Una
storia di Andromaca Gualtieri
di Diana Di Giovanni
Come posso cominciare a raccontare la mia (NOSTRA) storia?
Lasciatemi pensare un attimo… è così difficile, a volte,
mettere insieme le parole, le frasi…
Non sono mai stata una bellezza, non ho mai avuto una personalità
brillante né carismatica che mi rendesse facile essere accettata
dagli altri.
Il mio spirito però è d’artista: io so come dare forma, colore
e suono alle Emozioni ed esse traspaiono dai miei quadri, dai miei canti…
C’è chi dice che in quanto creo i sentimenti dominanti sono sempre
la malinconia, la tristezza, l’angoscia…
Se sapessero ciò che io (NOI) ho (ABBIAMO) passato capirebbero…
forse…
Non sono sempre stata così: c’è stato un tempo in cui l’AMORE
è stato mio compagno.
Ricordo ancora il suo profumo, le sue mani sulla pelle, i suoi baci, il
calore del suo corpo, la sua dolcezza nell’abbracciarmi: mi trattava come
la sua cosa più preziosa… e più fragile…
Quante cose abbiamo vissuto insieme, quante cose abbiamo diviso….
È stato lui ad insegnarmi la mia segreta arte.
Così lo accompagnavo quando andava al “lavoro” : quante volte abbiamo
preparato insieme un colpo, quante volte abbiamo gustato insieme l’eccitazione
di un’uscita andata a buon fine, quante volte abbiamo tremato insieme per
un rischio non previsto…
È stata quella notte maledetta, quella notte terribile a separarci…
Lui era entrato in quella villa della riviera, io lo aspettavo all’esterno,
nell’auto, di guardia…
Ma era così bello pensare alla nuova vita che cresceva dentro di
me, pensavo a quando saremmo stati in tre, facevo progetti, sognavo di
vederlo felice con suo figlio in braccio e mi dava tanta gioia il pensiero
del futuro…
Troppo tardi ho sentito quell’auto sopraggiungere: la Polizia…
Troppo tardi, maledettamente troppo tardi…
Ha provato a fuggire, l’ho guardato schizzare via nella notte, di corsa…
Il respiro mi si era fermato… come il cuore…
Ero io che dovevo proteggerlo!
Ero io che dovevo avvisarlo di ogni pericolo!
Ero io che mi ero distratta….
Ero io…
Perché non corre da questa parte? Sa che sono qui con l’auto…
Possiamo fuggire… Perché corre dalla parte opposta?…
Ho sentito delle grida… poi degli spari…
Ho visto la sua corsa spezzarsi…
Il suo corpo cadere a terra nel sangue… il suo sangue…
Poi il buio…
Quando mi sono… NO! … quando CI siamo riprese eravamo NOI DUE:
- Perché non è venuto da me?… Perché è scappato
dalla parte opposta?
- NON POTEVA: AVREBBE MESSO IN PERICOLO TE E SUO FIGLIO.
DOVEVI PROTEGGERLO… VI HA PROTETTI…
- Il bambino… il mio bambino… il suo bambino… cos’è tutto questo
sangue? COSA È SUCCESSO?
- TUO FIGLIO… SUO FIGLIO NON C’È PIÙ…
HAI PERSO ANCHE LUI…
Deboli per la perdita di sangue, stordite dal dolore atroce e non solo
fisico, siamo tornate a casa, a prenderci cura l’una dell’altra e da allora
abbiamo imparato a conoscerci. A consolarci della solitudine, ammantandoci
nel dolore e nei recessi del bosco. Da allora non ci siamo più separate.
Io e MEDEA…