ritrovare suo padre e scoprire su cosa lavorava ma ancor di più fermare coloro i quali l'hanno rapito. Incidentalmente credo che questo mi porterà a fare scoperte interessanti. Siamo sulla stessa barca, vediamo di remare nella stessa direzione. Lei, anzi tu, sei una donna risoluta, preferisco averti alleata che contro.-
- Bene, perché io non ho bisogno di conforto, egregio Signor Gloom anzi Alex, ma di salvare mio padre! Sono certa che la chiave per ritrovarlo sia fra alcune delle sue carte di cui sono in possesso e che solo un chimico potrebbe interpretare. Mettiamola così...- Avvicinò il suo viso a quello della Nota, tanto che quest'ultima poteva sentire il suo respiro sulla sua pelle.
Gli occhi di Alex per un secondo si fecero voraci, poi si scosse e sembrò riacquistare la calma ereditata dalla sua metà inglese. - Sembra che abbiamo bisogno l'uno dell'altro. Non so però se tuo padre sarebbe felice di sapere che la figlia sta barattando la sua salvezza con studi costati un'intera vita. Beh tanto parlerebbe comunque, pochi uomini resistono a certi tipi di persuasione e tuo padre difficilmente credo sia fatto della pasta dell'eroe. Anche se conoscendo la figlia...-
Marianne non diede segno di avere notato l'interruzione: - Lei si può tenere tutte le scoperte scientifiche che vuole, ma mi aiuterà a ritrovare mio padre. Ho avuto a che fare con la polizia in gioventù e so che manica di coglioni sono, ecco perché ho tenuto per me quello che sapevo, ma so riconoscere uno sbirro quando ne vedo uno, e lei, anche se non è un poliziotto, è uno sbirro nell'anima, ce l'ha scritto in fronte, e lo si capiva fin dalla sua prima telefonata.-
- Se lo dice lei... di solito non mi mischio con il braccio secolare però poliziotti e chimici si trovano a dividere lo stesso talento, la curiosità.-
Marianne fece un sorriso gelido, - Ora possiamo darci del tu.- Si alzò di scatto e aprì un cassetto della credenza, ne tirò fuori una lettera e gliela porse. - Leggi questa e dammi una risposta immediata. Ma niente balle, o quello che so lo terrò per me.-
Alex non rispose e aprì cautamente la busta, portava il timbro dell'ufficio postale dell'Università di Heidelberg. Era scritta a mano:
"Mia carissima Marianne.
Come va? È così lontana Dusseldorf da me, eppure sei così vicina nei miei pensieri.
Ogni volta che guardo una tua foto mi sembra di vedere l'immagine della tua povera madre, che ci ha lasciati così tanto tempo fa.
Mi è dispiaciuto sentire della fine della tua storia con Olaf. Mi era parso un bravo ragazzo quell'armadio di danese, ma se ti ha lasciato è un povero cretino: non si trova tutti i giorni una donna come te.
Quanto alla tua domanda beh, non ho altri libri in vista, vero, ma sto lavorando a un progetto che come minimo mi porterà al premio Nobel.
Sì carissima, hai sentito bene. Il progetto è Top Secret, e lo teniamo nascosto. Lo sappiamo solo in pochissimi all'Università. Guai se il governo o le forze armate o qualche potenza straniera ci mettessero le mani sopra.
Purtroppo non posso dirti di più. Se comunque la radioattività non mi ammazzerà prima ci vedremo a casa, a Paderborn il primo fine settimana di Luglio.
Un fiume di baci,
Karl Heinz"- Penso che la risposta alle nostre domande sia situata nella casa, ben nascosta.- Commentò Alex richiudendo la lettera. - Penso che si sia imbattuto in qualcosa che scotta, tuo padre era avvezzo al successo e non si sarebbe eccitato come uno scolaretto per nulla. Credo che un contatore Geyger ci farà comodo. Dobbiamo scoprire e mettere al sicuro la sua scoperta prima che altri abbiano l'idea di venire a cercarla. Un'altra cosa, hai fatto bene a non sposarti, il matrimonio porta solo grane: meglio darsi al sano libertinaggio.-
- Sano libertinaggio?- commentò Marianne alzando il sopracciglio - Se lo dici tu... Comunque la casa l'ho già rivoltata tutta, dalla cantina alla soffitta.
Mio padre mancava da qui da sei mesi ed era appena arrivato quando l'hanno rapito. Di certo non ha avuto il tempo di fare nulla. Se c'è qualcosa di interessante da scoprire di certo la teneva nel suo appartamento di Heidelberg, di cui ho la chiave. Lì c'è il suo computer e sicuramente la maggior parte dei suoi appunti. Qui ho trovato solo la sua borsa, dove però c'era un oggetto molto interessante.-
Aprì il solito cassetto e ne trasse fuori un piccolo libricino nero. - La sua agenda. Ho già avuto modo di esaminarla, ma il gergo che usa è un po' troppo tecnico per me, vogliamo esaminarla insieme?-
- Sono qui per questo. Vediamo un po' di capire di cosa si occupava il dottore...-
Passarono il resto del pomeriggio ad esaminare l'agenda. Di primo acchito era evidente che non era un vero e proprio diario, ma una memoranda, zeppa di formule matematiche e chimiche, schemi cristallografici e appunti che difficilmente qualcun altro al di fuori di chi li aveva scritti avrebbe potuto capire. Qua e là c'erano discorsi di senso più compiuto, orari di lezione, appuntamenti e testi di seminari da leggere in aula, ma la calligrafia del professore non aiutava certo a comprenderne il significato.
- Ci vorrà diverso tempo per produrre un risultato soddisfacente.- sospirò Marianne.
- Ogni minuto che ci prendiamo è un minuto in meno che resta a tuo padre. Di solito predico la calma ma temo che questa volta dovremo accelerare i tempi. Vedi se riesci a organizzarci il viaggio fino a Heidelberg. Tutto ciò che
possediamo ci porta là.-
- Bene.- Annuì Marianne.
La sera, Marianne chiamò una rosticceria per farsi portare cena a domicilio, e fece una telefonata. - Ho prenotato due biglietti per un volo per Francoforte, domani pomeriggio. Da lì in mezz'ora di treno saremo ad Heidelberg. Ho già fissato un'auto a noleggio. L'appartamento di mio padre è nella città universitaria. Vada subito a letto, perché domani ci aspetta una giornata faticosa.-
- Ancora ad usare il lei?- sbottò Alex - Ma non ti entra proprio in testa. Mi consideri ancora un estraneo? Va beh c'è di buono che sei parecchio efficiente: complimenti, mi andresti quasi bene come segretaria se parlassi anche un po' di italiano e avessi una ventina d'anni in più o in meno.-Il mattino successivo, i due ripresero lo studio dell'agenda. Dopo altre ore di lavoro conclusero quanto segue:
Sulla copertina appariva l'indirizzo dell'appartamento di Steinkhule a Heidelberg. Riassumendo il diario conteneva sei diversi tipologie di argomenti:
A- Pensieri personali sulla moglie scomparsa e riflessioni sul futuro della figlia Marianne. Nulla di interessante ai fini della loro indagine ma Alex non ebbe certo bisogno di Marianne per tratteggiarsi nella mente, anche grazie a questa parte, una raffigurazione dell'indole di Steinkhule: un sognatore nostalgico, scienziato meticoloso e geniale, in bilico fra entusiasmo e fatalismo, ma mai comunque rassegnato seppur tutt'altro che volitivo.
B- Formule chimiche e matematiche. Alcune riguardavano l'accelerazione delle particelle, altre mutazioni di elementi pesanti e teorie di stabilizzazione di elementi chimici sintetici. Alex prese appunti su questa parte, la chimica nucleare era una branca che aveva trascurato nella sua formazione. Era un chimico organico principalmente. Prima di partire però aveva fatto in modo di dare una lettura veloce ai suoi vecchi appunti universitari.
C- Ghirigori e simboli senza alcun significato apparente, fra cui improbabili modelli di cristallizzazione.
D- Appunti riguardanti il bombardamento di un oggetto denominato Campione Alpha, con particelle subatomiche. Questi appunti apparivano molto criptici ed era assai difficile stabilire qualcosa di certo. La cosa che più stupiva era la continua menzione del Tecnezio (elemento sintetico) come base costitutiva del Campione.
E- Appunti di lezione su elettro negatività e ionizzazione.
F- Appuntamenti: tutti con il Rettore o laureandi, nonché ripetuti appuntamenti con tal herr Schonuber (tutti ad Heidelberg). Continui riferimenti al Laboratorio Delta di Heidelberg, dove sarebbe conservato il Campione Alpha. Nessuna indicazione utile sulla locazione precisa di tale laboratorio.
Alex valutò attentamente quanto aveva messo insieme: il tecnezio era l'unico elemento sintetico non appartenente alla serie di lantanidi e attinidi, era un elemento di transizione piuttosto stabile (alcuni elementi sintetici avevano periodi di vita molto brevi). Era possibile immaginare che a Heidelberg avessero un acceleratore di particelle altrimenti sarebbe stato impossibile lavorare propriamente con particelle subatomiche. La presenza di un acceleratore difficilmente poteva essere taciuta, sicuramente doveva essere situato nel sottosuolo, una montagna o qualcosa di simile. Trovato l'anello trovare il laboratorio non sarebbe stato difficile. Entrarci era un altro paio di maniche.
Erano ancora lì a riflettere su quanto avevano scoperto, quando improvvisamente, qualcuno bussò alla porta. Marianne si avvicinò ad una finestra e disse: - Sono due uomini, piuttosto giovani. Non sembrano minacciosi.-
- Senti cosa vogliono, io mi tengo nascosto nella stanza di fianco pronto a intervenire.-
Ciò detto scelse una stanza che avesse una finestra sulla strada, diede un'occhiata all'automezzo dal quale probabilmente provenivano e ma si rese subito conto che era un'auto a nolo. Ne annotò comunque la targa. Alex teneva a portata di mano la corta sciabola che aveva nel cappotto.
Poi Alex guardò i due. Il più giovane indossava un completo grigio/nero di Versace, al collo si intravedeva un ciondolo di filigrana d'argento molto sofisticato, con al suo interno un rubino carminio. Capelli lunghi legati a coda sulla nuca con un nastro di seta nera. Un borsa da viaggio, medie dimensioni, elegante. Il volto rimaneva coperto e non era in grado di vederlo bene.
L'altro indossava occhiali da sole, una camicia bianca e un paio di jeans, un abbigliamento decisamente più anonimo, ma la sua faccia era nota. - Ma certo!- si disse Alex - Questo era alla riunione di Pathos, lo riconosco: è Vincenzo Alessandro Strada, Alterazione di Aracne!-
Sorrise. - Ok una faccia nota. Quello è l'agnellino della mia gemella, mi pare di averlo incontrato in precedenza. Beh pare lo dovrò trattare con i guanti.- Tutto quello che traspariva dai lineamenti di Alex era un sorriso a mezza bocca.
Non uscì dal suo nascondiglio fino all'ultimo minuto.Vincenzo Alessandro Strada, alias Nemus, Alterazione del Movimento di Desiderio, alzò la cornetta e compose il numero che la sua Signora, Aracne, gli aveva fornito.
- Sono Strada,- iniziò non appena riconobbe la voce maschile, - Ho fatto ricerche sul nostro scomparso. Ho un paio di idee. La prima è che il chimico avesse recuperato alcuni concetti alchemici, la Grande Opera, il nigredo eccetera grazie ai suoi esperimenti basati sull'irradiazione di elementi non scomponibili. Il fatto che abbia toccato delle sette esoteriche la convalida. In secondo luogo l'uomo viveva in Germania e il Führer aveva dozzine di Progetti Ragn'arok in atto, e scommetto che i nostri amanti della swastika continuano a possedere queste conoscenze. Partiamo domani.
Metto in valigia tutti i trattati di cabala ed alchimia e ci dirigiamo prima a Dusseldorf dalla figlia e poi vediamo.-
Luca Vezzolaii , Alterazione di Faust, lo raggiunse poche ore dopo, giusto il tempo di scoprire, dai giornali che aveva recuperato, che Marianne Steinkhule si era precipitata a Paderborn, sul luogo del rapimento e si era stabilita nella casa del padre.
Arrivati a Dusseldorf i due compagni presero il primo aereo per Paderborn, affittarono un'auto all'aeroporto e si diressero verso la casa degli Steinkhule.
Vezzolaii si rese subito conto che Strada era un individuo che sapeva come non farsi amare. Taciturno, ermetico. Non era il modello di "bel tenebroso" da film, capelli lunghi e barba di un paio di giorni ma non bello, al massimo piacente. Una persona normale, dall'aria intellettuale. Poteva essere scambiato facilmente per un commercialista, un prete od uno studente universitario ed il suo abbigliamento: camicia bianca, jeans, occhiali da sole che oscuravano poco o nulla, rafforzavano l'impressione.
Luca al contrario, era un ragazzo che sapeva farsi amare... ma era difficile che la situazione lo permettesse. Lavorava nel campo dell'amore... sapeva indossare una maschera adeguata ad ogni circostanza per quanto nuova... il lato dell'amore era spesso presente, ma difficilmente sincero. Forse in molti lo amavano, sicuramente erano davvero poche le persone che Luca amava. Ora, il suo viso, non induceva certo all'amore: i lineamenti erano duri e non ne traspariva emozione alcuna. Solo gli occhi, verdi tradivano un lieve accenno di ironia mal celata.
Le due Alterazioni, messe una di fianco all'altra, erano quasi inquietanti da osservare... specialmente per una persona che le conoscesse entrambe.
Arrivarono verso mezzogiorno. - Lascia parlare me,- disse Strada, - a meno che tu non conosca il tedesco meglio di me, cosa alquanto probabile.-
- No, il tedesco non è fra le lingue che conosco al meglio... ma per l'inglese e il francese è tutt'altro paio di maniche. Parla tu comunque, sei figlio di Discordia oltre che di Desiderio... le tue parole saranno sicuramente più convincenti.- Rispose Luca.
I due parcheggiarono e suonarono il campanello. Una donna, forse quella che cercavano, aprì la porta, li guardò e chiese loro gentilmente: - Ja? Was mochten Sie?-Strada accennò un sorriso di convenienza che riuscì in qualche modo a non sembrare falso e parlò a bassa voce in un tedesco frammentato: - Mi scusi signorina. Siamo estimatori italiani di suo padre. Possiamo entrare? Vorremmo discutere con lei, se possibile, d'alcune cose che potrebbero aiutare la risoluzione della faccenda.-
- Italiani?- rispose la presunta Marianne Steinkhule. La sua voce denotava un'intonazione strana come dire, di nuovo italiani? - Mi dispiace, ma sono in partenza, posso concedervi poco tempo, ma prego, entrate.-
I due si accomodarono nella sala. Era una stanza molto ordinata e pulita, d'aspetto abbastanza comune, non fosse per alcune teche contenenti volumi antichi di poemi germanici. Marianne sgombrò il tavolo da alcune carte e le infilò in un cassetto. Poi si rivolse ai suoi ospiti: - Prego, posso offrirvi un aperitivo?- e poi senza attendere replica,- Dunque volete aiutare la risoluzione della faccenda, quindi siete emissari dei rapitori e venite a dirmi a quanto ammonta la cifra del riscatto...-
- Mein Gott, no!- scattò Strada, non offeso ma smosso. Temeva che qualcosa del genere potesse accadere. E si era preparato: - Siamo realmente estimatori ed in qualche modo colleghi di suo padre. Alcuni mesi fa chiese supporto all'Università La Sapienza di Roma per una sua ricerca riguardante famosi alchimisti italiani, tra gli altri Borri e Balsamo, da mettere in appendice ad un suo libro in lavorazione. Credo che volesse collegare alcune scoperte scientifiche attuali con le antiche credenze. Sebbene non fossi io il contatto finii per lavorare alla ricerca.Siamo interessati al fato di suo padre, come lo è tutta la comunità accademica italiana. Poiché dobbiamo restare per alcune settimane in Germania siamo venuti ad offrire tutto l'aiuto possibile: abbiamo amicizie e contatti nel Parlamento della sua nazione e vorremmo spingere la polizia ad agire il più speditamente possibile.- Un istante di silenzio. - Purtroppo abbiamo saputo che alcuni importanti membri della vostra polizei sono poco interessati al crimine poiché suppongono suo padre in combutta con sette sataniche. Trovo l'idea disdicevole ovviamente, ma vorremmo trovare delle prove materiali che convalidino agli occhi di qualche kommisar la nostra fiducia.- Strada concluse il discorso con un'espressione strana che poteva passare per un sorriso.
Il viso di Marianne si rabbuiò: - Mio padre un satanista? È assurdo il solo pensarlo.-
Luca guardò il suo compagno. Non capiva assolutamente nulla di quello che veniva detto, e si augurava che Nemus sapesse il fatto suo, ma prima che quest'ultimo potesse reagire la donna riprese a parlare, questa volta in uno stentato italiano: - Suo amico non parlare tedesco. Allora chiedere a tutti e due: conoscete uomo si chiama Alex Gloom?- e fece un ampio sorriso.
Strada la osservò pensoso. - È possibile.- In realtà aveva già sentito il nome ma non sapeva a chi collegarlo.
L'espressione di Luca rimase invariata, anche se nel sentire il nome Alex Gloom il suo sguardo s'indurì leggermente ma decise di non intervenire ancora nel discorso, solo ascoltare attentamente, almeno finché Nemus se la cavava.
Alex entrò con nonchalance nella stanza e si sedette accanto a Marianne senza proferire parola, aspettando di notare la loro reazione.
Appena Nemus aprì la bocca per parlare lo fermò con un occhiata e si rivolse a Marianne:
- Non temere li conosco o almeno ho lavorato con loro qualche volta. Diciamo che anche loro presero parte allo stesso progetto cui lavoravo con tuo padre. Mi sono preso la libertà di chiamarli. Se è come penso, ci servirà tutto l'aiuto possibile. Loro vengono con noi.- Il tono era perentorio di quelli che non ammettevano né ma né beh. Poi si rivolse a loro e in tedesco gli diede il benvenuto.
L'unica spiegazione che offrì fu che dovevano recuperare gli scritti del professore. Non accennò a nulla di quanto già sapeva. Decise rapidamente di essere evasivo nelle risposte, di comportarsi come se avesse avuto il pieno controllo della situazione. Cercò di mettere indirettamente in chiaro che accettava volentieri il loro aiuto purché mantenessero la dovuta distanza. Poi Strinse a entrambi la mano con il saluto romano.
- Mmmm.- commentò Marianne guardandoli negli occhi uno dopo l'altro. - Mi sembra di avvertire una certa tensione nell'aria, comunque. Bene, dottor Gloom. Vado a prenotare altri due biglietti per Heidelberg allora. Se intanto vuole sedersi a prendere il tè con i suoi assistenti...- E ciò detto fece un sorriso obliquo ed uscì dalla stanza.
- Bene,- disse Alex, - posso sapere il motivo del vostro intervento, se altri devono giungere e se state agendo da soli o indirizzati? Tenete conto che davanti a Marianne devo mantenere un tono piuttosto paternale, dobbiamo reggere la messinscena degli assistenti attratti dalla scomparsa di un luminare della scienza. Non conosco le vostre competenze e gradirei esserne informato. Se non conoscete qualcosa potete pure rivolgervi a me. Posso lavorare in squadra ma esigo ordine e disciplina tra le mie fila.-
Strada lo osservò. Sembrava essersi pentito di avergli stretto la mano. Poi gli si avvicinò e cominciò a sussurrargli nell'orecchio. - Prima di continuare, vorrei sapere a chi giurasti fedeltà e qual è il tuo rango.- Prima che l'uomo potesse rispondere continuò a voce udibile: - Non mi sembra in alcun modo di essermi proposto per entrare nelle "sue fila" come l'ha messa lei. La persona alla quale rispondo non mi ha avvertito della sua presenza e dunque, per default, sono completamente libero di regolarmi come più mi sembra gradito.-
- Fedeltà la giuro solo a me stesso e alla mia Signora.- Disse Alex - Quanto al mio rango cosa vuoi che ti dica? Che ti sono superiore? Non è elegante mortificare le Alterazioni. Cerchiamo di andare d'accordo ok? Abbiamo qualcosa in comune in fondo, se non sbaglio siamo entrambi legati a Shammuràmat da legami di "parentela".-
In quel momento entrò Marianne. - Ho prenotato altri due biglietti per Strasburgo e altri due per Strasburgo-Heidelberg. Purtroppo non avevo tenuto conto dello sciopero dei trasporti, per cui la partenza temo sia rimandata
di ventiquattro ore.-
Alex la fissò per un attimo, poi le si rivolse ad alta voce in tedesco: - Ci puoi scusare qualche secondo? Noi italiani abbiamo la testa dura. Sembra che dovrò spiegare ai miei colleghi un paio di cose sulla buona educazione. Per esempio potevano telefonare.-
Una volta soli in italiano e ad alta voce: - Perché devo sempre passare per cattivo? Sono in una posizione leggermente migliore della tua. Propongo "collaborazione". Se sei interessato alla scomparsa del Professore hai una sola opzione: accettare. Non voglio dare ordini, ma coordinare. Parlo tedesco e sono un chimico ammetterai che ho qualche vantaggio... Vi chiedo solo di non agire di testa vostra.-
Strada osservò brevemente il suo compagno di viaggio. - Sei libero di fare come vuoi, ovviamente. Sono certo che il signor Gloom è meglio addentro di me nella faccenda e potrà offrire maggior supporto del sottoscritto ma io lavoro con le mie regole. E non prendo ordini se non dai miei diretti superiori.- Strada voltò nuovamente lo sguardo verso Gloom, in attesa.
Per un attimo un'ombra sembrò ammantare la stanza ma era un'impressione fugace. L'ombra permase ancora qualche secondo sul viso di Alex nascondendone i lineamenti: - Beh allora se siamo arrivati a questo punto è risolto, hai dinanzi a te Nimrod, Discordia di Desiderio. Ti sono superiore. Per tua stessa ammissione prenderai ordini da me.- L'ombra scomparve. Il viso di Alex, trasfigurato per un attimo, riacquistò la sua dimensione umana. - Odio le marionette però, sei liberissimo di pensare e parlare ok?- Detto questo tentò di dargli un buffetto con due dita su una guancia e sorrise.
Ma fu Luca il primo a rispondergli: aveva ascoltato il discorso di Nimrod con un mezzo sorriso ironico sulle labbra, già conscio di aver di fronte a sé il costruttore della Torre di Babele.
- Non sono certo un tipo ossequioso,- disse - Quindi mi risparmio una finta riverenza. Io accetto la tua collaborazione, accetto di non agire senza prima averne parlato... basta che tu prometta la stessa cosa.-
Alex fece un gesto di leggera irritazione: - Non accetterò alcun compromesso. Io le mie condizioni le ho dettate e sono stato magnanimo. Se tu fossi chiunque altro ti direi di sì tanto per farti contento. Non accettando ti concedo rispetto, lo faccio in onore della tua Signora. Sii abbastanza furbo da capirlo. Agiamo insieme e tutto andrà bene. Andiamo a casa del professore a sbirciare tra i suoi appunti. Si parte domani di buon ora. Non disturbarti a portarmi il bacio della buona notte.-- In onore di chi scusa? Strano... in genere io mi informo sui miei "colleghi", ma noto che non tutti lo fanno... In questo momento tu sei in una posizione di vantaggio rispetto a me, ed è per questo che accetterò i tuoi ordini, ma non ti assicuro che sarà sempre così. Un'ultima cosa... per ciò che riguarda il bacio della buona notte... nessuno può pretendere di averne uno gratis da me, costo molto caro, anche se sono sempre in vendita. Sei forse interessato? Per una Nota del tuo calibro.- aggiunse con tono molto ironico, - posso permettermi di fare qualche sconto...- Alla risposta di Luca, Alex sorrise, si alzò e si diresse verso la propria camera, non si voltò neppure per rispondere alle parole di Strada che lo raggiunsero sulla soglia: - Gloom, tu mi sei superiore ma non sei il mio superiore. Ricordalo.-
- Come preferisci, però sappi che io mi preoccupo solamente di chi mi è sottoposto, non inferiore.-
HEIDELBERG
Baden, 5-22 Luglio 2000
Se Paderborn era una quieta città, centro cattolico di primissimo ordine, Heidelberg era assai più vitale e dinamica. Il centro era situato nel Baden Nord-Occidentale, ed era una città barocca adagiata sulle rive del fiume Neckar, là dove la pianura renana lasciava spazio all'Odenwald in una splendida zona collinare, dominata da un mastodontico e massiccio Castello, lo Schloss, che rivestì un ruolo di fortezza di primissimo piano durante la Guerra dei Trent'anni. Centro protestante di primissimo piano, Heidelberg è famosa soprattutto per la sua prestigiosa Università, la più antica della Germania. La città antichissima è stata ed è tuttora, nonostante la sua vocazione luterana, un importante centro di studio e cultura gesuita, ospitando lo Jesuitengymnasiumm, uno dei più famosi seminari di studi cattolici della Germania.
Alex Gloom, Marianne Steinkhule, Vincenzo Alessandro Strada e Luca Vezzolaii arrivarono in città, con la macchina a nolo che Marianne aveva preso a Strasburgo, verso le cinque del pomeriggio. Si sistemarono all'Hotel Hirschgasse, ai margini del centro e a poca distanza dall'Università. Alex organizzò una riunione nella sua stanza con gli altri due Empathici.
- Siamo qui per dare una bell'occhiata alla casa del Dottore, direi di salire in tre e uno resta in macchina. D'istinto direi Marianne ma dubito che accetterà e forse ci farebbe più comodo averla con noi visto che conosceva bene suo padre. È meglio tenersi pronti ad ogni evenienza, spesso una partenza rapida si rende più che necessaria. Dubito che non sia già stato rovistato ma forse possiamo trovare qualcosa che altri non hanno notato.
Come ci organizziamo? Direi di andarci appena possibile. Io però devo procurarmi un contatore geyger ci potrebbe essere utile in un futuro prossimo.-
- Starò io in macchina.- Tagliò corto Luca - So cosa guardare e non sono certo in grado di rovistare approfonditamente negli appunti di uno scienziato. A te la palla Nemus.-Alex passò il resto della giornata a cercare di procurarsi un contatore geyger. Aveva parecchi contatti tra i colleghi di grosse industrie farmaceutiche nelle vicinanze, aziende che, non potendo effettuare ricerche nei loro laboratori, si accontentavano di finanziare le Università in cambio dei brevetti sulle scoperte. In cambio di favori futuri su forniture et similia, non gli fu troppo difficile farsi raccomandare presso un ricercatore all'interno dell'università cui chiedere in prestito il contatore per temporanei controlli di sicurezza nelle vicinanze promettendo anche a lui un interessamento della propria ditta nelle ricerche svolte nell'Università lasciandogli biglietto da visita e un fantomatico numero "diretto". Insomma la solita commedia che ogni buon venditore imparava a recitare alla perfezione e in cui Alex dopo anni di carriera eccelleva.
Quando poi furono tutti riuniti, Nemus informò Marianne delle loro intenzioni.- Va bene.- Acconsentì la donna. - Ma dovremo aspettare domattina. L'appartamento è dentro l'Università e di certo non intendo entrare di notte come una ladra in un luogo dove ho pieno diritto di entrare. Domattina andrò in Dipartimento a farmi rilasciare i permessi e poi andremo all'appartamento. Trovo anche che abbiate visto troppi telefilm americani, voialtri...-
La donna era sempre più convinta che i tre non fossero per niente accademici ma rimandò ad un'occasione più propizia l'idea di pretendere spiegazioni. Su una cosa non volle però discussioni: niente auto nel campus perché sarebbe stato necessario ottenere un regolare pass e, nell'appartamento, posto al primo piano, sarebbero entrati insieme a lei, di giorno e dalla porta.-
- Non è la ragazza perfetta da sposare?- sorrise Alex indicando Marianne dietro di lui.
Aspettarono il giorno successivo e si recarono tutti e quattro all'appartamento.Sergio Envìr era arrivato a Heidelberg la mattina del 6 Luglio. Recatosi alla Segreteria del dipartimento dove il Professor Steinkhule teneva cattedra, non aveva ottenuto permessi per indagare non potendo esibire alcuna credenziale accademica, né investigativa.
- Comunque,- gli aveva consigliato la segretaria, - le posso dire che Fraulein Marianne Steinkhule, figlia del professore rapito, ha appena ottenuto un permesso per entrare nella casa di suo padre. Se si affretta la troverà là e potrebbe permetterle di dare un'occhiata.-
Sergio ringraziò calorosamente la segretaria e corse dove gli era stato spiegato essere l'appartamento. Sergio Envìr era un giovane dal fisico asciutto e atletico. Era molto alto, con corti capelli castani scuri, occhi azzurro cupo. Vestiva costantemente abiti sportivi (maglietta, pantaloncini, scarpe da ginnastica), ma in caso di necessità (e questo lo era stato) era pronto all'estremo sacrificio di indossare giacca e cravatta.
La sua destinazione era dentro al campus, situato nella città antica. Nel cuore dei palazzi barocchi si apriva infatti un insospettabile giardino all'italiana, ricco d'alberi e statue. Una delle scale che si affacciavano sulla fontana centrale del giardino menava ad un'elegante balconata neoclassica. Quando salì al secondo piano, vide davanti all'appartamento un'alta e bionda donna robusta, sulla quarantina, con corti tacchi squadrati e capelli raccolti. Indossava occhiali neri ed era vestita con un sobrio tailleur grigio. Stava aprendo la porta dell'appartamento con una chiave, e del resto la descrizione che gli aveva fatto la segretaria corrispondeva perfettamente a quella di Marianne Steinkhule. Attorno a lei c'erano tre figuri dall'aria blandamente protettiva. Guardie del corpo forse?
Uno indossava un impermeabile nero, era di media statura, occhiali scuri se ne stava appoggiato allo stipite a braccia conserte. L'altro era vestito con un abito nero ed elegante, forse di Versace, e capelli lunghi legati dietro la nuca. Il terzo era infine un uomo di media statura con jeans e camicia bianca.
Poiché non aveva preso alcuna precauzione, tutti e quattro si voltarono verso di lui e Sergio si raschiò la gola e disse in un inglese con uno spiccato accento italiano: - Ehm, Miss Steinkhule, I suppose.-
L'uomo con l'impermeabile anticipò la donna. In perfetto inglese.
- Yeah, who wish to see her? U seem Italian...- Poi proseguendo in italiano altrettanto perfetto...
- Rispondi pure in italiano le lingue non sono state inventate per essere storpiate o massacrate, tanto qui ti capiscono tutti.-
- Magnifico.- Esclamò Marianne in inglese e con un sorriso sardonico - Un altro italiano. Mi dica Dottor Gloom, è un altro dei suoi numerosi assistenti?-
- No, questo è la prima volta che lo vedo...- ribatté Gloom.
L'uomo col vestito di Versace se ne stava in disparte, squadrava molto palesemente il nuovo arrivato ed aspettava le prime reazioni. Non accennava ad un sorriso.
Udendo le parole dello sconosciuto, Envìr tirò un sospiro di sollievo.
- Penso che questo renderà tutto più semplice. Salve, sono Sergio Envìr- Il giovane rivolse lo sguardo a tutti i presenti, e tese la mano a miss Steinkhule per prima. - Sono un collaboratore della F.A.T.O., un'organizzazione internazionale d'investigazioni occulte. Questo è il mio biglietto da visita. Non pensi che io sia un ciarlatano o un esaltato. La F.A.T.O. è una fondazione privata che si pone seriamente come obiettivo lo studio del fenomeno delle associazioni segrete, o "sette" se preferisce chiamarle in questo modo. Per quanto possa apparire fantasioso, le organizzazioni occulte sono molto diffuse nel tessuto sociale, e non mi riferisco soltanto alla Massoneria, alle sette pseudo-sataniste o paramilitari. Sfortunatamente alcune di esse godono di cospicue risorse, che utilizzano per scopi illeciti, di genere finanziario o politico. Operano al di là della legalità e costituiscono una minaccia per l'ordinamento democratico. Uno degli obiettivi della F.A.T.O. é documentare la loro presenza e denunciarla all'opinione pubblica. Ho saputo del rapimento di vostro padre e ritengo possibile il coinvolgimento di qualche associazione segreta. Se me lo permette, collaborerò con lei per tentare di far luce sul caso. Ho un'esperienza del settore che manca alle comuni forze di polizia. Posso fornirle anche delle credenziali, se lo desidera.-
- Io invece sono Gloom, Alex Gloom. Questa storia attira gli italiani come mosche pare, tutti che parlano di sette. Per conto mio sono interessato solo alla questione scientifica e al ritrovamento del dottore. Andiamo bene ci mancava solo un fanatico di X-files... Beh benvenuto a bordo tanto ormai mancano solo cani gatti, porci e canarini.- E così dicendo porse la mano con un sorriso di scherno.
- Iniziamo proprio bene- pensò Envìr stringendo la mano del borioso italiano. Contò mentalmente fino a dieci, poi rispose: - Forse non hai ben capito quel che ho detto. Non sono un Rambo cacciatore di sette, non ho intenzione di mettere a ferro e fuoco questa ridente cittadina (anche perché non potrei). Considerami semplicemente un investigatore privato, di quelli senza pistola.-
- Quando vorrai diventare un "Rambo cacciatore di sette chiamami" può essere che ti possa dare qualche dritta.- Alex gli diede una bella pacca sulla schiena, non sembrava nemmeno la stessa persona cui aveva stretto la mano.
Strada osservò il nuovo venuto a lungo, il suo sguardo non lasciava trapelare alcun'emozione o giudizio, - F.A.T.O.? Credo di averne sentito...parlare- disse estraendo un paio d'occhiali dalla montatura logora e dorata e ponendoseli sopra il naso aquilino. Risultarono lievemente sbilenchi.- Devo dedurre,- disse Marianne con lo sguardo un po' annoiato, - che quest'italiano incontra la sua approvazione, dottor Gloom. Chissà perché non ne dubitavo.- Rinfilò la chiave nella toppa.
- Chissà perché, pensi un po' che stranezza, dottor Gloom, tutto questo parlare di sette segrete mi fa pensare che anche voi...- Occhieggiò significativamente tutti e quattro. - Ma è solo un pensiero, sapete. Noi donne siamo così sciocche.-
- Ehi piuttosto, mi devi dare del "tu" ricordi? Le sette lasciale a chi non può fare a meno di sentirsi parte di una minoranza misteriosa ed elitaria, per quel che mi riguarda apprezzo maggiormente chi ha il coraggio di non credere.-
La serratura scattò e la porta si aprì. Entrarono in un piccolo appartamento, con affreschi barocchi sul soffitto. Il primo ambiente era un disimpegno, con un mobile per il telefono e un attaccapanni. La stanza successiva era un piccolo salotto, con televisione, divano, due poltrone, stereo e due pareti occupate fittamente da librerie e portadischi. Nella stanza si aprivano altre due porte. La prima dava su un piccolo cucinotto, piuttosto essenziale, la seconda su una camera da letto ordinatamente a posto, con un grande armadio d'antica fattura e un letto con un'elaborata spalliera di ferro sbalzato. Un angolo della stanza era occupato da una scrivania, con computer e diversi cassetti... Questo angolo era anche pieno di mensole, che traboccavano di raccoglitori. Una porticina dava in un piccolo bagno.
Marianne si guardò intorno, l'aria afflitta - Temo siamo arrivati tardi. È tutto troppo in ordine, mio padre non l'avrebbe mai lasciato così.-
Strada sorrise. Quando agiva si sentiva in pace, libero dai pensieri morbosi ed ammorbanti che normalmente riempivano la sua testa. Lavoro da professionisti... o quasi. Non avrebbero lasciato impronte, dunque era inutile cercarne. Entrò nella camera. Il letto era in ordine. Come prima cosa vi rovistò sotto senza troppa delicatezza, poi dietro la spalliera e quindi svitò la cornetta del telefono per assicurarsi che non vi fossero pulci. In effetti, trovò un piccolo apparecchio montato nella cornetta. Lo fece significativamente vedere agli altri. Il resto della ricerca si svolse nel silenzio. La sua paranoia lo spinse a guardare dalla finestra casomai ci fossero individui sospetti di guardia. Anche a lui non piacevano le armi da fuoco. Le reputava utili ma il loro uso doveva essere spartano: non aveva portato il suo impermeabile "speciale", la stagione non era adatta e dunque era privo di corazza e quasi di armi. Si sentiva in qualche modo nudo.
Marianne pareva molto delusa e, chiedendo scusa a tutti, si era ritirata un attimo in bagno. Forse non era la roccia così dura che voleva sembrare.Alex si avvicinò al computer e lo accese. I nomi in tedesco gli diedero inizialmente qualche difficoltà e dunque chiese aiuto alla loro ospite per le traduzioni che, come supponeva, riguardavano essenzialmente elementi chimici ed effetti delle radiazioni su di essi. Dovette aspettare qualche minuto.
Aveva previsto che per entrare nei file riservati servisse una password invece, con sua sorpresa, non ce ne fu bisogno: il PC si era acceso docilmente. Dopo ore di lavoro fu evidente che il disco fisso era stato ripulito se non addirittura sostituito, vista la totale assenza di qualsiasi file scientifico eccettuate le vecchie versioni dei libri. Nulla di interessante nemmeno fra le carte, che riguardavano argomenti più generali.
Alex durante la perquisizione era colpito dall'assoluta assenza d'agende telefoniche o di fogli d'appunti con numeri di telefono.
Poi si dedicò al salotto. Chiese a Marianne qual era il compositore preferito del padre ma poi si diede dello stupido. I dischi erano quasi tutti di musica classica, tra cui spiccavano diverse edizioni delle opere di Beethoven e Wagner. Molti libri riguardavano Schiller, Goethe e una certa letteratura tipicamente romantica. Non mancavano trattati di chimica e l'opera omnia del professore. C'erano libri anche su numerologia, Kabbala e tradizioni esoteriche. Templari, Rosacroce e libri sulla Chiesa Cattolica, nonché diversi libri sulla Controriforma. In più in parti dello scaffale si vedevano posti vuoti come se alcuni libri fossero stati asportati. Cercò anche cerniere nel divano e nelle poltrone. Nulla d'interessante.
Luca in cucina contò diverse scatolette, stranamente perfino nel frigo c'erano solo varie vaschette di materiale indefinibile, dall'odore simile a carne e verdura, simili a quelle che mangiano gli astronauti... il professore mangiava evidentemente molti cibi preconfezionati.
Su consiglio di Alex, controllò in frigorifero la presenza di limoni e sulla scrivania quella di moccoli di candela: era un chimico e sicuramente non avrebbe avuto problemi ad utilizzare i limoni o qualcosa di simile come inchiostri simpatici. Controllò particolarmente bene il freezer e la spazzatura, e l'unica cosa che trovò nel cestino era un biglietto da visita di un negozio di scarpe del centro di Heidelberg. Scarabocchiato sopra c'era scritto MUNCHEN 18. C'era anche uno scontrino fiscale dello stesso negozio, datato 01/07/00.
Quando Marianne uscì dal bagno, Sergio decise di darci un'occhiata. Lo trovò pulito e in ordine. Frugò nei lampadari di tutte le stanze e nel cassonetto del water. Esaminò l'armadietto dei medicinali e controllò che ognuno contenesse quanto indicato.
Intanto Alex controllava la presenza di doppi fondi nell'armadio. Quest'ultimo era pieno di effetti personali di scarsa rilevanza. Le ultime due ante erano piene di raccoglitori con appunti, fogli e foglietti, ciclostilati, e-mail stampate e simili. Noccò in giro le pareti, scostò i quadri. Osservò il pavimento per notare eventuali piastrelle smosse o strisciate di mobili. Guardò dietro la foto della figlia: nulla di interessante. Poi assieme a tutti gli altri si mise a vagliare il contenuto dei raccoglitori, lavoro che si protrasse anche per buona parte del giorno seguente.Palmyra si trovava nella sua casa, comodamente sistemata su una sdraio sul suo terrazzo, all'ombra di un'ampia tenda che la riparava dal sole cocente di luglio. Ad un certo punto squillò il telefono: - Ciao Palmyra. Allora, stai preparando i bagagli?-
- Ciao Luca... scusa, quali bagagli?-
- Ma come!... Oddio, non mi dire che te ne sei dimenticata! Heidelberg! Lo scambio culturale tra università! Ma com'è possibile che te ne sia dimenticata!...- ... attimi di gelo al telefono...
- No, ehm, non me ne sono dimenticata, ehm, stavo giustappunto cominciando a preparare i bagagli... e ti ricordi per caso quando dovrei partire? Così, tanto per dire...-
- Ho capito.- La voce di Luca, segretario del suo Dipartimento di Viterbo, era piuttosto scorata - Vabbè, ripartiamo da zero. Il 10 luglio devi partire per la Germania per uno scambio di ricercatori con l'Università di Heidelberg, appunto. Lo scambio è di tre settimane; hai già tutto pagato, aereo e soggiorno, devi solo buttare qualcosa in valigia e andare a Fiumicino...-
- Si! Ora mi ricordo tutto! Scusami, ma in questi giorni sono piuttosto sottosopra... Non ti preoccupare, ora preparo tutto e ti richiamo da lì quando arrivo...-
- I biglietti li trovi al check-in... E non ti dimenticare di portare quei libri omaggio per il prof. Brandeburg, il Capo ci tiene tanto...-
- Ok, non ti preoccupare... ci risentiamo-
Attaccato il telefono, Palmyra si precipitò verso l'armadio e cominciò a buttare fuori alla rinfusa vestiti, maglioni, valigie, scarpe... - Cavolo Proprio questa mi dovevo dimenticare! E lo sapevo che il capo ci teneva tanto, aveva fatto salti mortali per ottenere questo scambio... cavolocavolocavolo...-
Il 9 luglio Palmyra s'imbarcò su un volo Lufthansa diretto a Strasburgo da dove prese il treno per arrivare a Heidelberg. Arrivata prese alloggio in una pensione per studenti di fronte all'università.
Il giorno stesso si presentò all'Università e cercò il prof. Thomas Brandeburg. Il colloquio fu piacevole, in inglese. Parlarono di ciò che Palmyra era venuta a fare durante la sua permanenza, ma lei si rese conto che il prof. Pareva preoccupato per qualcosa... alla fine gli tirò fuori la notizia della scomparsa di un suo collega, tale Steinkhule, e si fece raccontare qualcosa del fatto...
Quello che Brandeburg gli disse gli ricordò la notizia del Pulitzer che aveva letto qualche giorno prima. Steinkhule era forse il più famoso chimico della Germania, ma non era ricco.
- Non so a cosa si stesse dedicando.- Disse Brandeburg - Ma di certo era qualcosa d'importante. Era un progetto segreto nell'ambito dell'Università, di cui erano al corrente solo il Rettore e alcuni interni al dipartimento di Chimica. Anzi, mi stupisce fortemente che non sia saltato fuori nulla di questo sui giornali, né nelle investigazioni della polizia. Inoltre pochi giorni fa è arrivata a Heidelberg la figlia di Steinkhule, Marianne, con alcuni suoi collaboratori, tutti italiani, e sembra venuta per investigare sulla scomparsa.-
Quando tornò al suo appartamento, Palmyra prese il telefono e chiamò la Nota di cui era Araldo. Questi gli promise di mandargli aiuto. Il giorno successivo, 10 Luglio, anche IdoLo Pagano del Movimento d'Enigma avrebbe raggiunto Palmyra.
Il treno su cui viaggiava IdoLo arrivò finalmente alla stazione di Heidelberg, era ancora frastornato a causa delle lunghe ore di viaggio in aereo che, sommate all'effetto devastante del fuso orario, facevano sì che si sentisse più spaesato del solito. Come mise piede a terra si guardò intorno alla disperata ricerca di una faccia amica. Ma dove era finita Palmyra? Finalmente la scorse fra la folla e si diresse verso di lei.
- Buongiorno cara Palmyra! Sono venuto di corsa, anzi in volo, come stai? Novità? Idee? Action plans?-
- Ciao fratellino, sono davvero contenta di rivederti! Comunque, bella domanda: non so se tu hai avuto modo di raccogliere altre informazioni, ma questo è quanto sono venuta a sapere io... - e gli raccontò quello che le aveva detto Brandeburg. - Non so, se tu non hai un'idea migliore potremmo andare a parlare con la figlia, e magari qualcuno dei suoi collaboratori potrebbe aiutarci per spirito di patria... A proposito, come te la cavi tu con la chimica?-
- Oddio... Cara Palmyra, lo sai che sono un uomo dai mille talenti, ma purtroppo tutto quello che so di chimica può essere condensato in due parole: "H2O" e "CH4", e con questo ho concluso il mio repertorio!! Me la cavo meglio con le relazioni interpersonali, proviamo pure con la bella fanciulla e con i colleghi parrucconi. Se mi accompagni in albergo, sbrigo due formalità, mollo i bagagli, e poi possiamo partire per Dusseldorf! Oppure preferisci fare prima un tentativo qui all'università?-
- So che ora la figlia non è a Dusseldorf ma è qui, ho anche il nome dell'albergo in cui alloggia. Io ci farei un salto ora, se non ti dispiace...- E assieme si avviarono verso l'albergo.Alex, Marianne, Vincenzo, Luca e Alex tornarono pressoché a mani vuote dalla perquisizione dell'appartamento di Steinkhule. Dopo avere scartabellato decine e decine raccoglitori e cartacce, avevano compreso che chiunque aveva ripulito l'appartamento era stato un vero professionista.
Dopo una notte di sonno, ognuno cercò di pensare a quale sarebbe stata la prossima mossa.
Sergio Envìr decise di scambiare quattro chiacchiere con Marianne. Bussò alla sua camera d'albergo.
- Chi è?- chiese Marianne in tedesco.
- Madame.- esordì Sergio - Sono Envìr, le dispiacerebbe parlarmi un po' di suo padre?-
La porta si aprì. Marianne aveva gli occhi gonfi di chi ha pianto tutta la notte. - Prego, entri pure- quando Envìr si fu accomodato, Marianne chiuse la porta col catenaccio e poi disse: - Mi dica.-
Envìr si guardò attorno. Sembrava che Marianne stesse facendo le valige.
Forse la delusione della perquisizione era stata maggiore di quanto avesse creduto.
- È importante chiarire alcuni particolari della vicenda. Mi risulta che ultimamente si sia interessato all'influenza delle "sette" nella storia tedesca. Le ha mai parlato di qualcuna in particolare, ad esempio i Rosacroce (ho notato il libro in salotto)? Oppure non le ha mai raccontato qualcosa a riguardo dei Templari, o meglio dei Cavalieri Teutonici che sono di casa da queste parti?-
- No, nulla del genere, mi dispiace...- disse laconicamente Marianne, continuando a girare per la stanza, come a fare la valigia.
- Si ricorda se suo padre abbia compiuto viaggi nei mesi scorsi, magari verso qualche città in particolare? Penso che abbia visitato qualche biblioteca ben fornita, per documentarsi...-
- Non saprei, mi faccia pensare...- e mentre faceva questo, cercava di prendere una valigia in cima all'armadio, invano. - Mi scusi, mi può aiutare?-
- Ma certo...- disse Sergio. Si alzò in punta di piedi per raggiungere la valigia, poi il colpo lo raggiunse alla base della nuca, violento, terribile. Fu il buio.Quando si riprese, era legato come un salame con spago, scotch e lenzuola.
- Mi dispiace molto, Herr Envìr- disse Marianne, con una pistola nella mano destra e un coltello nella sinistra. - Ma mi sono stufata di essere presa in giro. Avanti chi è davvero lei e di che setta fa parte? L'avverto: sono disperata e farei di tutto per trovare mio padre, quindi non esiterò ad usare questo coltello per scioglierle la lingua...-
In quel momento qualcuno bussò alla porta. Marianne s'irrigidì. - Chi è?- chiese con un fil di voce.
- Miss Steinkhule, buon giorno, sono un'amica del professor Brandeburg, vengo dall'Italia e mi chiamo Palmyra De Pyris. Posso scambiare due parole con lei?-
- Italia?- mormorò Marianne con un tremito.
- Si, sono italiana; la cosa le crea problemi? Sono qui per uno scambio culturale con la mia università. Le confesso, io sono un'archeologa e di chimica capisco poco. Però il prof. Brandeburg mi ha parlato della scomparsa di suo padre, e sembrava piuttosto preoccupato. E poiché comunque il ragionare su indizi e prove labili è una cosa che noi archeologi riusciamo a fare piuttosto bene, mi chiedevo se per caso potevo esserle utile in qualche modo. Le presento anche il mio amico qui, IdoLo Pagano; ci siamo trovati casualmente a Heidelberg e saputo che m'interessavo a questa storia ha accettato di venire con me... possiamo magari proseguire la conversazione dentro? Mi creda, il mio unico interesse è ritrovare suo padre...-
La voce pareva piena di comprensione e cerca d'essere rassicurante e confortante per Marianne...Michaela Pellegrini era abbastanza seccata. Aveva perso diverso tempo fra Dusseldorf e Paderborn alla ricerca di Marianne Steinkhule, la figlia del Professore scomparso. Infatti il suo amico Iunio Simpson le aveva chiesto di investigare in sua vece pensando che potesse riguardare qualcosa di vitale importanza per Pathos. L'ultima notizia era che Marianne era partita con un gruppo d'Italiani alla volta di Heidelberg, città universitaria dove il professor Steinkhule era ordinario di chimica organica. Dopo avere preso alloggio in un albergo nel centro della città, Michaela si era informata presso la segreteria dell'università e aveva ottenuto il nome dell'albergo dove la Steinkhule alloggiava. Le dissero anche che la Professoressa Palmyra De Piris, da poco arrivata dall'Italia, aveva appena chiesto la stessa informazione e si stava recando all'albergo.
- Se c'è di mezzo l'Araldo di Loki deve essere qualcosa d'importante!- pensò Michaela e si affrettò verso l'albergo. Giunta all'albergo non perse tempo a chiedere dove fosse la stanza della Signorina Steinkhule, ma fece una rapida descrizione di Palmyra chiedendo se l'avessero vista passare.
Di lì a poco ebbe l'informazione sperata. Era al piano secondo.
Michaela salì le scale di corsa e sbucò nel corridoio di destra. Giusto per vedere Palmyra di spalle, in compagnia di un uomo che da quella posizione non riconosceva, dire alcune parole rivolta verso la porta.All'interno della stanza Marianne sembrava indecisa: - Il professor Brandeburg? Lei è davvero amica di Brandeburg?-
Ma Sergio aveva già fatto la sua mossa: facendo del proprio meglio per liberarsi. Marianne non era certo un'esperta rapitrice, e la legatura raffazzonata non era troppo resistente.
Si aiutò con i denti (non era stato imbavagliato) per tagliare lo scotch.
Tentò di fare meno rumore possibile, e appena libero, andò alle spalle di Marianne e le afferrò il polso, costringendola a gettare il pugnale.
Palmyra e IdoLo sentirono i suoni inconfondibili di una colluttazione. Una figura uscì dalle ombre del corridoio. Palmyra la riconobbe: era Michaela Pellegrini, un'Alterazione del Pathos, ma non era il momento di chiederle cosa ci facesse lì. Michaela le sorrise e le si mise vicino.
- Che cosa sta succedendo lì dentro?- urlò Palmyra bussando alla porta. Poi Sergio Envìr aprì, salutando i tre Empathici davanti alla porta. Marianne era seduta sul letto e si massaggiava il polso.
Da una stanza poco lontana ecco uscire un Alex Gloom versione "da camera": pigiama a righe verdi e gialle, pantofole e vestaglia di seta.
Luca era impegnato a lavorare al proprio computer quando sentì nel corridoio alcune urla e forti colpi... si sarebbero detti pugni su una porta. Scattò in piedi ed aprì la porta e davanti a quella della camera di Marianne vide, seccamente interpellati da Alex, un uomo e due donne, una delle quali aveva un aspetto leggermente familiare.
- Ma volete svegliare l'albergo? Che è tutto sto casino. Vogliamo scommettere che è qualche pivellino?- Poi avvedendosi di Palmyra... - E lei chi è?- strizzando un occhio a Palmyra. - Spero non un'altra italiana perché altrimenti esigo delle spiegazioni. Marianne dove si trova?- Con la mano faceva segno che avrebbe spiegato dopo. Teneva la voce abbastanza alta da essere udita da Marianne. Poi si precipitò nella stanza e guardò malissimo Sergio. Raccolse il coltello caduto.
Michaela guardava tutti con l'aria di chi veramente non ci sta capendo un accidente! Ma restò in silenzio aspettando di capire qualcosa... Da un'altra stanza uscirono due persone.Palmyra le riconobbe immediatamente: erano Vincenzo Alessandro Strada e Luca Vezzolaii , due Alterazioni, - C'è mezzo Pathos in quest'albergo.- borbottò fra sé e sé. Fece un gesto anche a loro come per dire "noi non ci conosciamo". Luca notò il gesto della donna... e la familiarità si fece sempre più pressante. Rispose al gesto... e fissò attentamente la donna cercando di riconoscerla.
Intanto Envìr, che teneva costantemente d'occhio la Steinkhule, pareva non gradire lo sguardo di Gloom: era rosso in viso, ma gli occhi erano gelidi. - Se pensi che io abbia aggredito, o peggio, quella zoccola,- disse indicando la donna, - sei sulla cattiva strada.-
Sul viso di Luca apparve un sorriso ironico. - Evviva la bon finesse... di polli ruspanti ce ne sono molti in giro in questa stagione... sarà forse la stagione del calore?-
Gloom si rivolse direttamente a Sergio: - Chiedi scusa.- il tono era neutrale, quasi casuale. Nonostante apparisse alterato Gloom abbozzava un sorriso, non era scherno, piuttosto compiacimento. Sembrava adorare la situazione caotica creatasi. - Non solo ma spiegami cosa è successo. Mi sono impegnato a proteggere Marianne. Per quel che ne so potresti essere in lega con i rapitori...-
Envìr lo ignorò e si rivolse ai presenti: - Entrate pure, mi servono dei testimoni.- Appena riuniti, riprese la parola: - Stavo discutendo amabilmente con la signorina, quando lei mi ha tramortito. Mi sono risvegliato legato come un salame. Mi ha accusato di far parte di qualche setta italiana e mi ha minacciato con un coltello, per farmi sputare il rospo. Crede che Dloom (o come cavolo si chiama) e Strada facciano parte della stessa organizzazione. E ora crederà che anche voi tre, soltanto perché italiani, siate del giro.-
Gloom scoppiò a ridere... - Tutto qui? Beh mettiti nei suoi panni. Suo padre scompare e mezz'Italia la raggiunge per aiutarla, ti sembra una situazione comune? Dai, scusati con lei e la facciamo finita. È ovvio che tu hai i tuoi motivi per essere qui, però vorrei che almeno mettessi in chiaro una cosa: noi non ci conosciamo quindi perché diavolo dovrei crederti? Per me potresti stare dalla parte dei rapitori per quel che ne so. Quanto ai nuovi arrivati, tu li conosci scommetto... Io ho lavorato con Strada in passato ma non mi fido neppure di lui. Forse era meglio che io e Marianne continuassimo da soli le indagini senza la vostra presenza. L'ipotesi che facciate parte di una setta effettivamente ha sfiorato anche me. Non parlate d'altro tutti. Bah tanto non mi direte mai la verità...- Poi rivolto a Marianne: - Tu stai bene?-
- Starei meglio se non mi prendessi per il culo, Gloom, stai insultando la mia intelligenza più di quanto stia facendo quell'esaltato.- disse indicando Sergio Envìr.
Quest'ultimo sbottò: - Senti puttanella, non m'interessano le scusanti, ora farò una telefonata alla polizia e ti procurerò guai a non finire.-
- Ma sì la faccia una buona volta,- sibilò Marianne - È quello che avrei dovuto fare da quando questi tre pazzi hanno bussato alla mia porta, a Paderborn- indicò Alex, Luca e Vincenzo.
- Già e perché non gli spieghi anche che sei un "cacciatore di streghe" e quello che ci facevi nella stanza di una signora di notte.- Rincarò Alex sedendosi sul letto a fianco di Marianne e infilando il coltello nel cassetto del comodino... - Cerchiamo di non svegliare l'albergo e riflettiamo con calma, la situazione non è chiara e sarebbe il caso di fare un po' più di luce. Inoltre dovremmo riordinare gli indizi trovati fino ad ora e decidere una linea d'azione... prima però vado a vestirmi.-
- Mi credete così stupida?- gli urlò in faccia Marianne - Ho ascoltato tutti i vostri discorsi nel mio salotto a Paderborn. Era evidente che appartenete ad una qualche organizzazione iniziatica che ancora non so ben inquadrare. Non è vero Gloom, o la devo chiamare Discordia di Desiderio?-
- Touchè Madame...- mormorò Luca alzando un sopracciglio.
- Per non parlare poi del fatto,- proseguì Marianne, ormai lanciata, - che non si sono mai visti tanti italiani tutti assieme in questa parte della Germania, e tutti nella mia camera d'albergo. Beh, sì ha ragione, non può essere altro che una coincidenza, la polizia ne converrà certamente, specialmente dopo il rapimento di mio padre. Anzi arriviamo al dunque allora: chi di voi era quello travestito da prete? Avanti, giochiamo a carte scoperte! A questo punto non me ne frega un cazzo di niente altro, ma almeno ditemi se è ancora vivo!- poi la sua voce si addolcì.- Non vi ha fatto nulla. Ma se è ancora vivo bene, allora portatemi da lui, vi prego. Di certo quella maledetta Pietra non vale la vita di un uomo!-
Alex non fece una piega: - Se vuoi chiamarmi come mi chiamano nella confraternita dell'università fai pure ma per favore dammi del tu. Chiamare la polizia non è un problema per me, non ho nulla da nascondere e puoi controllare le mie credenziali. Come ho detto sono solo un chimico.-- Calma! Cerchiamo di prendere tutti un bel respiro e calmiamoci!- intervenne Palmyra - Qui ci stiamo gettando addosso accuse gratuite che non aiutano minimamente a venire a capo della faccenda... della scomparsa del professore suo padre, signorina Marianne... Non vedo il motivo di chiamare la polizia visto che pare che tutti siamo qui per un unico scopo: salvare il professore, appunto... e se siamo qui, signorina Marianne, è ovvio che non siamo stati noi a rapirlo, non trova? Io consiglierei innanzi tutto di entrare tutti in camera e di chiudere la porta, che di casino nell'albergo ne abbiamo già fatto abbastanza; poi ci sediamo, ci beviamo tutti qualcosa e facciamo chiarezza. Vorrei sentire da voi cosa è successo finora, visto che le informazioni che mi ha dato il prof. Brandeburg sono piuttosto sommarie... - Palmyra costringeva delicatamente ma con fermezza Marianne a sedersi, con uno sguardo invitò tutti gli altri a fare lo stesso, poi chiuse la porta della camera rassicurando con poche parole gli ospiti che ancora curiosavano nel corridoio, e si sedette davanti a Marianne alla quale nel frattempo IdoLo aveva dato qualcosa da bere.
Michaela intanto si sedette su una poltroncina. Accettò una bibita e prestò la massima attenzione a tutto, cercando di sembrare il più rassicurante possibile. Di certo non era il momento di stare a fare presentazioni e convenevoli vari...
IdoLo dal canto suo, onestamente un po' sorpreso dal casino che si era scatenato, aveva seguito Palmyra nella camera della Steinkule e si defilò appoggiandosi allo stipite della finestra. Guardò gli altri in viso: oltre a Marianne c'erano lui e Palmyra, Alex Gloom, le due Alterazioni arrivate dalle camere attigue e la ragazza venuta dal corridoio.
- Allora, miss Steinkhule,- terminò Palmyra - vuole per favore raccontarmi che cosa sta succedendo e soprattutto che cavolo è 'sta Pietra di cui parla e cosa c'entrerebbe suo padre?-
Alex improvvisamente appariva stupito come se avesse finito un puzzle la cui figura si distingueva solo ora... - Tutto quadra eppure...- Poi conscio di dire un'assurdità: - Marianne non vorrei aver capito bene...voi sostenete che vostro padre è riuscito nella Grande Opera? E che voi avete la Pietra?-
Marianne lo guardò, uno sguardo di sfida negli occhi: - Verità per verità.- mormorò.
Faceva molto caldo all'interno della stanza sovraffollata. Gli empathici occupavano ogni metro quadrato libero, alcuni sdraiati sul lettone, altri, più sfortunati, in piedi. Sergio si era accaparrato l'unica sedia disponibile, era sua di diritto perché vi era legato come un salame fino a pochi minuti prima. Miss Steinkhule non appariva intimorita dalla presenza di tanti estranei, e non pareva temere per la propria sicurezza. Fosse dipeso da Envìr, la donna si sarebbe trovata realmente in guai seri.
L'Italiano non aveva gradito il trattamento inquisitorio e in quel momento avrebbe voluto pestarla a sangue. Si trattenne unicamente perché attendeva ancora delle risposte.
Prima che la Steinkhule potesse rispondere a Palmyra, si sfogò istintivamente con la tedesca.
- Senti, non mi importa quali fesserie ti stanno passando per la testa in questo momento. Non appartengo a nessuna fottutissima setta, d'accordo? È la prima volta che incontro questi miei connazionali. Non so perché Gloom si sia scelto un soprannome così stupido, Discordia di stica..., non so se giochi a fare l'uomo delle sette o se appartenga davvero a qualche gruppo pseudo-segreto. Sono qui per fare il mio lavoro e per farlo bene! Quindi se mi lascerai collaborare potrò aiutarti. Sono anche disposto a perdonarti l'aggressione.- Tirò un profondissimo respiro per calmarsi. - Adesso parla pure di questa pietra. Cos'è, un oggetto d'antiquariato, un opera d'arte, un reperto archeologico? Tuo padre la stava cercando?-
- Ho detto che non darò nessun'altra risposta finché non saprò con chi ho a che fare!- strillò la Steinkhule.
- E va bene è imbarazzante ma mi tocca spiegarlo,- ammise Alex con voce grave, - Luca mi chiamò così in casa tua perché, come ti ripeto da tanto, ci conosciamo dai tempi dell'università, io ero un poco più avanti di lui e beh diciamo che... scusa se lo dico davanti a tutti... siamo stati amanti. Lui è rimasto fedele all'orgoglio gay, io invece scoprii d'essere bi. Da lì deriva che lui mi prende in giro chiamandomi con quello stupido soprannome. È imbarazzante dirlo ma è così. Credo che il tizio che sia arrivato con lui sia la sua ultima fiamma. C'è stato un tempo in cui facevo pesare che ero più avanti di lui negli studi e che ero ammanicato con i professori. Non mi ha perdonato e ne è nata la discussione che lei ha preso per esoterica. Mi vergogno abbastanza in questo momento... Gli altri non li conosco affatto.-
Luca abbozzò un sorriso divertito alle parole di Nimrod. Appena la Nota terminò le sue spiegazioni prese la parola : - Quella del mio ex amante... è una spiegazione succinta... ma sommariamente corretta.-
- Continuate pure a fare la commedia.- replicò Marianne. - Di questo passo non giungeremo a niente. Ho preso informazioni su di voi, sapete, e fino ad ora non avete fatto altro che mentirmi. Ich glaube das nicht!-
Palmyra intervenne in maniera decisa: - Ora basta!- disse risolutamente.
Prese gentilmente la mano di Marianne e addolcì il tono. - Marianne. Ragioni, la prego. Se anche noi fossimo una Setta Segreta e se tutte le persone presenti in questa stanza si conoscessero, cosa che non confermo né smentisco, non potremmo certo rispondere in maniera positiva alle sue domande. Saremmo una setta segreta e se dicessimo: sì signorina Steinkhule, siamo una Setta Segreta, la SAPP (i Sublimi Adoratori del Pinco Pallo) che segreto sarebbe? Quindi è un'altra la domanda che lei dovrebbe fare.-
Palmyra abbassò la voce e avvicinò il viso alla donna - La domanda esatta è: possono queste persone aiutarmi a liberare mio padre? Lei vuole la risposta a questa domanda?-
Marianne guardò Palmyra, lo sguardo incatenato ai suoi occhi. - Sì.- Disse in un soffio.
- Bene.- Disse Palmyra - Noi possiamo aiutarla. Ora, faccia altre due domande. Ma la prego, lasci perdere queste sciocchezze da setta segreta. Non le risponderei neanche. Quando avrà finito con le sue domande, sarà la mia volta di fargliene tre.-
- Va bene.- Disse Marianne, lo sguardo che le s'illuminava - In che maniera potete essermi utili per trovare mio padre?-
Palmyra sorrise. - Beh, se fossimo una setta, la risposta sarebbe facile. Avremmo a nostra disposizione risorse di cui lei non potrebbe mai disporre, inoltre se avessimo cattive intenzioni avremmo già tentato di estorcerle informazioni con la forza, cosa che solo lei ha tentato di fare con il signor Envìr.-
- E ora la domanda più importante.- Disse Marianne - Cosa ci guadagnate? Qual è il vostro vero interesse in questa storia? La vita mia e di mio padre potrebbe essere messa in pericolo da parte vostra una volta che abbiate raggiunto il vostro scopo?-
- Queste sono tre domande, Fraulein Steinkhule, ma le risponderò lo stesso per quel che riguarda me.- Sorrise Palmyra. - A me interessano le scoperte scientifiche di suo padre. Ho un certo interesse per quella Pietra che lei ha nominato di sfuggita e, qui interpreto sicuramente il pensiero di tutti quelli in questa stanza, - così facendo l'Alterazione fece scorrere significativamente lo sguardo sugli altri Empathici, - lei e suo padre non avete nulla da temere da noi. Né adesso né mai.-
Marianne si rilassò impercettibilmente, il volto parve sollevato. - Ho una condizione però: mi porterete con voi.-
- Potrebbe essere pericoloso.- iniziò Palmyra.
- O così o non saprete nulla da me.- Disse lapidariamente Marianne.
- D'accordo.- Concesse Palmyra.
Marianne allungò la mano e strinse quella di Palmyra a lungo, poi si alzò e si chinò sotto l'armadio, strappando una busta legata sotto di esso con dello scotch.
- Qui ci sono documenti che ho recuperato ieri nel bagno della casa di mio padre, mentre perquisivate le altre stanze. C'era una cassaforte nascosta di cui ero a conoscenza dietro lo specchio dell'armadietto sopra il lavandino.
Vi ho trovato alcuni contatti, un libretto degli assegni ancora intonso e una copia dell'autorizzazione da parte del Rettore dell'Università di Heidelberg ad utilizzare un vecchio laboratorio, qui denominato Laboratorio Gamma, per effettuare studi, ricerche ed esperimenti su un oggetto, definito in questo documento come Lapis Antiqua.
Poi c'è quest'altro documento, sempre firmato dal Rettore: una richiesta al CERN di Ginevra di poter utilizzare il loro acceleratore di particelle per uno studio su "un nuovo minerale", e la richiesta da parte del CERN d'ulteriori informazioni. Come potete notare quest'ultima è del giorno prima del rapimento, quindi devo pensare che questa Pietra di cui si parla sia ancora al Laboratorio Gamma. Ora io contavo oggi pomeriggio di fare un salto in Università e di chiedere informazioni sull'ubicazione di tale laboratorio. Sul documento dice solo che è qui a Heidelberg. Ma se lei conosce bene il professor Brandeburg forse potrà ricevere da lui quest'informazione. Vede questo numero in cima ai documenti? Significa che sono classificati con la massima segretezza dell'Ateneo. In pochi ne saranno a conoscenza. Forse Brandeburg, come direttore del dipartimento d'Archeologia e membro del consiglio d'Ateneo lo saprà. Purtroppo le informazioni in mio possesso sono tutte qui, a parte...-
- A parte cosa?- incalzò Palmyra.
- Vicino a noi, a Paderborn, abita un'anziana signora, di quasi novanta anni, che è stata testimone del rapimento di mio padre. Lei giura che sull'automobile che ha rapito mio padre ci fosse anche un prete. Dice di avere distinto in maniera chiara la tonaca nera e il colletto bianco. Nessuno però le ha creduto per due motivi: in primo luogo la donna è molto in là con gli anni, giudicata pazza, parla da sola e non ci vede per nulla bene. Inoltre Paderborn è una delle roccaforti del potere cattolico in Germania e di certo l'idea di dover investigare nella Curia non è sembrata gradevole alla polizia locale.-Ci volle una settimana per trovare l'ubicazione del Laboratorio Gamma. Il professor Brandeburg, alla domanda di Palmyra, cadde, infatti, dalle nuvole, affermando che i laboratori esterni scientifici erano solo tre: Alfa, Beta e Omega. Palmyra insistette perché s'interessasse della cosa. Dopo alcuni giorni, Brandeburg si fece risentire. Era un po' agitato. Disse che aveva cercato il Rettore, ma che aveva preso un mese di ferie. Alla Segreteria del Rettorato la signorina dopo che aveva sentito il nome del Laboratorio era sbiancata e aveva iniziato a balbettare che non sapeva nulla. Brandeburg era rimasto molto sorpreso. Fu subito dopo che Brandeburg si accorse di essere seguito. Il suo messaggio apparve nella segreteria telefonica di Palmyra durante la notte del giorno 20, l'Alterazione se n'avvide solo la mattina successiva. Brandeburg diceva che c'era un'automobile che lo seguiva e che aveva paura. Poi si sentì un urlo e un rumore di vetri infranti.
Nessun'ulteriore notizia da Brandeburg. Il giorno dopo risultò all'Università, da un rapido controllo, che anche lui aveva preso un mese di ferie. Sul giornale nessuna notizia da mettere in relazione con l'accaduto.
Marianne sembrava una tigre in gabbia, ma non ci volle molto che ricevette un plico recapitatogli da un ragazzino, la sera di Sabato 22.
Lo fece leggere a tutti: "Fraulein Steinkhule, i miei rispetti. Mi scuso fin d'ora se manterrò l'anonimato. Ho molta paura e sono stato minacciato da alcuni uomini, e rischio la vita. Io so dove è il Laboratorio che il professor Brandeburg cercava per suo conto. Sono uno studente di suo Padre.
Mi ci portò una volta per un test, perché cercava di mettere insieme un'equipe per studiare un oggetto che l'Università aveva acquisito a Koenigsberg. Non voglio essere ulteriormente coinvolto. Faccia attenzione però. So che lei e i suoi amici siete sorvegliati e c'è stato categoricamente proibito di parlare con voi. Siamo stati minacciati di morte e non sappiamo da chi. Qualcuno di molto potente comunque se può permettersi di mandare "in ferie" il Rettore della più prestigiosa Università tedesca. A cinque chilometri a Nord di Heidelberg, a nord ovest del quartiere residenziale di Handschussheim, c'è una zona collinare, denominata Heiligenberg. Se segue le frecce gialle che indicano il percorso per lo Stephankloster, un antico e maestoso monastero benedettino in rovina, troverà una monumentale Arena, un po' inquietante, scavata nella roccia per gli spettacoli di propaganda nazista. Non lontano c'è un tempio pagano dedicato a Mercurio, del II sec. Fra i due siti, c'è una carrozzabile, senza alcuna segnalazione, che lambisce sulla sinistra i resti di una fortificazione celtica. Dopo pochi minuti la strada si perde nella campagna e, non asfaltata, giunge in prossimità di quello che dall'esterno pare un capannone in non ottime condizioni. Un cartello indicherà che è un deposito di materiale di proprietà dell'Università. Attenzione. Lo stesso Brandeburg c'è stato molte volte. Ci sono custodite attrezzature di scavo ormai in disuso che l'Università usò per le spedizioni dell'università a metà secolo. Il vero Laboratorio è nel sottosuolo. Il Custode lo sa. Non posso dirvi altro. Buona fortuna."
HEILIGENBERG
Baden, 23 - 24 Luglio 2000
Era Domenica 23 luglio quando il gruppo si riunì in una delle stanze dell'Albergo di Heidelberg.
Strada non si preoccupò di aggiungere nulla. Poco comprendeva ed ancor meno s'interessava dei lati più misticheggianti della sua nuova situazione, lui ricercava ciò che si poteva toccare. Punto.
La parola Pietra era risuonata nella sua testa ma qualcosa gli diceva che non era la stessa cosa che cercavano disperatamente gli altri. Ma sarebbe stato inutile discuterne. Aveva assistito, più di una settimana prima, alle loro patetiche scuse, falsità e giustificazioni ed aveva iniziato con le proprie domande. Lineari. Questa era la differenza tra uomini e donne, ma nell'eccitazione del momento probabilmente, le sue domande erano rimaste senza risposta. Ora, che tutto si avviava ad una conclusione, decise di riprendere la sua linea di discussione.
- Ora che, più o meno, ha compreso chi siamo - disse a Marianne - Spero riesca a darci supporto senza ulteriori crisi isteriche. Noi cerchiamo qualcosa e la troveremo. Sta a lei decidere se ritroveremo anche suo padre nell'operazione.-
Negli occhi di Strada balenò una luce di disumanità, - Ci parli di questo sacerdote che secondo lei non sarebbe stato tale e della sua pietra. Spero non ometta i dettagli come ha fatto con la polizia o dovremo trovare metodi alternativi per risvegliare i suoi ricordi.-
Alex si intromise subito, guardando Strada con un sorriso mezzo accennato: - Ehi, niente minacce okay? Siamo tutti sulla stessa barca e Marianne è abbastanza intelligente da capirlo. Ora pensiamo solo a cosa fare oggi. Io ho trovato uno scontrino di un negozio di scarpe il bello è che si riferisce a dopo il rapimento del professore. Abbiamo un labile indizio su chi è stato qui. Qualcuno si offre per controllarlo? Inoltre, poco prima di essere rapito, il professore aveva un appuntamento con un altro docente, probabilmente Marianne saprà qualcosa in più di me su di lui e credo valga la pena d'intervistarlo. In ultima istanza, ma non meno utile, abbiamo il pass per entrare nel Laboratorio Gamma dove il professore svolgeva le sue ricerche. Lo so che la parola Pietra sveglia i vostri istinti più bassi ma cerchiamo di collaborare ok? Al laboratorio andremo insieme se possiamo e se no direi di mandarci gente con competenze nel campo... chi oltre a me se ne intende di chimica, alchimia e affini? Mi è utile sapere anche chi parla tedesco fra noi... Su chi siano le nuove arrivate e cosa vogliano non voglio neanche spendere una parola, è evidente che chi è qui non è ciò che dice d'essere ma finché ci muoviamo nella stessa direzione soprassederò.-
Poi rivolgendosi alla tedesca - Ora Marianne dì quel che sai e sii particolareggiata, la tortura peggiore, se davvero ami tuo padre, è perdere tempo. Ti diverte così tanto essere la carnefice di te stessa?-
- Siete ben strani, - rispose Marianne, - Vi ho già detto tutto quello che sapevo e questo dannato harschlock - disse, indicando malevolmente Vincenzo, - mi minaccia. Tutto quello che so ve l'ho detto. Nella macchina che ha rapito mio padre c'erano due persone tutte vestite di nero e un prete cattolico. Li ha visti Hilga Bottcherhof, un'anziana signora che abita vicino alla nostra casa di Paderborn. Quanto alla sua domanda idiota, signor Discordia di Desiderio, si vede che non ha guardato molto bene i documenti che le ho dato. Non si tratta di un pass, ma di un'autorizzazione da parte del Rettore a nome di mio padre per utilizzare il laboratorio. Non so altro, che cazzo vuoi, che mi inventi qualcosa di più solo per la bella faccia tua e di quest'altro esaltato che ti porti dietro? Mi interessa solo liberare mio padre, poi per quello che mi riguarda voi potrete anche andare all'Inferno. Questi due per primi.- Aggiunse indicando Sergio e Vincenzo. - Quanto allo scontrino, stai dicendo un enorme cazzata: guarda meglio: lo scontrino è datato 1 Luglio e mio padre è stato rapito il giorno dopo. Inoltre la scrittura Munchen 18 è sua, anche se non ho idea di cosa voglia dire. Per quel che riguarda te, testa di cazzo, - disse rivolgendosi a Nemus, - L'unico che vi nasconde qualcosa qui è il vostro Alex Gloom. Scommetto che non vi ha detto nulla dell'agenda di mio padre che abbiamo esaminato assieme.-
Allo sguardo perplesso degli altri, proseguì con un sorriso ironico: - A Paderborn gli ho fatto vedere l'agenda di mio padre. Sulla copertina appariva il suo indirizzo a Heidelberg. Riassumendo, il diario conteneva formule chimiche e matematiche.
Alcune riguardavano l'accelerazione delle particelle, altre mutazioni d'elementi pesanti e teorie di stabilizzazione d'elementi chimici sintetici. C'erano anche ghirigori e simboli senza alcun significato apparente, fra cui improbabili modelli di cristallizzazione e appunti riguardanti il bombardamento di un oggetto denominato Campione Alpha, con particelle subatomiche. Questi appunti apparivano molto criptici ed era assai difficile stabilire qualcosa di certo. La cosa che più stupiva era la continua menzione del Tecnezio, un elemento sintetico, come base costitutiva del Campione. Seguivano appunti di lezione su elettro negatività e ionizzazione e una serie d'appuntamenti: tutti con il Rettore o laureandi, nonché ripetuti appuntamenti con tal Herr Schonuber (tutti a Heidelberg). Continui riferimenti al Laboratorio Gamma di Heidelberg, dove sarebbe conservato il Campione Alpha. Nessun'indicazione utile sulla sua locazione precisa. Ecco, ora sapete tutti tanto e quanto me...
Poi sento che Alex è convinto che Schonuber sia un professore e che io lo conosca. Balle. Ho chiesto all'università e il nome è a loro sconosciuto quanto a me.-
- Okay - sibilò Alex - Allora domani mattina sul presto vai con qualcuno a farti una chiacchierata, senza di me, tanto non ti fidi o sbaglio? Portati Envìr visto come andate d'accordo, oppure qualcuno dei nuovi arrivati... Quanto alle cose simpatiche che mi hai detto, da Strada lo accetto a mala pena, da te no. Che cazzo credi che me ne fotta di te? L'hai detto tu stessa la tua utilità è finita, vedi di non aggiungere l'insolenza a tutto questo. Se c'è una cosa che ho fatto è essere corretto e rispettarti, pretendo lo stesso trattamento. Ok l'ho letta in modo affrettato ma la sostanza non cambia. Che sia un pass o un'autorizzazione siamo lo stesso impossibilitati ad entrarci o credi forse che ti ci faranno entrare solo perché sei la povera figlia del dottore scomparso? Secondo me la cosa più utile è rintracciare il collega di tuo padre e vedere di entrare nel laboratorio con il suo aiuto se possibile, magari ci penso io domani da solo o con Strada... Inizio a credere che forse il signor Envìr non abbia avuto tutto quel torto che gli imputavo. Mi spieghi perché rimani in questa stanza con noi? Prendi e vai se il nostro aiuto ti fa così schifo anzi portati dietro un po' di coloro che affollano la stanza e che stanno facendo allegramente tappezzeria tanto non so cosa farmene di loro. Per il Munchen 18... Touchè, si nota che sei a tuo agio in mezzo alle scartoffie. Non può essere un indirizzo? Qualcuno ha una cartina? Se no andate alla reception e vedete di farvene dare una.
Comunque, complimenti! Se c'era qualcuno in questa stanza in lega con gli assalitori ora sa proprio tutto. Ti dai tante arie ma non sei furba come sembri... Certo potrei essere io in fondo già sospetti di me e ho anche apparentemente tentato di sviarvi...-
Alex aveva appena finito che il telefono della stanza squillò. Marianne rispose, disse qualche parola in tedesco e poi si rivolse a Luca, con un sorriso obliquo: - A quanto pare nella hall c'è una donna che dice di essere stata invitata da te. Si chiama Andromaca Gualtieri e, ovviamente, è italiana. Dico di farla salire?-
- Sì si falla salire, è una mia complice!- le parole di Alex trasudavano sarcasmo.
Dopo poco ci fu un leggero ma deciso bussare alla porta, quindi, appena aperta, comparve sulla soglia una donna di circa quarant'anni, non alta e un pochino sovrappeso, aveva lunghi capelli neri e vestiva sportivo ma solo di nero... portava uno zaino in spalla, anch'esso nero, e aveva a fianco una valigia... Entrando diede una veloce occhiata in giro, per nulla sorpresa dall'ammucchiata di gente presente nella stanza, e accennando un saluto comune mentre sorrideva affabilmente se ne uscì con un allegro: - Buongiorno a tutti, scusatemi, ma sono giunta solo ora... per chi non mi conosce, permettete: sono Andromaca Gualtieri... e sono molto felice di fare la vostra conoscenza... - Michaela le indirizzò un enorme sorriso.- Ciao! - poi disse a Marianne facendosi avanti, un po' titubante.- Ehm... se volete... posso accompagnarla io... se non ti dispiace Marianne... - e le sorrise - Almeno con me non ha ancora avuto attriti... -
Andromaca rispose al saluto di Michaela con un sorriso che poi allargò a tutti.- Ma che bella compagnia... Almeno per nome conosco tutti direi... Anche se forse non avevo mai incontrato di persona il Signor Gloom e il Signor Envìr... - il suo sguardo sembrò raffreddarsi appena un poco mentre la voce, forse, indugiava lievemente... ma fu solo un attimo, il sorriso caldo ricomparve lasciando appena un dubbio, - e naturalmente la Signora Steinkhule... presumo... -
Luca accolse la nuova arrivata con un caldo sorriso, si alzò e la abbracciò con calore.- Ben arrivata Andromaca... Marianne... lascia che ti presenti una persona a me molto cara. La responsabilità per la sua presenza è del tutto mia... non dubito però che potrà aiutarci molto nella ricerca di suo padre.- Così dicendo se ne torna tranquillamente al suo posto.
- E in che maniera potrebbe aiutarmi a trovare mio padre, signorina Gualtieri? O magari anche lei è Discordiadiqualchecosa.- Sorrise amaramente Marianne.
- Bene, - disse Andromaca ignorando l'allusione, - penso che le abbiano già spiegato quali sono le mie abilità professionali e visto che mi avete chiamata magari avete anche individuato dove sono rinchiusi gli ostaggi da liberare. I piani dell'edificio sono qui? Altrimenti vedo il caro IdoLo che con i computers è un vero mago... Sono ansiosa di studiarli in modo che si possano tirare fuori al più presto... Per i miei gusti direi che sono già rimasti fin troppo a lungo nelle mani dei sequestratori. - A questa parola le sfuggì un'evidente smorfia di disgusto. - Non si preoccupi Signora, non sono nuova a certe situazioni e neanche loro, anzi, alcune di queste persone mi hanno già aiutata in diverse occasioni simili in passato liberando prima tre fratelli - indicando Palmyra e IdoLo - e poi Riccardo, un bimbo di soli cinque anni, - spiegò, facendo un cenno simpaticamente complice a Vincenzo e Luca, - vedrà, suo padre e i suoi colleghi saranno con noi al più presto, ne sono certa.-
- Oh, ma senti... - Disse Marianne con un sorriso obliquo - Allora ho capito che genere di setta siete. Una specie di Fatebenefratelli. Liberate i poveri ostaggi dalle mani dei cattivi sequestratori, scusate. Come ho fatto a non capirlo prima.- Poi il suo tono s'indurì.- Noto con estremo dispiacere che non avete ancora finito di rifilarmi delle panzane. Se proprio non potete dirmi la verità, quanto meno evitate di raccontarmi delle balle, per favore, me ne avete dette decisamente troppe fino ad ora. Eppure, nonostante tutto, io credo di avere bisogno di voi, quanto voi di me, nonostante le stupide parole del Signor Gloom.-
Poi si voltò verso Michaela.- Purtroppo l'unico collega di mio padre che conoscevo in città era Herr Brandeburg e temo abbia fatto una brutta fine. Non so che cosa vogliate fare voi, ma io ho tutta l'intenzione di andare stasera a fare almeno un sopralluogo a questo Laboratorio Gamma.-
- Penso anch'io che non sarebbe per nulla una cattiva idea - sostenne Palmyra, ma consiglio di andare sul posto sul fare del tramonto, in maniera tale da poter effettuare anche una perlustrazione al buio. Ehm... Casualmente, ho qui due visori infrarossi che ci potrebbero essere utili in una simile eventualità. Che ne dite? Chi è che NON viene?-
IdoLo alzò prontamente la mano e disse - Palmyra, ecco il tuo primo volontario! Non ne posso più di tutte queste chiacchiere vuote, mi scusi signorina Marianne ma credo proprio che sia giunto il momento dell'azione e con o senza la sua fiducia noi agiremo, perseguiamo lo stesso fine anche se ci muovono motivazioni diverse, direi che è ora di mettere da parte le nostre incomprensioni e partire senza indugi.-
- Laboratorio Gamma? - domandò Strada divertito - Dunque dovremmo fare un sopralluogo (per modo di dire ovviamente, so come vanno queste cose) in un luogo chiamato Laboratorio Gamma? Diosanto, è il tipico nome da rifugio dei cattivi di James Bond! Vorrei un po' più di serietà. Comunque... - Strada si avvicinò a Palmyra.- Avrei preferito i termografici ma anche gli IR dovrebbero bastare. Necessiteremo di cloroformio, radio con bande multi frequenza ed armamento non letale. Storditori elettrici? Su ragazzi, non facciamo i tirchi: storditori elettrici, o proiettili anestetizzanti?-
- Spiritosone.- gli rispose Palmyra con tono gelido.
- Molto bene - approvò Alex - allora ci andremo domani sera... ops il domani si è già fatto oggi. Vado a dormire le ultime ore che restano, vorrei essere riposato per domani.- Poi verso Marianne - Beh ti ringrazio una sana dose d'isterismo ogni tanto mi rinfresca - sorrise tranquillamente e se ne uscì dalla stanza ricordandosi di riprendere il coltello prima di uscire.
Mentre era ancora sullo stipite si voltò giusto un attimo - Appoggio la mozione di IdoLo, diamoci da fare con l'azione che con le parole combiniamo piuttosto poco. Domani qualcuno vada a parlare con la vecchia insieme a Marianne io intanto vedo di capire che cosa è Munchen 18 - Monaco 18 e chi è il tizio segnato sull'agenda. Quasi dimenticavo… Ciao Andromaca, finalmente ci s'incontra. Peccato che non abbiamo tempo per i convenevoli abbiamo una vita da salvare... e io ora ho sonno.-
- Non per fare la guastafeste ma non credo che abbiamo tempo di tornare fino a Paderborn, su in Vestfalia per interrogare una vecchia, che sicuramente Marianne avrà già spremuto come un'arancia - commentò Palmyra.
- Ma che bell'atmosfera c'è qui... - Andromaca appariva piuttosto amareggiata - Signora spiacente che abbia frainteso le mie parole. Dovrebbe sapere quanto siano importanti gli studi di suo padre e quindi dovrebbe anche capire che in molti vogliono metterci su le mani. Il fatto che ora qualcuno lo abbia sequestrato, con il palese intento di impossessarsi del suo lavoro, costituisce una grave preoccupazione per altri... che, aiutandolo in questo frangente, sperano di poter poi contare sulla sua gratitudine per entrare nell'affare... È una semplice questione d'interesse... E non dovrei essere io a spiegarglielo. Non essendo molti gli specialisti in "vendita" sul mercato per questo tipo di lavoro, è facile che si finisca per conoscersi tutti... Anche perché, ritrovandosi spesso in concorrenza nello stesso campo, anche per committenze diverse, è fondamentale sapere con chi si ha a che fare... Capisco che la cosa possa confonderla... di certo i "lavori" di cui ci occupiamo non sono mai pubblicizzati e quindi è difficile fornirle prove di quanto le sto dicendo, inoltre ci tengo a farle notare che, anche se comprendo che lei è sotto stress, non giustifico affatto la sua scortesia. Sappia che io vengo pagata ugualmente, comunque vada, ma il mio prezzo è alto perché, finora, sono sempre riuscita a portare a termine il lavoro per cui sono stata assunta e, in questo caso, il mio lavoro consiste nel liberare suo padre e i suoi colleghi. La sua collaborazione potrebbe essere d'aiuto per la riuscita... se però lei non è di questo parere, potrà essere tutto più difficile ma le assicuro che farò ugualmente il mio lavoro. Ci rifletta e mi faccia sapere. Ora perdonatemi, ma sono molto stanca per il viaggio, vado a riposare, mi troverete pronta alla partenza anche se continuo a sostenere che fare un sopralluogo senza prima aver recuperato e controllato i piani di questa costruzione può costituire un rischio per gli ostaggi.-
Quindi Andromaca raccolse con calma la sua valigia e si apprestò ad uscire dalla stanza, mentre Marianne faceva un gesto significativo, come a intendere che era sicura le avessero propinato un'altra, massiccia dose di bugie. Michaela si fece di nuovo avanti: - Io verrei... e anche io mi sento abbastanza stanca e vorrei andare a riposare... però pensate di andare così allo sbaraglio o più tardi elaboriamo un piano? -
- Michaela ha ragione.- Disse Luca - Per cui un'ultima osservazione prima del meritato sonno... Fonti sicure hanno affermato che il nostro gruppo è controllato da vicino... presumibilmente, chi ci controlla è già riuscito a far andare in "ferie" un illustre professore ed addirittura il rettore dell'università, due persone decisamente illustri. Pensateci e prendete le vostre precauzioni.-
- Uh.- commentò Palmyra - Decisamente mi era sfuggito di mente. - Va bene, rimandiamo a domani sera. Però per quello che riguarda piani, dislocazione e planimetrie del posto non possiamo averle. Il laboratorio è segreto e se mettessimo a soqquadro gli Archivi dell'Università ci scoprirebbero subito. Non abbiamo il tempo di procurarci l'attrezzatura da James Bond auspicata ironicamente da Vincenzo, anche se, conoscendo Andromaca, immagino che nella sua valigia non ci siano solo acque di colonia. Comunque la prima cosa che dobbiamo fare è cercare di individuare le persone che ci stanno spiando, solo così domani sera saremo in grado di eluderle. Eluderle ho detto. Mi sembra l'approccio migliore. Di certo più consono ai nostri scopi.-
La mattina successiva ognuno si dedicò ai preparativi che aveva scelto. Andromaca si chiuse nella camera revisionando i suoi attrezzi, mentre Palmyra, IdoLo, Marianne e Michaela tornavano all'Università a fare le stesse domande che avevano ripetuto per più di una settimana, in maniera che nessuno credesse avessero già in possesso la locazione del Laboratorio. Envìr rimase a presidiare le camere, mentre Luca e Vincenzo si diedero da fare per scoprire chi poteva seguirli. Fu a metà pomeriggio, quando Alex rientrò all'albergo, che finalmente ebbero successo.
Alex aveva cercato a lungo con tutti i mezzi a sua disposizione qualche traccia sul misterioso Herr Schonuber, nell'ambito accademico ovviamente, ma non c'era alcun Schonuber che rispondesse alle sue informazioni in città. Frustrato da una mattinata di inutili ricerche si era concesso un panino con wuster e crauti (assolutamente una mattonata) e poi si era recato in un ipermercato. Qui si era procurato un bel po' di roba che apparentemente sarebbe sembrata innocua ma che nelle giuste mani rivelava il suo vero potenziale. Si procurò un flash per macchine fotografiche, un tubo di teflon, un trasformatore da 15 V, alcune resistenze (100 ohm) e altra roba come palline da ping pong, nastro isolante, quei bastoncini che fanno le scintille, pistole ad acqua, alcool, acido acetico, acido muriatico, acqua ossigenata, vernice, cotone idrofilo, bottigliette che sparano stelle filanti, filo elettrico, batterie da 9V e altre cosette simili per poi tornare in albergo passando prima per il negozio di scarpe e chiedendo informazioni. Quanto al misterioso bigliettino con scritto Munchen 18, aveva cercato tutte le strade, ma non esisteva una Munchenstrasse. Recatosi al negozio di scarpe, una commessa le aveva svelato il mistero. Steinkhule aveva chiamato da lì un taxi, Munchen 18 appunto, per recarsi a lavoro, o almeno così aveva detto.
Successivamente, mentre tornava all'albergo con la sua copia della Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto che spuntava fuori dal taschino, Luca e Vincenzo, appostati nella hall, videro chiaramente l'uomo che aveva seguito la Nota, ricongiungersi con un altro figuro in un fuoristrada Daewoo parcheggiato davanti all'albergo.
Ad un'osservazione più attenta i due uomini, entrambi sulla trentina, davano l'impressione di essere particolarmente in forma. Entrambi alti, decisamente più della norma, ed insolitamente nerboruti, avevano un abbigliamento casual ed erano biondi con gli occhi azzurri, tanto che potevano anche essere fratelli. Da quel momento Luca e Vincenzo non li persero di vista.
Nel frattempo Palmyra, Andromaca e IdoLo rivoltavano invano le stanze per scoprire se erano ascoltati tramite qualche cimice e Alex si chiuse nella sua stanza dandosi da fare a smontare flash e a trafficare con trasformatori fili elettrici e quant'altro aveva comprato.
Sul far della sera il gruppo si riunì per elaborare la maniera di sfuggire ai propri angeli custodi. All'ora stabilita Alex presentò raggiante il frutto delle sue fatiche: un bastone di teflon lungo poco più di trenta centimetri alla cui estremità spuntavano due palette in metallo.
Rivolgendosi a Strada - Volevi uno storditore no? Eccotelo. Solo temo che non potrai spararci troppo: il condensatore è quello che è e senza diodi foto moltiplicatori a disposizione ti devi accontentare di dare una bella scarica e poi di aspettare nuovamente che si ricarichi. Dovrebbe poter mandare a nanna un uomo senza problemi però. Il trasformatore che ho comprato non bastava e ho dovuto smontare la tv. Quando spari tieni il braccio bello esteso l'arco voltaico è lunghino e potrebbe rimbalzarti addosso.-
- Non sono nuovo a questi giocattoli.- Commentò Strada sorridendo.
- Nel mio frigo - proseguì Alex - ci sono anche altre sorpresine ma non saranno pronte prima di domani sera, temo. Senza reagentario e con quello che ho trovato al supermercato costruirvi qualcuna di queste è tutto quello che ho potuto fare.- Mostrò un sacchetto in cui erano contenuti dei fagottini avvolti nel nastro isolante da cui spuntavano delle micce.- Non le dovremmo usare ma, per esperienza, non vado in giro senza qualcosa che possa fare molto rumore e parecchio male.-
- Nessun atto di violenza,- specificò Palmyra, - dobbiamo sgusciare via da qui e non ammazzarli.-
- See... see... - mormorò Strada tra l'ironico ed il disinteressato mentre valutava il peso dell'oggetto consegnatogli.
- Mi sembra più che logico, dobbiamo agire di soppiatto stasera. Magari in futuro però li intervistiamo. - una luce si accese negli occhi di Alex che subito però se ne tornò tranquillo in un angolo.
- C'è un tetto molto vicino a quello dell'albergo, - disse Andromaca, - basterà stenderci sopra una scala e un paio di tavole e il gioco sarà fatto.-
- Non sono mica l'Uomo Ragno - sorrise Palmyra - Se tutto va bene, loro non sanno che noi sappiamo che ci seguono. A giudicare da come sono costruiti non mi paiono persone a loro agio in inseguimenti e pedinamenti. Troppo, troppo vistosi. Credo che basti la scala antincendio sul retro per fregarli. Potrai andare avanti tu, Andromaca ed avvertirci se c'è qualcosa che non va.-
Così fecero. Era circa la mezzanotte quando Andromaca sgattaiolò sulla scala antincendio. Valutò che era tutto tranquillo ed uscirono tutti cercando di fare meno rumore possibile. Scesero nella strada sul retro e raggiunsero le due auto noleggiate da loro, parcheggiate a due isolati di distanza. Attraversarono il quartiere residenziale di Handschussheim, immerso nella quiete più totale, controllarono che nessuno li seguisse e poi si inoltrarono nella zona collinare, denominata Heiligenberg.
Quando giunsero all'ingresso per l'arena, situato in aperta campagna, non tardarono a vedere, data la notte tersa, i resti del tempio romano di cui era stato loro parlato. Non ne rimaneva un granché, solo tre colonne ancora in piedi, come dita puntate verso il cielo. Parcheggiarono dietro al Tempio e imboccarono a piedi la carrozzabile, sulla sinistra i resti di una fortificazione celtica. Dopo circa una mezza ora di cammino incontrarono un cartello in tedesco.
Marianne lo lesse: - Divieto di Accesso, Università di Heidelberg.-
- Torniamo indietro allora? - fece ironico Alex. Ma le azioni già lo sconfessavano. Stava controllando la propria attrezzatura affinché non facesse rumori che avrebbero potuto tradirlo. Si appostarono più vicino possibile al capannone. Era una costruzione di mattoni, con due volte a botte, come quelle di certe fabbriche, approssimativamente non doveva essere vasto più di cinquecento - seicento metri quadrati. Non c'era alcuna auto parcheggiata all'esterno, ma questo poteva dire poco. Ovviamente il magazzino aveva la possibilità di contenere diverse auto. Stettero in attesa per diverso tempo, per individuare un’eventuale sorveglianza.
Dopo alcuni minuti si resero conto che l'unico ingresso, il portone per i camion, in cui si apriva una porticina più piccola, era sorvegliato da una telecamera. Sui lati dell'edificio c'erano parecchie finestre dagli scuri vetri smerigliati e le sbarre. Sul lato posteriore, il capannone era appoggiato ad un'escrescenza rocciosa e sul lato sinistro lambito da un bosco di pini. Dagli altri due lati era totalmente scoperto. Con l'aiuto dei binocoli, individuarono comunque tre uomini armati con fucili mitragliatori. Uno sulla roccia alle spalle del capannone e due sul tetto. Alex si guardò attorno, ci doveva essere anche qualcuno che faceva la ronda, e si diede da fare per individuarlo rimanendo al coperto, ma stranamente non c'era nessuna ronda. La notte scelta non era delle migliori la luna con la sua falce argentea sembrava evocare oscuri presagi.
Stava ancora ragionando quand'ecco che Andromaca si staccò dal gruppo. Alex decise di aspettare di vedere che grado di successo riusciva a ottenere mentre cercava di notare più particolari possibili.
Per arrivare sul tetto non era presente una scala esterna ma la rupe retrostante forniva un ottimo e naturale modo per salirvi, non ci fosse stata la guardia. Le due guardie sul tetto rimanevano appostate fisse sui due angoli anteriori dell'edificio. Andromaca, dal canto suo aveva esaminato la situazione. Il tetto non era in tegole. Probabilmente ci dovevano essere anche delle vetrate sommitali per permettere alla luce di entrare e come impianto di aerazione. Andromaca sorrise: aveva con sé il suo armamentario da perfetta ladra d'appartamenti completo di fune e rampino. Si allontanò dal gruppo senza farsi vedere da Marianne quindi si concentrò quanto serviva per usare meno energia possibile pregando Desiderio e si coprì della sua Tela d'Ombre... Le mani abili della Nota tessero le ombre attorno a sé a formare una ragnatela che lavorando sui sensi fisici rendeva impossibile vederla, annusarla, sentirla, ma non avrebbe funzionato su telecamere o altri sistemi di controllo.
Salì sul tetto in un punto il più possibile lontano dalle guardie... si appostò nel canale centrale fra le due volte, quindi si avvicinò silenziosamente a una delle vetrate sbirciando l'interno... sempre tenendo sotto controllo i movimenti delle guardie pronta a svignarsela. Quello che vide la fece rimanere perplessa. All'interno c'erano tre figuri, uno dei quali vestito con un complesso abito da cerimonia e spada al fianco, di vago sapore medioevale, gli altri due in maniera più convenzionale. Questi ultimi stavano chiudendo in un sacco della spazzatura un uomo di corporatura normale, completamente vestito di nero e con ancora degli occhiali da sole inforcati. Il cadavere aveva una grossa chiazza di sangue in pieno petto. L'uomo con l'abito da cerimonia sembrò poi iniziare a dare istruzioni agli altri due. Andromaca ritenne possibile entrare senza difficoltà all'interno dal tetto, una volta eliminate le tre guardie.
Luca intanto, avvolto in un lungo impermeabile nero e con sotto la sua tuta nera aderente e lo zainetto, scivolò verso la zona boscosa, la meno illuminata dalla Luna. L'unica illuminazione artificiale era la luce d'emergenza situata sopra il cancello principale.
Palmyra e IdoLo si guardarono negli occhi e scivolarono fra l'erba verso la parte opposta dell'edificio mentre gli altri rimanevano acquattati nel rifugio fra gli arbusti.
Dopo poco tempo Andromaca ritornò fra loro e gli riferì quello che aveva scoperto. Poi il telefonino di Alex iniziò a vibrare indicando l'arrivo di un messaggio. Bene. La persona che aspettava era arrivata a Heidelberg. Inviò rapidamente un messaggio con la locazione corrente e dove doveva lasciare l'auto o il taxi (all'Arena) per proseguire a piedi sulla sterrata. Fu in quel momento che il cancello si aprì con un ronzio sordo e una jeep con due persone a bordo ne uscì. Poi il cancello ricominciò a chiudersi silenziosamente.
Quando vide la jeep uscire, Palmyra si acquattò dietro ai cespugli. Non appena essa passò giù per la sterrata, con una notevole agilità, la inseguì correndo nell'erba alta del prato a lato della strada. Dopo un attimo di esitazione, IdoLo la seguì correndo.- Dunque... se questi due sono usciti... dentro rimarrebbe solo l'uomo con il vestito strano? - mormorò Michaela - Quindi se entrassimo... ci sarebbe solo lui e tre tizi con la mitragliatrice morti... e questi due che dovrebbero ritornare... Che facciamo? Andiamo? - Michaela fece una pausa - mmm... prima però qualcuno ha un coltello da prestarmi? -
- Spiacente ma non giro armata... riuscirei senz'altro a ferirmi con certa roba - le rispose Andromaca con un'espressione buffa - Però le tre guardie sono ancora vive al momento... poi il tizio con i paludamenti che ho visto dentro... e non so se ci fossero altre persone nel laboratorio sotterraneo... sicuri che sia il caso di attaccare già ora? - Michaela rise sommessamente: - Seee figurati io! Ti sembro una che sa usare le armi? So un po' usare il coltello e basta... più o meno ho cercato di abituarmici... lo volevo solo in caso di bisogno estremo... - si fece silenziosa,
- Uhmm... secondo me attaccare ora... non so... certamente se chi ci sta facendo seguire c'entra qualcosa con questo capannone di sicuro non si aspetta un attacco adesso... siamo stati così attenti ad uscire dall'albergo che non credo si siano accorti di niente... - Altra pausa - è anche vero che un giorno in più per elaborare un piano ora che abbiamo un'idea di cosa ci aspetta ci farebbe comodo. Però secondo te ci concederanno un giorno in più? -
- Ogni minuto che passa, mio padre potrebbe morire.- disse Marianne con una smorfia preoccupata - Ma di certo non dobbiamo essere avventati. La notte è ancora lunga ma credo che dovremo approfittare della sorpresa .-
- Inoltre il cadavere di quel tizio che dalla descrizione assomigliava tanto a un Man in Black - aggiunse Luca - Mi dà da pensare che là dentro stia succedendo qualcosa.-
Alex rifletté: - Noi distiamo dal capannone non più di una trentina di metri. Difficilmente percorribili senza venire scoperti. La telecamera è orientata solo a presidiare l'ingresso. Il che vuol dire che tolte di mezzo le guardie il tutto assume i toni di una passeggiata al chiaro di luna... Far fuori la guardia sulla rupe silenziosamente prendendola da dietro (ad esempio con lo storditore) è più che possibile. Con un po' di impegno e concertando la cosa si potrebbe eliminare anche una delle altre guardie ma la terza ci fotte dannazione. Tirarle giù in sincrono entrambe diventa lavoro da marines e non mi pare che nessuno dei presenti lo sia. Meglio accontentarsi di stare ancora un poco a guardare, chissà mai che un'occasione si possa presentare. Intanto ho piazzato una serie di leggere cariche esplosive tra i cespugli dovesse servire un diversivo.-
- Io contemporaneamente potrei far fuori una delle guardie sul davanti, nascondendomi tra gli alberi, a distanza, in modo che assicuro letale, rapido e silenzioso - dichiarò Luca.- Il problema è il terzo.-
- Non ci rimane che aspettare Palmyra e IdoLo per decidere.- tagliò corto Envìr.
Palmyra e IdoLo correvano come dei pazzi, tanto da farsi venire il fiatone. Quando finalmente arrivarono in vista della jeep, erano nei pressi della fortificazione celtica. La jeep era entrata tra l'erba e uno dei due uomini stava scavando nel terreno umido con una vanga. L'altro controllava la situazione con un fucile in mano.
- Potrei sgusciare sotto la jeep e agganciarmi al pianale sotto, per rientrare con loro nel magazzino.- suggerì Palmyra.- Non dire sciocchezze - la zittì IdoLo - Anche se riuscissi a tenerti attaccata sotto la jeep per tutto il tragitto, e tu anche se sei un'archeologa non sei certo né Indiana Jones né Lara Croft, non hai tenuto conto che la strada è una sterrata. I sassi scalzati dalle ruote ti lapiderebbero nel giro di due minuti! -
- Allora mi sdraierò ai piedi del sedile posteriore. Sono piccolina e c'è buio, non mi vedranno! - ribatté cocciutamente la donna, sgusciando verso la jeep. IdoLo rimase a guardare trattenendo il fiato.
Palmyra sgusciò abilmente dietro la jeep e salì a bordo, sdraiandosi dentro. I due uomini non la videro. Quando ebbero finito di seppellire il loro macabro fardello, risalirono a bordo e ripartirono verso il capannone.
IdoLo stava per fare un sospiro di sollievo quando una mano gli si posò sulla spalla, facendolo sobbalzare.- Shhh, stai calmo, IdoLo. Io e te ci conosciamo e siamo dalla stessa parte. Sono Flavia, Pandora di Discordia, ciao, non si salutano più le zie? - IdoLo si voltò: davanti a lui c'era una giovane donna di circa 1,60 d'altezza, capelli castani lunghi, occhi marroni, pelle molto chiara e naso piccolo, vestiva un abitino verde.
- Flavia, come sei arrivata fin qui?- le chiese dubbioso.
- Mi ha chiamata Alex Gloom, ma dimmi piuttosto: chi c'era in quella jeep? -
- Ti spiegherò strada facendo, intanto corriamo, non abbiamo molto tempo.- Rispose IdoLo.
L'automobile ritornò al capannone dopo un'ora da quando era partita. Il cancello si aprì davanti a lei e la inghiottì. Palmyra aveva il cuore in gola ma rimase acquattata. Qualcuno accese delle luci e i due uomini scesero dalla jeep. Poté udire almeno tre voci parlare in un tedesco piuttosto agitato e sentì qualcuno che correva. Quando tutto sembrò più calmo si guardò attorno. Era in un ambiente fiocamente illuminato che copriva evidentemente tutta la superficie del capannone. Metà di questo era occupato da scaffalature alte fino al soffitto, su cui c'erano casse e materiale indistinguibile nella semioscurità. L'ambiente sapeva di muffa, polvere e ragnatele. Si trovava in una specie di parcheggio interno nell'angolo dietro il cancello, dove c'erano almeno altre otto automobili, tutte con targhe tedesche eccettuata una berlina nera che mostrava l'inconfondibile targa SCV, Città del Vaticano e la dicitura "corpo diplomatico". Scivolò dietro alle auto e si avvicinò alla berlina. Le portiere erano spalancate e qualcuno aveva aperto il cruscotto, tagliato la fodera dei sedili e fatto scempio delle tappezzerie in una brutale perquisizione.
Palmyra scivolò silenziosamente dietro gli scaffali e si avvicinò al fondo del magazzino. C'era una stanza arredata ad ufficio con due computer e un uomo davanti al visore della telecamera. Sulla sedia a fianco un altro uomo dormiva, appoggiato alla tastiera del suo PC. In un angolo dell'ufficio una scala conduceva verso il basso, mentre una strana apertura metallica a diaframma larga circa due metri e chiusa era posta nel pavimento del capannone a fianco all'ufficio. Palmyra retrocedette silenziosamente verso gli scaffali. Tirò fuori il telefonino dalla tasca e annullò il segnale sonoro dei tasti. Mandò poi una rapida serie di SMS al cellulare di IdoLo.
"Scaffali a soffitto sulla sx, 8 auto davanti, una targa SCV perquisita con violenza da ignoti."
"Ufficio a vetri in fondo. Tizio controlla telecamere, Caio dorme su sedia. Scale che scendono"
"Apertura diaframma metallo chiusa 2 metri su pavimento magazzino. Se occasione scendo."
IdoLo e Flavia raggiunsero gli altri, con il fiatone. - Palmyra è riuscita ad entrare, - annunciò IdoLo - la possiamo contattare con degli SMS, il suo cellulare vibra, non suona. Questa è Flavia, un'amica mia.- Poi IdoLo ricevette i messaggi, li fece vedere agli altri e li guardò con aria preoccupata. - Palmyra sta esagerando e rischia di mettersi nei guai. Dentro al capannone ci sono solo due persone che potrebbero reagire. Le eliminiamo queste guardie o no?-
- Nimrod, Fratello mio,- disse Andromaca, prendendo da parte Alex Gloom, - noi siamo più che Fratelli e tu lo sai, un filo invisibile ci unisce e ci rende potenti oltre misura se lavoriamo assieme. Da quanti secoli Aracne, Desiderio di Discordia e Nimrod, Discordia di Desiderio non uniscono le loro forze per uno scopo comune? Ora è il momento. Assieme possiamo evocare il potere di Desiderio, di cui entrambi siamo custodi e stendere una tela di deprivazione sensoriale temporanea selettiva, che non colpisca Palmyra. Le tre guardie e i due nell'ufficio sarebbero improvvisamente privi dei cinque sensi e sarebbe facile sopraffarli. Ma non posso allargare così tanto l'effetto del mio potere se tu non ti unisci a me e solo tu puoi farlo. Pensaci, gemello mio, potremmo avvisare Palmyra che appena l'effetto sortisce può stordire i due nell'ufficio e aprirci i cancelli, mentre noi togliamo di mezzo le guardie e le trasciniamo dentro legate come salami... - Flavia spuntò silenziosa vicino a loro. - Alex, hai chiamato e ho risposto, qualcosa ho capito dalle tue sommarie spiegazioni, certo non è questo né il momento né il luogo, ma in seguito vorrei più puntuali chiarimenti. Ora, visto che pare che abbiamo deciso di introdurci nel capannone vorrei far notare che Palmyra ci ha comunicato la presenza di ben otto macchine nel parcheggio. Visto che le macchine non si guidano da sole aggiungo che un poco di prudenza non guasterebbe.- Rivolgendosi ad Andromaca: - Aggiungerò volentieri ancora le mie energie alle tue, Alex sarà un piacevole diversivo ad una cosa che sta divenendo un'abitudine.- E sorrise all'amica, poi ebbe una piccola esitazione e parve rabbuiarsi: - Sempre che permettiate che mi aggiunga, non vorrei intromettermi in sentimenti così personali come quelli tra reciproci... -
- Spiacente, ma è questa è una cosa fra me e lei.- troncò brusco Alex - ti lascio guardare però così però puoi comprendere cosa sia realmente il potere che deriva dalla risonanza Sorellina! - L'ultima parola termina con un sorrisino quasi crudele...
- Benarrivata Flavia - la salutò Andromaca con un sorriso amichevole - Scusa ma oltre alle informazioni anche le presentazioni le rimanderei a dopo... al momento abbiamo qualche "danno" da fare.- Poi controllando sempre che Marianne non potesse ascoltare lo scambio di frasi: - Ha ragione lui... e lo sai anche tu: lavorando insieme i nostri poteri non si sommano ma si moltiplicano... ma una cosa la puoi fare... tieni tutti qui in modo che Marianne non ci veda mentre ci "prepariamo"... uh, a proposito... sarà meglio avvisarti... la Signora dev'essere parente di Papà da com'è... "ruvida". Cerca di non strapazzarla troppo anche se dovesse risponderti in malo modo, sai, ci è utile.- Poi rivolta agli altri: - Io e Alex abbiamo avuto un'idea... ma abbiamo bisogno di un po' di tempo... aspettateci qui appena pronti torniamo e raggiungiamo Palmyra... Anzi, nel frattempo avvisatela col cellulare che stiamo per arrivare e si tenga pronta a legare i due ai monitor per poi aprirci, capirà da sola quando sarà il momento giusto... - Detto questo fece cenno ad Alex ed entrambi si allontanarono fuori vista, nel bosco sul fianco destro del capannone. Appena rimasti soli gli sguardi si incontrarono e... Alex si accorse che in quel momento soli lo erano davvero: era Aracne, avvolta dal suo peplo leggero porgeva la mano con un sorriso al suo Gemello invitandolo a pregare insieme Desiderio... Il tempo durante il quale erano rimasti separati non aveva più importanza: ora erano nuovamente insieme. Così diversi e così uguali... Le due Note, tenendosi le mani, si concentrarono ad ascoltare l'Armonia che risuonava dentro di loro, lentamente si cercarono, riconoscendosi, completandosi a vicenda. L'energia che raccolsero fluiva viva, impetuosa, con una forza che riportava alla loro mente il ricordo dell'antica potenza... Si sorrisero complici, comprendendosi l'un l'altro come solo i due opposti possono fare, in completa, perfetta risonanza, coscienti di stare diventando, almeno per un poco, più simili uno all'altro, come stessero veramente cedendo ognuno parte di sé all'altro confondendo le proprie Essenze... una un po' più crudele, l'altro un po' più pietoso, l'uno più tollerante, l'altra più intransigente... Fu in quel momento che Nimrod colpì. Alex non era più lì, al suo posto era Discordia di Desiderio in tutta la sua devastante potenza. Un essere d'ombra e luce, di profondi contrasti e oscure passioni, imponente e severo, bello e terribile come lo può essere un cobra pronto a colpire. Aracne capì troppo tardi che le intenzioni del suo gemello non erano assolutamente uguale alle sue, e troppo tardi realizzò di essere stata ingannata. La ragazza col peplo scomparve e al suo posto il Ragno orrendo apparve con i suoi grappoli d'occhi colmi di furia e di rabbia, schiumando ira impotente e agitando le lunghe zampe artigliate sopra il viscido ventre rigonfio, ormai senza più controllo e in totale balia di Nimrod. La Nota alzò le mani trionfante e l'energia accumulata si liberò, in un'onda di perversione del Desiderio. Corruzione inarrestabile, Discordia che assale nell'intimo e che divora. Famelico spettro di tutto ciò che l'istinto naturale nega. Desiderio perverso, oscuro trionfo degli abissi dell'anima. Un lampo di tenebra percepibile solo ad occhi chiusi, un'ondata di nausea. Poi il nulla. Il contatto si interruppe in modo brusco e Andromaca cadde ai piedi dell'albero, ansando pesantemente. Ritto di fronte a lei, vittorioso, Alex Gloom la guardava con un sorriso trionfante.
- Ma che sta facendo quella guardia? È impazzita? - disse Envìr guardando in alto sbigottito. La guardia sull'angolo destro del capannone si era infilata la canna del mitragliatore in bocca e stava accarezzando il grilletto.
- Mein Gott! - esclamò Marianne, guardando l'altra guardia estrarre un coltello e iniziare sistematicamente a cavarsi gli occhi dalle orbite - Non è possibile. Che sta succedendo? - IdoLo rimase ghiacciato per un attimo, poi incurante del pericolo prese il cellulare e inviò freneticamente un messaggio d'allarme a Palmyra. Quest'ultima era in attesa che succedesse qualcosa, e qualcosa successe. L'uomo davanti alla telecamera si alzò di scatto e barcollò vistosamente, ribaltando rovinosamente la sedia dove il suo compagno era seduto. Questo si risvegliò di colpo, spalancò gli occhi vitrei e rimase disteso sul pavimento pronunciando un lamento terrorizzato - Der Teufel! Der Teufel!-
L'altro avanzò verso la porta dell'ufficio, continuando a barcollare e Palmyra fu lesta a colpirlo violentemente alla nuca col manico di un piccone. Poi si avvicinò all'uomo riverso e lo tramortì. Attese qualche attimo per vedere se qualcuno saliva dalle scale. Nulla. Poi guardò la console e scoprì la leva per aprire il cancello d'ingresso, dietro il quale aspettavano i suoi compagni. Sorridendo, alzò la leva.
Andromaca ci mise un po' a rialzarsi... per la seconda volta una Nota l'aveva controllata per uccidere... Eppure... Il suo sguardo si posò su Alex... poi la sua voce... - Esulta Nimrod... finché puoi, perché mentre tu stavi cercando il sopravvento della mente, Aracne, fiduciosa, stava cercando la fusione dei cuori... Tu hai controllato il potere ma Lei ha raggiunto la parte più profonda di te: credo che in futuro avremo di che riparlare di questo giorno Fratello e non penso ti piacerà... Ad Aracne già non piace... -
Tra tutte le emozioni che si aspettava di riconoscere nella voce di lei quella giunse inaspettata: era pietà... Alex valutò le sue parole in un attimo di disarmante silenzio poi replicò: - Il cuore di una Nota non è differente da quello di un mortale a volte, entrambi celano Desideri che si preferisce lasciare sepolti. Non vedo di cosa mi puoi accusare, ai miei occhi non ho commesso un atto di sopraffazione. Ho donato libertà alla parte di te stessa che tieni sepolta sotto il giogo di una morale dettata dalla tua debolezza. Se almeno inconsciamente tu non mi avessi supportato non avremmo potuto fare ciò che abbiamo fatto...-
Le parole furono proferite di scatto poi si stemperarono nel silenzio. Un sussurro non concepito per dover essere udito: - ...Credo.- L'ultima affermazione fu pronunciata con un tono che sembrava minare in profondità la fervente convinzione con cui le parole precedenti erano state dette. Poi a voce alta: - Non voglio discuterne oltre ora però... ne riparleremo. Devo riflettere.- Alex tornò dagli altri in silenzio senza voltarsi. Andromaca lo seguì poco discosta, anche lei appariva piuttosto pensierosa...
Tornati dagli altri, poche parole: - Avanti la via è libera possiamo entrare... Palmyra avrà già aperto la porta, copriamoci i visi però... non si sa mai, la telecamera è ancora lì... - disse tirando fuori dallo zaino un cappuccio e dei guanti neri... Appena indossatili si avviò verso il capannone ed entrò...
LABORATORIO GAMMA
Heiligenberg, 25- 27 Luglio 2000Il gruppo era entrato nel capannone. Ogni cosa era rimasta come Palmyra l'aveva vista. Chi le aveva estrasse le proprie armi. Perfino Marianne, dopo lo strano evento di cui era stata testimone, pareva non farsi alcuna domanda. Michaela, guardandola sembrò capire, col talento che la distingueva, i suoi intimi pensieri. Non capiva come avessero fatto, ma comprendeva di avere trovato degli alleati potenti e che la sua scelta, nonostante tutto, non era stata sbagliata.
Entrarono nell'ufficio, indugiando per un attimo sopra al misterioso diaframma metallico sul terreno. Al contrario delle tre guardie all'esterno, che si erano tutte suicidate in modi orrendi, questi due erano ancora vivi, nella posizione in cui Palmyra li aveva tramortiti.
Mentre stava avanzando verso il laboratorio Michaela aveva cercato di non guardare... L'orrore e la pazzia si erano fermati nell'aria ed erano troppo forti per non venirne scossa. Si coprì più che poté il viso con il foulard nero e avanzò guardando dritta di fronte a sé. - Io vado giù.- Disse Palmyra con decisione.- Qualcuno mi accompagna?- Michaela la guardò e guardò gli altri. Non aveva armi ma sapeva che in ogni caso avrebbe potuto difendersi... ma c'era ancora quella strana vibrazione che le incuteva paura. Poi si pose vicino a Palmyra e si mise a guardare in giù sperando che dal buio le venisse incontro qualcosa.
- Come se mi fossi andata a cercare guai per lasciarti entrare da sola... - disse Andromaca - Non provarci neppure a scendere senza di me. Però che dite? Mettiamo qualcosa di molto pesante che chiuda il diaframma visto che non sappiamo che potrebbe uscirne? Mi seccherebbe alquanto ritrovarmi qualcuno alle spalle... Se fosse possibile spingere senza fare rumore alcuni veicoli a chiudere il diaframma non mi parrebbe una brutta idea... -
- Prima di passare all'azione è bene assicurarsi che questi due angioletti non possano richiamare l'attenzione dei loro amici su di noi!- Così dicendo IdoLo si avvicinò alle due guardie ed iniziò a perquisirle sistematicamente. Trovò due pistole. Ne tenne una per sé e chiese chi voleva l'altra. Poi trovò una chiave elettronica e se la mise in tasca.
- Curioso.- disse dopo un poco - entrambi hanno su questa strana spilla.- E così dicendo mostrò una spilla raffigurante croce patente nera in campo bianco e l'aquila rampante ad ali spiegate. Marianne non nascose un moto di stupore - Conosco quello stemma anche se non sapevo che fosse ancora usato. È lo stemma dell'ordine dei Cavalieri Teutonici o Cavalieri di Nostra Signora dei Tedeschi. Ho studiato storia patria e fu in medioevo e poi nella storia di Prussia un ordine assai importante di monaci e guerrieri, d'ispirazione cattolica e riconosciuti dal papato.-
- D'accordo, verrò anch'io.- Disse Envìr - È ora che mi dia da fare. Ricordiamoci soltanto, quando sarà tutto finito, di visitare la sala del custode e di far sparire le registrazioni delle telecamere. Non mi piacerebbe avere tra i piedi anche Derrick e la Sezione Omicidi.-
Flavia, intanto, dopo aver velocemente dato un'occhiata ai monitor dei due tizi, controllò se nelle auto c'erano le chiavi, le tolse e le divise tra i componenti del gruppo. Verificò non ci fossero telecamere a controllare il piano superiore poi aiutò IdoLo a far sì che i due prigionieri fossero ben legati e imbavagliati e messi in un posto nascosto. Poi, dopo aver guardato il diaframma disse: - Questo diaframma è strano, non so se sia una buona idea bloccarlo, inoltre chissà cosa ha portato qui il tizio della macchina targata Vaticano. Penso anche che sarebbe bene lasciare qualcuno qui sopra per controllare, vorrei avere le spalle coperte.-
- Per ora rimarrò io- disse Luca, - ma non pensate di tenermi lontano da voi a lungo.- Pandora sorrise: - Ti si lascia un cellulare con il vibracall e chi ha un cellulare dovrebbe tenere il suo numero in attesa di chiamata poi decidere collegialmente cosa dovrebbe fare Luca in caso di chiamata d'aiuto.-
- Il mio è pronto... - disse Andromaca.
- Vi do’ il mio numero- disse Alex - ma servirà davvero a poco se, come credo, stiamo infilandoci in un laboratorio schermato che impedisce ai cellulari di funzionare. Inoltre c'è sufficiente materiale radioattivo là sotto da interferire in maniera irreparabile. Io vi ho avvertiti, decidete voi. Aspettatemi un attimo, prima di scendere provvedo a raccogliere le cartucce dei mitra delle guardie all'esterno.-
- Rimarrò io con te Luca. Intanto eliminerò le nostre registrazioni da questi aggeggi.- Disse Vincenzo.
Flavia si fermò guardandosi attorno, raccolse un martello e se lo infilò distrattamente alla cintura. - Prima di scendere vogliamo darci un certo assetto da scontro? Meglio i più forti fisicamente davanti e poi gli altri. Quindi starò ben attenta a non scendere tra i primi.-
Intanto Andromaca, nonostante le parole di Pandora, spostò la jeep proprio sopra al diaframma. Poi cercò se gli schermi mostrassero immagini del piano sotterraneo, ma non trovò nulla. Quindi cercò piante, schemi o. qualunque riferimento a ciò che si trovava sotto di loro ancora una volta senza successo.
Dopo qualche tempo decisero di scendere. Andromaca e Palmyra erano in testa controllando scalino per scalino trappole e allarmi. Portavano delle torce elettriche con loro e Palmyra aveva rispolverato la vecchia pistola che aveva usato a Triora. Andromaca le lanciò una blanda occhiata di disapprovazione. Dietro di loro c'erano Envìr, Michaela e IdoLo. I due uomini erano armati, mentre la fanciulla sembrava apparentemente inerme. Chiudevano il gruppo Marianne, Flavia ed Alex.
Scivolarono come ombre silenziose giù per le scale, ma quando il corridoio svoltò si trovarono di fronte ad un'anonima porta di ferro, dall'aria malmessa. Andromaca estrasse uno strano attrezzo e lo infilò nella toppa della serratura. Le ci vollero trenta secondi e la serratura scattò. Appena un metro avanti c'era un'altra porta, blindata, modernissima, a tenuta stagna e con la serratura ad apertura tramite codice elettronico a tastiera. Andromaca osservò la serratura. Ci voleva un numero di quattro cifre per aprire la porta, e lei non l'aveva.
- In effetti, in entrambi i loro portafogli c'era un fogliettino con su scarabocchiato lo stesso numero- sussurrò IdoLo - e cioè 6709-
Andromaca inserì il codice. La porta ronzò e si schiuse. Palmyra avanzò e la spinse cautamente su se stessa. Gli altri si ripararono per evitare brutte sorprese. Il passaggio al di là era illuminato a giorno da lampade allogene sui bassi soffitti. Era un corridoio lungo una trentina di metri, dai muri bianchi e una moquette crema a terra, dove permaneva una lunga scia di sangue secco, proveniente dall'ultima porta in fondo. Sulla destra si aprivano due porte, e tre sulla sinistra, oltre a quella in fondo. Tutte le porte pareva funzionassero a passaggio di chiave elettronica.
IdoLo usò la chiave elettronica in suo possesso sulla prima porta a destra. C'era un ufficio, traboccante di carte e libri, con scrivania e PC.
Alex si dedicò ad una veloce perquisizione di libri e computer, cercando qualsiasi informazione relativa al Laboratorio che fossero piante, liste di rifornimenti o del personale o cose simili, ma si rese presto conto che gli ci sarebbe voluto troppo tempo. La stanza di fronte aveva la porta socchiusa ed era un piccolo deposito di materiale di pulizie. Alex vi prelevò candeggina ed ammoniaca. Poi IdoLo aprì l'ultima porta di destra che scoprì essere totalmente vuota. Quella di fronte sembrava rinforzata ed era molto robusta e pesante. Dopo averla aperta, si rese conto che era rinforzata con dei pannelli di piombo. IdoLo fece un rapido passo indietro quando vide le file di cilindri metallici con sopra l'inconfondibile segno che identificava il materiale radioattivo.
Alex si fece avanti, azionando il contatore geiger che aveva con sé. - La radioattività in questa stanza è alta, ma non oltre i livelli di pericolo.- Disse entrando. Si avvicinò ai cilindri e guardò le etichette. - Sono pastiglie d'isotopi di Cesio, usato negli esperimenti per sottoporre materiale inerte ad esposizione di raggi Gamma. Ecco da dove ricavano i flussi di radioattività con cui fanno esperimenti sulla Pietra.-
Intanto IdoLo apriva l'ultima stanza laterale. Quando lui e Michaela entrarono rimasero ghiacciati. La stanza conteneva strumentazione in disuso di qualche tipo di quelle atte a produrre e misurare campi magnetici ed elettrici, più tutta una serie d'apparecchiature utili in un laboratorio di fisica, fra cui diversi modelli di geiger. E c'erano due donne tramortite e legate. La prima era sulla cinquantina, di netta origine asiatica, con una grande ferita da botta alla fronte, vestita con una tuta da lavoro blu, e la seconda era una ragazza di poco più di vent'anni, d'aspetto piacente, tipo mediterraneo, col volto tumefatto da ripetute percosse. Quest'ultima, legata e imbavagliata, era sdraiata a terra, nuda dalla cintola in giù, i resti di un camice bianco lacerato in più punti, con un rivolo di sangue che le scorreva lungo la coscia sinistra.
Palmyra avanzava intanto verso l'ultima porta, quella di fronte. - Un ascensore.- Disse. - E temo sia l'unica via per scendere.-
- C'è qualcuno che può occuparsi di quelle due poverette mentre controllo se sia possibile scendere senza azionarlo?- Detto questo Andromaca fece per avviarsi all'ascensore...
- Mi occupo delle due donne- annunciò Alex - vedo di farle rinvenire una alla volta senza spaventarle e di chiedere loro informazioni su chi le ha ridotte così e sul laboratorio in generale.-
- Credo che le poverette possano rimanere in quello stato ancora per un po', nessuna ha bisogno di cure urgenti.- Lo bloccò Envìr ponendosi tra le svenute e Gloom impedendogli di avvicinarle - Non mi piace l'idea di rivelare la nostra presenza a chi domani parlerà sicuramente con la polizia. Non lasciamo troppe tracce... Piuttosto controlliamo se c'è qualche piantina del piano inferiore a questo, prima di scendere. Gloom, ne hai trovate? Se l'unica via d'uscita dal piano inferiore è questo stesso ascensore, conviene aspettare mezzora che gli sconosciuti risalgano e preparare una sorpresa per loro. Io ho una delle pistole delle guardie di sopra, nel caso fossero armati e dovessimo rispondere al fuoco. Scendiamo soltanto se trascorre troppo tempo. Tra l'altro forse è meglio non viaggiare a viso scoperto, io mi infilo il passamontagna.-
- Già ma loro sono l'unica nostra possibilità di sapere cosa c'è di sotto. Se temi di essere riconosciuto vattene in un'altra stanza. Personalmente voglio ogni informazione possibile prima di scendere. E poi scusa, ma in mezzora quelli chissà cosa combinano. Ti senti gasato perché finalmente ti trovi ad agire eh? Se noi rallentiamo, parecchia gente rischia di soffrire. Hai una mamma, delle sorelle? Vuoi divertirti guardandomi mentre gli riservo lo stesso trattamento? Non sarebbe la prima volta, la fantasia non mi manca e ho avuto... tempo per sperimentare. Sii ragionevole e togliti di mezzo.- Gloom continuò ad avanzare, quando gli fu parecchio vicino si baciò due dita e gliele posò sulla guancia sorridendo: - Non vogliamo che sia l'ultimo vero? Togliti da davanti, non sei un cattivo ragazzo e non vorrei costringerti a fare azioni di cui ti pentiresti. Anzi, aiutami a trovare qualcosa per coprirle ti va? Un'ultima cosa, se vuoi essere presente quando gli farò qualche domanda togliti il passamontagna, dobbiamo ispirare fiducia non terrore. Beh se però ti vergogni così tanto del tuo aspetto puoi anche tenerlo ripensandoci... -
IdoLo e Michaela ignorarono totalmente la discussione fra Envìr e Alex e con una rapida occhiata esaminarono la stanza per sincerarsi che non vi fossero pericoli, poi con cautela si avvicinarono alle due donne mantenendo la pistola in mano. Erano svenute, e IdoLo cercò di sentire il polso carotideo di entrambe. L'asiatica non sembrava in cattive condizioni a parte un colpo alla nuca dal quale usciva del sangue. Riguardo l’altra ragazza non era in grado di stabilire se l'evidente stupro subito le avesse causato anche dei danni fisici, o se avesse perso i sensi solo per lo choc. Qualunque cosa fosse successa, doveva essere accaduta da poco tempo. Mezz'ora. Forse meno. Poi un'atroce sospetto si fece strada nella mente di IdoLo. Se fosse stata la stessa cosa che aveva fatto impazzire le guardie all'esterno? Poteva qualcuno impazzire al punto da violentare una donna legata? Erano forse Aracne e Nimrod responsabili in qualche modo di questo orrendo stupro? IdoLo scacciò questi pensieri dalla testa e non disse nulla. Andromaca, rimasta impietrita dalle parole di Alex esclamò: - Fratello... voglio davvero sperare che tu abbia intenzione di usare la fiducia... mi pare che le due abbiano già passate le loro senza che debbano subire altri orrori.-
- Non temere la loro condizione mi sta a cuore tanto quanto a te, da me non riceveranno che conforto... sempre che Envìr si tolga senza spararmi.-
Pandora che fino a quel momento era rimasta un poco discosta, le emozioni ben celate, si avvicinò al fratello ponendogli una mano sulla spalla e si rivolse ad Andromaca - Stiamo calmi, che motivo hai per dubitare di Alex? Non vorrei fartelo notare ma la discordante qui sarei io. Se vuoi stare più tranquilla ti assicuro che gli starò vicina ed eviterò che faccia cose che io non farei... - Poi sorrise a Nimrod: - Vero che non lo faresti mai?- E si tolse la leggera giacchetta verde poggiandola sulle gambe della ragazza. - Comunque il fatto che non siano loro amiche, almeno credo, non indica che siano automaticamente nostre amiche. Marianne, le guardi bene, crede di conoscerle?-
- Mai viste in vita mia.- Disse Marianne. Stava tremando. Lo sguardo allucinato non riusciva a staccarsi dalla ragazza stuprata. - Mein Gott! Ma con che bestie abbiamo a che fare? Se sono Cavalieri teutonici, di certo non si può dire che rispettino molto il loro codice d'onore.-
Envìr si spostò lentamente, senza smettere di fissare Alex negli occhi. - Mi tolgo, se questa è la decisione comune. Gloom, solo tu sai come irritare le persone... occorre qualche potere metafisico o è una tua dote naturale? Se preferisci essere coinvolto ulteriormente in questo episodio di violenza (sono morte già tre persone, o forse più?), mostra pure il tuo bel faccino. Penso che sull'Eco di Westfalia farai un figurone domani mattina. Ti vedrei bene anche su di una foto segnaletica. Un giorno mi spiegherai cosa intendi per un lavoro fatto da professionisti, perché io, da novellino, non ti capisco affatto. Coraggio, interroga le due signore, non so se ti racconteranno qualche particolare interessante. Io vado a cercare una piantina o qualcosa del genere: non mi piace l'idea di ficcarmi nella tana del lupo senza avere idea di come sia fatta. Non sarebbe bello aprire l'ascensore e trovarci in una stanza, con i nemici avvisati del nostro arrivo dal rumore dell'ascensore stesso e le armi in pugno. Non sono Bruce Willis... - detto questo uscì dalla stanza, seguito da Andromaca.
- Smettetela!- disse Michaela con la voce un po' rotta - Sono state torturate e peggio ancora e qui c'è chi cerca di dare sfoggio delle sue abilità! Ci penso io a rianimarle. Vedere una donna le aiuterà certamente piuttosto che vedere i vostri volti tesi. Il battito posso controllarglielo anche io!- Michaela scostò delicatamente IdoLo. Avvicinandosi controllò il battito, tolse loro il bavaglio e sciolse le mani, gliele prese delicatamente stringendole leggermente. Si concentrò ed iniziò a mormorare qualcosa mentre piano, piano dondolava su di sé. Sembrava stesse cantando sommessamente. Un lieve tepore iniziò ad irradiarsi dalle sue mani mentre la sua voce cantava una specie di litania che parlava di vita, di rugiada sui fiori al mattino, di volo degli insetti, dello scorrere di un fiume... Tutti in quella stanza percepirono il potere di quella canzone, come se in qualche maniera il potere di Distruzione, che stava evocando, fosse in qualche maniera amplificato da quel luogo. Michaela se ne accorse e la forza vitale fluì attorno a lei. Marianne sbarrò gli occhi, rimanendo inchiodata allo stipite della porta guardava Michaela con gli occhi sgranati e le due prigioniere che aprivano gli occhi e si mettevano a sedere, sbattendo le palpebre, mentre di fronte a loro l'Araldo di Demetra sorrideva felice.
Palmyra, ritornata appena in tempo per vedere la scena, capì subito la situazione, si avvicinò stringendo il braccio di Marianne. - Non temere. Sebbene qualcuno di noi possa apparirti minaccioso, siamo tuoi amici, e vogliamo salvare tuo padre e riprenderci un oggetto che è nostro di diritto.-
- Parlate della Pietra, vero?- disse Marianne. - Per tutta la vita ho cercato qualcosa che desse un senso alla mia esistenza, e vedere quella ragazza curare quella gente con chissà quale incredibile taumaturgia e sorridere felice per averlo fatto mi ha illuminato l'anima.- Marianne voltò ancora lo sguardo verso il miracolo che aveva appena visto.
- Non vi chiederò più chi siete, né qual è il vostro scopo. Sono felice di essere in vostra compagnia e non vi creerò problemi, ma- la sua voce si fece implorante - finita questa storia credo che mi piacerebbe saperne di più su di voi, e non certo per sola curiosità, ma per scoprire se la vostra strada può essere anche la mia.-
Le due prigioniere intanto si guardavano attorno intimorite, ma lo sguardo radioso di Michaela fece loro capire di essere al sicuro. Poi la più giovane sembrò ricordarsi all'improvviso di quello che aveva subito. Si rannicchiò e iniziò a piangere silenziosamente, e parve a Michaela di vedere scorrere davanti ai suoi occhi la violenza subita. Gli occhi dell'Araldo di Demetra si riempirono di lacrime e la giovane abbracciò la sventurata. L'altra donna si voltò a guardare gli altri, vide Marianne e tese la mano - Mir wird schwindlig, helfen Sie mir bitte.-
- Es geht alles gut- le disse Marianne con voce dolce, prendendole la mano, poi rivolta agli altri - Ora potete fare le domande che volete, tradurrò io.- Si rivolse alla donna e le chiese qualcosa. Quest'ultima le diede una lunga risposta. - Lei si chiama Maureleen, viene dalle filippine ed è la donna delle pulizie di questo laboratorio. È una dipendente dell'Università e recentemente è stata dislocata in questo magazzino, dove alloggia da due mesi. La ragazza è una dottoressa neo- laureata, una studentessa di mio padre. Si chiama Ingrid Hirgsdottir.-
- Chiedigli cosa è successo qua- disse IdoLo.
- Dicono che è successo tutto qualche settimana fa. Il professor Steinkhule tornò una mattina, quando tutti erano appena entrati al lavoro. Quando gli fu aperta la porta, un manipolo d'uomini armati, alcuni con strani costumi, irruppero nel laboratorio e fecero prigionieri otto fra tecnici e scienziati, più Maureleen, la filippina. Questi uomini erano circa una ventina. Uno era chiamato Gran Maestro dagli altri e indossava un mantello piuttosto elaborato. Il giorno dopo arrivarono altre cinque persone. C'erano tre uomini e una donna, elegantemente vestiti di nero e un alto prelato cattolico. Quando li vide legati, il prete iniziò a chiedere a gran voce la loro liberazione, ma a quanto pare né gli Uomini in Nero né gli assalitori erano d'accordo. Comunque la donna vestita di nero, che sembrava essere la persona con la maggiore autorità, decise chi sarebbe dovuto rimanere nel Laboratorio e chi no. Alla fine due tecnici, un ricercatore, un tal professor Von Klagenfert e mio padre furono trattenuti nel laboratorio vero e proprio, mentre Maureleen, Ingrid, altri due ricercatori e due tecnici furono chiusi in questa stanza. Ogni tanto uno di loro saliva a nutrirli con delle scatolette. Poi accadde qualcosa, Maureleen non sa cosa. Forse ieri vennero su con un'aria spaventata, erano due degli assalitori, più il Gran Maestro. Portarono tutti di sotto escluse Maureleen ed Ingrid. Non hanno più visto nessuno. Nessuno ha loro portato né da mangiare né da bere, fino a pochi minuti fa, quando uno degli assalitori è arrivato con lo sguardo iniettato di sangue. Ha messo loro un bavaglio e ha colpito Maureleen sulla nuca. Poi ha abusato di Ingrid, che ha perso i sensi durante la violenza.-
Gloom ascoltava il tutto parecchio interessato, per un attimo sembrò quasi sorridere ascoltando dello stupro però sarebbe stato impossibile stabilirlo con sicurezza perché nascose velocemente la bocca dietro una mano e prese a stropicciarsi il pizzetto. - Chiedi alla studentessa se sa che esperimenti facevano da queste parti sempre se si sente di rispondere… Chiedile anche come è strutturato il laboratorio e di riferirci ogni particolare che ci possa essere utile. Dille che ora è salva e che l'aiuteremo noi.-
Andromaca intanto controllava la posizione della cabina: non era al piano. I cavi permettevano di raggiungerne il tetto, che distava dal piano in cui si trovavano almeno una decina di metri sotto. Era visibile una botola nella parte superiore della cabina, dai cui interstizi filtrava una tenue luce verde smeraldo. Andromaca fissò per un attimo quella luce. Non sapeva perché ma in qualche maniera le sembrava familiare. Controllò anche se in alto esisteva dello spazio di sicurezza nel caso in cui l'ascensore fosse avviato dai tipi sotto e purtroppo spazio non c'era. Tentò di usare il cellulare per chiamare Luca e Nemus, ma non c'era alcun segnale.
Salì allora a chiamarli e spiegò loro la situazione. - Non credo ci siano problemi.- Disse Vincenzo e le due Alterazioni accompagnarono la Nota al piano di sotto.
Erano a controllare l'ascensore quando la porta blindata che permetteva l'accesso al piano di sopra, costituendo l'unica via di fuga si chiuse con uno scatto. Un ronzio segnalò la messa in funzione di un qualche genere di altoparlante. Una voce profonda e maschile, con pesante accento tedesco disse in italiano: - In nome del Sacro Ordine di Nostra Signora dei Tedeschi vi do il benvenuto, cari amici dall'Italia. Il fatto che siate arrivati fin qui mi crea non poche preoccupazioni. Riguardo ai due Cavalieri preposti a sorvegliarvi, nonché a quelli incaricati della sorveglianza. Temo che dovrò richiedere l'applicazione di una delle più sacre leggi di Nostro Signore: occhio per occhio.- Detto ciò gli altoparlanti nascosti gracchiarono sensibilmente e un sibilo sinistro si levò da diversi punti dell'ambiente circostante. Un gas era pompato attraverso l'impianto di ventilazione.
Andromaca si lanciò verso la porta blindata, con i suoi attrezzi. - Dovrei essere più che in grado di smontare la porta blindata... che, come tutte, dovrebbe essere fatta per lasciare FUORI gli indesiderati... e non per bloccarli all'interno. Le porte blindate dall'interno hanno un pannello fermato da viti... doveva trovarlo, svitarlo con i suoi arnesi e accedere al meccanismo interno della serratura che così avrebbe potuto facilmente smontare e asportare... (Anche una porta comandata elettronicamente era comunque costituita da sbarre bloccanti comandate da un meccanismo...) a quel punto bastava riposizionare, tirandole, le sbarre bloccanti per aprire la porta- pensò mentre lavorava febbrilmente. Nemus accorreva per coprirle la bocca e il naso con un panno. Flavia cercò qualcosa in cui imbevere il proprio fazzoletto, ma non c'era alcun rubinetto. Se lo portò al viso e si sdraiò sul pavimento, il più vicino possibile all'ascensore.
Palmyra si tolse la maglietta e urlò di occludere gli sfiati del gas. Poi, con la pistola alla cintura, si lanciò nella tromba dell'ascensore, aggrappandosi ai cavi con la protezione della maglietta fra i cavi e le mani. Poi scivolando giù per i cavi, aiutandosi con le gambe (indossava i jeans) scese agilmente i dieci metri fino al tetto dell'ascensore.
Gloom cercava di individuare i fori d'uscita del gas e di tapparli. Cercò di rendere sicuro almeno lo sgabuzzino e chiese a Michaela e a Marianne di aiutarlo. Le due prigioniere lo seguirono atterrite. Nello sgabuzzino recuperò dell'aceto e ne inzuppò un pezzo di stoffa ponendoselo davanti alla bocca legato. Pensava che durante la prima guerra mondiale le maschere antigas erano più o meno fatte in quel modo; certo, se per caso era un nervino o un vescicante quello che stavano pompando allora avevano poche possibilità di sopravvivenza.
Envìr si rivolgeva alla Steinkhule: - Ho tre domande molto rapide da fare, traduci. Prima: il gas che stanno pompando è materiale del laboratorio gamma? Sai di quale composto si tratta? Seconda: dove tenete le tute anti radiazioni, quelle con le maschere e i filtri incorporati? Terza: la porta di questa stanza, rinforzata in piombo, è a tenuta stagna?- Marianne tradusse, ma le due donne sembravano talmente sotto choc che non riuscirono a rispondere. Allora Envìr cercò rapidamente la telecamera all'interno della stanza ma non la trovò. Luca che aveva visto l'atto coraggioso di Palmyra, decise di aiutarla. Si calò nello stesso modo ma con minore eleganza e quando atterrò sul tetto dell'ascensore, Palmyra aveva già svitato il pannello. IdoLo si affacciò alla tromba dell'ascensore per vedere se poteva seguire Palmyra armi in pugno. Decise di scendere nella stessa maniera di Luca e Palmyra. Si calò giù ma, nonostante Luca lo aiutasse, atterrò malamente sulla gamba sinistra. La fitta lancinante si ripercosse per tutto il corpo e IdoLo capì che qualcosa di poco carino era successo alla sua caviglia. - Loki di Asgard,- pregò stringendo i denti - non mi sembra bello che per colpa di qualche deficiente assetato di libertà io ci debba rimettere le penne perché non ho più i miei sudatissimi poteri, comunque... se stavolta sopravvivo sarà un vero miracolo!-
Intanto il gas di sopra si faceva sempre più fitto. Ad uno ad uno tutti crollarono a terra, svenuti. Palmyra alzò il pannello. La luce verde pulsava ancora. L'ascensore sembrava sgombro e l'archeologa vi si lanciò dentro. La raffica di mitra la falciò immediatamente a mezza altezza, bloccandole sul viso un'atroce espressione di stupore. Palmyra si accasciò in un lago di sangue senza neanche essere in grado di vedere i suoi carnefici. L'Araldo di Loki chiuse gli occhi e andò incontro al suo destino. Poi l'Ascensore si sbloccò e iniziò a salire. Luca saltò prontamente all'interno, accanto al corpo di Palmyra, mentre l'ascensore saliva verso il piano superiore. IdoLo guardò terrorizzato il soffitto che si avvicinava e che minacciava di schiacciarlo. Fu Luca ad aiutarlo ad entrare nell'ascensore. IdoLo cadde rovinosamente nel sangue di Palmyra e guardò l'amica piangendo. Poi il gas li raggiunse entrambi e persero i sensi.
- Si svegli, si svegli!- disse la voce terrorizzata di Marianne - La prego, apra gli occhi. Ho visto cosa sapete fare. Faccia qualcosa per salvarci, la prego!-
Andromaca Gualtieri strabuzzò gli occhi, intontita. Marianne stava implorando proprio lei. Si guardò attorno ma richiuse rapidamente gli occhi, abbagliata. Quando riuscì ad aprirli, il suo sguardo era fisso nella Pietra. Non poteva che essere Lei. LA Pietra. Era a meno di un metro da lei, su un piedistallo metallico cilindrico. Aveva l'aspetto di uno smeraldo limpidissimo , tagliato come un ellisse di circa quaranta centimetri di lunghezza. Emanava una luce intensissima, incredibile, potente e affascinante. I mille spigoli perfetti suggerivano un'armonia e una bellezza senza pari e sembravano suggerire che una simile perfezione non era di questa terra. Eppure lo sguardo di Andromaca si aggrottò pensoso. La Pietra era lì ma allo stesso tempo pareva non esserci, come se quella davanti a lei ne fosse solo una pallida immagine. La sua trasparenza era sì splendente, ma anche diafana, spettrale, come un ologramma perfetto.
Andromaca distolse gli occhi a fatica e si guardò attorno. Erano stati gettati, le mani e i piedi legati, sul pavimento in una specie di cabina di piombo e materiale trasparente, larga quattro metri. Andromaca si rese conto che c'erano tutti gli Empathici, nonché Marianne e Maureleen. Dapprincipio Andromaca si spaventò vedendosi ricoperta di sangue, ma poi capì: anche il cadavere di Palmyra era stato gettato lì, tra loro, come una carogna in pasto ai leoni. Andromaca iniziò a piangere. Palmyra era morta... Palmyra era morta... Un gemito attrasse la sua attenzione. IdoLo alzò il capo e chiuse gli occhi lanciando un acuto urlo di dolore. La sua caviglia era piegata in un angolo innaturale. - Potente Enigma! Che dolore!- si lamentò IdoLo. Anche Envìr e Vincenzo avevano appena ripreso i sensi e si guardavano attorno cercando di capire dove si trovassero. Gli altri giacevano ancora sul pavimento e non sembrava stessero sul punto di svegliarsi.
Il primo a vederli fu Envìr. Dietro la Pietra scintillante c'era una vetrata, non immediatamente visibile a causa del riflesso. Oltre di essa c'era un qualche genere di laboratorio, dove un gruppo di persone li stava guardando come un gruppo di scienziati guarderebbe delle cavie da esperimenti. Erano poco più di una dozzina. Uno di loro era un uomo imponente, alto, biondo, sulla quarantina scarsa, con un lungo mantello bordato d'oro e una spada assicurata sul fianco. Sul petto il simbolo dei Cavalieri Teutonici. Era in piedi e li guardava affascinato, attorno a lui c'era una mezza dozzina di uomini armati. Un uomo sulla cinquantina, vestito con un camice bianco si teneva la testa fra le mani, seduto a una scrivania. Ingrid era in un angolo e tremava appoggiata al muro. Quattro giovani fra i venti e i trent'anni vestiti con camici bianchi si davano da fare lavorando alle apparecchiature presenti. Un'ultima persona guardava gli Empathici con lo sguardo sconvolto e spaventato. Era il professor Brandeburg. Sembrava che non riuscisse a non fissare il cadavere di Palmyra, mentre scuoteva leggermente il capo...
Andromaca tentò di snebbiarsi il cervello. Non aveva capito se la Pietra era davvero dentro con loro... ma supponeva di sì altrimenti non avrebbe avuto senso il fatto di essere in una cassa schermata... Evidentemente era radioattiva e il suo essere traslucida derivava da quello... - Se è con noi- si disse - ed è davvero la Pietra che so essere senziente... - Protese i suoi pensieri per contattarla mentalmente... Dopo avere passato tanto tempo vicino alla Lancia e avere comunicato con Lei, Andromaca sapeva come fare. Percepì un potere ma remoto, lontano. Una voce lontana mille spazi... Di certo la Pietra era attiva, ma non era lì. Come se quello ne fosse solo un simulacro... un effetto...
Quando Strada si rese conto degli osservatori sogghignò di auto scherno, abbassando gli occhi. Si alzò barcollando sui piedi legati e si voltò lentamente in direzione opposta al vetro. Poi si girò di scatto e si lanciò con un salto eccezionale sulla protezione tempestandola di spallate ben sapendo che non avrebbe subito danno alcuno. - Figli di puttana! Figli di puttana! Ci hanno fregato! Ah! Cazzocazzocazzo!- urlò. Gli uomini più vicini alla vetrata fecero un passo indietro, preoccupati, ma l'uomo che immaginavano essere il Gran Maestro dei Cavalieri sorrideva, fissando con crudeltà gli occhi iniettati di sangue di Vincenzo. Envìr cercò di avvicinarsi strisciando sul pavimento per calmarlo ma Nemus si girò con uno sguardo spiritato e le labbra piegate in un'orribile smorfia. Dopo qualche attimo si calmò, riprendendo il controllo, sebbene a palese fatica. Si lisciò i capelli con le mani legate cercando di dargli una forma accettabile e sorrise amabilmente come un bambino socchiudendo gli occhi. - Bene. Ed ora che si fa?- domandò ad Aracne. Ma Aracne era già altrove, la sua mente, che già aveva cercato comunione con la Pietra, era ora rivolta a Desiderio, in una silenziosa preghiera, gli occhi chiusi... tentò di raggiungere i Desideri del Gran Maestro dei Cavalieri Teutonici. Vi riuscì. Un tumulto di Desideri animava la mente di quell'uomo. Desiderava la morte di tutti loro, e che fosse lenta. Pensava che in qualche maniera la Pietra li avrebbe distrutti in maniera orribile, permettendo a loro di osservare e capire. Il Desiderio di fondo più forte era comunque la cupidigia... umana, cupidigia per la Pietra, unita a un fanatico Desiderio di essere con Lei l'Araldo di Dio sulla Terra. Desideri di Gloria e di Violenza, di Vendetta e Devozione, di Brama e possesso, tutti mischiati in una volontà potente e autoritaria. Poi sembrò che in qualche maniera l'uomo capisse che una presenza estranea era in lui e la respinse violentemente. Andromaca sobbalzò, rompendo il contatto. - Un uomo molto forte... - pensò - E non solo fisicamente...-
Envìr strisciò verso la vetrata subito dopo il monologo di Strada, e fissò i nemici con estrema freddezza. Memorizzò ogni dettaglio del volto del Cavaliere Teutonico, s'impresse a fuoco nella memoria i suoi lineamenti. Mormorò una frase in inglese, scandendo bene le parole in modo che il biondo potesse comprendere leggendo le labbra: - Fottiti, vigliacco. Preferisci usare il gas piuttosto che affrontarci apertamente. I veri soldati della Militia Christi ne sarebbero disgustati. Ma forse il tuo Ordine, a differenza di quello degli Ospitalieri e dei Templari, non ha mai seguito un Codice d'Onore.- Ancora una volta il Cavaliere sorrise. Si passò il taglio della mano sul collo in maniera lenta, annunciando così l'imminente morte del suo interlocutore, senza smettere di sorridere crudelmente. IdoLo continuava a gemere tenendosi la caviglia e Marianne gli si era avvicinata sussurrandogli frasi per calmarlo. Accanto a loro Michaela si svegliò quasi di soprassalto a causa dei singhiozzi. Faceva fatica a riconoscere il posto in cui stava e la gente che la circondava... poi dalle nebbie del narcotico finalmente emerse una coscienza confusa. E mentre sempre Strada chiedeva ad Aracne cosa avrebbero potuto fare lanciò un urlo vedendo il corpo di Palmyra. La ragazza si avvicinò e cercò di ricomporre il corpo come meglio le permettevano le mani legate. Piangeva. Non sapeva come fosse morta ma di certo non meritava di rimanere come un'inumana bambola rotta davanti agli sguardi da turisti allo zoo della gente dietro la vetrata. Fu in quel momento che Palmyra aprì gli occhi. Michaela sobbalzò all'indietro con un urlo. - Non è possibile.- disse ad alta voce. - È morta. Non respira più. È crivellata dai colpi delle armi da fuoco.- Si riavvicinò incredula. Nessuno attorno aveva ancora prestato attenzione alla sua scoperta. Palmyra aveva di nuovo gli occhi chiusi. - Uno spasmo post mortem?- pensò Michaela - Possibile? Il sangue è già tutto secco, la morte deve essere avvenuta diverse ore fa.- Protese le mani tremanti verso le palpebre dell'Alterazione morta e ne alzò una col dito. Il bulbo oculare pareva non avesse più pupilla. Era solo un globo di luce verde. Michaela rimase a guardare il fenomeno, al tempo stesso spaventata e affascinata.
Uno degli uomini col camice bianco al di là della vetrata notò la scena, si alzò in piedi e urlò qualcosa indicando la scena. Dodici visi sconvolti si ammassarono contro la vetrata con gli occhi spalancati dallo stupore. Il corpo di Palmyra stava iniziando a muoversi, con il tipico agitarsi di una persona che si desta da un lungo sonno.
Intanto Envìr, senza guardarsi attorno, protese le mani verso la Pietra. Le sue dita la attraversarono, ma un intenso bagliore scaturì da essa e percorse il corpo dell'Alterazione. Un grande calore lo pervase ed Envìr sentì che questa sensazione non era spiacevole eppure lo spaventava. Ritrasse la mano guardando Andromaca che si avvicinava, poi si accorse improvvisamente di una debolezza diffusa, come se qualcosa gli avesse prosciugato via tutte le forze, sentì una sensazione non dolorosa, ma orribile, aliena. Qualcosa di tremendo gli stava succedendo. Alla splendente luce verde della Pietra Filosofale, Envìr vide con orrore il suo corpo farsi oggetto di una drammatica mutazione. La luce entrava in lui diffondendosi ora con la violenza di un fluido bollente per le sue viscere, mentre il suo corpo perdeva consistenza. Lanciò un urlo di avvertimento verso Andromaca, che si gettava letteralmente come a portare il petto alla Pietra. Fu troppo tardi. Quando il petto della Nota toccò la Pietra l'effetto fu decisamente più violento di quando l'aveva toccato Envìr. Andromaca cadde riversa a terra, scossa da sussulti impressionanti, il suo corpo che assumeva la stessa luce pulsante della Pietra. La luce si diffuse come una cascata in tutte le direzioni. Si attestò più forte sui corpi esanimi di Nimrod e Pandora, che assunsero la stessa drammatica tonalità del corpo di Andromaca., iniziando una trasformazione simile a quella che già Envìr stava subendo. Michaela sentì che anche il corpo di Palmyra stava perdendo consistenza e si ritrasse spaventata. Poi Alex e Flavia si alzarono di scatto urlando, unendo il loro dolore a quello di Andromaca. Tutti e tre sentirono uno strappo violento e, nell'agonia della perdita, si resero conto che le Note dentro di loro li avevano abbandonati.
Andromaca assunse un'oscura espressione di trionfo e con una voce gracchiante, colma di astio, urlò: - Libera! Libera!- Ma nel momento stesso in cui le Note scomparvero dalla presenza della Pietra, la misteriosa Alchimia che mutava i loro corpi divenne più rapida e tutte le persone all'interno della Stanza della Pietra iniziarono lentamente a svanire.
Qualcosa accadde anche dall'altra parte della vetrata. I cavalieri e gli scienziati sembravano terrorizzati dalla reazione che la Pietra aveva avuto alla presenza dei prigionieri. La luce era penetrata oltre la vetrata inondando tutto il laboratorio di riflessi sinistri. Fu Ingrid la prima ad urlare disperata osservando il tavolo attraverso la propria mano. Quando le cavie all'interno del cilindro erano già svanite, l'Alchimia continuava ad infuriare all'interno del Laboratorio. Brandeburg si lanciò verso la porta di uscita, ma la sua mano passava attraverso la maniglia. Tentò di passare attraverso la porta ma qualcosa lo teneva legato in quel luogo. Tutti si contorcevano come formiche impazzite. Il Gran Maestro urlò qualche cosa in tedesco ed estrasse la spada. Tutti i Cavalieri si ricomposero, estrassero le armi e le loro voci si unirono in un lento "Salve o Regina".
Dopo pochi minuti tutti erano svaniti. Nessun'anima viva si trovava più all'interno del Laboratorio Gamma. Il ronzio dei macchinari proseguiva imperterrito a segnalare che gli strumenti continuavano a registrare dati che forse mai nessuno avrebbe letto. Il Laboratorio Gamma sembrava in attesa di qualche evento che lo liberasse dall'incantesimo che lo aveva stregato. La Pietra Verde scintillava splendida al centro.
EDEN
Altrove, un altro tempo, un altro luogo.
L'immortale Pandora, figlia di Discordia e di Enigma, aveva avvertito con stupore la separazione fra il suo corpo mortale e la sua essenza immortale.
Le sembrò di viaggiare nel buio per un tempo imprecisato, poi la luce l'avvolse, bianca, calda, come l'abbraccio di una madre. Accanto a Lei due Luci pulsanti, che solo a volte sembravano ricordare all'interno del loro splendore le familiari impronte mentali di Nimrod e Aracne.
- Dove siamo?- il pensiero di Aracne la raggiunse e sentì che i suoi due fratelli la contemplavano con eguale smarrimento. Pandora capì che ora anche lei era pura luce, ma da questa nuova prospettiva non capiva se la trasformazione da lei subita fosse un vantaggio o una perdita. Nonostante l'ambiente alieno, infatti, Pandora sentiva dentro di sé una vaga sensazione di pace e appagamento.
Le tre Note di Discordia si guardarono attorno, se guardarsi attorno poteva essere possibile nella loro nuova condizione. I tre globi di luce ruotarono su se stessi ed estesero i loro sensi nello sconcertante ambiente circostante.
Tutto, attorno, era fatto di luce, non c'era suolo ma esisteva qualcosa di simile alle pareti. Tuttavia, chiara e incredibile era la percezione di come quelle pareti di pura luce avessero una qualche lunghezza, altezza, spessore ed un'estensione obliqua ulteriore, che i loro nuovi sensi potevano percepire e comprendere come le prime, usuali tre dimensioni. Le due pareti di Luce, che delimitavano il pur ampio spazio dove si trovavano, parevano perdersi all'infinito dietro di loro e finire più vicine da qualche parte davanti; ma c'era davvero un dietro e un davanti o erano le loro fallaci percezioni, inquinate da millenni di umana simbiosi ad ingannarli? E se c'era un sotto e un sopra erano fatti di luci incredibili, multicolori, come arcobaleni che si perdevano in incommensurabili distanze...Aracne era perplessa... ma curiosa... anzi... curiosissima.
Con i sensi tesi a percepire il più possibile intorno a sé, in una parte della mente nacque l'idea che quello sembrava un posto splendido dove costruire una bella ragnatela e aspettare...
Ma che c'entrava ora?
Restò un po' stupita da sola dello strano corso preso dai suoi pensieri, come non avesse altro da fare che tessere ragnatele... e gli altri osservarono il globo di luce che lentamente si trasformava in un ragno lucido ed aggraziato, adagiato su un’eterea ragnatela.
Aracne decise coscientemente di cercare di apprendere di più su quel luogo e sul modo di interagire con esso...
Per prima cosa provò a muoversi... Come prima aveva ruotato su di sé per percepire l'ambiente, ora provò a spostarsi prima in avanti, poi indietro. Solo allora si accorse della sua metamorfosi in ragno e che si stava muovendo sulla sua stessa ragnatela. I Globi di luce che erano Pandora e Nimrod erano accanto a lei.
Aracne tentò di venire in contatto con le pareti... e le tastò con la zampina. Ruvide… l’ideale per appendervi la sua tela. Avanzò verso Nimrod ma gli passò attraverso, come se la Nota fosse totalmente inconsistente.- Io non conosco nulla di simile a questo posto... - pensò intensamente - E voi? E poi... Non sento più con me Andromaca e Medea... Avete la stessa impressione?-
- Alex Gloom non è qui- disse Nimrod.
La sfera luminosa che era Pandora iniziò a girare gioiosamente su sé stessa, poi a rimbalzare sulle pareti e a spingere le altre sfere che erano i suoi fratelli, invano, poiché passava loro attraverso.
I suoi pensieri rimbalzavano con lei e si proiettavano nelle menti luminose degli altri.
- Erano secoli che non mi sentivo così libera! Leggera! La carne è un pesante fardello...- Poi come a ripensare al fardello di carne lasciato chissà dove si bloccò, rallentò il suo vorticare e l'infastidire i compagni. - Ma dove siamo? E gli altri?-
Ormai ferma rimase ad estroflettere i suoi sensi più attentamente sul posto dove si trovavano.
La incuriosiva quella strana, imprecisata estensione obliqua, la annusò, o almeno questo gli sembrò di fare, poi la tastò, infine allungò una lingua di luce e la leccò. Strano ma la vista era un senso che non gli sembrava adatto allo studio di quella particolare "cosa".La sensazione era fantastica, era come scoprire una nuova direzione nella quale muoversi, e l’assaporò con soddisfazione immensa. Pareva molto facile muoversi in quella direzione, piuttosto che nello spazio delimitato dalle tre solite, vecchie e noiose dimensioni…
- Si può provare?- pensò Aracne, intensamente - Fratelli? Andiamo insieme vero? Dobbiamo trovare il modo di tornare con gli altri... Dovunque siano...-
Il globo luminoso che era Pandora ritirò l'estroflessione con cui aveva annusato/leccato la realtà che li circondava e iniziò a girarle attorno: - Fratelli? Sorelle? Andiamo? Andiamo, andiamo, andiamo...-
Girava sempre più vorticosamente, ormai era quasi un anello accecante che ripeteva "andiamo" all'infinito.
Poi iniziò a rallentare, tornò la figura sferica di prima e iniziò a rimbalzare di nuovo sulle pareti:
- Gli altri? Tornare? Perché? Qui si sta così bene!-
Poi partì veloce estroflettendo numerose lingue luminose con cui assaporava, anzi, centellinava la nuova dimensione in cui si trovavano rimbalzando e leccando le pareti.La sfera che era Nimrod impiegò i suoi primi momenti nella nuova realtà per raggiungere la coscienza di sé, la sua forma sferica iniziò a mutare per accogliere meglio il suo Io in continua espansione, dapprima perse la sua lucentezza fino ad assumere toni opachi, in seguito iniziò a espandersi casualmente nello spazio e a perdere forma sferica fino a divenire una massa d'ombra in continuo mutamento ricca di pseudopodi che dispiegava per poi ritrarre senza alcun motivo apparente se non quello di soddisfare il capriccio di un momento. Sulla sua superficie comparivano numerosi punti di luce anch'essi in movimento. L'impressione generale era quella di un cielo stellato di forma ameboide in cui ogni stella si muoveva di volontà propria lasciando dietro di sé una scia di luce che presto veniva riassorbita dall'oscurità che la circondava. Imitando le sue sorelle poi imparò i rudimenti del movimento, iniziò un moto spiraleggiante parecchio caotico, sovente spezzato da bruschi capovolgimenti di fronte, che lo portava ad esplorare i limiti che lo spazio in cui si trovava gli imponeva. Dapprima sembrò incuriosito dalle sensazioni che la nuova direzione gli offriva ma presto si fermò immobile. La sua attenzione venne catturata da qualcosa d'altro... E rotolò dietro a Pandora. Anche il ragno luminoso, Aracne, corse in quella direzione, scivolando su uno dei suoi fili sottili.
Quella dimensione era luce pura e non aveva pareti, poi Pandora avvertì qualcosa. Davanti (se di davanti si poteva parlare) a lei c'era qualcuno. Un globo di luce, assurdamente simile a lei stessa.
Ruotava su sé stesso immerso nella luce. Pandora rimase a guardarlo affascinata. Era bellissimo.
Nimrod osservò il globo con aria più distaccata. - Non mi chiedete il perché, ma quello mi sembra di conoscerlo, la sua impronta mentale mi pare familiare, come se fosse qualcuno di fin troppo noto...-
...Luce, luce, luce... solo luce intorno a lei, luce accecante, talmente abbagliante da parere corporea... e lei non era fatta solo di pura luce, sapeva di non essere solo quello...
...La luce si perdeva in tutte le direzioni, quasi a compenetrare più delle tre o quattro dimensioni universalmente note... e lei non sapeva se ne faceva parte...
...Ma se non era parte di quella luce, anche se si convinceva sempre più di farne parte, perché pensava come un essere individuale, chi era?... Che cosa era?
...Se lo chiese a lungo, riflettendo su questo concetto e sulla luce... E non capì...
...Le sembravano eoni in cui si trovava ferma in quel luogo, e non aveva alcun ricordo di cosa avesse fatto prima di essere lì... Dove era prima di essere lì... Chi era prima di essere...
...Voleva andarsene?... Anche a questo non riusciva a trovare una risposta decisa... E se avesse deciso di sì, come mettere in pratica il movimento atto a lasciare quel luogo?...
...E poi,... Quello era davvero un luogo? E... Cosa era il movimento...?
...Lei pensò a sé stessa, a lungo, tanto il tempo... Cosa era il tempo?... Era solo un concetto astratto... E si rese conto che di un'unica cosa poteva essere certa: di esistere... ... Poi la sua consapevolezza fu colpita da un'altra certezza... Non era sola!
...Da una delle tante, impossibili direzioni in cui si frantumava la luce, vide qualcosa avvicinarsi a lei... Tre essenze... Un globo luminoso... Ancora la luce... Un altro globo che però aveva delle striature di tenebra sulla superficie... E quello... che cosa era quello?... Una creatura nera, grossa, pelosa ma anche luminosa che si muoveva velocemente con le sue otto zampe su un filo trasparente e lucente... ...Chi erano?... Cosa ci facevano in quel luogo?... Avrebbero potuto aiutarla ad andarsene?... Sempre se avesse deciso di volersene andare...- Noto? Fratello, che intendi?- Il ragno luminoso si avvicinò osservando il globo... non sapeva neanche se era più perplesso, sospettoso o curioso... Ma quella cosa aveva il loro stesso aspetto e forse poteva comunicare anch'esso... - Io sono Aracne, riesci a sentirmi?-
Nimrod si rivolse alle sue Sorelle:
- Aspettiamo che faccia la prima mossa. Anche se mi sembra di conoscerlo non possiamo fidarci. Magari però vuole solo unirsi al mio piccolo harem... - Rivolto al nuovo venuto:
- Chi sei? Credo di conoscerti...- Si fece leggermente avanti e iniziò lentamente a orbitare intorno al nuovo venuto.
...Queste frasi raggiunsero facilmente la sua coscienza... Ma chi erano quei globi?... Chi, o cosa, era quell'essere mostruoso?...
...Niente di quanto aveva percepito le pareva familiare... Niente l'aiutava a perforare il muro di luce che sembrava avvolgere il suo essere senziente...
...Un pensiero penetrò nelle loro menti - Aracne?... Chi è Aracne?... E Nimrod... Chi siete voi?... COSA siete voi?... Ed io, sapete chi sono io?... Sono come voi?...-- Bè... Almeno all'aspetto sembri esattamente come noi... Non hai un nome? Alcuni di noi pensano che hai aspetto familiare... Ci permetti di avvicinarci??? Forse capiremo meglio...-
E il ragno lentamente provò ad avvicinarsi a quel globo di luce per cercare di saggiarne meglio le qualità... per capire chi e cosa sarebbe potuto essere...
- Bello!- Il globo che era Pandora si avvicinò alla coscienza luminosa, bellissima e stranamente familiare.
Era ancora felice per l'esperienza esaltante che aveva provato esplorando e assaggiando quel luogo meraviglioso e sconosciuto. Qualcos'altro da gustare! Qualcos'altro da scoprire!
Lentamente girò attorno alla luce che emetteva onde conosciute, come un nome sulla punta della lingua che però non si ricorda, si arrestò, immobile e fluttuante, dubbiosa e meditabonda.
Cosa poteva essergli conosciuto in quel non-luogo? Cosa poteva dargli sensazioni così discordanti come conoscenza e affetto ma insieme sospetto? Qualcosa si spezzò nell'incantesimo di quel posto, qualcosa che era in lei iniziò a far male, dentro, qualcosa che avrebbe ormai dovuto essere ben cicatrizzato strappò e spinse e sanguinò.
Faceva male proprio dove aveva lasciato quell'altra, che era sempre lei, a guardia ma evidentemente non era bastato.
Si avvicinò ancora, e ancora, quasi compenetrò l'altro globo. Poi, così vicina da sentire la sua luce sulla propria, lasciò uscire una delle lingue con cui aveva accarezzato quel luogo nuovo e dolce e, cautamente, provò a contattare l'estraneo/familiare: - Chi sei per farmi male? Che Cosa sei?-Così la coscienza senziente sentì un forte affetto e un forte odio verso quel globo che era guizzato oltre la nube e oltre il ragno per raggiungerla.
Con il suo piccolo organo di senso Pandora avvertì l'odio che pulsava verso quel suo uguale e che copriva tutti gli altri sentimenti che potesse provare.
Strattonò via dall'altro la sua lingua di luce come se si fosse scottata e rimase discosta a leccarsi le ferite che il gesto di avvicinarsi al globo gemello le aveva aperto.
Non provava odio, quello era dell'altra, quella che si era uccisa, no, non voleva provare nessun sentimento. Non più.Si allontanò piano e si avvicinò alla forma più sicura del ragno nero. Il ragno aveva osservato il globo con attenzione ed ora, per quanto perplesso, era certissimo delle proprie conclusioni:
- Non conosco il tuo nome, ma sono certa che siamo tuoi Fratelli in Pathos: tu sei una Nota come noi. Ogni Nota riconosce quando si trova alla presenza di suoi Fratelli o Sorelle e io sento questo, anche Pandora e Nimrod sono certa riconoscono questa sensazione guardandoti. Quindi ti dò il mio benvenuto e ti auguro che tu presto possa ricordare e ti invito a percorrere con noi questo luogo per cercarne l'uscita.-
- Si, verrò con voi... Poche certezze sono nella mia mente ora, ma una è quella di uscire da qui per ricongiungermi a... Questo ancora non lo ricordo...-
- Sorella,- disse Pandora al Ragno, - In questo posto ci sono i simili e gli speculari, in questo posto siamo tutti figli della stessa madre, tu e Nimrod, io e... quello- Allungando quindi il suo raggio come ad indicare l'altro.- Quello?... Sarei io?... Ma perché mi tratti così?...- si lamentò l’entità.
Il ragno restò ancora più perplesso alle parole di Pandora: - I simili e gli speculari? Tutti figli della stessa Madre?-
- ... Io... Io non so chi sono... Sento solo che anche voi mi siete familiari, in uno strano modo forse... Ma familiari... Quella lingua... Che cos'è?... Ce l'ho anche io?- e tentò di fare quello che aveva fatto Pandora ed "assaggiare" il più vicino di essi, Nimrod.- È di Discordia! È questo che vuoi dire?- realizzò Aracne - ...Tutti speculari dici? Io e Nimrod... Tu e... Enigma di Discordia? È questo che significano le tue parole Sorella? È la tua gemella?... Però non capisco come possa essere arrivata qui senza seguire la stessa strada percorsa da noi...- e le si avvicinò di più, perché forse era colei che si chiamava Deifobe, una sua amica... Il ragno la sfiorò come in una delicata carezza...
Lei accettò la carezza quasi con gratitudine e con la sensazione, ora, di conoscere ciò che si nascondeva dietro quell'essere... Deifobe, questo nome le diceva qualcosa, stava risvegliando delle sensazioni... Però, non sapeva come, ma non si riconosceva in questo nome... Un altro le veniva alla mente come il suo... Ce l'aveva lì, come sulla soglia della mente, ma ancora non riusciva a tirarlo fuori... Enigma di Discordia, sì, questo le era decisamente familiare... Ma forse era vero che anche lei era una Nota... Improvvisa, un'immagine le scaturì nella mente... La sensazione di un dolore forte, terribile al corpo... Cadere a terra... La vita che sta per abbandonare definitivamente un corpo... Ma prima di raggiungere la rivelazione finale...
- Ora forse la riconosco... La sua impronta mi è stata per tanto tempo vicina, non posso che ricordarla come una Sorella.- Disse Nimrod. - Indubbiamente hai ragione, lei è la sorella che aveva preso il posto di Pandora, lei è colei che il mio attuale guscio venerava e, nella debolezza, che umanamente gli compete, ancora rispetta più delle altre. Deifobe o meglio Enigma di Discordia questa è la sua identità e il motivo per il quale mi risultava così familiare.-
Pandora al riconoscimento anche degli altri non ebbe più dubbi, quella era la sorella che aveva fatto soffrire quella che aspettava, l'altra.
No. Non si sarebbe fatta coinvolgere nelle loro storie; erano morte, tutte e due e non voleva essere messa in mezzo da due mummie ammuffite. Indipendentemente dai suoi buoni propositi il suo globo iniziò a prendere uno strano colore tra il rosso e il celeste, i due colori si mischiavano e poi cercavano di riunirsi in una sola tinta sulla superficie sferica.
- ... Ma voi, ditemi,- disse Enigma di Discordia - Perché pensate di conoscermi?... E se sapete chi sono potete anche dirmi come mai sono qui con voi?... -- Non temere ricorderai, il contatto con la tua parte mortale una volta usciti da questo luogo ti aiuterà sicuramente. Mi spiace ammetterlo ma noi Note stiamo diventando schiave della carne in cui dimoriamo tanto che la sensazione di essere puro spirito non ci è più familiare. - tentò di rassicurarla Nimrod.
- Ma perché sono in questo posto?...- proseguì la Nota - …Cos'è questo posto?... Io non ho coscienza di niente fino a poco prima di incontrarvi... Ricordo solo la luce, bianca, accecante...-
- È vero, noi siamo qui perché eravamo in presenza della Pietra, ma lei? Lei dovrebbe essere in Okeanos- E il globo rosso che era Pandora fece un movimento stizzito come a sottolineare che lì sarebbe dovuto rimanere.
Era l’idea della vita, disse una voce che era dovunque attorno a loro, qualcuno di molto potente deve averla fissata a te, ma me ne stupisce, perché parte dell’idea stessa di Eternità è in te e nei tuoi simili…
- Qualcun altro?- pensò Pandora - La riunione di famiglia non è finita allora. Quale altra vecchia cariatide sta uscendo dal cappello?-- Non chi ma cosa- puntualizzò Nimrod.
La ragnatela di luce vibrò a quelle parole? Pensieri?... Il ragno percepì il movimento e si immobilizzò come in attesa mentre cercava di comprendere il senso di quanto era stato detto... Ma da chi? - Salve. Io sono Aracne e questi con me li riconosco come miei Fratelli. Non avevamo ancora sentito la tua presenza qui... Riesci a sentirmi così come abbiamo sentito te? Parli del concetto di Eternità, e dici che essa è parte di noi anche se dici che la cosa ti stupisce... Possiamo sapere perché e chi sei tu? Forse potremo, mettendo insieme quanto sà ognuno di noi, trovare insieme la risposta.-Nimrod si fermò appena ebbe percepito quella "voce" estranea. Per un attimo il caotico moto luminoso sulla sua superficie si affievolì. Poi, in maniera fin troppo deliberata riprese.
- Pare che finalmente incontriamo il padrone di casa... speriamo di non aver arrecato disturbo. Dice bene la mia gemella, credo sia il caso di presentarci. Tu sembri sapere più di noi sulla natura di questo luogo il che ti pone in leggero vantaggio, eppure la nostra natura ti incuriosisce, l'incontro sarà proficuo. Dici bene, c'è Eternità in noi, io sono Discordia di Desiderio ma puoi chiamarmi semplicemente Nimrod, come mi faccio chiamare tra gli umani. Questo luogo ci è alieno così come noi siamo a te alieni, non temere però, non siamo animati da intenzioni ostili. La novità del luogo ci ha momentaneamente sviati ma stiamo intraprendendo una ricerca. È troppo chiedere di mostrarti? Noi siamo da tempo abituati a ragionare con i sensi propri della forma fisica che inabitiamo e la cosa ci aiuterebbe.-È così tanto tempo che non uso un nome che non ne ho più uno adatto, eppure sono circondato da miliardi di idee di nomi diversi… Potete darmene voi uno appropriato, penso che potrebbe piacermi… Quanto alla forma, non ne ho più da quando sono giunto qui da Eden, dove dimoravo, anche se in un certo senso questo non è esatto, poiché siamo ancora in Eden… Proverò a ricordarmi…
E un bagliore improvviso apparve, dorato e splendente. Dentro di esso si distingueva appena una forma vagamente umana, con ali accecanti che si confondevano nella sua stessa luce.
Forse ero così quando abitavo fra i miei simili, ma non ricordo. Sono corsi così tanti pensieri da allora…
Il ragno lo guardò forse con un poco di sorpresa...
- Grazie della fiducia che ci concedi lasciandoci l'onore di scegliere un nome con cui chiamarti, ma affinché sia, come tu dici, appropriato, non mi pare giusto avere fretta nello sceglierlo... Io ho sempre pensato che è l'essenza di una persona ad essere importante e quindi sia quella a dover essere messa in luce da un nome, ma è solo una mia idea... Hai nominato il tuo popolo... E il tuo aspetto è simile a quello che conosco avere gli Angeli... Poi hai nominato anche Eden che è qui ma non è qui e mi confonde non poco questa affermazione...-Enigma di Discordia (perché ora trovava naturale chiamare sé stessa in quel modo) si perse nella luce che emanava la voce... Si! Quella figura le ricordava qualcosa, ma ancora non riusciva a capire se l'aveva già incontrata o solamente le tornavano alla memoria racconti fatti da altri...
Il suo sguardo si spostò dall'uno all'altro dei suoi Fratelli, come a cercare nei loro occhi un riconoscimento che ancora le sfuggiva...
Nonostante l'apparizione dell'interessante personaggio Pandora rimuginava ancora sulla sorella, il colore celeste stava rapidamente scemando e il rosso avanzava trionfante.
All'improvviso la sfera di luce porpora si lanciò assolutamente senza nessun avvisaglia contro l'essenza della gemella, come a speronarla: - Deifobe! Enigma di Discordia, traditrice di tua Madre!- Ma passò velocemente attraverso il globo luminoso senza recare né riportare apparente danno.Enigma di Discordia si ritrasse brevemente, stupita, senza apparente danno, appunto, ma immediatamente dopo il passaggio sconsiderato attraverso l'essenza della sorella il colore di Pandora mutò di botto in un freddo celeste, come zaffiro, poi virò decisamente al verde smeraldo.
- Non mi farò controllare da ricordi non miei!- disse orgogliosamente, e si allontanò dalla sorella, quindi prestò finalmente attenzione alle parole dell'ultimo arrivato.
La figura alata aveva osservato la scena in silenzio, senza reagire.Una verde Pandora ebbe un moto spontaneo e disse: - Ecco il tuo nome: Lucifero, portatore di luce!-
Non sembrava più interessata alla sorella, ogni emozione per lei sopita, forse.La figura sussultò dentro la luce, sopraffatta dall’idea che si era accompagnata nei pensieri delle Note, ccompagnata a quel nome.
No, no… O no… Quel nome ad altro ben diverso da me, apparteneva e forse ancora ne appartiene. Vidi un tempo la Luce che portava, proprio quando passai dal mio Eden al nuovo. Era verde, terribile e meravigliosa, la cercai a lungo, facendo vagare i miei pensieri sul Monte dei Pensieri Sacri. Con la mente la chiamai e la cercai e mi si manifestò sotto forma di Pietra…
- Eden?- mormorò Pandora - Mi era venuto il sospetto che fossimo in Okeanos, la presenza di questa Nota spenta mi aveva sviata... Presenza. Mmm...-
La forma di Nimrod iniziò a mutare, intorno a lui si creò una specie di nuvola di colore rosso cupo dall'aspetto malsano. La sua stessa consistenza sembrava assumere un aspetto metallico. Divenne ricco di angoli e qua e là estrofletteva punte e barbigli che a contatto con la nuvola generavano scariche elettriche e lampi. Il rumore era simile a quello di una lampada per sterminare le zanzare situata all'estuario del Po nell'ora di punta.
- Tu sei uno dei...!- il pensiero non venne completato ma era accompagnato da un lampo che tinse per un secondo il luogo di rosso. Il rumore che lo accompagnava poteva essere stato quello di una tempesta in distanza ma in rapido avvicinamento. - Dici di provenire dall'Eden, cosa ci fai qui e cosa vuoi da noi? Cosa vuoi da me questa volta? Non ti nascondo che provo avversione per te e per tutti quelli come te. Purtroppo non sono in posizione di forza, mi serve sapere quello che puoi dirci su questo luogo quindi dovrò assumere di essere in tregua. Non ho dimenticato però né Sodoma né Gomorra e soprattutto non ho dimenticato la Torre e i miei figli quindi non cercare di catturare le mie simpatie non ci riuscirai. Ci sono altri come te qui? Ma certo come potrebbe essere altrimenti... Quanto al tuo nome non chiederlo a me o te ne fornirei uno così maledetto da far impallidire ogni piaga e ogni sofferenza che tu e quelli come te avete causato a me e alla mia stirpe. Se questo luogo è una prigione chi mi ha rinchiuso sa come torturarmi. Ora parla, dicci quel che vuoi che sappiamo...- Poi rivolto agli altri: - Perdonatemi fratelli ma quello... Quello...- e si scatenò un altro lampo.La figura non sembrava spaventata, ma perplessa.
L’idea dell’odio, del rancore, della vendetta. Da quanto tempo non le vedevo, esse sembrano addensarsi a voi in maniera inaudita. Vi scagliate con gioia l’uno contro l’altro, senza chiamare a voi le idee necessarie per offendere, e poi tu stesso non aspetti che un mio gesto ostile per scaricare su di me il tuo odio. Eppure non capisco il tuo rancore. Mai ho conosciuto l’impronta del tuo pensiero in precedenza, né mai ricordo che la mia schiatta esiliata in Eden abbia mai avuto a che fare con nessuno che ricordasse la vostra. Se non forse i Creatori, coloro che crearono la nostra storia…, la cui idea è tanto simile a quella che tua sorella ha associato al pensiero che ha chiamato "Angeli". Se è verso di loro che si muove il tuo rancore, placa la tua ira, poiché non sono certo uno di loro, perché di carne e di sangue è stata la mia vita prima di vedere la luce. Ma vedo un’idea nella tua mente che più si adatta a descrivere quello che fui quando camminavo sull’Eden invece che nuotarvi. Nephilim. Forse così mi definireste.
- Se per Creatori intendi i servi della Presenza,- puntualizzò Nimrod calmandosi , - sì, è verso di loro che è indirizzato il mio odio eterno. Affermi di non essere allineato con loro, affermi di essere stato un essere di carne e di sangue. Eden significa paradiso in terra quindi tu non puoi essere altro che un'anima ascesa fino al paradiso, un essere in qualche modo innocente agli occhi della Presenza. Questo spiega perché fai fatica a comprendermi e ti mette al riparo dalla mia collera. Posso essere ingiusto, caotico nelle azioni e violento nei comportamenti ma non sono ancora un assassino deliberato. Impartisco castighi solo a chi ha commesso delle colpe. Mi sono lasciato ancora una volta accecare dai ricordi. Tu non sei una delle mie prede. Nephilim questo sei e in una specie di paradiso ci troviamo, bene, lo accetto. Voglio uscirne e con la Pietra in pugno se è qui che essa si trova. Forse se capissimo come si entra o cosa la Pietra realmente Desidera.-
La figura spiegò per un attimo le sue ali splendenti.E voi perché volete andare via di qui? Avete raggiunto il più alto degli obbiettivi, perché la vostra anima è finalmente oro…
- Oro?- chiese il ragno - Siamo quindi stati alchemizzati?... Allora è questo che ci ha portati qui ora capisco. Eppure, per quanto mi riguarda, le persone che amo non sono qui, per questo Desidero andarmene: per tornare da loro...-Pandora non parlava più, forse un poco turbata, però un pensiero gli venne alla mente: - Anima? Ma noi non abbiamo anima, niente di niente, siamo solo la risonanza del suono originario che sono gli Eterni.- Ancora più pensierosa, rimase a rimuginare sull'anima e sul fatto che lei aveva sempre pensato di non averne una.
- Non so esattamente bene perché, ma il ragno ha ragione...- disse Enigma di Discordia - Anche io sento di dovermi unire a qualcuno, qualcuno che ha bisogno della mia presenza, del mio aiuto... Tu non sai come aiutarmi a ricongiungermi a questo essere?-
- Ora tenterò di spiegarti qualcosa che forse ti sarà difficile comprendere.- Iniziò Nimrod - Tu affermi che abbiamo raggiunto il massimo degli obbiettivi e questo forse può essere vero per un'anima mortale ma io sono essenza immortale, tensione fra Discordia e Desiderio, pura emozione. Per me non esistono fermate, non esiste un limite alla mia volontà di potere. Il mio Desiderio non può essere soddisfatto perché io sono ciò che gli altri chiamano Brama. Quanto ci viene offerto può appagare forse i mortali, può appagare i tuoi simili e forse, se non fossero degli inguaribili sentimentali,- rivolse il suo pensiero verso Aracne - anche i miei fratelli ma non puoi appagare me perché il mio Desiderio è un fiume in piena un'onda che tutto travolge. Questo posto è perfetto ma io sono al di là di ogni perfezione perché godo di essa e al contempo dell'imperfezione della forma. Discordia insegna la via del paradosso. Questo posto ha ben poco da offrirmi, solletica la mia curiosità per ora è vero, ma non mi offre le occasioni che Bramo. Voglio riscattare il corpo in cui dimoravo, voglio la Pietra, voglio sentire nuovamente le pulsioni della carne. La sottile perversione che essa mi spinge a promuovere cantava nelle mie orecchie melodie che solo il mio desiderio discorde poteva apprezzare; eppure... devo tornare a quella cacofonia. Aiutaci ad andarcene, i nostri pensieri non si addicono a questo luogo. Aiutaci ad andarcene prima che anche l'Eden sia sfiorato dai miei Progetti. Parlaci di come sei arrivato e di come è possibile uscirne. Dicci se è qui che è situata la Pietra.-Il Nephilim stette un attimo in silenzio.
Ho capito chi siete. Molto tempo è passato da quando udii per la prima volta discorrere dei Signori delle Trame e dei loro figli. Ora capisco di chi era il potere che ho sentito entrare in Eden. La figura alata indicò Enigma di Discordia.. Si aprì uno squarcio nel tessuto dell’Eden e vidi il vostro ingresso ma avevate un aspetto ben diverso da ora. Molte altre anime erano con voi e una di loro stava spegnendosi. Su di lei aleggiava l’idea della Morte. È stato allora che ho sentito quella presenza, quella potenza oscura e misteriosa che oscurava la Luce Eterna di Eden in un mare di Ombre. Solo ora capisco che era uno dei Signori delle Trame. Che saldava l’anima di uno dei suoi figli a quella morente, facendogli rifiorire la vita…
- Mio Signore Enigma ha fatto tornare mia sorella, è stato Lui...- esclamò Pandora.
Il Nephilim sembrò guardare per la prima volta i suoi quattro interlocutori e i suoi pensieri si velarono di tristezza.Eppure le vostre parole sono vuote e aliene, avete desiderato farmi del male, parlate di scatenare la vostra collera su di me, senza sapere che nulla, nel mondo perfetto può danneggiare né ferire…
Non capisco come siate arrivati qui. Le vostre anime non mi sembrano così illuminate, come se foste pervenuti all’Oro spirituale tramite un qualche imprevisto e innaturale accidente.
Mi minacciate di contaminare Eden quando nulla in Eden può essere corrotto, eppure ho visto ciò che il Signore delle Trame ha potuto fare, mutando l’immutabile…
Voi Bramate la Pietra… Ma la Pietra non è un oggetto che si può bramare, è un ‘idea che focalizza l’idea della perfezione, il Sommo Bene celeste, la potenza di trasmutare sé stessi e di fare ascendere il proprio spirito. Così io giunsi qui dal mio Eden. Meditai per così tanto tempo... E ora ancora medito, perché so che c’è qualcosa in più dell’oro, e un giorno io lo raggiungerò…
Ma voi… Voi volete tornare indietro, e raggiungere l’imperfezione che vi è propria, non sta a me giudicare i perché dei vostri propositi, né mi sono mai soffermato a pensare se ci fosse una via per invertire il processo…
Temo di non potervi essere molto utile…
- Ma noi non dobbiamo trasmutare nella perfezione, la perfezione non è nella nostra natura.- obiettò Pandora. - Siamo schegge di una pienezza più grande, mutevoli ma sempre uguali, parti di un unico tutto composto da Sette colori originari che hanno dato vita alla infinita gamma delle emozioni. Noi siamo emozioni, anima, spirito, perfezione non sono per noi. Quanto al processo inverso… E se invece lo forzassimo? Ovvero se giungendo a quello che tu consideri superiore all'oro si potesse tornare indietro? In fondo gli opposti si toccano, il fondo dell'inferno è la porta per il paradiso, no?-L’imperfezione da te stessa confessata ti renderebbe impossibile andare oltre. Credo che non sia questa la strada del vostro ritorno. commentò il Nephilim.
- Intendi dire,- disse Aracne rivolgendosi al loro ospite, - che tu hai visto quando anche i corpi mortali in cui abitavamo sono passati? E loro... sai dove sono? E poi... Se davvero intendi che proprio in quel momento Enigma ha risvegliato sua Figlia e dici che l'ha legata a chi in quel momento era in fin di vita allora... Cara Sorella posso dirti con certezza il nome dell'umana a cui senti di doverti ricongiungere: ella è Palmyra De Pyris.-
- Beh meglio così, ogni Nota sveglia è una freccia in più all'arco del Pathos...- commentò Nimrod - La fine del millennio è vicina ne avremo bisogno.- Poi rivolto alla Nota che un tempo si faceva chiamare Deifobe: - La tua identità mortale chissà perché credo ti piacerà, ora che ti abbiamo rivelato il suo nome però mi piacerebbe che tu ci rivelassi il tuo. È ovvio che non rispondi più a quello di Deifobe... Prova a concentrarti e dicci come ti chiami. I poteri di una Nota spesso dipendono proprio dall'incarnazione che sceglie come più affine. Chissà che conoscendola non ti sia possibile farti un'idea, anche approssimativa, su cosa puoi effettivamente fare. Deifobe è stata per lungo tempo in seno a Discordia ed era famosa soprattutto per i propri poteri divinatori. Ogni informazione che possiamo trarre in più sulla Pietra ci aiuterebbe... Poi rivolgendo il suo pensiero verso Pandora. - Quella è la tua gemella, così come Aracne è la mia, straordinario è il potere che si origina da due gemelli che condividono il proprio potere nel raggiungimento di uno scopo... Se in futuro fosse necessario, mi piacerebbe vedervi collaborare. Conosco i passati trascorsi ma voi non siete ciò che eravate. Cercate di non lasciarvi accecare dall'odio, lo so non sono la persona più adatta a dirlo a me capita di sovente, però vorrei che vi impegnaste fin da ora a dimenticare ciò che è stato. Quando i lupi vanno a caccia ognuno svolge il compito che gli è stato assegnato e poi alla fine si dividono la preda. Se ognuno agisse da solo morirebbe di fame. Credo che anche questa si possa considerare una questione di sopravvivenza quindi... Collaboriamo. -
Durante il discorso la sua forma perse la consistenza metallica e ritornò a quella dell'ameba stellata, poi, fluttuando pacatamente rivolse ancora qualche domanda al Nephilim:
- Senti caro il mio hippy dell'iperuranio, e non sforzarti a chiedermi cosa sia perché è il modo migliore per farmi diventare offensivo, hai parlato di giungere in questo Eden da un Eden precedente. Normalmente come è articolato il processo che permette ad un essere mortale di ascendere all'Oro? In cosa consiste? Dici che richiede meditazione ma su cosa? Se riuscirai a descriverci il processo che tu hai intrapreso credo ci sia possibile invertirlo. Parlando in termini chimici, tanto cari all'identità mortale che abito, ridisciogliere l'essenza raffinata delle impurezze che originariamente la caratterizzavano ed evaporarne il solvente. Qui la Pietra è un'idea di perfezione ma mi viene un dubbio: come è possibile che esista una perfezione che si adatti a tutti? Il mio ideale di perfezione potrebbe essere totalmente differente dal tuo eppure la Pietra esiste ed è reale, almeno come concetto, tanto per me quanto per te. È evidente che il passaggio al livello successivo richiede a te idee come calma, temperanza, pazienza, eppure se è stato possibile per noi forzare l'Opera una volta probabilmente ci sarà possibile ripetere la cosa nuovamente. A noi non si applicano le stesse leggi che si applicano per te è evidente. Dimmi quindi, ammettendo che tu qui non sia solo, chi tra tutti i tuoi simili ha la maggior probabilità di possedere le risposte che cerchiamo?-Il ragno sembrò rivolgere un'occhiata di rimprovero a Nimrod mentre si rivolgeva ancora al Nephilim: - Scusa il mio Gemello, purtroppo ogni tanto trascende un po'... e in genere lo fa quando sente di non avere più il controllo sulla situazione in cui si trova. E le sue parole non sono condivise da tutti noi. Comunque si, è vero, non siamo venuti qui come risultato di una ricerca volontaria di miglioramento... E quindi siamo sbagliati per questo luogo. È stato il contatto con il "fantasma" di un oggetto di potere che ci ha strappati dai corpi in cui vivevamo e ci ha portati qui. Una specie di pietra pulsante di luce verde che alcuni chiamano pietra filosofale... Ne hai visto l'idea in questo luogo? Forse come ci ha portati qui potrà permetterci di tornare. O se almeno sai dirci come si possa provare a cercarla... Noi ti saremmo veramente grati dell'aiuto.-
Pietra filosofale… Conosco quel termine. Così un’anima che venne qui molti pensieri fa chiamò l’immagine della pietra perfetta, su cui si focalizzano i pensieri delle ultime meditazioni. Anche lui non aveva nome così io gliene detti uno nuovo: lo chiamai Trevoltegrande, perché egli mi disse avere passato tre stati dell’anima diversi. Egli mi disse anche che l’immagine della Pietra che noi focalizziamo è l’immagine di una Pietra reale, che lui aveva visto realmente, da qualche parte nel suo mondo, custodita dai "barbari", disse. Da qui egli inviò i suoi pensieri ai più semplici dei suoi accoliti sul suo mondo, affinché avessero le basi per seguire le sue orme in quella che fu la sua Grande Opera, trasformare le anime della sua razza nell’Oro spirituale... Mi chiedi se so dove è quella Pietra di cui Trevoltegrande mi parlò. Suppongo sia ancora nel suo mondo…
Quanto a chiedere lumi ai miei simili, essi non vi sarebbero d’aiuto. I piaceri della vita naturale nei giardini di Eden li appagano totalmente, io venni giudicato pazzo per le mie aspirazioni meditative… Se però i vostri Spiriti sono ancora saldati alle anime che ho visto, per tornare indietro forse basterebbe rinsaldare il legame, ma dubito che si possa fare, perché ho visto quelle anime e i loro corpi, precipitare nell'Inframondo, lo stadio intermedio fra materia ed anima vitale.
Trevoltegrande me ne parlò un tempo. Disse che la sua Opera era stata ripetere i processi di trasmutazione che la Pietra originaria permetteva, ma tramite la mente, aiutandola a focalizzare con metodi di trasmutazione di materia inerte prima, organica poi… Disse che quel mondo rappresenta il primo stadio di trasmutazione della materia organica, la putrefazione. Di più non saprei dirvi. Forse potete provare ad inviare loro dei pensieri, ma sono più lontani del mondo da cui venite… Forse solo le più semplici fra le loro menti potranno ricevere i vostri impulsi…
- Proviamo...- disse Aracne, concentrandosi, invano.
Pandora sorrise. Il suo tentativo pareva invece avere successo. Per un attimo i suoi occhi furono quelli di Flavia e vide una strana figura… Un serpente che divorava se stesso…
- L'uroboros, unione di cielo e terra, paradiso e inferno, rosso e nero...- pensò Pandora, poi il contatto si ruppe.
Senza neanche concedere un commento Nimrod provò a far scomparire la propria forma "fisica" per tentare di fondersi con Eden proprio come era il Nephilim prima che si materializzasse sotto la loro richiesta. I suoi fratelli lo videro dissiparsi nella luce, eppure sapevano che era ancora lì. Nimrod percepì solo la sensazione di essere più grande, e di avere i sensi più acuti. Estese i sensi fino ad abbracciare quanto più territorio possibile. Cercò di abbandonare ogni idea e concetto di forma. Si concentrò su quella che era la sua essenza di Nota ovvero la tensione fra Discordia e Desiderio. La sua idea di perfezione in quanto Nota coincideva con il rafforzarsi di questa tensione che poi si traduceva nell'energia che è Pathos. Tentò di divenire pura energia, pura passione irrazionale, abbandonò i ricordi di quella che era stata la vita tra i mortali e cercò di passare al livello superiore, invano. Per quanto esaltante fosse stata la sua esperienza, quella non era la strada per passare oltre.
La nuova Nota intanto sembrava riflettere: - Palmyra… Il nome fa risuonare qualcosa nella mia mente, ma non so se è effettivamente lei perché il contatto tra noi è durato troppo poco... Mi ricordo che ho sentito la mia presenza in lei in un momento di terribile sofferenza, e poi mi sono ritrovata qui... Quasi senza più memoria... Comunque mi dispiace deluderti, Nimrod, ma ancora non sono in grado di ricordare appieno le mie potenzialità... So per certo di non essere Deifobe; anzi, il nome che sembra assumere sempre più un significato è quello di Arianna, se qualcosa può significare...- Arianna fece una pausa - Spero di riuscire a ricordare cosa ha provocato tanto odio tra me e Pandora. Ora il mio animo è sgombro da questo sentimento...-Il Ragno pensava che se era più facile inviare i pensieri nella loro dimensione d'origine, avrebbe provato così. - Menti semplici...- E sorrise a sé stessa. - Avrà una mente semplice una vecchia mummia piena di vermi?- Si immobilizzò per alcuni istanti poi, quando si riscosse, agitò freneticamente le sue zampette... - Bene, bene… E ora come facciamo ad andarcene?-
Pandora rifletté attentamente su quanto era successo. Le sembrava di avere raggiunto Flavia, ed ella aveva bisogno del suo aiuto. Come potevano uscire da Eden? La Pietra li aveva portati e la Pietra li avrebbe fatti uscire.
Si concentrò sulla Pietra e cercò di visualizzarla… Una forma verde, perfetta…, forse in quel mondo ideale il pensiero di una cosa era equivalente alla cosa! Il fatto che le Note riuscissero a controllare la propria forma implicava che dovevano avere un certo controllo sulla realtà del posto.
Pandora visualizzò la Pietra nella mente, e l’immagine della verde gemma era nitida e precisa, e si rifletteva nella mente speculare di Arianna che rimase senza fiato.
Le due Note Gemelle condivisero per un attimo un contatto intimo e mistico. Un tocco mentale le sfiorò, come il tocco di mille pensieri, immensamente più veloci di loro.
La sento… disse il Nephilim, diventando pura luce… L’avete chiamata… Come quando salii… È bellissima, e so che indica la vostra partenza, per l’oscurità o per la luce… Addio Figli dei Signori delle Trame, ricordate che dovete ancora darmi un nome...
E, lentamente, le Note iniziarono a svanire, mentre le loro coscienze scivolavano nel buio…
INFRAMONDO
Altrove, un altro tempo, un altro luogo.
Quando Nemus ed Envir si svegliarono emersero dall’incoscienza all’incubo, accompagnati dall'eco di un urlo femminile, remoto, quasi irreale.
Erano in un ambiente oscuro ed alieno, uno spazio angusto, forse sotterraneo, in cui dominava un nauseabondo tanfo di carogna. Distinguevano a malapena le loro sagome, a causa della pallida e debolissima luminescenza verdastra che sembrava emanare, debolissima, da ogni cosa attorno ed anche da loro stessi. Le pareti dell’oscuro cunicolo, che non pareva più largo di un paio di metri e alto forse due metri e mezzo, si allargavano per poi dividersi in quattro direzioni, come in un ampio crocicchio, con un'ampiezza approssimativa di una decina di metri di diametro.
Per prima cosa Nemus si rese conto di non essere più legato. Le corde che legavano i suoi polsi e le sue caviglie erano state recise con qualcosa di tagliente. Si alzò da terra posando le mani sulla parete e le ritirò con un moto di spontaneo disgusto: tutto il muro era fatto di carne, e sembrava fatto di carne morta, in alcuni punti brulicante di vermi affamati, mentre il solido pavimento sembrava una compatta distesa di ossa biancastre dalle forme aliene misti a resti di strani carapaci di aspetto insettiforme, come gli exuvie di creature dall’aspetto orribile. Centinaia di mosconi di colore verde lucido vagavano nell’ambiente, ma sembravano molto più interessati dalla parete putrefatta che dalla carne viva e pulsante degli Empathici. Il loro ronzio era comunque continuo e ossessionante in quel totale silenzio.
- Come odio queste situazioni di merda,- sibilò Nemus mentre si massaggiava le parti scoperte indolenzite, - e questi posti pseudorganici del cazzo sembrano usciti dai sogni all’ LSD della mia ex.-
Anche Envir intanto si guardava intorno, barcollando, in preda alla sorpresa e all’orrore. I corpi dei propri compagni erano ancora tutti a terra. Anche i loro legacci erano stati tagliati e sembravano pallidi aloni di luce smeraldina. Ritti in piedi, oltre a lui e Nemus, c’era Idolo che in silenzio si tastava la caviglia, stupito di trovarla sana. Andromaca si ergeva immobile da una parte, lo sguardo cupo, la posa distorta , e respirava con rantoli affannosi, ma era decisamente sveglia e in piedi e osservava coloro che prima erano divisi dal vetro...
Anche il Gran Maestro dei Cavalieri era in piedi, la figura alta e possente, con la spada sguainata, sembrava uscita da una stampa antica e si guardava attorno con attonito orrore, facendosi il segno della croce con l’altra mano. Attorno a lui tutti i suoi Cavalieri si stavano rialzando, con le loro spade e le loro armi da fuoco improvvisamente brandite a difendersi da qualche aliena minaccia.Uno di loro vide Envir in piedi non lontano da sé, e puntò la mitragliatrice contro di lui. Quando l’Alterazione sussultò con un movimento inconsulto e tanto bastò al Cavaliere per premere il grilletto.
Non accadde nulla. Il Gran Maestro commentò aspramente: - Fermo! Nessuno osi sparare senza il mio ordine!-
- Ma, Padre- rispose il Cavaliere, interdetto - …non funziona… la mia arma non funziona!-
- Nemmeno la mia!- si lamentò un altro.
Lo scambio di battute era avvenuto in tedesco ma i quattro empathici si resero conto di essere perfettamente in grado di comprenderlo.
- Avete le spade, no?- tuonò il capo dei Cavalieri - Tenete pronte e sguainate quelle, ma non buttate i fucili. E soprattutto non ammazzate nessuno senza il mio ordine. Potremmo avere bisogno di loro.-
Un sorriso inquietante passò per un istante sul volto di Andromaca, che Andromaca non era più... aveva capito chi aveva tagliato le corde ai fratelli... - Bene... ci sarà tempo... - pensò freddamente Medea, - almeno significa che non si ha a che fare con uno stupido... per quanto fanatico il Maestro è abbastanza lucido per capire che forse in questo luogo la collaborazione è la cosa migliore... e solo loro sono armati al momento e quindi solo loro possono combattere e morire contro eventuali pericoli... meglio che avere una scorta, e poi molto meglio loro che non i miei fratelli... anche se... -
Improvviso e acuto, più vicino di prima, l’urlo di donna li raggiunse. Era la voce terrorizzata di Marianne, soffocata dall’ambiente angusto e dal terribile ronzio delle mosche.Sbucò correndo all’impazzata da uno dei cunicoli, in preda al panico più totale. Si precipitò verso di loro ma inciampò nelle ossa che sporgevano dal suolo. Cadde riversa a terra e voltò indietro lo sguardo terrificato.
La creatura apparve dall’interno del cunicolo. Era l’incubo più tremendo che si potesse immaginare. Assomigliava ad un insetto dall’aspetto acariforme, con mille orifizi sbavanti sul muso protetto da una corazza cornea irta di peli. Le lunghe zanne davanti sembravano taglienti e acuminate e si agitavano impazzite lacerando l’aria appestata come lame di rasoi. L’orrendo ventre rigonfio schizzava lateralmente una lercia sozzura, che in qualche maniera faceva ritirare le pareti permettendo il passaggio all’enorme mole. Le zampe strascicavano inerti sul suolo, tranne due che uscivano dal dorso, tenendo la creatura appesa sul viscido soffitto, artigliandolo con degli uncini.
- Mostro!!! Padre... - pensò Medea per un istante mentre la speranza si spegneva immediatamente così come era nata, - No, non è possibile... Lui ormai è perduto per sempre... - una lacrima scese dagli occhi subito spazzata via da un moto rabbioso della mano...
- Mein Gott!- esclamò un Cavaliere, tremando - Questo è l’Inferno, Padre!-- Inferno o no, quella non è certo una creatura del Signore!- sibilò il Gran Maestro con decisione - E quella sulla sua strada è una donna, e per quanto essa sia nostra nemica, nessuno merita di finire divorato da un demonio come quello. Ricordatevi del giuramento che abbiamo fatto di fronte ai Fratelli che non hanno voluto seguirci! All’attacco, Cavalieri della Madre di Dio! Ave, Mater Dolorosa!-
- Ave, Mater!- Gli rispose il coro furioso dei Cavalieri. Sguainarono le spade e corsero continuando ad urlare verso la creatura. Alla loro testa la figura imponente del Gran Maestro li precedeva. Uno di loro afferrò Marianne per un braccio e la spinse lontano malamente. Marianne sbatté con un gemito di dolore sul duro pavimento d’ossa.
I Cavalieri intanto si lanciavano contro l’incubo che avanzava, con le spade sguainate, come insetti che caricano una fiera selvaggia.
Medea sorrideva di nuovo vedendoli avanzare per combattere come aveva previsto proteggendo quindi anche loro... guardava il combattimento chiedendosi se solo le ferite che avevano dall'altra parte erano guarite nel passaggio o se lo sarebbero state anche quelle subite in questo posto... ma difficilmente sarebbe stato così e quindi, forse, i loro avversari e ora loro difensori si sarebbero indeboliti... oh si che si sarebbero indeboliti... Ma erano vicini, troppo vicini, ai corpi ancora a terra...
Strada sogghignò: come amava i fanatici religiosi quando la loro follia collettiva non si focalizzava sui di lui. Si mise in posizione di sprint, come un atleta: e scattò, i suoi muscoli tesi al raggiungimento dello scopo, lanciandosi su Marianne per studiarne le condizioni. Marianne si alzò in piedi a fatica, appoggiandosi a Vincenzo. Il braccio sinistro, su cui era atterrata malamente al suolo le ciondolava inerte mentre la donna con la mano sana, strinse il braccio di Nemus in un muto ringraziamento e arretrò verso i compagni. Ma Nemus neanche se ne accorse: la sua attenzione era stata catturata dall'immane combattimento. I Cavalieri si stavano dimostrando dei combattenti nati: pur nella loro furia guerriera dimostravano una disciplina e un’abilità guerriera superiore a qualunque altra cosa Vincenzo avesse mai visto in degli esseri umani.
Il Gran Maestro sembrava in grado con la sua spada di frenare addirittura l’attacco della creatura, intaccando con la pura forza della spada, attaccando di punta, la corazza del mostro, ma l’abilità dei Cavalieri non poteva contrastare a lungo la forza dell’abominio che combattevano e, quando una delle zampe superiori si staccò dal muro e saettò verso il petto del cavaliere più vicino non ci fu nulla da fare. L’uncino artigliò il guerriero come un gancio da macellaio e sollevò da terra la sua vittima trascinandola verso le fauci taglienti. La spada del cavaliere ucciso rotolò e cadde.
Era ciò che Strada aspettava: si lanciò in avanti con uno scatto incredibilmente agile e afferrò l’elsa della spada caduta per gettarsi a rimpiazzare il Cavaliere caduto.
I Cavalieri lo notarono appena nella furia della battaglia che li costringeva a retrocedere sempre di più verso il crocicchio. E quando un altro di loro venne sbranato dalle fauci di rasoio del mostro, il loro urlo di battaglia si fece ancora più assordante, sovrastando il rumore della battaglia: - Ave, Mater Dolorosa!…-
Idolo ed Envir guardavano la scena allucinati. Marianne si teneva il braccio inerte con una smorfia di dolore.Aspramente, fu Medea a riportarli alla realtà: la sua voce era dura e acida, ma aveva in sé un senso d'urgenza che non poteva essere ignorato: - Presto chi è in piedi, anche tu Marianne, non è il momento per essere deboli, mostrami ora la tua tempra donna! Uno a testa, solleviamoli in modo da spostarli, se i Cavalieri dovessero arretrare ancora sarebbero finiti e noi siamo in pochi, non ci sposteremmo velocemente quanto necessario, svelti non state lì a dormire! Io prendo Luca, Envir pensa ad Alex, Idolo a te Flavia, Marianne occupati di Michaela, appena allontanati loro sposteremo i tecnici e gli altri.-
Envir, Idolo e Medea ci misero poco tempo a trasportare i loro fardelli in uno dei cunicoli. Marianne arrancava con molta più fatica, trasportando con un braccio solo il corpo inerte di Michaela. I tre empathici tornarono indietro per prendere gli altri e, incrociando Marianne Medea le urlò, con la sua voce gracchiante: - Rimani di guardia ai corpi. Urla se c’è qualcosa!-
Quando tornarono videro che il combattimento era arretrato ancora. Uno dei Cavalieri, quello più giovane, non dimostrava più di vent’anni, aveva la spalla squarciata ma era ancora vivo. Appoggiato a una parete, tentava di tamponare la ferita come meglio poteva, con la spada infilata a forza fra le ossa ai suoi piedi. Il Gran Maestro, gli altri tre Cavalieri e Vincenzo stavano ancora combattendo contro la creatura.
- Presto… presto…- li spronò Medea, afferrando il corpo di Palmyra. Envir si occupò di Ingrid e Idolo di Maureleen.
Corsero come dei disperati e videro il Cavaliere ferito che li seguiva, crollando in ginocchio ai piedi di Marianne, piangendo e mormorando una specie di rosario in latino.
Marianne indicava i corpi trasportati, con un espressione di assurda speranza sul viso: -Guardate, stanno svegliandosi...-
Alex si scuoteva, Flavia già si era alzata in ginocchio, intontita, - Waaaaaaaaa!- urlò in maniera inintelleggibile e ricadde a sedere urlando e piangendo a dirotto. Non sembrava ben ferma neanche a terra e rotolò distesa. Il pianto disperato non si placava e nessun altro suono comprensibile usciva dalle sue labbra. Sembrava diventare blu dalla stizza e cercare, inutilmente di mettersi dritta.
Anche Luca mandò un gemito e da qualche parte si sentì la voce di Michaela - Cosa… Cosa è successo...?-- Spiegagli tutto tu!- disse Idolo a Marianne. I tre corsero quindi verso la scena della battaglia.
Brandeburg era sveglio, e strisciava terrorizzato verso di loro, seguito dal vecchio scienziato. Entrambi avevano la bocca spalancata e lo sguardo colmo di orrore inesprimibile. Anche i due giovani con i camici bianchi erano svegli, uno corse verso di loro, inciampando nella sua folle corsa nello strisciante Brandeburg. Il secondo, con gran sangue freddo stava trascinando sul suolo uno dei due corpi rimasti a terra, allontanandolo dallo scontro.
Il Combattimento aveva già raggiunto il crocicchio. Quando la creatura fece un balzo avanti, tutti i Cavalieri si scansarono con agili balzi, mentre Nemus inciampò e cadde. Uno dei Cavalieri avanzò in suo soccorso e deviò con la spada la zampa artigliata della belva. Tanto bastò a Strada per rialzarsi, spada in mano.
La creatura fece un altro balzo in avanti facendo roteare le zanne acuminate, alla ricerca della carne viva, ma tutte le sue prede umane furono leste a scansarsi e ad abbattere nuovi colpi sulla sua corazza apparentemente impenetrabile.
Medea si morse un labbro:... non voleva perdere di vista lo scontro... quegli uomini erano necessari ora come ora e non era prudente lasciarli indietro visto che avevano le uniche armi passate con loro...
Poi finalmente il Gran Maestro colpì vigorosamente. La sua spada affondò fra due giunture della corazza, appena sotto gli orifizi del muso, quasi sul ventre, che il mostro aveva sollevato per un nuovo salto. Poi il Gran Maestro strinse i denti e con uno sforzo immane piegò la spada verso sinistra, divaricando le due corazze cheratinose.
- Schnell! Schnell!- urlò mentre i muscoli gli si gonfiavano sotto lo sforzo.
Era Vincenzo il più vicino. Avanzò a fianco del Cavaliere e infilò fino all’elsa la spada nell’apertura che il Gran Maestro teneva scoperta.
Un fiotto di liquame schizzò dallo squarcio, piombando in faccia all’Empathico, che urlò e cadde. Il mostro si agitò convulsamente mentre i Cavalieri schizzavano via. Il Gran Maestro venne sbattuto con forza contro la parete, mentre la creatura avanzava con un sussulto, maciullando il corpo inerte del tecnico rimasto a terra.
Poi tutto sembrò fermarsi. Idolo, Envir, Andromaca, Brandeburg e il personale del Laboratorio Gamma che si era svegliato per ultimo, videro ergersi dietro la creatura la figura del Gran Maestro, sanguinante ma vivo, e con un sorriso trionfante sulle labbra: - Ave Mater!- urlò alzando la spada.
- Ave, Mater!- gli risposero con giubilo i tre Cavalieri. Poi, dal suolo, a fianco della creatura, si alzò barcollante la figura di Nemus, pulendosi con un braccio la sozzura che gli aveva imbrattato la faccia.
- E salve a te, compagno d’armi!- lo salutò con un largo sorriso il Gran Maestro - E lode al tuo coraggio, che ha deciso in nostro favore lo scontro.-
Nemus aprì la bocca come per dire qualcosa, ma in quel momento la creatura ebbe un ultimo sussulto prima di morire. Uno degli uncini acuminati trapassò Vincenzo penetrandogli nella schiena. La sua bocca aperta vomitò un fiotto di sangue e il suo corpo rimase grottescamente in piedi, impalato sull’arto immobile del mostro.
Medea venne quasi travolta dalla violenza e immediatezza della reazione di Andromaca alla vista di colui che aveva imparato a considerare proprio Figlio che stava morendo... di nuovo un suo Figlio... morto? - Vincenzo!- Si avvicinò a lui e cercò di tenerne sollevato il corpo verificando se ci fosse ancora vita. Il cuore batteva debolissimo.
- È vivo, È vivo!- disse.
Luca si svegliò con un sussulto, la sua vista era ancora annebbiata e i suoi arti indolenziti. Con cautela si alzò, osservando alcuni dei propri compagni fare lo stesso movimento. I suoi movimenti erano lenti, dettati dalla cautela, ma nel sentire il trambusto a poca distanza ma al di là della sua visuale, cominciò a correre, raggiungendo gli altri tre sul luogo dove si era consumato il massacro.
La prima cosa che vide nell'antro fu il corpo della bestia, riverso al suolo e l'Alterazione strabuzzò gli occhi incredulo. Il suo sguardo in pochi attimi si spostò su Nemus, impalato in quella posa innaturale.
- È vivo, È vivo!- sentì dire ad Andromaca. Luca restò per qualche istante di fronte al fratello, notando che nonostante tutto avrebbe vissuto, accennò un leggero inchino con un sorriso beffardo sulle labbra e si chinò sul corpo di uno dei due Cavalieri morti, raccogliendo la sua spada.
Anche Michaela si era svegliata. Di nuovo con quella strana sensazione... Stava diventando un vizio... tutto annebbiato... a sprazzi qualche ritorno di coscienza fino a che non si era resa conto che non aveva la minima idea di dove fosse finita... cattivo odore... Marianne che la sosteneva... urla e rumori strani... Finalmente Michaela riuscì ad alzarsi. Avanzò verso le urla. Vide il Gran maestro sporco di sangue... anzi... molti erano sporchi... poi la mostruosa creatura... e Strada sorretto da Andromaca.Una strana Pietà su di un Golgota ancora più strano.
Michaela si avvicinò al corpo del ferito. IdoLo che fino ad ora aveva agito come in trance, seguendo gli ordini dei compagni, scosso nel profondo dell'animo e vedendo il fratello in Pathos appeso come un quarto di bue, sorretto da un'immane scarica di adrenalina, certo delle proprie capacità di pronto soccorso, si precipitò ad aiutare Medea. Rapidamente esaminò la ferita mentre l'amica sosteneva il compagno. La zampa del mostro lo aveva passato da parte a parte, squarciandogli un polmone. Ne avrebbe avuto solo per pochi minuti. Scosse il capo e cinse le spalle di Andromaca.Ma la donna non pareva farsene una ragione: si voltò verso il Gran Maestro guardandolo negli occhi - Per favore, bisognerebbe recidere l'artiglio per poterlo aiutare... -
Il Cavaliere non esitò un attimo, e si avvicinò: - Da quello che ho potuto vedere Fraulein, tagliare l’artiglio non è così semplice, temo che occorrerà sfilarlo…- fece un gesto a due Cavalieri che accorsero ad aiutarlo. Quando il corpo venne liberato e adagiato nelle braccia di Andromaca, il suo grembo era un lago di sangue. Poi i tre Cavalieri si allontanarono rispettosamente.
Michaela guardò negli occhi Andromaca. Prese la sua mano dove questa si poggiava sul volto di Vincenzo. - Non posso crederci... questo posto orribile... questo dolore così grande... ti prego... fammi provare ad aiutarlo... -
- Grazie... però vorrei restargli vicino e aiutarti se possibile... - le disse l’altra guardandola con speranza.
Michaela prese in grembo il corpo straziato e poi iniziò a pregare sottovoce. Come già aveva fatto. Una preghiera mai scritta. Incomprensibile tranne che a lei e a colui che stava aiutando. Forse a qualcuno venne in mente il colore dei campi che si rivestivano di erba e fiori a primavera. O forse a qualcun altro tornò alla mente il ronzio delle api e lo stridio delle cicale nei giorni d'estate. Qualcuno addirittura sentì in gola il sapore dolce e pieno dei gelsi rossi.
Ma poi stupiti, i suoi occhi si allargarono, perché le foglie dei gelsi si tingevano di rosso e, lontano, da monte, veniva il vento gelido che annunciava l’Inverno. Quell’Inverno che non poteva essere per l’Araldo di Demetra d’Estate. Poi lo stupore diventò comprensione. Quel luogo non era così alieno come pensava. Invero il potere di Distruzione lo permeava, ma nel suo lato più oscuro, che tentava di sopraffare il Mutamento che lei cercava. Ma anche la forza dell’Araldo di Demetra era Distruzione. Lottò con energia e raccolse la sua forza. Andromaca non aveva lasciato la mano di Nemus e Michaela non fu sorpresa nel sentire che l'energia che usava nell'aiutarlo fluiva direttamente da lei. Non era sola, ma sarebbe stata una battaglia difficile…
Michaela stava per soccombere quando sentì il gemito di Nemus e capì che anche dentro di lui stava compiendosi una battaglia, e che se lui non l’avesse vinta, nemmeno il potere che Demetra le aveva dato lo avrebbe potuto aiutare.
Arrivò il colpo, l'impatto. Ed il dolore. La vista di Strada si annebbiò prima di spegnersi.
Tenebre. Calore.
Una luce in distanza che chiamava, attirandolo verso la fine del tunnel. Come in sogno una mano lo strinse là fuori e attraverso lo specchio d'acqua degli occhi vide la Madre putativa che l'aveva scelto. Ma non bastava a trattenerlo. Cosa poteva riuscirvi? Nulla. Nessuno. Il Nessuno. Nemus. Lui stesso. Perché? Perché tornare?
Amore per Lei. No, forse un tempo, quando era divenuto ciò che era per amore. Ora... Rabbia. Collera. Desiderio di rivalsa, di mostrare che si sbagliava. Lo aveva accusato di tradimento e lui era innocente. Immerso in quell'oceano, egli era divenuto un mostro di violenza, di cinismo.Falso, disse una voce che era lui e non era lui, tu sei umano, più umano di altri. Sei una brava persona.
Le brave persone non odiavano così tanto, non si scagliavano sugli sciocchi con tanta arroganza.
È umano, disse la voce. Hai un motivo per tornare. Te stesso. Non Lei, non le sue menzogne ed i suoi occhi. Lei ha abbandonato il tuo mondo, sfuggendo le responsabilità. Tu le hai accettate. Hai accettato le tue responsabilità.
È stata colpa mia. Se solo fossi stato...
Ti sei torturato per troppo tempo. Trova la tua pace.
Sono stanco di combattere questa guerra con il silenzio come unico interlocutore, dal risveglio sino alla notte.
Cambia guerra allora. Vuoi vedere la sofferenza, il dolore? Questi sono la sofferenza e il dolore.
Il suo volto, imbronciato, arrogante, spaventoso, privo di quel sentimento di cui aveva tanto bisogno. Lo ricordi come ti ignorava facendo finta di non vederti? Come se fossi stato tu a lasciarla?
Ira. Desiderio di vendetta ma priva di punizione, solo per insegnare che le azioni portano conseguenze anche quando ci si nasconde dai loro risultati. Non poteva andarsene ora o, se esisteva un flusso karmico, non avrebbe trovato l'Illuminazione.
Strada si mosse.Fu in quel momento che il potere di Michaela trovò breccia e si diffuse come un'onda risanatrice.
Vincenzo avvertì un tepore dolce, uterino, color miele. Un abbraccio premuroso. Grandi braccia e un grande seno accogliente per lui ridiventato piccolo e indifeso. Poi un'ondata che investì i suoi sensi. Una risata, la prima risata di chi è nato alla vita. La vista di un prato in fiore. Una brezza che lo investiva. Il sapore dolce di frutti scuri e carnosi. L'odore inconfondibile di una pineta sul mare.
Come se qualcuno gli stesse facendo parte dei ricordi più belli della propria vita. Delle cose che conservava per andare avanti. Qualcuno che lo stava abbracciando così forte e così dolcemente che non avrebbe più voluto svegliarsi.Strada si mosse ancora e le sue palpebre si aprirono in un sereno risveglio. Fece una smorfia di dolore e di indolenzimento, ma, passandosi la mano sul petto, sentì che l’orribile squarcio si era richiuso. Debolissimo, si appoggiò al braccio che Idolo, prontamente, gli porgeva.
Luca con passo veloce ed il volto trasfigurato dal dolore si parò di fronte a Michaela: - Araldo di Demetra ! Se io dovessi trovarmi in una situazione simile a quella di Nemus... non usare le tue arti. Non siamo amici... La mia è una supplica.- Le spalle dell'Alterazione si fecero curve e i suoi occhi sembrarono perdere il consueto scintillio di malizia. In un affrettato gesto voltò le spalle alle due donne ed al ferito. La voce ora era dura. - Andromaca... lo stesso vale per te.-
Michaela guardò Luca. Fisso e intensamente. - Guarda che io non ho fatto niente... È lui che ha scelto di vivere... Quindi non aver paura che possa salvarti contro la tua volontà. Posso dirti solo una cosa... D'ora in avanti mettiti nell'avanguardia. È meglio che sia tu a rischiare piuttosto che qualcuno che vorrebbe vivere. La vita non è un dono da trattare con sufficienza.-Aveva appena finito di dire queste parole quando una mano nerboruta l’afferrò. Uno dei Cavalieri la teneva al collo, puntandole la spada alla gola.
- Padre, avete visto? Questa donna ha usato arti arcane e proibite! È una strega, e non c’è forse scritto nel Libro: Tu non lascerai che la Strega viva?-
Gli altri Cavalieri tenevano le spade alzate, come se aspettassero solo un ordine per massacrarli tutti.
Il Gran Maestro, gli occhi diventati due fessure, faceva scorrere il suo sguardo da Nemus a Michaela, poi fece segno al Cavaliere di attendere e disse, con voce lenta e misurata: - Gli Uomini in Nero evidentemente non mi hanno detto tutto di voi, e neanche Monsignor Tabardi, e probabilmente non avrò più occasione di chiedere loro i dettagli trascurati nelle nostre precedenti, agitate conversazioni… quindi lo chiedo a voi, ora e subito… Come ha fatto quella ragazzina a salvare il moribondo? E soprattutto… Chi siete?-
E alle sue parole tutti i Cavalieri sembravano pronti a colpire, come se dalla risposta a quella domanda dipendessero le vite di tutti coloro che stavano loro davanti…
Andromaca non diede segno di essersi accorta di quanto avveniva intorno, continuava a guardare Vincenzo, poi con una luce abbagliante negli occhi sorrise intorno, come non vedendo l'improvvisa tensione che aleggiava, e disse con voce ispirata: - Avete visto? Avete visto? È stato un miracolo! Un miracolo... - e conoscendo il pericolo che stavano affrontando con quei fanatici intorno, innalzò una preghiera alla propria Madre, scegliendo però attentamente le parole affinché esse fossero tessitrici d'inganno alle loro orecchie e ai loro cuori, perché davvero vibranti d'immensa fede, - Oh Dolce Madre!!! Grazie!!! Non abbandonare proprio ora i Tuoi Figli che versano nel bisogno... La nostra fede in te è immensa e il Tuo Nome sarà invocato in eterno. Noi Ti amiamo Signora amabilissima, Nostra Regina, Tu che sei nei Cieli, Eterna e Misericordiosa. Ti ringraziamo e poniamo ogni nostra speranza in Te certi del Tuo Immenso Amore.-Strada mugugnò qualcosa di inintellegibile ma che nella sua mente annebbiata poteva essere tradotto come: - Ma che cazzo stai affà?-
IdoLo, sorreggendo Vincenzo, pensò che finalmente il corso di recitazione fatto anni prima poteva risultargli utile. Con l'espressione, da scena madre ma senza calcare troppo la mano, di sorpresa e stupore, sbiancando in volto come se avesse visto qualcosa di inspiegabile ed al di là di qualsiasi comprensione umana, balbettando quasi confusamente:
- Ma... ma cosa è successo?... Ma come è possibile, oh Ma... Madonna mia, questo è... è indiscutibilmente un segno della tua... Misericordia, un Miracolo... sento che tu sei fra noi.- Poi rivolto al Gran Maestro... - Signore... Vi prego... A... Abbiate pietà di noi... e con noi gioite per la certezza che... che non siamo soli in questa disavventura che ci accomuna.- Poi le attenzioni di IdoLo furono nuovamente per Nemus, come se dopo tutto la reazione del Maestro non contasse.
Il Cavaliere li osservò accigliato e perplesso.
Poi Andromaca, sotto gli occhi di chi la attorniava, alzò il capo, lacrime presero a scorrergli dagli occhi mentre la sua dolce e profonda voce da contralto innalzò dolcemente le note dello Stabat Mater di Vivaldi. I Cavalieri rimasero a bocca aperta dallo stupore. Uno di loro chiuse gli occhi, beandosi di quel canto sublime.
La profonda voce di Andromaca sembrava sovrastare il ronzio e l’orrore di quel luogo, portandovi la bellezza e l’armonia.
Alle note dello Stabat Mater, Michaela chiuse gli occhi e pregò. Ancora e ancora. Adesso erano la disperazione, lo sconforto, la paura a muovere la sua preghiera.
- Siamo qui insieme- disse - dovremmo aiutarci... come vuole lei la nostra Madre... non importa chi essa sia, quale sia la sua figura, quali i suoi martiri, quale il suo colore, siamo suoi figli, la sua vita si riversa in noi... Così in Vincenzo c'è una parte di Lei che mi ha permesso di donargli... Non sono un mostro... un mostro uccide non cerca di salvare gli altri... - Cercava di dare un senso alla sua preghiera... Ma la paura la soverchiava... doveva stare calma... Poi ecco di nuovo la luce dorata di Demetra... di nuovo lei che l'aveva accolta con spighe di grano e fiordalisi...
Le sorrideva calma e comprensiva... Non hai nulla di cui temere, sembrava dire...
Ed ecco che allora la mente le si riempì di immagini che cercò di inviare a chi la stava minacciando... La madre che ti tiene in braccio per la prima volta. La madre che ti nutre dal suo seno. La madre che ti rimprovera. La madre che ti soccorre. La madre che ti tiene stretto anche sul capezzale. La madre che non ti lascia mai solo. La madre che ti insegna ad amare... Ed ecco che la mente di colui che le era più vicino le cedeva e la lasciava entrare. Trovò quello che le serviva e se ne andò di nascosto.
Non voleva fargli del male.Envìr, percependo un pericolo finalmente reale in quel delirio onirico, si ridestò completamente. Camminò lentamente e si frappose tra il Gran Maestro e le due donne. Le braccia distese lungo i fianchi, le mani aperte. Fissò l'uomo con determinazione: - Che Cavaliere, che Cristiano sei che intendi colpire due Sorelle indifese? Prima di interrompere la loro preghiera dovrai uccidermi, perché le proteggerò anche se sono disarmato...-
Intanto il Cavaliere abbassò l’arma con cui minacciava Michaela, lo sguardo basso, come un bambino che si vergognasse della sua ultima marachella.
Michaela si sforzò ancora un po’... la sua preghiera divenne ancora più intensa.
Il suo corpo iniziò a brillare debolmente. Poi la sua immagine trasfigurò. Il suo corpo mortale sembrò perdere la vita e rimase un'immagine per pochi lunghissimi secondi. L'immagine della madre che quegli uomini stavano servendo così ciecamente.E stava sorridendo.
Si sentì il clangore di una delle spade che cadeva a terra e il Cavaliere che aveva minacciato Michaela cadde in ginocchio pregando. Appena venne lasciata, Michaela si accasciò per terra quasi senza conoscenza... dopo un po’ stremata e con un forte mal di testa si mise a guardare intorno a sé. - Io...- Poi non disse nient'altro.
Anche Envìr cadde in ginocchio e congiunse le mani in preghiera, posando lo sguardo a terra ma prestando orecchio ai movimenti del Cavaliere Teutonico: - Il Signore sia benedetto... -- Abbassate le armi…- disse il Gran Maestro anche se l’ordine pareva superfluo, - Chi siete? Chi vi manda? Mi avevano detto che eravate un gruppo di neo pagani pericolosi, manovrati dalla Chiesa di Satana, ma non vi comportate come Servi del maligno. Ci hanno dunque ingannati?-
Il corpo di Palmyra sussultò, come ancora a ricevere i colpi che l'avevano falciata... un urlo di sorpresa e di orrore uscì dalla sua bocca... poi si rizzò a sedere di scatto, gli occhi sgranati... a stento riuscì a distinguere vicino a sé Flavia, Alex e Marianne... Flavia in particolare aveva un’espressione strana, come se non fosse realmente lei.
- Ommioddioooo!!-... abbassò lo sguardo e si rese conto che il suo corpo era sano, poi mise meglio a fuoco quello che la circondava... ed i suoi occhi tornarono a riempirsi di orrore... - Ma... ma dove siamo?... Cosa è successo?... Come siamo finiti qui?... e dove sono gli altri?... Flavia, aiutami, ti prego... - ma Flavia la guardava con aria strana e con l’indice infilato in bocca, con aria assente.Anche Ingrid e Maureleen si svegliarono ed entrambe urlarono di orrore alla vista del luogo dove si trovavano.
Palmyra si alzò per dirigersi barcollando verso Flavia...
- Flavia?... Flavia, ti prego, parla... Flavia che ti sta succedendo... che sta succedendo a tutti noi?... ..- esclamò scuotendola.Flavia, dito in bocca e sguardo assente, sembrava stare di nuovo sul punto di sbottare a piangere, poi il volo di un verde moscone attirò il suo sguardo e iniziò a seguirlo con gli occhi, tendendo le mani. A quel punto si distrasse rimirandosi le mani e le girò e le rigirò ormai affascinata.
Allora Palmyra, alzando il tono della voce, in cui si percepiva una sottile vena isterica - Dove siete tutti?... Ma, porco Giuda, dove sono finiti tutti gli altri?... Qualcuno sa dirmi qualcosa?- disse guardando le persone intorno.Alle urla, Flavia dimostrò di impaurirsi e, le mani ormai dimenticate, scoppiò di nuovo a piangere. Marianne accorse e iniziò a cullarla dolcemente.
Alex sembrava ancora intontito, si massaggiava la testa e mormorava: - Non c’è più, se ne è andato…-Fu allora che Palmyra sentì qualcosa di quello che stava succedendo dietro la curva. Riconoscendo voci familiari, anche se non era in grado di comprendere quello che stava avvenendo, si diresse verso i rumori. - Andromaca?... Idolo?... Siete voi?... Vi prego, rispondetemi... Oddio, qui sto impazzendo...-
Mentre Andromaca parlava con il Gran Maestro, ad IdoLo parve di sentire la voce di Palmyra provenire da oltre la curva: - Scusatemi, mio fratello ha bisogno di sedersi, mi pare che là- indicando una zona vicino alla curva del tunnel - ci sia un posto abbastanza comodo, sembra una parte piatta della corazza di questi bestioni.-
Lentamente ma con determinazione mosse il passo verso quella direzione sorreggendo Vincenzo e sussurrandogli all'orecchio: - Dobbiamo cercare di arrivare a Palmyra prima che possa arrivare qua e rischiare mandare in fumo le nostre fatiche.-Vincenzo gli rispose con un rantolo. Giunti in prossimità della curva lo aiutò a sedersi.
Palmyra arrivò subito, seguita a distanza da Marianne, che reggeva Flavia, che doveva avere qualche problema a reggersi in piedi, Maureleen aiutava un intontito Alex Gloom. Il Cavaliere ferito li seguiva, tremando e Ingrid, con aria terrorizzata chiese: - Mio Dio, ma dove siamo?-
Dopo aver parlato con Palmyra e gli altri ed avere loro spiegato la situazione, Idolo tornò verso i compagni impegnati con i Cavalieri, seguito dagli altri.Andromaca, solo dopo aver terminato il canto ed essere rimasta ancora un poco ad occhi chiusi mormorando, senza suono alcuno, un ultimo ringraziamento alla propria Madre, guardò il Maestro sorridendogli serena.
- Non so davvero chi possa avervi detto simili menzogne né se avesse uno scopo preciso, ma tu sai chi te le ha sussurrate e forse potrai capirlo. Io so solo che è prerogativa di chi è Eterno giudicare, e Colui a cui Nulla può Essere Nascosto guarderà nel suo cuore, perché anch'egli può essere stato tratto in inganno... come è accaduto a te, quindi mi asterrò dal pronunciare parole contro di lui. Posso solo limitarmi a dire che non servo il Maligno, io sputo su di lui e sul suo nome,- e sputò davvero a terra con espressione di sincero disgusto, - e prego affinché il suo regno di terrore nel mondo abbia presto fine. Le mie parole potranno non esserti sufficienti, ma io so di poter anche dire che nessuno di coloro che sono con me innalza preghiere in suo onore o serve sotto il suo giogo. Noi tutti, serviamo la Verità e le Sue Vie sono infinite, anche se ognuna passa dal cuore. Tu e tuoi uomini, ad esempio, la servite impugnando spade in nome della Madre di Dio, altri, come me, inorridiscono solo al pensiero di uccidere... tanto più in Suo Nome, altri ancora - facendo un lieve cenno verso Michaela - diventano a volte per la purezza della loro anima e tramite la preghiera diretto tramite per Chi Tutto Può, affinché la nostra fede sia rinsaldata nei momenti più bui per affrontare le prove che l'attendono. Io ho compreso che il nostro Desiderio è lo stesso: servire l'Eterno in cui crediamo... Le nostre vite sono dedicate a questo scopo, quindi che senso ha guardarci a vicenda con sospetto? Vieni, prega con me, con noi, e ringraziamo insieme per i Suoi Doni che ci hanno raggiunti anche in questo luogo che ai nostri occhi mortali sembrava essere così lontano dalla Sua Grazia.-
Dopo il rapido riassunto di IdoLo, Palmyra sembrava aver ritrovato buona parte del suo sangue freddo e della sua lucidità, quanto bastava per rendersi conto della situazione, almeno sperava...
- Signori!- Disse Palmyra rivolgendosi ai Cavalieri - Perché insistete a combatterci? Perché non capite che non è questo il luogo per dare sfogo al vostro odio nei nostri confronti? Non vi rendete conto che ora siamo tutti sulla stessa barca e che uniti potremmo ottenere di più?- Poi si avvicinò a Michela, la aiutò a rialzarsi e la sostenne. - Ed ora,- rivolta al Capo, - che ne direste di coalizzare le nostre forze e cercare una via d'uscita da questo posto infame? Se proprio ci tenete, potremmo finire la nostra piccola discussione dottrinale più tardi... -
- Tu eri morta e ora cammini….- Le disse un Cavaliere con un tono quasi d’accusa. - Anche la morte non significa più nulla in questo luogo? Padre, Vi prego, diteci cosa è giusto.-
Envìr si avvicinò ad Andromaca e al Gran Maestro e si unì alla discussione: - Gran Maestro, questa donna ha ragione: combattiamo tutti per la Gloria del Signore, anche se in modi diversi e utilizzando Carismi diversi. Purtroppo, come spesso accade, le forze del bene sono divise tra loro e ignorano la reciproca esistenza. A volte addirittura combattono tra loro. Ma una cosa è certa, solo il Male trae beneficio dalle incomprensioni e dalle guerre fratricide. Nobile Cavaliere, accantoniamo le nostre divisioni e uniamoci in nome di Dio. Sconfiggiamo insieme questi Demoni rivoltanti e abbandoniamo questo luogo infernale.- Trascorse qualche istante, in cui Envìr valutò la reazione del Gran Maestro. Questi si voltò lentamente verso i suoi uomini.
- Ascoltatemi Cavalieri.- Annunciò. - Quando abbiamo abbandonato l’Ordine di Vienna e ristabilito l’antica regola, sapevamo che Dio avrebbe messo sulla nostra strada prove difficili, e di certo questa è una delle più ardue. Questi uomini e donne, che ci sono stati descritti come pagani e pedine del Maligno, hanno compiuto gesta che non sembrano conformarsi a quelle dei servi dell’Avversario. Sebbene i nostri cuori ci urlino di abbracciarli come Fratelli in Cristo, io dico prudenza.- Poi il Gran Maestro si voltò verso gli Empathici - Per ora collaboreremo. Dimostrateci la vostra buona fede e le spade dei veri Cavalieri Teutonici saranno la corazza che difenderà le vostre vite in questo luogo d’orrore.-
- Mi offro di sostituire nella lotta il nostro compagno ferito e spero di eguagliare il suo valore.- Disse Envir - Ho il vostro permesso di prendere una delle spade dei Cavalieri caduti?-- Prendila.- Disse il Gran Maestro - E anche tu puoi tenere quella che hai raccolto- disse a Luca - Abbiatene cura, appartenevano a degli Eroi.-
Poi il volto del Gran Maestro si rabbuiò e si voltò verso il giovane Cavaliere ferito. - Tu invece non ti sei dimostrato degno né del sangue che ti scorre nelle vene, né dell’amicizia di tali Eroi caduti. Hai disonorato l’Ordine con la tua fuga inconsulta, mentre un qualunque straniero, nelle cui vene probabilmente non scorre un’oncia del Sangue, ha brandito con più valore di te, Cavaliere, una spada benedetta nel Tempio.-
Il giovane Cavaliere chinò il capo. - Qual è la punizione Padre?- disse.
- Tu avanzerai in testa a tutti, incontrando per primo il pericolo, e non fuggirai e ti comporterai come se il martirio fosse il tuo Destino. Nostra Signora deciderà per te.- Sentenziò il Gran Maestro.
Intanto Brandeburg si avvicinò a Palmyra, abbracciandola. Palmyra restituì l'abbraccio con gratitudine, quasi a trovare conferma del "miracolo" di cui era stata oggetto da quel contatto umano... - Dottoressa, la credevo morta…-
- Lo sarà presto temo…- commentò amaramente il vecchio scienziato. - Come lo è stato per gli altri che sono stati trascinati qui prima di noi.-
- Professor Von Klagenfert- disse Brandeburg - Ho sempre sopportato a fatica il suo fatalismo in ambiente accademico, figuriamoci in questa situazione, e poi niente ci dice che Steinkhule e gli altri siano davvero morti. Potrebbero essere qui da qualche parte…!-
- Mio padre… mio padre è qui?- balbettò Marianne.
- Ah, lei è Marianne?- chiese Von Klagenfert - Non abbandoni le speranze. Noi credevamo che fossero morti, ma siamo la prova vivente che non è vero. Suo padre, quel Monsignore gesuita, Tabardi e tre dei suoi accompagnatori, più due tecnici e un ricercatore del Laboratorio e quattro dei Cavalieri si trovavano in presenza del campione, dopo che lo avevamo esposto alle pastiglie di Cesio. La pietra, che appariva come una comune pietra arenaria con incisioni paleolitiche, tenuta insieme in barba a tutte le leggi della chimica da legami molecolari di Tecnezio, dopo l’esposizione, aveva acquisito una propria luminosità. Dopo avere controllato che la radiazione non fosse pericolosa, il Professor Steinkhule entrò nella stanza a verificare di persona, seguito dagli altri. Fece aprire il diaframma sopra la stanza per aerare l’ambiente. Quando poi il prete toccò la Pietra con la mano, essa si illuminò violentemente, sparendo dalla realtà assieme a chiunque si trovasse nella stanza, lasciando dietro di sé solo quell’immagine che avete visto.-
Intanto Andromaca sembrava pensare ad argomenti più pratici, finita la parentesi mistica. - Bè... sarebbe il caso di pensare come cavarsela meglio alla prossima... Non so se qualcuno ci ha già pensato ma, visto che i pericoli qui sono notevoli, non sarebbe il caso di vedere se fosse possibile togliere le placche corazzate a quella cosa e usarle come scudi per i prossimi combattimenti? Magari evitiamo altre disgrazie. Inoltre, ho notato che le "pareti" arretravano a contatto con il liquido usato dalla cosa, non quella schifezza puzzolente... intendo quello che gettava dai fianchi... se fosse velenosa potrebbe essere utile... ci fosse il modo di prelevare le sacche che lo contengono o almeno intingerci le armi... inoltre, se le zanne possono essere usate come sorta di pugnali, forse converrebbe anche cercare di estirparle... - disse rivolgendosi a tutti indistintamente compresi i Cavalieri e il loro maestro.
Controllarono la creatura ma sembrava che l’insieme della corazza fosse saldato insieme e non riuscirono a staccarne dei pezzi. Riuscirono però ad intingere le spade nel liquido e a prelevare del liquido che misero in delle ossa concave come recipiente.
Von Klagenfert guardò il liquido a lungo e ogni tanto gli sfuggiva un – Interessante...!- mentre i Cavalieri seppellivano i compagni caduti sotto le ossa del cunicolo e pregavano per le loro anime.
Palmyra si accorse dei commenti di Von Klagenfert... senza darlo troppo a vedere si avvicinò al professore: - Mi scusi, professore, in che senso "interessante"? Sa, in questo momento qualunque informazione, anche solo delle ipotesi potrebbero esserci parecchio d'aiuto... -
- Beh, ecco… ha notato quelle pagliuzze che galleggiano in questo liquido palesemente organico? Così ad occhio hanno una forma tetraedrica, e non c’è nulla in natura che abbia quella forma a meno che non abbia una struttura cristallina… cosa che mal si confà all’ambiente decisamente organico in cui siamo immersi…-
Poi gli Empathici esaminarono i quattro cunicoli. Uno, quello in cui si erano riparati Marianne e gli altri, saliva lievemente, mentre quello da cui proveniva la creatura scendeva in forte pendenza ed emanava un fetore ancora più terribile degli altri. Un altro procedeva in piano e dopo un po’ le pareti si ricoprivano di una strana muffa verdastra mentre il quarto dopo pochi metri veniva invaso dal fango pieno di insetti brulicanti, e ci si sarebbe affondati fino al polpaccio per proseguire. Per il resto tutti i cunicoli condividevano le medesime caratteristiche.
- Mmmmh dunque... quello da cui è venuto quella cosa puzza più degli altri- rifletté Andromaca - però credo sia a causa dei liquami che spandeva quel coso... però non è detto che non ce ne siano altri e vivano in "branco" quindi... lascerei stare... quello col fango è chiaramente impraticabile... restano quello ammuffito e l'altro... sarà che ho una simpatia per i monti ma preferisco le strade in salita... voi che dite? D'altronde mi pare che non abbiamo altri elementi per decidere più attentamente... Vi va bene quello?- disse indicando il cunicolo in salita.- Non so voi,- commentò Palmyra - ma a me pare che la scelta sia obbligata, oltretutto a me i vermi fanno schifo, di puzza ne ho avuto abbastanza, e la muffa mi pare un po' sospetta... Direi di stabilire un ordine di marcia ed avanzare... con cautela, con molta cautela... Io e Marianne aiutiamo Alex (che mi sembra non essersi ancora ripreso del tutto) e Flavia, direi verso il centro del gruppo; lo so che sono disarmata, ma in mancanza d'altro... Nessuno di voi ha riflettuto su dove potremmo trovarci?-
- In un incubo, non può essere che un incubo…- le rispose la voce lamentosa di Ingrid.Idolo tornò verso Vincenzo che era ancora seduto. - Come stai?-
- Come cazzo pensi che stia con un buco grosso come un pugno? Una favola. Mi sento come la ciambella ideale di Homer Simpson.- Rantolò Nemus.
Idolo lentamente lo fece alzare e si impossessò del pezzo di corazza su cui Vincenzo si era seduto. Quando la alzò, uno strano insetto simile a un cervo volante lo punse sulla mano. Idolo lo schiacciò, incurante. Poi rivolto agli altri: - Cazzo ragazzi, qualcosa mi ha punto. Andromaca, Michaela, Palmyra datemi una mano, questa faccenda non mi piace affatto. Poi penso che non credo sia il caso di esporre Vincenzo a ulteriori pericoli, sarebbe opportuno che stesse nella zona centrale del gruppo, con chi è disarmato o ancora debole.- Tornando con Vincenzo verso gli altri: - Sono riuscito a prendere dal mucchio delle ossa questo pezzo di corazza. Se non avete niente in contrario anche io starei nel centro così da poterci proteggere.-Andromaca aveva visto IdoLo schiacciare qualcosa... ormai era persino più paranoica del solito, quindi gli si avvicinò e visto cosa era accaduto chiese a Luca, visto che nessuno disponeva di coltelli, di usare la spada, dopo aver passato la lama sull’accendino prestatogli da uno dei due ricercatori per sterilizzarla quanto possibile, per incidere la pizzicatura e di fare uscire del sangue e fasciare bene per evitare infezioni... IdoLo abbozzò una protesta iniziale - Io non so perché
ma non mi fiderei... - disse Andromaca e fece procedere l’operazione. Poi, voltandosi verso Von Klagenfert - Lei, esimio Prof. che parla di cristalli in ambienti organici, che ne direbbe di controllare il sangue fuoriuscito... non vorrei...-- Temo di essere sprovvisto del mio microscopio tascabile, signorina…- rispose con un lieve sorriso l’anziano professore - e per di più nonostante il notevole interesse che ricopre questo luogo per uno della mia professione, credo anche di essere sull’orlo di una crisi di pianto…-
Al suo risveglio Alex non era parso troppo sconvolto anche se aveva continuato a fissare il luogo alieno in cui si trovava con uno sguardo tra il curioso e il risentito. Pareva che invece quello che più lo atterriva fosse il silenzio interiore. Per la prima volta dopo parecchio tempo era tornato a essere padrone di se stesso. Era piuttosto silenzioso e osservava gli altri affaccendarsi senza troppo interesse. Non badava minimamente a Palmyra e al suo visibile disorientamento. Poi finalmente sembrò scuotersi dalla letargia che lo aveva preso e cercò Andromaca per ricevere una qualche spiegazione circa gli eventi trascorsi mentre si trovava in stato di incoscienza. Alla vista dei Cavalieri indurì i pugni ma rimase in disparte. Fece anche un inventario veloce degli oggetti a sua disposizione, ma non aveva nulla in tasca, se non la Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto. Si infilò un osso appuntito nella cintura con la speranza di poterlo utilizzare a mo’ di pugnale.
Poi chiese ai Cavalieri una spada - Io stesso messere ho una certa familiarità nell'utilizzo della spada, se mi è permesso vorrei aiutarvi nella difesa del gruppo. Rifiutarmi la possibilità di difendere i miei amici non sarebbe un'azione degna di Cavaliere. Insultereste il mio onore e macchiereste il vostro peccando di orgoglio. Forse in passato ci siamo consociati con schieramenti differenti ma ora che il nostro nemico è comune non possiamo che combattere uniti, fianco a fianco. Affidatemi una spada e unirò i miei sforzi ai vostri affinché si possa sopravvivere e la morte del vostro compagno, che la sua anima possa riposare in pace, non sia vana. Non so cosa vi hanno raccontato di noi. Non dirò nulla in nostra discolpa perché di colpa non ve ne è alcuna. Avrete voi stesso la possibilità di giudicare la nostra nobiltà d'animo: saranno le nostre gesta e non le parole a parlare. Il nostro signore Gesù Cristo fu mandato alla Croce perché giudicato in base alle parole di altri uomini, uomini che si definivano di fede. Vuoi tu essere un altro Ponzio Pilato?-Il Gran Maestro lo guardò con aria un po’ stupita - Mi dispiace ma le uniche spade disponibili le hanno prese i suoi due amici, e spero francamente che non ce ne saranno altre libere in futuro…-
Envìr si rivolse a tutti, Gran Maestro compreso: - È prudente dividere le persone armate tra l'avanguardia e la retroguardia, anche se forse in questo luogo da incubo i demoni potrebbero attaccarci anche dall'alto e dal basso. Chi starà davanti e chi dietro il gruppo? Gran Maestro, cosa consiglia?-- Io e due dei miei staremo in testa al gruppo, assieme a te.- Gli risponde il Cavaliere. Gli altri due Cavalieri e l’altro vostro compagno con la spada- indicò Luca - staranno in retroguardia, mentre…- aggiunse con sguardo minaccioso - Il vigliacco ci precederà di almeno sei metri in avanti… e se retrocederà troverà la punta della mia spada….-
- No!- disse Michaela liberandosi dall'abbraccio di Palmyra - La Madre ci insegna ad essere misericordiosi. Non possiamo permettere che l'Orgoglio e la Superbia ci rendano ciechi nei confronti di un fratello che soffre. Il suo unico errore è essere sopravvissuto all'attacco... ha combattuto con onore e coraggio... Non posso permettere che un altro Figlio perda la vita in maniera così insensata. Tanto più che abbiamo bisogno di tutte le braccia possibili per pensare di uscire vivi da un posto come questo. In nome della Signora, della Madre che tutti accoglie le chiedo di Perdonare questo giovane... ..per favore... -
Così dicendo Michaela si avvicinò al giovane e gli mise una mano sulla spalla mentre i suoi occhi fissavano quelli del Gran Maestro.
Gli occhi del Gran Maestro mandavano fiamme - Lei non può permettere? Neanche Sua Santità il Papa può interferire nella regola interna di un ordine religioso dopo che essa è stata approvata ex cathedra, signorina, ed è dal 1128 che la Regola detta il nostro codice di comportamento. Ed essa in questo caso ci parla di vigliaccheria. Lei sta cercando di impedire che quel Cavaliere rientri nel seno dell’Ordine Teutonico di Nostra Signora dei Tedeschi e questo IO non lo posso permettere. Ci sono molteplici vie alla santità. Se quella che segue lei è disseminata dei fiori di Santa Chiara, si ricordi che la nostra è temprata dalla Spada di San Paolo. Non interferisca.-Michaela si ritrasse scuotendo la testa... - Va bene. Cercherò di non interferire più... -
Non appena i Cavalieri furono pronti, dopo aver porto un rispettoso omaggio alle ultime dimore dei due di loro che erano morti per difendere anche loro, aiutati da Michaela che cercò di comporre con ossa e fili del suo maglione di lana nera delle rudimentali croci, Andromaca, assicuratasi che quello di loro ferito fosse stato adeguatamente fasciato incitò il gruppo a partire mettendosi proprio alle spalle di Envir per raccogliere ogni indizio di ogni tipo, sempre con i sensi tesi al massimo, per cogliere ogni occasione potesse aiutarli ma pronta a scattare indietro in caso di pericolo o scontro...Alex si mise in posizione di retroguardia aiutando il più possibile quanti tendevano a rimanere indietro. Prima di partire però chiese gentilmente ai Cavalieri di passargli i caricatori dei loro mitra, visto che così come erano non sembravano di molta utilità conveniva sfruttare la polvere in modo migliore. - Se dovessero ripresentarsi creature orrende come l'insettone iniziale probabilmente dell'esplosivo potrebbe venire comodo.- disse.
Mentre gli altri decidevano il da farsi ed esploravano brevemente i cunicoli svuotò le cartucce e ne raccolse la polvere in un teschio avendo cura di creare una miccia arrotolando un brandello di stoffa intorno a un po’ di polvere da sparo. Fece una rapida prova ma la polvere non dette segno di accendersi.
Il gruppo avanzò in salita per il cunicolo tortuoso, con unica luce la pallida luminosità verdastra dell’ambiente. Avanzarono lentamente, per alcune decine di minuti, sempre in leggera salita, finché gli insetti e i vermi sulle pareti sembrarono diminuire e la carne del cunicolo apparve più secca e incartapecorita. Nel contempo il pavimento di ossa sembrava ispessirsi, tanto che i più alti erano costretti ad abbassare la testa per avanzare. Poi si avvertì, distintamente, una corrente d’aria, che scacciava il lezzo, portando un odore che in quelle condizioni assomigliava a una fragranza floreale.La luminosità aumentò considerevolmente, finché qualcosa di simile a un muschio verdastro apparve sulla carne secca. Il Cavaliere in avanguardia lo toccò acutamente con la punta della spada e quello "gemette" leggermente, un lamento decisamente animale. Il Cavaliere si ritrasse con un moto di sorpresa.
- Avanti!- ringhiò il Gran Maestro - O basta del muschio per fermare il tuo incedere?-
- Eeeeeh... Geme? Avanti?- lo interruppe Andromaca - Un tubo! Maestro ma hai mai sentito del semplice muschio che geme? Che il prof. si guardi un po' anche sta roba... ma perché cacciarci nei guai senza sapere perché?-
- Stia zitta.- Disse lapidariamente il Gran Maestro. Poi aggiunse con una sfumatura di minaccia - La avverto: non accetterò ulteriori interferenze riguardo il codice di comportamento di noi Cavalieri.-
Il Cavaliere deglutì pesantemente ed avanzò, fino a dove il cunicolo faceva una curva. Osservò quel che c’era al di là, spalancando la bocca.- Ci siamo Padre!- annunciò gioiosamente - non può che essere l’uscita!- e corse avanti, sparendo dietro la curva.
- Aspetta, idiota!- gli urlò dietro il Gran Maestro. Ma fu troppo tardi. Un urlo straziante e un roboante gorgoglio annunciarono che qualcosa di spiacevole doveva essere successa al giovane, impulsivo Cavaliere.
- Ecco e lo sapevo io... - borbottò Andromaca - Maestro... qui bisogna che impariamo anche ad ascoltarci l'un l'altro o di noi non ne resteranno molti vivi... Vediamo di capire meglio che era quel "muschio" che non doveva fare paura a nessuno?-
Il Gran Maestro si voltò e le tirò un violento schiaffo in pieno volto. Andromaca stramazzò a terra. Il sangue le usciva copiosamente dal naso e dalla bocca.
- L’avevo avvertita.- Ringhiò il Cavaliere - Non si permetta più di interferire.-
Palmyra intanto aveva raggiunto l'avanguardia portando con sé Von Klagenfert.
- Ecco, prof. Von Klagenfert, potrebbe venire a vedere se ci capisce qualcosa?-Il Professore si chinò sul muschio e si tolse gli occhiali. Con la mano tremante stuzzicò il muschio con la stanghetta. Il muschio gemette ancora. - Sembra un vegetale ma non lo è…- sentenziò infilando la stanghetta tra la parete e la misteriosa creatura. - Probabilmente qualcosa di simile all’anemone di mare… Ehm… quello che mi lascia più perplesso sono queste specie di apparati boccali che si trovano a contatto con la parete, mimetizzati fra queste finte radici... Vista poi la peculiare composizione delle pareti del cunicolo mi pare evidente che questa creatura sia carnivora…-
- Il che non mi piace per niente- commentò Envir. - E mi fa sorgere oscuri presagi su quello che ci può essere dietro quella curva...-
Andromaca si alzò da terra, lanciando un'occhiata ostile al Gran Maestro e pulendosi il volto dal sangue con la mano.
- Intanto vado io in avanscoperta... - disse - con molta prudenza... ehi voi là dietro... passatemi le cappe, ed ogni altra cosa che possa essere abbastanza robusta legata, sì, tutti quanti... - Velocemente legò le maniche una all'altra con dei nodi di sicurezza e, con l’aiuto di Envir e della sua spada, ne trasse delle strisce per allungare la "corda". Legò un capo alla cintura di cuoio che aveva in vita, l'altro lo lasciò al Maestro e ai suoi, in modo che formasse una sorta di fune di sicurezza... Li guardò un attimo e quindi avanzò...
Palmyra sacramentò dentro di sé per la solita impulsività dell'amica. - Cavolo, almeno un piccolo consulto su come organizzarci ci voleva... -, però non perse tempo ad afferrare la corda di fortuna a cui si era legata Andromaca e a sistemarla come usava sempre per fare sicura ai suoi colleghi di speleologia. Il ricercatore più giovane, quello che aveva salvato il tecnico dal mostro, si avvicinò e fece avvolgere la fune attorno al braccio. Poi sorrise a Palmyra - Mi chiamo Franz e sono un alpinista. Vengo da Munchen.-- Piacere Franz.- Sorrise Palmyra, poi allo sguardo perplesso e forse un po' infuriato del Gran Maestro rispose sorridendo candidamente - Sa, non è per sfiducia, ma con la mia amica non si sa mai che cosa le passi per la testa... Dovesse sentire l'impulso improvviso a buttarsi... e poi ho una certa esperienza nel campo... -
Andromaca si stese a terra e strisciò lentamente fino a sporgersi oltre la curva, pronta però a ritirarsi indietro e anche a scattare in piedi e correre se avesse visto guai grossi.Del Cavaliere in avanguardia non c’era più alcuna traccia. Il cunicolo si allargava a pochi metri di distanza, sfociando in quello che doveva essere un grande ambiente. Piante simili a felci ingombravano il cunicolo e un certo inebriante profumo di fiori che sapeva di aria e di libertà proveniva da una sottile brezza che agitava le felci. Un forte chiarore proveniva da qualche parte oltre il fogliame.
Andromaca tornò indietro e riferì quanto aveva visto.
Michaela si avvicinò. - E se provassimo a spruzzarci sopra un po' del liquido del mostro e vedere che effetto fa? Così almeno potremmo usarlo come arma... -
- Può essere un’idea- assentì Palmyra - Queste frasi sembrano confermare i miei sospetti: ho l'impressione che ci troviamo all'interno di un organismo vivente (semplice o complesso, boh!)... forse nel suo apparato digestivo?... E quella strana bestia che ci ha attaccati potrebbe essere un parassita di questa creatura... Ora il problema è capire se effettivamente la strada che abbiamo preso sia quella che porta verso l'esterno (la bocca?); se in effetti quelli visti da Von Klagenfert sono apparati boccali, allora è la direzione giusta... oppure stiamo sbagliando tutto e stiamo andando nella direzione opposta? Il fatto che l'aria si faccia più pulita potrebbe indicare che effettivamente almeno stavolta non abbiamo toppato, però io ci andrei molto cauta... Buona l'idea di Michela di spruzzare il liquido del mostro, ma cerchiamo di farci trovare pronti ad eventuali reazioni violente dell'essere in cui ci troviamo, che potrebbe non gradire molto... Dobbiamo trovare un modo di oltrepassare questi "apparati" senza stimolarli a svolgere la loro funzione... creare cioè una sorta di ponte o di passerella al di sopra. Qualche idea? E per cortesia, io per prima, basta con le azioni avventate! Non è assolutamente questo il luogo…-
- Sono d'accordo... per quel che può valere... - disse Andromaca - Per conto mio la piantina muschiosa è carnivora e ci digerirebbe in un solo boccone... o il liquido la tiene a distanza... però queste potrebbero essere le figlioline e mammina trovarsi un poco più avanti .-
Michaela si voltò assicurandosi che nessuno dei Cavalieri la sentisse - Ehm... non vorrei averlo pensato... disseppellire i corpi dei morti e vedere di tenere impegnate le "cose" o al massimo vedere come funzionano... Però credo che il nostro amico Gran Maestro... non apprezzerebbe.
Altrimenti... Proviamo con le ossa. siamo in tanti una decina-quindicina di ossa a testa per colpire e tramortire le bocche? Ma che essere vivente è? Se siamo stati risucchiati all'interno della Pietra dovrebbe essere... La Pietra che abbiamo detto è senziente come la Lancia... Quindi perché non provare a comunicare? In fondo rappresentiamo il Pathos intero... dovrebbe tenerci in considerazione... E poi... se usciamo fuori dove pensate che usciremmo? Scusate questo è il meglio che è venuto fuori dalla mia testa.-- Sentite,- disse Luca - Il Cavaliere è completamente scomparso, non ci ha messo molto ad essere fagocitato... anche se, forse, è stato un po' incauto. Proviamo l’acido ma solo sul muschio qui vicino. Io stavo anche pensando... il nostro obbiettivo primario non dovrebbe essere "uscire"... ma in un certo qual modo "trovare"... (e se in un certo qual modo la Pietra fosse un essere vivente? E se noi fossimo effettivamente al suo interno? è un po' azzardata... ma... boh) la Pietra e se capita recuperare anche il professore... no? Perché non tentare un altro cunicolo per cercare di orientarci?-
- Bè... - commentò Andromaca - devo ammettere che non mi spiacerebbe affatto anche se temo che non ci troveremo molto meglio.-
- Secondo me,- interloquì Idolo, - è inutile provare vie diverse se non capiamo bene la situazione attuale. L'aria fresca che ci arriva fa ben sperare, anche se le piante carnivore mi lasciano un po' perplesso. Buona l'idea di Michaela, dovremmo cercare di parlare con il Gran Maestro e convincerlo che per un eroe caduto combattendo nella Fede è molto più onorevole essere utilizzato per salvare altre vite piuttosto che vedere altri uomini "vivi" morire. Nello spruzzare il veleno sulle piantine, utilizziamo lo scudo d'osso che mi sono procurato, almeno un po' dovrebbe proteggerci.-
- Non ti darebbe mai retta è inutile provarci, per il resto d’accordo.- Disse Alex Gloom che sembrava essersi appena ripreso. - Proviamo l’acido, e prima di fare dell’altro tentiamo un altro cunicolo.-Michaela prese delle ossa e raccolse un po’ di acido dalla "coppa" in cui il tecnico lo stava portando. L’effetto dell’acido sul muschio fu deleterio. Il muschio lanciò uno stridio acuto, le sue foglioline verdi divennero grigie e seccarono.
- OK disse Luca, ora sappiamo che, alla disperata, qui abbiamo da tentare una via d’uscita, ora vediamo gli altri cunicoli.-
Iniziarono a scendere. Alex a un certo punto tirò fuori la copia della "Tavola di Smeraldo" e lesse ad alta voce un pezzo della prefazione:
- C’è la fase detta dagli alchimisti Corvo, cioè nella materia putrefatta che preclude all'evoluzione, all'inizio dell'operazione di trasformazione della materia in oro, ma oltre che materiale la trasformazione è spirituale e quindi porta alla sublimazione del puro spirituale insito nella materia. Ora, la putrefazione (stato in cui si trova la materia nel posto in cui ci troviamo mi pare di aver capito) è solo il modo di passare di livello,- Alex chiuse il libro - forse per andare avanti dovremmo passare attraverso tutta la trafila di putrefazione, soluzione e sublimazione, separazione della materia sottile dalla materia grossolana. Potrei supporre che in questa realtà siamo all'inizio dell'Opera e ci deve essere una realtà alla fine, nella Quinta Essenza, quindi.-
- Interessante…- disse Andromaca - Bisognerebbe riuscire a capire quale azione? Pensiero? Stato d'animo? Intenzione? Boh? Permetta di "raffinarsi" per poter accedere a un livello "superiore" di alchimizzazione... idee?-
- Per me dovremmo capire cosa ha attivato la Pietra.- Riflettè Michaela - Dunque. Si è attivata a contatto con l'alto prelato... il che indicherebbe che ha reagito in presenza della Presenza? Poi però si è attivata con il tocco di Envir e successivamente di Andromaca. Quali erano i pensieri che vi animavano. Di certo il pensiero del Prelato doveva essere qualcosa come la Cupidigia... Desiderio sfrenato... Forse Envir era Irato... Andromaca Disperata? Sono morte molte persone ci sono stati inganni su inganni... Evidentemente dobbiamo risolvere questa situazione di assoluta mancanza di Speranza. Ci stiamo muovendo come formiche impazzite, non abbiamo un ordine né un progetto. Forse la Pietra è questo. Un Desiderio, un Sogno ricercato a lungo ma sempre vivo... Ora che siamo vicini ad esso abbiamo perso la Speranza, abbiamo perso l'obiettivo? Ecco credo che dobbiamo muoverci in questa direzione... -
- Non so,- commentò Palmyra - ma ho il sospetto che la Pietra si sia "attivata", per così dire, dopo che il padre di Marianne l'aveva esposta alle pastiglie di cesio, come se avesse reagito a modo suo alla radioattività... forse se qualcuno l'avesse toccata prima non sarebbe successo niente, boh! Per il resto sono assolutamente d'accordo. Io però dell'Opera alchemica so piuttosto poco, purtroppo.-
- Non erano i pensieri... - ribatté Andromaca - era semplicemente l'energia del Pathos che fluisce in noi o quella della Presenza per il prelato... Il pezzi del Seme sentono e reagiscono all'energia che scorre nelle persone di potere: più il potere è grande più la reazione è forte... Direi che il Prelato per ottenere un tipo di reazione simile a quella provocata dal contatto con una Nota deve avere qualcosa in sé di ben potente... Se lo incontriamo non va sottovalutato! Deve avere potere e tanto... anche se non so ancora immaginare quale, quanto e di che tipo... Sul resto non so invece che rispondere... sono ancora confusa.-
- Da quello che ho capito ci sono dei MIB che sono stati alchemizzati prima di noi e forse sono qui.- Disse Idolo
- Cerchiamo di risolvere la situazione attuale con i MIB & Co. Sfruttiamo, se possibile quel minimo di fiducia che abbiamo ottenuto dai Cavalieri. Cerchiamo di capire dai MIB & Co. cosa hanno trovato nelle loro esplorazioni di questo postaccio, ci risparmierebbe ulteriori perdite di tempo. A questo punto cerchiamo di capire se abbiamo uno scopo comune con i nostri avversari.
Come dice Michela, dovremmo provare a trovare un obiettivo, un valido motivo che vada al di là del semplice desiderio di sopravvivenza. Forse è proprio questa la "prova" da superare: andare oltre i settarismi che ci dividono!-- Spero di no... - commentò amaramente Andromaca - altrimenti abbiamo già perso: anche eliminando tutti gli altri ci sono abbastanza tensioni in Pathos da non permettere neanche a noi da soli di riuscire a eliminare i settarismi.-
Ridiscesero per il cunicolo nella stessa formazione, finché il Gran maestro, che era in testa, non li fermò tutti con un gesto. Si acquattò e brandì la spada.- Non siamo soli. C’è qualcuno là davanti...-
- Arciduca Ludwig! Buongiorno a lei… cosa le è successo? Non mi dica che ha organizzato una spedizione di soccorso!- disse una fredda voce femminile davanti a loro.
Sei figure apparirono dall’ombra del cunicolo. Erano sporchi, emaciati e con evidenti macchie di sangue raggrumato in più punti. Il gruppo sembrava guidato da una donna di circa quarant’anni, dalla corporatura imponente. Corti capelli neri, giacca e pantaloni neri e camicia bianca. Assurdamente, nonostante la luce scarsa, la donna indossava un paio di occhiali scuri. I due uomini dietro di lei erano vestiti nella stessa maniera e tutti e tre erano armati di pistole. Dietro di loro venivano due persone anziane, che ne reggevano una terza. Quest’ultima mostrava di avere ancora il camice bianco crema del personale tecnico del Laboratorio Gamma. Aveva un tremendo squarcio sulla fronte che era stato medicato in maniera fortunosa. Uno dei due uomini che lo reggeva indossava i resti di quello che sembrava l’abito di un alto prelato cattolico. Il colore della papalina e delle cuciture era falsato dal sudicio e dalla luce verde, ma poteva essere rosso o porpora, un monsignore, arcivescovo o forse un cardinale. Era piuttosto anziano, sulla settantina, ma da giovane doveva essere stato un uomo imponente, ed era ancora ritto e robusto.
L’altro uomo era subito riconoscibile per le sue foto sul giornale al tempo del rapimento.
Marianne lanciò un grido e scoppiò a piangere: - Papà! Papà!-
Flavia, che fino a poco prima era amorevolmente accompagnata da Marianne nei suoi primi incerti passi, fece prima il broncio con le labbra e poi gli occhi lucidi ma incuriosita dai nuovi venuti si trattenne, appoggiandosi per rassicurarsi alla donna.
L’uomo alzò il capo, sconvolto: - Oh, Marianne, no! Anche tu! In questo orrore, Oh, mio Dio, no!-Marianne corse incontro al padre ma si trovò di fronte la pistola spianata di uno dei due Men in Black. La ragazza si fermò spaventata.
- Ti prego, Marianne, stai ferma…- la avvertì Steinkhule - Sono molto… decisi, te lo assicuro.-
- Se non abbassate subito quella pistola,- intimò il prelato, - inoltrerò rapporto ai vostri superiori, Numero Due.-
- Sciocchezze- disse uno dei Cavalieri - Non ci vorrete fare paura con quelle pistole. Abbiamo già appurato che la polvere da sparo non funziona qui.-
Il MIB che il prelato aveva chiamato Numero Due puntò la pistola verso un teschio per terra e fece fuoco. Il teschio andò in mille pezzi. Senza cambiare la sua espressione facciale, il MIB rivolse di nuovo la pistola contro Marianne.
- Si allontani.- Disse gelidamente.
IdoLo rimase in silenzio, meditava, poi rivolto sussurrando a Palmyra: - Dunque, anche loro, che sono qui da più tempo di noi, non hanno ancora trovato la strada giusta. Se riuscissimo a mantenere la calma e a collaborare... non sarà facile con i MIB ma dobbiamo provarci.- Poi si guardò la mano per vedere se la puntura dell'insetto aveva avuto conseguenze, ma gli pareva che tutto andasse bene.
Luca nel vedere lo strano assortimento del gruppo davanti, in principio si raggelò. Era nella retroguardia... sarebbe stato inutile fare mosse avventate ora come ora. Il suo sguardo si fece sprezzante, ma prima di fare qualsiasi cosa aspettava di vedere la reazione del Gran Maestro dei Cavalieri.
Envir si mise al fianco del Gran Maestro la spada alzata. Questi lo vide e disse - Abbassa la pistola, Uomo in Nero, quella donna è sotto la mia tutela.-- O mio Dio... ci mancava solo questo. E adesso?.- disse Michaela sottovoce e senza fare nessun movimento ad Andromaca che era là vicino e si comportava nella medesima maniera, retrocedendo verso il muro. Il ricordo dell'ultimo incontro con I MIB faceva tremare l’Araldo di Demetra dalla testa ai piedi. E sentì una strana pulsazione alla mano destra.
Presa dall'emozione alla vista del padre Marianne aveva lasciato cadere Flavia che finalmente si decise a piangere di nuovo, sommessamente. Imparava presto e, inconsciamente, capiva che non era il caso di attirare troppo l'attenzione. Però iniziava ad aver fame e, messo il pollice in bocca, cercava quindi di consolarsi da sola. Inoltre sembrava colpita dal fatto che le mosche verdi, che non si posavano mai sui lei e sui suoi compagni, in alcuni punti ricoprissero letteralmente i sei nuovi venuti.L’ultimo MIB indicò Michaela e disse ad alta voce: - Quella la conosco. Era fra i membri del Pathos a Bagdad quando neutralizzammo l’artiglio di Satana. Mi pare ci fosse anche lui.- Aggiunse indicando Nemus.
Strada ebbe un moto di furia a malapena repressa.
- Già, e se fossi stato operativo col cazzo che vi avrei dato l’Artiglio!- urlò, facendo incontrare la mano destra col braccio sinistro - Piuttosto mi sarei fatto i gargarismi col vostro virus!! -
Michaela trasalì e si rivolse agli Empathici che le stavano vicini, sottovoce - Ma non capite, fratelli? È proprio questo il problema! Per vincere questa guerra occorre che il Pathos tutto sia unito! Che la smettiamo di ammazzarci l'un l'altro... Solo così riusciremo a dare la vittoria all'uomo! Mentre noi cerchiamo di avere ragione l'uno sull'altro i nostri avversari agiscono. Anche in questo momento noi siamo in superiorità numerica e potremmo organizzarci per vincere... ma ci facciamo spaventare da tre pistole. È vero che il professore è nelle loro mani e potrebbe essere ucciso. Ma ci sarà pure un modo , un potere o un'azione estrema per venirne fuori! Insomma! Dobbiamo solo essere animati per vincere. Il tempo è ormai allo scadere... -
- Abbassa la pistola Numero Due- disse intanto la Donna in nero - Non vorrai contraddire l’Arciduca.-Steinkhule avanzò e padre e figlia si abbracciarono piangendo.
- Dunque,- continuò la donna che sembrava a capo del gruppo, - la Pietra ha assorbito anche voi, e vedo che hai trovato il tempo per fare comunella con i nostri nemici, tradendo la causa di Dio.-
Il Gran Maestro puntò il dito verso Michaela - Mi hai mentito, Numero Uno. Io ho visto questa donna compiere un miracolo e riportare alla vita una persona morta.-
- Non bestemmiare figliolo,- intervenne Monsignor Tabardi - Quella donna non è una santa, e di certo il suo potere non proviene né da Dio né dal Maligno. Ci sono altre forze sulla terra che stanno a metà strada, che a volte servono il Bene e a volte il Male. Questa è la natura del Pathos, gli uomini e le donne a cui hai offerto la tua protezione. E non hai sbagliato a farlo, perché la loro forza è sottile e può essere messa al servizio del Signore…-
- Bene,- pensò Andromaca - il Prelato evidentemente aveva almeno idee un poco più elastiche...
Chissà se era stato amico di Padre Navarra... Forse il suo nome sarebbe potuto tornare utile... forse... ma meglio parlargliene in separata sede, con meno orecchie all'ascolto... -
- Stia zitto, Tabardi!- sibilò Numero Uno - Ha sentito cosa ha detto Numero Quattro? Due di loro cercavano di tenere l’Artiglio di Satana e se non fossimo intervenuti noi sarebbe successo il peggio.- Poi si rivolse ancora al Gran Maestro. - Dove è Numero Tre? Perché non è con voi? E gli altri Cavalieri?-Il Gran Maestro esitò un attimo, poi rispose: - Morti, sono tutti morti.- Poi si fermò un attimo e chiese: - Voi sapete come uscire di qui?-
- Sì.- Rispose Monsignor Tabardi. - Il problema è riuscirci…-
- Lo sapevo- pensò IdoLo - ora dobbiamo solo riuscire a non ammazzarci fra di noi!-
Poi cominciò a concentrarsi sperando che suo Padre, Loki, fosse tornato sui suoi passi e avesse restituito ai figli di Enigma la possibilità di utilizzare gli insegnamenti dati loro. Stava cercando il modo di procurarsi una pistola, ma il potere di Enigma non venne in suo aiuto.- Ancora rivolto a Palmyra con un fil di voce - Non capisco, le loro armi funzionano egregiamente, cerchiamo di capire come mai!-
- Aspettate! Qui bisogna chiarire una cosa... - Disse Michaela con voce ferma ma non minacciosa guardando il Gran Maestro e i MIB - Primo: io non avevo idea di che cosa fosse L'Artiglio. Se non fossero intervenuti i miei compagni tagliandomi la mano... quella cosa si sarebbe impossessata di me... Secondo: siamo stati noi a distruggere il demone... a costo di molta energia e della sofferenza dei nostri fratelli... Quindi se qualcuno qui ha delle collusioni con il Maligno non siamo certamente noi! Chiarito questo... Spiegateci come possiamo fare ad uscire da questo posto, per favore... -
- Già, la mano…- disse in maniera impersonale Numero Uno - ora mi pare si sia riassestata, eppure era una ferita tremenda, mi pare…-Andromaca volendo comprendere cosa sarebbe accaduto durante l'incontro si era come distaccata da sé stessa, concentrandosi totalmente su quanto la circondava, sulle reazioni e le parole, i toni e i gesti... forse fu per questo che alcune frasi, alcuni atteggiamenti, lo sguardo rapito di Flavia, fecero scattare in lei un'associazione d'idee... assurda? Mah, poteva anche essere, comunque era almeno un'idea... Putrefazione... tutto intorno a loro era puzzolente, putrefatto e coperto di mosche... era stata la prima cosa che avevano notato di quel luogo... poi lo avevano accantonato come un dato di fatto senza più darvi peso alcuno... Già... le mosche... le mosche amano la putrefazione vi nascono e se ne cibano... e quel gruppo che avevano incontrato, al contrario di loro era accettato dalle mosche come fossero anch'essi putrefatti... putrefatti... qualcosa gli era accaduto, qualcosa che li aveva portati ad avvicinarsi al passaggio di livello... Ma cosa?
Cominciò a ragionare sulla cosa: la putrefazione è lo stadio in cui la materia si decompone a causa di micro organismi e insetti... il suo sguardo si posò su IdoLo... sulla benda che copriva l'incisione sulla puntura d'insetto... chissà se... Con queste idee che le giravano nella mente Andromaca cercò, senza attirare l'attenzione visto che non si erano accorti che anche lei era stata presente a Bagdad e non voleva ricordarglielo, di vedere se l'ultimo gruppo che si era unito a loro presentava sulla pelle segni di pizzicature...Ne vide a decine. Sembrava che il gruppo avversario fosse passato in un nugolo di zanzare. Molti di loro mostravano alcuni piccoli bubboni simili a grossi foruncoli sul viso.
- Mmh... - rifletté Andromaca - mi sa che forse non è poi tanto azzardata l'idea... d'ora in poi terrò d'occhio IdoLo... molto attentamente... -
- Fin dai tempi antichi del mio confratello Martin del Rio nel suo Disquisitionum magicarum libri sex noi gesuiti abbiamo studiato la tradizione alchemica - disse Monsignor Tabardi aiutando a sedere a terra l’uomo che era rimasto solo a sostenere e aprendogli la camicia - E quindi ben conosco il significato di questo simbolo…- Aprì ancora di più la camicia. L’uomo aveva tatuato sul petto un serpente che divorava se stesso, in un cerchio perfetto.
- È stato allora che mi sono ricordato dove l’avevo vista, professor Von Klagenfert…e la certezza l'ho avuta quando ho saputo dal professor Steinkhule che proprio lei aveva caldeggiato l'assunzione di questo tecnico al Laboratorio Gamma... -
- Chi, io?- trasalì il vecchio scienziato - Non capisco cosa voglia dire, Monsignore.-
- Come, proprio lei non capisce?- proseguì Monsignor Tabardi - Lei che istituì da studente una società alchemica ispirata a Falmel? E non posso dimenticare che, d'accordo con tutti i filosofi ermetici, Nicolas Falmel ingiunge al futuro adepto di ritirarsi dal mondo e di morire alle sue vanità, per avviarsi lungo la via delle trasmutazioni progressive di se stesso che conducono alla vera iniziazione. La vera iniziazione comporta, in realtà, due morti successive. La prima implica una incubazione analoga a quella che subisce il pulcino nell'uovo, prima di spezzarne il guscio. L'iniziando deve ripiegarsi su se stesso nelle tenebre dell'uovo filosofico, per conquistare la luce e la libertà. Bisogna morire in una prigione oscura per rinascere ad una vita d'indipendenza e di chiarore. La nuova vita così conquistata non è un'esistenza di trionfale riposo: impone fatiche incessanti, ma feconde e gloriose, la cui ricompensa è la seconda morte. Non contento di liberarsi degli involucri più grossolani, l'adepto muore nei confronti di sé stesso, della propria personalità, del proprio egoismo radicale. La sua rinuncia, tuttavia, non è quella dell'asceta, divenuto indifferente alla propria e all'altrui sorte. L'adepto morto due volte non può disdegnare gli umani, poiché risuscita soltanto per vivere per loro. Si è unito al Grande Essere che si particolarizza in noi, per condividere il suo amore infinito. Il saggio ideale si distingue perché sa amare con fervore, fino all'oblio totale, di se stesso. Colui che giunge a tale disinteresse generoso dispone d'una potenza immensa e possiede la pietra filosofale: ma soltanto una duplice morte iniziatica ha potuto portarlo all'apoteosi. Riconosce queste parole? Io ero giovane, ma venni inviato a sentire le parole di quel brillante giovane Ermetico della Germania dell'Est, anche se allora aveva un altro cognome... Aveva una loquela impressionante... -
Von Klagenfert strinse leggermente gli occhi – Un'ottima memoria, invero, Monsignore…- poi l’Alchimista sorrise - ha ragione su tutta la linea e ho taciuto perché ho tanto desiderato essere trasmutato dalla Pietra e ora sono felice... - si sarebbe definito un discorso folle se negli occhi del vecchio non fosse brillata una luce ironica - E come lei sarò felice di affrontare la duplice morte, la prego solo di accomodarsi per primo…-Andromaca era incuriosita dalle parole che sentiva... Bisognava assolutamente capire cosa fosse accaduto nel laboratorio prima del loro arrivo... si avvicinò lentamente, senza attirare l'attenzione, ai tecnici e, rivolgendosi a Franz, gli sussurrò qualche parola senza che gli altri la sentissero.
- Scusami, ma tu hai capito qualcosa di quello che dicono? Qui mi sa che se non stiamo attenti corriamo il rischio che ci lascino... "indietro" non so a te ma a me quei tipi in nero sembrano avere pochi scrupoli... e non mi piacerebbe affatto restare qui... -- È lui allora quello di cui abbiamo bisogno?- stava chiedendo intanto Numero Uno rivolto a Tabardi, con una nota d'urgenza nella voce. - Le è sufficiente?- aggiunse poi dopo una leggera esitazione.
Il Gran Maestro brandì più salda la spada e tutti i Cavalieri superstiti lo imitarono, avanzando alla testa del gruppo.
Michaela spaventata da questa azione raggiunse il Gran Maestro. - Aspettate cosa state facendo con quelle spade... Cosa volete fare?-
- Zitta sciocca!- le intimò il Cavaliere - Dietro di me!-
- Anche il Maestro non mi pare troppo contento della piega che sta prendendo la situazione.- Aggiunse sbrigativamente Andromaca - Ma non erano alleati tra loro? Cosa sta succedendo? Comunque mi fido più del Maestro che di quei tre figuri... Lui segue un Codice d'Onore che comprendo. Mi mancano informazioni... L'unico modo che abbiamo per uscire tutti di qui è aiutarci a vicenda, non è che puoi aiutarmi a capire? Tu o qualche tuo collega capite questi discorsi di alchimie in modo da potermi spiegare?-- Quello che le posso dire- disse Franz appiattendosi contro la parete - è che non mi sono mai sembrati molto d’accordo. Basti pensare che è stato proprio il Gran Maestro a sbudellare quello che chiamavano Numero Tre…-
IdoLo intanto guardava pensieroso i nuovi venuti, poi guardò la mano... Il seguente pensiero attraversò la sua mente: - Dunque, nessuno di noi ha subito più pinzature da quando abbiamo preso questa direzione... se l'essere pinzati avesse a che fare con il modo di uscire da qua dovremmo tornare là dove ho raccolto questo scudo, probabilmente quell'insetto si trovava alla periferia della zona dove si trovano gli altri suoi compagni... Appena avrò l'occasione di comunicare con Aracne senza farmi vedere e sentire dagli altri ne parlerò con lei.- Senza dare nell'occhio cercò di spostarsi verso l'amica portandosi dietro il compagno ferito che ancora si appoggiava a lui. Nel frattempo esaminò con molta cura lo scudo per capire se e come potesse tornare loro utile.
Alex aveva ascoltato con molta attenzione il discorso del professore. Era indeciso in che senso interpretare la relazione causa-effetto fra punture e Putrefazione, poteva essere come ipotizzato oppure le punture potevano essere solo le conseguenze di qualche zione/pensiero/comportamento mantenuto da Idolo. In particolare gli sembrava strano che statisticamente, se fosse stata davvero la semplice puntura a far avanzare di grado, solo Idolo tra tutti fosse stato punto dato che nessuno aveva mai fatto nulla per scacciare le mosche. Erano loro che li ignoravano. Qualcosa le doveva attirare... Cosa? Il compito fondamentale era giungere alla duplice morte prima che MIB e compagni giungessero o la Pietra sarebbe stata persa e loro con lei forse. Avanzò quanto bastava a porsi dietro l'ultimo dei Cavalieri. Era indubbio che l'alchimia (e lui lo sapeva bene in quanto abituale ospite di Torquemada il più grande inquisitore di tutti i tempi) fosse vista dai veri credenti come un'operazione a dir poco simoniaca. I Cavalieri, credenti come erano, non dovevano tardare troppo a considerarla per l'eresia che era. Si meravigliava altresì che il prelato ne discutesse tanto tranquillamente.
- Ringrazio l'Eterno che riverisco silenziosamente per avermi voluto separare da Discordia di Desiderio- pensò ardentemente - altrimenti armato o non armato avrei quantomeno avanzato la mia offensiva verbale. Essendo parecchio più attaccato alla pellaccia e piuttosto opportunista lascerò che i fatti si sviluppino…- E si curò di mantenere sempre qualcuno tra sé e i MIB armati.
Flavia, immersa nello studio delle sue mani si interessò improvvisamente allo strano disegno, ignorando del tutto i presenti si avvicinò barcollante e ciangottante all'uomo seduto, ignorando i MIB che puntavano le armi contro di lei.- Fermatevi! Per l’amor di Dio! Non sparate!- urlò il Monsignore. -
Ma il MIB che si chiamava Numero Quattro aggiustò la mira sulla testa di Flavia.
Il Gran Maestro, vedendo Flavia in pericolo, emise una specie di ruggito e lanciò la spada con tutta la sua forza a squarciare il cuore del MIB. Il tiro era violento, preciso e micidiale, ciononostante la spada deviò improvvisamente e si conficcò profondamente nella coscia del MIB. Senza un urlo, questi cadde e sparò. Il proiettile sibilò a pochi centimetri dalla testa di Flavia, che proseguì imperterrita verso l’uomo. Monsignor Tabardi si lanciò tra lei e il MIB, facendole scudo col proprio corpo.
- Basta, basta... Dikayosine! Dikayosine! Ascoltate le parole dell’Angelo della Rettitudine!- urlò.
Numero Uno e Numero Due spararono in mezzo al mucchio di avversari, che si gettarono a terra.
Il tecnico e uno dei ricercatori tardarono a gettarsi a terra e i colpi di pistola li colpirono in pieno.
I Cavalieri si gettarono in avanti, urlando - Ave, Mater!- quando improvvisamente l’intero cunicolo parve tremare e un basso verso, simile a una tromba provenne dalle spalle degli Empathici.
Steinkhule sbarrò gli occhi: - Il Verme! È il Verme!-
- Non è possibile!- Disse Numero Due, una leggera esitazione nella voce fredda - Era molto più in basso!-
Andromaca invece, pur nel caos del momento non poté fare a meno di pensare che Il Gran Maestro non era l'ultimo arrivato nel maneggiare la spada e la traiettoria di tiro era precisa: cosa l'aveva fatta deviare così improvvisamente?
- Ahi! Ecco altro su cui meditare... Proprio prima mi chiedevo che cavolo di potere avesse il prete per far avere alla Pietra una reazione pari a quella avuta col contatto di una Nota... - Andromaca pensava rapidamente mentre si gettava al riparo.
Intanto Flavia caracollava accanto all’uomo svenuto e gli accarezzò il petto, seguendo i segni del tatuaggio. Una voce strana, come disincarnata ma infantile iniziò a dire: - L'ulobolos, unione di cielo e tella, paladiso e infenno, losso e nero... - Quindi, apparentemente stupita di quello che aveva appena fatto, si portò le dita alla bocca e tirò fuori la lingua cercando di ripetere qualche suono interessante. Le riuscirono solo dei "la, la, bla, ma".
Numero Uno ignorò subito tutti. Strappò la spada del Gran Maestro dalla coscia del suo compagno e urlò: - Ludwig! Tregua! Fino a che non usciamo da questo Inframondo! Tregua Ludwig! Giuralo su Nostra Signora dei Tedeschi! Giuralo, e io farò altrettanto sul Dio degli Eserciti e della Morte!-- Lo giuro…- sibilò il Gran Maestro - La spada, la mia spada!-
Numero Uno tirò la spada al Cavaliere che l’afferrò al volo. Vide Numero Quattro che tentava di alzarsi, invano.
- Morirai presto, Numero Quattro. Tieni impegnato il Verme più che puoi.- Poi indicò il gruppo degli Empathici e degli scienziati e urlò: - Giù di corsa. Giù per il cunicolo! Presto!-
- Fate come dite!- rincarò il Gran Maestro - Non spezzerà il suo giuramento tanto facilmente. Voi!- rivolto ai Cavalieri. - A protezione!- e i Cavalieri si chiusero come una morsa dietro al gruppo, con le spade sguainate verso il buio.
Andromaca non si fece ripetere l'invito due volte e corse verso Flavia prendendola per mano per tirarsela dietro e nello stesso tempo disse velocemente al Monsignore: - Noi non abbiamo percorso questo labirinto, voi ci siete da più tempo, non vorrei guidare tutti in un qualche vicolo cieco converrebbe che qualcuno di voi facesse strada a tutti.-- Sì, sì…- rispose il Monsignore. - Vi prego, aiutatemi a portare questo ferito… non può certo correre, e non ho la forza necessaria…-
- L’aiuto io, Monsignore- si offrì Brandeburg, sostenendo l’ultimo tecnico superstite.
Anche Von Klagenfert si avvicinò per aiutare… - Povero Johannes- mormorò - non avrei mai immaginato di trascinarti in questo incubo…-
- Ma…- proseguì Tabardi - Non possiamo lasciare quell’uomo alla mercé del Verme…-- Stia zitto e vada avanti, Monsignore- gli disse Numero Uno. - Non è affare suo, e lo sa.-
- Lei sta rischiando molto, Numero Uno…- disse Monsignor Tabardi - Il che significa che non ha la minima intenzione di lasciarmi uscire vivo da qui… trovo piuttosto stupido da parte sua farmelo capire così bene…- aggiunse mettendosi alla testa del gruppo.
Andromaca gli si fiondò dietro con Flavia: - Vieni facciamo una bella corsa e vediamo chi vince... noi o quel coso che ci corre dietro... Vincenzo, Luca... state attenti per favore... -
Palmyra li seguì. IdoLo si mantenne vicino ai compagni e correndo con loro cercò di proteggerli per quanto poteva con lo scudo di osso. Envir si mise nel gruppo degli Ignari, proprio accanto a Von Klagenfert.
Anche Michaela si aggiunse alla corsa degli altri... restando ultima della fila. Ogni tanto si voltava indietro per vedere che stava succedendo ai Cavalieri. Vide che stavano retrocedendo, abbandonando Numero Quattro al suo destino. Qualunque cosa fosse la cosa chiamata Verme pareva non essere in vista. Poi si sentì l’urlo di morte di Numero Quattro e ancora quel verso simile a una tromba roboante.
I Cavalieri affrettarono il passo, rimanendo con le spade puntate verso il buio: cercavano di mantenersi sempre in vista del gruppo, ma pronti ad impegnare battaglia nelle retrovie.
D’un tratto Michaela si accorse di essere rimasta un po’ troppo indietro, per vedere i Cavalieri. Accanto a lei c’era solo Numero Due e puntava la sua pistola dritta sulla nuca del Gran Maestro, cercando di prendere la mira.
Michaela non ebbe esitazioni e si lanciò addosso a Numero Due all'altezza della vita, giusto sotto la linea di tiro per cercare di deviare il colpo. - Attento!- Urlò con quanta più voce avesse in corpo mentre compiva quel gesto insensato. Rotolarono avvinghiati sul suolo. Quando vide il braccio che tentava di puntare la pistola su di lei, Michaela impiegò tutta la sua forza e tutta la sua abilità per rallentare il movimento. La pistola tuonò e un colpo la raggiunse alla spalla.
Il gruppo che correva si girò di botto. Numero Uno era rimasto in coda. E volgeva la pistola verso il fondo del cunicolo. Michaela era a terra, ferita, Numero Due si rialzava dal suo corpo, con la pistola pronta a fare fuoco su di lei, ma in un attimo i quattro Cavalieri gli furono addosso, al grido - Ave, Mater!-
Numero Uno fece fuoco su di loro. Il primo dei Cavalieri cadde, con un colpo di pistola in mezzo alla fronte. Il secondo raggiunse Numero Due, e cercò di menare un fendente al fianco del MIB. Questi si scostò rapidamente e il Cavaliere, da agile che era fece un goffo movimento e inciampò sui propri piedi. Alle sue spalle, il Gran Maestro, con un ruggito abbatté la sua lama sul MIB tranciandogli la testa di netto. Il sangue schizzò su Michaela inondandola.
Il terzo Cavaliere avanzava correndo verso Numero Uno, ma ella, freddamente, prese la mira e lo colpì in pieno petto. Poi sparò al Gran Maestro, colpendolo di striscio ad una tempia.
Il Cavaliere si gettò a terra, trascinando con sé il compagno superstite e lì stettero entrambi, a fianco a Michaela.
L’orribile verso di tromba avanzava paurosamente e Numero Uno spianava ancora una volta la sua pistola.
- Gran Maestro può sentirmi? Dobbiamo andarcene al più presto! Quella cosa sta arrivando... - Michaela si guardò intorno, disperata.
Ormai tutti i fuggitivi si erano voltati a guardare la scena. Andromaca impallidì... lasciò la mano di Flavia a Monsignore guardandolo un attimo, come ad affidargliela. Poi, cercò intanto di avvicinarsi facendo segno ad altri del gruppo (compresi i tecnici e gli scienziati) di seguirla con la stessa precauzione.Alex, che era molto più vicino alla scena, a fianco a Luca, si tolse la giacca, fece segno a Luca di tenersi pronto e piombò da dietro su Numero Uno, avvolgendole la testa nella giacca approfittando della stazza per atterrarla. I due piombarono a terra con violenza. Numero Uno tentò di sparare, ma Alex la ostacolava con il proprio peso, cercò di evitare di essere in linea con il suo braccio e di farle cadere la pistola a terra quando, improvvise, gli giunsero delle atroci fitte alle tempie. Alex capì che in qualche maniera sconosciuta anche quello era opera della sua avversaria. Nonostante il dolore cercò di rotolare su se stesso trascinandola con sé. Ma la donna era molto abile e insospettatamente forte. Riuscì a tenere salda la pistola e impresse al busto una rotazione violenta. Ancora avvinghiati, caddero in una piccola depressione del suolo. Alex sulla schiena e lei sopra. Non riuscendo a sparargli, gli diede una violenta testata sul naso. Alex quasi svenne per il dolore, il setto nasale rotto. Poi il peso della nemica si abbandonò inerte su di lui.
Quando il dolore gli permise di rendersi conto di cosa fosse accaduto, vide Luca sfilare la spada dal cadavere della Donna in Nero.
- …Via!… Via!... Che se la mangi il Verme!- Urlò Alex.
- Presto andiamo! Coraggio!- Michaela si alzò e cercò di correre in avanti tenendosi la mano sulla spalla cercando di fermare il sangue. I due Cavalieri si alzarono dietro a lei. Nonostante la ferita alla tempia, Il Gran Maestro si accorse della difficoltà della ragazza e la prese in braccio, correndo poi verso la salvezza.
Corsero via trascinandosi dietro i feriti. Nessuno si voltò per vedere la forma dell’orrore che si avvicinava dietro di loro. Dopo alcuni minuti di corsa il terrificante suono di tromba si perse in lontananza. Davanti a loro le croci che Michaela aveva improvvisato per le tombe dei Cavalieri caduti. Ingrid e Maureleen crollarono a terra esauste.
- Siamo stanche, e non riusciamo più a camminare…- piagnucolò la filippina e scoppiò in singhiozzi.
Andromaca riprese fiato e poi si avvicinò al prelato che ansimava inginocchiato per terra.
- Monsignore, ho sentito che teme per la sua vita... e non è l'unico. Lei ha pronunciato parole sagge e oserei dire amichevoli nei nostri confronti prima, devo riconoscerglielo, e proprio per questo mi arrischio a chiederle e offrirle alleanza sincera in questa brutta situazione. Io e i miei compagni abbiamo già collaborato in passato, e con profitto vicendevole, con un suo Eminente Confratello in cui avevamo imparato ad avere una certa fiducia ma che, purtroppo, ci ha lasciati anzitempo... Avrà di certo capito che sto riferendomi a Padre Navarra. Penso però che se lei vorrà accettare questa alleanza la protezione che potremo fornirci vicendevolmente sarà di certo efficace. Perdoni infatti le mie parole se in qualche modo suonano per lei sgradite ma ho molta più fiducia in lei e nei Cavalieri di quanta ne avessi nei Men in Black e i fatti lo hanno dimostrato. Sapevo che non avrebbero avuto alcuno scrupolo nel decretare la morte di tutti coloro che non appartenevano alla loro stessa fazione per quanto innocenti fossero stati e non parlo né di me né di lei né dei miei compagni e neppure dei Cavalieri perché tutti noi abbiamo fatto una scelta consapevole in passato... ma mi riferisco a questi tecnici totalmente inconsapevoli di cosa sia in gioco.-
- È vero…- disse Tabardi scuotendo la testa - e purtroppo è stata tutta colpa mia. Male ho scelto i miei alleati e me ne sono accorto troppo tardi, quando l’errore rischiava di vanificare totalmente la mia missione. Se non sono stato soppresso subito, assieme al professor Steinkhule e a Herr Johannes, è stato perché li ho convinti che eravamo necessari a farli uscire da qui con la Pietra.-
- Vogliamo allora deciderci a mettere in comune tutte le nostre conoscenze e ad uscire da qui?- chiese Andromaca.
- Non ho alcuna difficoltà a farlo…- Monsignor Tabardi la guardò dritta negli occhi - …Né avrei difficoltà ad aiutarvi con loro…- indicò i Cavalieri - a non ostacolarvi nella vostra, di missione. Conosco la necessità che avete, e il fatto che abbiate avuto contatti con Padre Navarra, e vedo che non mentite, mi assicura che non fate parte di quel gruppo di voi dal quale il Toro Alato mi consiglia di guardarmi. Dikayosine è la mia guida e le mie azioni sono lo specchio dei suoi insegnamenti. Altro non dirò su questo argomento. Tanto vi basti…- Prese un sospiro. - Ho tre condizioni da porre, però: in primo luogo l’assicurazione che farete di tutto perché tutti noi usciamo vivi da questa faccenda, compresi gli innocenti che ci accompagnano. La seconda è che vi guardiate bene dal permettere che i Servi del Male mettano le mani sulla Pietra e che non mi teniate nascosto il luogo dove la custodirete. La terza è un’alleanza a lungo termine. Un evento di portata cosmica si avvicina e il suo nome è Armageddon. È scritto che i Portatori della Pietra avranno un ruolo cruciale in esso. Io credo di riconoscere in voi quel gruppo e se è così potremmo trovarci presto fianco a fianco nel confronto col Nemico e alcune conoscenze in mio possesso dovranno, quando saremo usciti da qui, essere passate a voi, quando i segni dell’Armageddon appariranno. Non posso al momento essere più chiaro di così, ma vi chiedo di credere nella mia volontà di collaborazione, che è pari a quella che ebbe Padre Navarra, sebbene personalmente non abbia sempre approvato i suoi metodi focalizzati sullo scopo e un po’ meno sui mezzi per raggiungerlo...-
- Conti su di me, padre, cercherò di fare in modo che tutti possiamo uscire vivi da qui... ovunque questo "qui" sia... - affermò Palmyra.
- Non credo di avere alcuna difficoltà ad impegnarmi in tal senso, Monsignore.- lo rassicurò Andromaca e corse a riunire tutti i superstiti.
- Bene… ora dobbiamo mettere insieme quello che sappiamo. Una domanda, prima…- guardò significativamente Von Klagenfert - Cosa è successo? Dove ci troviamo?-
Il vecchio scienziato si tirò su gli occhiali con un gesto automatico. - La Pietra Filosofale è un concetto astratto. Rappresenta il culmine della Grande Opera, ovvero la conoscenza della trasmutazione dello Spirito nell’Oro Spirituale, un superiore stato di coscienza. Ermete Trismegisto il tre volte grande teorizzò per primo questo processo, che focalizzando lo spirito dapprima su esercizi di trasmutazione manuale di materia inerte, lo preparava a una trasformazione meditativa del soggetto, mutandolo radicalmente.- L’Alchimista fece un sorriso stanco - Quello che solo pochi iniziati sanno è che la tradizione alchemica denominò Pietra Filosofale tale processo ad emulazione di una mitica ma tangibile Pietra, più volte apparsa nella storia dell’Uomo sotto varie forme, che sotto certe stimolazioni era in grado di effettuare in maniera meccanica il processo, anche senza che il soggetto raggiungesse l’illuminazione meditativa necessaria.-
- Quando acquisii la Pietra da un antiquario di Koenigsberg, che la chiamava Lapis Antiqua,- intervenne Steinkhule - mi incuriosì talmente che la analizzai in maniera blanda. Quando scoprii che la base costitutiva delle molecole dell’oggetto era il Tecnezio, un elemento irreperibile in natura, capii di trovarmi di fronte a qualcosa di straordinario. Interessai l’Università e il Rettore, ottenni fondi di studio e l’uso del Laboratorio Gamma. Nel contempo tramite l’antiquario risalii alla storia dei precedenti proprietari della Lapis Antiqua. Purtroppo sono riuscito a risalire solo al XVIII secolo, quando la Pietra era custodita dall’ultimo rampollo di un’antica famiglia nobile Prussiana, il cui padre era stato uno degli ultimi Cavalieri Teutonici di rito antico. Cominciai perciò ad interessarmi all’affascinante storia dei Cavalieri e scoprii che pur esistendo ancora oggi, essi non seguono più la regola integrale che seguivano in passato, che presupponeva fra l’altro l’appartenenza a una nobilissima stirpe germanica e razzialmente pura, ma si dedicavano all’opera missionaria. Tuttavia, un gruppo… ehm… integralista… - disse tenendo d’occhio la reazione del Gran Maestro - si era staccato dall’Ordine e, in forma abbastanza segreta riportava alla luce l’antica regola. Fu così che cercai l’Arciduca Ludwig, in cerca d'informazioni, mentre chiamavo un mio amico personale, il Professor Von Klagenfert, ad aiutarmi nell’esporre il campione a delle pastiglie di Cesio per studiarne gli effetti.-
- Io preferirei che tali cose non venissero sviscerate ora e davanti a tutti- disse il Gran Maestro a Monsignor Tabardi.
- Scusateci…- disse il Monsignore e si appartò per pochi minuti con il Cavaliere. Quando tornarono, il Gran Maestro disse, con aria crucciata - Quando il Professore mi descrisse la Pietra ho capito subito che era la Lapis ex illis, il vero santo Graal che si diceva che un tempo alcuni nostri antenati custodissero. Nelle nostre tradizioni c’erano molte ipotesi già nell’epoca in cui fu pubblicato il poema Parzival di Wolfram. Può darsi che il Wolfram intendesse scrivere non "lapsit exillas" ma "lapis lapsus ex caelis", pietra caduta dal cielo, frase che naturalmente si accorda bene con l’affermazione che la Pietra fosse quella caduta dalla corona di Lucifero.-
- D’altra parte…- aggiunse Von Klagenfert - Alcuni studiosi hanno ritenuto invece di essere sulla buona strada identificando il gral-lapis di Wolfram con il lapis philosophorum, la Pietra dei Filosofi che, come si sa, è un’immagine centrale nella Grande Opera alchemica. Del resto Arnaldo da Villanova, nel suo libro sulla Pietra, redatto non molto più tardi del poema di Wolfram, scrive: - Hic lapis exilis extat precio quoque vilis Spernitur a stultis, amatur plus ab edoctis.-
- Il Gran Maestro informò me.- Disse Tabardi - Temendo l’intervento del Nemico chiesi l’aiuto di alcuni miei alleati. Purtroppo gli aiuti giunti avevano altri scopi loro propri, decisero di rapire il professore e convinsero l’Arciduca a sequestrare l’intero Laboratorio. Quando poi arrivai per spiegare ai Cavalieri l’errore commesso e a chiedere il loro aiuto, la situazione era già precipitata. Voi eravate sulle nostre tracce e questo fece infuriare Numero Uno che obbligò ad intensificare gli esperimenti.-
- Fu allora che la Pietra, in origine simile a un grosso ciottolo di fiume con delle incisioni, cambiò aspetto e consistenza, diventando una specie di incredibile smeraldo splendente.- Concluse Franz.
- Io poi,- disse Von Klagenfert - che per caso mi ero trovato di fronte al sogno di ognuno di noi Alchimisti, temevo di dire agli altri studiosi cosa credevo fosse, temendo di essere allontanato. D’altra parte la sicurezza matematica l’ho avuta solo quel giorno in cui la Pietra si trasformò, risucchiando le prime vittime in questo posto.-
- E cos’è questo posto, di preciso?- chiese Idolo.
- Secondo l’Ermetica, c’è uno stadio inferiore alla materia che noi conosciamo- disse Von Klagenfert. - E questo è la Putrescenza, l’opposto dell’Oro spirituale. Io credo che le creature che sono qui siano Spiriti precipitati nella Putrescenza, il cosiddetto Inframondo e alchemizzati Inferiormente. In pratica il processo della Grande Opera è di Alchimizzazione Superiore, che, come ho già detto, la Pietra potrebbe essere in grado di duplicare, ed è presumibile che possa accadere anche l’opposto...-
- E l’unica maniera di uscire da qui a breve termine - aggiunse Tabardi - è ritrovare la Pietra, di cui sento la Presenza da qualche parte, anche se non so ancora dove, e sottoporci al suo forzoso processo di alchemizzazione, impiegando ogni nostra risorsa per attivarlo.-
Michaela si avvicinò al Monsignore e lo prese da parte. - Monsignore, le posso assicurare che terremo fede alle nostre promesse. Le do la parola di uno dei figli spirituali di Padre Navarra e di uno dei baluardi contro i Servi del Male. Sono sicura che lei riesce a leggere nel mio cuore e vedere il marchio che ho in me. Le do la mia parola di Sentinella che mi impegnerò affinché la Pietra sia utilizzata contro i seguaci del Maligno. Per quanto riguarda la collaborazione a lungo termine, ne riparleremo quando tutto sarà finito.- Michaela sorrise dolcemente cercando di essere il più convincente possibile forte della propria sincerità.
- Tutto sarà finito prima di quanto pensi, figlia mia- disse Tabardi con uno stanco sorriso. - Ma se sei davvero una Sentinella ci sarà speranza. Il mio estremista fratello, Padre Navarra ci parlò di voi…- Poi lanciò lo sguardo sul resto degli Empathici - Solo quando vedrò la Pietra al sicuro nelle vostre mani vi rivelerò il segreto che custodisco ormai da troppo tempo…-Mentre gli altri parlavano, Andromaca continuava a cercare un modo, una soluzione che le permettesse di portare a casa vivi e liberi i suoi Fratelli... solo quello contava per lei: una volta aveva mancato al compito causando la morte del proprio compagno e del loro figlio mai nato e ora la sua stessa esistenza era consacrata nel salvare i propri familiari, non avrebbe permesso a niente e a nessuno di sconfiggerla senza restare prima senza alcun soffio di vita...
La sua mente si dibatteva fra mille informazioni, esperienze e conoscenze finché, all'improvviso, grazie anche alle parole di Tabardi, una possibile soluzione le si affacciò semplice, chiara e luminosa: lei aveva avuto contatto con la Lancia, sapeva che essa era senziente, lo stesso sapeva della Coppa, e conosceva le parole di entrambe ma soprattutto quelle della Lancia erano scolpite a fuoco nella propria mente poiché ne era stata a lungo una delle Custodi, qualche traccia percepibile alla Pietra doveva esistere ancora in lei di quel contatto metafisico... e la Pietra, per quanto fosse venuta in contatto solo con la sua immagine, aveva reagito alla sua presenza portandoli in quell'orrore e questo doveva significare che il contatto mentale era stato creato... E poiché sapeva che per le comunicazioni della Lancia una volta creato il contatto la distanza non esisteva più, era certa che lo stesso valesse per la Pietra. Solo lei, Monsignore ed Envir avevano avuto quel contatto ma lei sola fra loro aveva avuto esperienza con un'altra parte del Seme per poter arrivare a prospettare tale possibilità: la Pietra li avrebbe salvati perché lei le avrebbe fornito la ragione per farlo!
Raccolse la propria determinazione e le proprie speranze, scacciando la paura per quanto stava per fare pregando in silenzio, - Desiderio, Mia Signora, dammi la forza per portare a termine quanto mi propongo...- e, senza farne parola con nessuno, protese la mente tutt'intorno, inviando un pensiero alla Pietra, ovunque fosse, tentandola con il Desiderio più grande che sapeva esserle proprio:
- Io sono Andromaca, io sono Medea, in me è risvegliato lo spirito di Aracne, Figlia di Desiderio e di Discordia, anche se ora ella è lontana. Hai sentito la sua presenza in me, è stato il contatto con lei che ha portato qui l'ultimo gruppo. Io sono uno dei Guardiani della Lancia, io ho nella mente le sue parole, so che come lei vuoi riunirti agli altri pezzi del Seme perché completandovi possiate essere nuovamente fecondi. Io so dove si trova la Lancia. Tu hai il potere di riportarci nel nostro mondo sani e salvi e di proteggerci da chiunque volesse attentare alla nostra vita e libertà. Questo è lo scambio che ti propongo: torna con noi nella nostra realtà, proteggici, so che puoi farlo, perché alcuni tra noi potrebbero tentare di uccidere gli altri per conquistarsi il tuo possesso, portaci illesi indietro, tutti, nessuno escluso, fai in modo che ognuno torni alla propria casa liberamente e io ti porterò dove so essere custodita la Lancia. Guarda nella mia mente e troverai che le mie parole sono sincere, troverai traccia del passaggio dei pensieri della Lancia, della sua immagine nel luogo dove l'ho lasciata subito prima di venire a cercarti ed essere trasportata qui. Sarò strumento del tuo Desiderio affinché tu lo sia del mio: io porterò te dove ho lasciato la Lancia e tu salverai e libererai da qui coloro che sono giunti in questo luogo.-Fu solo un attimo, ma la mente di Andromaca venne sfiorata da un contatto leggero, strano, incomprensibile, come una somma di pensieri espressi troppo velocemente, - Sento… sento la Pietra…- disse Andromaca. Girò su se stessa e guardò le quattro vie. Si voltò verso la via da cui erano sfuggiti dal Verme, ma il contatto si affievolì. Si girò verso il cunicolo da cui era provenuto il primo mostro, niente… poi si voltò verso quello con le pareti coperte di muffa… niente… infine verso quello con l’acqua brulicante di insetti.
Il tocco mentale si intensificò. La Pietra la chiamava a lei.
- È là.- Disse con voce rotta dall’emozione.
- Ma è dove ci hanno ridotto così quei dannati insetti…- commentò Steinkhule. - Dopo un po’ diventa talmente insopportabile che siamo tornati indietro!-
- E là.- Ripeté Andromaca.
- Allora là andremo!- Ruggì il Gran Maestro, inoltrandosi nel cunicolo.
Il cunicolo procedeva quasi in piano, e aveva la caratteristica di essere privo di ossa. Le pareti erano più molli e fradice e completamente ricoperte di insetti. Il gruppo doveva camminare nell’acqua lurida. Maureleen ed Ingrid furono costrette a chiudere gli occhi, perché non riuscivano a proseguire guardando l’incredibile quantità di insetti presente nell’acqua e nell’aria attorno a loro. Vedendo la loro difficoltà Michaela si avvicinò alle due donne e le prese per mano cercando di mostrarsi serena.
Esseri simili a ragni oblunghi li mordevano in tutto il corpo correndo per la pelle. Tafani verdastri li tormentavano, vermi immondi laceravano i loro polpacci immersi nell’acqua con piccole ferite.Ma riuscirono ad avanzare, facendosi forza a vicenda. Sembrò loro di camminare per ore, finché l‘acqua sembrò scomparire, lasciando posto a una distesa di una ventina di metri di cunicolo coperto di sabbia verdastra che si stendeva davanti a loro. In fondo riuscivano a scorgere un ambiente più grande in cui sfociava il tunnel. Al centro di esso c’era una pila di ossa. Sopra di essa, come il culmine di una macabra piramide, c’era la Pietra.
Da lontano sembrava una comune pietra di fiume, di forma vagamente ovale, di circa una quarantina di centimetri di lunghezza.
Fra loro e lei una distesa di sabbia….
Palmyra si fermò proprio al limitare della sabbia, lo sguardo fisso sulla Pietra... chissà perché se l'era immaginata diversa... ma c'era qualcosa che la attirava profondamente in quel ciottolo apparentemente insignificante...
Chiese quindi ad Andromaca di avvicinarsi a lei, - Ed ora? Che si fa? Io cercherei qualcosa per sondare quella sabbia prima di avventurarmici sopra, ma sento proprio che debbo andare... Monsignore, Professore, avete qualche idea per raccoglierla senza pericolo?-- Non ne ho idea…- disse Von Klagenfert - Ma devo dire che quella sabbia non mi piace per niente… a guardarla ha la stessa tonalità di verde delle ossa, come se fosse fatta di ossa sminuzzate… il che, come ci insegna la logica aristotelica ci fa pensare all’esistenza di una causa, un agente che le sminuzzi, e gradirei evitare di incontrarlo…-
- Sono assolutamente d'accordo con voi... - disse Andromaca - Niente ossa sul pavimento del cunicolo... Sembrano tutte ammucchiate lì, sotto la Pietra... Direi che sia un problema nostro riuscire a raggiungerla ma come voi diffido di quella sabbia... e del fatto che sia posata sulla cima della pila... come se qualcosa attirasse sotto la sabbia le creature per poi sputarne le ossa sotto di lei quasi ad allontanarla da sé... -
Andromaca tentò di ricontattare la Pietra. Il familiare affollarsi incomprensibile di pensieri la sfiorò ancora una volta. Anche Envir avvertì il leggero tocco della Pietra sulla propria mente, e persino Monsignor Tabardi lo sentì…
- L’ho sentita anch’io- mormorò affascinato - Essa è la forza della Conoscenza…-
Flavia era indispettita, infastidita, stanca; quegli insetti avevano punto e morso e tagliato, il corpo dolente e pruriginoso, l'acqua limacciosa e sporca, la fame che ormai gli prendeva lo stomaco, con le mani fastidiosamente fangose e piene di crosticine che non erano ormai più piacevoli da tenere in bocca e quindi tutto questo aveva complottato per fargli perdere quella calma relativa che era riuscita a recuperare grazie al contatto delle mani amiche a cui si era stretta durante la fuga disperata. Ora però era sul punto di buttarsi a terra e mettersi a piangere di nuovo a dirotto, non ce la faceva veramente più. Poi vide la sabbia, verde, pulita da ossa e insetti e calda.
Ancora attaccata alla mano del Monsignore, Flavia si chinò e immerse la mano nella sabbia. Quando se ne accorse, Monsignor Tabardi la tirò rapidamente indietro.
Apparentemente non era accaduto nulla…
Envìr si fece vicino alla sabbia verdastra e ne saggiò la profondità con la spada sguainata, facendo attenzione a ogni movimento sospetto.
Ancora una volta non accadde nulla e la spada affondò nella sabbia per un paio di decine di centimetri, dopo di che incontrò la resistenza che il suolo offriva.
IdoLo si avvicinò a Palmyra protendendo lo scudo d'osso, - Forse questo potrebbe servirci come appoggio, ha una superficie abbastanza ampia da poter essere usato a mo' di piattaforma. Dovremmo provare a buttare sulla sabbia qualcosa di peso per capire come essa si comporta.-
Poteva quella sabbia essere solo decorativa, una specie di altare votivo? O piuttosto era una specie di "antifurto" pronto ad inghiottire chiunque provasse a camminarci sopra? Bisognava capire cosa si nascondesse nella sabbia o quale funzione essa avesse. IdoLo, forte della sua esperienza, poteva capirlo.
- Andromaca, lascia che esamini questa sabbia prima di toccarla o di camminarci sopra.-
Con un gesto deciso IdoLo fece cenno a chiunque di non avvicinarsi ulteriormente alla sabbia, si chinò sul limitare di essa ed iniziò a scrutarla attentamente pronto a scattare all'indietro al minimo segno di pericolo.Si era appena chinato quando un agghiacciante suono simile a una tromba echeggiò nel cunicolo. Proveniva dalle loro spalle.
- O Mio Dio!- urlò Ingrid - È già qui!-
- Il Verme!- disse Steinkhule impallidendo.
Andromaca si guardò attorno, disperata. L'ambiente della Pietra era più grande del cunicolo e posto al centro c'era il cumulo d'ossa con la pietra sopra... Si rivolse rapidamente a Steinkhule- Se la sabbia lungo le pareti presumibilmente continua ad avere una profondità di soli 20 cm circa, non sapendo che aspetto abbia questo Verme, pensa che ci si possa nascondere da lui spostandosi dietro la pila d'ossa rasentando le pareti in modo che per prima cosa quella bestia, se avanza in linea retta come una locomotiva, debba affrontare il pericolo che pensiamo sia tra le ossa o nella sabbia... o, al limite, incontri prima la Pietra, visto che non penso si lascerà toccare senza effetto alcuno.-
- Sì è possibile…- disse Steinkhule - ma… la sabbia?-
- Sappiamo che la prima fase è la putrefazione,- continuò Andromaca, imperterrita - dando per scontato che tutto ciò che è in questo mondo sia già abbondantemente putrefatto, la seconda fase per passare al secondo livello di alchemizzazione sarebbe la prima morte... se la pietra può forzare il passaggio direi che quelle ossa potrebbero essere i resti del corpo mortale degli esseri venuti in contatto con la pietra... in tal caso dovremmo solo avvicinarci e toccarla... Se il tutto fosse verde perché è sotto l'influenza del potere della Pietra? Flavia ha immerso la mano nella sabbia e l'ha solo trovata pulita e calda... le ossa intere sotto la pietra potrebbero essere state "riformate", "guarite" dal contatto diretto col suo potere che come abbiamo visto ha un attimino risistemato una Palmyra segata a metà da una mitragliata... In tal caso non avremmo nulla da temere avvicinandoci... Se invece questa fosse la tana del Verme, e non posso saperlo visto che non ho informazioni su di lui tranne che vi ha terrorizzato e che strombazza quando si avvicina, non è che il frantumatore d'ossa sia proprio lui? In tal caso basterebbe avvicinarsi e toccare la Pietra perché le ossa non nasconderebbero pericolo alcuno neanche in questo caso... Quarta ipotesi... c'è un mostro in agguato nella sabbia o fra le ossa davanti a noi e uno che strombazza e arriva alla carica dietro di noi... basta scegliere a quale preferiamo andare in pasto visto che la portata principale siamo noi... A questo punto, dato che non ho trovato altre idee, penso che sceglierei il pericolo di cui non sono certa sperando che, nel caso in cui esista, sia più lento della Pietra... sempre che riusciamo a toccarla prima di essere attaccati... quindi, Veloci! Alla Pietra!- scattò di corsa in avanti, inviando un pensiero di puro terrore e richiesta di aiuto alla Pietra stessa pregando i Sette...Ma Luca le si parò davanti... - Andromaca... non voglio che sia tu a rischiare. Tu sei sicuramente più ancorata alla vita rispetto a me... non obbiettare, sai anche tu che è vero. Sarò io a saltare alla Pietra... non tu.- E tentò di correre davanti a lei.
Alex li seguì procedendo più lentamente. E tentò di contattare la Pietra chiedendo aiuto. Poi, veloce, quasi che stesse facendo uno sforzo per piegarsi alla lentezza di chi lo ascoltava, un pensiero li raggiunse:
Unità… Sintonia… Conoscenza… Unità… Sintonia… Conoscenza… I Lati sono più densi del centro… sui lati… sui lati… Unità …. Sintonia… Conoscenza…
Tutti gli Empathici e il Monsignore avvertirono chiaramente il pensiero e si spostarono istintivamente verso le pareti. Non così fecero alcuni degli ignari. Maureleen fu la prima.
Qualcosa la afferrò da sotto. Si sentì uno schiocco, poi lei urlò terrorizzata e scomparve risucchiata sotto la sabbia che si tinse istantaneamente di rosso pochi istanti dopo.
- Sui lati! Camminate tutti sui lati!- urlò Monsignor Tabardi, mentre anche Johannes veniva risucchiato dalla sabbia. Ingrid si ritrasse terrorizzata e corse indietro nel cunicolo, scappando all’impazzata. Tutti gli altri si appiattirono disperati contro le pareti. Passò qualche istante, poi si sentì l’urlo di morte di Ingrid provenire dal fondo del cunicolo, seguito da un forte suono di tromba.
Michaela si concentrò cercando di superare la paura. Pregò Pan intensamente e poi pregò la Pietra dicendole che non era giusto che degli innocenti morissero senza aver fatto nulla per meritarselo. Se proprio la sabbia nascondeva qualcosa lei avrebbe dovuto essere più veloce di quella cosa, prima che sbucasse per afferrarla. Michaela scattò, corse per slanciarsi di petto contro la Pietra.
Palmyra era girata verso l'entrata del cunicolo da cui era provenuto l'urlo della bestia... poi con la coda dell'occhio si accorse dello scatto di Michaela verso la Pietra... - No! Non lo fare!- gridò slanciandosi dietro di lei...
Ma già Luca correva per sopravanzarla. Dietro di lei Andromaca e Palmyra correvano per raggiungerli, come in una folle gara.
Palmyra sopravanzò Andromaca con facilità e poi anche Luca . Quando Michaela e Palmyra furono davanti alla Pietra fu quest’ultima la più rapida. Allungò la mano e l’afferrò.
Poi qualcosa accadde.
Il pensiero nelle loro menti si fece ossessionante… quasi doloroso…
Unità… Sintonia… Conoscenza…. Sintonia..... Unità... All'unità l'apertura all'apertura l'unità.... La Verità si mostra.
La Conoscenza si rivela.
Armageddon.
Tutti si portarono le mani al capo e caddero a terra. Scivolando nel buio dell’incoscienza…
EPILOGO
Germania, 14 Settembre 2000
Andromaca si svegliò con un gran mal di testa. Si alzò faticosamente e si accorse di essere su una specie di lettino. La stanza la conosceva. Era una delle stanze superiori del Laboratorio Gamma. Accanto a lei, su un analogo lettino, anche Michaela stava riavendosi. Su un terzo lettino si destava Palmyra.
Nessuna traccia degli altri.
- Ben svegliate- disse una voce. La porta della stanza si era aperta ed era entrato Monsignor Tabardi. - Come state?-
- Dove sono gli altri?- chiese Palmyra prima di rispondere.
- Al sicuro, li vedrete presto... Quando lei ha toccato la Pietra siamo riapparsi, privi di sensi, nel laboratorio. C'erano quattro Cavalieri alla nostra apparizione, i due demandati a sorvegliarvi e i due che avevate legato. Ovviamente, pensandovi nemici, vi hanno storditi e legati, somministrandovi anche dei sedativi. Quanto agli altri, vi ho separate da loro perché vi devo dire alcune cose.- Monsignor Tabardi sorrise - Voi tre siete coloro che mi hanno trattato più amichevolmente e che hanno cercato la mia alleanza. Io non dimentico e avrete il mio supporto. Ecco perché a voi tre darò la Pietra e vi lascerò andare, affinché assolviate al vostro compito. Ai vostri sfortunati compagni scienziati ci penserò io, abbiamo già raggiunto degli accordi, e così pure con i Cavalieri, non è un caso se faccio parte del corpo diplomatico della Santa Sede... -
Sorrise enigmaticamente. - Venite con me.- disse.
Uscirono dalla stanza e videro che il Laboratorio era stato già quasi totalmente smantellato. Salite le scale, raggiunsero il capannone, che aveva le porte aperte. All'esterno c'era un furgone, con le ante aperte. Adagiati sul fondo, i loro sei compagni, perfettamente sani.
Da dietro il furgone, apparve il Gran Maestro e i suoi cinque Cavalieri superstiti. Nelle sue mani, un cofanetto che non poteva che contenere la Pietra. - Anche il Gran Maestro ha un compito da svolgere... - annunciò Monsignor Tabardi - In cambio del quale io agirò presso Sua Santità. Egli, sulla cui fronte ho tracciato il segno di Dikayosine, ha il compito di proteggere voi tre e la Pietra almeno per una settimana, quando, dopo avere verificato alcune cose, tornerò da voi e vi rivelerò quello che so sul vostro futuro, sempre che fino ad allora non avrete tentato di ingannarmi e non mi teniate nascosta la Pietra. Il mio è un atto di fiducia senza precedenti rispetto ai miei predecessori. Altri vi avrebbero portato via la Pietra. Il fatto che io ve la riconsegni vi rende l'entità della fiducia che mi avete ispirato. Quanto ai vostri compagni... - fece una pausa. - Sono lì. Potete andarvene e lasciarli qui, oppure attendere il loro risveglio e andarvene insieme. A voi la scelta.- Fece un cenno al Gran Maestro che gli porse il cofano. Lui lo prese con devozione e lo affidò nelle mani di Palmyra.
- È giusto che, in nome di tutte e tre, la tenga tu. È dalle tue mani inerti che i Cavalieri l'hanno strappata mentre dormivi, ed è giusto che nelle tue mani ritorni.-
Detto questo Monsignor Tabardi salì sull'auto nera e salutò: - Salve, atque Vale... -Mise in moto e sparì nella notte.
Sergio, Alex, Nemus, Luca, Flavia, IdoLo si svegliarono... erano soli.
Sdraiati sul pavimento di un furgone aperto. Fuori, la campagna di Heidelberg.
Nove persone erano fuori dal furgone, di fronte a loro: le tre davanti erano Andromaca Gualtieri, Michaela Pellegrini e Palmyra De Pyris. Quest'ultima teneva in mano un cofanetto, pressappoco delle stesse dimensioni della Pietra.
A fianco a loro Cinque Cavalieri Teutonici e il Gran Maestro Ludwig che apparivano in evidente atteggiamento protettivo nei confronti delle tre donne.
Alex si scosse dal torpore che ancora gli attanagliava gli arti, controllò che Flavia fosse sveglia e poi si recò all'esterno raggiungendo le altre donne. Controllò di possedere ancora il proprio equipaggiamento. Fece una rapida stima dell'orario e poi si decise a rivolgersi a quanti si trovavano fuori.
- Confido che il Prelato sia tornato alle proprie funzioni. Meglio così. Abbiamo parecchio da fare e il discutere di ehm teologia con lui mi avrebbe sì procurato parecchie ore liete ma, non è né il momento né il luogo. Confido in altre occasioni. Posso sapere dove sono finiti gli altri ignari che erano con noi?-
Poi si rivolse senza attendere risposta al Gran Maestro dei Cavalieri: - Sono grato a lei e ai suoi uomini, è raro incontrare persone che coltivino ancora valori quali il coraggio e l'onore cavalleresco. Ciò che abbiamo affrontato insieme va al di là della comprensione umana. Il Nemico era direttamente all'opera e quegli uomini in nero pare che non facessero che servirne gli scopi. Abbiamo vinto. Spero vi siate ricreduti sulla nostra natura. Vi assicuro che riporremo al sicuro la Pietra affinché non possa più nuocere all'umanità. È tempo di salutarci ora.- Alex gli porse la mano in segno di saluto.Andromaca dopo aver guardato le altre due iniziò a parlare: - Fratelli, l'umanità intera sta per affrontare un enorme pericolo, qualcuno forse ricorda la mail di Marzia... Anche la Pietra, l'abbiamo sentita tutti... Ricordate quando disse: Sintonia..... Unità... All'unità l'apertura all'apertura l'unità.... La Verità si mostra. La Conoscenza si rivela. Armageddon. Ha nominato l'Armageddon. Ora vi chiedo di pensare attentamente al fatto che tutti noi siamo rimasti nelle mani di Monsignore e dei Cavalieri, inermi e incoscienti. Eppure siamo liberi e non solo: Monsignore ha affidato la Pietra a noi tre e i Cavalieri hanno il compito di proteggerci tutte e quattro. Ci ha anche offerto la possibilità di andarcene prima che voi vi riprendeste. Non l'abbiamo accettata non solo perché insieme abbiamo affrontato i pericoli dell'inframondo e riteniamo giusto che insieme ci si prenda cura di lei, ma anche perché siamo convinte che contro il pericolo che minaccia tutti gli uomini possiamo lottare uniti. La nostra vita e la Pietra sono state la loro prova affinché noi potessimo prendere in considerazione l'idea di una collaborazione a riguardo, ora tocca a noi fornire la nostra dimostrandogli fiducia tenendolo a conoscenza della
locazione del luogo in cui la custodiremo. Speriamo che anche voi la pensiate come noi.-
Envìr rispose ad Andromaca, parlando anche a Palmyra e Michaela: - Sono d'accordo, e vi ringrazio per la correttezza che avete dimostrato. Vi aiuterò, per quanto posso, a custodire la Pietra.- Si avvicinò al Gran Maestro. Gli porse l'elsa della spada con un sorriso amichevole: - Grazie per aver riposto in me la vostra fiducia, affidandomi quest'arma. Ammiro sinceramente voi e i vostri Cavalieri. Mi considero in debito nei vostri confronti...-
- Sono sicura che la nostra fiducia è ben riposta anche perché questa avventura ha creato un legame speciale fra di noi. Adesso dobbiamo decidere dove portare la Pietra. Io,- disse Michaela, - vorrei tornare a Roma dai miei fratelli e avere loro notizie al più presto. Ma la Pietra ci spinge a riunificare il Seme. Quindi credo che per prima cosa dovremmo portarla dalla Lancia.-
- Dopo tante traversie eravamo giunti ad una pallida idea di "unità". Ora non è più così... era inevitabile, giusto? In fondo è meglio... l'armonia nel tempo nausea.- cominciò Luca ma fu subito interrotto da Alex - Anche poche parole dette nel momento sbagliato nauseano. No, non rispondermi ripeteresti lo sbaglio.-
Guardandolo semplicemente Luca continuò: - Noi tutti abbiamo personali obbiettivi, Desideri profondi verso ciò che rappresenta la Pietra... non negatelo. Le trame politiche di Pathos si scagliano nuovamente su di noi... Non nego di esserne contento, il volto di ognuno di noi non era forse falsato fino a poche ore fa? L'inviato di Discordia non vuole assolutamente che questo potere finisca nelle mani di P2000... Alex Gloom... hai forse paura di non poter influenzare gli eventi futuri? La posizione di Destino tramite Envìr non è ancora chiara... ma posso usare il tuo vero nome ora? O pensi ancora di poterti spacciare per un semplice detective? Sono davvero curioso della posizione che prenderai... Araldo di Demetra... anche tu proponi di portare il talismano nel grembo di P2000? Che nascondi mia signora? Quando Deifobe portò la Lancia fra le mani di quella melodia... il tuo movimento urlò scandalizzato, si parlò addirittura di tradimento, di minacce velate e furono molte... Che tela stai tessendo? Palmyra de Pyris, Araldo del Signore degli Inganni... la tua voce non ha ancora danzato nell'aria... che aspetti? Mostraci il tuo enigma! La tua posizione IdoLo... penso sia sulla via di tua sorella... o sbaglio?-
- La traversia del fuoco amalgama il carbonio con il ferro e da esso nasce l'acciaio. Metallo e non metallo si legano indissolubilmente ed è possibile forgiare un'arma di qualità superiore. Provaci se vuoi ma difficilmente riuscirai a dividerli. Non nego che esistano anche gli scarti di lavorazione... gente che non riesce a essere temprata. Mi vuoi far credere che non ti senti più parte del gruppo? Che secondo te ognuno dovrebbe andarsene per la sua strada?! Accomodati se vuoi, ma il mio destino rimane legato alla Pietra e a quanti decideranno di vegliare su di lei.- gli rispose Alex, - Tu non sai nulla degli eventi di cui parli, il mio destino invece è indissolubilmente legato ad essi. Discordia, e lo dichiaro qui ufficialmente, non è allineata in merito alla Partenza. Come tale mi riservo il diritto di ipotecarmi la facoltà di scelta. Qui non si parla di Movimenti ma di persone che hanno tutte diritto a ciò che si sono conquistate. Credo che Aracne, Palmyra e Michaela riescano a capire cosa intendo quando dico che siamo un gruppo e abbiano agito di conseguenza. Saggiamente aggiungerei... ma non aggiungo altro per evitare che il mio tono rassomigli ad una minaccia. Quanto alla tua opinione qual è? Esplicitala... o taci.-
Poi, rivolgendosi direttamente alle tre donne: - La riconoscenza è un viticcio che nei cuori giusti può germogliare e mettere radici. Da come la vedo io se crescesse in me verrebbe potata all'istante perché è una pianta infestante e ostacola la libertà personale. Non ho chiesto nulla a questi uomini e non mi sento legato a essi. Il loro seme è stato gettato su un suolo arido. Peggio per loro. Quando all'Armageddon mi trovo d'accordo... La verità è che la scelta è vicina e non possiamo sfuggirla. Io non collaborerò mai con la Sette volte dannata Presenza. Potete scordarvelo. Se il Monsignore ha scelto di davi fiducia è affare vostro. Se volete giocare a quelle che se lo tengono buono credendo di potervi fidare affare vostro. Se avete creduto di potervi fidare di me allora forse siete solo delle ingenue. Non mi piegherò ad un accordo che non ho personalmente sottoscritto. Non avrò rapporti con la Presenza. Io sono disposto a offrire a voi tutto il mio sostegno in quanto compagni ma nulla più. Vi seguirò e vi aiuterò a nasconderla ove decideremo. Se crederete di rivelare la posizione della Pietra al Monsignore è affare vostro e ne subirete le conseguenze... e la mia non è una minaccia. Io mi presterò come osservatore.
Aborro che la mia parte mortale sia venuta a patti con il servo dei Messaggeri ma proprio in virtù di questi patti stabilirò una tregua di non belligeranza. Vi dò Sette giorni perché sette è il numero consacrato a chi riverisco. Scaduti tali giorni spero che siano terminati anche i vostri rapporti con il nemico oppure scatenerò la mia ira affinché i miei figli vengano vendicati. Avete sette giorni. Sfruttate bene questo tempo, non ci saranno proroghe. Le conseguenze delle azioni compiute durante questo periodo ricadranno sulle vostre spalle, io declino ogni responsabilità e non vi perseguirò per esse neanche in futuro ma solo perché voglio dimostrarvi fiducia. Non deludetemi.-
- Non ci penso nemmeno a portarla da P2000. La Pietra è stata affidata a noi e non a loro! Non posso nemmeno immaginare quello che mi farebbe...- Michaela pensava alla reazione di Demetra se avesse osato farlo... - Penso soltanto che la Pietra si senta sola e agogni alla riunificazione. Voglio soltanto farla entrare in contatto con la Lancia. Comunque è una decisione grave che dobbiamo prendere insieme... Posso solo dire che l'unità del nostro gruppo non è "un'illusione" e credo ve l'abbiamo dimostrato rimanendo con voi. I portatori della Pietra avranno un ruolo determinante è stato detto... forse perché il nostro gruppo, nel caso facessimo il giuramento che vi abbiamo proposto, rappresenterebbe il Pathos vincitore, unito per il bene
dell'umanità e non gruppetti dissennati che lottano gli uni contro gli altri.-
- Sottoscrivo completamente le parole dell'Araldo ma il mio giuramento di fedeltà va al nostro Gruppo non alla Presenza. È tempo che decidiamo un luogo... Ci sono proposte?- chiede Alex.
Nel frattempo anche Flavia si svegliò ed aprì gli occhi, dall'espressione presente si capì che era tornata in lei Pandora. Guardò la scena delle tre donne e dei loro protettori, ascoltò ogni parola, poi si alzò stancamente e scese dal furgone avvicinandosi lentamente ad Aracne: - Sorella, ti ringrazio per la protezione che hai accordato alla mia ospite bambina.- e la baciò sulla guancia.
Si volse a Palmyra e la guardò come a dire qualcosa anche a lei, poi ripensandoci si voltò verso Nimrod: - Mi hai chiamato per aiutare, ma hai messo in pericolo mortale l'essenza bambina che proteggo, hai fatto passare la sua innocenza attraverso la corruzione e la paura e questo non te lo perdonerò facilmente.-A queste parole, davanti a tutti, gli diede uno schiaffo sul viso... Ma come reazione ottenne solo un sorrisetto quasi... compiaciuto...
Tornò a voltarsi verso le tre: - Bene, sorelle, ho visto che avete la Pietra. È giusto così, avete lottato tutte e tre per averla ed ora la custodirete. Fate che non vi venga sottratta, non per Pathos, non per la Partenza, ma per voi; vi dico che la perdita, per mia esperienza personale, sarebbe troppo dolorosa da sopportare.- E guardando verso Arianna questa volta. - In quanto a me, non ho più Padre, ché il ritorno di lei me lo ha tolto, non ho più Madre, che la morte di Abel me l'ha tolta. Non sento più l'obbligo a lottare, il legame è stato infine reciso.-
Andromaca la guardò amareggiata: - Mi spiace sentirti dire queste cose Sorella, spero ci ripenserai: la Pietra ha bisogno della protezione di noi tutti, per questo Arianna è tornata fra noi e se ci rifletterai capirai che è giusto visto il periodo che ci aspetta, gli Eterni lo sanno di certo e chissà quale compito le è stato affidato da Destino... Inoltre impoveriresti le forze del nostro gruppo lasciandoci, resta con noi a proteggere la Pietra Sorella. Spero che vorrai cambiare idea e restare, davvero...-
Flavia si avvicinò di nuovo al furgone, si appoggiò al cassero tirando fuori il cellulare, una prima telefonata per un taxi, poi un'altra, certo più intima perché sorrise e chiocciò alla cornetta per tutta la durata della telefonata.
- Il mio impegno è per la Pietra, la mia parola è per il Gruppo. Tutti noi abbiamo rischiato la vita per fare in modo di averla nelle nostre mani, nelle mani del Pathos intero.- disse Palmyra, - Questa avventura mi ha cambiata... sono cresciuta, si potrebbe dire; ma i miei scopi rimangono gli stessi: proteggere la Pietra e tutti voi. Ora dobbiamo decidere dove porre la Pietra. Tutti noi la proteggeremo da chiunque voglia appropriarsene per scopi che non siano del Pathos tutto e dell'umanità. Ma soprattutto non credo sia questo il momento di permettere il ricongiungimento con la Lancia. Notizie terribili sono giunte- disse Palmyra riponendo in tasca con stizza il cellulare che aveva osservato silenziosamente e con disappunto da un po', - durante il periodo della nostra "scomparsa" la Lancia è stata trafugata dal luogo in cui P2000 la conservava ed ora non è rintracciabile, anche se credo che qualcuno sia partito per investigare sulle poche tracce rimaste. Sono certa comunque che riusciremo a trovare un luogo adeguato, che tutti contribuiranno a proteggere al meglio, in cui conservare la Pietra in attesa del momento in cui ne avremo veramente bisogno.-
Al risveglio IdoLo era rimasto frastornato, lo scudo d'osso ancora stretto fra le mani, un gran cerchio alla testa. Si alzò ed uscì dal furgone sul quale era rimasto fino ad allora e barcollando si avvicinò a Palmyra.
- Penso che dovremmo rimanere uniti e nascondere la Pietra da qualche parte attendendo di capire cosa sia meglio fare, per noi stessi e per la Pietra. Oramai siamo legati fra noi per mezzo della Pietra. La stessa Pietra che ci ha portati nell'orrore e che ha permesso che "Resuscitassimo" a qualcosa di nuovo: un gruppo unito di membri diversi del Pathos. È questo soprattutto che dobbiamo fare, rimanere uniti per poter proteggere noi stessi e la Pietra. Pam, se pensi ci sia bisogno del mio aiuto fammelo sapere, sarò felice di mettere i miei servigi e le mie esperienze al sevizio di noi tutti.- Una pausa lunga... - Qualcuno ha un'aspirina?-
Envìr aveva aspettato prima di rispondere a Luca - Mi ero presentato come detective in presenza di Marianne. Ovviamente non potevo annunciarmi come un Risvegliato di fronte ad un'ignara...
La posizione di Destino è chiara da sempre: lavoriamo per la Partenza. Ho pensato a un luogo dove custodire la Pietra. Immagino che pensiamo tutti all'Italia. Credo possa andare bene un luogo appartato, uno di quegli sfigatissimi paesi della provincia denuclearizzata che ho girato a piedi, da vero appassionato di trekking. Uno di quei posti che non sono riportati neppure sulle cartine 1:50000, difficilmente raggiungibili, di cui i turisti ignorano l'esistenza anche se sono a pochi chilometri di distanza da una località nota. Scegliete dove preferite: mare, montagna, campagna... una qualsiasi regione italiana. Personalmente conosco meglio Piemonte e Liguria. Se Monsignor Tabardi preferisce avere un monastero, una chiesa, un edificio religioso nelle vicinanze, non c'è che l'imbarazzo della scelta...-
Andromaca ascoltava ma era perplessa : - No, nessun monastero o altro. Monsignore non ha chiesto nulla di tutto questo. Quello che penso sia giusto è che il luogo scelto sia neutrale: nessun Movimento dovrà avere preminenza sugli altri e di posti così non ce ne sono molti... Per questo propongo la clinica appena costruita con i fondi di tutti i Movimenti che si trova in Firenze. È vero c'è un Movimento che non ha partecipato ma c'è una persona fra loro cui ho lasciato il compito di essere il rappresentate nella Clinica e quindi rappresentante nel Consiglio nel caso vogliano ripensarci. Comunque anche ora tutti gli empathici, di tutti e sette i Movimenti sono i benvenuti e ricevono le cure di cui abbisognano poiché la clinica è sacra a tutti gli Eterni, nessuno escluso. Propongo inoltre la creazione di un gruppo interforze dei Movimenti cui noi apparteniamo e quindi Discordia, Distruzione, Enigma, Destino e Desiderio per rinforzare la sicurezza della Clinica. Ma ne discuteremo la formazione e le modalità con calma appena al sicuro. Direi quindi, se siete d'accordo, di prendere tutta la nostra attrezzatura... Non so voi ma io il mio zainetto e gli attrezzi non voglio perderli, diciamo che ci sono affezionata... e ce ne andiamo di qui al volo se nessuno ha nulla da obiettare perché non vorrei arrivasse qualche altro problema... Ora abbiamo una priorità: dobbiamo mettere la Pietra al sicuro...-
In fretta ma con ordine levarono le tende e dopo essersi ripuliti appena possibile si diressero con i Cavalieri alla clinica a Firenze, Flavia compresa...
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