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IL MUSEO STORICO NAVALE DI VENEZIA

articolo pubblicato sul numero 13 (gen.-apr. 1999) della rivista L'ARCHEOLOGO SUBACQUEO

Unico in Italia, questo è sicuramente uno dei più belli e importanti musei marittimi del mondo e rappresenta il maggior punto di riferimento per gli studi storici sulla marineria della Serenissima e sul naviglio tradizionale lagunare. Nel lontano 1104, doge Ordelaf Falier, sorse il primo nucleo dell'Arsenale Veneziano dove l'antica Repubblica concentrò la propria attività navale.

Accanto al grande cantiere furono istituite alcune strutture di carattere pubblico: i Forni, i Magazzini dei cereali ed un granaio.

In quest'ultimo edificio del XV secolo è ospitato dal 1964 il Museo Storico Navale la cui origine però risale al 1919, quando la Marina Militare raccolse i cimeli del Primo Conflitto Mondiale e le ricche collezioni di oggetti storico-artistici della Serenissima in una palazzina sistemata all'interno dell'Arsenale.

Il Museo, oggi diretto dall'Ammiraglio Lorenzo Sferra, si sviluppa su cinque livelli per un totale di quattromila metri quadrati e con ben quarantadue sale espositive. Oltre l'edificio principale, di cui parleremo più dettagliatamente, fanno oggi parte del Museo la Chiesa di S. Biagio ed il Padiglione delle Navi. La Chiesa di S. Biagio (Xl sec., ristrutturata nel XVIII sec.), antica chiesa della marineria veneta prima, e di quella austriaca poi, è stata restituita da poco al culto per funzioni religiose del personale della Marina Militare ed è, anche, un'ulteriore "area espositiva" del Museo stesso. Il Padiglione delle Navi, situato nell'antica "officina dei remi" dell'Arsenale, è un'area espositiva di duemila metri quadri. Qui sono esposte svariate imbarcazioni che vanno dalle antiche gondole da cerimonia alle barche lagunari da lavoro, ai motoscafi da corsa, fino all'imponente motosilurante MS473, uno dei pochi esemplari sopravvissuti al Secondo Conflitto.

Le sale al piano terreno suscitano immediato interesse per la quantità e la varietà di cimeli esposti: un S.L.C. più noto come "maiale", degli antichi mortai di fattura veneziana, il monumento all'ultimo Capitano da Mar della Marina veneziana Angelo Emo, opera del Canova, ed un fanale da poppa a tre luci di galea veneziana del XVI secolo.

Tra artiglierie navali e da fortezza veneziane e toscane spiccano interessanti plastici di isole e fortezze della Serenissima nel Mediterraneo Orientale, oltre ad alcune petriere, una delle quali è stata rinvenuta recentemente al largo del Lido di Venezia.

L'esposizione continua con raccolte di archibugi, moschetti, armi bianche dal XVI al XIX sec., armi e mezzi d'assalto della Seconda Guerra Mondiale e una collezione di Crest; la visita del piano terreno si conclude in una sala dove, attraverso vari modelli, si è ricostruita una breve storia della "nave". Qui è esposto un modello di una delle navi di Nemi ed alcuni reperti appartenenti alle due imbarcazioni di Caligola: dei chiodi e delle luceme fittili. Nella stessa sala sono visibili tre ceppi d'ancora romani in piombo (due di tipo fisso e uno mobile) nonché un ceppo litico.

Al primo piano si possono ripercorrere momenti di storia veneziana: mappe dell'Arsenale di fine XVIH sec., strumenti e carte nautiche dal XV al XX secolo: notevole un Portolano delle coste dell'Europa e dell'Africa settentrionale del 1537. Tra modelli di galee, galconi, vascelli, si notano un remo di galera lungo ben undici metri (il peso di un remo variava tra i cinquantasei e gli ottanta chilogrammi!) ed alcune petriere in ferro ritrovate durante degli scavi presso il Porto del Lido nel 1910. Considerevole il modello di "galeazza" del XVI sec., imbarcazione protagonista nella famosa Battaglia di Lepanto del 1571. Meritano particolare osservazione i modelli di apparecchiatura per la manutenzione e il sollevamento delle navi.

Domina su tutto lo splendido modello della grande nave da parata della Serenissima: il Bucintoro. Del prezioso naviglio poco è rimasto: spogliato in epoca napoleonica delle decorazioni dorate, fu demolito in Arsenale nel 1824. Uno dei pochi frammenti superstiti è conservato proprio al Museo Storico Navale.

Il secondo piano, attraverso modelli, uniformi, bandiere e medaglie, permette di ricostruire la storia della Marina Militare italiana dalla Battaglia di Lissa (1 866) fino ai giorni nostri.

Pregevoli gli acquerelli di Ippolito Caffi, testimone diretto della Battaglia di Lissa dove egli perì, mentre merita particolare attenzione il modello della Corazzata Duilio, varata nel 1876 e considerata, all'epoca, la nave più potente al mondo. A ricordo della Prima Guerra Mondiale un elegante modello di MAS (motosilurante antisommergibile), che D'Annunzio ribattezzò Memento Audere Semper, e vicino il motore Isotta Fraschini che lo equipaggiava. Il modello della Vittorio Veneto ricorda la nave varata nel 1937 che fu ammirata e temuta dagli avversari per l'armonia raggiunta tra corazza, armamento e velocità.

La curiosità viene poi attratta dai maestosi anelli che, dal 1866, venivano usati in occasione del varo delle navi a ricordo dello sposalizio di Venezia con il mare.

Al terzo piano, dopo una carrellata di modelli della Marina Mercantile italiana del XX sec., possiamo osservare una curiosa collezione di tipiche imbarcazioni della Laguna veneziana: l'antica rascona, ii più noto burchio, ricordato anche da Dante, il curioso trabacolo, il bragozzo, la peata, la caorlina e la caratteristica gondola. Il tutto è reso più suggestivo dalla presenza di un "topo", tipica imbarcazione ancor oggi molto usata, con accanto la "marota" o "vivier" degli inizi del '900 (una specie di frigorifero portatile per mantenere il pescato vivo), entrambe a dimensioni reali.

Pure a dimensioni reali sono alcune gondole ed una Barca da cerimonia proveniente da Amalfi. In questa sala sono raccolti degli ex-voto provenienti dalla Chiesa della Madonna dell'Arco a Napoli e da una chiesa di Torre del Greco.

Nel 1964 Etienne Sigaut regalò al Museo una collezione di giunche cinesi e di modelli di vascelli orientali del Medioevo e del XVI-XVIII secolo, oggi raccolti nell'ultima sala del 3 piano. L'ultimo piano, chiamato "la Sala Svedese" ricorda i mitici vichinghi, e la nave ammiraglia Vasa, varata nel 1628, affondata nel viaggio inaugurale e recuperata semiintegra nel 1961. Ma la primaria funzione della Sala Svedese è ricordare soprattutto i rapporti tra le industrie degli armamenti svedesi ed italiani (1912-1990). Il percorso si conclude con un'affascinante collezione di conchiglie, donazione di Roberta di Camerino.

Marina Crivellari Bizio

 

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