Premessa
Il documento
Perché la L.I.D.A. non si trova d'accordo su...
Intervista


Zoo e Conservazione


Premessa

La Commissione Scientifica consultiva del Comune di Roma ha elaborato una Relazione che propone la trasformazione dell’attuale zoo in Bioparco e precisamente propone:
- un centro di Conservazione per animali di specie in estinzione;
- un Museo delle Scienze della Vita;
- un centro di accoglienza per animali feriti e sequestrati.

Alcune associazioni non sono d’accordo sul centro di Conservazione che non farebbe che continuare le finalità dell’antico zoo, non sono d’accordo sull’uso degli animali per la ricerca e la didattica e in una recente conferenza stampa hanno presentato un documento comune contro gli zoo.


Il documento

Al Parlamento Italiano
Al Ministro per l’Ambiente
Al Ministro delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali
Al Ministro per il Commercio Estero

Le Associazioni Ambiente e Fauna (Napoli), Lega italiana dei diritti dell’animale (Roma), Unione Animalista (Roma) e Uomo-Natura-Animali (Firenze) chiedono:

1. La chiusura degli Zoo esistenti in Italia.

2. Istituzione, nell’area degli Zoo, di moderni complessi senza animali, attrezzati per la proiezione di qualificati documentari che illustrino la vita della fauna selvatica allo stato libero, i delicati equilibri biologici, la necessità per l’uomo di conservare e tutelare il mondo naturale.
Tali complessi vengono denominati "Zoo virtuali".

3. Utilizzo delle strutture degli Zoo come "Rifugi" di animali selvatici sequestrati dalle Forze dell’Ordine in applicazione della Convenzione Internazionale di Washington sulle Specie in Estinzione (C.I.T.E.S.) ed in applicazione del Codice Penale italiano art. 727 per reati di maltrattamento ed abbandono relativi ad animali selvatici di qualsiasi specie, in estinzione o non.

Finalità dei "Rifugi" sarà:
- la liberazione dei soggetti abili alla reintroduzione in habitat naturali, l’assistenza e la sopravvivenza degli altri animali;
- il divieto di commercio, scambi, pratiche di ricerca e sperimentazione, sia pure a fini di “conservazione”;
- per il loro carattere di utile sociale e tutela del patrimonio faunistico internazionale, i “Rifugi” dovranno essere gestiti senza necessità di lucro, con contributi dello Stato, ed amministrati dalle pubbliche istituzioni (Ministeri, Province, Comuni).

4. Revisione della legislazione esistente in materia di tutela della fauna (Regol. CEE 3626/82 e 3418/83, Legge italiana 150/92, applicative della Convenzione di Washington che, per la poca chiarezza,e le molte deroghe, rende possibili le catture, il commercio, lo sfruttamento della fauna selvatica.


MOTIVAZIONI

ZOO
Gli zoo sono condannabili sotto l’aspetto morale poiché perpetuano e legittimano il concetto dell’animale “oggetto” di cui si può disporre senza considerazione e rispetto per le sue esigenze biologiche e la sua dignità.
L’animale selvatico ha diritto a vivere ed a riprodursi, allo stato libero, nel suo ambiente naturale” (Art. 4 della Dichiarazione universale dei diritti dell’animale proclamata all’UNESCO nel 1978).

Gli zoo non assolvono alcuna funzione informativa, educativa, ecologica, poiché mostrano animali denaturati dalla cattività, sofferenti, con turbe comportamentali, raccolti confusamente insieme in uno stesso luogo pur provenendo dalle più diverse latitudini, climi, ecosistemi.

CONSERVAZIONE
Viva preoccupazione suscita negli ambienti protezionistici la lettura di un testo formulato dalla UICN Unione Internazionale Conservazione Natura e adottato dal WWF Internazionale dal titolo “The World Zoo Conservation Strategy”, che è una vera e propria “strategia” per la diffusione e il rafforzamento degli Zoo in tutto il mondo. Secondo il testo, gli Zoo dovrebbero disporre di numerosa fauna selvatica per fini di riproduzione, anche mediante prelievi in natura.
Nella struttura Zoo-Centro di Riproduzione gli animali verranno soggetti a spostamenti da uno zoo all’altro per evitare pericoli di degenerazione per consanguineità, verranno sottoposti a prelievi ematici e di embrioni, ad elettroeiaculazione, inseminazione artificiale, somministrazione di ormoni, ecc.
Insomma una completa attività di sperimentazione.
Purtroppo a queste finalità è improntato il recente Progetto di trasformazione dello Zoo di Roma in “Bioparco”, sul quale alcune associazioni hanno formulato un documento critico.

Gli Zoo vanno affermando con sempre maggiore insistenza di svolgere un importante ruolo per la conservazione delle specie, di essere riserve di animali viventi e banche di geni.

Contrariamente, ambientalisti di indiscussa competenza che lavorano sui luoghi, sostengono che le specie animali vanno difese allo stato libero insieme a tutti gli altri elementi naturali che formano il loro habitat, che il costo di riproduzione in cattività è molto alto, sia per la cattura di animali che causa un alto indice di mortalità, sia perché la gestione di strutture di riproduzione, allevamento e reintroduzione sono finanziariamente più gravose che la protezione dell’ambiente.

Autorevoli studiosi di genetica e genetica delle popolazioni affermano che tale preteso ruolo degli zoo è scientificamente inaccettabile per i seguenti motivi:

- la nascita di uno o più individui in diverse parti del mondo non significa riproduzione. Per riproduzione si intende quando il nuovo nato, superata la frequente mortalità infantile, raggiunge la maturità ed è esso stesso in grado di procreare, quando statisticamente il numero delle nascite supera quello delle morti.
Riproduzione e reintroduzione hanno successo solo se effettuate in Centri altamente specializzati, in spazi molto vasti, nell’habitat in cui l’animale verrà reintrodotto, e dove il pubblico non ha accesso;

- la “specie” non è rappresentata da animali estrapolati dal loro ambiente, bensì da una data popolazione inserita in un preciso quadro ambientale fatto di altri animali, vegetali, minerali, con cui essa specie deve continuamente interagire e misurarsi per competizione sessuale, territoriale, alimentare.
Il patrimonio genetico di ciascuna specie conserva la sua fissità e caratteristica se è sottoposto continuamente alla pressione dell’ambiente.
Sottrarre una specie al suo ecosistema significa aprire la porta a modificazioni genetiche;

- in una popolazione a grande effettivo il patrimonio genetico subisce un vasto mescolamento, casuale, di geni che viene definito “panmixia”. In tali condizioni le frequenze di ciascun gene e dei suoi alleli si equilibrano (legge di Hardy Weiberg), i diversi genotipi si ripartiscono in maniera armoniosa e la specie conserva la sua fissità;

- in una popolazione ad effettivo ridotto il mescolamento dei geni è più limitato, il fattore casuale tende verso lo zero, questo mescolamento di geni, a circuito chiuso, porta il nome di “endomixia”. Contrariamente alla “panmixia”, la “endomixia” non garantisce la costanza genetica della specie: questo è quanto avviene negli Zoo;

- inoltre, in un popolazione ad effetivo ridotto tutti i mutamenti dell’habitat, della qualità della vita (territorio limitato, assenza di concorrenza) non sono più ammortizzati da un ampio mescolamento di geni, lo squilibrio all’interno del patrimonio genetico è amplificato e si ripercuote sulla generazione seguente, la frequenza degli alleli non si distribuisce in maniera armoniosa, alcuni prevalgono ed altri vengono a poco a poco eliminati. Questo fenomeno viene chiamato “deriva dei geni o effetto Sewall-Right”;

- gli animali provenienti da riproduzione ed allevamento guidati dall’uomo saranno inadatti a rientrare nell’ambiente naturale sia per carenze fisiologiche, sia perché non avendo appreso dal gruppo i comportamenti necessari alla sopravvivenza, saranno respinti dai propri simili e quindi incapaci a sopravvivere. Oppure costituiranno una sottospecie a parte che non avrà niente in comune con la specie che si intendeva riprodurre.


LEGGI
Il menzionato regolamento CEE applicativo della CITES in art. VII para 7 recita : ”Un’Autorità Amministrativa di qualunque Stato può accordare deroghe.... e permettere il movimento, senza permessi e certificati , di specimen che formino parte di un giardino zoologico, circo, collezione zoologica ambulante”.
All’elenco di queste imprese commerciali, inspiegabilmente privilegiate, l’estensore della nostra legge nazionale 150/92 ha aggiunto anche i “delfinari”.

Il menzionato regolamento CEE applicatico della CITES in art. III para 3c. cita: Per gli specimen iscritti in Appendice I si richiede che “un’Autorità Amministrativa dello Stato di importazione ha la prova che lo specimen non sarà usato per fini principalmente commerciali”.

ma piu’ avanti ad art. VII para 4 si legge: “specimen di specie animali in Appendice I, se allevati in cattività per fini commerciali, saranno retrocessi ad Appendice II” (tabella di minore protezione).

E’ evidente che le sopracitate leggi aprono il campo ad ogni possibile abuso, cattura, commercializzazione, sfruttamento della fauna.
Questo spiega i frequenti ritrovamenti di animali selvatici pericolosi vaganti nelle campagne che vengono raggiunti ed abbattuti per tutelare la pubblica incolumità: essi provengono da un circuito in cui gli Zoo, principali acquirenti, vendono i nuovi nati a circhi o collezionisti privati. I collezionisti usano disfarsi dell’animale non appena questo, raggiunta la maturità, diventa insofferente, aggressivo, pericoloso e non serve più come innocuo giocattolo.


Perché la L.I.D.A. non si trova d'accordo su..

La L.I.D.A. non si trova d'accordo su alcuni punti della Relazione della "Commissione scientifica consultiva per il varo di un progetto di trasformazione del Servizio Giardino Zoologico e Museo di Zoologia" (Deliberazione n° 1297 del 25/5/94)

perché

nonostante il termine "nuova filosofia" sia fin troppo ripetuto, le scelte espresse nel progetto sono ancora legate a vecchie concezioni antropocentriche e pseudoscientifiche profondamente radicate tra gli studiosi di zoologia, biologia, scienze naturali, concezioni che la presenza dei rappresentanti della nuova etica biocentrica non è riuscita a mutare.

non si trova d'accordo

1- sulla creazione di un Centro di conservazione per animali in via di estinzione;
2- sull'uso degli animali per la ricerca e per la didattica;
3- sull'esposizione al pubblico degli animali.

E' invece favorevole

- alla creazione di un Centro di accoglienza di animali sequestrati e feriti:
- al Museo delle Scienze della Vita:
- al potenziamento di un Centro multimediale di informazione ambientale, biologica, etologica per tutti i cittadini e in particolare per la didattica

Ritiene altresì che le specie in via di estinzione si debbano proteggere
a) difendendo gli ecosistemi;
b) difendendo gli animali liberi nel loro ambiente naturale;
c) aiutando le popolazioni in situ.


Intervista

A Paola D'Alessandro, del Direttivo dell'Associazione AMBIENTE e FAUNA di Napoli "l'animalista" ha rivolto alcune domande.

Domanda: Quanti zoo ci sono nel mondo?
Risposta: Secondo la WORLD ZOO CONSERVATION STRATEGY sono 10.000.

D: Quanti animali ci sono negli zoo?
R: Sempre secondo la WZCS circa 1 milione:
250.000 mammiferi
350.000 uccelli
75.000 rettili
25.000 anfibi
300.000 pesci

D: Quanti animali muoiono nella cattura o durante il trasporto?
R: Secondo l'INTERNATIONAL TRADE IN WILDLIFE scimmie 25%, grandi mammiferi 84%, uccelli 80%.

D: Perchè siete contrari ai giardini zoologici?
R: E' evidente una sofferenza psico-fisica degli animali per
- difficoltà di adattamento al nuovo clima:
- alimentazione inadeguata:
- repressione di tutti gli istinti;
- impossibilità a svolgere vita di branco;
- impossibilità di comportamenti etologici naturali;
- impossibilità a procreare per diversità dei fotoperiodi e per alterazione dei cicli biologici;
- continuo stato di stress per continua presenza umana;
- impossibilità di apprendimento comportamentale per i nuovi nati e difficoltà di allevare la prole quando adulti;
- alterazioni psico-fisiche indotte dalla cattività (coprofagia, automutilazioni, rifiuto del cibo);
- movimenti stereotipi.

D: Quante sono le specie in via di estinzione?
R: Nel 1994 RED DATA BOOK indicava 5,929 specie in via di estinzione (Born Free Foundation e WSPA 1994).

D: Perchè siete contrari alla creazione di zoo che abbiano come scopo la conservazione di animali in via di estinzione?
R: Per gli stessi motivi di carattere generale e poi perchè molti animali muoiono durante le catture, altri muoiono negli zoo. Inoltre la spesa di mantenimento ex situ è altissima. Da un'inchiesta sugli zoo della associazioni WSPA e BFF, la spesa per il Rinoceronte nero nello zoo è di $ 16,800 per un anno mentre in situ è solo di $ 1,000. Quindi la protezione dell'habitat per 16 rinoceronti neri è di $ 16,000.

D: Allora come salvare le specie in via di estinzione?
R: a) proteggendo gli animali allo stato libero in situ;
b) incrementando i contingenti e le attività delle Forze antibracconaggio;
c) rivedendo la normativa CITES che, per le sue deroghe, favorisce il commercio e lo sfruttamento della fauna selvatica.