UN'ALTRA VERITA'
di Laura Bucciolini
Era di nuovo in treno, diretta a Milano. Si sentiva nervosa e infelice, come lo era molto spesso ultimamente. E pensare che tante donne avrebbero pagato per fare il suo lavoro, l’indossatrice d’alta moda. Era così strano pensare che lo faceva già da tanto tempo, e che tutto era nato per caso. Non era mai andata a cercare quel tipo di lavoro, ma tutti dicevano che era adatta, che aveva una naturale eleganza, e altre cose del genere. L’unica cosa di cui era certa era che odiava Milano, la faceva sentire sola anche in mezzo alla gente, sembrava grigia anche con quella splendida giornata. Questi mesi erano stati incredibili, aveva paura di raccontare quello che provava, le sue sensazioni, sarebbe stata considerata pazza, a volte lei stessa lo pensava.
Nella mente le torno’ l’immagine di Firenze… era successo lì
la prima volta. Lei in realtà aveva sempre creduto che non fosse
tutto come si vede, aveva sempre avuto la sensazione di vedere cose diverse,
come quando ti sembra di vedere qualcosa con la coda dell’occhio che poi
sparisce quando ti volti.
Le era sempre piaciuto mescolarsi in mezzo ai turisti, la faceva sentire
bene. Quel giorno stava passeggiando in piazza Duomo, quando un uomo l’aveva
urtata facendole cadere la borsa. Nulla di particolare, con il caos che
c’era… ma lui si era scusato, mentre le raccoglieva la borsa, e lei lo
aveva guardato per rispondere che non c’erano problemi... bello,
davvero molto bello, alto, dai capelli scuri, vestito elegantemente. Avrebbe
potuto essere un suo collega, anzi no, il suo sguardo era così…
il suo sguardo. Per un attimo lei aveva visto qualcosa di diverso, un altro
uomo con lui, la sensazione di qualcosa di molto antico, l’inspiegabile
miscela di due esseri in uno. Ma ormai era tardi, lui si era già
rialzato e aveva detto qualcosa che lei non aveva capito, e si stava allontanando
tra la folla con la sua valigetta. Poi, ripensandoci, le era venuto in
mente che non l’aveva mai lasciata neanche quando si era chinato… ma magari
era solo un portavalori, e lei stava perdendosi dentro i suoi sogni.
Sognare. Era un periodo in cui lo faceva di continuo. Non c’era niente di strano, tranne forse il fatto che prima lei non lo faceva. Andava a letto e si addormentava immediatamente, come se qualcuno le avesse staccato la spina… poi, la mattina dopo, il buio totale, non ricordava mai i suoi sogni, né quelli belli, né quelli brutti. Una volta qualcuno le aveva dato una strana spiegazione, il fatto che lei fosse mancina influiva sul ricordo dei sogni. La parte destra e quella sinistra del cervello… lei non aveva mai capito come potesse succedere, ma non le importava gran che.
Nel frattempo il treno era arrivato a Milano. La sua angoscia stava aumentando, avrebbe voluto andare subito alle prove della sfilata e ripartire immediatamente, ma non era possibile, lo sapeva bene. Aveva preso un taxi, il tassista aveva voglia di parlare, lei invece per niente e si limitava a annuire ogni tanto con la testa. Voleva arrivare in albergo il più velocemente possibile, fare una doccia, cambiarsi, togliersi di dosso l’odore di treno, poi… e poi cosa? Dormire? No! Voleva dire continuare a fare lo stesso sogno. La cosa divertente era che, se lo avesse raccontato alle amiche, non ci sarebbe stato niente di male, anzi. Continuava a sognare l’uomo con la valigetta, per essere precisi continuava a vedere le due persone… ed era questo che l’angosciava, come poteva spiegare ad altri le sue sensazioni? L’hotel, finalmente.
La doccia era stata fatta. Adesso? Erano solo le 15.00. Vestirsi e andare un po’ in centro, poteva essere la soluzione migliore. Fare compere l’aveva sempre rilassata. La Rinascente era perfetta, tanta gente in cui perdersi, un sacco di cose da ‘sbirciare’. Stava salendo per la scala mobile quando un ragazzo, più giovane di lei, aveva cominciato a correre. Lui si stava guardando intorno con aria disperata, un uomo sembrava lo stesse seguendo. Nessuno sembrava notare l’uomo… eppure non era tipo da passare inosservato, il suo aspetto era quello di un personaggio da film, vestito di nero, occhiali neri, aria calmissima. No, senza dubbio nessuno lo aveva notato, un momento….il ragazzo! “Non può succedere di nuovo...” pensò. Il suo aspetto non era più cosi giovane, non era lui, cioè, era lui, ma… c’era anche qualcos’altro. Vide un altro uomo vestito di nero alla porta, che sembrava voler sbarrare l’uscita. Evidentemente anche il ragazzo lo aveva visto, e si era precipitato alla porta laterale. Lei, senza conoscerne la ragione, cominciò a seguirlo, anzi per la precisione a seguire i due uomini, perché lui già era fuori dal suo campo visivo. Questa volta, pensava, era disposta a fare una brutta figura, pur di non lasciarsi scappare la sua visione. Corse dietro a loro. “Perché mai sto facendo una cosa del genere, magari il ragazzo è solo un ladro e quelli sono due poliziotti in borghese...” Poi, nella sua mente, rivide l’uomo dietro la faccia del ragazzo… “NO! Questa volta devo sapere!” pensò.
Corse. Continuò a correre dietro ai due uomini. La gente la guardava, e assumeva delle espressione buffe da vedersi... una donna ben vestita, dall’apparenza perfetta, che si “scomponeva” così... Non gli importava cosa pensassero, per la prima volta non le importava di ciò che pensasse la gente di lei.
Eccoli lì, stavano entrando dentro la Virgin, non si erano accorti
che lei li seguiva, troppo presi a non perdere di vista il ragazzo.
Entrò nel negozio anche lei, e rimase stupita del fatto che
il ragazzo fosse lì che guardava i CD, non stava scappando, nonostante
loro fossero praticamente dietro a lui. Non successe niente, lo guardavano
come se attendessero qualcosa, ma cosa? “Deve sentirsi come un animale
in trappola...” lei avrebbe voluto avvicinarsi, chiedergli se avesse bisogno
di aiuto… poi di colpo, riflettè: ma cosa le stava succedendo? Correre
come una pazza per il centro di Milano, seguendo un ragazzo che neanche
conosce e due tipi assurdi. Assurdi? Perché poi assurdi, la gente
sembra che non li noti neanche, sono normali uomini vestiti di nero con
occhiali da sole. Troppo normali. “OK, ti sei presa un bell’esaurimento
nervoso”, pensò… “Dio, escono di nuovo!” e lei subito dietro, ormai
incapace di trattenersi. Senza capire il perché, continuava a vedere
quel volto, a cercare di capire cosa ci fosse in quell’uomo che l’attirava
così… ma non c’era tempo per i pensieri, era troppo impegnata a
correre, correre dietro lo strano gruppo di uomini, giù per la stazione
della metropolitana, su per piazza Duomo… il ragazzo si guardava in giro,
sembrava cercare aiuto, ma nessuno lo considerava. Solo un barbone lo guardò
e si accorse che era seguito, ma che può fare un barbone? Intanto
i pensieri continuavano a inseguirsi veloci nella sua testa: “perchè
non ti volti, io sono qui… sì, brava, non ci manca che ti metta
ad urlare in mezzo alla piazza, sai che figura, magari poi il ragazzo neanche
ti considera e ti chiede cosa vuoi da lui, poi ti voglio proprio vedere
a spiegargli cosa hai visto…” ma, mentre imprecava tra sé contro
la sua razionalità che non riusciva a tenere a bada, di nuovo il
terzetto si rimise a correre.
Si fermarono, in un vicolo senza uscita… “che faccio adesso? mi nascondo
dietro l’angolo ed aspetto…. Ma cosa, cosa penso possa accadere?”
Poi tutto successe all’improvviso, senza che lei riuscisse a capire
come diavolo potesse essere successo. Il ragazzo urlò “NO!”, gli
uomini estrassero delle armi… “qui si mette male, ma perché li ho
seguiti, accidenti a me…” stava pensando, mentre il cuore le batteva all’impazzata…
“Non è possibile, come è potuto succedere, cosa è
successo?” il ragazzo era all’improvviso all’imbocco del vicolo, tanto
vicino a lei che si fosse voltato non avrebbe potuto non vederla… ma non
lo fece. Teneva in mano le pistole dei due uomini, che poi cominciarono
a squagliarsi come se fossero fatte di metallo liquido.
Poi si mise a parlare, e lei lo ascoltò, ma era come se…..non
fosse lui…di nuovo la sensazione.. “Chi sei? Chi sono coloro che ti hanno
seguito? Chi è quello che gli ha dato l’ordine?”.
Ma le domande restarono dentro di lei.
Il ragazzo se ne andò tranquillo, come se niente fosse avvenuto, tra la gente. Le lo avrebbe voluto seguire, e per un po’ non seppe rinunciare a farlo, tra tanta gente non si accorgeva di lei. Poi le venne un idea , stupida, “…faccio il giro largo e mi metto in mezzo alla folla che gli va incontro, mi faccio urtare da lui volutamente, lo devo vedere bene…” lui la guardò, si scusò, sembrava imbarazzato, ma l’uomo che lei riusciva a vedere quando guardava oltre i suoi occhi non lo era.
Quella sera, prese il suo diario e cominciò a scrivere affrettatamente:
“Adesso so che non sono pazza, c’è QUALCOS’ALTRO, guardo l’orologio,
è tardi, devo scappare alle prove, prendo un taxi, sono felice non
mi sentivo cosi da tempo, sono sicura che prima o poi vedrò qualcun
altro di LORO, farò di tutto per sapere chi sono, voglio fare parte
di qualcosa di diverso, ho sempre sentito che c’era una VERITA’ diversa…”