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IL PASSATO SOMMERSO A GIARDINI NAXOS

L'erede della prima colonia greca mantiene l'annuale appuntamento con l'archeologia subacquea. E questa volta c'era un motivo in piu': il ricordo di Nino Lamboglia, padre della disciplina

Di Franca Cibecchini e Piero Pruneti

articolo pubblicato sul numero 70 (lug.-ago. 1998) della rivista ARCHEOLOGIA VIVA

Sono dodici anni che fedelmente a Giardini Naxos S (ME) si organizza la Rassegna di archeologia subacquea, la più importante occasione di incontro per chi si occupa del patrimonio sommerso. Ancora una volta il grande merito dell'iniziativa è della locale Azienda di Soggiorno e Turismo, assistita dalla Soprintendenza per i beni culturali di Messina e da un valente comitato scientifico. Il tema dell'ultimo appuntamento, "Vent'anni da Lamboglia", oltre che l'occasione per rendere omaggio a chi per primo applicò il metodo scientifico all'archeologia subacquea, ha permesso di fare il punto sulla situazione delle ricerche in Italia e all'estero.

VENT'ANNI DOPO

La figura di Nino Lamboglia è stata tracciata da Francisca Pallarès, per anni sua stretta collaboratrice, che ha ripercorso alcuni momenti dell'attività del grande archeologo, scomparso tragicamente vent'anni fa (precipitando con l'auto nel porto di Genova durante un temporale). Lamboglia fu il primo a dirigere, nel 1950, un intervento archeologico subacqueo (sulla nave romana di Albenga), mentre, nel 1958, creò il Centro sperimentale di archeologia sottomarina, dotato di un'imbarcazione attrezzata per le ricerche sui fondali. Tra i molti interventi del Centro, la spedizione a Maiorca sul relitto del Sec, i primi interventi a Baia e lo scavo del relitto di Spargi. L'unico limite di Lamboglia, ha riconosciuto Francisca Pallarès, fu quello di non concepire la figura dell'archeologo subacqueo: il professore non sapeva nuotare.

Piero A. Gianfrotta, docente di Archeologia subacquea presso l'Università della Tuscia, di viterbo, ha invece tracciato la situazione della disciplina a vent'anni dalla morte del suo promotore. il quadro non è consolante: troppi interventi di archeologia subacquea appaiono legati alla ricerca dello scoop giornalistico, piuttosto che a motivazioni scientifiche. Soprattutto, è mancato l'impegno dello Stato, spesso promotore di iniziative ad alto costo e di dubbia validità. Fondamentale è invece il prezioso contributo del volontariato, mentre rimane un fatto esemplare lo sforzo compiuto da "Archeologia Viva" nel 1985 per la raccolta dei fondi necessari allo scavo del relitto romano di Giglio Porto.

LAZIO: LAGHI, COSTE, ISOLE

Le scoperte effettuate nel villaggio neolitico della Marmotta (lago di Bracciano) sono state presentate dalla soprintendente al Museo "L. Pigorini" di Roma, Maria Antonietta Fugazzola. Tra gli oggetti rinvenuti figurano dolía con alimenti, una serie di barchette in ceramica, una grande quantità di ossidiana. Ma assolutamente straordinario è il ritrovamento di una piroga monossile (costruita in un solo tronco d'albero) in fase di lavorazione.

All'ossidiana si è ricollegata Annalisa Zarattini, della Soprintendenza archeologica del Lazio: una delle più importanti vie commerciali del "vetro vulcanico" raggiungeva il Lazio e l'interno della Penisola partendo da Palmarola (isole Pontine). L'archeologa ha poi denunciato l'abbandono del relitto della secca dei Mattoni (I sec. a.C.), a Ponza, che in attesa dello scavo definitivo viene periodicamente "visitato" dai clandestini. L'importanza archeologica di questa splendida isola è stata sottolineata da Piero A. Gianfrotta, che ha illustrato le ricerche negli ipogei delle Grotte di Pilato (si veda l'articolo "Ponza e l'arcipelago delle meraviglie" in questo stesso numero).

Dei particolari destini di due relitti laziali ha parlato Roberto Petriaggi, responsabile del Nucleo subacqueo dell'istituto centrale di restauro. Sul primo, un relitto integro del II sec. a.C. a Montalto di Castro (VT), è stato sperimentato un sistema di copertura con grossi pannelli in metallo, fissati al fondo da picchetti antistrappo: ma i clandestini sono riusciti ugualmente a violare il relitto, dimostrando che al momento non esiste un valido sistema di protezione. Invece, a Santa Marinella (Civitavecchia), dopo un'estenuante ricerca di fondi è stato possibile organizzare una mini campagna di dieci giomi sullo scafo di una nave romana adagiato a soli 150 metri dalla riva. E questo grazie all'aiuto del Comune, alla presenza di volontari, Vigili del fuoco e dei Carabinieri e... al parroco che ha fomito l'alloggio.

LA SICILIA HA BRILLATO...

L'Isola si è distinta nel panorama italiano per quantità di ricerche e musei legati alla ricerca sul patrimonio sommerso. Ne ha parlato Sebastiano Tusa, responsabile del Centro regionale per l'archeologia subacquea: dai molti relitti delle isole Lipari al sito preistorico di Pignataro, dal relitto normanno di S. Vito Lo Capo (TP) alle ricerche su porti e approdi.

Passando alle ricerche in corso, a Gela (CI), recentissima è la scoperta di un secondo relitto di età greca (dopo il primo già scavato e in fase di musealizzazione) nelle acque antistanti Bosco Littorio. Come ha illustrato Rosalba Panvini, della Soprintendenza per i beni culturali di Caltanissetta, il carico della nave era composto da recipienti per la cambusa, vasellame di prestigio, cestini in Cibre vegetali e anfore da trasporto. Perplessità sulla datazione: inizio V o metà IV sec. a.C.?

Di estremo interesse lo studio dell'architettura navale presentato da Alessandra Benini. Un particolare curioso: tra le tavole del fasciame sono stati ritrovati anche dei chicchi di grano, forse impiegato per la preparazione del pane a bordo.

Quasi incredibile il caso presentato da Gianfranco Purpura, docente di Archeologia subacquea presso la Facoltà di conservazione dei beni culturali di Agrigento: a Porto Palo di Menfi (AG) il relitto di una nave romana (fine II - inizi I sec. a.C.), giacente a soli tre metri di profondità davanti a una spiaggia affollata, è stato oggetto di uno scavo d'urgenza (l'informatizzazione dei dati archeologia è stata curata dall'architetto Marcello Maugeri) e una parte delle anfore è già esposta in una mostra permanente. Il sito è stato ricoperto in attesa di uno scavo completo.

Ancora in Sicilia, i fondali intorno a Capo Ognina, a sud di Siracusa, hanno restituito negli ultimi venticinque anni una grande quantità di materiali, compresi tra VI sec. a.C. e VI sec. d.C. I frammenti ceramici rinvenuti - ha spiegato l'archeologo Filippo La Fauci - appartengono soprattutto a contenitori da trasporto e sono riconducibili a quindici diversi contesti (tre giacimenti e dodici relitti). Doppiare Capo Ognina doveva essere una manovra molto pericolosa data la presenza di una grande secca e di scogli semiaffioranti.

Dall'antichità ai giorni nostri: Giovanni Di Stefano, direttore del Museo regionale di Camarina, ha illustrato le indagini su un relitto con carico di pietra asfaltica del XIX secolo, locahzzato su un basso fondale della costa di Ragusa. I resti del carico, datati al 1875, sono da mettere in relazione con lo sfruttamento delle miniere d'asfalto del Ragusano e con la commercializzazione via mare del prodotto attraverso il molo di Marina di Ragusa.

DECINE DI MIGLIAIA DI PALI

Luigi Fozzati, della Soprintendenza archeologica del Veneto, ha illustrato la situazione nelle acque inteme dell'Italia settentrionale.

L'archeologia "d'acqua dolce" viene alla ribalta negli anni Settanta, quando sono battuti a tappeto tutti i villaggi palafitticoli dei laghi e migliaia di pezzi spariscono tra collezioni e mercato antiquario. Solamente a partire dagli anni ottanta la ricerca scientifica mira ad approntare una mappa dei siti noti, mentre grazie alla fotografia aerea sono stati identificati più di cinquanta villaggi fortificati in antiche aree umide. Tra i progetti in corso figurano i cantieri-scuola che, nel lago di Garda e in quello del Frassino, permetteranno l'immenso lavoro del rilievo sistematico degli insediamenti: ogni villaggio possiede una media da cinque a diecimila pali!

UN SALTO FUORI DAI CONFINI

Fa invidia il quadro presentato da Giulio Volpe, docente all'Università di Bari e collaboratore del Drassm, la soprintendenza archeologica francese del mare. Il Drassm, con sede a Marsiglia, dispone di una nave specializzata per le ricerche subacquee con cui riesce a indagare su decine di relitti. Interessante sapere che il costo annuo di questa struttura è di solo 800 milioni, tutto compreso!

Quanto alla Spagna, che è partita con un forte ritardo, ha compiuto passi da gigante creando nel 1992 il Centro di archeologia sottomarina della Catalogna, dotato anch'esso di una nave attrezzata per la ricerca. Sia i francesi che gli spagnoli - o catalani che si voglia - si pongono come principale obiettivo la creazione di una carta archeologica.

DAL LIBANO AI VICHINGHI

Dal mare alla terra, o meglio alla scoperta del porto dell'antica Byblos, la più antica città del mondo costantemente abitata, come ci riferisce Giovanni Pettinato, accademico dei Lincei. Il primo insediamento di pescatori risale a settemila anni fa, mentre all'inizio del III millennio a.C. Byblos detiene il monopolio del commercio del cedro, il preziosissimo legno amato dai faraoni. La città mantenne l'importante ruolo commerciale fino al 1500 a.C., per subire in seguito varie occupazioni, ultima quella dei crociati. Le nuove ricerche intraprese dalla missione italiana (dopo gli scavi francesi della metà del secolo) sono dirette soprattutto alla localizzazione del porto.

Dal Libano ai mari del Nord. Ole Crumlin-Pedersen, direttore del Centro di archeologia marittima di Roskilde (Danimarca) ha ricordato lo scavo, nel 1962, delle cinque navi vichinghe di Skuldelev, per le quali è stato creato il Museo delle navi di Roskilde. La mole dei ritrovamenti di età vichinga in Danimarca è gigantesca, a testimonianza della grande tecnica navale che, nell'XI secolo, rese i Vichinghi dominatori dei mari del Nord, portandoli fino al Mar Nero e al Mediterraneo. Di tre delle cinque navi di Skuldelev (due da guerra, due commerciali e una da pesca) sono state costruite delle repliche, con gli stessi materiali e tecniche originari, testati in lunghi viaggi sulle orme degli antichi navigatori.

MISSIONI NEI MARI CALDI

Negli ultimi due anni, in Yemen e nel Sultanato dell'Oman si sono svolte missioni subacquee dirette dagli archeologi Barbara Davidde e Roberto Petriaggi. In Yemen le ricerche si sono concentrate nei due porti del regno dell'Hadramawt, Qana e Sumhuram, i più ricchi di apettative. Alcune epigrafi narrano, infatti, di un re che nel 230 d.C. avrebbe colato a picco 43 navi nel porto di Qana. Al momento è stata individuata un'area di frammenti di anfore e vasellame e alcuni corpi morti per l'ancoraggio. Quanto alla missione subacquea nel Dhofar (Sultanato dell'Oman), lungo la costa dell'antica città di Sumhuram (odierna Khor-Rori), ha avuto la maledizione di Nettuno (il mare avverso) che ha semiparalizzato l'attività dei subacquei.

UN RELITTO MEDIEVALE

Infine, uscendo dal mondo classico, è stato possibile ripercorrere insieme a Pier Giorgio Spanu la storia di un battello islamico naufragato presso Capo Galera (Alghero - SS). Molteplici i tipi di vasellame recuperati: anfore da trasporto costolate, giare con diverse e ricche decorazioni impresse (rosette, "mani di fatina", soli entro stelle a otto punte), ciotole, piatti, casseruole, e molti oggetti di varia natura, tra cui suole di scarpa e sandali. Tali materiali, datati tra XII e XIII secolo, appaiono diffusi dall'Italia alla Spagna, all'Africa Settentrionale, dov'erano probabilmente i centri di produzione, Si tratta di una nave musulmana o di una delle repubbliche marinare che all'epoca controllavano il commercio nel Mediterraneo.

IL "PAPO'" A UN DANESE

L'incontro di Giardini Naxos, secondo la radicata tradizione della Rassegna, si è concluso con l'attribuzione del premio "Franco Papò", a ricordo del subacqueo che diede avvio alle indagini nel mare di Naxos. Il Xll premio Papò è stato assegnato a Ole Crumlin Pedersen, direttodel Centro di archeologia marittima di Roskilde (Danimarca), per il suo impegno costante nella salvaguardia e divulgazione della storia delle navi vichinghe e di altri siti importanti del suo stato. Studioso di fama internazionale Pedersen è stato il protagonista diretto di numerosi scavi e recuperi di navi vichinghe e fondatore dello stesso centro di Roskilde. Tra le molte collaborazioni internazionali si sgenala quella con il Museo archeologico di Marsala per la conservazione della celebre nave punica. Sono state assegnate anche le borse di studio (viaggio e ospitalità gratuita per la durata del convegno) messe a disposizione ogni anno dall'Azienda di soggiorno e turismo per quattro studenti o laureati in argomenti connessi all'archeologia subacquea.

Nuovo appuntamento a Giardini Naxos nel prossimo ottobre per la XIII Rassegna.

Franca Cibecchini, Piero Pruneti

"Archeologia Viva"

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