IL MUSEO DI VENTOTENE
articolo pubblicato sul numero 14 (mag.-ago.
1999) della rivista 
L'isola di Ventotene, la più meridionale tra le isole dell'arcipelago pontino, ben nota per le sue bellezze naturali, archeologiche e storico-artistiche, fin dal 1983 si è dotata di un piccolo ma curato museo archeologico. Ospitato nel Castello, fortificazione borbonica del XVIII secolo, riveste un particolare ruolo nel qualificare la vita culturale dell'isola. Qui infatti, lungo un percorso comprendente un cortile e cinque sale espositive, il visitatore può cogliere in maniera chiara e completa gli aspetti più significativi della storia e della topografia di Ventotene. Un grande plastico, corredato da pannelli, propone una ricostruzione dell'assetto naturalistico e monumentale dell'isola in epoca romana, evidenziando le presenze archeologiche che ne caratterizzano la topografia. In primo luogo il porto romano, scavato interamente nel banco tufacco degradante verso il mare, con l'insieme dei magazzini e della via porticata; il vicino complesso della peschiera-ninfeo relativo ad una soprastante villa romana; le monumentali cisterne di raccolta dell'acqua (da poco restaurate e visitabili), e poi la grandiosa villa romana di Punta Eolo, che la tradizione identifica come luogo d'esilio di Giulia figlia di Augusto.
Nelle varie sale del museo hanno trovato sistemazione e opportuna valorizzazione i reperti archeologia, provenienti tanto dai complessi monumentali presenti sull'isola, quanto dalle acque circostanti. Tra i primi vanno ricordati, per qualità ed importanza, proprio quelli provenienti dalla villa di Punta Eolo, come le terrecotte architettoniche, gli intonaci e gli stucchi, dipinti con colori di sorprendente freschezza, che bene testimoniano la qualità e la ricchezza di questa residenza, nella quale furono all'opera artisti e maestranze d'indubbio valore forse inviati da Roma stessa. Da notare anche la testa ritratto di Tiberio giovane rinvenuta nell'antico bacino portuale, trafugata nel 1979 e solo recentemente recuperata.
E proprio i reperti provenienti dal mare circostante costituiscono una delle note caratteristiche del museo, che infatti si apre con un grande dolio, proveniente da una nave affondata nel I secolo d.C. nei pressi di Punta dell'Arco. Si tratta di un notevole contenitore (di oltre 2000 litri di capacità) atto al trasporto marittimo del vino prodotto nell'Italia centro-tirrenica (nella regione di Minturno); collocato insieme ad altri simili a bordo di apposite navi mercantili, rappresenta un sistema di trasporto diverso, che s'affianca a quello più diffuso in anfoi-e, e che trova ormai numerose attestazioni su relitti recentemente indagati in Italia e in Francia (Ladispoli, Diano Marina. Grand Ribaud D, Petit Con-,Ioué, La Garoupe, Ile Rousse). Nel cortile coperto sono esposti molti esemplai-i di ceppi d'ancora (alcune ricostruite). tanto in pietra che in piombo, provenienti purtroppo perlopiù da recuperi casuali, ma che comunque attestano la frequentazione e l'importanza di Ventotene nelle rotte di navigazione almeno dal VI secolo a.C. fino a tutta l'età imperiale. Al centro del cortile sono esposte diverse anfore, secondo un criterio tipologico, mentre su una parete è stato ricostruito il sistema di carico delle anfore (in questo caso delle vinarie di tipo Dressel 1) nella stiva della nave romana, secondo un sistema a scacchiera e a strati sovrapposti, fedelmente reso anche con la presenza delle fascine tra anfora ed anfora per proteggerle dagli urti.

Non mancano poi i reperti provenienti dai più importanti relitti individuati nei pressi dell'isola (esposti nella prima Sala). Di particolare interesse sono quelli della nave tardo-repubblicana (1 a.C.) dell'isolotto di S. Stefano da cui, tra l'altro, provengono numerosi elementi in bronzo ed in osso pertinenti alla struttura e alla decorazione di più klinai, i letti-divani di produzione greca, molto apprezzati dai romani. Purtroppo questo importante relitto. già oggetto di un indiscriminato saccheggio, è stato scavato, anziché da archeologi, dalla Guardia di Finanza senza alcun controllo scientifico, il che ha comportato di fatto lo smembramento completo di un contesto archeologico di straordinario rilievo.
Sorte simile per quel che riguarda il saccheggio hanno subito anche i relitti presenti nei pressi di Punta dell'Arco, uno caratterizzato da un carico di lingotti in piombo di produzione spagnola (con i timbri dei mercatores Caius Uti s, Caius Fidius e Sextius L c-retius), l'altro da anfore contenenti ocra rossa. Sempre in questa sala è esposta una piccola parte del carico (incrementata dal materiale proveniente da un recente scavo scientifico) del relitto rinvenuto a Cala Rossano, di cui per anni si assistette impotenti alla depredazione, che offrono una testimonianza con le anfore del tipo Dressel 8 contenenti garum, su cui sono dipinti i nomi dei mercatores e con i lingotti di stagno, della rilevanza delle esportazioni spagnole (dalla Betica) verso Roma nella primissima età imperiale.
Il Museo si conclude con una sala nella quale è esposta la documentazione relativa alla storia di Ventotene dal Medioevo all'età moderna, con particolare riferimento al periodo tra il 1926 e il 1943, quando l'isola divenne luogo di detenzione e di confino per gli oppositori della dittatura fascista (tra gli altri qui furono reclusi L. Longo, V. Terracini, A. Spinelli, S. Pertini).
Francesco Paolo Arata
Museo archeologico di Ventotene - Indirizzo: Piazza Castello, 04020 Ventotene - LT
Direttore: prof. G. M. De Rossi
Orario di apertura : 10-13; 17-24 (mesi estivi) - mesi invernali a richiesta (tel. 0771-85014)
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