BELJI
ANDJEO
(Angelo Bianco)
di Fabio di Callisto, Lazar Jacovic, Nella Portieri e Misha Valois
Hanno collaborato:
Contessa Serena Orlandi Posti, Davide Rossi, Gloria Sadun e Junio
Simpson
Primo narratore: Nella Picco
Corrdinamento generale e arbitraggio narrativo: Luca Giuliano
... E quando ti scorgo,
un attimo, la mia lingua tace,
deserta di parole,
un brivido di fuoco è nelle mie carni, sottile...
SaffoAlle 19 e 30 Fabio e Nella arrivano al molo dell'Adriatica di Navigazione di Ancona e parcheggiano l'auto in fila.
La motonave Sansovino è attraccata alla banchina con la grossa pancia aperta, in attesa dell'imbarco che incomincerà fra poco, meno di un'ora.
Ci sono alcuni TIR, qualche camion e poche auto in attesa.
La traversata non sarà molto affollata: siamo fuori stagione per le spiagge della Dalmazia e i trasporti commerciali per la Croazia sono rari.
C'è un vento freddo e umido che spira dal mare e fa svolazzare le falde del cappotto di Fabio. Nella esce dall'auto, si appoggia alla portiera e accende l'ennesima sigaretta con la mano nervosa.
La conversazione tra i due langue, come se ambedue fossero immersi nei propri pensieri. C'è uno strano imbarazzo a parlare: manca la complicità che di solito si percepiva fra loro.
"Tra poco dovrebbe arrivare anche Misha - È Fabio a rompere il silenzio, guardando l'orologio - Spero che i suoi "armamenti" non siano troppo vistosi, potremmo passare dei guai..."
"Sta tranquillo - Nella parla a voce bassa, con tono monocorde - lo sai che i nascondigli che abbiamo ricavato nell'imbottitura dei sedili posteriori sono sicuri. Non si vedrebbe nulla neanche smontandoli. E poi non credo che i problemi, se ci saranno, saranno allo sbarco. La frontiera con la Croazia non dovrebbe essere difficile da passare. Mi preoccupa quella della Serbia, invece..."
"È che ci tengo alla mia Luger " - conclude lui con un mezzo ghigno.
Sono le 19 e 45, ormai tutte le auto che devono imbarcarsi sono ordinatamente in fila davanti al molo.
Gli uomini della compagnia di navigazione stanno incominciando le operazioni di imbarco. Nella guarda con apprensione l'orologio...
"Sono quasi le otto... Speriamo che arrivi... Non mi sentirò tranquilla fino a che non sarà qui".Alle otto precise Misha arriva a piedi: è completamente vestito di bianco, con un impermeabile blu notte aperto e svolazzante. Tutti, uomini e donne si voltano a guardarlo, è imponente e non sta facendo nulla per nasconderlo, anzi sembra che voglia far risaltare il suo fisico, e ci riesce benissimo.
Accanto a lui ben poche persone degnerebbero di uno sguardo gli altri, se non come seconda scelta.
Ha due borse fra le mani.
Si avvicina, "Nella, Fabio, eccomi qui - sorride, poi a voce molto più bassa - questa deve sparire" e sposta leggermente in avanti la borsa di destra.
"Se volete ho anche vestiti più normali".
Nella guarda Misha ricambiando il sorriso, vede Fabio abbracciarlo e poi prendere la sua borsa per metterla in macchina.
Solo quando Fabio si allontana si butta nelle sue braccia con affetto.
L'uomo la sente tremare leggermente: ricambia l'abbraccio, sollevandola, avvolgendola, come per fermare quel tremito.
Poi lei lo allontana da sé, tenendolo per le spalle - "Hai intenzione di essere un bersaglio mobile? Non si può dire che passi inosservato... Però sei bellissimo, figlio mio" - conclude sorridendo.
"Grazie Madre, l'ho fatto apposta, perchè così chi ci controllerà sarà distratto da me. Questo può essere un notevole vantaggio, e poi in questa missione il sacrificabile sono io, voi siete la punta di diamante dell'operazione, senza di te non è possibile raggiungere l'obbiettivo, quindi è giusto che attiri su di me più attenzioni possibili, e poi - strizza un occhio - so difendermi benino".
"Tu sacrificabile? Ma non dire sciocchezze, Misha... "Quando Fabio ha finito di trafficare in auto per nascondere le armi, la borsa appoggiata sul sedile è floscia.
Scende dall'auto, appena in tempo per sentire le parole di Misha, pronunciate a bassa voce - "Ce la faremo, questa volta lo portiamo via".
Fabio annuisce e, a voce bassissima, aggiunge "Vivo o morto..."
Nella gira di scatto la testa verso di lui, come punta sul vivo. Lo fissa con rabbia per un istante poi scrolla le spalle. Inutile discutere."Saliamo in auto, è quasi il nostro turno".
Le procedure di imbarco non portano via molto tempo. Dopo un'ora tutti i veicoli sono a bordo.
Più tardi sono nella sala ristoro di prua, davanti ad una cena per nulla invitante. I cibi sembrano di plastica e perfino il vino sa di cloro.
La sala è semivuota, non ci sono tavoli occupati nelle vicinanze e quindi si può parlare tranquillamente.
"Da quel che ho saputo - incomincia Nella - a Belgrado ci sono almeno tre dei nostri nemici: domenica sono riusciti ad entrare nella caserma di Lazar e lo hanno torturato, ma lui non ha detto nulla - mentre riferisce queste ultime cose ha un tremito nella voce, un'eco di apprensione, subito dissimulata con un colpo di tosse, poi prosegue con più calma - Lo accusavano di far parte di una setta di adoratori di dei pagani e volevano sapere da lui il nome dell'agente che scorrazza per i Balcani e chi erano i distruttori della Alive.
Ho già avvertito Marco Migliorini ( è lui l'agente che cercano) ma dovremo stare ben attenti anche noi.
Oltre a questo, Marco ha trovato una pista su un gruppo di nazi, forse seguaci di Von Sebottendorf. Hanno un circolo culturale a Belgrado, "Serbia pura e una". Sembrano uno dei tanti gruppetti nazionalisti, ma in realtà pendono molto per il razzismo ariano e il fascismo slavo. Si sono già scontrati con punk e radicali locali, ma il clima politico li favorisce e la polizia non se ne cura.
"Bene - dice Fabio - Se questo è vero, forse io mi fermerò ancora un po' a Belgrado. Prima, comunque, ci dobbiamo preoccupare di Lazar, e sarebbe bene non farsi notare".
Nella prosegue: « Noi alloggeremo per un paio di notti all'Hotel Jugoslavjia, un posto di lusso, per turisti, uno dei pochi ancora praticamente integri. Lì dovremmo essere contattati da Marco. Poi ci sposteremo in un piccolo hotel nella zona della città vecchia, il Najbolje Svratiste. È un posto discreto e riservato, ci alloggiano spesso gli studenti universitari. E nel frattempo dovremo aspettare notizie da Lazar, è lui che ci deve dare le indicazioni per aiutarlo ad evadere dalla caserma» - tutte le volte che Nella parla di Jacovic la sua voce ha un impercettibile calo di tono, come se una sorta di pudore le impedisse di parlarne liberamente.
Fabio ascolta il resoconto, che già conosce, continuando a fissare la donna con aria impassibile.
Nella riprende: "Ora però dobbiamo decidere che strada seguire per arrivare a Belgrado» - srotola sul tavolo una cartina per indicare le due strade ed insieme incominciano a studiare il percorso che presenta meno difficoltà.Finita la discussione, la sala è completamente vuota.
Si avviano alla cabina. Davanti alla porta Fabio chiede con aria vagamente ironica a Nella: " Come mai una sola cabina per tutti e tre? Non credo ci fossero problemi di affollamento... volevi risparmiare?"
Lei lo guarda con freddezza. La tensione sembra tangibile.
"Pensavo che saremmo stati più sicuri tutti e tre assieme".
Poi entra nella cabina, si butta sulla prima cuccetta senza neanche tentare di spogliarsi e si volta verso la paratia. "Ho sonno" - sono le ultime due parole che pronuncia.
"Merda - pensa Misha - non stiamo partendo sotto i migliori auspici, se non siamo uniti».La mattina all'alba i tre vengono svegliati da una sonora bussata alla porta - Mezz'ora all'arrivo in porto a Spalato - dice una voce dall'esterno.
"Avanti... siamo arrivati..."
Nella si alza velocemente, fin troppo, come se fosse stata già sveglia e non aspettasse altro.
In tre minuti scarsi è pronta, zainetto in spalla.
"Vado a fare colazione, ci vediamo al bar" - ed esce senza aspettare nessuno.Fabio allarga le braccia e guarda Misha: "Non ci far caso... fa sempre così quando si innamora di uno di voi..."
L’uomo si volta di scatto e fissa Fabio, stupito.
Poco dopo, prima di uscire dalla cabina, Fabio gli si avvicina e gli sussurra all'orecchio, anche se in giro non c'è nessuno: "Poi le passa..." - e sorride."Uno di noi ..." - ripete Misha come uno stupido.
Si alza, non si dirige al bar, ma verso la prua della nave.
Il vento gli sferza la faccia, la sua voce tra i capelli sussurra parole suadenti di gelo imminente e di notti d'amore davanti ad un camino.
Qualcuno si volta a guardarlo, ma lui non vede nessuno, le mani nelle tasche dell'impermeabile svolazzante sono strette a pugno, lo sguardo fisso verso la terra.
«Uno di noi... Demetra o Nella? Lo spirito immortale o la stupida scimmietta che lo ospita? Quale delle due ? So cosa sono per Demetra, sono l'inverno che tra poco la ricoprirà per proteggerla, perchè possa, al disgelo, essere ancora la madre per i suoi figli.
Ma so davvero cosa sono per lei? Sarà ancora mia Madre la prossima estate?
E cosa è Misha per Nella? Monica si è innamorata, ora anche Nella o Demetra... o entrambe. Ed io? Inizio ad essere circondato dall'amore eppure a me sembra negato, io che null'altro anelo per poter nuovamente essere completo. E cosa sto provando davvero, invidia, gelosia... ahh, non importa, almeno per ora".
Scuote la testa, guarda ancora verso terra - "Cerca di essere davvero importante, carino, o te ne pentirai".
Sente finalmente il gelo del vento, un sorriso appare sul suo volto "Tra poco sarà inverno, MADRE".
Poi si volta e raggiunge gli altri.Al tavolo della sala di prua, Nella ha il naso immerso in una grande tazza di caffè
Fabio è seduto dall'altra parte del tavolo e sta bevendo del vino.
Quando Misha arriva, la donna alza gli occhi "Buongiorno, Misha. Ieri sera mi sono dimenticata di darti i tuoi nuovi documenti. Tieni "
Fruga nello zainetto e gli porge un passaporto italiano perfetto.
Non troppo nuovo né troppo vecchio. "Da ora sei Stefano Valente, commercialista, celibe. Spero tu non abbia altri documenti con te. Nel caso devi farli sparire... e già che ci sono ti presento la dottoressa Isabela Fuentes Carabella, psichiatra - e si indica - ed il dottor Giuliano La Spada - ed indica Fabio. Sarà meglio che ci abituiamo ad usare questi nomi..."Le operazioni di sbarco sono veloci, ma sulla banchina si forma ugualmente una lunga coda. Tutti gli automezzi sono allineati per il controllo di frontiera. Un unico sportello aperto. Poche guardie di frontiera ma diversi militari in giro per la zona. E l'attesa diventa lunghissima.
Finalmente viene il turno della loro auto.
La guardia guarda con occhio distratto i documenti che gli vengono consegnati, dà un'occhiata alla targa ed al libretto, poi annuisce e fa segno di andare.
E una.La strada da Spalato a Livno è abbastanza buona, ed il traffico è molto ridotto. In poco più di un'ora sono alla frontiera con la Bosnia. Anche stavolta le cose vanno piuttosto lisce.
I controlli ci sono, ma sono superficiali.
E due.Da Livno a Sarajevo ci sono meno di 300 Km.
Ma ci vogliono più di sei ore per percorrerli.
Non ci sono molte auto in giro, ma parecchi camion ed i metodi di guida dei camionisti di queste parti sono molto sportivi. All'imbocco di un tunnel, posto dietro ad una curva a zig - zag, rischiano un frontale con un camion in sorpasso.
Solo la velocità di riflessi di Fabio evita lo scontro. Una sterzata e si trovano a due centimetri dalla parete rocciosa. Il camion passa indisturbato, inseguito da insulti urlati in italiano.Alle tre di pomeriggio superano Sarajevo.
Altre due ore e sono alla frontiera di Zvornik.
In territorio bosniaco c'è una dozzina di militari del corpo internazionale di pace. Dall'altra parte della sbarra un bel gruppo di militari serbi in mimetica. La guardia serba chiede i passaporti, li guarda a lungo.
Poi entra nella stazione. Passa un'eternità.
Esce.
Chiede ai tre di scendere e di aprire il bagagliaio.
Osserva attentamente il contenuto, scosta le borse. Ne apre una. Controlla.
Chiede lo scopo della visita in Serbia di tre italiani (c'è una specie di freddo disprezzo nel tono, quando pronuncia la parola).
Ascolta le argomentazioni. Sembra non aver nessuna fretta.
Poi finalmente annuisce e fa cenno agli altri di alzare la sbarra.
Riconsegna i passaporti e senza dire una parola indica di passare.
E tre.
«Ce l'abbiamo fatta».Ora è tutto più facile.
Da Zvornik a Belgrado ci sono ancora trecento km.
La strada è decente fino a Sabac, poi diventa un incubo.
Costeggia la Sava, a tratti la pavimentazione è completamente distrutta.
Man mano che ci si avvicina a Belgrado compaiono i segni dei bombardamenti. Fabbriche distrutte, case diroccate, macerie. È sera, ma non ci sono luci accese per le strade neanche nei villaggi che attraversano.
La cosa sembra rilassare Misha che si mette le mani dietro la testa e si allunga sul sedile: " Non so se vi è mai capitato di sentirvi a casa..."Obrenovac. 70 Km da Belgrado. E poi, finalmente sono in vista della città.
Belgrado.. Poche luci, poche auto giro.
Cantieri aperti un po' dovunque. Edifici pericolanti e ponti di emergenza.
Nella apre una cartina della città, guarda il nome della via in cui si trovano.
Sotto la scritta in cirillico si intravede quella in alfabeto occidentale.
"Il nostro albergo si trova in Bld Nikole Tesle 3, sul fiume, davanti al Veliko Ratno...
Ecco, devi andare in quella direzione".Dopo non pochi cambi di direzione, molte strade sono interrotte, finalmente arrivano all'hotel Jugoslavjia.
È chiaramente un albergo per turisti, dovrebbe essere di lusso, o almeno così era definito. In effetti doveva esserlo, fino a qualche mese fa.
Adesso, nonostante la sua imponenza, mostra qualche segno di degrado. Ciononostante la reception è accogliente e ben arredata.
Nella si avvicina al banco e chiede le stanze riservate per Mr. La Spada e Mrs. Carabella. Il concierge le porge i moduli da compilare e posa sul banco due chiavi. La 318 e la 328.
La donna prende la prima e porge l'altra a Misha " Questa è la vostra stanza... sono molto stanca, vorrei andare subito a letto, vi chiamo più tardi se ho notizie da Lazar. Buonanotte, ci vediamo domattina".
Prende la sua borsa e si avvia ad uno degli ascensori.Fabio rimane perplesso a guardarla. Questa proprio non se la aspettava.
Ma è solo un istante - "Lo fa per bisogno di essere al centro dell'attenzione" - un sospiro, mentre prende la chiave dalle mani di Misha, rimasto un po' imbambolato per l'imbarazzo, e poi un grande sorriso.
"Andiamo... ho sempre pensato che se non fosse stata una dea sarebbe stata una grande attrice... ma se non la smette presto, io me la inculo... Ah, dimenticavo... io russo e puzzo un po'..."Appena è in camera, Nella butta la borsa sul letto, estrae il portatile ed esegue il collegamento.
Scarica la posta. Scorre velocemente i nomi del mittente.
Cerca un nome... Eccolo... Legge febbrile il messaggio. Sorride.
Poi, più calma, scorre velocemente gli altri messaggi personali.
Uno in particolare, quello di Stefano, la fa sobbalzare. "Obrenovac" - mormora fra sé...Si attacca al telefono.
La stanza 328 ancora non risponde. Sbuffa. Rilegge il messaggio.
Poi esce dalla stanza e corre alla 328, bussa, finalmente Fabio apre la porta "Cosa c'è? sei già stanca di stare sola?" - il solito tono ironico.
"So dove si trova Lazar. La caserma è ad Obrenovac, ci siamo passati oggi. Il guaio è che a giorni lo spostano in un altra zona. Non so di preciso quando, ma so che l'azione sarà eseguita da un commando di Tigri. Lui mi scrive che fra tre giorni mi manderà a prendere da uno dei suoi compagni che avrà il compito di accompagnarmi da lui... Credo sia necessario che io non mi faccia vedere in giro con voi. Devo sembrare sola qui, se qualcuno mi sorveglia. Cazzo, se ci fosse Marco... dovevamo incontrarci stasera qui...
Domani cercherò un'auto a noleggio e andrò a Obrenovac. È una piccola città... non ci saranno mica 20 caserme con la sorveglianza dei corpi speciali di Milosevic, no? Dovrebbe essere la caserma del Capo distrettuale della Sicurezza... un certo Zlatko, amico di Lazar, l'unico che sa di me.
E comunque, se non trovo nulla, posso sempre aspettare che mi vengano a prendere e sperare che non sia una trappola. Voi cosa avete intenzione di fare?""Aspettare - dice Fabio - meno sono visto meglio sto, dato che credo che mi fermerò ancora a Belgrado. È meglio che per il momento vi muoviate voi due e facciate un giro per capire come è la situazione".
"L'ideale secondo me sarebbe intercettare Lazar mentre lo trasportano - dice Misha - se lui è armato può essere semplice liberarlo. Io ti farò da "seconda traccia" Isabela, posso seguirti da lontano, basta che tu tenga acceso il cellulare e distrattamente dica i vari riferimenti, anche se ti bendano, dai rumori posso seguirti ugualmente".
Nella annuisce " Si, può andare, ma dobbiamo sapere il giorno esatto in cui sarà trasferito e da dove. Per questo è necessario che domani andiamo a cercare il posto... E se non lo troviamo allora va bene... faremo come dici tu, terrò il cellulare acceso e tu mi seguirai..."
Fabio interrompe bruscamente i due " Io dormo...Anzi, vorrei dormire, ORA".
Si volta e si mette sotto le coperte. Un attimo.
Un forte russare esce dalle labbra semiaperte di Fabio.
Nella lo guarda senza dire una parola, schiocca un bacio sulla guancia a Misha, uno sguardo d'intesa e torna in camera sua.
Appena la porta si chiude, Misha si avvicina a Fabio.
Lui apre gli occhi.
Forse non era così addormentato come voleva far credere.
" Cosa succede Pan? Non riesco più a capirla, preferivo la Demetra che stavo imparando a conoscere»."A chi lo dici" risponde Fabio con un sorrisino ironico.
"Così come è ora rischia di fare qualche cazzata - riprende Misha - e di mettere tutto a repentaglio nella sua fretta ed impazienza. Cosa ci possiamo fare, consigliami, mi verrebbe voglia di prenderla per il collo e scuoterla un po’ per vedere se rinsavisce quanto basta, ma sarebbe un suicidio".
Il tono e le parole dell'uomo sono un po' slegate, come quelle di un bambino che vede litigare i genitori e cerca di mettere tra loro pace quasi pensando che sia colpa sua."Beh... puoi sempre provarci. - risponde Fabio - sono convinto che a lei farebbe bene, ma temo che non sarebbe lo stesso per te... Fregatene... è l'unica soluzione. E non ti preoccupare. Vedrai che prima o poi tornerà tutto a posto..."
La mattina di giovedì quando Nella, Misha e Fabio scendono per la colazione, trovano sul banco della hall un volantino con le date del ciclo di conferenze tenute dal prof. Migliorini.
Davanti all'albergo un capannello di zingari guarda chi entra e chi esce.
La conferenza del Prof. si tiene alla Galleria d'arte Korzika, alle ore 9 e 30.
Sono le otto e trenta. Bisogna fare in fretta.
"Credo sia meglio andarci, a quella conferenza, ho bisogno di parlare con MOMM. È meglio che non ci andiamo insieme. Meno ci collegano fra noi e meglio è. Io vado a chiedere alla reception se è possibile avere un'auto a noleggio... Dovreste venire anche voi..."Alle dieci ed un quarto Nella arriva alla Galleria.
C'è un gran trambusto. Poliziotti, un capannello di persone sulla via. Sta arrivando un'ambulanza.
Nella ascolta le parole delle gente: ha imparato un po' di serbo, grazie a Lazar, ma non così bene da poter comprendere tutto. Pare ci sia stato un attentato, ma non si riesce a capire chiaramente.
Cerca di avvicinarsi all'ingresso della galleria, di guardare almeno dalle vetrate. Riesce a fatica ad accostarsi al vetro. All'interno c'è un macello: una donna riversa, probabilmente morta, in un lago di sangue...
Oh, cazzo. Marco è ferito.
Ci sono alcune persone intorno a lui, steso a terra con un tampone di fortuna sulla spalla.
Nella è ancora pigiata sulla vetrata quando arriva Misha. Molti sguardi si voltano, è sempre vestito in modo da attirare l’attenzione. Proprio come vuole. La donna gli fa un cenno.
Anche lui si avvicina alla vetrata e guarda all'interno."Hanno ferito Marco... accidenti - devo assolutamente trovare il modo di parlargli - gli mormora Nella.
E tenta, inutilmente, di entrare nella galleria. Gli agenti della Milicija impediscono l'ingresso a chiunque.
Si piazza a fianco della porta.
L'ambulanza è arrivata. Scendono due infermieri con una barella, entrano nella galleria e poco dopo ne escono trasportando Marco, che, nonostante la ferita, chiede con una certa veemenza di poter comunicare con l'ambasciata italiana...
Mentre passa si accorge di Nella, le rivolge uno sguardo un po' stupito e dice in italiano: "Parla con Kreso, ti cercherà all'albergo" - poi la barella viene fatta salire nell'ambulanza che parte subito a sirene spiegate.
Nella chiede a tutti, frammezzando parole in serbo con parole in italiano, a che ospedale sarà portato.
Poi rivolta verso Misha " Sai se Fabio verrà qui? Perchè nel caso dovremo aspettarlo".
Misha annuisce. Si, bisognerà aspettare.Alle 11 e cinque vede arrivare una donna stretta in un cappotto di pelliccia. È vero, c'è anche lei a Belgrado...
La contessa Serena si guarda intorno... Sembra cercare qualche faccia conosciuta.
Nella le fa un cenno e le si avvicina, seguita da Misha.
"Che cazzo ci fa la contessa qui??? - pensa Misha - questa doveva essere roba nostra, se Mamma ogni tanto mi dicesse qualcosa, ultimamente è ancora più incomprensibile".
Serena cerca di controllare la paura. Parla con tono calmo, tanto da apparire freddo, ma gli occhi tradiscono i veri sentimenti; neanche saluta e chiede: "Dov'è il professore?"
"E' successo un casino, gli hanno sparato... ma non so altro, quando sono arrivata era già successo e non ho potuto vedere nulla. L'attentatore è scappato... o così mi è parso di capire. MOMM è stato ricoverato all'ospedale, la ferita era grave, ma non mortale... credo che lui sia ancora in pericolo, so che lo cercano".
Quelle parole sono solo un'inevitabile conferma dei timori di Serena - "Qual è l'ospedale? - e intanto - È colpa mia - pensa - avrei potuto evitarlo, se gli avessi parlato dei miei presentimenti, forse..."
Nella le risponde. Deve restare calma, la contessa, e ricordare, ricordare le parole di MOMM; le viene in mente quello che le aveva detto ieri - "domani passeremo la giornata insieme" e invece dice: "Si, sapeva di essere in pericolo. Mi ha detto che probabilmente avevano il suo nome. C'era sempre un uomo che gli copriva le spalle, un tizio alto, dal viso equino e i capelli lunghi. Il nome è Kresimir. Sa che alloggio allo Jugoslavija e credo che sappia anche molte delle cose che sa MOMM".Stanno ancora parlottando davanti alle vetrate della Galleria, mentre la folla pian piano si dirada, quando arriva Fabio. Indossa un pesante cappotto, che sembra appena acquistato in un negozio di serie b, e un cappello a tesa larga. Vede la situazione e, ad un cenno di Nella, si allontana senza parlare con nessuno.
Gli altri tre si spostano, seguendo con gli occhi la figura di Fabio.
Quando è abbastanza distante si incamminano dietro a lui."Contessa, cosa fai? Vieni con noi o vai a vedere come sta Marco in ospedale? Io voglio tornare in albergo, devo parlare con Fabio» - Nella si rivolge alla donna in tono piuttosto sbrigativo.
«Io credo sia meglio che mi metta in contatto con l'Ambasciata, chiamerò subito, e poi vado all'ospedale. Non voglio lasciarlo solo. È in grande pericolo» Serena butta là frasi brevi, spezzate, pronunciate con voce ferma, tagliente come il vento che le soffia in faccia.
"Cercherò di passare in ospedale anche la notte. Ho un amico dottore. Lui potrà consigliarmi circa gli ospedali locali. Ci serve un posto fidato e il più possibile sicuro. Potreste raggiungermi stasera in ospedale. Domani vedrò di farlo trasferire".Serena saluta e si allontana alla ricerca di un taxi.
Misha e Nella si avviano verso l’albergo. In camera c'è Fabio che li aspetta. Gli raccontano in poche parole ciò che è successo.
"Va bene... Vado in ospedale - dice, mentre si infila il cappotto - se chi ha tentato di ucciderlo ci vuole riprovare, è meglio che uno di noi stia lì. Teniamoci in contatto con i cellulari. Mi raccomando... aggiornatemi abbastanza spesso".Dopo un pranzo veloce Nella chiede a Misha di accompagnarla a Obrenovac.
" Non me la sento di andare da sola... "
"Anche all'inferno, madre, ti seguirei, lo sai"L'auto noleggiata la mattina è una DKW neanche troppo scassata.
Il problema è la benzina: ci sono pochissimi distributori aperti e anche quei pochi hanno la tendenza a dire che il carburante è finito.
Alla fine, dopo aver contrattato a lungo, riescono a far fare il pieno per una esorbitante quantità di marchi - il gestore ha specificato: solo valuta tedesca.Nella è alla guida.
C'è un silenzio imbarazzato in auto. Nessuno dei due apre bocca per un bel po'.
Poi finalmente è lei a rompere il silenzio.
" Misha, lo so che sei preoccupato... è inutile che cerchi di nasconderlo. Sono così strana? - si volta a guardarlo e gli sorride - Non so che commenti abbia fatto Fabio, ma, conoscendolo, sono certa che sono stati pesanti... Lui reagisce così a questa situazione... Perchè... beh, è successa una cosa che non era prevista... Oh, beh... è inutile girarci attorno... Lazar ed io ci siamo innamorati...
Questo non era nei miei piani. Evidentemente non sono così immune alle emozioni umane come pensavo - ridacchia, è la prima volta da quando sono partiti che Nella è rilassata, quasi serena - Ma non preoccuparti... almeno, non troppo, se puoi... Questo non cambia ciò che sono... Credo... "
Si volta ancora a guardare Misha... e l'auto sbanda vistosamente...
"Forse è meglio se guardo la strada..."Misha ha lo sguardo fisso sulla devastazione dei luoghi che stanno attraversando, è tutto come deve essere, ma la sua mente va per un attimo ad una capanna di legno da cui filtra della luce, ad un sogno fatto, sembra, un secolo fa. Poi pian piano incomincia a parlare.
" Non c'è nulla di male nell'amore, anzi, è qualcosa che ognuno di noi dovrebbe provare in ogni istante della sua vita, per una donna, un uomo, un cane, non importa... Mi preoccupa di chi ti sei innamorata, non mi preoccupa la Dea, mi preoccupa mia Madre, mi preoccupa il fatto che avevo di nuovo una famiglia, come quella che stupidamente abbandonai 16 anni fa ed ora questa famiglia sta vacillando, mi preoccupa il fatto che uno di voi riesca a provare ciò che a me è negato, quel qualcosa che potrebbe stemperare l'immenso desiderio di morte che ho, questa mia rabbia feroce, mi preoccupo perchè non so, quando sarà inverno, se sarò ciò che tu vuoi, se potrò darti quello che chiedi. Pensi davvero che non debba preoccuparmi? Che non ce ne sia motivo?"È strano, la voce di Misha ha un tono dolce, come se finalmente si sentisse davvero accanto ad una madre a cui raccontare ciò che ad altri non direbbe mai.
Nella lo ascolta, attenta.
"Misha... ma non sarà che sei solo geloso? - ride - Quello che io provo... Demetra o Nella... ormai non c’è molta differenza, non cambia nulla nei nostri rapporti.
La tua famiglia non sta vacillando. Guardami, sono sempre io - ora sorride - Lazar non ti toglie nulla... Non lo sai che l'amore è un’emozione così forte che ogni volta che la distribuisci ad altre persone diventa più grande? Ti amo, figlio... ne dubiti, forse? Tu sarai sempre la mia forza.
Amo Monica, con le sue debolezze umane. Amo Michaela, quella che pensavo debole e che invece è una piccola fortezza.
Amo Lazar. È anche lui mio figlio. Ti sconvolge? Eppure è così, lui è mio figlio ed il mio amante. Dopotutto il tabù dell'incesto lo avete inventato voi... mica io... - ora ride apertamente - Ed anche tu, prima o poi troverai quello che cerchi, forse proprio quando sarai sicuro che non succederà più. Dai, figlio geloso... smetti di fare il broncio... e smetti di preoccuparti... è un ordine!"
È Demetra che parla, non ci sono dubbi, ma con una dolcezza che lui non le aveva mai sentito finora.Misha si volta verso di lei e le fa una linguaccia ridendo "Non è quello, l'incesto non mi preoccupa nemmeno lontanamente, a proposito, dovremo parlarne prima o poi... E comunque come sempre obbedisco" - Ed esegue un perfetto saluto militare che, in quella situazione, risulta buffonesco e finisce in una risata a cui si unisce subito anche Nella.
"Parlando d'altro, che ci fa qui la Contessa, pensavo fosse roba nostra, questa.
Bene o male si tratta di un mio fratello o ... padre che sia" - Misha sorride e le strizza l'occhio.«Padre... ora non esageriamo - ride Nella - é più giovane di te...
Sapevo che Serena era a Belgrado, ma non ero certa di incontrarla. Stava aiutando MOMM, credo l'avesse chiamata lui prima che gli comunicassi che eravamo in arrivo anche noi... Che figlio malfidente...
Credi davvero che ti nasconda appositamente i miei terribili segreti?"Evidentemente Demetra è di buon umore.
"Nessun terribile segreto, solo che a volte ti scordi delle cose, diciamo così... E comunque sono riuscito a farti ridere, è così bello sentire la tua risata, era troppo che non succedeva".
Dopo un'oretta arrivano alla cittadina. A Obrenovac c'è un certo movimento di polizia militare.
Non è difficile venire a sapere dalle chiacchiere che si sentono in giro che nella notte tra il 10 e l'11 novembre, verso le 3, c'è stato un assalto alla caserma dei Servizi di Sicurezza dello Stato Serbo. Corrono voci che un commando sia penetrato nell'interno. Pare ci siano stati morti e feriti ma non si sa nulla di certo. I giornali non ne hanno parlato.
Qualcuno mormora che ci fossero di mezzo dei russi.
Trovare la caserma non è difficile, basta seguire il flusso di militari.
La caserma è un tetro edificio squadrato circondato da un alto muro, si trova nella periferia nord-est di Obrenovac ed è circondata da un cordone di militari del Servizio di Sicurezza.
Impossibile avvicinarsi all'isolato. I controlli sono strettissimi.
Le notizie ascoltate e raccolte mentre si avvicinavano sono un colpo per Nella, che è diventata di gelo.Parcheggiano l'auto in una via laterale.
Nelle scende dall'auto e chiama Fabio al cellulare. "C'è stato un assalto alla caserma, ieri notte. Credo abbiano preso Lazar. Ora vado a parlare con Zlatko, devo sapere..."
Dall'altra parte, Fabio le urla di non fare sciocchezze, di tornare subito a Belgrado...
" Non se ne parla neanche" - e chiude la comunicazione.
Accende una sigaretta. Le sta montando dentro una rabbia fredda, da folle, e lei lascia che questa emozione si ingigantisca e la renda succube.
Il cellulare di Misha squilla "Ciao Fabio, credo che abbiano preso Lazar, ecco perchè sapevano del professore, non so cosa altro abbiano potuto estorcegli, piazza la contessa dal prof. con la sua guardia del corpo e vedi di controllare quello che aveva detto Nella fosse il luogo di ritrovo dei nazi. Torniamo tra poco".
Dall'altra parte Fabio gli urla con voce concitata di fermare quella pazza, che si metterà nei guai, nello stato in cui è non si curerà certo del Velo... combinerà un casino... ci manca solo quello.
Misha chiude la telefonata cercando di rassicurare Fabio e scende dall'auto.
Si avvicina a Nella che fuma nervosamente.
"Madre, cerchiamo l'amico di Lazar, sentiamo cosa ci dice, poi penseremo a salvare MOMM dal prossimo attacco che ci sarà. Che tu ami quell'uomo o no, se lo hanno preso devi fare in modo che non parli più o per il Pathos è un casino. Chiamiamo rinforzi, uno per proteggere MOMM, l'altro per aiutarci... «.Nella lo guarda con freddezza e rabbia, quando gli parla la voce è metallica.
"Lazar non parlerà mai... stai attento a quel che dici »."Finché la sua volontà regge, e lo sai, non può essere per sempre" - mormora Misha
«I rinforzi... poi ci penseremo..." conclude Nella come se non lo avesse neanche sentito. Poi gli spiega cosa intende fare, anche se sa benissimo che potrebbe essere un suicidio.
"Ora tu rimani qui intorno. Io lascio il telefono acceso, collegato al tuo numero e vado alla caserma. Si, voglio entrare nella caserma. Voglio parlare con Zlatko, lui deve sapere qualcosa. Potrebbe essere il trasferimento di cui ha parlato Lazar, ma devo sapere cosa è successo».
Misha tenta di fermarla ma è umanamente impossibile.
Con un gesto secco, che non ammette repliche, lei si stacca dalla sua presa e si allontana. Supera l'isolato e si avvicina alla caserma.Passa tra i militari con una furia ed una autorità tale che pochi tentano di attraversarle la strada...
Due guardie si avvicinano con l'intenzione di bloccarla ed improvvisamente si portano le mani alla testa, colti da uno spasimo devastante che li spinge ad indietreggiare: dolore e paura si mischiano nelle loro menti rendendoli schiavi.
"Lontano da me" - sibila Demetra.
È come se fosse un segnale.
Intorno a lei c'è un'aura di potenza che trascende la sua piccola figura, nessuno osa più avvicinarsi e lei supera i cordoni di sicurezza sotto gli sguardi attoniti delle guardie.Misha vede la scena, le braccia abbandonate lungo il corpo, "Madre - la voce è un sussurro, nessuno può sentirlo - c'era un altro modo, più semplice, se solo a volte mi dessi retta, se solo le tue emozioni si trasformassero in forza e non in follia, se solo a volte tu fossi un po’ meno maledettamente dea..."
Si lascia cadere seduto sul cofano della macchina, la mano vicino la pistola, aspetta, nonostante tutto sa benissimo che sarà sempre accanto a lei, che la seguirà sempre.All'ingresso della caserma, in pessimo serbo, Nella chiede di parlare con Zlatko.
Lo chiede, ma in realtà è un ordine cui non si può disubbidire.Le indicano un ufficio.
Entra senza bussare.
C'è un uomo in divisa seduto alla scrivania, col telefono in mano.
Quando la sente entrare alza lo sguardo, posa il telefono e la fissa con aria interrogativa.
"Quella notte passeggiavo nella piazza dell'anfiteatro" - mormora Nella, poi osserva le sue reazioni.
Zlatko Bulatovic la guarda ancora più stupito.
" Cosa ci fare tu qui, dottore? Come... come... ah... no importa... cosa vuole tu?"
" Dov'è Lazar? Devo sapere dov'è... "
Il tono è troppo minaccioso per essere quello di una semplice psichiatra...
Nella se ne accorge e cerca di modificarlo...
" Non ho più avuto notizie da lui... non lo sento da giorni... che cosa gli è successo... sei suo amico, tu, allora, ti prego... aiutami... ho bisogno di sapere che è vivo... ti prego, Zlatko... ti prego..."
E scoppia a piangere... ed ora che lo fa si accorge che non è per nulla una finta... tutta la tensione e la rabbia accumulata si sciolgono nelle lacrime che non sembrano voler finire più.
Zlatko si alza, gira intorno alla scrivania e le si avvicina con aria comprensiva.
"Lazar fuggito... io aiutato. C'era attacco qui, lui in pericolo, mio amico... io fatto per lui questo. Non voluto sapere dove va perchè io devo cercare lui ora... Questi ordini. Vai via dottore, torna in tua Italia, io non parlato mai con te. Scorda parole dette... "Di ciò che ha detto, Nella ha ascoltato e compreso solo una frase... Lazar fuggito... allora c'è ancora speranza.
Abbraccia Zlatko, che rimane immobile per un attimo, sorpreso, poi le sorride e le indica la porta.
Nella esce in fretta, attraversa di nuovo le file di militari che ancora circondano il palazzo e ritorna quasi di corsa da Misha."Hai sentito tutto, vero? Lazar è fuggito. Dai, torniamo a Belgrado. Voglio essere in albergo al più presto. Potrebbe cercarmi là. Guida tu per favore... io sono troppo stanca".
Entra in auto, si siede, tira giù il sedile e si addormenta di botto, come un giocattolo con le pile scariche.
Misha la guarda un istante, si sfila il giaccone e la copre, scuote la testa ed avvia il motore. Partono.
Quando arrivano in albergo, Nella si guarda intorno, cercando qualcuno che le faccia un cenno.
Di quel Kreso di cui le aveva parlato MOMM nessuna traccia.La mattina dopo, venerdì, controlla la posta.
Fra i tanti messaggi cerca il solito mittente.
Eccolo. Legge.Poi si precipita da Misha. Fabio non c'è. Ha passato la notte in ospedale da MOMM... Già, ora che ci pensa... Chissà come sta Marco.
" Ho ricevuto una lettera da Lazar. Dice che l'assalto alla caserma è stato eseguito da diversi gruppi, che si sparavano a vicenda. È scappato con l'aiuto di Zlatko attraverso una specie di uscita segreta. Dovrebbe essere a Novi Sad. È la sua città. Ha cercato la sua famiglia, ma ha scoperto che sono stati prelevati da casa alla fine di settembre e scomparsi. Si farà vivo lui... appena potrà... "Nel pomeriggio Nella paga la sua stanza, chiede alla reception di tenerle da parte eventuali lettere che dovessero arrivare, dice che passerà lei a controllare di tanto in tanto e poi si trasferisce in un piccolo hotel nella città vecchia, il Najbolje Svratiste.
Dopo circa un’ora e mezza arriva anche Misha.Nella sua stanza Nella controlla la cartina. Novi Sad.
Non è lontana. Perchè no? Domani. Domani andrà a Novi Sad.La mattina del sabato Nella alle sette e mezza piomba in camera di Misha.
Fabio ancora non si è ancora visto.
"Senti, io vado a Novi Sad, sarebbe meglio se ci andassi da sola, ma lascio decidere a te cosa vuoi fare. Se c'è una possibilità di trovare Lazar prima che lo trovi qualcun altro, non posso lasciarmela sfuggire. Ora chiamo Fabio al cellulare... non lo sento da ieri e glielo dico... Farà un sacco di storie come al solito, ma tanto ho già deciso. Penso anche che sarebbe opportuno che uno di noi rimanesse qui a Belgrado, ma... insomma fai come vuoi. Io parto tra poco...»"Come desideri, rimarrò qui con Pan, almeno cercheremo di scoprire qualcosa su questi altri due gruppi che sono qui per Lazar. Poi escogiteremo un piano."
Nella lo abbraccia e parte per Novi Sad. La sera stessa è di ritorno, piuttosto abbattuta.
Non solo non ha trovato molto, ma Lazar è stato a Belgrado, all’Hotel Jugoslavija, a cercarla, mentre lei era a Novi Sad. Ha ricevuto nel pomeriggio una sua lettera che lo diceva.In serata, sul tardi, Fabio torna all’albergo, si cambia velocemente e poi si reca da Nella e Misha.
Dopo aver chiesto alla portineria, sale direttamente nelle loro camere."Marco sta meglio. Incomincia di nuovo a ragionare, ma è ancora fuori gioco. Oggi è arrivato un tipo, si chiama Iunio. Non so chi lo abbia chiamato e non so chi sia, ma sembra che loro (MOMM e la contessa) si fidino di lui. Ha incontrato Kreso, ci ha detto che l’attentatore era uno dei nazistelli di "Serbia una e pura", mandato da Packard, un satanista che gira da queste parti.
MOMM mi proponeva di andare a cercare aiuto dagli zingari, credo siano suoi amici, per spazzare via questa specie di associazione. Ci farò un salto domani, ma francamente penso che sia meglio che io e te, Misha, andiamo a dare un'occhiata a quel posto, prima di fare altre mosse.
Poi vedremo, comunque MOMM mi ha detto che aspettano un pezzo grosso della destra italiana e che non sanno chi sia. Allora ...diciamo che lunedì riceveranno la sua visita - guarda Misha e ride - e tu sarai il mio braccio destro e guardia del corpo... cosa che ti permetterà di essere armato fino ai denti - poi si rivolge a Nella - e tu? Cosa hai intenzione di fare? Hai altre corse in giro per la Serbia da fare o rimani qui?""Penso che rimarrò qui in albergo ad aspettare, non voglio rischiare di perdere un altro appuntamento con Lazar... Stavo pensando ad una cosa che mi ha scritto. Dice che deve seguire l'Angelo Bianco, nel suo volo verso l'incrocio tra due fiumi e tra due Stati... ma che cazzo significa?"
" Se non lo sai tu... Sei tu l'esperta di enigmi e sciarade" le risponde Pan con la solita aria ironica.
" Allora d'accordo, domani faccio ‘sto giro dagli zingari e poi lunedì mattina facciamo la nostra sceneggiata... Sei d'accordo, Misha? Per quei teppistelli bastiamo noi..."
"Ummmhh? Sì, certo" - Misha ha ascoltato le parole di Fabio ma è evidente che la sua mente è assorta in tutt'altri pensieri.
***
Lunedì mattina Fabio si presenta prestissimo in albergo.
"Sei pronto, Misha? ""Eccomi - gli risponde l’uomo, mentre controlla la pistola - Fabio, ti devo parlare - ed incomincia a esporgli le sue idee...
Poco dopo i due sono davanti alla sede dell'associazione "Serbia una e pura"
I ragazzi presenti dimostrano abbastanza stupiti.
Prima di tutto sono molto diffidenti, perchè pensano che si tratti di giornalisti.
Sono gentili, ma fermi.
Poi si sciolgono un po', ma rimangono sul chi vive.
Il fatto che Fabio si presenti come uno di AN non li commuove affatto.
Fanno riferimento alle dichiarazioni di appoggio al Kosovo che i partiti di destra in Italia hanno fatto durante la guerra.
Dicono, con tutta franchezza, che preferiscono Bertinotti, se la destra italiana è quella! In ogni caso, non solo non rivendicano l'attentato a Migliorini, ma lo condannano. Si dichiarano nazionalisti e non neonazisti.
Si dichiarano i difensori della cristianità e dell'Occidente. Dei valori dell'Occidente. Dicono che gli italiani non hanno capito niente e che la vera minaccia è l'influenza crescente dell'Islam e che gli americani sfruttano le debolezze dell'Europa per fregarla su tutta la linea.
Di certo non si considerano anti-sionisti.
Quando i Fabio e Misha chiedono informazioni su Ken Zlika, detto Volks, del gruppo "Resistenza Bianca Ariana", questi si chiudono nel mutismo più assoluto. Dicono che non hanno nulla a che fare con quei pazzi, anche non possono impedire ad alcuni di loro di frequentare i loro locali.
Alcuni giovani oggi si fanno traviare da ideologie aberranti e loro stanno cercando un recupero istituzionale di tutto questo fermento.
Il fatto è che i paesi della Nato hanno creato un vuoto intorno alla Serbia e ora tutto appare in una luce diversa.La visita si conclude in un paio d'ore, tutto sommato molto meno preoccupanti di quanto pensavano. È evidente che questi non c’entrano con i guai di Marco. Sono di ritorno in albergo dopo meno di tre ore.
Fabio ritorna allo Jugoslavija. Nella e Misha rimangono nella stanza a chiacchierare.Nel pomeriggio, poco dopo le quindici, mentre Fabio sta riposando, squilla il telefono.
È il concierge, che con tono un po' tremante lo prega di scendere nella hall. Alle sue imprecazioni, risponde, piuttosto imbarazzato, che c'è una macchina della polizia che lo sta attendendo all'ingresso per "accompagnarlo" al palazzo della Milicija.
Fabio scende, con calma, e, ascoltate le spiegazioni del poliziotto, sale in auto.Quasi contemporaneamente...
Nella e Misha sono in camera. Stanno ancora valutando i fatti della mattinata.
Bussano alla porta. Misha apre. È la proprietaria, che, piuttosto spaventata, dice a Nella in un serbo velocissimo che la Milicija ha chiesto di lei ed un poliziotto l'aspetta giù da basso per accompagnarla al comando.
Parla in modo talmente veloce che occorrono ben tre ripetizioni e qualche esortazione a parlare lentamente prima che Nella riesca a capire cosa vuole.
La donna se ne va, pregandola di fare in fretta.
"Almeno a te non ti hanno cercato... - dice Nella rivolta a Misha - spero sia solo una formalità... telefona a Fabio in albergo ed avvertilo... E se non sono qui per stasera chiama rinforzi".
Poi prende la giacca a vento, ed esce.
Rientra dopo un secondo " E se qualcuno mi cerca, al telefono o di persona... beh, fai qualsiasi cosa, ma cerca di bloccarlo dove sta... Inventati qualcosa, ma trattienilo fin che torno..."Scende, ascolta le parole che le dice in un misto di italiano e serbo il poliziotto ed infine sale in auto, mentre gli occhi della proprietaria le si incollano sulla schiena con una certa apprensione...
La polizia jugoslava è composta interamente da serbi e sembra più un corpo paramilitare che una forza di pubblica sicurezza.
La divisa è una tuta mimetica a macchie sfrangiate orizzontali tra il viola scuro e il blu: sembrerebbe adattissima a confondersi tra i quadri di un museo di arte moderna.
All'esterno della caserma stazionano pattuglie con blindati e armi da guerra, la versione jugo del kalashnikov. In posizione dominante ci sono dei tiratori scelti con fucili di precisione.
La sezione a cui viene condotta Nella ha scritto sulla targhetta "Crimini internazionali".
All'interno fa un caldo bestiale, odore di sigarette, quelle puzzolenti.
Lo scrivano la fa accomodare borbottando in un pessimo inglese.
Nella sala d'aspetto ci sono poltrone con qualche strappo e vecchie riviste.
E su una poltrona c'è Fabio. Uno sguardo corre fra i due."Piacere, Giuliano La Spada... È italiana anche lei?"
Gli occhi di Fabio, nonostante la situazione non hanno perso il solito lampo d'ironia.
"Isabela Fuentes Carabella... sì, italiana... insomma, naturalizzata... Ma non capisco lo scopo di questa..."In quel momento la porta si apre e un signore in giacca e cravatta, sulla quarantina, longilineo, baffetti, invita Fabio a entrare, in un buon italiano.
Chiusa la porta, il funzionario si siede alla scrivania e scartabella un po' di carte.
Poi fissa Fabio e incomincia a parlare, con aria leggermente annoiata.
"Dunque, signor La Spada... lei è entrato pochi giorni fa... e già si trova coinvolto in un fatto piuttosto ambiguo, un attentato ad un suo compatriota...""Veda, io non sono coinvolto in nulla... semplicemente ho letto che c'era una conferenza interessante e volevo seguirla, ma quando sono arrivato alla Galleria ho saputo che c'era stato questo attentato... ne parlavano tutti... ho sentito che l'oratore... mi sembra si chiami Migliorini... era stato ferito ed ho reputato mio dovere, come italiano, di andare a chiedere informazioni sulla sua salute all'ospedale... tutto qui".
Il tono di Fabio è calmo ed ossequioso."Dunque lei non conosceva il prof. Migliorini?"
"No, l'ho conosciuto in ospedale, dopo l'attentato"
"Ma ci sono altri italiani al suo Hotel, lei li conosce? Qualcuno di loro... la signora che c'è di là, per esempio... era alla galleria al momento dello sparo?»
" Altri italiani? Mah, sì, credo che ci siano altri italiani, ma non ho avuto molto tempo per socializzare... Come le ho già detto, sono arrivato in ritardo alla conferenza e non ho assistito agli spari, non so chi ci fosse e chi no... e poi c'era una tale calca quando sono arrivato..."
Il funzionario sembra abbastanza soddisfatto, ma continua a rigirarsi in mano il passaporto di Fabio, controlla i timbri e le date su tutte le pagine...
"Vedo che lei gira parecchio in Europa... ahh... anche negli Stati Uniti... e come mai ora qui in Yugoslavia?"
Il tono è freddo.
"Io era fra i pochi italiani scesi nelle piazze per manifestare contro le bombe imperialiste. Sono venuto per vedere coi miei occhi, senza la mediazione delle televisioni e dei giornali, per rendermi conto di persona della situazione..."
Il funzionario lo guarda, si alza - Un momento prego - Esce dalla stanza.
Rientra dopo un tempo interminabile.
" Prego, signor La Spada, lei può andare. Ma la avverto, noi non amiamo chi va in giro a fare troppo domande. Vada pure, ora..."
Gli restituisce il passaporto e lo accompagna alla porta.
Fabio esce, fa un leggero cenno a Nella, che viene invitata a sua volta ad entrare.Con lei il funzionario ha un'aria un po' più amabile, le offre persino un pessimo caffè.
"Signora Carabella... come mai una donna in Yugoslavia da sola? Vedo che è medico... Anche lei in vacanza?" La guarda con un sorriso sornione che non promette nulla di buono..."Veramente sono psichiatra e psicoterapeuta. Sto facendo uno studio, per conto dell'Università di Roma, ma sono qui in via personale. Si tratta di studiare gli effetti dei traumi della guerra sulla popolazione civile. Bambini soprattutto... Pensavo di fermarmi qui, ma non solo a Belgrado, per incominciare a gettare le basi e raccogliere i primi dati che serviranno a presentare il progetto..."
"Ah... e come mai non ha chiesto un permesso ufficiale? Le sarebbe stato molto più facile svolgere il suo lavoro..."
"Beh, pensavo di raccogliere un po' di dati ufficiosi, prima...»Nella sembra voler far intendere, dal tono, che probabilmente i dati ufficiali sarebbero stati manovrati.
Il funzionario ha un moto di stizza, sbatte sul tavolo il passaporto e si lancia in una invettiva contro la distorta informazione occidentale che ha fatto della sua patria lo stato invasore e prevaricatore per antonomasia... Le urla che nella grande Serbia c’è libertà di parola e di stampa.
Poi si riprende, allenta la cravatta e ritorna all’interrogatorio.
Va avanti ancora un po', domande sugli italiani che conosce, su chi ha visto... Nella fornisce una versione credibile ed addolcita... Infine, dopo un paio d'ore anche lei viene rilasciata...Più tardi i tre sono riuniti in camera di Nella a discutere della situazione.
"Per ora - dice Fabio - sembra che non abbiamo altre piste da seguire.
Lazar deve farsi vivo, non sappiamo dove cercarlo. I nazionalisti di «Serbia Una e pura» non c'entrano un cazzo con l'attentato. Però Misha ha avuto una buona idea... me ne ha parlato stamattina... Avanti, diglielo..."Stavo pensando - incomincia Misha un po' reticente - qui ci sono tre gruppi che vogliono Lazar, uno è il nostro, uno è quello dei nazisti, l'altro credo i satanisti.
Potremmo sfruttare la situazione a nostro vantaggio, e per una volta far venire loro da noi e non il contrario. Se usassimo Lazar come esca i due gruppi arriverebbero dove e quando decideremmo noi, ovviamente lui sarebbe al sicuro e magari già lontano, i due gruppi si farebbero male tra loro come è già successo alla Caserma e noi potremmo prendere un prigioniero per organizzazione passando sopra i cocci di ciò che è rimasto»."Già, ma prima bisogna trovare Lazar"
" A quello ci pensa Mamma, noi dovremmo pensare a come far "filtrare" le informazioni e trovare un posto adatto alla trappola, e magari una o due persone in più per sicurezza".
" Sì, si potrebbe fare... - Nella annuisce - ma prima di vendere la pelle, sarà meglio trovare l'orso.
Lazar è ricercato per diserzione dalla Milicija, è ricercato dai satanisti e dai nazisti ed anche da noi. Noi forse abbiamo qualche vantaggio, ma solo se lui vuole farsi trovare. Gli ho dato il mio numero di telefono... ma non so se ha letto la lettera. A Novi Sad sono stata davanti a casa sua... oltre alle pattuglie di polizia c'erano anche due tizi coi capelli rasati che sorvegliavano la casa della sua famiglia.
Un suo conoscente, a cui ho chiesto informazioni, mi ha detto che sua madre e sua sorella sono state portate via a settembre e non hanno fatto ritorno, ma prima di andare la madre gli aveva lasciato un biglietto... Ora ce l'ho io, eccolo - mostra un biglietto scritto in serbo - c'è scritto: "Figlio mio, ricordati di fare gli auguri alla zio Rado" Chissà che significa... E poi c'è la storia del monastero.
Lui è andato a cercare un pope... Pope Pavle... ma non lo ha trovato, aveva dovuto fuggire perché non gradito al regime. Però ha avuto una indicazione di dove cercarlo: "Segui l'Angelo Bianco, nel suo volo verso l'incrocio tra due fiumi e tra due Stati" ma non capisco cosa voglia dire...»La giornata di martedì passa senza altre sorprese.
Nella, la mattina, è andata all'Hotel Jugoslavjia come tutte le mattine, a vedere se c'era posta.
Lì ha incrociato Serena, che si è offerta di aiutarli a cercare Lazar.
Serena le dice, tra le altre cose, che Marco è uscito dall’ospedale e che l’indomani partirà per la Romania.La mattina dopo, verso le otto e trenta, quando Misha e Nella scendono per colazione, la proprietaria la richiama e le consegna una lettera, dice che l'ha portata un giovane zingaro pochi minuti prima.
Nella prende la lettera, la apre, stracciando la busta. È di Lazar.
La legge avidamente." È fuggito da Belgrado, sta andando verso sud con una carovana di zingari. È con una famiglia Rom, si chiamano Vrag... non ci sono altre indicazioni, erano accampati fino a ieri o l'altro ieri alla periferia sud di Belgrado... Bisogna chiamare subito Fabio, poi gli altri... qualcuno di loro aveva contatti coi Rom... ci sono indispensabili per riuscire ad avere un'idea di dove possono essersi diretti questi Vragi... Non possono essersi allontanati tanto, con dei carri..."
Nella chiama prima Fabio, che le dice di non muoversi, fra pochi minuti passerà a prenderli.
Subito dopo chiama Serena e le spiega la situazione
"Ok, vado a chiamare Iunio e arrivo - le risponde la donna - ci vediamo tra un'ora (devo seminare chi ci sta controllando e lasciare lo Jugoslavjia) all'ospedale dove avevo portato Marco"
"Non c'è tempo. Stiamo uscendo con Fabio. Ti dirò più tardi dove ci troviamo. Aspetta a chiudere i conti in albergo, non so se potremo partire oggi, ti richiamo appena so qualcosa, ma per carità, cerca di non farti seguire..."
Dopo pochi minuti Fabio è sotto l'albergo.
I due scendono, e Fabio li fa entrare in auto: "Adesso proviamo a fare una cosa un po' difficile....vediamo che succede"
Guida fino alla periferia di Belgrado, dove il giorno prima ha avuto l'appuntamento con Kresimir. Poi prosegue per uno stradone enorme, costeggiato di palazzi moderni In corsia centrale c'è la linea del tram. Alla fine dello stradone c'è il capolinea e comincia la pianura.
Dietro l'ultimo palazzo il nulla, prati fangosi, campi e una strada sterrata, quasi più un sentiero che una strada. La sterrata gira tra macchie di fango, e spesso si divide.
Un paio di volte Fabio, che guida concentratissimo, sbaglia a prendere una delle stradine, e bestemmiando è costretto a tornare indietro in retromarcia.
Quando Nella e Misha stanno iniziando a perdere le speranze, all'orizzonte appare una specie di sobborgo agricolo. Carcasse di auto, un gran mucchio di spazzatura, poi delle case in mattoni non intonacati, accanto delle auto, roulotte.
C'è la linea elettrica e telefonica, un bufè, un trafika.
Ragazzi in jeans e giubbotto di pelle li guardano passare con la bottiglia in mano.
Uno spiazzo asfaltato, un gran carro coperto, con mattoni al posto delle ruote.
Fuori alcuni uomini con baffoni e cappelli a larghe tese.Fabio si ferma. Dice a Nella di restare in macchina, che i Rom non parlerebbero se una donna fosse presente e le chiede di dargli la lettera di Lazar.
Poi tira fuori da sotto il sedile una bottiglia di grappa e fa segno a Misha di accompagnarlo.Si avvicina agli uomini:
"Rom Baro! Io amico. Portato regalo! - mostra la grappa - Rom Baro! Io parlare con lui!"
Dopo una serie di gesti e molte discussioni in un linguaggio franco, un misto di francese, italiano e serbo, Fabio riesce a farsi capire.
E finalmente uno degli uomini fà cenno di seguirlo, lo accompagna dal Rom Baro.
Fabio, aiutato da Misha che cerca di tradurre in francese, ricomincia a gesticolare e a parlare.
Tira fuori la lettera, sottolinea con il dito la parola ciganka, poi quella ciganini, poi Vragi.
"Cerco una famiglia... Con loro c'è un caro amico di mia sorella... la vedete? quella in macchina. È in pericolo, ma lui non lo sa. Sta viaggiando con loro, e noi dobbiamo raggiungerlo, per dirgli che quelli di "Serbia Una e Pura" lo stanno cercando per ucciderlo.
Lui è amico dei Rom, amico di Karnjo e dei Vragi. Erano accampati da queste parti, fino all'altro ieri... Per favore, aiutateci. Nessuno saprà che ci avete aiutato, se non volete.
Per favore, o un amico dei Rom sarà ucciso, e forse anche i Vragi che sono con lui. Aiutateci a salvarli. Diteci le strade che fanno quando partono da Belgrado, dove possono essere adesso, dove si fermano normalmente...."
Il Rom annuisce ma sembra perplesso... un ganjio che chiede aiuto ai Rom non è cosa di tutti i giorni... Ricorda però di averlo incontrato, con Kresimir, il giorno prima e decide di fidarsi. Annuisce di nuovo.
" Tu passa domani. Oggi io faccio fare ricerche. Non è facile. Tu passa domani ed io ti dico. E porta un altro regalo..." - conclude indicando la bottiglia.Fabio e Misha tornano in auto.
"Credo che dovremo aspettare, ha detto che deve avere il tempo per fare le sue ricerche, passeremo domani... Mi sa che torniamo in albergo"
Nella sbuffa. Ma tanto non c'è altro da fare.
Richiama Serena e le racconta la cosa. Se si parte, si parte domattina, non certo oggi.
"Serena dice che è seguita... ma non sarebbe il caso di controllare? Magari anche noi abbiamo angeli custodi alle calcagna... manca solo che siamo proprio noi a portare la Milicija da Lazar..."
Fabio riparte, facendo più o meno lo stesso tragitto, ma stavolta facendo molta attenzione alle pochissime auto che si vedono in giro, per controllare se qualcuno lo segue.La mattina dopo sono di nuovo al campo Rom.
Stavolta, quando Fabio scende dall'auto gli si fa incontro quasi immediatamente un uomo che gli fa cenno di seguirlo.
Nella roulotte incontra Baro, che ghigna soddisfatto: "Sì, la tribù dei Vragi, era poco lontano da qui. Sono andati via domenica mattina. Sono andati. Loro vanno verso sud, a volte. Sicuramente in questa stagione sono andati verso sud. Loro avevano un uomo e stavano pensando cosa ci potevano fare. Se poteva esserci un guadagno per loro. Quando vanno a sud, fanno il campo nei pressi di Mionica.
Sì, proprio così. Hai portato regalo per il mio buon lavoro?""Bravo, buon lavoro. Ecco, questo te lo manda mia sorella, ha detto che ti porterà fortuna e ti ringrazia per l'aiuto che ci hai dato".
E tira fuori un piccolo involto di carta, da cui estrae una catenella d'oro con un ciondolo a forma di quadrifoglio con un piccolo brillante al centro.
Il Rom sorride soddisfatto: "Tu vai ora, presto, cerca amico di tua sorella, Karnjo molto avido di dinari... lui potrebbe vendere anche sua figlia per dinari..."Poco dopo, quando Fabio racconta ciò che ha saputo, Nella incomincia ad imprecare - "Ma porca puttana... e lui che pensa di essere al sicuro... hanno preso tutta la sua roba e quindi hanno il suo tesserino: se lo portano alla polizia... Presto, partiamo subito - apre la cartina - Mionica, eccola: non è distante, due, tre ore di auto al massimo, possiamo essere lì per ora di pranzo... e speriamo di arrivare in tempo"
Mentre Fabio guida sulla strade dissestate che portano fuori dalla città, Nella chiama ancora Serena al cellulare: "Serena, stiamo partendo. Abbiamo saputo che possiamo trovare tracce a Mionica, ci vediamo lì, se venite anche voi. Meglio non viaggiare insieme. Quando arrivate, chiamami al cellulare, ci daremo un appuntamento sul posto".
Il viaggio non è lungo ma lo stato delle strade è pessimo e c'è sempre il problema del carburante, razionato e difficile da trovare. Si perde parecchio tempo prima di riuscire a trovare un rifornimento di benzina e il prezzo è un vero latrocinio. Nel primo pomeriggio, comunque, sono a Mionica.
Prima di entrare nella cittadina fanno un giro in periferia, dove di solito si accampano gli zingari.
C'è molta polizia nei dintorni. Militari con la divisa del SSSS, in tenuta da combattimento, corpi speciali...
In paese si mormora che cercano un disertore che stava con la carovana degli zingari.
C'è in atto una vera e propria battuta.
L'unico campo Rom è circondato dai militari, che sullo spiazzo fra i carri stanno interrogando piuttosto duramente un uomo corpulento con barba e baffi. Alcune donne intorno, guardano la scena in silenzio, evidentemente intimorite.
Le due donne, una giovane, piuttosto graziosa ed una vecchia, l'uomo coi baffi: tutto corrisponde esattamente alla descrizione che Lazar ha fatto nella sua lettera.Nella ha guardato tutto il silenzio, paralizzata dall’ansia.
Ma il fatto che i militari siano ancora lì la calma un po'.
Forse non è ancora stato preso. Vorrebbe chiedere a qualcuno... e forse lo farebbe se Fabio non la fermasse trattenendola duramente per il polso.
"Fermati, di sciocchezze ne hai già fatte fin troppe. Ci fermiamo qui, cerchiamo un posto per dormire e vediamo di sapere qualcosa senza dare troppo nell'occhio... CHIARO?"
"Hai ragione, forse più tardi se ne andranno e potremo parlare con questi Vragi... ma se loro hanno venduto Lazar me la pagheranno, credimi".Entrano in paese.
Non si può certo dire che passino inosservati: tre stranieri, di questi tempi, in una piccola città della Serbia sono una rarità. Trovano una specie di albergo, l'unico del paese, il Dobar Leziste, e prendono una stanza.
"Dobar Leziste... spero sia di buon auspicio... " - mormora Nella entrando.
Fabio la guarda - "Perchè, che significa?"
" Buon riposo... e spero che non sia riposo eterno..." gli risponde lei in tono tetro.
Appena sono in camera chiama Serena, che risponde al primo squillo, come se fosse in attesa - " Era molto che aspettavo, è tutto quasi pronto per lasciare l'albergo; i conti sono già pagati. Iunio è con me. Partiamo subito, c'è anche Kreso".
La sera, dopo cena, Nella apre il portatile ed esegue il collegamento.
Dopo due o tre tentativi riesce a prendere una linea decente e scarica la posta.
"C'è una sua lettera" - È quasi un urlo.
Legge velocemente, mentre Fabio, dietro di lei scorre le linee scritte con un ghigno ironico stampato sulla faccia."Lo hanno venduto, il vecchio, Karnjo, è stato lui, ma Lazar è riuscito a scappare, ora è a Valjevo, ha dormito nella casa di un contadino, ma non rimarrà lì a lungo... e non mi dice dove sta andando, accidenti anche a lui! Bene, domani mattina si va a Valjevo, non è distante da qui; e lì vedremo dove andare, bisognerà trovare il contadino che l'ha ospitato... Ma prima ho un conto in sospeso con Vrag Karnjo..."
Nella ha detto le ultime parole sottovoce, ma sia Fabio che Misha hanno sentito benissimo."No!"
La voce di Fabio è fredda come l'acciaio.
"Tu, ora, hai un solo obbligo. Con Lazar.
L'obbligo di trovarlo, e di aiutarlo ad uscire da questa situazione del cazzo. E, anzi, hai un altro obbligo, verso Misha e me, che ti stiamo aiutando a salvare la pelle di Lazar, e certo io non so più perché..."
Fabio, senza quasi prendere fiato, prosegue: "Ed in più ora ci stanno raggiungendo Serena e Iunio. Ora sei responsabile anche di loro. Per cui si fa come dico io.... Per stanotte dormiremo ancora in albergo, sperando che la contessa e Iunio arrivino presto. Domattina all'alba partiamo verso Valjevo, e non ci fermeremo più a dormire in nessun albergo. Stiamo lasciando troppe tracce in giro. Se e quando troveremo Lazar decideremo cosa fare... capito? Guarda, Demetra, che alla prossima che fai ti mollo... e se vuoi che Lazar si salvi non mi sembra proprio una buona idea".
Nella annuisce in silenzio. Stranamente non ribatte.Poco dopo squilla il cellulare.
«Siamo arrivati - le dice Serena - Qual è il posto?... Ok allora! Alle 22.00!"
Dopo meno di mezz'ora Serena, Iunio e Kresimir sono nell'ingresso dell'albergo, davanti agli occhi sempre più increduli del proprietario... Altri due stranieri e per di più accompagnati da questo strano tipo.
Kresimir fa da interprete. La contessa chiede due stanze, una per sé e una per i due uomini che l'accompagnano. Il proprietario guarda la donna e scuote la testa...
"Jedan soba, tri kreveti... jest prav "
Una sola camera con tre letti, prendere o lasciare."Non siamo in un grande albergo, come puoi vedere" - Nella è scesa, si è avvicinata e si sta rivolgendo a Serena... " Mi sa che vi dovrete adattare, anche noi abbiamo una camera sola. Quando avete finito qui venite su da noi che vi aggiorniamo sulla situazione".
Più tardi sono riuniti in camera e Fabio racconta ogni cosa.
Siccome non si fida molto della situazione, chiede a Iunio se vuole stare sveglio con lui, stanotte...
"Fabio, sinceramente non ce la faccio a fare la nottata, sono troppo stanco, potremmo fare due turni, oppure se vuoi proprio restare sveglio diciamo che io ti tengo compagnia fino a notte inoltrata, poi però mi faccio le mie 4 o 5 ore di sonno".
" Ok, faremo tre turni, tu, Misha ed io" - gli risponde Fabio.
" E ti pareva che riuscissi a dormire" - commenta sorridendo Misha.La mattina poco dopo l'alba il gruppo si mette in viaggio per Valjevo, sono poche decine di km, ma qui è inutile fare programmi di viaggio.
In paese ci sono ancora molte squadre di militari e la sorveglianza è molto rigida.
Poco dopo l'uscita del paese, sull'unica strada che porta a sud, verso Valjevo, c'è un posto di blocco.
Due camionette di traverso bloccano completamente la strada ed un nutrito gruppo di militari in mimetica e mitraglietta sono ai lati delle auto.
Uno dei militari, forse un ufficiale, fa segno di accostare.
La prima auto è quella di Fabio, Misha e Nella. Sulla seconda, parecchie centinaia di metri più indietro, ci sono Serena, Iunio e Kresimir.Senza troppi complimenti l’ufficiale fa scendere i primi tre dall'auto e abbaia un secco "dokumenta!" con un tono che non lascia sperare nulla di buono.
Prende in malo modo i passaporti che Fabio gli porge, li guarda e commenta con un tono a metà fra l'arroganza ed il disprezzo: "Italjianski... ahah... cekati vi" - e si volta per allontanarsi.
"Ha detto di aspettare..." mormora Nella.
L'uomo ha sentito le sue parole, si gira di scatto "Ko ovde govori srbijan?" - e la fissa, aspettando una risposta.
"Ja govorim malem srbijan, gospodin" - la voce di Nella è titubante.
"Ohhh... donna italiana che parla mia lingua? Tu pessima pronuncia - sghignazza - ma anche io parlo tua, vedi? Noi soldati di Grande Serbia non bestie, come dice tuoi giornali. Tu e loro cosa fai qui? Venuti a vedere se lavorato bene con bombe? Cosa fare qui, rispondi... "
" Noi... noi veniamo da Belgrado, dobbiamo andare a Uzice, sulla strada principale, abbiamo dovuto fare una deviazione per trovare carburante... benzina, shavtis vi? Stiamo tornando in Italia..."L'ufficiale la guarda, scruta gli altri due.
"Ja vrsitim... cekati vi ovde, devo controllare, aspettate qui..."
E si allontana con i documenti.
Chiama da una radio a bordo della camionetta, parla per qualche minuto, sillaba i cognomi scritti sui passaporti ed attende.
Dopo qualche interminabile minuto qualcuno lo richiama. Parla ancora brevemente, quasi sorride, poi si avvicina ai tre che lo aspettano a fianco dell'auto.
Senza dire una parola riconsegna i documenti, fa segno ad una delle due camionette di spostarsi e indica a Fabio, che è salito alla guida, di andare. Appena l'auto si è avviata, sputa a terra e impartisce due secchi ordini ad un paio di commilitoni, poi scoppia a ridere."Non so se l'abbiamo passata liscia così facilmente o se ci siamo cacciati in pieno nella loro trappola - è il commento di Fabio che ha seguito tutta la scena nello specchietto retrovisore - ed ora speriamo che non facciano storie con gli altri... Se hanno armi, mi auguro che siano ben nascoste... Ci allontaniamo un po' per non dare nell'occhio e poi ci fermiamo ad aspettarli..."
Nel frattempo la seconda auto viene fermata al posto di blocco e si ripete la stessa scena...
Kresimir inizia a parlare con i poliziotti. Iunio e la contessa non ci capiscono molto, ma vedono le guardie che guardano all'interno dell'auto. Ad un certo punto Kreso dice a Iunio "Fa’ vedere tua macchina di foto! Io detto voi lavorate per giornale!". Iunio mostra la macchina fotografica.
In qualche modo riescono a convincere le guardie che sono dei giornalisti, guidati da Kreso per i paesi della Serbia, e riescono ad andare via in fretta senza troppi problemi.Il resto del viaggio procede senza altri imprevisti.
Non ci sono altri posti di blocco, anche se i pochi mezzi che si incontrano sono mezzi militari.
In effetti in meno di un'ora la prima auto arriva nei dintorni di Valjevo.
"Sai almeno il nome del contadino da cui si è fermato a dormire Lazar?" - chiede Fabio a Nella.
"Si, si chiama Majevic e ha una fattoria qui intorno... vediamo se possiamo chiedere informazioni a qualcuno prima di entrare in paese. Vorrei evitare di andare al bar a chiedere di lui, ma se non troviamo nessun altro... E poi voglio cercare il pope del paese, ho una domanda che mi gira nella testa da quando ho letto la lettera di Lazar, ieri sera..."Poco prima del paese, davanti ad una bassa casa color fango, c'è una donna che stende i panni nel gelo della mattina.
Nella scende dall'auto, sfodera il miglior serbo che riesce a racimolare
" Molim vas, gospoda, ja trazim najam Majevica, jest blizu Valjevo... Vi hoces pridoneti me?"
La donna la guarda con diffidenza, poi vede i dinari che le tende, sorride e annuisce. Parla con lei brevemente e le indica una direzione.
Nella ritorna all'auto "Siamo fortunati, lo conosce, mi ha indicato la fattoria, non è distante, bisogna prendere la strada sterrata che abbiamo appena superato".
La seconda auto giunge dopo un paio di minuti, giusto il tempo di vedere Nella che sta risalendo in macchina. Kreso prosegue fermandosi poco più avanti, dove non ci sono case, per aspettarli. Arriva l'auto e si affianca. Nella li aggiorna. Ripartono.Dopo una gimcana in mezzo a buche e fango semighiacciato, le auto arrivano alla fattoria di Majevic.
Ci sono diversi bambini che giocano nell'aia e che appena arriva una macchina corrono in casa. Ne esce poco dopo un uomo di una sessantina d'anni con l'aria sospettosa.
"Gospodin Majevic?" chiede Nella - e prosegue cercando di scandire le parole per farsi capire - stiamo cercando un uomo, è un nostro amico, un profugo... si chiama Mirko, forse voi lo avete visto?"
Il contadino è sospettoso e riluttante.
Nicchia, non nega e non afferma. Nella si fa più pressante... a poco a poco l'uomo sembra lasciarsi convincere che non rischia nulla a parlare.
La vista della donna che fruga nella borsa ed estrae il portafogli lo convince definitivamente.
" Si, l'altro ieri, con il furgoncino ho raccolto un certo Mirko sulla strada tra Mionica e Valjevo. Sembrava fuggire da qualcuno, ma questo non è strano di questi tempi. Aveva un aspetto malconcio. È stato qui da noi per una notte, gli abbiamo dato ospitalità in casa. Ieri mattina ha insistito, per sdebitarsi, a dare una mano nel lavori della fattoria. Ma ha potuto fare ben poco. Aveva una mano fasciata e gli occhi lucidi per la febbre.
Nel pomeriggio l'ho accompagnato in città, ha voluto andare nel bar che frequento io, dove c'è uno di quei flipper con cui i giovani si parlano a distanza... È stato lì un po' poi mi ha salutato e ha detto che sarebbe andato via, ma non mi ha detto dove"."Ma voi avete segnalato a qualcuno che lui era qui?"
"Avevo pensato di segnalarlo alla polizia, ma poi ci ho ripensato, meglio non avere grane... ma perchè lo cercate? Voi non siete serbi..."
"Mirko è un profugo, viene da Pristina, stiamo cercando di rintracciarlo per conto della sua famiglia che vive in Italia. Gospodin Majevic, vi ringrazio dell'aiuto. Tenete... questi per il vostro disturbo e per la vostra gentilezza... e per non aver avvertito nessuno. Qualcuno ve ne renderà merito. E, per favore, se qualcun altro venisse a chiedere notizie di lui, dite che stava andando verso Pristina... "
Nella gli sorride, gli stringe la mano con calore e gli lascia una generosa somma per ringraziarlo di tutto.Poco dopo le auto ripartono.
"Ora, per favore, cerchiamo una chiesa, voglio parlare con un pope..."
La chiesa ortodossa non è difficile da trovare.
Il pope però non c'è, sarà presente solo nel pomeriggio. Si tratta di aspettare.
Mentre aspettano, Misha si allontana. Torna poco dopo bestemmiando qualcosa su lingue barbare o cose simili, con in mano una cartina.
"Ascoltate, ripensavo all'indovinello dell'angelo, l'unica cittadina che sarebbe papabile stando a questo cazzo di cartina è Bijeljina, tra i fiumi Drina e Sava, tra la Serbia e la Bosnia, mi hanno detto che Bijel vuol dire Bianco, ma non so come si dice angelo. La cosa strana è che si trova a nord est di Belgrado, mentre Lazar andava a sud... E comunque Madre, non me ne volere, ma mi sembra molto strano che ci tenga regolarmente ad un giorno di distanza"."Ha paura. Sa che deve venire da me, ma ne ha paura - risponde Nella con tristezza - ma aspetta, prima di decidere dove andare, parliamo col prete".
Nel primo pomeriggio il pope arriva alla chiesa.
È un uomo tarchiato e rubizzo, con l'alto copricapo dei preti ortodossi. Quando gli si avvicinano chiedendo se possono parlargli un attimo, rimane sorpreso. Italiani? Strano.
Fortunatamente il pope parla francese e Misha è in grado di tradurre correntemente le domande che Nella gli pone.
"Padre, c'è qualche luogo che possa essere collegato alla contemplazione dell'Angelo Bianco? Le ricorda qualcosa? Magari un monastero, verso il confine... e San Sava, chi era San Sava?"
" Un ange Blanc? Mais oui. Certo, vicino a Prijepolje, verso il confine con il Montenegro c'è il monastero di Mileseva che è famoso per un affresco in cui è rappresentato un angelo con una veste candida. Il monastero è collegato a San Sava. Le sue reliquie sono state trovate proprio lì".Nella frena a stento l'impulso di baciargli le guance ricoperte di barba grigia. I tre ringraziano frettolosamente il pope, che li guarda allontanarsi borbottando fra sé...
"Ecco dove andiamo: a Prijepolje - guarda la cartina - sono circa 150 km, partiamo subito. Se Fabio è stanco guido io, stavolta non voglio arrivare tardi..."Serena si avvicina a Nella e la prende da parte: "Bene cara! Sembra che finalmente ci sei. L'hai trovato! Sono felice per te e ti auguro davvero buona fortuna, ma devo salutarti. Vedo che il nostro aiuto non ti serve, anzi potremmo addirittura essere un ostacolo per voi. So di essere stata scoperta e pedinata, anche se ho fatto enormi sforzi per cercare di far perdere le nostre tracce. Volevo davvero esserti d'aiuto, ma il Destino ci indica strade differenti, anche questa volta. Ti salutiamo Demetra! Questa esperienza, comunque, mi ha permesso di conoscerti un po' meglio e di farmi di te un'idea un po' più precisa.
Sarò felice se mi vorrai raccontare del vostro incontro - sorride - Addio coraggiosa amica!".
Poi saluta gli altri e augura buona fortuna a tutti.
La sua auto si allontana, con Iunio, che, evidentemente, non è d’accordo con la decisione presa dalla contessa e continua a ripetere che vorrebbe andare con gli altri.A passo di carica Nella sale in auto.
150 km. Sulle autostrade italiane sarebbe meno di un'ora.
Qui ce ne vogliono tre, di ore. Ed arrivano a Prijepolje che è già buio.
Inutile andare al monastero ora. Bisogna cercare un posto per dormire.
Alla parola albergo Fabio scatta come una molla: " Nessun albergo. Non ci possiamo permettere di lasciare altre tracce in giro. O troviamo una camera in affitto da qualcuno che non chiede documenti o dormiamo in auto".
" Ma a quest'ora è difficile... ed in macchina si muore di freddo, non senti che gelo?"
"Sei tu che ci hai trascinati in questa menata... quanto credi che ci metteranno a trovarci? Avanti, ci dirigiamo verso il monastero. Fuori città sarà più facile trovare una fattoria in cui chiedere ospitalità per la notte. E andrai tu a chiedere, visto che te la cavi così bene con la lingua..."
Fabio ha pronunciato le ultime parole in tono beffardo, con l'evidente intenzione di sottolineare i possibili sottintesi scurrili della sua frase.La strada verso il monastero è accidentata. Per un tratto costeggia un fiume, poi incomincia ad inerpicarsi sulla costa del monte.
A mezza costa si intravedono alcuni edifici. È un paese, quattro case in croce. Fabio ferma la macchina.
Nella scende e bussa ad un paio di porte prima di trovare ciò che cerca. Al terzo tentativo le apre una donna, che si ritrae immediatamente per far posto ad un uomo, forse il marito. " Scusate... stiamo andando al monastero di Mileseva, cerchiamo un posto per la notte, ma non abbiamo trovato alberghi. C'è qualcuno che affitta camere qui in paese o più su verso il monastero? "
" Il monastero ha una foresteria per i pellegrini, ma non possono alloggiarci le donne. Qui in paese non ci sono affittacamere... "
Allo sguardo disperato di Nella interviene la donna: "Però una camera potremmo darvela noi, per questa notte, se vi accontentate..."
"Una camera andrà benissimo, possiamo pagare bene per il vostro disturbo" - ed estrae un rotolo di banconote.
Poco dopo sono sistemati in una piccola camera con tre letti. La donna, Lijlijana, ha messo lenzuola di bucato e ha portato altre coperte. In effetti in casa c'è piuttosto freddo.La mattina seguente, alle nove sono davanti al monastero.
Il posto è veramente un incanto.
L'edificio in pietra chiara, in stile romanico, è costruito su uno sperone di roccia a strapiombo sulla vallata. Ci si arriva da un'unica strada lastricata in pietre e fiancheggiata da larici, dopo aver parcheggiato sullo spiazzo, qualche centinaio di metri più sotto.
Il portone è chiuso, ma c'è un campanello con una scritta in serbo. Fabio suona.
Dopo qualche minuto si affaccia dall'uscio semiaperto un vecchio prete ortodosso con la barba bianca.
"Ko trazite? chi cercate?"
"Padre, vorrei parlare con Pope Pavle, è possibile?"
"Pope Pavle? Si, certo, entrate... È un po’ presto per le visite, ma vedrò di trovarlo".
Il vecchio prete scruta Nella con aria di disapprovazione - una donna con i pantaloni, vestita come un uomo, che tempi - ma fa strada e accompagna i tre verso un'ampia stanza, probabilmente una specie di foresteria.
«Aspettate qui, prego, vado a cercarlo".Dopo circa mezz'ora ritorna, accompagnato da un altro prete.
Il nuovo venuto ha un'aria serena ed il viso atteggiato al sorriso.
"Bene... cosa può fare Pope Pavle per voi? Non siete figli di questa terra. Posso esservi utile in qualche modo, figlioli?"Nella esita.
Ora che è qui ha quasi paura di parlare.
"Noi... io... ho seguito l'Angelo Bianco..."
Pope Pavle cambia leggermente espressione, come stupito, perplesso... ma si riprende subito.
"Certo, certo, capisco... Vuoi venire con me, figliola? Voi potete aspettarla qui oppure fare una passeggiata nel giardino. La stagione non è propizia, ma il panorama è sempre stupendo...""Vieni, seguimi" dice infine rivolto alla donna.
Le fa strada per i corridoi del monastero senza parlare.
I pensieri di Nella si accavallano e si rincorrono - "È qui. Fa' che sia qui...". Non sa a chi sta rivolgendo la preghiera, le gambe molli e il cuore che salta nel petto.
Arrivano ad una porta. Il pope la guarda, le sorride ed apre il battente.
È una specie di studiolo. Alla scrivania, di spalle, è seduto un uomo.
Un giovane coi capelli scuri, corti...
Nella sta per slanciarsi ed abbracciarlo: "Lazar!"
L'uomo si volta.
Un attimo di gelo.NON È LUI.
Tre paia di occhi si incrociano. Pope Pavle guarda la donna e poi l'uomo. Capisce di aver commesso un errore. Si rende conto immediatamente della situazione, prende Nella per un braccio, la spinge fuori dalla soglia della stanza e chiude la porta.
Ora è visibilmente preoccupato, teme di aver tradito la fiducia dell'uomo che ha chiesto rifugio al monastero.
" Ma tu... tu mi hai detto... ma allora chi cerchi, figliola?"
"Cerco Lazar, Lazar Jacovic, lui mi ha parlato dell'angelo bianco. Io ero convinta... speravo che fosse qui". La voce della donna è sommessa, come spezzata. C'è un'eco di dolore profondo che colpisce il pope.
"No, lui non è qui. Tu... perchè lo cerchi? Lo ami, vero? Lo vedo nei tuoi occhi. Non disperarti. Forse lui verrà, e se verrà io gli dirò di te, vedrai, vi ritroverete "
Le mette una mano sulla spalla, come per alleviarle il dolore, poi insieme, si avviano verso la foresteria.
"Lazar... mi ricordo di lui e di sua sorella Neda. Ma lui si è allontanato dai miei insegnamenti - la voce del pope si è fatta grave, poi continua - Dove avete trovato alloggio? A Prijepolje?"
"No, abbiamo dormito in paese, da una coppia che ci ha ospitati per la notte, ma ora... Padre, è possibile rimanere qui per un paio di notti? Ci hanno detto che c'è una foresteria al monastero. Perchè se lui venisse qui, io devo esserci..."
"Si, c'è. Per i pellegrini e per chi ha bisogno di un rifugio, sia per il corpo che per lo spirito. Di solito non accettiamo le donne - la guarda - ma per stavolta faremo una piccola eccezione - gli occhi azzurri del prete hanno un guizzo di ironia - Faremo preparare due stanze, una per te ed una per i tuoi amici".Le due stanze sono molto rustiche, senza riscaldamento e ci fa un freddo cane.
Un letto, un tavolino, un'icona alla parete. Nient'altro.
Nella, appena si chiude in camera, apre il portatile e scarica la posta con la speranza di trovarci notizie di Lazar. Quando legge il suo nome fra i mittenti le si apre il cuore.
La lettera è di oggi, sabato 20, inviata poco fa."Isabela, il mio amore per te è nato inaspettatamente, non so come e perchè, ma è cresciuto di giorno in giorno. E ora è così grande che ha invaso totalmente il mio essere. Lazar non potrà più esistere senza di te. E questa consapevolezza, ora che il momento della verità si avvicina, mi riempie di una gioia eccitante, ma mi provoca anche una grande inquietudine. È vero, amore mio, tu l'hai già intuito, io ho paura. Ma non importa, voglio gettarmi tra le tue braccia, e poi accada quel che deve accadere, qualunque cosa sia.
Ora devo trovare il modo di raggiungere Prijepolje. Il Monastero di Mileseva è lì vicino".La donna si siede sul letto. Ecco. Ora basta aspettare...
Il portatile è aperto sul tavolo.
C'è parecchia posta da leggere. Sono giorni che non legge altro che i messaggi di Lazar.
Già, che strano. Pare che non abbia ricevuto il suo, eppure l'aveva inviato ieri e lui le ha scritto oggi.
Si riaccosta al portatile, rilegge il messaggio.
No, evidentemente non lo ha ricevuto. Ma come... Scorre gli altri messaggi in arrivo. Ce n'è uno a cui non aveva fatto caso. È la notifica del mailer di un messaggio non consegnato.
Ecco perchè non l'ha ricevuto. Il server dice che la sua casella è inaccessibile, ma...
Nella riguarda il messaggio di Lazar... Invece oggi funziona.
Funziona?
Un senso di nausea le stringe lo stomaco.
E se lo avessero intercettato? Dopo tutto la casella di Lazar era nota ai suoi superiori, gliel'avevano concessa loro per comunicare con loro.Scende la notte.
Nella non riesce a dormire, sobbalza ad ogni scricchiolio delle vecchie mura.
La mattina della domenica, al monastero arriva molta gente e dalle 10 alle 12 c'è la funzione, i canti si sentono anche da fuori. Dopo la funzione molti pellegrini vanno a vedere l'affresco del Belji Andjeo, l'Angelo Bianco.È primo pomeriggio quando sente bussare alla porta della stanza. È pope Pavle. Il pope ha lo sguardo preoccupato ma complice e la invita a seguirlo, lei sola, all'interno del monastero.
Quando sono in chiesa, lontano da orecchie indiscrete, le dice che Lazar è lì. È arrivato durante la notte e si è rifugiato all'interno della chiesa, che rimane sempre aperta proprio per accogliere gli sbandati.
L'hanno trovato i pope all'alba, quando stava per iniziare la funzione mattutina, steso tra i banchi, più morto che vivo.
È stato subito avvisato Pavle, che lo ha fatto immediatamente portare nella sua celletta. Delirava, come preda di un tormento fisico ma anche spirituale, e pronunciava frasi sconnesse, con parole miste di serbo e italiano. Solo con molta calma e pazienza, pope Pavle è riuscito a calmarlo e a farlo tornare in sé. Gli ha fatto portare abiti asciutti e nell'aiutarlo a cambiarsi ha avuto la conferma delle sue cattive condizioni di salute: febbre alta, una mano, la sinistra, ferita e gonfia, numerosi lividi in varie parti del corpo, bruciature sul torace, non curate adeguatamente.«Ha detto che doveva andare via subito, perchè pensava di essere stato seguito da strani individui, russi probabilmente, da Uzice fin qui, che aveva cercato di seminarli, ma non era tanto sicuro di esserci riuscito, e non voleva mettere in pericolo me e l'intero monastero. Voleva solo avere notizie della sua famiglia e sapere se, ma questo l'ha chiesto con molta reticenza, come se temesse di sentire la mia risposta, una donna lo aveva cercato.... ho pensato a te, figliola...»
Il pope la guarda negli occhi e poi continua a raccontare.
Per costringerlo a restare calmo per un po' e farsi almeno medicare, lui gli ha detto che gli avrebbe dato le risposte più tardi. Alla fine Lazar ha ceduto, più per sfinimento che per convinzione, si è lasciato medicare dal pope apotekarjo - ma ci vorrebbe un intervento curativo molto più efficace, antibiotici, per esempio, e il monastero non dispone di medicine adeguate - e si è addormentato nella sua cella.Il pope chiede a Nella se ora lo vuole incontrare, ma in caso affermativo bisogna preparare l'incontro con un po' di cautela, perchè le reazioni di Lazar sono quelle di una persona molto tormentata e spaventata.
«Cosa devo dirgli, prima di farti entrare nella piccola stanza?»
Nella ha gli occhi lucidi, la sua voce trema sensibilmente.
"Padre... Gli dica che c'è Isabela... Solo questo.
Aspetti. Lazar è in pericolo. Sono certa che quelli che lo hanno seguito arriveranno anche qui, forse tra poco. Non vogliamo creare problemi a lei e alle persone che sono qui. Bisogna che lo portiamo via al più presto, abbiamo un'auto qua fuori. Mi faccia entrare, ho con me i farmaci che servono, sono un medico, mi prenderò cura io di lui... "Pope Pavle annuisce. La accompagna alla cella, entra per un breve attimo, poi le fa cenno di entrare. Esce e chiude la porta alle sue spalle.
Nella entra nella cella, lascia che i suoi occhi si abituino alla scarsa luce che filtra dalla piccola finestra, guarda con trepidazione verso il lettino.È vuoto.
Poi fa scorrere lo sguardo, e lo vede.
Lazar è in piedi, appoggiato al muro. Questa volta è proprio lui, non può sbagliare.
Indossa una camicia di flanella pesante a quadri, un paio di pantaloni scuri un po' sformati, ha i piedi scalzi e in testa il berretto di lana grigia. Il volto pallido e scavato, gli occhi lucidi che esprimono speranza e preoccupazione.
Il braccio sinistro disteso lungo il corpo, due dita, il mignolo e l'anulare fasciati con bende che scendono ad annodarsi intorno al polso."Lazar, amore mio, sei tu, ti ho aspettato, cercato... credevo che non sarei mai riuscita ad arrivare a questo momento... "
Lazar sembra tenersi in piedi con la forza di volontà.
Pronuncia il suo nome ...Isabela, e si avvicina incredulo, sollevando la mano destra.
Con le dita le sfiora delicatamente il volto, poi infila la mano nei capelli e giocherella tra i riccioli - Sei tu, sei davvero tu... sei qui...
"Ne dubitavi? Stupido testone incosciente..."
Nella pronuncia la frase a mezza bocca, ridendo e piangendo, come se fossero le più belle parole d'amore mai pronunciate.
Poi gli si rifugia sul petto, continuando a mormorare piano "Stupido... stupido... "
Rialza la testa di scatto, per cercare le sue labbra, quel contatto già sognato, già descritto, atteso, sperato.
Come per un'urgenza non più procrastinabile, Lazar incolla le labbra a quelle della donna e spinge quasi con violenza la lingua nella sua bocca.
Le labbra bruciano, forse per la febbre, forse per la passione, e quel bacio interminabile, quel bacio che non lascia respiro, quel bacio non più fatto solo di parole, quel bacio ... è il gesto di un assetato cui viene offerta finalmente una ciotola d'acqua. E beve, beve senza concedersi un sospiro, beve senza tregua, beve fino a morirne.
Le braccia si allacciano intorno al prezioso corpo del suo oggetto d'amore.
La tiene così stretta che i due corpi quasi si fondono; stringe come se avesse paura di sentirsela sfuggir via, stringe come se quello dovesse essere il gesto supremo della sua vita, stringe con furore, con disperazione, incurante delle fitte di dolore della sua mano sinistra, incurante del destino che sta tessendo le sue oscure trame.
Ora il mondo è solo una enorme sfera vibrante d'amore, una sfera che pulsa al ritmo del desiderio.
E il desiderio è fatto di carne e di spirito, di dolcezza e di pulsioni violente, di gioia sfrenata e di sofferenza che tocca i vertici del sublime.
La tensione accumulata, la paura, le preoccupazioni, gli amici che aspettano, i nemici che li inseguono...
Tutto viene dimenticato. Tutto si sfoca nei contorni della piccola cella.
Non c'è più nient'altro. Per Nella ci sono solo le labbra di Lazar, le sue mani che cercano la pelle - oh, le sue mani, quanto le ho desiderate - le sue braccia che la stringono, il suo corpo che chiede amore.
Una follia di desiderio che non tenta neanche di arginare: si lascia andare a quell'onda di calore che la sommerge, incurante del tempo, del luogo e dell'opportunità di ciò che stanno per fare.
Gli occhi negli occhi si stacca da lui.
Con le mani che tremano gli slaccia la camicia, gliela fa scivolare sulle spalle ed incomincia a percorrere con la bocca la sua pelle caldissima. Sotto le labbra la sente incresparsi, percorsa da brividi di attesa.
"Vieni... "
Con un unico fluido movimento si toglie il maglione e si siede sul letto, lo attira vicino a lei. Gli abiti finiscono a terra, alla rinfusa, mischiati dall'urgenza.
Fanno all'amore con violenza, tenerezza, disperazione, dolcezza, due corpi e due menti che si toccano e si fondono in un unico essere.
E quando il piacere raggiunge il culmine ed esplode, Demetra apre completamente la mente di Nella, nessuna difesa, nessuna barriera, nessun segreto, e lascia che l'uomo percepisca le sue emozioni, la vita di millenni, il suo essere profondo, l'amore che prova per lui: un dono mai fatto ad un mortale - Lo sapevi, vero? dentro di te lo sapevi... amore mio, figlio mio...Rimangono abbracciati sul piccolo letto, stretti in una bolla di tempo che nessuno dei due vorrebbe mai rompere. Ma non si può, non si può.
Lazar continua a tenersi stretto a Isabela, o Nella o... non sa più come la deve chiamare.
È confuso, stupito, ha intravisto cose che ancora non riesce a comprendere bene. Vorrebbe restare per l'eternità tra quelle braccia che lo avvolgono protettivamente.
Ha tante domande da porre, ma ora non ne ha la forza.
Nella è la prima a scuotersi: si alza su un gomito e lo guarda attentamente negli occhi, vorrebbe spiegare, parlare... ed invece continua a guardarlo negli occhi, con mille domande e mille risposte e mille urgenze che si affacciano alla mente, ma neanche una parola sulle labbra per formularle."Amore mio... - gli occhi luminosi di gioia - figlio mio..."
Sono le uniche parole che riesce a pronunciare.
Poi, finalmente, pian piano ritornano le parole e con le parole la sensazione del pericolo incombente che li aspetta fuori da quella piccola stanza."Lazar, ascoltami, abbiamo poco tempo. Temo che la mia ultima lettera sia stata intercettata. Te l'ho scritta venerdì e tu non l'hai ricevuta. C'era scritto che ti aspettavo qui al monastero.
E tu stesso hai detto al pope che avevi l'impressione di essere seguito. Non so quanto tempo abbiamo, probabilmente poco, bisogna che usciamo di qui, per noi e per il monastero. Se rimaniamo metteremo in pericolo anche loro. Ho una macchina qui fuori, a poche centinaia di metri, e due amici che ci aiuteranno a metterci in salvo. Ma prima lascia che faccia qualcosa per te ".
Gli prende la mano sinistra, apre le bende: il mignolo senza l'unghia è carne viva, rossa, infiammata, infetta. Gli passa la mano sulla fronte, ci appoggia le labbra, come si fa coi bambini per sentire la febbre. La pelle scotta. Il torace è martoriato dalle ustioni che si sono infettate."Ti avevo detto che mi sarei presa cura di te, non sono un medico - ora sorride - ma ho altri mezzi. Ti ricordi? Chiudi gli occhi e rilassati... te l'ho insegnato io..."
Gli passa la mano sulle palpebre, come ad invitarlo a rilassarsi, a lasciarsi trasportare dalle sensazioni.
Poi si concentra per alcuni minuti, le mani appoggiate sulle sue spalle.
Un leggero bagliore dorato ed una sensazione di calore emana dalle sue mani, fluisce nel corpo di Lazar e lo spinge, lo incita in silenzio ma con fermezza a reagire alla febbre, alle ferite... "Ricordi amore mio? I nodi si sciolgono, i fili di energia si distendono, piano, con dolcezza, tutto ritorna come deve essere..."
Parla con voce sommessa, come una madre che culla il suo bambino, mentre continua ad accarezzare il corpo dell'uomo passando le mani sulle ferite, sulle bruciature e sulle ecchimosi.
Lazar è docile come un cagnolino. Lascia che lei sfiori le sue ferite, ascolta le parole che lo aiutano a combattere il veleno che scorre da giorni nelle sue vene. Poi all'improvviso sa di stare molto meglio.
Le ferite sono rimarginate, una pelle nuova, rosea e delicata, ricopre il mignolo senza unghia. Le bruciature sono cerchi rossi, cicatrici nuove sulla pelle chiara. La febbre se ne è andata."Come ti senti ora? - lo guarda con gli occhi brillanti di donna innamorata, gli sorride con un lampo di malizia - Stai abbastanza bene per darmi un altro bacio prima di andare là fuori? "
Finalmente Lazar riesce a dire qualche parola impacciata.
"Molto meglio, amore mio. Sei... sei... veramente... speciale."
Poi continua con un fiume di parole.
"Dove dovremmo andare, adesso? Allontaniamoci in fretta da qui, ma poi bisogna pensare bene alle mosse da fare. Io credo di dover raggiungere la Bulgaria. Padre Pavle mi ha detto che la mia famiglia è lì.
Gli uomini dei servizi hanno convinto mia madre a trasferirsi in un posto sicuro, lontano da quelli che avrebbero potuto usarla per fare pressioni su di me, in un paese che non ci è ostile. Lei gli aveva parlato, prima di andarsene, gli aveva lasciato l'incarico di avvisarmi, appena possibile, e ha detto che appena sistemata, gli avrebbe mandato l'indirizzo. Ma poi non è più arrivata nessuna notizia.
Dovrei lasciare il mio paese? Non posso, non ce la faccio, io amo questa terra, io ...""Ma lei non ti ricambia con altrettanto amore... Dobbiamo prima cercare un posto sicuro. Lasciamo calmare un po' le acque e poi, te lo prometto, cercheremo la tua famiglia.
Dobbiamo lasciare la Serbia, Lazar, non possiamo rimanere qui, è troppo rischioso. Qui vicino c'è il confine del Montenegro. Io ho i documenti per te - lo guarda - d'ora in avanti sei italiano, ti chiami Alessandro Mai, avvocato... e sei meglio dal vivo che in foto...» - conclude sorridendo.«Alessandro? - Lazar guarda il documento con la sua foto - È un bel nome, e in fondo già mi chiamo anche così. Ma tu ricordati sempre che io sono e resto Lazar. Non rendermi geloso di me stesso».
Nel suo sguardo compare una nota di tristezza.
Poi smette di parlare, si gira verso la donna. La guarda con uno sguardo misto di amore e di adorazione. Si inginocchia davanti a lei, e le prende le mani: "Ricordi, amore, le mie parole di un secolo fa? Ti ho detto... - lo sai, Isabela, lo sai nel profondo del tuo cuore. Io metterò la mia vita nelle tue mani, e tu potrai farne quello che vuoi - Ora lo sto facendo"
Nella gli prende la testa e se l'appoggia alla vita. Poi scivola in ginocchio accanto a lui e gli prende le mani.
"Quello che voglio... Si , lo sapevo anche un secolo fa. Ma non sapevo che sarebbe successo in questo modo... Andiamo, bisogna uscire da qui".Ora sono in piedi, si rivestono rapidamente.
Nella si ferma, il maglione ancora in mano.
Lazar gli volta le spalle. Prima che si infili la camicia gli cinge la vita e gli appoggia la guancia sulla schiena.
" Ti amo " - È solo un soffio, forse lui non ha neppure sentito. Poi riprende a vestirsi in fretta.
Lazar si gira, ha gli occhi colmi di passione, di nuovo porta le labbra sulle sue.
E tutto ricomincerebbe ancora, come se quello fosse il primo e l’ultimo momento magico concesso dal destino ai due amanti, come se interromperlo volesse dire perderlo per sempre. Ma il tempo è scaduto. Nella riesce suo malgrado a conservare la lucidità necessaria per non perdere la testa.
Lazar prende lo zaino, controlla che ci sia la pistola e la infila nella tasca del giubbotto.
Lei lo prende per mano e si avvia alla porta della cella.
"Credo che sarò un po' imbarazzata se incontriamo padre Pavle... Vieni ?»
«Come potrei non seguirti, amore mio? Ormai ti appartengo»Il pope Pavle, discretamente, li osserva da una certa distanza. Nella non regge il suo sguardo. Arrossisce ed abbassa la testa.
Con un gesto del capo, Pavle fa loro capire che i saluti non sono necessari, non c'è tempo. Anche Lazar è piuttosto imbarazzato ma lo sguardo paziente del pope lo tranquillizza un po’.
Un amore così profondo non può essere mai un sacrilegio.Quasi di corsa si avviano verso la foresteria, cercando di passare nelle zone meno frequentate.
Arrivano alla stanza di Fabio e Misha, Nella bussa ed entra. Ha i capelli scompigliati e le labbra gonfie.
Con una strana timidezza si rivolge ai due che la guardano un po’ stupiti: "Ecco, questo è Lazar - ed indica la figura sulla soglia - Lazar, questi sono gli amici di cui ti ho parlato. In realtà sono molto più che amici. Lui è Misha e questo è Fabio".
Lazar li guarda inizialmente con un po’ di sospetto, poi porge la mano.
Stringe con una sorta di vigore cordiale quella di Misha. Con un leggero imbarazzo porge la mano a Fabio. Qualcosa nel suo sguardo lo inquieta.
Fabio lo lascia lì, con la mano tesa, senza degnarlo di un’occhiata.
"Andiamo" sibila tra i denti.Ha già controllato dall'alto la strada che porta al monastero e Misha ha fatto un giro nei dintorni.
Apparentemente è tutto tranquillo.
Escono dal monastero e si dirigono verso lo spiazzo in cui è parcheggiata l'auto.
Poco prima di arrivarci, vedono un ragazzo appoggiato alla portiera.
Istintivamente Fabio porta la mano alla pistola, ma poi guarda meglio.
" È Iunio!!!"
Si affretta verso di lui: "E cosa fai tu qui? Non eri andato con la contessa? Oh, beh, ormai sei qui, tanto vale che venga con noi. Lazar è arrivato stanotte, ma forse è seguito, stiamo andando via di corsa" - e gli molla una pacca sulla spalla.
Arrivano poco dopo anche Nella, Misha e Lazar.
Dopo qualche breve saluto, salgono tutti in auto.
Fabio e Misha davanti. Lazar, Nella e Iunio sul sedile posteriore.
Appena seduti in auto, Fabio guarda nello specchietto Iunio: «Non avrai mica armi con te, vero? Sai, non vorrei rischiare di beccarmi una pallottola da un amico, mi bastano quelle dei nemici» - e si mette a ridere.
« Io ho una pistola - dice secco Lazar - È un problema?»
"Dipende da contro chi la usi" - sorride Fabio. Un sorriso cattivo.
Lazar lo ignora. Ma da quel momento è piuttosto silenzioso. Continuamente cerca il contatto rassicurante del corpo di Nella.
" Relax fratellino, qui siamo tutti armati - interviene Misha - l’unico problema è non far trovare le armi".
Poi si volta verso Fabio, il suo sguardo trasmette un messaggio molto semplice - "C'è tempo..."
«OK, ok, non preoccupatevi non sono armato». Iunio, che ha seguito la discussione senza capirne completamente i sottintesi, finalmente sembra aver ritrovato la parola.Fabio scende sulla strada che porta verso Prijpoljie.
"Bene, Nella... ed ora dove andiamo? Eri tu che avevi preparato il piano di fuga, no? Ecco, allora ora spiegacelo, va!" - ha il solito tono beffardo.
Nella guarda di sottecchi Lazar seduto accanto a lei e gli stringe una mano.
"Pensavo di andare verso Sarajevo, lo so che il Montenegro è più vicino, ma fa parte della federazione Jugoslava e non voglio rischiare. C'è una strada, non è la principale ma sulla cartina sembra buona, che porta direttamente da Prijepolje a Visegrad, non sono molti chilometri, forse un centinaio. La frontiera è su un passo di montagna. Quando saremo in Bosnia potremo fermarci e pensare meglio a che cosa fare».« Veramente - interviene Lazar, ma più sussurrandolo a Nella che rivolto a tutti - in Bosnia c’è la base NATO. Ma se tu pensi che sia la via migliore ...sapremo cavarcela».
"Isa" - Misha sorride - io preferirei il Montenegro, visto come si era schierato nella guerra, e poi da lì secondo me è più facile per degli Italiani uscire. Comunque decidi tu come sempre.
"Sì, anche io come Misha e Lazar preferisco il Montenegro. Andiamo verso quella direzione, Nella dammi le indicazioni per la strada"."Mi arrendo alla maggioranza. È che mi preoccupava di più la Milicija che non la NATO. Tenete conto che andare a sud comporta altrettanti rischi, la zona non è propriamente un paradiso...
Comunque, se pensate che sia meglio, per me va bene.
Avevo chiesto, prima di partire, a De Sarzana di procurarci un motoscafo d'altura e di stare pronto a venirci a recuperare sulla costa. Basta che lo avvertiamo con un giorno di anticipo.
Supponevo che avremmo avuto un po' di fretta...
Così ora ci tocca scendere verso il mare attraversando il Montenegro. Va bene, Fabio, quando arrivi a Prijepolje segui le indicazioni verso Cadinje e poi per Pljevljia e Zabijak».La strada 218 che da Prijepolje va verso Cadinje è stretta e in pessimo stato. Ha nevicato, il che rende ancora più difficile la guida. Dopo qualche minuto l’auto arriva all'incrocio con la statale 21 che porta a sud verso Brodarevo, in Montenegro, e a Nord verso Priboj, alla frontiera con la Bosnia.
«Vai verso sud, poi fra qualche centinaio di metri dovresti girare a destra verso Pljevljia«.E infatti, poco dopo ecco a destra la strada n. 8 che porta a Pljevljia.
Sono 28 km. In condizioni normali si potrebbero fare in una trentina di minuti, ma così chi può dirlo?
La strada si snoda tra le montagne con lunghi tratti di curve alternati da brevi rettilinei, sembra non finire mai. Lungo il percorso si può notare qualche casolare, e non mancano i segni visibili della guerra. Non ci sono case abbandonate. Forse lo sono state qualche mese fa, ma ora il freddo dell'inverno ha reso prezioso qualsiasi posto al coperto. Dove non è stato possibile raccogliere la legna da ardere, si accatastano sotto improbabili tettoie vecchi mobili fatti a pezzi, tra i quali sono riconoscibili i segni di una orgogliosa civiltà contadina schiacciata dal peso della necessità.
Il Kosovo non è lontano, verso Sud Est. La frontiera con la Bosnia nemmeno, a 30 km. In linea d'aria, a Nord.
La macchina, a tratti, procede a sobbalzi, per le buche e per la neve tracciata dai solchi di qualche grosso automezzo. La strada è vuota. Solo il rumore del motore spezza la sensazione di deserto e di solitudine di una landa divorata dagli incubi del passato: niente cibo, niente benzina, niente di tutto ciò che si dà per scontato, niente di niente. O meglio, qualcosa c'è, ma occorre saperlo trovare e pagarlo bene. Come quel tizio, alla pompa di benzina sul lato sinistro della strada, che richiama l'attenzione indicando una decina di bottiglie di plastica ripiene di un liquido rossastro che dovrebbe passare per carburante.
Il piazzale non è grande, ma permette la sosta. Il distributore è chiuso.
Anche il bar sul piazzale è chiuso."Fabio, fermati, accosta, abbiamo bisogno della benzina" - dice Nella.
Sulla destra ad un centinaio di metri, da una strada laterale che costeggia un campo incolto, recintato da una palizzata, un carro, coperto da un largo telo di plastica e trainato da due cavalli, avanza fino al centro della carreggiata e poi si blocca.
Il conducente scende e incita i cavalli a proseguire, ma senza successo."Attenti... è una trappola..." - urla Fabio. Ferma bruscamente la macchina e prende la pistola.
È velocissimo, il suo movimento è quasi impercettibile.Un automezzo militare, una jeep, avanza sulla strada alle spalle dell’auto. Ci sono sei militari a bordo, armati di kalashnikov.
Nella sta per scendere dall'auto, quando vede la jeep che li segue ed il carro impantanato in mezzo alla strada, che chiude ogni possibilità di fuga...
" Oh cazzo... è davvero una trappola..."
"Merda!" - esclama Lazar - esercito serbo!
Prende in mano la pistola, poi ci ripensa e la rimette in tasca.
"È meglio scendere - dice a tutti - fra poco cominceranno a sparare, li conosco bene, io. E non mi sembra che questa macchina sia blindata ".Dal carro, scoperto dal telo di plastica, scendono altri 8 militari in tuta mimetica con le armi spianate. Si muovono secondo ordini precisi, quattro corrono verso destra e quattro verso sinistra, gettandosi a terra per ripararsi e posizionarsi per un puntamento. Il conducente del carro, si è nascosto e grida di scendere della macchina.
Fabio ha già aperto la portiera ed è sceso; si è accucciato per usarla come riparo, pronto a fare fuoco.
Nella guarda l'uomo che vende la benzina: forse non c'entra nulla, ma è difficile da credere... ed è troppo vicino per i suoi gusti.
"Sparagli... questo ci vuole fregare " - urla, non sa neanche lei a chi...
Fabio non l’ascolta: "Misha, Lazar... alle spalle... Iunio, buttati sul fondo della macchina e non ti muovere..."Iunio Simpson abbassa la testa, non si è mai trovato in una situazione del genere e forse rimpiange di non essere tornato a Belgrado con la contessa Serena: "Ragazzi non sparate se no questi aprono il fuoco e ci tranciano!! Dobbiamo fuggire in avanti, se vogliamo fuggire".
Ma poi si rende conto che davanti a lui c'è il carro che blocca strada e la macchina ormai è ferma.
È chino sul fondo dell’auto, a testa bassa, e non sa bene a chi si rivolge, se per una preghiera, per un'implorazione o per non perdere la speranza di salvare la pelle: "Nella… Fabio voi avete dei poteri, cercate di stordire quei soldati, oppure rendete invisibile la nostra macchina e passeremo proprio in mezzo a loro, oppure meglio ancora li aggiriamo passando alle loro spalle sfruttando la larghezza del piazzale…»
L'urlo di Nella lo riporta alla realtà: "Io penso alla jeep, Misha.. tu quelli di destra... Lazar, Fabio... quelli di sinistra... riparatevi!!"
Poi si volta verso la jeep che si sta avvicinando... Un unico sguardo, un lampo di distruzione.
Il serbatoio dell'automezzo esplode prima ancora che l'autista sia riuscito a fermarsi. Gli uomini vengono sbattuti a terra violentemente dall'esplosione. La jeep in fiamme prosegue la sua corsa, sbandando verso destra.
Il rischio che si fermi molto vicino macchina è evidente.Iunio, che si trova a guardare verso il piazzale, percepisce appena in tempo il gesto dell'uomo che lancia una bottiglia incendiaria verso la macchina e cerca di scivolare rapidamente fuori, mentre Nella afferra la borsa sul sedile, estrae la pistola e spara a bruciapelo appena prima di gettarsi fuori dall’auto.
I soldati scesi dal carro sparano alle gomme, ma subito dopo alzano il tiro tenuti a bada da Misha e Lazar.
Fabio spara verso il piazzale cercando di liberare una via di fuga.
La molotov si è infranta sul parabrezza e le fiamme si stanno estendendo." Dietro il bar " - urla Nella - presto, potrebbe esplodere!".
Lazar si avvicina a Nella, cerca di farle riparo mentre corrono verso il bar.
Iunio corre più di tutti, così gli sembra, o forse è solo una speranza!
Misha e Fabio sono gli ultimi a coprire la ritirata, mentre l’auto brucia in una nuvola di fumo nero…
Misha, invece di correre verso il bar, approfittando dell’incendio, urla a Fabio - "Chiamami al cellulare tra 45 secondi" - e scarta sulla destra zigzagando per evitare i proiettili e facendo fuoco di copertura. In due, credendo che la sua intenzione sia di aggirarli, lo seguono per intercettarlo.
Misha, trovata un copertura, appoggia il cellulare a terra e striscia oltre.Fabio, che è entrato velocemente nel bar sfondando una finestra e si è messo al riparo, comincia a contare mentalmente: "Milleuno, milledue, milletre...." sparando ad ogni piccolo movimento.
"..milleventi, milleventuno, milleventidue..."
Non vede più Nella, né Lazar.
"millequarantaquattro, millequarantacinque"
A quel punto ha già il telefonino in mano ed ha già schiacciato il numero di Misha.Al primo squillo i due soldati sparano in direzione del suono, scoprendosi.
Misha fa fuoco prendendone uno in pieno, mentre l'altro riesce a gettarsi a terra.
C'è molto fumo. La visibilità è ridotta e l’aria si fa irrespirabile.
Lazar, al riparo del muro a destra del bar, sussurra all'orecchio di Nella "Isabela, visto, amore mio? Siamo sul campo di battaglia. Ora mancano solo i coccodrilli!". Le bacia i capelli.
Nella sta armeggiando con i vestiti. Solleva il maglione, strappa con un gesto secco le spalline della canotta, se la sfila, poi la strappa ancora in un paio di strisce. Non contenta, rialza il maglione e stavolta sfila il reggiseno, strappando le spalline.
Ad uno sguardo interrogativo di Lazar scrolla le spalle «Non sto facendo uno strip-tease... - e sottovoce impreca contro l’abitudine di portare indumenti intimi di seta.
Si avvolge le strisce di seta sul volto, a proteggere la bocca ed il naso dal fumo.
Guarda Lazar: "Prikriti me, coprimi".
Poi sguscia fuori dal riparo, tenendosi bassa. Corre semicoperta dal fumo, cercando di non farsi beccare dalle sventagliate di proiettili che le sibilano attorno.
Misha non si vede, è rimasto bloccato nella sua corsa, forse sta cercando di disimpegnarsi.
Le bottiglie di benzina non sono lontane. Accanto c'è il cadavere dell'uomo che ha lanciato la molotov sulla macchina.
Nella recupera un paio di bottiglie, ma scivola nella corsa di ritorno. È Lazar a lanciarsi in suo aiuto sparando all'impazzata. Un proiettile la colpisce ad una gamba, un dolore secco come il morso di un calabrone, e poi Lazar è accanto a lei e la trascina al riparo del muro.
Una bottiglia è rimasta in suo possesso. La apre e versa via un po' di liquido. Raccoglie una manciata di sassi e li infila nella bottiglia, e poi caccia nel collo il reggiseno facendo in modo che un pezzo peschi nella benzina, cercando di stivare la chiusura il più possibile, facendo un tappo col resto e lasciando fuori solo un lembo, come innesco.
"Almeno qualcosa ho imparato, in quegli anni di università - Nella guarda la sua improvvisata bottiglia incendiaria - certo era meglio se era di vetro..."Lazar cerca di fermarla "Non voglio che nessuno di voi ci rimetta le penne per causa mia. È meglio che il più diplomatico di voi chieda di trattare. Non credo che ce l'abbiano con voi e nemmeno che siano i miei peggiori nemici. Dite che andrò con loro se garantiscono con un salvacondotto la vostra incolumità e libertà".
Ma Nella non l'ascolta, si libera con uno strattone e riparte di corsa, tenendosi bassa, con la bottiglia in mano.
Una raffica colpisce la bottiglia prima che sia riuscita ad accenderla e per un soffio non la prende in pieno. Immediatamente si butta a terra, poi cerca di arretrare, mentre Lazar si allunga per afferrarla e per tirarla a sé.
Quando è al riparo, si appoggia contro il muro, ansimante - "Cazzo... non ho mica più l'età per queste cose..." . Una chiazza di sangue si sta allargando sui pantaloni strappati.Iunio è scomparso.
Correndo a zig a zag per evitare i proiettili, ha afferrato anche lui una bottiglia di benzina, pensando che potesse diventare utile, ed è corso dietro il bar, cercando il modo di entrare.
Sfonda una finestra e si cala all'interno, cercando un riparo.
Nel bar, appostato alla finestra dalla parte opposta, c'è Fabio.
Si volta e gli grida: "Giù, che qui si muore, mica stiamo al luna park..." e, nel frattempo, spara a tutto ciò che si muove.La situazione è difficile.
La jeep sta bruciando come una palla di fuoco.
La macchina si è incendiata più lentamente, ma ora si sta riducendo ad una carcassa e una nube di fumo nero si innalza nell'aria.Misha si muove velocemente verso una zona di copertura e prova a far squillare di nuovo il cellulare.
Il trucco ora è scoperto e il militare che ha visto il suo compagno morire falciato dai suoi colpi è troppo attento per caderci di nuovo.
Un'abile finta e Misha crede di averlo sorpreso, balzandogli alle spalle.
Il serbo si volta con l'arma puntata e si trovano entrambi l'uno di fronte all'altro a sparare come forsennati.
Misha sa di avere dalla sua parte la forza del Pathos. Ha sempre pensato che prima o poi sarebbe stato messo alla prova e ora il momento è venuto, interminabile.
Un instante eterno di colpi che sfrecciano portando un messaggio di morte.
Sei morto. No. Sei morto. No. Sei morto. No. No. No.
È il giovane militare che cade riverso sulla sua terra, cade a terra con tutti i suoi ricordi, immobilizzati in quell'istante. Il silenzio, interrotto dalle grida.
Misha è vivo.
La morte ha preso un altro sentiero, anche questa volta.Un gruppo di militari in divisa verde scuro si sta avvicinando da un macchia di bosco distante qualche centinaio di metri. Si muovono in modo irregolare e sparano qualche colpo in direzione dei serbi che si trovano dall'altra parte della strada.
Si odono delle grida. Gli spari cessano. Altre grida.
"Sono russi", sussurra Lazar a Nella.
I "russi" si avvicinano saltando di riparo in riparo. A distanza ravvicinata non sembrano militari in divisa, ma piuttosto mercenari. Non c'è il tempo per pensare. Russi da una parte. Serbi dall'altra.
Nel silenzio interrotto solo dal crepitio delle fiamme e da qualche singolo sparo, giunge inaspettato il ritmico rumore delle pale di elicotteri.
Sono quattro: due Apache e due elicotteri da ricognizione.
NATO. Le forze di estrazione della NATO di stanza in Bosnia.
Sono stati attirati dal fumo o sono stati avvertiti da qualcuno?«Basta con questa follia - urla Lazar, guardando inorridito la ferita di Nella e cercando di farsi sentire dagli altri - Siamo nella merda fino al collo. E i russi che cazzo c'entrano? Scappare non se ne parla, siamo circondati, tutto quello che c'era sulla macchina è bruciato. Devo solo capire qual è il male minore. Forse è meglio la Nato, anche se mi ripugna dirlo. Ci dà sicuramente più garanzie».
Stringe a sé Nella e le mormora: "Amore, mi dispiace, ma l'ascensore sta precipitando. Devo salvare almeno te da questo disastro. Oggi ho vissuto con te il momento più bello della mia vita. Ora posso affrontare qualsiasi cosa".
Nella lo guarda con improvvisa durezza: "È questo che ti hanno insegnato le "Tigri"? Ad arrenderti? Questa parola per me non esiste. Noi attireremo l'attenzione degli elicotteri, creeremo un diversivo e tu devi approfittarne per scappare. Dimostrami quanto vali. In qualche modo poi ci ritroveremo, te lo giuro».
Lazar la stringe con disperazione e Nella gli si avvinghia addosso. È lei a schiudergli le labbra e baciarlo con rabbia. Poi si stacca. "Abbiamo ancora qualche minuto... Deve esserci una soluzione... deve esserci... non posso perderti di nuovo... Padre, aiutami..."
La ferita alla gamba brucia come ferro rovente. I pantaloni sono intrisi di sangue.Gli elicotteri si avvicinano.
Iunio Simpson è il primo a decidere per se stesso, in modo chiaro e inequivocabile.
"Voglio essere recuperato dalla NATO".
Appena ha visto gli elicotteri questo è stato il suo pensiero fisso: "Voglio essere recuperato dalla NATO".
Posa la bottiglia di benzina che aveva ancora in mano senza sapere bene perchè; esce dal bar e si dirige verso la toilette.
"Ci sono quei piccoli finestrini, ci sono sempre nelle toilette, fatti giusto per prendere aria, oppure ci sarà una ventola che abbia dietro di sé un condotto che esce sul tetto, oppure ci sarà una finestra su quel lato: voglio essere recuperato dalla NATO".
C'è una finestra. Il giornalista si sfila il cappotto e lo getta fuori per vedere se sparano e lo colpiscono. Vedendo che tutto è tranquillo si lancia fuori della finestra e comincia a risalire la strada.Fabio Di Callisto ora ha ben chiaro cosa deve fare.
Fabio Di Callisto ha la memoria lunga del tempo che lo aiuta in questi casi.
Dimenticare per ricordare. Dimenticare di essere Fabio per ricordare di essere Pan.
Dimenticare di essere un uomo per ricordare di essere Immortale.
Chi può sopportare la danza della morte?
Chi può vivere in una gabbia troppo stretta?
Quale forma di terrore coglie chi si trova chiuso in una stanza in cui le pareti di gommapiuma si infuocano come torce di resina?
Quale grido soffocato esce dalla gola di un uomo che osserva le sua carne andare a fuoco? Mamma! Mamma!
Come bambini in preda al panico i militari fuggono disperatamente.
Paura. Una paura piena d'orrore che paralizza, che fa tremare l'anima fin nel profondo.
Paura. Una paura che inchioda gli uomini sullo sguardo fisso di dio.
Pan.
Panico.
E ciascuno assiste alla propria condanna.
Pan... Panico. Panico ancestrale che mette in fuga.
Là dove la fuga è possibile.
Pan... Panico che non permette di vedere quello che non deve essere visto.
Un suono. Un suono insopportabile.
Un fischio.
Ma per qualcuno è una sinfonia.
Debussy: L'après midi d'un faune.
È la dolcezza di una musica soave quella che accompagna la fuga di Nella e Lazar, colti di sorpresa dal grido di Misha: "Qui c'è un corridoio, i serbi sono impallati dai russi, se Lazar se lo piglia la NATO è fottuto, correte...".
Una musica soave, delicata, come di chi si riposa dopo un pranzo abbondante.
Abbondante è stata la distruzione, abbondante il Pathos.Gli elicotteri volteggiano lontano come calabroni impazziti.
Iunio Simpson è scappato in direzione dell'ultimo Apache che si allontana.
Si sbraccia, è troppo lontano per vedere gli altri che fuggono verso la foresta.
"Voglio essere recuperato dalla NATO".
L'elicottero compie un mezzo giro, plana verso il giornalista, qualcuno lo afferra e lo tira su, poi riprende quota.Pan. Panico.
Non per tutti.
Iunio Simpson è tranquillo ora.
Ha qualcosa da scrivere per il suo giornale. Già… ma cosa?Nella corre.
Corre nonostante il dolore alla coscia, nonostante il sangue che cola lunga la gamba e riempie la scarpa, corre con la musica dolce della siringa di Pan che le risuona nelle orecchie, corre.
La mano stretta in quella di Lazar, corre.
Sente appena la voce di Misha che urla qualcosa...
Misha... è vivo! Un'esplosione di gioia... è vivo! È lì sul limite del bosco e la chiama verso di sé.
La forza di fare ancora i pochi passi che servono per arrivare ai primi alberi.
La gamba non la regge più. Cade.
A terra, nell'erba grigia, cotta dal freddo, cerca di raccogliere le ultime briciole di energia, di visualizzare nella mente i riccioli d'argento che potrebbero porre fine al dolore... Inutile.
Le dita invisibili si chiudono sul nulla. La mente stanca non riesce a concentrarsi e il flusso di emozioni la sfiora e scorre via. " Non ci riesco... non riesco a farla smettere di sanguinare"
Il tono è fra il pianto e la rabbia.
Fabio arriva trafelato subito dopo, non più così veloce, forse è affaticato, ma chi non lo sarebbe? Nella alza gli occhi e lo guarda per un lungo istante.
"Grazie"
Che cosa si può dire a chi ti ha appena permesso di portare in salvo la persona che ami, nonostante tutto?
Lo sguardo di Fabio è appannato dalla fatica.
Le sorride, un sorriso pieno di affetto: "Sapevi benissimo che lo avrei fatto... Mi conosci da qualche migliaio di anni..."
Poi si appoggia qualche istante al tronco di un albero, gli occhi chiusi.
"Bene, per adesso siamo tutti e quattro vivi, e francamente non mi aspettavo tanto. Andiamo».
Faticosamente si scosta dal tronco e si incammina, senza voltarsi indietro a vedere se gli altri lo seguono.Lazar cerca di dare una mano a Nella, la prende tra le braccia, la solleva e se la mette a tracolla. Corre verso il bosco, dopo aver rivolto uno sguardo interrogativo a Fabio.
Misha si accorge che Nella è ferita, vede Lazar che la solleva ed in quattro balzi gli è davanti: senza dire una parola gli tende le braccia, in una preghiera muta. «Lasciala a me«.
Incrociano gli sguardi e Lazar comprende. A malincuore gli passa il corpo inerte della donna e Misha riprende a correre, il contatto con la madre, l'adrenalina del combattimento, il vento gelido sulla faccia.
Corri Misha, corri, all'inferno quel posto lo dovranno ancora tenere in caldo.Più avanti si ritrovano. Stanchi, distrutti dalla fatica, dall’ansia e dalla tensione.
Il freddo si è fatto pungente. Sta scendendo la sera.
Misha ha appoggiato delicatamente Nella ad un albero, poi è crollato a sedere, ansimante: "Andiamo ancora verso sud per poco, troviamo una fattoria, ci prendiamo vestiti, coperte, cibo e zaini. Ci penso io, non voglio sentire dire di no. Subito dopo tagliamo dritti verso la costa, so che è prevedibile ma non possiamo fare altro. Prenderò anche dei medicinali se li hanno, fatemi riposare un poco".
Abbraccia la mitraglietta, si stende sul terreno. "Grazie Catastrofe per i tuoi doni" - pensa.
«Calma, calma - gli fa eco Lazar - Non c'è bisogno di aggredire ulteriormente gente già più che aggredita dai vostri "pacificatori". Le cose si possono ottenere anche con altri metodi. E poi non mi sembra il caso di lasciare dietro di noi testimonianze di questo tipo. Oppure pensi di non lasciare testimoni vivi? Questa è la mia gente, non posso dimenticarlo...»
"Non voglio uccidere la tua gente, anzi mi servono vivi, per avere dei testimoni che raccontino alla Milicija cosa è successo, in modo che pensino che stiamo andando da una parte mentre noi andremo in quella opposta».«Invece di discutere, non potremmo cercarci un posto per passare la notte? «
Nella riporta i due uomini alla realtà.Il gruppo si rimette in moto.
Nella non riesce a camminare. Lazar e Misha sono costretti a portarla a turno in braccio.
Quando già è scesa la sera, finalmente trovano un casolare di campagna, poco più di un riparo per animali. Dentro ci sono alcune balle di paglia. Ma c’è un tetto e quattro mura per proteggerli dalla morsa gelida del vento.
Non appena si sono sistemati, Lazar propone a Misha una spedizione per rifornimento di generi di prima necessità. Escono nel buio.
Quando ritornano, alcune ore più tardi, portano con sé un piccolo tesoro che estraggono da due grossi zaini: cibo, alcune coperte, disinfettanti, bende ed aspirine. Lazar racconta che hanno avuto fortuna, hanno forzato la porta dell’emporio del paese che c’è a pochi chilometri ed hanno preso quel che hanno trovato, lasciando sul banco il denaro per la merce prelevata.
Nella pulisce la ferita alla gamba, la disinfetta e la benda.
Il dolore c’è ancora, ma il riposo lo ha un po’ attutito.
Lazar le si siede vicino, la prende fra le braccia, le chiede come si sente, la carezza, si stringe a lei per cercare di tenerla al caldo. E le parla, sottovoce, con dolcezza...
«Come stai, Isabela, amore mio? O devo chiamarti Nella? Nel monastero mi hai fatto vedere cose incredibili, ora le ricordo confusamente, però credo di aver capito abbastanza. Non è facile accettare quello che ho intravisto, dovrai avere molta pazienza con me. La cosa importante è che ora siamo insieme. Ma il prezzo è troppo alto, se tu ora stai soffrendo e la tua vita è in pericolo. Vedo qui tra le mie braccia una Isabela sanguinante che sente il dolore della ferita. Ti prego, amore, se hai anche questa capacità trasferisci su di me il tuo dolore, fa’ in modo che io possa assumerlo su di me per liberartene.
O almeno lascia che io lo condivida, per alleviarlo un po'. Non temo il dolore fisico, sai? Ma quello spirituale si, quello non lo sopporto. E non posso aggiungere altri sensi di colpa a quelli che già mi tormentano. Ora cerca di riposare, amore mio. Io starò accanto a te, ti terrò al caldo, veglierò sul tuo sonno».
Nella si accoccola fra le braccia di Lazar, ascolta le sue parole, risponde con calore al suo bacio.
Il tono della voce, la passione trattenuta che ci percepisce, la dolcezza, quell'accento buffo con cui parla l’italiano, le sue incertezze, la fanno sorridere. Il sorriso si trasforma in una smorfia - ahi, che male - quando, inavvertitamente, muove la gamba...
"Oggi pensavo che fosse finito tutto... ed invece siamo qui. Siamo vivi.
Smettila di preoccuparti per me. La ferita non è grave, vedi? Ha smesso di sanguinare, tra un paio di giorni starò benissimo, te lo prometto. E poi mica è colpa tua se io sono incosciente... "
Poi diventa più seria.
" Lo so che sei frastornato. È difficile accettare quello che hai visto oggi. È accaduto tutto troppo in fretta, non c'è stato tempo di prepararti... Nella, Isabela... chiamami come preferisci, ma guardami, ora guardami..."
Sotto gli occhi dell'uomo e solo per lui, la figura infagottata nella giacca a vento si trasforma per pochi attimi nella dea.
Lazar si trova tra le braccia una donna dalla bellezza struggente, sensuale, calda come il sole d'estate, i lunghi capelli biondi intrecciati di fiordalisi, il seno pieno, appena velato dal pallio azzurro.
Forse è stato un delirio, una visione fugace, un battito di ciglia. Quando riapre gli occhi, ci sono solo gli occhi di Nella (Isabela?) che lo guardano con amore.
" Accettami per quello che sono" - è la muta richiesta che Lazar le legge sul viso, un attimo prima che chiuda gli occhi e si addormenti, stranamente serena, la testa appoggiata sulla sua spalla, cullata dalle sue braccia.
Lazar le mormora quasi cantilenando le strofe di una poesia della sua terra:Parliamo ad alta voce
per non essere uccisi
dal nostro profondo silenzioDall'altra parte del muro
i nostri fratelli tacciono
pensando al nostro futuroSe la parola è proibita
ogni cosa è proibita:
ACTA EST FABULAUna lacrima scivola, discreta, dagli occhi di Lazar e si posa, impercettibile, tra i capelli di Nella
Durante la notte, quando Misha è di guardia, mentre Nella dorme tranquilla, lo raggiunge, si siede accanto a lui e gli parla a lungo.
Per due giorni rimangono nella zona, spostandosi verso sud-est per avvicinarsi al confine.
Dormono dove possono, si spostano con mezzi di fortuna. La ferita di Nella non migliora. Cammina poco e con fatica. Spesso deve essere aiutata.
Una notte Misha e Lazar Hanno fatto un’incursione in una fattoria. Hanno preso abiti e cibo. Il poco che si riesce a trovare in questa terra di diseredati.
Nei momenti di tranquillità, Lazar coglie tutte le occasioni per stare da solo con Nella. Si cercano di continuo, come se non potessero rimanere lontani.
La sera si siedono accanto e, incuranti degli altri, gli occhi dell’una negli occhi dell’altro, si scambiano l’anima. Spesso si abbracciano, si baciano con passione. A volte è evidente che trattengono a stento il loro desiderio.
Fabio è silenzioso ed accigliato. Ha sempre la pistola a portata di mano e lancia occhiate indecifrabili verso Lazar.
Una sera, dopo un colloquio più lungo e più tormentato del solito, ad un certo punto Lazar si è alzato ed è uscito. Nella lo ha seguito, zoppicando...Lazar è visibilmente preda di un tormento interiore.
Con fatica, e dopo vari tentativi, Nella riesce a ristabilire un contatto con lui. Ma quando ci riesce, lui le apre completamente il suo animo.
«Il mio cuore è stretto in una morsa dolorosa. Non riesco più a distinguere i miei desideri dalle mie paure. E così i momenti di sublime felicità che inaspettatamente mi sono stati donati rischiano di essere risucchiati nelle sabbie mobili dell'angoscia.
La felicità si paga.
L'ho sempre saputo e, forse per questo, l'ho evitata per gran parte della mia vita.
E stavo bene, immerso in quella sorta di tristezza protettiva che non permettendomi di vedere i colori del mondo, mi evitava lo sgomento che si prova quando manca la luce.
Anche il male, quello che vedevo fare e quello che facevo, mi appariva grigio, mai nero.
E quando la morte si è avvicinata al mio fianco, mi sono trovato pronto ad accettarla, quasi con gratitudine; quello che stavo perdendo non era granché.
Ma il destino, vestendo i panni del dottor Vodika, non ha voluto concedermi la grazia dell'oblio.
Quando tutto era finito, tutto è ricominciato. Come prima.
Poi, all'improvviso, una forza nuova e potente è penetrata nella mia vita. Tu, Isabela.
Tu sei come esplosa dentro la mia anima e vi hai seminato i colori del mondo, l'odore della passione, il sapore forte dell'amore totale.
Tu hai risvegliato tutto questo in un uomo che si è reso conto di aver appena cominciato a vivere nel momento in cui, trovato il suo sogno, lo ha visto lontano e irrealizzabile.
Ma, come accade solo nelle favole, grazie alla forza di quest'amore così incredibile, il sogno è divenuto realtà, almeno per un momento. Quando ti ho stretta tra le mie braccia davvero, non più solo con le parole, la felicità è diventata qualcosa di concreto, talmente eccessiva da far paura.
La felicità si paga.
E ora che non posso più evitarla, sento crescere forte in me la paura.
Paura di che? Se riuscissi a dare una forma a questa paura, forse riuscirei ad affrontarla meglio.
Paura che il sogno realizzato sia solo un sogno da cui ci si risveglia?
Paura di perdere te, il mio amore? Paura di perdere me stesso, la mia identità, le mie radici, per seguire la felicità e, così facendo, intaccare la felicità stessa? Paura di non essere degno del tuo amore? Paura di non essere all'altezza di quello che mi è stato rivelato, e che finora avevo cercato di lasciare coperto da un misericordioso velo?
Tu non sei Isabela, ma il tuo amore è vero. E questo mi basta per affrontare questa prova.
Non sarà facile per me, ma non sarà facile neanche per il Pathos accogliere uno come me. Perchè io sono quel che sono, e vorrei essere accettato per quel che sono. Da tutti i fratelli»Nel buio, Nella gli appoggia la testa sul petto, circondandolo con le braccia.
"Tutti noi siamo quel che siamo, Lazar. Io per prima. E Misha. E Fabio. E gli altri. Lo so che non sarà facile, non l'ho mai pensato, ma ci riusciremo...
La notte è gelida, il cielo chiaro, gonfio di neve.
Il freddo spinge le mani di Nella sotto la camicia dell'uomo, a cercare il calore della pelle. Il contatto è una scossa che scuote ambedue.
Il desiderio, trattenuto davanti agli altri, è libero di salire, crescere, irrompere nei loro corpi e buttarli violentemente l'una verso l'altro a cercarsi, nell'ansia improvvisa degli amanti.
Mani febbrili, bocche che si mordono, affamate, voraci. Non è ancora il tempo dei baci languidi. Due corpi che si muovono al ritmo del piacere che canta dentro di loro, i vestiti ancora addosso, ogni centimetro di pelle scoperta morso dal freddo e bruciato dalla passione. Gelo e fuoco.
Pensieri e ricordi che si mischiano, non più di Nella, non più di Lazar...
L’odore del mirto a Santorini, le statue bianche della dea, le mura di Bisanzio... L’alzabandiera nel buio di un’alba che stenta a spuntare, il grido di mille voci che fa vibrare l’aria... La mano del Padre sulla mia spalla, la sua voce amata ed odiata, la Lancia fra le mani, ce l’abbiamo fatta... La notte nel villaggio di Koriljie, la rabbia, l'onore ferito, la vittoria perduta... «Ricordi? Ricordo... È tutto qui, guarda dentro di noi... non io, non tu... Noi... Possibile? Siamo... noi?»
È un bisogno urgente e insopprimibile, la sete di bere l’uno dalle labbra dell’altra, la bramosia di sentire il calore delle mani che esplorano ogni centimetro di pelle, il tormento di due corpi che si uniscono per lenire il dolore di essere due entità separate. E mentre l’eccitazione cresce dentro di loro, rabbiosa contro il destino che li ha tenuti a lungo separati, privandoli di miliardi di attimi preziosi, i pensieri si fondono.
E poi, pian piano, anche i corpi si fondono e le mani, una con le delicate unghie laccate, l’altra più sgraziata, con il dito senza unghia, divengono una sola mano. E poi le braccia, e le gambe, e il seno dai capezzoli appuntiti che diviene tutt’uno con il petto ricoperto di cicatrici, e le gambe, e i volti, che non sono più distinguibili...
Una creatura unica che è l’essenza del piacere. Un attimo, forse un’illusione.Più tardi, quando la passione si è placata, vengono le tenerezze.
Non c'è più fretta ora.
Piccoli baci a fior di labbra, sciocchezze che si scambiano come un gioco, ridendo, complici, consci dell'assurdità di quei gesti eppure incapaci di smettere.
«Siamo pazzi, amore mio?»
Lazar sfiora con le dita il ciondolo a forma di cuore con le spighe che Nella tiene sul seno.
«Prometti, amore, che qualunque cosa succeda terrai sempre questo ciondolo sulla tua pelle, e anche fra mille anni non dimenticherai questo insignificante mortale che ...
L’emozione è forte, non riesce a terminare la frase.
Nella lo fissa a lungo.
"Mille anni... Un’eternità o un battito di ciglia. No, non ti dimenticherò. E poi non è detto... "
Le ultime parole rimangono sospese, come se lei non volesse proseguire oltre.
Sfila dal medio un triplo cerchietto, oro rosso, oro bianco ed oro giallo intrecciati. Prende la sinistra di Lazar, l'anello è troppo stretto per l'anulare, lo infila nel mignolo senza unghia.
Poi lo guarda e gli sorride.
" Vedi? In fondo aveva ragione Alessio. Non ti serve l'anulare per questo anello..."
Ed ancora ridendo gli schiocca un bacio sulle labbra.Quanto tempo passa prima che si accorgano che sono seduti sulla neve, che gli abiti sono ormai fradici e che il freddo consiglia di alzarsi e rientrare?
"Lazar, sei disposto a pronunciare il giuramento che ti legherà a noi, a me, per il resto della tua vita?"
"Sono pronto"Quando rientrano, strettamente allacciati, sul viso della donna brilla una sorriso.
« Misha, Fabio... Vi chiamo a testimoni del giuramento di Lazar. Lui lo ha già prestato nelle mie mani, al monastero, ma ora è giusto che sia pronunciato davanti a voi... «
Si volta verso Lazar, gli tende le mani, le palme rivolte verso l’alto ed attende che lui vi appoggi le sue.
«Ripeti con me - Nella incomincia con voce tremante a pronunciare lentamente le parole del Patto - Questo è il patto dei Risvegliati che io giuro ai Sette che plasmarono l’Universo. A Psiche sapiente, a Destino sovrano, a Sogno incantevole, a Distruzione terribile - una pausa, un sorriso - a Discordia arguta, a Desiderio potente, a Enigma impalpabile... «
Lazar pronuncia il giuramento con il suo accento strano, sovrapponendo la sua voce a quella della donna.
L’antica formula si snoda e si dispiega nel silenzio, con la solennità di un rito ripetuto da millenni, ma sempre nuovo. L’emozione di Nella è palpabile, è un’onda di energia che sale e si espande, circonda Lazar, come la piena di un torrente che abbia finalmente rotto gli argini.
Lazar fissa intensamente, con espressione adorante, la donna, mentre le ultime parole del patto si spengono. Poi si gira e fa un passo verso Misha e Fabio.
Li guarda, aspetta un gesto, una parola.
Misha gli batte una pacca sulla spalla, sorridendo.
Fabio si alza in piedi. Si avvicina. Gli scompiglia i capelli: "Benvenuto tra noi, Lazar..."
Poi si volta verso Nella: "...Ma, mia cara, c’è ancora una cosa che devi dirmi, perchè non mi è chiara. Alessio che fine ha fatto? Eh, si, perché tutto è iniziato da lì ...dalla voce di Alessio che ti chiedeva aiuto, che ti chiedeva di porre fine alla sua sofferenza.
Ora, non vorrei che per accettare Lazar tra di noi si prolungasse la terribile sofferenza di Alessio.
Perchè, vi avverto.... se così fosse, per me il giuramento di Lazar non ha nessuna importanza...."
La voce di Fabio è tranquilla, e anche la sua espressione è pacifica.
Ma qualcosa nel suo tono dice che non sta per niente scherzando...
L’espressione di Lazar diventa dura, gelida. Senza dire una parola, si allontana lentamente dal gruppo, raggiunge i resti di un muretto, si siede e il suo sguardo si perde nell’orizzonte.
Misha discretamente esce, gli si avvicina, mette un piede sul muretto, guarda anche lui l'orizzonte e gli parla sottovoce. "È difficile avere a che fare con gli Dei, dovrai abituartici, ma prima o poi anche loro ti accetteranno per quello che sei. E attento al secondo limite, su quello sono molto suscettibili, e Fabio potrebbe approfittarne, visto il rapporto che ha con te. Se potrò aiutarti lo farò, ora sei un mio fratello, e se hai bisogno di parlare o spiegazioni chiedi pure".Nella è rimasta impietrita dalle parole di Fabio. Infine si scuote, si avvicina, gli molla uno schiaffo ed incomincia ad urlare... "Dovevi proprio scegliere questo momento per le tue domande idiote? La scintilla di vita che rimane di Alessio è nella mente di Lazar, vive con lui, dentro di lui e ringrazio gli Eterni che sia così.
Ma credi che sia facile convivere con i ricordi ed i pensieri di un altro? Credi che sia facile sentirsi ripetere da tutti quanto era importante Alessio? Lui NON è Alessio, maledizione...
Ora è Lazar che soffre per le tue parole... possibile che tu non capisca? Prova a pensare a quanto deve essere piacevole sentirsi rifiutato da qualcuno a cui hai offerto col cuore la tua vita, rinunciando a tutto.
Lazar è Lazar. È lui che ha fatto il giuramento e si è unito a noi, lui e nessun altro, e deve essere accettato per se stesso, per quello che è, non per altre ragioni, vuoi capirlo, caprone che non sei altro?"Fabio ha incassato lo schiaffo con assoluta calma, e ha ascoltato con pazienza la tirata di Nella.
Quando però lei sta per andarsene, la ferma, trattenendola violentemente per un braccio.
La costringe a voltarsi. La morsa al polso è durissima, fa male.
Nella tenta di divincolarsi ma Fabio non la lascia andare, e inizia a sbraitarle in faccia.
"Ma tu sei proprio cretina! Ma cosa cazzo me ne frega a me se quell'imbecille laggiù - indica il muretto - soffre. Soffre??? E 'sti cazzi!!!"
Fabio urla, e le sue parole sono chiaramente udibili anche da fuori.«Ma che sta facendo - grida Lazar come se fosse stato colpito personalmente - come osa trattarla in quel modo! Come osa toccarla!» Ha gli occhi che esprimono un’ira incontenibile, ed è pronto a lanciarsi in difesa di Nella.
È rabbia pura.
Misha lo blocca con una presa dura. "No, fratellino, fino a che ci sono io tu non ti vai a suicidare, chiaro? Ricordati ciò che ti ho detto sul limite".Le urla di Fabio continuano ad rimbombare.
"Ma lo capisci che a me non me ne frega un cazzo di chi ti sbatti? Ma rincoglionirti così è troppo!!!
Stai mettendo in pericolo te, me, Misha e Lazar. Stare troppo con gli umani a te ti ha mandato in pappa il cervello!!! Cosa cazzo ci siamo andati a fare alla ALIVE, se non per cercare di dare l'ultimo aiuto ad Alessio??? Ed ora, ti vuoi almeno degnare di dirci che cazzo di fine ha fatto?
CHE-CAZ-ZO-DI-FI-NE-HA-FAT-TO-A-LES-SIO??? È difficile da capire?
O non te ne frega più un cazzo di un tuo figlio che ti ha chiesto aiuto, dato che sei in fregola???
Ma ti ricordi chi sei??? SEI UNA NOTA, CAZZO!!!"
Poi Fabio la lascia andare con una spinta verso il muretto.
"E ora levati dalle palle, torna dal tuo giocattolo... e sbrigatevi a partire per l'Italia, che mi son rotto di fare da balia..."La donna esce. Rimane in piedi, in silenzio, davanti a Lazar. Gli prende il viso e lo volta verso il suo, cercando i suoi occhi. " È colpa mia, dovevo spiegare meglio la situazione... Davo per scontato che avesse capito, mi rendo conto solo ora che non è così... Ero talmente presa. Prima dall'ansia di trovarti e poi dalla gioia di averti trovato... Non fare caso alle parole di Fabio, sono solo parole... non mi farebbe mai del male »
«No Isab... Nella, non è colpa tua, sono io che stento ad accettare la realtà. Non ti preoccupare, mi abituerò. Te l'ho detto, con te vicina potrò affrontare ogni cosa... ma con lui non finisce qui... »
«Zitto... non pensarlo neanche...» Nella fa uno scarto, il movimento brusco le provoca una smorfia di dolore.
«Amore, perchè non curi la tua gamba come hai curato le mie ferite? Ora sento in me una nuova energia. Forse potresti attingere da me le forze che ti mancano. Dimmi cosa posso fare, ti darò qualunque cosa di cui abbia bisogno»
«Vedi, Lazar, l'energia che possiamo raccogliere e manipolare non è infinita... Ed io ne ho usata tanta... Il poco che posso ancora raccogliere preferisco non sprecarlo per me. Potrebbe essere più utile per qualcos'altro.
Ma potresti provare tu stesso...Rientrano più tardi, intirizziti dal freddo.
Fabio dorme in un angolo.
Misha che sta trafficando con due rami: li pulisce con il coltello e con i rimasugli dei vecchi vestiti lega delle fasce tra un ramo ed un altro.
"Lazar, vieni, se mettiamo Nella qui sopra e la portiamo noi, non ci rallenterà molto. E tu Madre, per favore, non fare storie, abbiamo bisogno che tu sia in forma il prima possibile, e penso che faccia piacere anche a Lazar... "
Alza la testa dal suo lavoro per strizzarle un occhio e rimane a bocca aperta. Nella sta in piedi benissimo, senza appoggi e non zoppica più.
"Ma non ce n'è più bisogno... Ora sto bene, vedi? - gli dice lei ridendo.
"Come al solito mi dici le cose dopo... sempre i soliti..." brontola fra sé Misha, senza finire la frase.Nei giorni seguenti entrano in un centro abitato, una piccola città, con l'idea di rubare o comprare delle biciclette per muoversi piu velocemente. Il piccolo centro è pattugliato dai militari serbi. Non strettamente, ma la sorveglianza c'è e non è il caso di rischiare troppo.
L'unico che potrebbe, forse, riuscire a passare inosservato è proprio Lazar, nonostante tutto... Forse anche Misha, ma non dovrebbe aprire bocca.
Deciso. Vanno loro.
Fabio e Nella aspettano in periferia.Dopo due lunghissime, interminabili, ore in cui Nella ha visto mille volte i due catturati dalle pattuglie, eccoli di ritorno. Ma le notizie che recano non sono delle migliori.
Lazar mostra un giornale serbo, con titoli cubitali : «VOLEVANO UCCIDERE IL PRESIDENTE"
Pare che siano stati arrestati cinque serbi, ex combattenti in Bosnia, e che dietro tutto questo ci siano i servizi occidentali, francesi, forse. La cosa ha provocato una immediata reazione, i controlli di frontiera si sono molto inaspriti e le pattuglie di militari sono aumentate. Ecco, ci voleva anche questa...
E le belle notizie non sono finite.
Lazar ha ascoltato un po' di chiacchiere in giro.
I militari stanno cercando tre italiani (tra cui una donna) ed un serbo.
Hanno già setacciato tutta la zona."Madre, pensi che con i cosmetici che hai, o che potremmo trovare, potresti ringiovanirti un poco?
Poi prenderemo, o meglio compreremo, dei vestiti da uomo, ti taglierai i capelli e così sembrerai un ragazzino, se cercano tre uomini ed una donna..""Devo anche farmi crescere la barba? - chiede Nella con uno spirito del tutto inadeguato alla situazione - Ok, ok... mi taglio i capelli. Ma per ringiovanirmi ci vuol altro che qualche cosmetico... Magari se mi metto in testa un berretto... eh? Va bene, va bene... li taglio, uffa..."
Apre la borsa, estrae le forbicine da unghie e sbuffando si taglia i capelli a due centimetri dal cranio.
Quando ha finito, più che un ragazzino, sembra una deportata."Per la frontiera, Madre, se potessi usare la dominazione sarebbe meglio, altrimenti cercheremo un posto per passare non visti e così faremo i clandestini fino alla costa " - incalza Misha.
"Alla frontiera? Conciati così ? Credo sia meglio cercare di passare clandestinamente..."
Dopo una settimana sono a pochi chilometri dalla frontiera col Montenegro.
Sono stanchi e malconci. Da dieci giorni si trascinano senza tregua per questa terra poco ospitale.
La zona è montuosa e il freddo si fa sentire.
Hanno camminato evitando le strade, tagliando per i sentieri, col rischio, sempre presente, di perdere l'orientamento. Il problema è stato quello di trovare un posto per passarci la notte, ma finora sono sempre riusciti a trovare un riparo di fortuna.Dopo la litigata, i rapporti tra Fabio e Nella sono rimasti freddi. Con lei Fabio è sempre molto silenzioso e le risponde a monosillabi. Con Misha e con Lazar, invece, è quasi normale, a volte persino cordiale.
Ci sono state molte discussioni sulla via migliore da prendere.
Ogni volta che si è discusso della situazione, Fabio non ha perso occasione per sottolineare l'urgenza di muoversi verso la costa croata e, quando qualcuno gli chiedeva il perché si è limitato a dire che doveva raggiungere di nuovo Belgrado al più presto.
Misha ha insistito per continuare verso sud, attraversando il Montenegro per raggiungere la costa.
Passare la frontiera montenegrina ufficialmente è impensabile.
Sono troppo riconoscibili, ed i passaporti italiani sarebbero subito intercettati.
Alla fine decidono di tentare di passare clandestinamente, attraversando il confine nelle zone di bosco, tenendosi sempre al coperto.
Da un'altura riescono a controllare la strada per Zabljac, l'unica che si può chiamare così, tagliata dalla sbarra che segna il confine.
Un confine che, fino a pochi mesi fa, prima della crisi del Kosovo, era solo simbolico. Oggi, anche se nominalmente il Montenegro è ancora parte della federazione Jugoslava, la sorveglianza è molto stretta, soprattutto nella zona serba.Stabilita la direzione da prendere, si muovono velocemente nei sottoboschi di larici ingialliti dal freddo, superando le ultime alture a mezza costa. Mancano ormai poche centinaia di metri...
Anche nel bosco la linea di confine è segnata: una rete metallica alta poco più di un metro e mezzo li divide dal
territorio montenegrino. A pochi chilometri, Zabljac... in basso, alle pendici del monte Durmitor...D'improvviso un rumore ritmico spezza il silenzio della montagna. Elicotteri.
Fabio, il primo ad accorgersi del rumore, con un gesto indica agli altri di acquattarsi fra i cespugli del sottobosco.
I larici sono quasi spogli e non offrono un riparo sicuro.
Osserva per una decina di minuti la zona. Ogni tanto alza gli occhi al cielo per individuare gli elicotteri di cui si sente il rumore. Sono due. Volano a bassa quota, appena sopra le cime degli alberi.
Sono evidentemente in perlustrazione nella zona. Cercano. Si stanno avvicinando.
"Giù. Se rimaniamo al riparo non ci possono vedere. Questo mi sembra un buon posto per passare. Gli elicotteri non potranno rimanere a bassa quota col buio, troppo rischioso... appena si allontaneranno, noi passeremo..."Lazar è molto teso. Verso sera, cercando di non farsi notare troppo dagli altri, si allontana e striscia in un punto in cui la neve è meno spessa. Scava con la mano fino a disseppellire la terra. Ne prende una manciata e la infila in una piccola bustina di plastica.
Le ore passano lente, gli elicotteri stanno setacciando la zona palmo a palmo.
Quando però scende la notte finalmente sembrano allontanarsi.È il momento che aspettavano. Fabio dà il segnale.
Strisciando fra i cespugli si avvicinano alla rete. La zona è scoperta. Se arrivassero adesso gli elicotteri, con le
fotoelettriche, sarebbe un tiro al bersaglio.
Ma il battere ritmico delle pale, per ora, è lontano.
Misha supera agilmente la rete, si piazza dall'altra parte e, mentre Lazar aiuta Nella ad arrampicarsi, lui si prepara a prenderla in braccio per farla scendere.
Poi Lazar ed infine Fabio.
Sono passati.
Ma il pericolo non è lontano. Il rumore delle pale di nuovo si avvicina.
Sciabolate di luce tagliano l'oscurità.
Corrono rasoterra verso la copertura degli alberi.
Un fascio accecante illumina la rete.
Appena in tempo.
Un minuto in più e sarebbero stati spacciati.Ma non si può rimanere a pensare, bisogna allontanarsi ancora.
A fatica, con stanchezza, stringendo i denti.
La notte passa, insonne, e un'alba livida li trova alla prima periferia di Zabijak, quattro figure che trascinano le gambe e si guardano intorno come sopravvissuti."Lazar, sai se ci sia un posto di quelli per ospitare i poveri ? Sarebbe l’ideale, ci potremmo riposare e rifocillare prima di partire e poi lì non farebbero molte domande, ed io e Fabio faremmo finta di essere muti, visto che solo tu e Nella parlate lo jugo".
"Sarebbe una buona idea, Misha, se non fossimo qui: i rifugi per i poveri da queste parti sono pieni di profughi del Kosovo... qualcuno potrebbe riconoscere Lazar" - gli risponde Nella.
"Però lui ha ragione, abbiamo tutti bisogno di riposo in un posto civile - replica Lazar - Cerchiamo delle stanze: di solito ci sono possibilità in case private, così non chiedono documenti».Mentre stanno discutendo, improvvisamente Lazar si prende la testa fra le mani e, come in preda ad una grande sofferenza, si getta a terra e incomincia a rotolarsi come un indemoniato.
Nella si inginocchia vicino a lui, gli prende le spalle, allarmata, tenta di fermare i tremiti e le convulsioni. Inutile.
Dopo un po', improvvisamente come aveva cominciato, Lazar si calma.
È bianco come un cencio bianco, sul viso rivoli di sudore ed è scosso da un leggero tremore.
Ma in poco tempo si riprende.
"MERDA! - dice - le medicine di Vodika! Si era raccomandato di non tralasciarle nemmeno per un giorno!".
"Medicine? Che medicine? Le hai con te?" - Nella è visibilmente preoccupata, lo guarda con gli occhi pieni di paura. Non può fare altro che tenerselo stretto fra le braccia ed accarezzarlo come un dono prezioso, talmente prezioso che il solo pensiero della possibilità di perderlo le gela il cuore.
Dopo qualche minuto Lazar si riprende ed è in grado di rimettersi in cammino, Nella non lo lascia un istante.Entrano in città.
Qui la sorveglianza è molto più allentata. Sembra non ci siano pattuglie in giro.
Trovano alloggio in una casa privata.
Nei giorni seguenti si informano sui mezzi pubblici. Ci sono corriere tutti i giorni per Niksic. Perfetto.
La corriera su cui salgono il giorno seguente non è molto moderna, ma arranca bene su per le strade di montagna. Dopo molte ore di viaggio, arrivano alla stazione di Niksic.
La città è piuttosto grande, non molto diversa dalle città italiane. Qui gli effetti della guerra sono meno evidenti, ci sono più auto e poca polizia in giro.
Nella trova finalmente un internet cafè ed invia un messaggio a De Sarzana, dicendogli di tenersi pronto col motoscafo, che stanno tornando. Su consiglio di Fabio evita di dare informazioni più precise sul luogo in cui si trovano. Anche Misha scrive un paio di brevi messaggi.
A Niksic è più difficile trovare alloggio in case private, ma in compenso si trovano camere in affitto con una certa facilità.Le camere della signora Marjanovic sono molto spartane.
Un letto, un tavolo, due sedie e un vecchio armadio dalle ante scricchiolanti. Però sono pulite.
Una ha un unico letto grande, l'altra due letti a castello.
Nella e Lazar si infilano istintivamente nella prima, senza nemmeno discutere.
In fondo al corridoio c'è una piccola stanza da bagno. C'è perfino una doccia.
"Abbiamo bisogno di una bella strigliata, che ne dici amore?" - chiede Lazar a Nella.
"Già, puzzo perfino più di lui" - gli risponde lei ridendo ed indicando Fabio.
Fabio, con un sorriso, la guarda e le dice: "Sono in molte a considerarlo un profumo..."
E poi, senza lavarsi, entra in camera e si mette a letto.
Misha lo segue con lo sguardo e alza gli occhi al cielo: "Santa legione grazie dell'addestramento..."
Poi guarda Nella e Lazar ammiccando: "Tanto sono IO che devo dormire con lui... chiamatemi quando avete finito, che io, invece, mi lavo..."
Dalla camera proviene un profondissimo russare.Poco dopo Lazar e Nella si infilano nel bagno, muniti di saponetta e dell'unico asciugamano a disposizione.
Nella poggia i vestiti sul panchetto sbilenco, e si infila sotto la doccia, dicendo con una risata "Prima! Tocca a me!".
"Ti aiuto a insaponarti" - è pronto a offrirsi Lazar che, più impacciato, si è disfatto solo della camicia e non sa dove appoggiarla.
L'acqua comincia a scorrere, in modo irregolare e al suono metallico di tubi che protestano. È appena tiepida, ma lei non ci fa caso. Comincia ad insaponarsi, poi sono le mani di Lazar che spargono il sapone sulla sua pelle, lentamente, con malcelata voluttà. Nella lo attira a sé, lui resiste un attimo - "Ehi, ho i vestiti addosso!" - protesta mentre l'acqua lo avvolge col suo tepore. "Non più" - ride Nella, mentre quasi con furia lo libera degli ultimi indumenti già bagnati. Ridendo come due bambini, Lazar e Nella giocano con il sapone e con i loro corpi, scivolano uno sull'altra, riuscendo a muoversi nello stretto spazio del vano-doccia come se fossero nell'ampio fiume dei coccodrilli.
Ora Lazar si trova alle sue spalle, le bacia i capelli corti e bagnati, le bacia il collo, poi la sua lingua scende giù lungo la schiena, facendole provare brividi di piacere. Poi la gira, si attarda solo un momento, per poi risalire verso i seni, dove si sofferma a lungo. I corpi insaponati sembrano sfuggire alle carezze, ma il desiderio è forte.
Improvvisamente l'acqua smette di scorrere. I due non se ne accorgono nemmeno. Non c'è molto spazio, Lazar si appoggia alla parete, imprecando contro il rubinetto che gli si conficca nelle reni. Nella gli si appoggia addosso, lui l'aiuta a sollevarsi, e fanno l'amore così, in una posizione contorta, insaponati e felici, ancora una volta dimentichi del mondo che li attende fuori di lì con gli artigli sfoderati.
"Ti amo, ti amo ti amo. Te lo vorrei ripetere all'infinito - le sussurra Lazar, dopo - Questo è il momento più felice della mia vita. Sai - aggiunge poi con una leggera vena di tristezza - qualcuno mi ha consigliato di vivere ogni giorno come se fosse il più bello e l'ultimo della mia vita, perchè potrebbe essere sia l'una che l'altra cosa. E io lo sto facendo".
Quando escono dal bagno sono ancora insaponati e continuano a ridacchiare; i loro occhi però, brillano di passione, appena appagata ma subito riaccesa.
«Ora il bagno è libero, se volete farvi la doccia» - urla Nella passando accanto alla camera di Misha e Fabio.
In camera finiscono di asciugarsi e si infilano nel letto.
Restano a lungo abbracciati, in silenzio, scambiandosi solo il calore dei loro corpi.
È Lazar il primo a parlare. Si capisce che c'è qualcosa che vorrebbe dire, ma non trova le parole per dirlo. È come imbarazzato, e dopo aver cominciato varie volte il discorso, lo tronca con un bacio.
Nella si solleva su un gomito e lo guarda negli occhi con un'espressione maliziosa "Non crederei mica di cavartela così: avanti, parla, o ti ci obbligo io..."
Senza aspettare risposta, gli si siede a cavalcioni sulle gambe, si abbassa su di lui ed incomincia a baciargli il collo e la gola, accarezzando la pelle tiepida con la lingua.
Lazar si rilassa, sorride...
E lei, con un movimento improvviso, gli blocca le braccia in una presa di lotta ed incomincia a fargli il solletico sui
fianchi. "Avanti, racconta tutto alla mamma... perché altrimenti vado avanti fino a quando non chiedi pietà..."
E ride come una matta mentre Lazar si contorce e scalcia sotto le sue mani.
"Basta, basta, mi arrendo" - urla Lazar che non sopporta il solletico - aspetta solo un momento, non posso dirtelo ridendo, è una cosa seria".
Qualche minuto per calmarsi, poi stringendola teneramente Lazar riprende a parlare.
"Ecco, io mi chiedevo... non so se è già successo altre volte... insomma, è possibile che..."
Si interrompe, scosta Nella quel tanto che basta per guardarla negli occhi.
"Prima dimmi, per te non sono un giocattolo, vero? Lo so, lo so, con lui è tutta un'altra cosa, qualcosa che io non posso nemmeno immaginare, qualcosa che va al di là del tempo. Ma almeno per questo breve momento che mi è concesso, io non sono un giocattolo, vero? Quello che provi per me, anche se è solo un millesimo di quello che provi per lui, è amore, vero? No, aspetta, non dire nulla. Me lo hai già detto tante volte. Scusa la mia insicurezza, in certi momenti sento tutto il peso della mia condizione di mortale, soprattutto quando mi confronto con lui e so che il confronto è perso in partenza. Lo so che mi ami, e ora mi vengono in mente queste parole, non ricordo quando me le hai dette, forse le ho solo immaginate: «L'amore non si divide, l'amore si moltiplica".
«No, non le hai immaginate, le ho sussurrate io nella tua mente, ancora prima di conoscerti...»
Lazar riprende a coccolare Nella con tenerezza, e continua, ora con voce più tranquilla.
"È possibile che dal nostro amore nasca un figlio? E cosa sarebbe? Un semidio? Sai, mi piacerebbe pensare che ti resti qualcosa di me...".
Lazar bacia con delicatezza la fronte, le palpebre, le guance della donna che stringe tra le braccia.
Nella rimane interdetta. Non aveva pensato a questa possibilità. Ma è naturale, potrebbe succedere. Nessuno dei due si è curato di prendere precauzioni.
Un sorriso raggiante si distende sul suo volto.
«Un figlio da te... un figlio nostro... «
Appoggia il capo sul suo petto, assorta nei pensieri che le danzano nella mente.
«Un tempo i nostri figli erano più che umani, ma un tempo noi eravamo molto potenti. Ora non so. Forse sarebbe solo un piccolo bambino da proteggere e da amare».
Rialza la testa e lo guarda negli occhi, improvvisamente seria.
«Lazar, io ho un figlio. Ha quasi diciassette anni. Viveva con me, ma era troppo spesso solo. Ora vive con suo padre. Ma lui è nato prima che io... prima del mio risveglio. Sono in pochi a saperlo, ho cercato di tenere nascosta la sua esistenza, l’ho allontanato anche per proteggerlo, perché avrebbero potuto colpire lui per indebolire me - tace per pochi istanti, sorride di nuovo - ma un figlio nostro, Lazar, potrebbe essere davvero un piccolo miracolo...»
Il cuore di Lazar batte forte nel petto. Tanto forte da far quasi male.
Un senso di felicità prepotente lo pervade. Scopre una nuova, travolgente emozione. Gli sembra di sentire il battito del cuore di lei, e continua a stringerla a sé con una passione che in questo momento trascende la materialità dei corpi. Il resto è silenzio, perchè quando l'amore tocca le vette dell'assoluto, non c'è più bisogno di parole.
Insieme scivolano nel sonno, per incontrarsi di nuovo al di là della dimensione del reale. Consapevoli ormai che, quando verrà il momento, la forza dell'amore che li ha uniti consentirà alle loro anime di incontrarsi al di là della vita.
Un altro giorno di Lazar sta volgendo al termine, potrebbe essere stato forse il più bello e forse l'ultimo.
Ma domani è un giorno nuovo, tutto da vivere e tutto da inventare, insieme alla sua Amata Immortale. E anche domani forse sarà il più bello e forse sarà l'ultimo.Sabato mattina c’è una corriera per Vilusi, sul confine bosniaco.
Nella insiste per andare da quella parte, ma Fabio la convince che è meglio non rischiare. Meglio dirigersi verso il mare direttamente, senza dover attraversare altre frontiere. E così fanno.
Nel primo pomeriggio salgono su un grosso torpedone che dovrebbe portarli direttamente a Kotor, sulla costa adriatica.
Il viaggio sarà lungo, ma in pullman si può dormire e saranno a destinazione in nottata.
"Direi comunque di fare dei turni a stare svegli, sai mai..." - Misha come sempre è previdente.
«Bene, allora voi tre, che siete i maschi, fate i turni ed io, che sono una femminuccia e sono stanca... io dormo»
Nella si accomoda sulle ginocchia di Lazar e chiude gli occhi: poco dopo dorme profondamente.
Arrivano a Kotor a mezzanotte.
La città si trova all'interno di ampio fiordo con le coste scoscese, comunicante col mare aperto attraverso una stretta apertura che si trova a circa dieci chilometri.
C'è un certo movimento di gente, dopotutto è sabato notte.
Molti ragazzi in giro. E l'aria che odora di mare.
Il vento è freddo, ma non gelido. Finalmente un clima decente.
"Non conviene farsi venire a prendere qui - dice Nella - bisogna arrivare alle spiagge sull'Adriatico, dove il motoscafo può arrivare a riva. Ora è tardi. Dormiamo qui stanotte, poi domattina chiamiamo Angelo e contemporaneamente ci spostiamo verso la costa".Trovare due camere in affitto è abbastanza facile.
Vicino al porto ci sono molte pensioni in cui ci si può sistemare senza tante formalità.
La notte è già inoltrata quando escono a cercare un posto per mettere qualcosa sotto i denti.
Nella zona ci sono alcuni locali aperti praticamente tutta la notte. Ne scelgono uno a caso, la Vadicepa Kuca (casa del cavatappi). La sala, piuttosto squallida, è mal illuminata e piena di clienti. L'odore dei cibi non è molto allettante, ma le magre finanze non concedono posti più confortevoli. E poi la scarsa illuminazione è quasi protettiva. Così possono mangiare con calma e scambiare quattro chiacchiere.Lazar, dopo aver ingoiato contro voglia e storcendo il naso un piatto di kuhano pile (pollo lesso, il piatto del giorno!), pone un problema che gli sta a cuore: "Se tutto andrà bene presto saremo in Italia. Ho già il mio documento italiano, Alessandro Mai. Ma poi che farò? Non posso certo fare davvero l'avvocato, e allora? Quello che so fare lo sapete - sorriso imbarazzato - ma non credo di potermi arruolare nell'esercito italiano, no? (anche se ne avreste tanto bisogno, visto quello che avete saputo combinare voi italiani dalla guerra del Golfo in poi). E non posso dimenticare che l'Italia è un paese della Nato, allineato col capitalismo mondiale, servo degli Stati Uniti. Nel vostro paese lasciate liberamente circolare gente come quel, come si chiama, Berrusconi, e siete stati tutti d'accordo a mandarci le bombe in testa. Lo so che anche voi siete vittime della propaganda giudeo-capitalista americana, ma avreste potuto anche riflettere un po' con la vostra testa, sentire altre campane. Vi siete accorti che alla luce di qualche indagine più seria, che sfugge evidentemente ai controlli dei padroni del mondo, la maggior parte delle accuse contro di noi si stanno rivelando più che gonfiate? E che il cosiddetto genocidio non è, ne è mai stato, a senso unico?
Va bene, va bene, non è questo il momento per fare queste considerazioni, ora vorrei solo avere qualche idea del mio prossimo futuro".
Fabio ascolta la tirata senza batter ciglio, con aria annoiata.
"Stai tranquillo...Pathos si prende cura di chi lavora per l'organizzazione. Credi che qualcuno di noi riesca ancora trovare tempo per lavorare all'esterno? Chiedi a Misha, che faceva il commercialista, quanto tempo ha passato in ufficio negli ultimi due o tre mesi. - Nella sorride - Siamo una potenza, amore mio... che credevi?"I bicchieri di pessima birra sono quasi vuoti, la cena volge al termine.
Da un po' di tempo Lazar appare piuttosto nervoso.
Forse per i discorsi fatti durante la cena. Ha tenuto in testa il berretto di lana grigia e anzi, lo ha calato molto basso, coprendosi quasi gli occhi.
All'improvviso mormora a mezza voce: "Devo andare. Ci vediamo in albergo. Al conto ci pensate voi, si?"
E corre via.Nella lo guarda sorpresa, poi si alza anche lei e gli va dietro.
Quando esce dal ristorante fa appena in tempo a intravedere la sagoma di Lazar che si perde in lontananza. Corre da quella parte, riesce con difficoltà a seguirlo, fino a quando, in prossimità di un piccolo parco lo perde di vista. Fa un giro tra gli alberi e le siepi malcurate, guardandosi intorno nel buio della notte. Poi trova in terra un berretto di lana grigia, lo raccoglie, guarda con più attenzione. Finalmente scorge Lazar seduto su una panchina poco lontana.
È immobile, la testa stretta tra le mani. Non risponde al suo richiamo. Quando si avvicina e gli poggia una mano sulla spalla, l'uomo si scuote, abbassa le mani che tremano visibilmente. Respira a fatica, il suo volto è di un pallore impressionante, gli occhi sbarrati; dalle labbra, che evidentemente si è morso, scende un piccolo rivolo di sangue.
Nella si siede accanto a lui, in silenzio, cerca solo di fargli sentire che è lì. Improvvisamente Lazar si riprende. Si guarda intorno, come stupito di trovarsi in quel parco. Si passa una mano sulla bocca, e la vede striata di sangue. Guarda Nella con aria interrogativa, poi le rivolge un sorriso triste, come per scusarsi di questa nuova preoccupazione. Lei lo abbraccia dolcemente - "Che succede, perchè sei scappato? Chi hai visto?».
"C'era un vecchio - mormora Lazar con voce flebile - Ha cominciato a fissarmi e non ha smesso più. La sua espressione si è tramutata da perplessità a odio. Temo che abbia a che fare con la guerra in Bosnia, il campo di Foca, non è lontano dal confine col Montenegro. Ne abbiamo combinata qualcuna di troppo, lì.
E l'altro/me non ha sopportato le immagini che mi sono tornate in mente. Credo che abbia dato una spintarella al processo di rigetto. Ora sto bene, davvero, non ti preoccupare. Ho solo bisogno di un po' di riposo, e di te, amore mio".
Lungo la strada di ritorno incontrano Fabio e Misha. I locali hanno chiuso, non c'è più anima viva in giro.
Senza problemi raggiungono le loro stanze.Il giorno dopo Nella si sveglia di pessimo umore.
La notte è stata agitata e ha dormito male. Si è svegliata diverse volte in preda al panico, coi sudori freddi e le mani ghiacciate. Lazar al suo fianco dormiva tranquillo e non ha voluto svegliarlo.
La mattina, quando si sveglia, gli racconta che ha fatto un sogno strano: c'era di mezzo Roberto, Fenice, uno dei suoi fratelli. E un senso di pericolo, colori strani, rumori paurosi... come ruggiti...
Ci vuole tutta la pazienza di Lazar per tranquillizzarla e riportarle il sorriso.Poco dopo, quando si incontrano con Misha e Fabio, Nella racconta anche a loro il sogno, ma ora le sembra solo un sogno...
"Ferma!.. descrivimi bene il tuo sogno, perchè anche io ne ho fatto uno..." dice Fabio.
È evidentemente disturbato dalla coincidenza. "...E così anche tu hai sognato il paesaggio di montagna e Fenice che si portava le mani alla gola... che stava soffocando... La cosa non mi piace... neanche un po'...."Più tardi, dopo aver controllato per bene una cartina della zona, cercano un telefono pubblico abilitato alle chiamate internazionali e Nella chiama Angelo, gli spiega dove sono e gli dice che lo aspetteranno, da stanotte, sulla spiaggia davanti alla Boka Kotorska, tra Budva e Tivat: non si può sbagliare, è l'unica zona di spiagge facilmente accessibili della zona, il resto della costa è a strapiombo sul mare.
Prima di partire per le spiagge, acquistano, con i pochi soldi rimasti, una grossa torcia ed un po' di provviste...
Arrivare a Tivat non è difficile: lì c'è l'aeroporto e la zona è ben servita da navette ed autobus.
Nel pomeriggio sono già sul posto.
Perlustrano il tratto di spiaggia, pochi chilometri a vista: sembra tutto tranquillo...
Se tutto va come deve, stanotte saranno in Italia.Fabio non è tranquillo. Ogni tanto si ferma, come per ascoltare rumori che risultano inesistenti. È stranamente scorbutico, anche se nega di avere qualcosa.
Misha gli si avvicina: "Avevi detto che volevi rimanere per tornare a Belgrado, ma sono cambiate tante cose da allora, che intenzioni hai adesso? Se vuoi rimanere io resto con te, in questo momento non ho molte cose che mi attraggono un Italia"
Fabio lo guarda a lungo, in silenzio. Poi gli sorride.
"Lo apprezzo, Misha. Ed accetto il tuo aiuto.
Ma sta attento. Sto cercando una persona, e se e quando la troverò due Fratelli mi raggiungeranno. È una questione personale di noi tre. Con questo non voglio escluderti, voglio solo metterti sull'avviso che, per trovarla, rischieremo parecchio, senza rete di sicurezza. A noi importa poco il rischio..."
"Lascia che sia io a crearmela la rete se dovrò, e poi se fanno un agguato predisposto per tre note io vi sarò utilissimo no?"."A proposito, Lazar - chiede Fabio - hai mai sentito parlare del barone Von Sebottendorf, conosciuto anche come "il Maestro"? E di neonazisti?"
"Si - gli risponde Lazar dopo averci pensato un po' - questo nome mi ricorda qualcosa che mi riguarda molto da vicino. Mentre ero ancora nello stato di semi-coma, alla Alive, credo, il dott. Vodika mi parlava, anche se io non davo segni di comprensione. Però spesso sentivo. Ha nominato un barone, un nome come quello.
Ha detto «Se se ne accorgono, sarà un problema per te ma anche per me. Per fortuna che l'hanno portato tanto
lontano, e probabilmente non ci capiterà mai di incontrarlo». Allora non potevo capire il significato di queste parole, ma adesso ... ora le collego anche a quello che mi ha detto Nella. Neonazisti? Per questo ci sono anche loro che mi cercano?»«Temo di si, amore mio».
Scende la sera, viene la notte.
Sulla spiaggia deserta quattro persone aspettano.
Fa freddo, l'umidità del mare ed il vento penetrano nelle ossa.
Hanno trovato riparo in una baracca di frasche, forse il rimasuglio di un chiosco estivo.
Nessun rumore interrompe lo sciacquio ritmico della risacca.Lazar è uscito dalla baracca in silenzio, cercando di non disturbare il sonno già agitato degli altri.
Ha sostituito da poco Misha nel turno di guardia. È notte fonda, il buio è denso e solo un debole chiarore filtra dallo spicchio di luna che si intuisce nascosto dietro le nubi. Quanto basta per avere un'idea di dove si mettono i piedi.
Fa freddo, ma un po' meno di ieri. Lazar si avvicina alla riva, guidato quasi esclusivamente dal rumore delle onde che vi si infrangono. Si inginocchia e si siede poggiandosi sui talloni. Il vento filtra attraverso le maglie del suo berretto, e piccoli tentacoli di gelo avvolgono lentamente la sua testa. "Meglio così - pensa - almeno mi si rinfrescano le idee".
Gli occhi di Lazar guardano verso quello che dovrebbe essere l'orizzonte. E nel buio lui vede, senza vedere, un strada fatta di spuma e di acqua torbida, una lunga strada fatta di mare e di onde che si innalzano e si distruggono, e di vortici che invitano a lasciarsi risucchiare nell'abisso, impregnata di un odore di iodio liberato che riempie i polmoni, ma anche di quello dolciastro di alghe putrescenti. E vede, senza vedere, la terra al di là del mare. La terra che sta per accoglierlo, la terra del suo esilio. Cosa resterà di lui, della sua identità, quando si
sarà sradicato da questa patria che ha sempre amato profondamente? Un pezzo del suo cuore resterà qui. Il suo cuore... Lazar ha un sussulto...
"Il mio cuore ce l'ha un altro, e io lo rivoglio!
- il mio cuore appartiene solo a Nella -
"Me lo devi far trovare, capito bastardo?"
- come posso, io non so ... sono confuso -
"Gira il mondo, trovalo, trovalo! Quando saremo vicini lo sentirò"
- smettila, c'è già un cuore che batte, non ti basta? E poi tu non esisti -
Una fitta dolorosa in testa. Solo un attimo.
"Non esisto, eh? Rivoglio il mio cuore. Ti lascio vivere solo per questo".Una carezza. È Nella. Si accoccola vicino a Lazar. "Che succede, amore? Stai bene?"
Sulle labbra di Lazar torna il sorriso.
"Si, con te accanto come potrei stare? Fa freddo, perchè non torni dentro?"
"No, sto bene qui. Scaldami tu" - risponde lei, sporgendosi verso le sue labbra.
E nella notte, nel buio, nel vento e sulla sabbia umida, tra gli spruzzi delle onde, nel silenzio del mondo ricomincia l'antico gioco dell'amore.
Questa volta è un gioco strano e goffo, sono giubbotti e maglioni che strusciano gli uni contro gli altri, e le mani, febbrili come sempre, fanno fatica a trovare la pelle calda. Poi solo il ritmo delle onde accompagna i due amanti. Avanzano e si ritraggono, come se quel momento non dovesse finire mai.
Il vento cala, anche le onde si sono calmate.
"Speriamo che il mare sia così calmo quando andremo via!" - mormora Lazar, mordicchiando l'orecchio di Nella.
"Non mi dire che soffri il mal di mare!" esclama lei ridendo, mentre gli sistema il berretto.
"Nooooo... "
In quel momento Lazar scatta in piedi. Gli è sembrato di sentire un rumore provenire dal capanno.
Nel buio non si vede nulla.
"Cazzo! - esclama - È il mio turno di guardia! Bella guardia ho fatto! Poteva arrivare chiunque. Se Fabio se ne è accorto, meglio se vado via subito a nuoto".
"Aspetta, vengo con te..."
Al capanno è tutto tranquillo.
Fabio si lamenta nel sonno e pare agitato, ma nulla più.
I due si siedono sulla soglia.
Nella appoggia la testa sulla spalla di Lazar."Lazar, lo vedo che soffri. So che lasciare questa terra, che ti sta nella pelle, ti è difficile. Te lo giuro, amore mio, farò tutto ciò che è in mio potere per riuscire a farti tornare.
E verrò con te, se tu lo vorrai, dove deciderai di andare.
Non ti chiedo di rinnegare né le tue origini né la tua identità: ti amo per quel che sei, sapendo chi sei e cosa c'è nel tuo passato. Conosco i tuoi ricordi, sono miei, e tu conosci i miei, sono tuoi.
Tu mi accetti per ciò che sono.
Io accetto te per ciò che sei.
Senza finzioni, senza segreti da nascondere.
Ma ora bisogna avere pazienza, cercare la via migliore per sopravvivere.
Non sarà sempre così. Appena saremo al sicuro cercheremo la tua famiglia. Vedrai, ci riusciremo.
Io riuscirò a renderti felice senza chiederti di scordare te stesso. Te lo prometto.
L'altra sera volevi sapere se per me sei solo un giocattolo. Ti rispondo ora.
Tu sei il primo, l'unico, a cui ho permesso di entrare nella mia mente.
L'unico a cui ho dato la chiave del mio essere segreto, senza riserve, senza tenere nulla per me. Nessun altro, mortale o immortale, l'ha mai posseduta".
Lazar è scosso ed emozionato da queste parole.
"Cosa ho fatto per meritarti, amore mio? Devo essere caro al cuore degli Eterni per aver avuto un dono così grande. Quel che mi hai appena detto mi lascia senza fiato: nessun altro, mortale o immortale...
Vuoi dire che quella chiave non l'hai concessa nemmeno a ...a ...lui? Vuoi dire che nel tuo cuore non sono al secondo posto?".
«Lazar, te l’ho detto tante volte che sei un testone, lo hanno capito tutti... tutti tranne te»Lazar guarda verso il cielo scuro e lascia che le parole diano forma ai suoi pensieri.
"Forse le storie del mondo e dell'universo si sono dipanate in secoli e millenni per convergere verso un unico punto, il fine ultimo di tutto ...il momento ... quello del nostro incontro. Quel momento in cui mortale e immortale perdono il loro senso di assoluto, e tutto diviene un unico eterno meraviglioso presente d'amore.
Ti amo, Isabela, ti amo per tutte le balle che mi hai raccontato, per tutti i dettagli che ti sei inventata per presentarti ai miei occhi con la tua maschera.
Ti amo, Nella, ti amo per esserti tolta la maschera e aver concesso ai miei occhi, ormai prigionieri del tuo incantamento, di vedere la tua vera essenza. Ti amo per avermi lasciato assaporare la tua forza e la forza del Pathos, e per avermi costretto a togliere la maschera e a scoprire... - Lazar comincia a ridere - ...e a scoprire... che dietro c'era esattamente la stessa faccia da schiaffi!"Poi torna serio, gli occhi con una leggerissima piega di tristezza: "Non devi preoccuparti se soffro nel lasciare la mia terra. Ho le spalle larghe, posso sopportare un po' di nostalgia. Con te al mio fianco riuscirò sempre e comunque ad essere felice. Solo che, ecco, avrò bisogno di averti sempre accanto. Io sarò la tua ombra, la tua guardia del corpo, il tuo angelo custode. Ooopss - di nuovo le sue labbra si atteggiano al sorriso - ogni riferimento al nemico è puramente casuale! Per te farò tutto quello che deve essere fatto, a qualunque costo. Affronterò, se me lo chiederai, anche le fiamme dell'inferno. Questo amore, che hai saputo far nascere ed esplodere in me, ti accompagnerà fino alla fine del mondo".
Lentamente sorge l'alba. Non si è visto nessuno.
"Verrà stanotte, vedrete...".
Nella cerca di dare alle sue parole un tono di sicurezza che non prova neanche lei.Poi è mattina e poi pomeriggio ed ancora sera e di nuovo notte e poi mattina.
E ancora nulla.
"Forse avrà avuto qualche contrattempo... ma stanotte sono certa..."
Ed ancora aspettano la sera e poi la notte...Il mare è agitato.
Il rumore della risacca è un rombo cupo.
Da riva si vedono diverse luci in mare. Guardia costiera.
Strano, perchè le sere precedenti non c'era movimento.
La sorveglianza è molto più serrata. Se avessero potuto dare un'occhiata ad un giornale italiano potrebbero darsi spiegazioni. Ma nessuno si è allontanato dalla spiaggia da domenica pomeriggio...Alle tre si avvicina un motoscafo e poco lontano un gommone.
C'è un uomo a bordo del motoscafo ed uno a bordo del gommone.
Si avvicinano alla spiaggia e aspettano. Fabio li avvicina. Sono due albanesi. Capiscono un po' l'italiano.
"Il motoscafo è per voi - dicono - potete lasciarlo in Italia, dove sapete. Ma fate attenzione, c'è molto pericolo, il mare è agitato e c'è molta sorveglianza al largo delle acque italiane verso la costa pugliese.
Se volete un consiglio, meglio di risalire verso la costa croata..."
Poi salgono entrambi sul gommone e si allontanano in direzione dell'Albania.Il motoscafo è a pochi metri da riva, il motore acceso ronfa sommessamente.
Nella rimane perplessa a guardare i due che si allontanano velocemente - "Posto che non sia una trappola... chi sa portare un motoscafo? E magari anche leggere una bussola? Ma, cazzo, non potevano mandarci qualcuno? Angelo lo sa che noi non siamo capaci di portare un motoscafo in alto mare... Allora, cosa facciamo?»
"Siamo qui da troppo tempo e forse nella trattoria sono stato riconosciuto - le risponde Lazar - sarà meglio andare. Ci posso provare io a guidare il motoscafo. Nel mio addestramento militare ho fatto un po' di pratica con vari mezzi...""Aspettatemi qui..." - Fabio sale velocemente sull’imbarcazione.
Esegue una veloce ma accurata perquisizione, negli armadietti, nei ripostigli per cercare cose strane, borse, contenitori, insomma, una bomba...
Poi guarda gli indicatori della benzina, per essere sicuro che la barca non rimanga a secco in mezzo all’Adriatico.
"Mah, mi sembra tutto a posto. Una trappola mi pare improbabile, e credo che voi vi dobbiate sbrigare ad andare. Misha, vai con loro... se è una trappola tu potrai essere molto utile..."
Ferma con un gesto Misha che sta per protestare: "No, non voglio mandarti via. Tra una settimana ti aspetto a Belgrado. Vai con loro, ti affido la sua vita.." ed accenna con la testa a Nella.Prima di salire a bordo Nella si avvicina a Fabio, lo abbraccia e lo bacia.
"Stai attento e non fare l'eroe. Si, si, lo so che sei bravo... Ma se hai bisogno di qualsiasi cosa chiamami, capito? Tieni, questi sono gli ultimi dinari che mi sono rimasti... e questo è il mio regalo per il tuo aiuto, senza di te non ce l’avremmo mai fatta..."
Gli prende le mani e le stringe fra le sue: una scarica di energia fa crepitare l'aria attorno a loro.
Poi, pur con l'aria non troppo convinta, entra nell'acqua e, aiutata da Lazar, sale sul motoscafo.
"Vieni Misha?". L’uomo, nicchiando un po’, la segue, imbronciato.Dopo circa un’ora e mezza hanno lasciato alle loro spalle la costa croata lungo la quale sono risaliti.
Lazar, alla guida del motoscafo, si rende conto che c'è qualcosa che non va.
Il motoscafo rallenta e tende a sbandare di lato. La benzina c'è, sembra tutto a posto. Ma...
Sul fondo della barca c’è troppa acqua, non può essere normale.
Qualcuno probabilmente ha sabotato lo scafo, forse preparandolo a reggere per qualche ora, ma sapendo che in alto mare si sarebbe aperta una falla.
Non c'è tempo per tornare indietro e la costa italiana è ancora troppo lontana.
Poco dopo la barca incomincia a inclinarsi vistosamente.
Lazar è costretto a fermare il motore. Gli altri cercano di svuotare lo scafo, ma l’acqua che entra dalla falla è più di quella che riescono a buttare fuori.
Ci sono i salvagente, ma l'acqua è gelida. Non si resisterebbe più di un quarto d'ora.
Ed ora si sente distintamente, nella notte, il rumore delle pale di elicotteri.
Sono due e arrivano dalla costa croata. Hanno dei fari e illuminano la zona di mare come se stessero cercando qualcosa.
A ovest, verso la costa italiana, si intravede una luce. Un’imbarcazione ? Sì, può essere.
Nella svelle con violenza i sedili imbottiti che circondano il pozzetto.
" Aiutatemi, presto... possono servire come galleggianti. Credo possano reggere il peso di una persona, sarà sempre meglio che essere completamente a mollo, almeno resisteremo qualche minuto in più al freddo..."
Appena prima di scendere sulle scialuppe improvvisate, spara in aria una sequenza di colpi con la pistola: due colpi - pausa - due colpi - pausa - due colpi.
Una specie di segnale per l'imbarcazione di cui si scorgono le luci.
E in qualche modo sembra che abbiano capito, perché le luci si avvicinano.
Gli elicotteri continuano a perlustrare, ma attirati, forse dagli spari o forse dalla barca, ora convergono verso il motoscafo che sta affondando.
Tutti indossano i salvagente, e quando lo scafo sta per immergersi definitivamente, si aggrappano ai sedili che galleggiano e si lasciano scivolare nell’acqua gelata.
Passano alcuni lunghissimi minuti.
Poi, annunciata dal rumore sordo del motore, a pochi metri da loro c’è una barca. Un cabinato piuttosto grande da cui alcune persone scandagliano l’acqua con le torce.
Nella cerca di urlare, le esce un grido strozzato «Siamo qui!!!». Quasi immediatamente una pozza di luce illumina la zona di mare in cui si trovano.
Poi una voce che urla «Sono loro... Nella... Misha... Fabio!!! «
Sembra un miracolo... La voce è quella di Gloria.Gli elicotteri si avvicinano ma non sembrano avere intenzioni aggressive.
Si accontentano di controllare cosa sta succedendo, rimangono sopra l’imbarcazione per alcuni minuti e poi, stranamente, se ne vanno, ritornando verso la costa croata.I tre vengono issati in barca.
"Nellina, ma non potevi aspettarci sulla costa come stabilito? Mettiti qualcosa di asciutto, per favore, sennò ti prendi un malanno" - esordisce Gloria, come se l’avesse incontrata durante una passeggiata sul corso.
Sulla barca con la donna, oltre a due marinai di equipaggio c’è un ragazzo. Davide, si presenta.
Nella batte i denti, ma riesce comunque a farfugliare qualcosa: "Gloria, non hai idea di quanto sia felice di vederti! Ma dov'è Angelo? Non doveva venire lui? Comunque noi abbiamo aspettato sulla costa... solo che abbiamo preso il motoscafo sbagliato, poi ti spiego con calma..."
"Ma state tutti bene?"
"A parte il freddo, sì, penso di sì..."
Appena salito, Lazar si toglie il berretto di lana grigia dalla testa, lo strizza e se lo rimette, calcandolo a fondo. Poi tende la mano a Gloria e a Davide, mormorando - "Salve, molto piacere di conossccerrvi. Grrazie per averci tirati su" - in italiano, ma con il suo strano accento, con le erre molto strascicate.
"Salve a lei" - risponde Davide con un sorrisone, pensando che sia meglio rimanere formali fino a quando non sa chi sia e quale sia il suo ruolo.
"Ciao Gloria - balbetta Misha " Ci avrei scommesso che l'aiuto di mamma eri tu, il resto del circolo?"
"A casa a ricamare, credo; io sono qui in sostituzione di Angelo che ha da fare altrove. Davide pensi che un tuo golf asciutto potrebbe andare bene per questo pulcino bagnato? Il mio secondo golf di ricambio lo può prendere lui - ed indica Lazar - gli dovrebbe stare, forse è un po' corto di maniche...""Pulcino bagnato? Gloria... Se non fossi una nota di direi qualcosa sul pulcino bagnato" - gli fa eco Misha.
Nella sua voce c’è un tono di rabbia appena trattenuta.
"Caro, se ti devi sfogare a parolacce fallo pure, non mi offendo, solo per favore cerca di essere gentile con Davide, è un novizio e vorrei evitare che pensasse che siamo dei selvaggi - Gloria strizza l'occhio a Nella - o forse dovrei dire Dei selvaggi?"
Nonostante le condizioni Nella scoppia a ridere.
" Dov’è Fabio? E chi è questo ragazzo che sta con voi? Volete un caffè caldo? Nella, insomma, mi racconti che cosa è successo?" - Gloria spara una raffica di domande mentre tira fuori il thermos.
"Fabio è rimasto in Montenegro, vuole tornare a Belgrado perché sta seguendo le tracce del Barone Von Sebottendorf... Ha un conto personale con lui. Veramente anche io...
Hai davvero un caffè caldo? Oh, beh, Gloria... sei impagabile...
E lui è Lazar Jacovic, dopo te ne parlo.
Cos'è successo... Beh, noi stavamo sulla spiaggia da tre giorni ad aspettarvi.
Poche ore fa, verso le tre, sono arrivati due albanesi con un gommone ed un motoscafo. Ci hanno detto che sapevano che li stavamo aspettando, ci hanno consegnato il motoscafo e se ne sono andati.
A me è sembrato sospetto che non ci fosse nessuno di voi... Angelo non avrebbe mai mandato un ignaro da solo a prenderci « - Nella racconta brevemente le loro avventure.
Quando ha finito, Davide si alza e si avvicina. "Se avete urgenza di comunicare con qualcuno sono dotato di mezzi telematici - e mostra cellulare e portatile sorridendo.
"Grazie". Misha prende il cellulare e chiama più volte il numero di Fabio.
"Misha, è inutile... Il cellulare di Fabio era scarico da giorni. Chiamerà lui se ha bisogno. Non ti preoccupare... Se la caverà " - Nella cerca di tranquillizzarlo, ma Misha è elettrico.
Si attacca al computer, scarica la posta, scorre i messaggi... "MERDA, è morto il dott. K. proprio ora che mi
serviva, ci sono morti a fiotti tra i nostri e la risposta che cercavo non c'è. Adesso che altro succede, si aprono le acque e ci tocca farcela a piedi?". Poi cancella accuratamente la sua posta, si alza con violenza ed esce in coperta sbattendo la porta."Ehhh... che furia, figliolo..." - Nella sorride, le sfuriate di Misha, in fondo, la fanno sentire a casa.
Gloria approfitta di quell'attimo di calma per fare le presentazioni.
"Nella, lui è Davide, Davide lei è Nella, mia sorella in Distruzione»
"Ciao Davide, felice (non immagini quanto) di conoscerti" - Nella gli rivolge un largo sorriso mentre tenta di togliersi gli abiti bagnati appiccicati al corpo.
Il ragazzo ricambia il sorriso, arrossendo per lo spettacolo offerto... poi distogliendo lo sguardo pensa : "È una Nota, abbi un po' più rispetto".
Lei alza di scatto la testa, lo fissa con cipiglio severo ma non riesce a resistere per più di pochi istanti. Scoppia a ridere - "Già... ma non è questo che intendiamo per mancanza di rispetto" - e continua a cambiarsi con l'aria più innocente del mondo, lanciando un’occhiata complice a Lazar.Gloria intanto ha raggiunto Misha sul ponte con un bicchiere in mano "Fratellino, preferiresti essere con Pan in questo momento? Perchè se vuoi possiamo depositarti da qualche parte sulla costa in modo che tu lo possa raggiungere, ti posso dare un po' di contanti, ho con me due milioni di lire e cinquecento dollari, sono pochi ma non ho avuto tempo di prenderne altri quando sono partita, e ti posso dare il mio cellulare.
Tieni presente però che se Fenrir, questo strano essere che dice di aver ucciso Sogno è, come alcuni di noi sospettano, un'incarnazione impazzita di Alchera, tua Madre ed io siamo in gravissimo pericolo."No, Fabio mi ha già dato ordini per il ritorno, volevo solo avvertirlo. A Nella ci penserà Lazar... e poi voglio vedere cosa può fare una piccola scimmietta contro un Dio impazzito»
Lazar, che si stava affacciando sul ponte ha sentito le ultime frasi: «Non c'è nessun problema, adesso ci sono io a pensare a Demetra. Se Misha vuole raggiungere Pan, può farlo tranquillamente. Ti ringrazio, Signora, per il tuo intervento e per la tua accoglienza. Forse avremo il tempo di conoscerci meglio. Per favore, controlla che Nella stia veramente bene, mi sembra che tu te ne intenda".
"Oh... Lazarus - esclama Gloria - non ti avevo sentito»
"Lazar, mi chiamo Lazar!!!»
«Ho capito, non c'è bisogno di urlare. Ti chiami Lazzaro e sei risorto dalla tomba! E vada per Lazar... ma sei anche ebreo?». Gloria lascia la domanda sospesa e, con aria divertita, torna sotto coperta mormorando tra sé, ma a voce sufficientemente alta da poter essere udita dai due uomini - "Certe volte invidio mia sorella con tutte queste guardie del corpo... la invidierei di più se avessero anche un briciolo di cervello e un carattere migliore... «L’espressione divertita diventa una vera e propria risata quando, entrando in cabina, vede Nella con addosso i suoi vestiti asciutti: le stanno di quattro taglie più grandi e ci si perde dentro.
Dopo aver offerto del cognac - antica pratica terapeutica contro il raffreddore - Gloria le siede accanto e incominciano a parlottare fra loro.
"Credo di doverti parlare di Lazar» - le mormora Nella ed incomincia a raccontare all’amica la loro storia.Per il resto della traversata Misha è inavvicinabile. Quando qualcuno tenta di parlargli gli volta le spalle e si allontana. Spesso si avvicina al portatile di Davide, quasi sfiorandolo, esitando un attimo per poi allontanarsi di nuovo. Ogni tanto si passa la mano sul petto, vicino al collo, come a stringere qualcosa.
Poi si decide. Apre il portatile e scarica la posta. Dopo aver letto, cancella con cura i suoi messaggi.
Si siede sul ponte da solo, a testa bassa, le mani in tasca, e si richiude nella sua corazza di silenzio.
Ha tutta l’aria di un soldato sconfitto.Ormai il motoscafo sta navigando da parecchio e la costa italiana, con le sue luci, si affaccia all’orizzonte.
Non si vedono più motovedette in giro. Sono sottocosta quando incomincia ad albeggiare.
I due marinai discutono fra loro su quale sia il luogo migliore per attraccare. Decidono infine di dirigersi verso il
porto turistico di San Benedetto del Tronto.
Dicono che, di giorno, nessuno farà storie per una barca di italiani e che così si minimizzano i rischi.
Alle sette e mezza entrano in porto.
Dopo mezz'ora sono accostati alla banchina. E subito vedono arrivare una pilotina della Finanza.
Tre guardie chiedono di salire a bordo: davanti alle facce sconcertate di Gloria e Nella spiegano che si tratta di ordinaria amministrazione e chiedono di vedere i documenti.
Le mani di Nella tremano appena mentre porge il passaporto suo e quello di Lazar, un po' umidi ma ancora leggibili. Mentre uno controlla i passaporti ed i documenti della barca, gli altri si informano, per la verità con molta cortesia, sulla provenienza dell'imbarcazione.
Sono almeno in tre a rispondere farfugliando cose varie. Sulle altre prevale la voce di Gloria che ingarbuglia con maestria una serie di spiegazioni tanto vaghe da essere plausibili. Alla fine, pur di farla smettere, i due sono disposti a credere a qualsiasi cosa. Dopo qualche minuto si considerano soddisfatti, salutano e se ne vanno.«Evvai, ce l’abbiamo fatta!» Gloria e Nella si scambiano un’occhiata soddisfatta.
«A casa... ora torniamo a casa».