Bimestrale - Registrazione Tribunale di Roma n° 206 del 21/4/1995



"la pagina AMBIENTE"

Chi ha paura del Fosgene?

Credevo di vivere in un ambiente lunare, fatto di silenzi e di linee curve, di innocenti e limpide acque, un ambiente pulito, lontano dalla cruda realtà.
Sapevo che sul monte a ridosso del lago esisteva una “zona militare” in cui si trovavano residui bellici murati e inattivi come i resti degli sconvolgimenti vulcanici di migliaia di anni fa.

Ma il 25 gennaio scorso un ciclista che percorreva la Cassia Cimina, tra gli antichi boschi lungo le rive del Lago di Vico, improvvisamente si sente soffocare, si trascina fino al bar più vicino, da dove viene portato all’Ospedale di Ronciglione.
Anche il medico (il dr. Bruno Mongiardo), l’infermiere (Domenico Sammartano), l’autista dell’ambulanza (Mario Balletti) che trasportava un’anziana paziente, transitando per lo stesso luogo, avvertono - tutti - segni lievi di malessere, soffocamento e tosse.
Nell’ospedale il ciclista Umberto Aboaf riceve la visita di un anonimo tenente medico che parla di un incidente con fuoruscita di fosgene (gas asfissiante che produce la morte per edema polmonare).
L’allarme ci inquieta. Il dubbio che strane operazioni chimiche si effettuino nel Deposito Chimico Militare all’insaputa dei cittadini spezza le nostre fiduce ecologiche.
Protestano subito Legambiente e Lista alternativa, i Sindaci dei Comuni di Ronciglione e Caprarola direttamente coinvolti.
Iniziano gli esposti alla Procura della Repubblica e alla Procura Militare, le richieste di monitoraggio della USL di Viterbo e di visita al Deposito.
Il Colonnello Frosini di Civitavecchia, responsabile del Deposito Nbc (difesa nucleare-batterica-chimica) in località Punta del Lago, fornisce una prima versione dell’incidente: durante le operazioni di inattivazione del fosgene che doveva essere convogliato in un contenitore di soda caustica forse è fuoruscito del gas (asfissiante....).
Intanto Aboaf viene dimesso ma continua ad accusare disturbi alle prime vie respiratorie.
Si propongono interrogazioni in Parlamento, un gruppo di Deputati e Consiglieri provinciali e regionali di AN tenta di entrare nel Deposito ma riesce solo a telefonare al Ministero della Difesa.
In una Conferenza-stampa nella Prefettura di Viterbo il Generale Conio, Comandante del terzo reparto armi, munizioni e approvvigionamento terrestri (da cui dipende anche il Deposito in questione) conferma che “la struttura fu costruita prima della 2a guerra mondiale per la produzione di fosgene.
Il grosso dell’impianto venne smantellato e portato in Germania dai tedeschi dopo la ritirata. Nel dopoguerra il rimanente venne riconvertito per la produzione di candele fumogene (!) fino agli anni ottanta, poi si iniziò a parlare di dismissione e nel sondaggio in profondità vennero alla luce alcune bombole di fosgene di m. 4 per cm. 0.20.
La bonifica dovrebbe finire a maggio ‘96”.
Mentre Aboaf è ricoverato al Forlanini di Roma per disturbi emorragici ai bronchi, associazioni, istituzioni e liberi cittadini si riuniscono in una manifestazione davanti al Deposito domenica 11 febbraio scorso.
Non si tratta di un problema locale ma di quello più generale delle servitù militari, delle armi, delle guerre, dei desideri di pace e di ambiente pulito dei cittadini che, invece, vengono tenuti all’oscuro di ogni pericolo.
La manifestazione è caratterizzata da un significativo silenzio che ben si addice all’atmosfera magica del Lago e al mistero racchiuso nella profondità del monte.
Alla manifestazione partecipano l’assessore all’Ambiente della Regione Lazio, il Presidente della Provincia di Viterbo, il Direttore della Riserva, il Presidente della Comunità Montana, tutti i Sindaci dei Comuni interessati, le associazioni ambientaliste e i cittadini.
Nel frattempo vengono trovati morti, intorno al Deposito, 4 cani che la USL competente invia ad analizzare.

Finalmente dopo due mesi il Ministero della Difesa invia a Paolo Bampo, Presidente della Commissione Difesa della Camera la scheda relativa al deposito militare.

Scheda
In merito alla fuoruscita di gas fosgene contenuto in bombole, avvenuta in data 25 gennaio 1996 presso il deposito ubicato nei pressi del lago di Vico, nel territorio del Comune di Ronciglione (Viterbo), sono prontamente stati esperiti gli accertamenti di rito che hanno portato alle seguenti considerazioni e conclusioni: l’incidente è occorso mentre era in atto l’internizzazione delle bombole di gas fosgene (n° 60), residuati bellici, venuti alla luce a seguito di attività di bonifica di profondità conclusa nel dicembre 1994.
Nel corso della lavorazione non ha funzionato regolarmente la pompa di travaso, per cui è stato necessario condurre le operazioni mediante travaso manuale.
Nel corso delle operazioni, una limitata quantità di sostanza, non captata dall’impianto, potrebbe essere fuoruscita dalla cabina di lavoro durante il travaso.
Nessuno del personale presente presso il magazzino, ha accusato disturbi/malori di alcun genere: circostanza questa che ha portato a non fare alcuna immediata segnalazione dell’accaduto.
Quanto sopra confermerebbe che il rilascio del fosgene può aver riguardato una quantità di sostanza molto limitata, rapidamente diluitasi nell’atmosfera, lasciando nell’aria il caratteristico odore di “fieno ammuffito”.
Si ritiene opportuno altresì fornire dati storici sul deposito in questione.
La sua prima costruzione risale all’anteguerra, quale fabbrica di fosgene.
Lo smantellamento di detto impianto ed il suo trasporto è stato effettuato dall’esercito tedesco.
L’attività svolta nel dopoguerra ha riguardato la produzione di candele nebbiogene. Tale attività è stata peraltro dimessa da diverso tempo.
La struttura è andata perdendo interesse e negli anni ‘91/’92 hanno avuto inizio le operazioni in dismissione procedendo alla bonifica del territorio. In tale quadro, nell’anno 1994, nel corso dei lavori di bonifica a cura di ditta specializzata erano venuti alla luce veri residuati bellici, tra cui alcune bombole di fosgene, come già detto.
Tutto il materiale in questione era stato bonificato e/o trasportato nella sede di Civitavecchia, ad eccezione delle bombole di fosgene in quanto intrasportabili a causa del loro precario stato di conservazione.
Nell’anno 1995, è stata messa a punto la procedura/metodica d’intervento per l’inertizzazione delle bombole di fosgene.
Si porta a conoscenza che occorreranno due mesi per la bonifica in sicurezza delle bombole di fosgene, mentre gli ulteriori lavori di bonifica del terreno avranno inizio in primavera (aprile-maggio) e dureranno presumibilmente circa un mese.
Le operazioni di bonifica sono state , in via precauzionale, temporaneamente sospese, in attesa dei risultati degli accertamenti effettuati dal nucleo operativo ecologico dei carabinieri e dalla USL competenti per territorio.
Si assicura che alle riprese delle operazioni saranno adottate tutte le possibili precauzioni perché siffatti incidenti non abbiano a ripetersi.

L’incidente si è quindi realmente verificato e il dubbio continua ad essere ancor più inquietante ora che è stata chiusa anche la via d’accesso al Deposito per l’inizio dei lavori.
Secondo il chimico Carlo Mazzanti, che ha lavorato nel 1930 nel Deposito Militare, le 60 bombole intrasportabili perché deteriorate sono un grosso pericolo per la popolazione.
Se una bombola scoppiasse, quanti morti produrebbe?
L’operazione di dismissione richiede una competenza che deve essere richiesta e verificata. Ma c’è di che avere paura.

[ da pagg. 6,7 AMBIENTE de "l'animalista" n. 6, Laura Girardello ]